Storia della Repubblica di Firenze v. 1/3

Part 40

Chapter 403,659 wordsPublic domain

[219] «Essendo messer Ramondino Lupo da Parma capitano di guerra in Firenze molto servitore dell’Imperatore, fece sentire all’Imperatore de’ ragionamenti si faceano; di che l’Imperatore subitamente mandò un suo ambasciatore, grande prelato, a Firenze» — «ed essendo deputati certi nostri cittadini, tra’ quali io fui, a ragionare con lui, dopo molti ragionamenti, si fecero certi capitoli ec.» (VELLUTI, _Cronaca_.)

[220] Il Corio narra come l’Arcivescovo essendo chiamato dal Papa in corte, mandò innanzi un suo siniscalco a fare gli alloggi; il quale pigliò in affitto quante case potè avere nella città d’Avignone, e stalle da porvi molto gran numero di cavalli, dicendo sempre non bastavano per la compagnia che l’Arcivescovo condurrebbe seco: parve troppa ai cardinali, e fu pregato non si muovesse.

[221] MATTEO VILLANI, lib. III, cap. 7.

[222] Scrivono che uno degli ambasciatori dicesse a Carlo, che promoveva sempre novelle difficoltà: _Voi filate molto sottile_. (M. VILLANI, lib. III, cap. 30.)

[223] Nelle istruzioni agli ambasciatori (Libro di _Consulte_, nell’Archivio di Stato) è ingiunto loro di fermarsi a conferire dovunque fosse il detto Patriarca, e «dirgli ogni cosa.» — Questo abbiamo dalla cortesia del signor Luigi Passerini, che tanto sa delle cose nostre.

[224] M. VILLANI, lib. III, cap. 86.

[225] Nelle edizioni di Matteo Villani si legge quattromila, che sono troppi. Ranieri Sardo, _Cronaca Pisana_ (_Archiv. Stor._, VI, par. 2), dice essere venuti con l’Imperatrice mille cavalieri, e indi qualche altro centinaio mandati dai Signori di Lombardia.

[226] «A noi pareva che al Patriarca bastassero duemila fiorini d’oro, al Cancelliere trecento fiorini o poco più, ec.» (_Istruzioni agli ambasciatori_; Archivio di Stato.) — Un documento _in forma brevis_ (stampato con altri spettanti a quel fatto dal signor Giuseppe Canestrini: _Archiv. Stor._, Appendice VII, pag. 406) dà facoltà agli ambasciatori di essere larghi di doni ai ministri e consiglieri di Carlo IV, e questi si vede che accettarono _grato animo_.

[227] «La moneta, che dare gli si dee per via di censo per anno, vorremmo che fosse la minore quantità che si potesse; e piuttosto una quantità determinata, che discendere a censo di 26 danari per focolare.» (_Archiv. Stor._, Appendice VII, pag. 405.) Nelle istruzioni agli ambasciatori si trova pure: «Offerte generali farete, non obbligatorie; — dicano con quanta difficoltà si è qua ottenuto di condiscendere alle modificazioni nuovamente fatte.»

[228] Testo del Trattato (vedi _Appendice_ Nº IV.) — E nelle istruzioni agli ambasciatori: «in quella parte dove toccate delle terre le quali volontariamente si sono sottomesse a questo Comune, che non le vuole confermare, operate almeno quanto potete che ci faccia suoi vicarii, allegando che ha fatto il simile a molti altri.»

[229] A’ nove di marzo, undici giorni avanti alla conclusione, si vede ch’erano alle rotte e discorrevano già d’armarsi; più giorni innanzi Niccolò Alberti aveva proposto si cercasse aiuto dal Papa e dal Legato della Romagna. (Libro di _Consulte_, nell’Archivio di Stato.) Matteo (lib. IV, cap. 73) sgrida i reggitori del non avere fatto abbastanza fondamento sul Papa, il quale aveva già stipulato con l’Imperatore che nello scendere in Italia mantenesse governo libero in Firenze. Aggiugne il Villani che le lettere papali, di cui potevano i Fiorentini valersi, rimasero in Cancelleria per non avere gli ambasciatori pagato i trenta fiorini d’oro che ci volevano per la spedizione.

[230] Donato Velluti accenna con parole molto espresse ad una promessa la quale al tempo dell’imperatore Carlo IV sarebbe stata _fatta ai Grandi intorno al fatto degli uffici e degli schiusi guelfi_; promessa cioè di modificare gli Ordinamenti di giustizia, e le esclusioni dai magistrati. I Velluti erano antichi grandi, ma l’affermazione di Donato non poteva essere in tutto senza fondamento, e qualche cosa dovette ai grandi essere almeno fatta sperare, a Pisa, forse dagli ambasciatori.

[231] Il Diario del Graziani perugino (vedi _Archiv. Stor. Ital._, tomo XVI, parte 1ª, pag. 176) aggiugne tra i patti: «Nella città de Fiorenza debiano continuo tenere uno offiziale per lo Imperatore, el quale officiale sia sopra alle appellazione, e che debia avere la mitade de tutte glie bande che entreronno in Comuno.» Tuttociò è manifestamente falso, ma si pone a mostrare le gelosie per cui gli scrittori d’una città si compiacevano abbassare le altre, fossero anche le più amiche.

[232] _Archiv. Stor._, Appendice, vol. VII, pag. 405. — Nelle istruzioni agli ambasciatori (Archivio di Stato): «Il sacramento pareva troppo largo, ma si farebbero riserve innanzi al giuramento; e quando fossero autenticate per lettere di Cancelleria, basterebbe perchè il sacramento non avesse più vigore.» Abbiamo il testo delle riserve autenticate per lettere di Cancelleria, e confermate il giorno avanti a quello del trattato dalla persona dello stesso Imperatore in Pisa, com’era chiesto in Firenze. — Vedi lo stesso _Appendice_, vol. IV, in principio.

[233] Ranieri Sardo (Cronaca citata), narrati i fatti di Carlo in Pisa, lo accomiata con queste parole: _Iddio gli dia delle derrate ha date a noi_. — Vedi anche le _Istorie Pisane_ di Raffaello Roncioni. (_Archiv. Stor._, tomo VI, parte I.)

[234] _De Imperatore habeo hæc nova: quod die dominica proxime elapsa applicuit Cremonam, et ibi extra portam retentus fuit per duas horas et ultra; et interim multum examinate fuerunt gentes sue, quarum tercia pars forte intrare potuit civitatem cum eo et sine armis, et relique remanserunt extra cum omnibus armis: et die sequenti ivit Sunzinum, ubi valde plus retentus fuit similiter extra portam, cum simili examinatione et receptione dictarum suarum gentium: postea transivit per territorium Pergami per Valcamonicam et per Voltolinam versus.... Sueviam in Alamannia, semper cum magna festinantia, absque quo aliqua vice esset visitatus vel visus ab aliquibus dominis Mediolani: die et nocte equitans ut in fuga_. (Lettera alla Signoria, da Ferrara 27 giugno 1355; in _Archiv. Stor._, Appendice, vol. VII, pag. 408.)

[235] VELLUTI, _Cronaca_.

[236] MATTEO VILLANI, lib. IV, cap. 70-75.

[237] Vedi _Appendice_, Nº V.

[238] MARCHIONNE DI COPPO STEFANI, nelle _Deliz. Erud_., tomo XIII, pag. 112.

[239] MATTEO VILLANI, lib. IV, cap. 69.

[240] GIOVANNI VILLANI, lib. XII, cap. 72. — E MATTEO VILLANI, lib. II, cap. 2. «Ogni vile artefice della comunanza vuol pervenire al grado del priorato e de’ maggiori uffici del Comune, ove s’hanno a provvedere le grandi e gravi cose di quello, e per forza delle loro capitudini vi pervengono; e così gli altri cittadini di leggiere intendimento e di novella cittadinanza, i quali per grande procaccio e doni e spesa si fanno a’ temporali di tre in tre anni agli squittini dal Comune insaccare: è questa tanta moltitudine, che i buoni e gli antichi e savi e discreti cittadini di rado possono provvedere a’ fatti del Comune, e in niuno tempo patrocinare quelli, che è cosa molto strana dall’antico governamento dei nostri antecessori e dalla loro sollecita provvisione. E per questo avviene, che in fretta e in furia spesso conviene che si soccorra il nostro Comune, e che più l’antico ordine e il gran fascio della nostra comunanza e la fortuna governi e regga la città di Firenze, che il senno e la provvidenza de’ suoi rettori. Catun intende, i due mesi che ha a stare al sommo ufficio, al comodo della sua utilità, a servire gli amici o a disservire i nemici col favore del Comune, e non lasciano usare libertà di consiglio a’ cittadini.»

[241] Frammento di _Cronaca_ stampato nella edizione di Donato Velluti. Firenze, 1731, pag. 148.

[242] Rubr. 10 degli _Ordinamenti di Giustizia dell’anno 1293_. (_Archiv. Stor._, Nuova Serie, tomo I, pag. 58.)

[243] _Giornale Storico degli Archivi Toscani_, vol. I, anno 1857. — Il Comune di Firenze aveva in Roma anche nell’assenza del Pontefice tre col titolo di protettori, ai quali nell’anno 1354 erano stanziati dal Consiglio del Capitano e Popolo Fiorentino 480 fiorini d’oro. (Carte del signor Giuseppe Canestrini a noi gentilmente comunicate.)

[244] Stando a Lapo da Castiglionchio (_Discorso_, ec.; Bologna, 1753, in-4, pag. 128), in prima origine il Consiglio Generale sarebbe stato di quaranta, grandi e popolani.

[245] _Statut. Flor._, tomo II, lib. 5, rubr. 5, pag. 491.

[246] _Statut. Flor._, tom. I, pag. 145; e _Statuto di Parte Guelfa_, cap. 21, nel _Giornale Storico degli Archivi toscani_, vol. I.

[247] Nell’intervallo però tra il 1335 e il 58 i Capitani troviamo essere ridotti a quattro, che due grandi e due di popolo. — Per una riforma del 1323 i nuovi Capitani sarebbono eletti da quelli che uscivano: coteste cose però variavano ad ogni tratto, e Lapo da Castiglionchio dice che erano essi eletti dal maggior consiglio della Parte e dal consiglio segreto dei 14. (Discorso, ec., pag. 128.) Abbiamo pure una deliberazione del 1316, per la quale i Capitani eleggono i cento consiglieri della Parte, dei quali sono ivi anche i nomi. — Tutto ciò mostra come il governo della Parte guelfa mantenesse le forme strette che si convengono ad un reggimento di oligarchi; e tali erano essi veramente.

[248] Vedi cap. 16 degli _Statuti di Parte Guelfa_. «Come ogni anno si spenda in possessioni e in case la maggior quantità di pecunia che avere si potrà.»

[249] Parole che accennano a una esperienza lungamente fatta, e quindi si deve gli ultimi capitoli di Giovanni credere opera di Matteo.

[250] G. VILLANI, lib. XII, cap. 72, 79, 93. — _Deliz. Erud._, tomo XIII, pag. 314 a 28, e 339.

[251] VELLUTI, _Cronaca_, pag. 106.

[252] _Deliz. Erud._, tomo XIV, pag. 231.

[253] Giuravano, _devotis animis et curvatis capitibus_, fare ogni cosa a conservazione dello stato e parte dei Guelfi, e _ad exterminium æmulorum_.

[254] _Deliz. Erud._, tomo XIV, pag. 249.

[255] Alcune parole di Matteo Villani (lib. VIII, cap. 31) ci danno a credere ch’egli stesso fosse di già segnato in quella lista.

[256] M. VILLANI, lib. VIII, cap. 31, 32, e MARCHIONNE STEFANI, lib. IX, pag. 15.

[257] MARCHIONNE DI COPPO STEFANI, lib. IX, rubr. 665, pag. 8.

[258] La _Cronaca_ di Marchionne rimase inedita fino al passato secolo, ma era nota nel cinquecento.

[259] _Cronaca_ di G. MORELLI.

[260] Avendo essi a quel tempo inimicizia co’ Mangioni loro vicini, gli assalirono una sera dopo cena; ed una loro donna uccisero, che stava sull’uscio a pigliare il fresco; pel quale misfatto ebbero bando dalla città. E noi troviamo questi Bordoni immischiati prima con Corso Donati e poi col Duca d’Atene: ma sapevano rendersi popolari, e nell’anno 1311 quella famiglia ebbe privilegio di esenzione dalle gravezze.

[261] _Cronica_, pag. 109.

[262] _Archivio_, detto Libro di _Consulte_. — In esse troviamo Piero degli Albizzi e due Strozzi che andavano seco, dar voto tra gli altri più qualificati cittadini a cui spettavasi per ufficio. Ma i loro nomi stanno tra gli ultimi che abbiano luogo in que’ registri; e nei pareri da essi dati nulla è di notabile, come in cosa giudicata, e dove pare che le sentenze, l’una dall’altra poco difformi, non si dessero senza circospezione.

[263] G. VILLANI, lib. XII, cap. 113.

[264] M. VILLANI, lib. III, cap. 89, e lib. IV, cap. 14 e seg.; e GRAZIANI, _Cronache di Perugia_ (_Archivio Storico_, tomo XVI, parte II); AMMIRATO, _Storie Fiorentine_.

[265] Di Landau, e dice lo Stefani ch’egli era del lignaggio di Wittemberg.

[266] Leggere gli epitaffi o iscrizioni. — _Vita di Cola di Rienzo_, scritta in dialetto romanesco da TOMMASO FORTIFIOCCA.

[267] M. VILLANI, lib. VIII, cap. 72 e seg.

[268] In Firenze l’arte della lana non lavorava per non avere più il porto a Pisa. (_Cronaca Senese_ in MURATORI, _S. R. I_., tomo XV, pag. 170.)

[269] M. VILLANI, lib. VIII, cap. 37. — _Cronaca Pisana_ in MURATORI, _S. R. I._, tomo XV; e _Cronaca_ di RANIERI SARDO in _Archiv. Stor._, tomo VI.

[270] Di tale provvedimento scrive LEONARDO ARETINO (lib. VII): «Questo certamente non fu altro che fare la propria e domestica moltitudine diventare vile, vedendo altri difendere le sue sostanze, e loro non imparassino a difendere sè medesimi e le loro patrie.» — MATTEO VILLANI si lagna che fosse necessità in questa guerra empire le file con la viltà delle _vicherie_, o milizie del contado.

[271] Erano prima venuti gli Ungheri in Italia per le guerre contro la regina Giovanna di Napoli. Tornava poi contro a’ Veneziani il re Lodovico l’anno 1356 fin sotto Trevigi. Del modo d’armarsi e di campeggiare di quella nazione, della moltitudine dei cavalli e dei cavalieri, e fin del vitto ch’essi usavano, è un bel ragguaglio in MATTEO VILLANI (lib. VI, cap. 53-54).

[272] Era la Compagnia del Cappelletto famosa in quei giorni: poi novera il Tronci le Compagnie dell’Aquila Bianca, dell’Aquila Balsana, delle Chiavi, del Grifon Bianco, del Grifon Staccato, del Leone di rissa, dei Pappagalli, del Pontedera, degli Spiedi, della Tavola Rotonda ec. (_Annali Pisani_, an. 1357.)

[273] Quivi i soldati oltramontani ch’erano al soldo del Comune di Firenze avevano prima disegnato un altro Spedale pei malati della loro gente, come ne avevano uno in Pisa fondato da quelli che ivi dimorarono dopo la morte di Arrigo VII. (PASSERINI, _Storia degli Stabilimenti di Beneficenza_ ec., pag. 217.)

[274] MATTEO VILLANI, lib. XI, cap. 16.

[275] Vedi anche il frammento della Cronaca di messer LUCA DA PANZANO. (_Giornale Storico degli Archivi Toscani_, tomo V, pag. 70.)

[276] ANTONIO PUCCI, che in ottave descrisse l’istoria di questa guerra contro Pisa, quanto a Pandolfo n’esce con dire: _ch’egli ebbe animo perfetto; e contra sua voglia, per non avere genti, dovette starsi nelle castella; e che dipoi chiese licenza non senza cagione._ (Cantare V, ottav. 30, 46. _Deliz. Erud._, tomo VI.) — Il Pucci fu autore anche del _Centiloquio_, pubblicato dallo stesso P. Ildefonso, vol. III. IV, V; ma non è altro che l’istoria di G. Villani rattratta in terza rima con buona lingua e cattivi versi.

[277] F. VILLANI, continuazione del lib. XI di Matteo.

[278] Contro ad essi Urbano V l’anno 1366 stringeva lega, egli per conto dello Stato della Chiesa, col Comune di Firenze e col popolo Romano e più altre città e Signori d’Italia. Andarono a questo effetto in Avignone Giovanni Boccaccio e Francesco Bruni: i negoziati per la lega e altri documenti che risguardano Urbano V sono da leggere nell’_Archiv. Stor._, tomo XV, e Appendice VII. Vedi anche il _Diario di un Anonimo Fiorentino_ del secolo XIV nel vol. VI dei _Documenti di Storia Italiana_, pubblicati dalla Deputazione di storia patria.

[279] Aveva per milleseicentoventi fiorini data in pegno ad un mercante fiorentino la sua corona imperiale, che andando a Roma recuperava col danaro dei Senesi. — _Cronaca Senese_ di NERI DI DONATO, citata dal Sismondi, che espone a lungo i fatti di Siena e le mutazioni di quella Repubblica.

[280] Vedi anche BONINCONTRI, _Annales Samminiatenses_ in MURATORI, _S. R. I._, tom. XXI.

[281] Lo Stefani aggiunge un Brunelleschi ed un altro Adimari; noi diamo i nomi dalla Provvisione che ci ebbe comunicata il signor Canestrini, e che l’Ammirato aveva letta in originale. Per quello che spetta all’Acciaiuoli è da notare che Matteo Villani appare a lui molto devoto.

[282] AMMIRATO, an. 1358.

[283] Vedi AMMIRATO agli anni 1352-66, che sono postille di Scipione Ammirato il Giovine. Sarebbe mancata in quegli anni la persona del Capitano ma non cessato l’uffizio; nelle Provvisioni si vede il Consiglio del Popolo ritenere sempre il nome di Consiglio del Capitano.

[284] Una Provvisione de’ 31 maggio 1359 annulla le fedi o attestazioni che taluni si avevano procacciate di buoni guelfi: una somigliante, scrive Gio. Morelli, averne avuta i maggiori suoi. Altra Riforma del 1361, 24 aprile, ordina: che agli scrutini dei maggiori uffici assistano quelli tra’ Capitani di Parte che siano di popolo, ed i Capitani che siano dei grandi agli scrutini per gli uffici dai quali non siano esclusi i magnati e gli uomini del contado (_comitatini_): che i Capitani grandi intervengano al Consiglio del Potestà cioè del Comune, ed i popolani intervengano al Consiglio del Capitano cioè del Popolo. Da un altro documento della Parte guelfa (12 dicembre 1366) apparirebbe che gli scrutini pe’ maggiori uffici della Repubblica fossero tenuti almeno per qualche tempo nel Palagio della Parte; ivi registrandosi le spese fatte «occasione scruptinei fiendi de Prioribus Artium et Vexilliferi iustitiæ, Gonfaloneriorum sotietatum et XV bonorum virorum in Palactio dictæ Partis de præsenti anno.»

[285] Alcuni ne ha dati il P. Ildefonso ed altri ne abbiamo nel _Diario di Anonimo Fiorentino_, vol. VI dei _Documenti di Storia Italiana_.

[286] «Come (restituire) il perdimento della libertà che tutte cose sormonta? Di quello che poco dire non si può, è meglio il tacere: e qui far fine si dee, e dar luogo a chi molto può e poco fa, et a molti offende. Anime tribolate, se potete, datevi in viaggio pace e buon piacere.»

[287] FILIPPO VILLANI, cap. 65.

[288] Provvisione dei 3 novembre e 8 dicembre 1366 e 26 maggio 1367.

[289] VELLUTI, _Cronaca_, pag. 106, 111.

[290] «Chi supplicasse, venga immediatamente scritto nei libri della Parte come Ghibellino ed inabile ad ogni ufficio; e il notaio della Parte intanto subito lo ammonisca: chi cancellasse dai libri quel nome sia punito come falsario coll’incendio delle sue case.»

[291] «Quando ero fanciullo che uscivo dall’abbaco, circa 1363, ricordomi gridarsi da’ fanciulli dell’abbaco, quando uscivano: _Vivano le berrette_, che tanto vuol dire quanto: viva la portatura di uomini degni; _Muoiano le foggette_, che tanto voleva dire quanto: muoiano gli artefici e uomini di vil condizione. E nel 1378 si rivolse tal detto, e dicevasi: _viva le foggette, e muoiano le berrette_.» (_Ricordi_ di GINO CAPPONI.)

[292] Provvisione degli 11 luglio 1371.

[293] Provvisione del 27 gennaio 1371 (stile fiorentino). — Vedi _Appendice_ Nº VI.

[294] P. BONINSEGNI, pag. 606.

[295] «Fosti voi colui che ordinaste e dettaste quella utile legge e riformagione di Comune, che non permette che contro a Parte si faccia alcuna riformagione senza certa grande solennità.» (Lettera di BERNARDO DA CASTIGLIONCHIO a Lapo suo padre, pubblicata insieme al Discorso.)

[296] «Per certo i Fiorentini voleano del tutto rompere.» (_Cronaca di Bologna_ in MURATORI, _S. R. I._, tomo XVIII, pag. 498.)

[297] È da vedere ampiamente svolto il concetto ghibellino risguardo al dominio temporale della Chiesa nel _Chronicon Placentinum_, in MURATORI, _S. R. I._, tomo XVI, col. 528 e seg.

[298] Il BONINCONTRI, _Annales_, pag. 23, scrive la distruzione degli Ubaldini avere destata la nimicizia del Legato contro ai Fiorentini.

[299] «Negli anni 1346-7 essendo stata in Firenze grande carestia e mortalità e tremoti, novantaquattro mila persone avrebbero avuto il pane dal Comune.» (GIOVANNI VILLANI, lib. XII, cap. 73.) — E d’un’altra carestia poco sentita in Firenze vedi _M. Villani_, lib. III, cap. 56.

[300] _Cronichetta d’incerto_, tra quelle stampate dal Manni; Firenze, 1733; pag. 102.

[301] L’anonimo autore della _Cronaca Pisana_ (_S. R. I._, tomo XV, pag. 1067) scrive, il Papa avere chiesto aiuto di danaro alle città di Firenze, Pisa e Siena, le quali erano seco in Lega; ma gli furono date parole: «che se prima le città di Toscana avessino mandato al Papa ottomila fiorini, il Papa non avrebbe fatto pace con i Signori di Milano, e la Toscana sarebbe rimasa in pace.»

[302] Andando a morte, furono attanagliati per le vie della città e da ultimo sepolti vivi col capo all’ingiù, che dicevano propagginare. Questo barbaro modo di pena, riferito nella _Cronichetta d’incerto_ (Firenze, 1733, pag. 203), e dal Monaldi nel _Diario_ (con le _Storie Pistolesi_, Firenze, 1733) è tra le accuse ai Fiorentini date nel Breve di Gregorio XI. (RAYNALDI, _Annales_, tom. VII, pag. 278.) Quivi e dal Monaldi è detto il prete essere monaco. — Abbiamo il processo di quei due pubblicato dal signor Alessandro Gherardi (_Archivio Storico Italiano_, Serie 3ª, tomo X, parte I, pag. 1 a 23).

[303] Il signor Alessandro Gherardi pubblicava tutta quella parte degli Atti del Comune la quale risguarda a questa guerra e al magistrato degli Otto, preceduta da una sua _Memoria_. (_Archivio Storico_, tomi VI e VII, Serie 3ª.)

[304] G. VILLANI, lib. XII, cap. 43, 58, e MARCHIONNE STEFANI, lib. VIII, rubr. 616 e 628. — Mentre fu in Roma Urbano V, la Signoria ebbe cura di sospendere per sei mesi ogni statuto che andasse contro alle ecclesiastiche libertà; ed assegnava compensi ai Frati mendicanti e agli Spedali per le gabelle pagate alle porte della città, con altri provvedimenti che l’Ammirato registra sotto gli anni 1367-68.

[305] TOMMASI, _Storia di Lucca_ (_Archiv. Stor._, tomo X, pag. 254). — Pisa rifiutava la lega a’ 5 dicembre 1375 (RONCIONI, _Istorie Pisane_ in _Arch. Stor_., tomo VI, parte I, pag. 921), ma v’entrava con le altre a’ 12 marzo 1376: bensì una lettera di Coluccio Salutati (_Colucii Epistolæ_, tomo I, pag. 84) non ha i Pisani ed i Lucchesi tra’ collegati ai quali sono in quella lettera assegnate le rate che ognuno doveva pagare per le spese della guerra; e in quanto a queste due città è da vedere la lettera ai Lucchesi di santa Caterina che ha il n. 206 nella edizione del Gigli. E pure la _Cronaca Pisana_ di _Ranieri Sardo_ (_Arch. Stor._, tomo VI, parte II, pag. 289 a 94); e la _Cronaca Senese_ di NERI DI DONATO, in MURATORI, _S. R. I._, tomo XV, pag. 245 e seg.

[306] DOMENICO BONINSEGNI, _Storia Fiorentina_, pag. 367-68.

[307] MARCHIONNE STEFANI, lib. IX, pag. 144.

[308] D. BONINSEGNI, pag. 565.

[309] RAYNALDUS, tomo VII, pag. 278.

[310] Si legge pure (MARCHIONNE STEFANI, rubr. 836, tomo XV) che «essendo al Concistoro il Papa co’ Cardinali, e cominciato a leggere il processo, un prete ch’era colla moltitudine a vedere, gli si diè il mal maestro (_epilessia_). Messer Donato cominciò a gridare: guardatevi dinanzi, chè il Santo Padre vegga. Ogni uomo si cessò; egli si trasse innanzi, e non disse Santo Padre, ma — Messere, guardate come li vostri famigli e clientoli cominciano a stramazzare per la ingiusta sentenza, innanzi ch’ella sia letta; pensate che seguirà, letta: eh perdio non date sì ingiusta sentenza, come questa è! — con tanto ardire e franco animo che ogni uomo si maravigliò; ed il Papa turbato delle parole, se non fosse stato raffrenato, gli avrebbe fatto villania. Donato gridava, che la morte era acconcio a soffrire per non tacere la ingiusta condannagione contro al Comune di Firenze; e molto prima avea rimediato con umiltà infino a quello punto, quanto uomo avesse potuto fare.»

[311] _Cronaca Pisana_ in MURATORI, _S. R. I._, tomo XV, pag. 1071; e vedi gli altri sopracitati. — Bonnaccorso Pitti giovinetto fu tra’ Fiorentini imprigionati in Avignone. (Vedi la sua _Cronaca_.)

[312] «La gente che avete assoldata per venire di qua, sostentate e fate sì che non venga, perocchè sarebbe piuttosto guastare che acconciare. Guardate, per quanto Voi avete cara la vita, Voi non veniate con sforzo di gente; ma con la croce in mano, come agnello mansueto.» (SANTA CATERINA, Lettera VI a Gregorio XI.) — PETRARCA, _Apologia contra Gallorum calumnias._

[313] Sull’eccidio di Cesena vedi _Scritture sincrone_ (_Arch. Stor_., Nuova Serie, tomo VIII, parte II, 1858): e vedi intorno a questi fatti, S. ANTONIN., _Chronicon_; e BALUZIO, _Vitæ Paparum Avenionensium._

[314] _Cronaca Senese_ in MURATORI, _R. I. S._, tomo XV.

[315] Scrive la _Cronaca di Bologna_ in MURATORI, _S. R._, tomo XVIII, pag. 511 e seg.: «I Fiorentini tutto faceano per torsi la briga d’addosso e darla a noi, come di continuo aveano fatto: aveano a male la pace che noi trattavamo colla Chiesa, ma non era in loro danno; e la libertà che essi ci diedero, co’ nostri cattivi cittadini fu favoreggiata per modo che Dio ne guardi i cani.»