Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8

c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani nella signoria

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di Terracina. Pare che quei Consoli dei Romani fossero allora Conti palatini ereditarî del Laterano; così eglino si sottoscrivono in alcuni documenti.

[797] Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina; ai 4 Dicembre, a Ferentino: TÖCHE, App. I. Nel 1191 prefetto era Pietro (MIRAEUS., _Op. diplom._, I, c. 68, dove _Petrus Urbis Romae Praef._ si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI dato _ante Neapolim XV Kal. Julii_). Se si stia a GODEFRID. MONACH., nel 1192 prefetto era Ottone, poichè quegli dice che Costanza _per Ottonem illust. Romanor. praefectum Imperatori redditur_. Di già nel 1186 si nota che prefetto era Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188, e Ottone rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico. Nel 1195 torna ad essere prefetto Pietro (MURAT., _Ant. It._, II, 809), il quale compare nel Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre 1196, _apud Fulgineum: Petrus praef. urbis et Tebaldus frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio Anconae_ (_Memorie Lucchesi_, III, 134). — A fianco di Tancredi guerreggiò Giordano _Petri Leonis_ da capitano contro Bertoldo conte (_Chron. Foss. Nov._, a. 1190): forse era quello stesso _Petrus Leonis_ che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano a militare agli stipendî di paesi forestieri.

[798] TÖCHE, p. 436.

[799] Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca degli _Annali_ del BARONIO, dal quale prendo commiato. — Comincierò il Volume quinto con Innocenzo III. Poichè potei scrivere tutte le pagine di quest’Opera nei profondi silenzî di Roma, io mi estimo beato di averlo fatto precisamente in questo tempo memorabile, che diè un indirizzo nuovo alle sorti della illustre Città.

[800] _Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae olim omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem te esse sapiente etc._: così scrive FULCO ad Abelardo (nel TIRABOSCHI, III, 275). E lo stesso è anche pei tempi successivi.

[801] _Concil. Lateran._, a. 1179, _Capit. XVIII_ (TIRABOSCHI, III, 248).

[802] GRAZIANO compilò la _Concordia discordantium Canonum_ nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le vecchie e turpi menzogne della donazione di Costantino e le Decretali pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi posteriori e dell’età sua. Predecessori di lui erano stati REGINO, BURCARDO DI WORMS, IVONE DI CHARTRES e i gregoriani DEUSDEDIT e ANSELMO DI LUCCA. Vedi il SARTI, _De Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus_, I, 247. BERNARDO DI PAVIA, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i _Decretalia Pontificum_; finalmente alla Collezione diede compimento Gregorio IX.

[803] _Gesta pauperis Scholaris_ ALBINI (_Cod. Ottobonianus 3057_, bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove libri di _Canones_ a completamento di Graziano, quando, venuto a Roma, Lucio III lo fece diacono, com’egli stesso dice sul principio della sua Opera. Su di lui vedasi il CENNI, _Monumenta_, t. I, praefat., n. 25, e tom. II.

[804] Il Codice di CENCIO principia: _Incipit liber censuum Rom. Eccl. a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum patrum Regesta et memorialia diversa. Anno incarn. dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III [=ano] II_. — Il _Liber Censuum_ di ALBINO (_De redditibus omnium Provinciarum et Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl._) insieme col _Provinciale_ fu edito dal CENNI nel tom. II dei _Monumenta_; il _Liber Censuum_ di CENCIO fu stampato dal MURATORI, _Antiq. It._, V, 852-908. Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di Cencio.

[805] La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi _de denario b. Petri_. — Svezia e Norvegia: _Singuli lares, monetam ejusdem terre_. — _Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria et Marcia 1000 scifatos._ — Genova pagava per Corsica una libbra d’oro all’anno. — Il regno di Aragona, cinquecento mancusi d’oro. — I redditi che paga Roma sono assai tenui; non si tien nota che del censo pagato da cinque chiese, e di un _Marabotinus_ che deve la torre vicina al _Pons Judaeorum_. — Nella Campagna (_Campania Terra Domini Papae_) i Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri e di Veroli soddisfanno ad ogni coronazione del Papa, sessanta braccia di panno e dugento scodelle (_Scutellas_): anche oggidì la sola industria che v’abbia colà è quella dei panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce due carichi di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di cinquanta prosciutti, di venti _solidi_ e di cinquanta focacce a Natale (_L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas in festo Nativitatis_). Molte chiese d’Italia pagano (in natura) cera, pepe, panno, legno, focacce, incenso, olio: erano le calendae pontificie in grande. Non si tiene qui nota delle rendite provenienti dai _feuda_ dei Baroni: anch’esse erano poca cosa.

[806] Vi si pone incominciamento col noto: _Hadrianus papa optinuit a Karolo rege Francorum et patricio Romanor._ — La donazione di Costantino viene per ultima: nè manca la donazione di Matilde.

[807] Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon nel _Museum Italicum_, e sono di altissimo pregio per la storia del rito ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente l’_Ordo_ di BENEDETTO, che fu un canonico di san Pietro ai tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto dopo gli _Ordines_ di ALBINO e di CENCIO.

[808] La Collezione di ALBINO non oltrepassa il tempo di Adriano IV; quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto; fu il CARDINALE DI ARAGONA (morto nel 1362) che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice originale di Cencio non si trova più; l’antichissimo e migliore è il Riccardiano n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni del secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data dal 1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il _Cod. Diplom. Dominii Temporalis S. Sedis_ del THEINER (incominciato nel 1861, in tre volumi) fu fatto per simili necessità di tempi, e principia dalla donazione di Pipino. Quantunque incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che per la prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti; infatti un simile lavoro intrapreso dal PLATINA all’età di Sisto IV rimase inedito.

[809] Vedi il _Giorn. mens. univ. di scienza e letterat._ (Aprile 1852), nel quale il GIESEBRECHT in un eccellente articolo ha trattato di queste fonti della storia de’ Papi.

[810] PAPEBROCH, l. c., p. 207. PIETRO DI PISA fu uno dei tre cardinali che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più tardi Bernardo lo riconciliò con Innocenzo: MANRIQUE, _Annal. cisterciens._, ad a. 1137, 1138, c. 1.

[811] Per la prima volta il BARONIO stampò queste _Vitae_ nei suoi _Annali_, con titolo di _Acta Vaticana_ (_Cod. Vatican. 1437_); ed è quell’istesso libro pontificale che il MURATORI ebbe edito sotto il nome del CARDINALE DI ARAGONA: è un lavoro che sta da sè, in continuazione della Storia dei Papi, da Stefano V fino ad Alessandro III. Una parte di esso fu trascritta da CENCIO con titolo di _Chronica Romanor. Pontificum_. Il GIESEBRECHT ha dimostrato esserne autore l’inglese BOSONE, nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di quel Papa e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei santi Cosma e Damiano e _Magister Camerarius_ (MURAT., _Antiq._, I, 675). Il CARDINALE ARAGONENSE (siccome dimostra la _Vita Adriani_) ne continuò l’opera ma incompletamente. Dopo di Alessandro III il _Liber Pontificalis_ torna ad interrompersi.

[812] Gli _Annal. Romani_, che il PERTZ publicò nei _Mon. Germ._, VII, traendoli dal _Cod. Vat. 1984_, sono opera di scrittori in parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che vi si dia nome di Annali. Non toccano pur della rivoluzione di Roma, massime dopo il tempo di Calisto II, all’infuori di un frammento che concerne il Barbarossa. Intorno a questo Codice vedasi il BETHMANN, _Archiv. della società di stor. tedesca_, XI, 841.

[813] Per primo il DE ANGELIS pubblicò la scrittura del MALLIO col titolo di _Descriptio Basil. Veteris Vaticanae_, Roma, 1646; indi più correttamente il JANNING col titolo di _Historia Basil. Antiquae S. Petri Apost. in Vat_. (T. VII, _mens. Jun. Acta. Sctor._, p. 37-56). Soltanto nel secolo decimoquinto la descrizione del san Pietro fu continuata da MAFFEO VEGIO, _De Rebus antiquis memorabil. Basilicae S. Petri Romae_. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una piccola biblioteca.

[814] JOHANNIS DIACONI, _Liber de ecclesia Lateranensi_ (MABILLON, _Mus. Ital._, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici fino al secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una Descrizione della santa Maria Maggiore: probabilmente Alessandro III avrà fatto compilare di questi libri per tutte e cinque le basiliche. In molte cose concorda col MALLIO; così è nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle Diaconie e delle Abazie. Secondo il MALLIO v’erano allora queste diciotto Diaconie: _S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus; Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo juxta Septa solis; Lucia in capite Suburae_ (ovvero _juxta Orphea_); _Maria Nova, in Dominica, in Scola Greca, in Porticu, in Aquiro, in Via Lata; Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius et Bacchus; Theodorus_. Delle Abazie ve n’erano venti: _Alexius; Agatha in Subura; Anastasius; Basilius juxta Palatium Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta; Caesarius in Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo_ (Trastevere); _Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria in Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio, in Pallara, in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii; Saba; Silvester inter duos hortos; Thomas juxta Formam Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus in Via Flaminia_. Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi specificati nell’_Ordo Rom._ XII, perlochè, sulla fine del secolo duodecimo, in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e monasteri.

[815] La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora oggidì nel giardino degli aranci in Vaticano.

[816] Il testo originale dei _Mirabilia_ non esiste più: tutti i codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai scorrette; scorretti sono anche i _Mirabilia_ raccolti in BENEDETTO, in ALBINO e in ROMUALDO.

[817] Sembra che GUGL. DI MALMESBURY (_De gestis reg. Anglor._, III, c. 2) non abbia avuto conoscenza dei _Mirabilia_. Egli riferisce soltanto di un vecchio Catalogo dei sepolcri de’ Martiri, sotto la rubrica delle quattordici porte e delle vie; e già questi luoghi si erano tutti rimutati nella prima metà del secolo duodecimo, quand’egli scriveva. — Il concetto _Mirabilia_ reputo che sia assolutamente peculiare del secolo duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto _Graphia_ è cosa di eruditi e affatto scolastico.

[818] Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo. In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il Papa rinfrescasse le piante. Vedasi l’_Ordo Romanus_.

[819] _Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae et templum Jani._ Vuolsi dire del tempio di Minerva nel _Forum_ di Nerva, cui aveva dato incominciamento Domiziano. La grande rovina di quel tempio fu smantellata soltanto ai giorni di Paolo V. Ivi era un arco di Giano edificato da Domiziano, e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il BUNSEN, _Descr. della Città_, III, ha dimostrato che l’_Ordo Rom._, pel _Forum_ di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così.

[820] _Ordo Rom. XI_, _auctore Benedicto_ (MABILLON, _Mus. It._, II, 143). Questo passo è una delle più preziose notizie dell’archeologia medioevale. La processione doveva muoversi a zigzag pei _Fora_, e questo dimostra che alcuni tratti non potevano percorrersi a cagione dei cumuli di ruine. Il tempio di Romolo, che il BECKER, I, 377, spiega per _aedes Penatium_, e il BUNSEN con più verosimiglianza pel tempio di Venere e di Roma, può significare qui la _Basilica nova_ di Costantino.

[821] _Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti. Templum quod dicebatur olovitreum, totum factum ex crystallo et auro per artem mathematicam, ubi erat astronomia cum omnibus signis coeli..._ Questo i _Mirabilia (Cod. Vat. 3973)_ trassero dagli _Acta S. Tiburtii Martir. ac Chromatii_: vedi gli _Acta Sanctor._, 11 di Agosto, t. II, 622, e 23 Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: _Habeo cubiculum holovitreum, in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est mechanica arte constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius amplius quam ducenta pondo auri dignoscitur expendisse._ Quando si demolì la chiesa di san Sebastiano nella via Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico palazzo: _Descriz. della città di Roma_, III, 3, 84.

[822] _Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49, propugnacula 6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V_ (ALBINO, e _Cod. Vat. 3973_): circuito, ventidue miglia; locchè è errore. I numeri variano da quelli dell’ANON. DI EINSIEDELN e di BENED. DI SORATTE, ma concordano quasi in tutto colla _Graphia_. L’esemplare di Praga, di tempo posteriore (edito dall’HÖFLER, nel PAPENCORDT, _Storia della città di Roma nel medio evo_), inserisce il catalogo dei _Campi_, delle _Basilicae_, delle _Viae_ e delle statue, con varianti dalla _Notitia_ e con appendici. I compilatori dei _Mirabilia_ erano a conoscenza dei breviarî antichi.

[823] Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle Continuazioni dei _Mirabilia_, compilate al secolo decimoquinto. I _Mirabilia_ non tengono conto di tutti gli _Arcus triumphales_.

[824] _Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis._ Il copista di ALBINO dice: _marthirologio ovidii de faustis_; e quell’altro in ROMUALDO storpia così: _marthiplogio ovidii de faustis_. Ei si vede che anche di là di questi migliori esemplari deve esistere un originale più corretto. La goffaggine spesse volte induce al riso, massime nelle spiegazioni che vi son date dei nomi. I _Mirabilia_ illustrano così la _Porta septimiana_: _ubi septem laudes fuerunt factae Octaviano_. La _Graphia_: _septem Naydes juncte Jano_ (parimenti i _Mirab._ di ALBINO). La _Graphia_ dà questa etimologia del nome Laterano: _In palatio Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum_; e una copia aggiunge alla _rana: quam latenter peperit Nero_. Del nome Quirinale: _quia ibi stabant Quirites_. Di Nerva si foggiava una dea Nervia.

[825] _De judicibus Imperatorum in Roma_: non è che il frammento di un maggior capitolo della _Graphia_. I _Mirabilia_ non hanno raccolto, come cosa antiquata, l’ultima parte della _Graphia_, che è un rituale imperiale del tempo degli Ottoni.

[826] _Palatium majus in Pallanteo monte_; e la _Graphia: Palatium magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput totius mundi est, et palatium Caesarianum in Palanteo_. Di tutti i colli di Roma il Palatino è quello che meno sofferse dal medio evo; e colà hannovi ancor molte scoperte a fare, come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro Rosa, intendente di questi escavi sul Palatino.

[827] Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta ovvero della _Fortuna Virilis_. Il _templum Lentuli_ (la _Graphia_ dice _Lentis_) era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere e l’Aventino; così tuttavia POGGIO ve ne lesse sopra l’iscrizione.

[828] Il _templum Jovis_ e il _Severianum_ facevano parte del _Porticus_ di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle rovine vicine al san Nicola _in Carcere Tulliano_.

[829] _Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul, confirmabatur ei Consulatus._ Il mscr. di Praga aggiunge, ed è notevolissima cosa: _propter quod factum multi adhuc consules romanorum vocantur_.

[830] Parimenti anche la _Graphia_. Un grande bacino antico, ossia _Conca_, esisteva allora, come in altre piazze, ad ornamento di quella di santo Eustachio. È noto eziandio della _Conca Parionis_ presso il teatro di Pompeo.

[831] Questo periodo, che manca nella _Graphia_ ed in altri esemplari, leggesi nel _Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa et palatia imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque tempore paganorum in hac romana urbe, sicut in priscis annalibus legimus et oculis nostris vidimus, et ab antiquis audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis auri et argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad posterum memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus_. I _Mirabilia_ del MONTFAUCON nol contengono.

[832] Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei _Mirabilia_, ma mi astengo da investigazioni archeologiche. Il signor DE ROSSI, profondamente versato in cotali studî, promette di fare un lavoro critico dei _Mirabilia_ in un _Codex Topographicus Urbis_: è opera che manca affatto e sarà di gran merito. — Le edizioni di quell’antica descrizione della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla fine del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli volte e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata, del MONTFAUCON è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle _Effemeridi literarie di Roma_, I, e le altre del GRAESSE e dell’HÖFLER. L’ultima romana fu publicata nel 1864. Più tardi GUSTAVO PARTHEY, dell’Accademia delle scienze di Berlino, ne diede la recentissima delle edizioni: _Mirabilia Romae e codicib. vaticanis emendata_, Berlino 1869. Poichè il signor PARTHEY volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo a dover mio di esprimere qui la riconoscenza che sento per quel benemerito e infaticabile erudito, e mi congratulo che la sua edizione abbia ridotto il testo dei _Mirabilia_ alla ottima delle lezioni che possediamo. — Il migliore esemplare dei _Mirabilia_ contengono i _Codices romani_ di BENEDETTO canonico (_Liber Politicus_ nella Vallicellana), il _Cod. Vatican. n. 3973_ (_Cronica_ di ROMUALDO), il _Cod. Ottobon., n. 3057_ (ALBINO, donde CENCIO attinse). Secondo l’opinione del DE ROSSI, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del libro, ma io sono costretto di affermare che eziandio i detti _Codices_ accennano ad una migliore scrittura originale che non troviamo più. — Ve ne hanno eziandio molti altri Codici, anche fuori d’Italia, massime di tempo posteriore al secolo decimoterzo. L’ANONIMUS MAGLIABECCHIANUS del secolo decimoquinto, edito da L. MERKLIN, Dorpat 1852, è una compilazione tratta dal _Regionarium_, dai _Mirabilia_ e da altre notizie topografiche.

[833] La narra con molta grazia GUGLIELMO DI MALMESBURY, _De Gestis reg. Anglor._, II, c. 13. La favola diede argomento al melodramma _Zampa_, ossia la «Fidanzata di marmo.»

[834] GUGL. DI MALMESBURY, c. 10. Gerberto scavò nel luogo dove si disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese in un incantato palagio sotterraneo. La leggenda ha un’audacia pagana, poichè spoglia i Papi della loro aureola, e li veste dell’abito di negromanti.

[835] _Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem, ubi sunt due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus statuam suam auream dicens: Non cadet, donec virgo pariet. Statim ut peperit virgo, statua illa corruit_ (_Mirabilia_, ed. PARTHEY, p. 5). Nei _Mirabilia_, sotto nome di palazzo di Romolo or s’intende la _Basilica Nova_ (così è manifestamente nel passo citato, conforme alla positura accennatavi), ed or il duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo propriamente chiamavasi _aedes pietatis et concordiae_.

[836] _Ad S. Mariam in fontana_ (sull’Esquilino) _fuit templum Fauni, quod simulacrum locutum est Juliano et decepit eum_. Non so che di questa leggenda si parli altrove. I _Mirabilia_ del _Cod. Vat. 4265_ (assai scorretti) contengono la leggenda che il simulacro della Veronica parlasse a Carlo Magno.

[837] Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima, si componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di Ovidio e di Orazio, e si appellavano _flosculi_. Vedine nel tom. IV della _Bibl. Mundi_ o nello _Speculum Historiale_, lib. VI, c. 63, di VINCENTIUS BURGUNDUS (in sul 1240).

[838] GUGL. DI MALMESB., II, c. 13: _Tunc corpus Pallantis filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est illibatum ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat, quatuor pedibus et semis mensuratum est_. Se ne rinvenne fin l’epitaffio:

_Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni_ _Militis occidit, more suo jacet hic._

Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse all’età di Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro poeta. Si imagini quanta fosse la moltitudine delle antichità allora scoperte in Roma, e come si maltrattassero. Soltanto i metalli o i marmi preziosi non si gettavano via. In un contratto di affittanza di santa Maria in Transtevere, a. 1175, si poneva ai fittavoli questo patto: _et si aliquod metallum sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios [=pp]. ibi inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae etc._

[839] Sono quei celebri versi dell’_Egloga IV_:

_Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;_ _Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo._ _Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,_ _Jam nova progenies coelo demittitur alto..._

Dicendo della _virgo_, Virgilio intendeva parlare di Astrea ossia della giustizia, e il _puer_ era il figliuolo di Asinio Pollione suo protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo. Di già DANTE disse: _Virgo namque vocabatur Justitia, quam et Astraeam vocabant_ (_De Monarchia_, I, c. 10). Anche Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione che quei versi alludessero al Messia: _quanquam hoc carmen nonnulli magistrones erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti, duxerunt fore dictum_ (_Nicolai Tribuni Romani ad Guidon. Bonon. Card. Oratio_, nel PETRARCA, _Op._, p. 1126).

[840] Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia impreso a dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe stato per Raffaello!

[841] MARANGONI, _Memorie dell’Anfiteatro Romano_, p. 51. La _Salvatio Romae_ è conosciuta per opera dei «Sette savî maestri», oppure del «mago Virgilio». I _Mirabilia_ nulla dicono assolutamente di Virgilio, ma registrano soltanto la vecchia leggenda dell’ANON. DI SALERNO (vedi nel Vol. III, pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche ELINANDO, nello _Speculum Historiale_, T. IV, s’attiene quasi parola per parola all’ANONIMO, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno alla leggenda vedasi il GENTHE, _Vita e memoria durevole di Virgilio poeta e mago_, Lipsia, 1857, pag. 72. Il RUFINI (_Dizionario delle strade di Roma_) erroneamente associa la «Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio, colla torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella strada tragga il nome dalla famiglia _De Speculo_ o De’ Specchi, la quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche esistono ancora oggidì in un’altra «Via Specchi», non lungi dal palazzo Santa Croce.

[842] Nel romanzo francese _Virgilius_ l’effigie è un serpente di bronzo; però nei _Dialoghi ameni_, Francoforte, 1503, la cosa si narra come viene detto nella posteriore leggenda romana: «Virgilio ha composto in Roma un’imagine, e vi si mettono a prova coloro che prestano giuramento. E colà l’uomo deve porre la mano dentro della bocca. Se uno ha giurato il falso la faccia gli tronca col morso la mano» (GENTHE, p. 75).

[843] _Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius captus a Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde dicitur: vado ad Napulum_ (nel Breviario _de montibus_; può darsi che sia una glossa: si trova soltanto nell’esemplare del MONTFAUCON). Ho già dato spiegazione del nome della via Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658). Vorrebbesi che in quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò in cerca dei giardini di Mecenate.

[844] GERVASIUS, _Otia Imperialia_ (LEIBN., _Rer. Brunsvicar._, I, 963, nel Capitolo: _mirabilia unius cujusque provinciae_, donde si vede la universalità che allora aveva assunto il concetto _mirabilia_). Egli scrisse intorno al 1211, e narra di aver veduto questi portenti a Napoli nell’anno 1191. Il LEIBNITZ, sdegnato di lui, dice senza alcun intelletto delle leggende popolari: _Vixit eo seculo, quod ego cum proximo omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse comperi_.

[845] _Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de qua nobis mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut muros civitatis ejusd., quos tantus fundavit et erexit philosophus, imperialis jussionis mandato destruere deberemus. Non profuit civibus illis civitatis ejusd. imago, in ampulla vitrea magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam ampullam sicut et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia ampulla modicum fissa est, civitati nocuit_. Oggidì il palladio di Napoli è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti: _quam solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne serpentes inclusi de carcere egredientes, terram et indigenas molestarent_: lettera di Corrado al Prevosto di Hildesheim (in ARNOLDO, _Chron. Slavor._, IV, c. XIX).

[846] _Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa interficiunt animalia_. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino, dei viaggi del duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di Apollonio di Tyrland, della Cronica imperiale ecc. Omai v’ha gran copia di scritture intorno al Virgilio del medio evo. Se ne consulti F. PIPER, _Virgilio teologo e profeta_, Berlino 1862. Lo ZAPPERT, _Vita di Virgilio nel medio evo_ (_Accademia delle scienze_, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a causa delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente erudirsi nel GENTHE, in L. ROTH, _Virgilio mago_, Vienna 1859, e massimamente nella dotta e più recente opera di DOMENICO COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, Livorno 1872, in due volumi.

[847] BENJAMINI DE TUDELA _Itinerarium,_ Lugduni 1633, Elzevir; in ebraico colla versione latina.

[848] Precisamente come nei _Mirabilia_: _palatium Julii Caesaris_. Vi s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi del Circo ed altri avanzi.

[849] _Ibi extra Romam est palatium Titi_, ossia il Circo di Massenzio, che anche in un esemplare dei _Mirabilia_ appellasi _palatium Titi et Vespasiani foris Romam ad catacumbas_. Il _Palatium_ di Vespasiano è il Colosseo. È un tratto notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di trionfo di Tito.

[850] _Palatium Galbini_ ([lettere ebraiche] nel testo).

[851] Stando alla _Graphia_, erano veramente in Laterano gli avanzi del colosso dell’anfiteatro, _cujus caput et manus nunc sunt ante Lateranum:_ e i _Mirabilia_ stampati nel 1511 dicono, che Silvestro avesse fatto distruggere il colosso di Febo: _caput vero et manus praedicti idoli cum pomo ad palatium in Laterano fecit poni — quae palma et caput Sampsonis falsae vocantur a vulgo_. Oggidì quella mano colossale si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. — BENIAMINO non tien nota della leggenda secondo la quale Noè venne a Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a Romolo, ed è a giorno di altre leggende che trovansi nel falso Gioseffo (Goriodines, un ebreo di Gallia del tempo forse dei Carolingi): a credere di questo, Romolo per temenza della venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: JOSEPHUS HEBRAICUS etc., Lipsiae 1710, I, c. 4.

[852] _In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa, ubi fuit scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit inter Romanos et Judeos, tempore Jude Macchabaei_ (_Mirab., Cod. Vat., n. 3973_). S’interpreta col Lib. I de’ _Maccabei_, c. VIII, 22: «E fecero (i Romani) incidere il rescritto su tavole di bronzo, e lo mandarono a Gerusalemme, affinchè ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per certo gli esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio di Stato.

[853] _Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut ab urbe (Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis saepe mirabiles conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta classe — conductu haberemus_: SUGERIUS, _De Consecratione Eccl. S. Dionysii_ (DUCHESNE, IV, 352), in GIACOMO BURCKHARDT, _La cultura del rinascimento in Italia_, Basilea 1860. — Le magnifiche colonne di granito, che l’Abate per buona ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli Angeli nelle terme di Diocleziano.

[854] _Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus arcubus constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior est vestrae ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata esse videtur — Ep. Innoc. III_, lib. II, n. 101, _dat. VI Non. Julii A. 1199_.

[855] R . . . S. AG. (sigle cassate) † A[=NO] MCLVII INCAR[=NS] D[=NI] N[=RI] I[=HV] XR[=I] SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT SENATORES SASSO JO[=HS] DE ALBERICO ROIERI BVCCA CANE PINZO FILIPPO JOHS DE PARENZO PETRVS D[=S] TESALVI CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO NICOLA MANETTO. È iscrizione unica di questo genere in Roma.

[856]

BENEDICTVS ALME VRBIS SVMM’ SENATO R RESTAVRAVIT HVN C. PONTEM FERE DIRV TVM.

[857] _Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum Phil. et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem colomne, ne unquam per aliquam personam obtentu investimenti hujus restitutionis diruatur aut minuatur, sed ut est ad honorem ipsius ecclesie et totius populi Romani integra et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus stante figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur... Actum a dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc._ (docum. da santa Maria _in via Lata_, nel GALLETTI, _Primic._, n. LXI).

[858] QM. COL[=VP]NA ANTONINI JVRIS MÕN SC[=I] SILV[=RI] ET ECC[=LA] S ANDREE Q: CIRCA [=EA] SITA [=E] [=CV] OBLATIONIBVS.... MALEDICIMVS ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET MONACHOS Q[=CV]Q. COL[=VP]NA ET ECC[=LA]M LOCARE [=VL] BENEFICIO DARE [=P]S[=V]PSERIT.... PETRVS DĨ G[=RA] HVMILIS ABBAS HVIVS S[=C]I CENOBII [=CV] FR[=IB]. SVIS FECIT ET CONFIRMAVIT ANN. DNĨ MĨL CXVIIII INDĨC XII.

[859]

_Adsum Romani grandis honor populis._ _Indicat effigies qui me perfecerit auctor._

TEODORO AMEIDEN, _De Rom. Famil._, § 100 (Mscr. nella Bibl. Casanatens., n. 283), notò un altro distico:

_Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,_ _Hac pensate domo, quis Nicolaus homo._

[860]

_Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus_ _Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit._ _Verum quod fecit hanc non tam vana coegit_ _Gloria quam Rome veterem renovare decorem._

Sulla fine:

_Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus_ _Primus de primis magnus Nicolaus ab imis_ _Erexit Patrum decus ob renovare suorum._ _Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen._ _Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit._ _Davidi tribuit qui pater exhibuit._

All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera iscrizione è registrata nel NERINI, p. 318, e in altri luoghi.

[861] Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli che danno a quest’edificazione un tempo or troppo antico, or troppo moderno. Coloro che s’appigliano alla prima opinione potrebbero appellarsi al costume ancor più antico, secondo cui i padri dedicavano edificî ai loro figliuoli. Giovanni duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre, e vi scrisse sopra: _Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre dilecto filio meo Docibili Ypata donavi_ (FEDERICI, _Duchi di Gaeta_, p. 154). Il GIESEBRECHT ha fatto alcune ipotesi assai giuste sul Monzone (SCHMIDT, _Gazz. univers. di Storia_, VII, 137). Io non ispreco tempo in queste cose, che tornano qui soltanto accessorie.

[862] _Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca publica, de quibus XXVI fuere in Urbe._ Gli avanzi di questa torre durarono fino all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le antiche fondamenta.

[863] La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio, sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto:

_Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,_ _Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret._ _Fabrica delectat pollet quia penitus extra_ _Sed monet interius quia post hec tristia restant._

Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito): _a[=n]o D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare per manus DD. Calixti Papae Secundi V sui Pontif. A[=n]o M. Maio die VI Alfano Camerarius plurima dona largiente_.

[864] Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe a ricevere un restauro fondamentale. Sparve il pavimento antico, ne furono rimossi sepolcri e monumenti; e pitture a gran colori, condotte sulle pareti della navata di mezzo, hanno per sempre distrutto la mesta severità di questa basilica antica.

[865] Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col passo di SAN MATTEO, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a subire un pesante restauro. Anche lo SCHNAASE, _Storia delle arti del disegno_, IV, 2, loda i musaici, specialmente quelli dell’abside.

[866] _Chron. Casin._, c. 29; passo ben noto.

[867] Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta quest’iscrizione: EGO BENO DE RAPIZA C[=V] MARIA VXORE MEA PRO AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC. Il priore Mullooly, che diresse gli escavi della chiesa sotterranea, vuole che il quadro appartenga all’epoca delle catacombe; ma l’iscrizione contraddice a quell’opinione. Il nome longobardo _Rapizo_ (_Radpert_) trovasi assai di sovente ai secoli undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al tempo di Gregorio VII, un _Rapizo_ era _comes_ di Todi. — Di questi importanti escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero alla luce vedasi J. MULLOOLY, _Notice of the ancient paintings — of S. Clement in Rome_, Roma 1866.

[868] Un _Nicolaus de Angelo_ e Pietro Fassa di Tito fecero pel san Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul tabernacolo che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148) è scritto a bei caratteri: _Jo[=hs] Petrus Angelus et Sasso Filii Pauli marmorarii hujus operis magistri fuerunt_. Di tale fatta sono gli inizî della nuova scultura, che poco a poco venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima menzione che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: _Jacobus Laurentii fecit has XIX columnas cum capitellis suis_ (_Descriz. della città di Roma_, III, 3, 572). — Sopra un ambone in Araceli: _Laurentius cum Jacobo filio suo hujus operis magister fuit_. La genealogia dei Cosmati è data dal GAYE (_Giorn. di arti_, 1839, n. 61, sgg.). _Rivista delle «Notizie epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV secolo, di Carlo Promis»_ (Torino 1836).

[869] Questa erronea notizia dà RICOBALDO, _Histor. Pontif. Rom._, p. 178 (MURATORI, IX).

[870] Il CARD. ARAGON., p. 439, dice di Eugenio III: _Hic fecit unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum_. — PLATINA, _Vita Celestini III_.

[871] PLATINA, _Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii extra muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa restituit: templumque vermiculato opere ac musivo exornavit._ — Celestino III consecrò il san Giovanni _a Porta Latina_, il santo Eustachio (1196) e il san Lorenzo in Lucina, come qui ancora ne dice l’inscrizione antica. Del tempo di Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul Celio. Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro III non si menzioni alcun edificio.

[872] L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa che torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.)

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da una barra.