Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8

Part 49

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[638] GERBERTI _Ep._ 148: _Difficillimi operis incepimus Sphaeram, quae et torno jam expositam et artificiose equino corio obvoluta cum orizonte ac diversa coelorum pulchritudine insignitam...._: così scrive egli a frate Remigio di Treviri. Come si faccia a comporre una sfera, lo dice a frate Costantino (MABILLON, _Vet. Annal._ II, 212); e la descrizione delle sfere di Gerberto trovasi nel RICHER, _Hist._, III, c. 50, segg. — Sull’operosità letteraria di Gerberto vedasi la _Histoire Littéraire de la France_, VI sulla fine, e l’OLLERIS, _Oeuvres de Gerbert pape sous le nom de Sylvestre II_, Paris, 1867.

[639]

_Roma potens, dum jura sua dederat in orbe,_ _Tu pater et patriae lumen Severine Boethi_ _Consulis officio rerum disponis habenas,_ _Infundis lumen studiis, et cedere nescis_ _Graecorum ingeniis; sed mens divina coercet_ _Imperium mundi. Gladio bacchante Gothorum_ _Libertas Romana perit. Tu Consul et exsul_ _Insignes titulos praeclara morte relinquis._ _Nunc decus Imperii, summas qui praegravat artes,_ _Tertius Otho sua dignum te judicat aula._ _Aeternumque tui statuit monumenta laboris,_ _Et bene promeritum, meritis exornat honestis._ _Praefat. de Cons. Phil. Amsterd. 1668._

[640] Con poco fondamento reputa il Pertz, che Benedetto sia l’autore del _Libellus de Imp. Potest. in urbe Roma_ (_Mon. Germ._, V, 719-722). Eccellenti sono gli argomenti che vi oppone il WILLMANS, _Ann._, II, 2, pag. 238.

[641] Io mi sono riferito a questi Cataloghi dei Papi, che l’ECCARDO, il MURATORI e il VIGNOLI hanno edito in parte, e che si trovano in molti manoscritti. Con Giovanni XII e fino a Gregorio VII ricominciano notizie alquanto più copiose. V. il GIESEBRECHT, _Giorn. mens. univers._, Aprile, 1852.

[642] _Vita S. Adalberti Ep._, e BRUNONIS _Vita S. Adalberti_, nel tom. VI dei _Mon. Germ._

[643] Nel Tom. IV degli _Analecti_. Ottimamente fu edito dall’HAENEL nell’_Archiv. di Filosof. e Pedag._ dei SEEBODE e JAHN, V, 125; quindi dall’HÖFLER, _Papi ted._, I, 320. Ho già citato una piccola scrittura del tempo di Alcuino, che tratta delle chiese di Roma.

[644] All’ANONIMO DI EINSIEDELN succedette per primo, al tempo di Martino V, la _Collezione delle Iscrizioni_ di NICOLA SIGNORILI, segretario del Senato romano; il suo codice fu scoperto dal DE ROSSI. Vedi la scrittura di quest’ultimo intitolata: _Le prime raccolte d’antiche Iscrizioni compilate in Roma tra il fine del secolo XIV e il cominciare del XV_ (Roma, 1852). All’ANONIMO noi siamo debitori di molte illustrazioni, ad esempio, sugli avanzi dei tre templi del Campidoglio, sulla inscrizione della base del _Caballus Constantini_, su quella dell’arco trionfale di Graziano, di Valentiniano e di Teodosio, ecc.

[645] _Palatium Pilati. Sca. Maria major_; forse gli avanzi del Macello di Livia presso a santa Maria Maggiore, le cui rovine hanno fatto colà alzare di tanto il suolo. Consideri il lettore quanto di buon’ora il popolo desse figura a Pilato; oggidì è nota la Casa Pilati presso a ponte Rotto. — _Palatius neronis, aecclesia s. Petri ad vincula._ Sono questi i resti dell’aurea casa di Nerone, ovvero le terme di Tito.

[646] _Sunt simul turres 383, propugnacula 7020, posternae 6_ (ossiano _posterulae_, porte), _necessariae 106_ (piccole porte di sortita), _fenestrae majores forinsecus 2066_.

[647] Più tardi, nel medio evo, v’ebbero piani topografici di Roma, come quello che publicò l’HÖFLER, traendolo dal _Cod. Vat._ 1960, dove si contengono anche topografie di Antiochia e di Gerusalemme. Il DE ROSSI afferma risolutamente, che l’ANONIMO DI EINSIEDELN appartenne alla scuola di Alcuino, e sostiene addirittura che le sue notizie copiò da un piano topografico. Se la sia così, quest’opera almeno dovrebbe avere avuto origine romana.

[648] Alessandro morì nell’anno 915. ANON. SALERN., c. 133: _Nam septuaginta statuae, quae olim Romani in Capitolio consecrarunt in honorem omnium gentium, quae scripta nomina in pectore gentis, cujus imaginem tenebant, gestabant, et tintinnabulum uniuscujusque statuerant_ etc. Il PRELLER (_Philologus_, I, 1, 103) dimostra che questa tradizione è omai nota al Cosmas, del secolo ottavo (MAI, _Spicileg. Rom._, II, 221): il lettore deve conoscerla sotto il titolo di _Salvatio Romae_. Più tardi fu messa in relazione con Virgilio. — V’erano dei libri che trattavano delle meraviglie del mondo: prima di tutte era reputato il Campidoglio. Oltre al _Cod. Vat._ 1984 (saec. XI): _Miraculum primum capitolium Mundi_, mi riporto al Cod. Vat. 2037, fol. 170 (saec. XIII): _Primum miraculum rome fuit sic. Erant ymagines rome tot numero quot sunt gentes_ etc. Qui la detta tradizione riceve racconto pari a quello che è registrato nei _Mirabilia_; soltanto che Agrippa non c’entra. I due Codici, BEDA, MARTINO POLONO, la _Graphia_, i _Mirabilia_ si riferiscono ad un libro intitolato _Miracula Mundi_, noto all’ANONIMO DI SALERNO. Questi però ha di proprio il riferimento in cui è messa la favola con Bisanzio, ed in ciò può cercarsi origine greca. Giusta il _Cod._ 2037, queste erano le sette meraviglie del mondo: il Campidoglio, il faro di Alessandria, il colosso di Rodi, il Bellerofonte fluttuante di Smirne, il labirinto di Creta, i bagni di Apollo, il tempio di Diana.

[649] La _Graphia_ e i _Mirabilia_. La menzione dei Sassoni manifesta la età degli Ottoni, quella dei Suevi (Succini nella _Graphia_), l’età degli Hohenstaufen. Poichè l’ANONIMO DI SALERNO vi concorda in qualche frase, ne consegue che il Cronista ebbe letto cotale _Graphia_. Io mi credo che la tradizione abbia avuto origine, dopochè il Panteon fu dedicato a Maria. Di Agrippa vien detto: _et dedicari eum fecit ad honorem Cybeles matris deorum, et Neptuni, et omnium demoniorum, et imposuit templo nomen Pantheon_. L’epitaffio di Bonifacio IV: _Delubra cunctorum fuerunt quae daemoniorum_.

[650] _Omnes tua moenia cum turris et pugnaculi sicuti modo repperitur._ Egli enumera 381 torri, 46 castella, 6800 _propugnacula_, 15 porte. Forse era già stato Adriano I o qualche altro Papa a far comporre questa statistica, e può darsi che l’Anonimo di Einsiedeln l’abbia trascritta. Questi conta 383 torri, 7020 _propugnacula_, _posternae_ 6 (ossiano porte), _necessariae_ 106 (piccole postierle), _fenestrae majores forinsecus_ 2066. La Graphia: 372 _turres_, castella 48, _propugnacula_ 6900, 35 _portae_ (il dato è preso da breviarî antichi, che ne pongono 37). Di poco queste cifre differiscono in tutte le redazioni dei _Mirabilia_, dei quali, nella Laurenziana e nella Magliabecchiana di Firenze io ho esaminato sei codici diversi (a).

(a) Per suggerimento dell’Autore abbiamo ommesso, nella traduzione di questa nota, un periodo che trovasi nell’originale. (N. del T.)

[651] _Chronica, quae dicitur Graphia aureae urbis Romae, quae est liber valde authenticus, continens historias Romanor. antiquas_: GALVAN. FIAMMA, _Manipulus florum_, c. 4 (MURAT., XI, 540); nell’OZANAM (_Docum. ined._, p. 84), editore della _Graphia_. Da dopo di Ottone III il titolo _Aurea Roma_ è frequente sui suggelli imperiali di piombo. Vedasi la Bolla dell’a. 1001, nel MURAT., _Ant._, I, 385: all’intorno dell’imagine di Ottone è scritto: AUREA ROMA; dal rovescio: ODDO IMPERATOR ROMANOR.

[652] _Ubi nunc ecclesia S. Johannis ad Janiculum._ Secondo il PANCIROLI, era chiamata chiesa «di san Giovanni di Malva in Transtevere», altra volta «di san Giovanni in Mica Aurea»: per tale m’avvengo in essa nel secolo decimoquarto, ma nel secolo decimo non ne ho notizia.

[653] Come è noto, alcuni eruditi moderni spiegano, dall’antichissima tradizione di Saturno il nome e la fondazione di Roma, città Saturnia. _Remus_, oppure _Romus_, è nome semitico di Saturno (l’altissimo), e compare nelle forme siriache Ab-Ram, Abu-Rom, Baal-Ram. Vedi, alle voci relative, GIULIO BRAUN, _Storia naturale della tradizione_, e consulta la sua scrittura «Roma», nei _Paesi istorici_, Stuttgard, 1867.

[654] I _Mirabilia_ non contengono il racconto di questa tradizione, che in parte è nota a GALVANO FIAMMA. Mi è appena duopo di notare che la _Historia Miscella_ incomincia: _primus in Italia ut quibusdam placet regnavit Janus, deinde Saturnus_ etc. Nel secolo duodecimo erano venuti assai in voga i Cataloghi dei Re, de’ Consoli, degli Imperatori, principianti da Saturno e da altri nomi mitici. Una delle più notevoli fra queste genealogie è raccolta nel Cod. 257 di Monte Cassino, e principia: _Saturnus Uranius imperator gentis troianae. Saturnus X Abraham nascitur... Ytaliam ubique peragravit... yserniam condidit._ — Ma qui, a Priamo soltanto, succede Giano. _Hic junyculam condidit._ Quella tradizione passò in altre Descrizioni della Città; io la lessi sformata in un Cod. Magliab. (Schede 10-31, cart. 134-137) che fu compilato sulle tracce della _Graphia_ e dei _Mirabil._, senza che contenga la favola di Noè. Perfino un monumento che trovavasi nel foro di Nerva aveva, nel medio evo, nome di arca di Noè.

[655] Il _Lib. Imperial._ di GIOVANNI BONSIGNORI (a. 1478, Magliab., XXIII, Cod. IX), trasporta la favola delle statue sonanti, dal Campidoglio al Panteon. — È noto che i Franchi facevano discendere sè stessi da Troja. Lo dice di già FREDEGARO, cui PAOLO DIACONO (_Gesta Ep. Mett., Mon. Germ._, II, 264) si riferisce.

[656]

_Caesar tantus eras, quantus et orbis;_ _Sed nunc in modico clauderis antro._

L’epitaffio di Enrico III (m. 1056) contiene, meravigliosa cosa, questo medesimo verso, colla sola variante: _at nunc exigua clauderis urna_. Il pensiero ne è eguale nell’inscrizione funeraria di Crescenzio, od in quella di un altro Crescenzio (a. 1028): _hoc jacet in parvo magnus Crescentius antro_. — La Bolla di Leone IX è nel _Bullar. Vat._ I, 25, col. 2: _via quae vocatur Sepulcrum Julii Caesaris_. Il NIBBY (Roma nel 1838, p. 285) non sa di questa Bolla, e perciò riferisce a tempo troppo tardivo la favola. Il _Lib. Imperialis_ la tesse assai ingenuamente, e dice: «la (l’urna) puosono in sur un’alta pietra che oggi si chiama la ghuglia di s. Pietro». I Toscani, osserva egli, dicono _aghuglia_, quindi ne derivò _Julia_. Il SIGNORILI dice: _la Guglia — in cujus summitate est vas aereum ubi sunt cineres corporis Octaviani_: nel DE ROSSI, _Le prime raccolte_, p. 78. — Quando Sisto V fece trasportare in altro luogo l’obelisco, si trovò che la palla era di gesso e tutta ripiena: FEA, _Sulle Rov._, p. 345, in nota.

[657] La _Graphia_ e i _Mirabilia_, che ebbero termine dopo la prima metà del secolo duodecimo, sono recensioni, concordanti quasi parola per parola, di una medesima Descrizione della Città, in quanto si tratta di monumenti. Le addizioni della _Graphia_ sono forse attinte a qualche altra fonte, e riunite nel Codice fiorentino. L’OZANAM ha già dimostrato che la _Graphia_ è più antica dei _Mirabilia_, quantunque, a causa dei frammenti aggiuntivi, egli ne abbia erroneamente riferito l’origine al tempo bizantino. Anche il GIESEBRECHT (Vol. I, sulla fine) ne ebbe trattato diffusamente.

[658] L’illustre Autore ci esibì a questo periodo una variante dal testo originale. (N. del T.)

[659] MITTARELLI, n. 121, p. 273 (a. 1025) e n. 122: _Regione prima, quae appellatur Orrea_. Nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco, addì 18 Gennaio 920 (nel LIVERANI, l. c., app.) è fatta menzione di un _Oratorium S. Gemiliani cum suis pertinentiis positis in prima regione super Tiberim_: e, più oltre: _in prima regione in ripa graeca juxta marmoratam_.

[660] Privileg. di Giovanni X succitato: _in secunda reg. urbis juxta etc. IV coronator._, e _juxta formam claudiam_, e _portam majorem_. Il GALLETTI, _del Prim._, n. 18 (a. 978) vi comprende santo Erasmo; il MARINI, n. 102, p. 160 (a. 961), il convento _S. Petri et Martini in regione secunda sub Aventino in loco qui dicitur Orrea_: e questo non può essere che uno sproposito del notaio. _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 83: _terrae positae Regione 2 juxta decennias_, e _campus qui vocantur Decennias_; ibid., p. 287: _prata Decii — foris porta Metrobi_.

[661] GALLETTI, _Del prim._, n. 8, p. 195 (a. 924): _regio 3, juxta porta Majore_; anche la _regio 2_ vi confinava. Ivi era situato san Teodoro; _et inter affines ab uno latere forma claudia, et a sec. lat. ortu de Mercurio. Regione tertia non longe da Hierusalem_ (ibid., n. 9, p. 197, a. 929). Al tempo di Benedetto VI si parla di una _Massa Juliana in regio 3_ (MURAT., _Ant._, V, 774 D). — MITTARELLI, a. 84, p. 197, App. (a. 1011): _Romae regione tertia, in locum qui vocatur S. Pastore, sive arcum Pietatis_.

[662] _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 165, n. 976: _Rome regione quarta in locum qui appellatur Campum S. Agathe_: unica notizia che io ne trovassi. Questa Regione era appellata _Caballi Marmorei: Ortum cum Casalino in Regione Caballi Marmorei fere ante eccles. S. Agathae in Diaconia positum_. Bolla di Celestino III, a. 1192, _Bull. Vatican._, I, 74.

[663] Questi luoghi sono specificati nel MARINI, n. 28, p. 45 (a. 962): _sita namque Roma regio quinta_ (a. 1008): _Regione quinta juxta arco Marmoreo_, presso alla via Lata. GALLETTI, _Mscr. Vatican._, 8048, p. 53.

[664] _Regione Sexta ad S. Maria in Sinikeo_, dove (a. 1019) si parla di una casa: documento dei _S. Cyriacus et Nicolaus in Via Lata_, nel GALLETTI, _Mscr. Vatican._ n. 8048. E, parimente, la stessa nominazione della VI Regione trovasi in atti di quella età. La chiesa di santa Maria _in Sinikeo_ si nominava anche _in Synodo_ o _in Xenodochio_, ed è la odierna di santa Maria _in Trivio_ ossia dei Crociferi. — Il JORDAN, _Topografia della città di Roma nei tempi antichi_, Berlino, 1871, Vol. II, 320, riporta un passo degli _Acta S. Susannae_, 2 Agosto, p. 632: _Regione sexta juxta vicum Mamertini (al. Mamuri) ante forum Sallustii_ (a).

(a) L’Autore ci fornì una modificazione ed un’aggiunta a questa nota, insieme con una notevole variante nel luogo corrispondente del testo. (N. del T.)

[665] GALLETTI, _del Primic._, p. 232. (a. 1003): _Reg. septima juxta campo de quondam Kaloleoni_. Se poi in esso si registra (a pag. 375): _S. Nicol. sub. col. Trajana in reg. nona in campo Kaloleon._, dev’essere errore dello scrivano. MARINI, n. 43 (a. 1025): _Regione septim. in loco, qui vocatur Proba juxta Mon. S. Agathe sup. Sobora_. Qui esisteva un pozzo antico chiamato _Puteus de Proba_. Anche nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco si nomina ancor la _Suburra_; dunque la Regione VII dev’essersi estesa fino a quella III.

[666] _Scorticare_, da _scortum_, pelle svelta dal corpo. Ancora ai tempi di Cola era detta _Regio V Pontis et Scortichiariorum_. Qui oggi si riuniscono insieme la V, Ponte; la VI, Parione; la VIII, santo Eustachio. Il GALLETTI, _Del prim._, n. 26 (a. 1010), nota _in reg. IX ad scorticlarios thermae Alex._ ed eziandio: _Ubi dicitur Agones_ (n. 27, a. 1011; n. 31, a. 1017). _Chron. Farf._, p. 421, 474, 649: _infra therm. Alex. posit. Reg. VIII ad Scorticlarios_, e GALL., n. 27, n. 28. Nel 1076, nella _Reg. 9_, si registra: _S. Laurentii qui vocatur illicina (in Lucina)_: GALLETTI, n. 50.

[667] _Rome regione duodecima in piscina publica, ubi dicitur Sco. Gregorio. Cod. Mscr. Vatican._ 7931, p. 36: Diploma di Giovanni XVII per _S. Cosma, in mica aurea_ (a. 1005). Da questo documento io argomento che nel medio evo le Regioni di Roma fossero dodici.

[668] _Per viam communem, que est pergens ad viam pontificalem euntium ad b. Petrum Ap._: GALLETTI, _Del prim._, n. 31. _Chron. Farf._, p. 539 (a. 1017).

[669] _Descrizione d’un Palazzo, che leggesi in un Codice del X o XI secolo nell’archivio della Basil. Vatican._, nel FATTESCHI, _Serie de’ duchi di Spoleto_, p. 349. Se ne discosta alquanto il frammento farfense, edito dal MABILLON, _Annal. Ben._, ad a. 814, e, dopo di lui, dal MURATORI, _Annal._, ad a. 814. Io scopersi ancora un terzo frammento nel _Cod. Vat._ 3851. Nell’essenziale v’è concordia; si è all’oscuro per quanto al tempo.

[670] Il nome delle strada odierna, detta «le botteghe oscure», derivò dalle botteghe che s’erano cacciate nei portici bui del circo Flaminio: oggidì ancora offre un esempio di questa specie il teatro di Marcello adoperato da artefici.

[671] Nell’anno 1023, si sottoscrive _Rodulpho, qui resedit ad Calcaria_ (GALL., _Del prim._, n. 34). — _Reg. Farf._ n. DCCCI, a. 1043: _Crescentius vir magnificus calcararius_. L’odierna chiesa di san Nicolò de’ Cesarini era appellata allora _de Calcario in regione vineae Thedemarii_. L’_Ordo Rom._ XII, 193 (MABILL., II), nel secolo duodecimo parla anche di una chiesa intitolata _S. Laurentius_ in Calcario.

[672] Negli escavi eseguiti al Palatino, sotto la direzione di Pietro Rosa, trovaronsi (nell’anno 1869) alcune monete dell’imperatore Lotario; però è errore il volerne trarre la conchiusione che Carlo magno od i suoi successori abitassero ancora l’antica rocca dei Cesari allorquando venivano a Roma. Può darsi che tali monete ivi fossero state disperse da qualche Romano.

[673] Il luogo Septem viis aveva questo nome probabilmente dalle sette strade che anche oggi conducono all’arco di Costantino, al san Giovanni e Paolo, a Porta Capena, alla santa Balbina, alla porta di san Paolo, al Circo Massimo, al santo Bonaventura. La descrizione del _Septizonium_ è nel NARDINI, III, 207. DONATUS, _R. A._, III, c. 13, p. 339, spiega il suo nome da sette serie di colonne, locchè è errore; e FLAV. BLON. III, 56 pensa all’imagine del sole, la quale vi stava collocata in alto e guardava verso il Colosseo, come dichiarano anche la _Graphia_ e i _Mirabilia: Septisolium fuit templum Solis et Lunae_ (a).

(a) Qui fu introdotta un’aggiunta additataci dall’Autore. (N. del T.)

[674] Diploma dal san Gregorio, MITTARELLI, I, App. 41, p. 97: _Id est illud meum templum, quod Septem solia minor dicitur ub ab hac die vester sit potestati et voluntati pro tuitione turris vestre, que Septem solia major dicitur, ad destruendum et suptus deprimendum quantum vobis placuerit. Nec non et omnes cryptas quas habeo in porticu qui vocatur mωδρῶmρωγγ (... Hippodrom?) supra dicta septem solia — numero trigintas et octo — posita Rome reg. secunda prope septem viis, a quarto latere via publica juxta circum, qui ducit ad arcum triumphali vestri juris — dat. Ann. 1. Bened. VII, Ann. 8 Otton. Ind. 3 m. Julio d. 22._

[675] _Sci Sergii ibi umbilicum Romae_, dice l’ANON. Sotto di Pio IV la chiesa fu atterrata. Però, oggidì ancora v’ha una chiesa di questo titolo nella Regione de’ Monti, appartenente a’ frati ruteni. MARTINELLI, p. 399.

[676] _Palatium Catiline, ubi est ecclesia s. Antonini; juxta quam est locus qui dicitur Infernus — ubi Marcus Curtius, ut liberaretur civitas, responso suorum armatus proiecit se, et clausa est terra: Graphia._ San Silvestro si dice aver edificato la chiesa odierna, detta _S. Maria libera nos a poenis inferni_, che ebbe anche nome di _S. Sylvestri in Lacu (sc. Curtii)_. PANCIROLI, _Tesor. nascosti_, p. 702, e MARTINELLI, p. 222.

[677] _Ante privatam Mamertini templum Martis ubi nunc jacet simulacrum ejus: Graphia._ Il celebre Marforio, chiamato _simulacrum Martis_ ed anche _Mamertini_, vi stette colà fino al tempo di Sisto V; sembra che l’ANON. DI EINSIEDELN chiami quello stesso dio fluviale con nome di Tiberis. Il nome di _Marforio_, derivato dagli Archeologi da _Forum Martis_, che è sconosciuto in Roma, non ha trovato finora spiegazione sufficiente. Laddove io tentai di spiegarlo alla meglio, come si vede nel testo originale di questo Volume, ora invece ho abbandonato quella versione. Poichè ho trovato non solamente il nome _Marifolle_ di uso presso agli Italiani, ma precisamente un _Nardus Marfoli de contrata s. Adriani sepultus in s. Maria de Araceli_, a. 1452 (JACOVACCI, _Familie Romane, Mscr. nella Vaticana_), m’inclino piuttosto a credere, che quella celebre statua abbia preso la sua denominazione dal nome proprio di qualche Romano, abitatore di questa contrada, alla stessa guisa che (come si vedrà in seguito) il celebre _Pasquino_ fu battezzato col nome proprio di un Romano (a).

(a) Nota modificata così dall’Autore. (N. del T.)

[678] L’opinione del PRELLER (_Philolog._, I, 1, p. 83), che nell’anno 850 Lodovico fosse coronato da Adriano I in Campidoglio, è fondata sopra una favola. Il NIBBY (_Roma nel 1838_) la trasse dalla _Cronica Casaurense_ (MURAT., II, 778), che ebbe origine soltanto dopo la restaurazione del Senato in Campidoglio. D’altronde, esso non parla d’altro che di un trionfo: _Romamque reversus Imperiali laurea pro triumpho a Dom. P. Adriano, et omni populo, et Senatu Rom. in Capitolio est coronatus_. Nell’850 Lodovico II fu coronato da Leone IV, e soltanto nell’872 lo fu, una seconda volta, da Adriano II. Perciò il PRELLER cerca a torto in una favola «il primo simbolo di fede nel Campidoglio, come centro della potenza romana». Questa idea allora non esisteva; ruina era il Campidoglio; e Lodovico e il Papa avrebbero considerato come una bestemmia il pensiero che una coronazione avesse potuto avvenire colà, anzi che nella santa chiesa di Pietro.

[679] _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 19: _Teuzo abb. ven. Monas. S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio_... a. 882. Così completo io il PLATNER (_Descriz. della Città_, III, I, 349), che afferma riscontrarsene prima menzione nell’anno 985. _Monast. S. Mariae in Capitolio_: MARINI, n. 28, a. 955; n. 29, a. 962.

[680] _Adriano quoddam de banneo neapolini: Cod. Sessor._ CCXVII. p. 60, a. 938. Io vi riconosco il nome «magnanapoli», o propriamente «bagnanapoli», che pertanto deesi derivare da _balneum_, e non, come arbitrariamente accoglie il BECKER (I, 382) da _magnanimi Pauli_, nè dal _vado ad Neapolim_ del mago Virgilio. Mi resta ignoto come si abbia a spiegare la parola _neapolini_, che in alcuni istromenti trovo anche scritta _Neapolis_. Nel testamento di Giovanni Conti dei 3 Maggio 1226, è detto: _mons balnei Neapolis_. Il dottissimo signor Corvisieri mi fece un dì l’osservazione che uno dei Conti abitatori di quella contrada, appellato _Neapoleo_, ben avrebbe potuto imporre il suo nome al _balneum_, e quindi alla contrada. Però l’età remota, cui appartiene la denominazione _balneum neapolini_, la quale, già prima dell’anno 938 e probabilmente nel secolo anteriore, doveva essere in uso, mi fa dubitare dell’esattezza di quella osservazione. Nè il nome _Napoleo_, nè i Conti ho incontrato nelle carte di quel tempo(a).

(a) Per questa nota l’Autore ci fornì una notevole aggiunta. (N. del T.)

[681] I composti _Kalo-Leo, Kalo-Petro, Kalo-Johannes_ sono assai frequenti in carte di questo tempo.

[682] GALLETTI, _Del prim._, p. 375 (a. 1026). Nell’anno 1162 la chiesa di san Nicolò fu espropriata della colonna di Trajano, la quale venne attribuita in ragione dell’Abbadessa di san Ciriaco, più tardi santa Maria _in via Lata_: ibid., p. 323.

[683] MARINI, n. 28, 29: documenti tutti e due del secolo decimo, importanti per la topografia. _Columpna majure marmorea in integra qui dicitur Antonio sculpita ut videtur esse per omnia cum eccl. s. Andree ad pedes et terra in circuitu tuo siculi undique a publice vie circumdata esse videatur infra hanc Civitatem Rom. constructa_ (n. 29). Nel n. 28 vi si aggiunge menzione della cella della colonna, _cum cella sub se_, e questa forse serviva da canova ai frati. Nel medio evo si appellava da Antonino la colonna, come lo fa di già l’ANONIMO DI EINSIEDELN.

[684] FEA, _Sulle rov._, p. 350. Nella prima, sulla fine: _Adrasto Procuratori Columnae Divi Marci ut ad voluptatem suam Hospitium sibi extruat. Quod ut habeat sui juris et ad heredes transmittat. Litterae Datae VIII Idus Aug. Romae Falcone et Claro Cos._

[685] Fu scoperta negli escavi del 1704. Pio VI la fece segare e adoperare in uso della biblioteca Vaticana. Il suo basamento esiste ancora nei giardini del Vaticano. VIGNOLI, _de columna Imp. Antonini Pii_, Roma 1705.