Storia degli Italiani, vol. 07 (di 15)

Part 45

Chapter 453,181 wordsPublic domain

* Vedansi nuovi documenti, pubblicati nel 1875, fra gli Atti Ravennati in continuazione a quelli del Fantuzzi.

[228]

_Gesta ducum veterum veteres cecinere poetæ;_ _Aggrediar vates novus edere gesta novorum._ _Dicere fert animus, quo gens normannica ductu_ _Venerit Italiam, fuerit qua causa morandi,_ _Quosve secuta duces Latii sit adepta triumphum._

e finisce:

_Nostra, Rogere, tibi cognoscis carmina scribi;_ _Mente tibi læta studuit parere poëta._ _Semper et auctores hilares meruere datores:_ _Tu duce romano dux dignior Octaviano,_ _Sis mihi, quæso, boni spes, ut fuit ille Maroni._

[229] _Hist. Sic._ nei Rer. It. Scrip., VII, 253-264.

[230] _Istoire de li Normant_, pubblicata ultimamente da Champollion Figeac.

[231] La sua _Storia imperiale_ si dubita fosse un’invenzione del celebre Bojardo.

[232] Oltre il Napione, _Cronisti piemontesi_, vedasi la prefazione al vol. II delle Carte nei _Monumenta Historiæ Patriæ_.

[233] _Referant suas legationes in illis consiliis, in quibus electi fuerunt._ 1296. _In scriptis relationes facere teneantur._ 1425. Nel 1718 si cominciò una collana di storici veneti. Degli storici e cronisti veneti diede ampia informazione il Foscarini; dietro al quale Flaminio Cornaro pubblicò la cronaca latina di Lorenzo De Monacis, Girolamo Zanetti quella del Sagomino, altri altre, e distintamente l’inglese Rawdon Brown estratti dei _Diarj_ di Marin Sanuto, gli _Annali veneti_ del Malipiero e d’altri nell’_Archivio storico_, vol. VII.

[234] Questo svario lo fece anche Dante, cantando nel XIII dell’Inferno:

Quei cittadin, che poi la rifondarno Sovra ’l cener che d’Attila rimase.

Alcuno volle correggere Totila, ma neppur questo distrusse Firenze.

[235] Uno storico recentissimo lo taccia d’indegna avversione contro i papi d’Avignone (_Histoire de la papauté pendant le XIV siècle, par l’abbé_ CRISTOPHE. Parigi 1853). Anche concesso ciò, questo era sentimento comune agli Italiani d’allora, nè quell’apologia parmi dimostri che avessero torto.

[236] Il suo libro comincia: — Io Giovanni Villani, considerando la nobiltà e grandezza della nostra città, mi pare che si convenga di raccontare ecc.» E altrove: — Convien cominciare il duodecimo libro, però che richiede lo stile del nostro trattato, perchè nuova materia e grandi mutazioni e diverse risoluzioni avvennero in questi tempi alla nostra città di Firenze per le nostre discordie tra’ cittadini e ’l mal reggimento de’ Venti, come addietro fatto avemo menzione; e fieno sì diverse, che io autore che fui presente, mi fa dubitare che per li nostri successori appena sieno credute di vero; e furono pur così come diremo in appresso».

[237] Del _Metodo per istudiare la storia fiorentina_ scrisse il Manni, a tacere la meschina _Istoria degli scrittori fiorentini_ di Giulio Negri. Gervinus diede a Francoforte nel 1833 in tedesco un saggio sugli storici fiorentini fino ai tempi del Machiavelli. Vedi pure MORENI, _Bibliografia storica ragionata della Toscana_. 1805.

[238] Gli storici di Lucca sono ben estimati dal Tommasi, _Introduzione al sommario di storia lucchese_, nell’_Archivio storico_, vol. X.

[239] Un cronista romano scrive: — Io Ludovico Bonconte Monaldeschi nacqui in Orvieto, e fui allevato alla città di Roma, dove vissi. Nacqui l’anno 1327 del mese di giugno, nel tempo che venne l’imperatore Ludovico. Hora io voglio raccontare tutta la storia dello tempo mio, poichè io vissi allo mondo centoquindici anni senza malattia, autro che quanno nacqui io tramortio, e morsi di vecchiezza, e fui allo lietto dodici mesi di continuo». Anche il milanese Burigozzo finisce il suo libro: — Come vedrete nella cronaca di mio figliolo, imperocchè per la morte che mi è sopragiunta non posso più scrivere».

[240] Il Muratori chiama quell’opera _insigne opus et monumentorum copia et splendore sermonis et ordine narrationis; ex quo incredibilis lux acta est eruditioni barbarorum temporum, in illum usque diem apud Italos tenebris innumeris circumfusæ._ Vita del Sigonio, pag. 9.

Beniamino Guérard, nella introduzione al Cartulario di Saint-Père de Chartres e al Poliptico di Irminon, mostrò quanto partito può trarsi dalle raccolte del medioevo. Gran giovamento recò la Scuola delle Carte di Parigi, formando buoni allievi, dando metodo e attività, compiendo varie opere utili e promovendo le ricerche.

[241] Gli storici di Perugia sono annoverati nella prefazione al tom. XV, par. II dell’_Archivio storico_.

[242] Il primo _Bullario_ comparve nel 1586, ove Laerzio Cherubini collocò cronologicamente le costituzioni pontifizie da Leone I a Sisto V; Angelo Maria suo figlio lo aumentò, poi Angelo Lantusca e Paolo di Roma: collezioni superate dal _Bullarium Magnum_ del 1727 che va da Leon Magno fino a Benedetto XIII, e dalla collezione di Carlo Coquelines fatta a Roma dal 1739 al 48, e cui Andrea Barberi nel 1835 aggiunse le costituzioni fino a Pio VIII.

[243] _Rerum Italicarum Scriptores ab anno Domini_ D _ad_ MD, _quorum potissima pars nunc primum in lucem prodit_. 28 vol. in-fol., Milano 1723-51. — _Antiquitates italicæ medii ævi_. 6 vol. in-fol., ivi 1738-43. — _Dissertazioni sopra le antichità italiane_. 3 vol. in-4º, ivi 1751; traduzione dell’opera predetta, ommessi i documenti. — _Annali d’Italia_. 18 vol. in-8º, ivi 1753-56. — _Delle antichità estensi ed italiane_. 2 vol. in-fol. Modena 1717-40.

[244] BELLINI, _De monetis Italiæ medii ævi_. Ferrara 1755. — ZANETTI, _Nuova raccolta delle monete e zecche d’Italia_. Bologna 1745.

[245] _Apparatus ad historiam juris mediolanensis antiqui et novi. — Constitutiones mediolanensis dominii_.

[246] _Archiepiscoporum mediolanensium series_, 1755.

[247] _Ecclesiæ mediolanensis historia ligustica_, 1795.

[248] Nelle _Delizie degli eruditi toscani_, tom. VIII.

[249] Aggiungiamo, SANSOVINO, _Dell’origine, fatti... delle famiglie illustri d’Italia_. GAMURRINI, _Famiglie toscane e umbre_. CHERUBINI, _Cronologia de’ Gaetani di Firenze_. ALDIBERTI, _Compendio dell’antichità di casa Cevoli_. FINESCHI, _Memorie d’illustri Pisani_. ADRIANI, _Degli antichi signori di Sarmatorio, Marzano e Monfalcone_. CAMPANILE, _Notizie di nobiltà_. BORRELLI, _Vindex neapolitanæ nobilitatis_. MORENI, _Serie d’autori d’opere risguardanti la famiglia Medici_. RATTI, _Della famiglia Sforza_. BERLINGHIERI, _Notizie degli Aldobrandeschi_. A. REUMONT, _Die Carafa von Maddaloni_. Berlino 1851. Jacob W. Imhof, _Corpus historiæ genealogicæ Italiæ et Hispaniæ_. Norimberga 1702. Pompeo Litta, _Famiglie celebri italiane_, opera importante per la genealogia, e lasciata incompiuta dall’autore morendo nel 1853.

[250] G. P. VON SPANNAGEL, _Notizia della vera libertà fiorentina_, 1724. — MASCOW, _Exercitatio de jure Imperii in magnum ducatum Etruriæ_, 1721. — _Imperii germanici jus ac possessio in Genua ligustica_, 1751; e infiniti altri.

[251] Fanucci, _Storia dei tre celebri popoli marittimi dell’Italia_. — MARSIGLI, _Ricerche sul commercio veneto_. — PAGNINI, _Della decima e di varie altre gravezze imposte dal Comune di Firenze; della moneta e della mercatura de’ Fiorentini nel secolo XVI_. Lucca 1765.

[252] Vedi il _Monitum_ premesso al V vol. Venezia 1781-92.

[253] _Dell’uso e dell’autorità della ragion civile nelle provincie dell’impero occidentale, dal dì che furono inondate da Barbari sino a Lotario II_. Napoli 1720-22-51.

[254] _Istoria d’Italia dalla venuta d’Annibale fino al 1527_, di Girolamo Briano. Venezia 1624. — _Italia travagliata, dove si narrano i fatti dalla venuta d’Enea al 1755_ per frà Umberto Locato vescovo di Bagnarea. Ivi 1776.

[255] Chi abbia veduto le storie dei Malespini, del Compagni, dei Villani, troverà ben ingiusto il Machiavelli, ove pronunzia che sono diligentissimi nel descrivere le guerre coi forestieri, «ma delle civili discordie, e delle intrinseche inimicizie, e degli effetti che da quelle sono nati, averne una parte al tutto taciuta, e quell’altra in modo brevemente descritta, che ai leggenti non puote arrecare utile o piacere veruno... Perchè se niuna cosa diletta o insegna nella storia, è quella che particolarmente si descrive; se niuna lezione è utile ai cittadini che governano le repubbliche, è quella che dimostra le cagioni degli odj e delle divisioni della città, acciocchè possano, con il pericolo d’altri divenuti savj, mantenersi uniti». _Proemio alle Storie fiorentine._

[256] _Epistolari historia nulla fidelior atque tutior._ BARONIO.

[257] Frà Paolo Sarpi l’8 giugno 1612 incoraggiava il celebre Casaubono a scrivere contro il Baronio, di cui non è male che non dica: solo lo scaltrisce che, se lo tacciasse di mala fede e di frode, nessun gli crederebbe di quelli che il conobbero; «era uomo integerrimo, se non che beveva le opinioni di chi gli stava dattorno».

[258] La stampa più compita è quella di Lucca del 1738-57 in quarantatre volumi: _Apparatus Annalium ecclesiasticorum Baronii, additis O. Raynaldi, G. Laderchi_ (che li seguitò grossolanamente fino al 1571), _A. Pagi, J. Casauboni, L. S. Le Nain Tillemont, H. Noris_, per opera di G. D. Mansi. Il padre Theiner s’accinse a proseguirli, ma presto si fermò.

[259] «Sereno cominciò a voler raccorciare il piviale a Donato (al 719). Ma un grand’imbroglio era il dover correre dietro a costoro (722). Non sapevano digerirla d’aver per signore un imperatore empio (728). Per timor della pelle se ne tornò a Roma (731). S’imbrogliarono in quest’anno non poco gli affari d’Italia (740). Cammina con tutti i piedi lo zelante gridar del papa (770). Vedendo il re Carlo esser un osso duro quella città (773). Cosa manipolassero insieme papa Giovanni e Bosone, si raccoglie da... (878). Federico, quant’era da lui, avrebbe ridotto il papa a portar il piviale di bombagina (1239). Mastino cominciò a imbrogliarsi col comune di Venezia (1336). L’armata veneta gli diede un giorno una buona spelazzata (1509). Gli arrabbiati villani non furono pigri a menar le griffe (ivi). Il vicerè ebbe dei _meremur_ dal re cattolico (1563). Parea che a Leopoldo non mancasse mai qualche miracolo in saccoccia per risorgere (1704). Per lui Cola da Rienzo è un _vile_, Masaniello un _arlecchino finto principe_.

[260] Senza ripetere qui ciò che in lavoro più ampio noi sostenemmo, invitiamo i lettori di poca fatica a consultare le prime pagine d’uno storico moderno, liberalissimo e protestante, T. B. Macaulay nella _Storia d’Inghilterra_, ediz. Pomba 1852, pag. 43, tom. I.

[261] Si declamò tanto contro il poeta francese Lamartine perchè chiamò l’Italia _la terra dei morti_; e quand’era affisso all’ambasciatore francese a Firenze, dovette darne soddisfazione colla spada a Gabriele Pepe. Eppure la frase stessa si trova nel Sismondi, autore de’ più benevoli all’Italia e apprezzato per liberalità. Nel capo 126 della _Storia delle Repubbliche_ dice chiaro che, «sia che si osservi tutta intera l’Italia, e si esamini la natura del suolo o le opere dell’uomo e l’uomo stesso, sempre si crede essere nel paese de’ morti, vedendo insieme la debolezza della generazione presente e la possa di quelle che la precedettero». La sottintendono poi tutti quelli che oggi non san parlare che del _risorgimento_ dell’Italia.

[262] In un erudito tanto benemerito, e che sarà sempre fonte preziosissima, spiace quella trivialità di critica e di riflessi. Aprendolo a caso, leggo al lib. III. c. 1. § 3 della sua _Storia della letteratura_: «S’ei debba chiamarsi Biondo Flavio o Flavio Biondo, ella è questione non ancor bene decisa, e poco importa il sapere com’ella debba decidersi. Io scrivo Biondo Flavio perchè così leggesi nell’iscrizion sepolcrale a lui posta, e negli antichi _Annali di Forlì_ sua patria, pubblicati dal Muratori; e così pure lo chiama Francesco Filelfo in più lettere a lui scritte, delle quali diremo fra poco. Che se ciò non ostante altri crede ch’ei debba dirsi Flavio Biondo, io non per ciò vo’ movergli guerra». Al tom. VII. part. III. pag. 1169: «Di Benedetto Bordone appena mi tratterrei io a parlarne, se una quistione assai dibattuta qui non ci si offerisse, e che non vuolsi passar senza esame; cioè se fosse padovano o veronese, e, ciò che più importa, se ei fosse o no il padre del celebre Giulio Cesare Scaligero»; e sei pagine profonde in tal discussione attorno un autore che _appena_ crede degno d’essere mentovato. Al tom. VIII. l. II. c. IV. nº 19: Gioachino Scaino fu uno de’ più illustri giureconsulti, e _ne è testimonio_ l’onorevole iscrizione a lui posta nella sua patria dappoichè egli fu morto... Paolo Zanchi, bergamasco, meritò d’essere encomiato con orazione funebre da Giovita Rapicio».

[263] Il Leo (_Storia d’Italia_, cap. 2. § 1) dice: — Nuovi elementi, nuovi principj doveano essere portati all’Italia, acciocchè una nuova vita si svegliasse dopo la caduta dell’Impero. Nè si può comprendere come in circostanze siffatte lo spirito del popolo italiano potess’essere capace di dare nuovi prodotti, importanti alla storia del mondo». Anche il Sismondi nella prefazione parla dell’«Italia rinvigorita dall’unione del suo popolo con popoli settentrionali».

[264] Si tenga presente la data di questo lavoro.

[265] Qualcosa di meglio uscirà dall’istituzione, decretata nel 1852, d’un archivio centrale di Stato in Firenze, ove ordinare da 115,870 tra filze e registri, e 126,830 pergamene, e acquistando sempre nuovi documenti dalle case che ne sono ricchissime.

[266] Somma prova del degradamento degli studj eruditi fra noi è la sfacciataggine con cui si pubblicano o spacciano documenti assolutamente falsi, o sì evidentemente scorretti, che, senza aver sott’occhio gli originali, può emendarli chi appena abbia attinto a studj siffatti. Ma più sciagurato ancora è il vedere tali pubblicazioni lodate dai dispensieri della fama, e dato nome d’eruditi a tali che meritano unicamente quello di cerretani.

[267] Ora sono 12, e vi si devono unire le pubblicazioni delle Deputazioni storiche delle varie regioni italiane, e molti giornali.

[268] FILIPPO JAFFE, _Regesta pontificum romanorum ab condita Ecclesia ad annum post Christum natum_ MCXCVIII. Berlino 1850.

[269] La calata d’Enrico VII è narrata da un vescovo _in partibus_ di Butronto, tedesco amico dell’imperatore non men che del papa, al quale dà ragguaglio dell’impresa con dignitosa franchezza e semplicità. La descrisse pure Albertino Mussato. Gli atti d’Enrico VII sono raccolti da Döniges, _Regesta Enrici VII_.

[270] GIULINI, _Memorie del Milanese_, VIII. 619; BONINCONTRO MORIGIA, _Chron._, lib. II. c. 6.

[271] Alla coronazione di Bonifazio VIII dodici ambasciatori assistettero, tutti fiorentini, cioè: Palla Strozzi messo della repubblica di Firenze, Cino Diotisalvi del signore di Camerino, Lapo Uberti della repubblica di Pisa, Guido Talunca del re di Sicilia, Manno Adimari di quello di Napoli, Folco Bencivenni del granmaestro di Rodi, Vermiglio Alfani dell’imperatore, Musciato Franzesi del re di Francia, Ugolino dal Vecchio di quello d’Inghilterra, Rimeri di quel di Boemia, Simone de Rossi dell’imperatore di Costantinopoli, Guicciardo Bastari del gran kan dei Tartari. Il che vedendo, Bonifazio chiamò i Fiorentini il quinto elemento.

[272] Cioè dagli uomini d’arme. Sono parole di Dino Compagni.

[273] LUENIG, _Cod. diplom._, I. 1078.

[274] LEONARDO ARETINO. — Di quelli che andarono nell’oste di Enrico si ha la lista nelle _Delizie degli eruditi tosc._, XI. 109.

[275] GIO. DA CERMENATE, _Hist._, cap. 62.

[276] «Sarebbesi partito (da Poggibonzi) se avesse avuto con che, perocchè era largo spenditore e donatore, e di sua coscienza era buono e avea buona fede. Non si volea partire, che non avea che dare da cui aveva accattato.... Re Federico di Sicilia mandogli ventiquattro migliaja di fiorini, con li quali esso pagò i suoi debiti e partissi». COPPO DI STEFANO, lib. V. — _Hic etenim rex noster magnanimus erat, et omnium virtutum dives, pecunia et auro nimium pauper, nihil nisi Italicis adjutus propositi agere omnino valebat_. CERMENATE, cap. 20.

[277] Leggesi nel _Corpus juris civilis_; sicchè i papi non erano soli in siffatte pretensioni. La costituzione seguente è in Döniges, _Regesta Enrici VII_, pag. 226.

La sentenza contro Firenze è riferita nelle _Delizie degli eruditi_, XI. 105, in una traduzione che credesi contemporanea, e che perciò qui ripetiamo: — Acciocchè venga agli altri in exemplo acciocchè della loro contumacia non possano gloriarsi il loro Comune et huomini, per la loro contumacia habbiendo per confessi et legiptimamente convinti di tutti et ciascuni de’ sopradetti excessi, chiamato il nome di Cristo, sedendo per tribunale sententialmente priviamo in questi scripti il detto Comune et huomini Fiorentini del mero et mischiato imperio, della ragione et della signoria di podesteria, rettoria, capitaneria et di ogni jurisditione delle quali sono usi, o vero usarono di usare nella detta ciptà et suo distretto et tenitorio. Ancora le castella et le ciptà, le ville et li distretti della medesima ciptà di Firenze, et tutti i beni che la detta ciptà et Comune di Firenze ha et possiede dentro et di fuori in ogni luogo la nostra Camera et del romano Imperio confischiamo, et in perpetuo pubblichiamo, privando loro degli statuti et leggi municipali et della autorità di farle in futuro, et di tutti i feudi, franchigie, brevilegi, libertà et immunità et honori dagl’imperadori et re de’ Romani predecessori nostri conceduti a loro, delle quali cose si sono renduti indegni; et quelle rivocando cassiamo, et di nostra certa scientia et sententia annulliamo. Et nondimeno el detto Comune et huomini in cinque mila libre d’oro a pagare alla nostra Camera et del romano Imperio condepniamo. Ancora i priori et i consoli della detta terra et tutti gli altri uficiali che ora sono et che per innanzi durando la detta rebellione a detti uficj saranno eletti, perpetuamente condepniamo in infamia et come consapevoli et favoreggianti della detta rebellione perpetualmente sbandiamo. Et ancora tutti et ciascuni ciptadini et habitatori et del distretto della detta ciptà sbandiamo, comandando che niuna città, castello o vero barone, comunità, o spetiale persona i detti Comuni, ciptadini et distrettuali o alcuno di loro ricepti o dia loro ajuto in alcuno modo o vero favore dopo a uno mese fornito, da incominciare dal dì di questa data sententia, sotto pena a ciascuno Comune di ciptà di libre cinquanta d’oro, et a ciascuno castello et barone di libre venti d’oro, et a ciascuna spetiale persona di libre una d’oro a pagare alla nostra Camera, et più et meno a nostro arbitrio, considerato la qualità delle persone et modo del delitto: et questa pena tante volte si paghi quante volte sarà contraffatta. Et dichiarando che chiunque possa i detti Fiorentini come nostri sbanditi et rebelli nostri et del sacro romano Imperio personalmente pigliare, però senza offesa delle persone, et in nostra balìa destinare, et così pigliare et havere i loro beni, proibendo che niuno debitore del detto Comune, o vero delle persone singolari della ciptà di Firenze et suo distretto presuma di soddisfare o rispondere del suo debito a detti. Da tutte le predette cose però eccettuiamo coloro che sono della famiglia nostra, et coloro che sono sbanditi per cagione delle predette cose dalla medesima ciptà et suo distretto et loro famiglia et cose; i quali familiari nostri et sbanditi, et loro famiglie et beni delle dette pene et sententie et sbandimenti trajamo, et sotto la nostra protetione et del romano Imperio riserbiamo. Comandando che lo podestà, et capitano della già detta ciptà et loro giudici et notaj, se infra venti dì dal pronuntiamento di sì fatta nostra sententia da loro uficj et dalla ciptà non si partiranno, o vero chi, per lo innanzi a’ detti uficj di podesteria, capitaneria, judiceria, noteria chiamati, presumeranno di andare ad exercitare, sieno per questa stessa legge tosto et perpetuamente della podestà di giudicare, di assistere et di fare pubblici stromenti et di ogni altro honore et dignità privati. Et vogliamo et dichiariamo che i medesimi soggiacciano all’infamia, se i predetti Comuni et huomini infra lo spazio di venti dì per sindaco legiptimamente dichiarato non compariscano dinanzi per ubbidire efficacemente a’ nostri comandamenti sopra tutte queste cose».

[278] Che fosse avvelenato nell’ostia, è ciancia smentita dal silenzio de’ contemporanei. «Lo corpo dell’imperadore, cioè le ossa, in una cascia ne fue recato a Pisa, e posto nella chiesa maggiore: e mai tanto duolo e pianto non fu fatto per li Pisani quanto allora, PERCHÈ avevano speso più di due milioni di fiorini, e non avea fatto pro nissuno, e rimaneano in briga, senza monete o alcuno ajuto». RANIERI SARDO, _Cron. pisana_.

[279] _Decr. Clem._, lib. VII.

[280] LELMI, _Cronaca di Sanminiato_.

[281] È l’opinione di Carlo Troya, _Del veltro allegorico di Dante_. Il Purgatorio diresse al marchese Mornello Malaspina; il Paradiso a Federico I di Sicilia, poi a Can Grande della Scala.

[282] BALUZIO, _Vitæ paparum avinionensium_, tom. I, addit. col. 704.

[283] Quattro giorni egli serenò nella maremma per assalire Grosseto: e anche Federico II più volte accampò in quella pianura, or davanti Sovana, or davanti Selvena; mentre oggi una sola notte estiva darebbe le febbri. Non era dunque ancora sì micidiale l’aria.

[284] G. VILLANI, X. 54. Castruccio portava un abito di seta cremisi, che sul petto avea scritto _È come Dio vuole_, e sulle spalle _Sarà quel che Dio vorrà_.

[285] Carlo di Boemia scrisse la propria vita, ove dice che suo padre ordinò al cappellano d’istruirlo _aliquantulum in literis_, _quamvis ignarus esset literarum_; e da lui imparò a leggere l’uffizietto della beata Vergine.

[286]

Laurin si fa della sua patria capo, Ed in privato il pubblico converte; Tre ne confina, a sei ne taglia il capo; Comincia volpe, ed indi a forze aperte Esce leon, poi ch’ha il popol sedutto Con licenze, con doni e con offerte. ARIOSTO, _Satire_.