Spettri: dramma in tre atti

Part 2

Chapter 23,703 wordsPublic domain

IL PAST. Io non devo neppure perdere completamente di vista la situazione equivoca — oserò dire penosa — in cui potrei trovarmi. Nei circoli influenti della città, ci si occupa moltissimo di tale fondazione. L’asilo non è in parte eretto a vantaggio della città? È sperabile anzi che servirà ad alleggerire in misura abbastanza larga i carichi dell’assistenza pubblica. Ora, essendo stato vostro consigliere, incaricato della parte amministrativa dell’opera, temo, lo confesso, d’essere il primo bersaglio degli invidiosi.

Sig.ª ALVING. Infatti non dovete esporvici.

IL PAST. Senza parlare degli attacchi che, non c’è alcun dubbio, non mi verrebbero risparmiati da certi giornali di cui....

Sig.ª ALVING. Basta, caro Pastore. La vostra prima considerazione è sufficiente....

IL PAST. Adunque credete che sia meglio rinunciare all’assicurazione?

Sig.ª ALVING. Sì, vi rinunceremo.

IL PAST. (_sdraiandosi sulla sedia_). Ma ammettendo che accadesse una disgrazia — non si può mai sapere — v’assumereste di riparare al disastro?

Sig.ª ALVING. Questo poi no, ve lo dico chiaramente; non lo farei.

IL PAST. In tal caso, sapete, signora mia, quale grave responsabiltà ci assumiamo?

Sig.ª ALVING. Possiamo fare diversamente?

IL PAST. No, ed ecco la difficoltà. Noi non possiamo esporci a dei giudizi sfavorevoli, e non abbiamo affatto il diritto di scandalizzare l’opinione.

Sig.ª ALVING. Voi, come prete, no certamente.

IL PAST. D’altra parte credo sinceramente che dobbiamo contare, per simile fondazione, sur una stella propizia, dirò meglio, sulla protezione speciale di lassù.

Sig.ª ALVING. Speriamolo, caro Pastore.

IL PAST. Sicchè, adunque, voi credete che sia meglio lasciare le cose come sono?

Sig.ª ALVING. Ne sono convinta.

IL PAST. Sarà fatta la vostra volontà. (_scrivendo_) Assicurazione niente.

Sig.ª ALVING. È strano però che abbiate aspettato sino ad oggi a tenermene parola.

IL PAST. L’ho pensato spesso però.

Sig.ª ALVING. Lo sapete che ieri per poco non abbiamo avuto un incendio laggiù?

IL PAST. Che dite mai?

Sig.ª ALVING. Fortunatamente fu senz’importanza. Dei trucioli che bruciarono nel laboratorio del falegname.

IL PAST. Ove lavora Engstrand?

Sig.ª ALVING. Sì, dicono ch’è talora così trascurato cogli zolfanelli....

IL PAST. Ha tante cose in testa quel benedett’uomo; ne ha avute tante! Per fortuna pare che ora si sia proposto, se sarà vero, di condurre una vita irreprensibile.

Sig.ª ALVING. Davvero? Chi ve lo disse?

IL PAST. Egli stesso me l’assicurò. Sta il fatto che come operaio vale molto.

Sig.ª ALVING. Sì, finchè non beve.

IL PAST. Purtroppo ha quella malaugurata debolezza! A sentir lui però n’ha sempre colpa la sua gamba difettosa. L’ultima volta ch’io lo vidi in città, m’ha veramente commosso. Venne a trovarmi, e mi ringraziò con tanta effusione d’avergli procurato del lavoro qui ove gli è dato d’incontrare sua figlia.

Sig.ª ALVING. Non credo però che la veda molto spesso.

IL PAST. V’ingannate: egli le parla ogni giorno, così mi disse lui.

Sig.ª ALVING. Sarà.

IL PAST. Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno che lo trattenga allorchè gli capita la tentazione! Ciò che mi commuove in Giacomo Engstrand, si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la sua debolezza per confessarvela e accusarsene da sè. L’ultima volta che venne.... statemi a sentire, signora Alving, mi confessò che sarebbe una felicità per lui avere Regina presso di sè....

Sig.ª ALVING. (_alzandosi vivamente_). Regina!

IL PAST. Voi non potreste opporvi.

Sig.ª ALVING. Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi Regina è necessaria all’asilo.

IL PAST. Ma Engstrand è suo padre, non dovete dimenticarlo!

Sig.ª ALVING. Un padre come quello!... In quanto a questo, io posso saperne più di qualunque altro. No! Io non consentirò mai ch’essa se ne vada ad abitare con lui!

IL PAST. (_alzandosi_). Mia cara signora, non accoratevi troppo. V’assicuro però che mi rincresce il vedere in qual conto tenete il povero Engstrand. Si direbbe proprio che temiate....

Sig.ª ALVING. (_più calma_). Non importa. Fui io che raccolsi Regina in casa mia, ed è in casa mia che deve rimanere. (_si pone in ascolto_) Zitto! mio caro Pastore, non più una parola di ciò. (_il suo volto si rischiara_) Ascoltate: ecco Osvaldo che discende. Non pensiamo ora che a lui.

SCENA IV.

DETTI, OSVALDO.

(_Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in mano, fumando un’enorme pipa di schiuma di mare, entra dalla porta di sinistra_.)

OSVALDO. (_arrestandosi sulla soglia_). Oh! Mille scuse. Credevo foste tutti nel gabinetto da lavoro. (_avvicinandosi_) Buon giorno, signor Pastore.

IL PAST. (_fissandolo con meraviglia_). Oh! Ma è strano....

Sig.ª ALVING. Che ne dite, Pastore?

IL PAST. Io dico.... dico.... No! Ma è questo veramente?...

OSVALDO. Sì, signor Pastore, questo è veramente il figliuol prodigo....

IL PAST. Ma, mio caro amico....

OSVALDO. Il figlio ritrovato, se così preferite dire.

Sig.ª ALVING. Osvaldo pensa al tempo in cui voi vi opponevate così decisamente alla sua carriera artistica.

IL PAST. Vi sono tante decisioni, temerarie ai nostri occhi, che più tardi invece.... (_gli tende la mano_) Insomma, siate il benvenuto. Davvero, mio caro Osvaldo.... mi permettete nevvero ch’io vi chiami come vi chiamavo una volta?...

OSVALDO. E come vorreste chiamarmi?

IL PAST. Grazie! Volevo adunque pregarvi, mio caro Osvaldo, di non credere ch’io condanni assolutamente la carriera artistica. Riconosco che in tale carriera come in ogni altra, molti e molti sanno salvare il loro animo dalla corruzione.

OSVALDO. Speriamolo.

Sig.ª ALVING. Io ne conosco uno (_raggiante di gioia_) che s’è salvato corpo ed anima. Guardatelo, signor Pastore.

OSVALDO (_risalendo la scena_). Bene, bene, mamma mia, non ne parliamo.

IL PAST. Via, non si può negarlo infatti. Eppoi, ecco che cominciate a farvi un nome. I giornali parlano spesso di voi, e nel modo il più lusinghiero.... Però in questi ultimi tempi ci fu un po’ di silenzio.

OSVALDO (_s’è avvicinato ai fiori_). Infatti da qualche tempo non posso lavorare con una certa assiduità.

Sig.ª ALVING. Un pittore ha diritto di riposarsi come ogn’altro.

IL PAST. Si capisce. Nel frattempo ci si prepara e si raccolgono tutte le proprie forze per qualche lavoro importante.

OSVALDO. Già.... Mamma, il pranzo sarà pronto presto?

Sig.ª ALVING. Tra una mezz’ora. Grazie a Dio l’appetito non gli manca.

IL PAST. Nè la passione pel tabacco.

OSVALDO. Trovai di sopra la pipa di mio padre e....

IL PAST. Ah! Ci siamo.

Sig.ª ALVING. Che intendete dire?

IL PAST. Allorchè scorsi sulla soglia Osvaldo, colla pipa in bocca, credetti vedere suo padre risuscitato.

OSVALDO. Davvero?

Sig.ª ALVING. Ma come potete dire una cosa simile? Osvaldo rassomiglia soltanto a me.

IL PAST. Quest’è vero, ma c’è una certa linea agli angoli della bocca, sulle labbra, che avevo già osservato sul volto d’Alving....

Sig.ª ALVING. Tutt’altro. A me sembra invece che Osvaldo abbia qualche cosa di sacerdotale agli angoli della bocca.

IL PAST. È vero, è vero; un tratto simile si riscontra infatti presso parecchi dei miei confratelli.

Sig.ª ALVING. Ma lascia, ti prego, la tua pipa, ragazzo mio, non voglio che ci sia fumo in questa stanza.

OSVALDO. Hai ragione. Volevo soltanto provarla. Vi fumai una volta sola allorchè ero piccino.

Sig.ª ALVING. Davvero?

OSVALDO. Sì. Ero un bimbo allora. Mi ricordo che una sera entrai nella camera di mio padre e ch’egli era così gaio, così animato....

Sig.ª ALVING. Ma che! Tu non puoi ricordarti di quell’epoca.

OSVALDO. Oh! Me ne ricordo benissimo. Egli mi prese sulle sue ginocchia e mi fece fumare nella sua pipa. «Fuma, fuma, ragazzo mio,» mi disse. E io fumai sinchè mi fu possibile, sinchè mi sentii impallidire e il sudore bagnarmi la fronte. Allora egli rise così di cuore....

IL PAST. Strano, davvero!

Sig.ª ALVING. Amico mio, dev’essere un sogno di Osvaldo questo.

OSVALDO. No, mamma, non è un sogno. Tant’è vero — te ne ricordi? — che tu sei entrata e m’hai portato nella mia cameretta; là mi sono sentito male e ricordo anche d’averti veduta piangere. Ma il papà soleva fare di simili scherzi.

IL PAST. Nella sua gioventù egli era molto allegro.

OSVALDO. E nel poco tempo ch’egli ha vissuto, ha saputo compiere tante cose utili e buone.

IL PAST. È vero. Voi portate il nome d’un uomo degno ed attivo, mio caro Osvaldo Alving. Ebbene, speriamo che questo sarà per voi uno stimolo, un incoraggiamento....

OSVALDO. Infatti, dovrebbe essere così.

IL PAST. Ad ogni modo, fu amabilissimo da parte vostra, l’esservene ritornato per una festa sacra alla sua memoria.

OSVALDO. Non avrei potuto fare diversamente.

Sig.ª ALVING. E pensare che potrò averlo per tanto tempo, questo è il più bello!

IL PAST. Sicuro, mi fu detto che rimarrete qui con noi tutto l’inverno.

OSVALDO. Non è stabilito il tempo della mia permanenza qui, signor Pastore. Qual piacere si prova nel ritornarsene in casa propria!

Sig.ª ALVING (raggiante). Non è vero, figlio mio?...

IL PAST. (_guardandolo con interesse_). Eravate ben giovane, mio caro Osvaldo, quando avete cominciato a girare il mondo.

OSVALDO. È vero: io mi domando talvolta, se non ero persino troppo giovane.

Sig.ª ALVING. Tutt’altro: ciò non può arrecare che vantaggio ad un ragazzo svegliato, e specialmente ad un figlio unico che corre il rischio di viziarsi troppo restandosene sempre in casa sua, tra il babbo e la mamma.

IL PAST. Questo è molto discutibile, signora mia. Dopo tutto, la casa paterna sarà sempre il soggiorno migliore per un ragazzo.

OSVALDO. Su questo punto, io sono perfettamente dell’opinione del Pastore.

IL PAST. Guardate, per esempio, il vostro istesso figliolo. Noi possiamo benissimo parlare in sua presenza. Eccolo giunto ai suoi ventisei o ventisette anni, e mai egli ebbe occasione di conoscere la vera vita di famiglia....

OSVALDO. Perdonate, signor Pastore.... ma su questo punto vi sbagliate.

IL PAST. Davvero? Io credevo che aveste frequentato solo circoli d’artisti.

OSVALDO. Quest’è esatto.

IL PAST. E in ispecie quelli di giovani artisti.

OSVALDO. Precisamente.

IL PAST. E pensavo che per la maggior parte non avessero i mezzi di fondare una famiglia e un focolare proprio.

OSVALDO. Ce n’è bensì di quelli che non possono sposarsi, signor Pastore....

IL PAST. Ebbene! È precisamente ciò che voglio dire.

OSVALDO. Ma ciò non toglie ch’essi non possano avere un focolare proprio e spesso essi l’hanno... e organizzato bene, e molto conveniente.

Sig.ª ALVING (_attenta a queste parole, le approva col capo, senza parlare_).

IL PAST. Io non intendo parlare d’un governo di casa da scapoli. Io chiamo focolare domestico quello presso cui vive un uomo con sua moglie e i suoi figli.

OSVALDO. Sì, oppure coi suoi figli e la loro madre.

IL PAST. (_dando un sobbalzo e giungendo le mani_). Ma.... misericordia!

OSVALDO. Che?

IL PAST. Vivere colla madre dei propri figli?

OSVALDO. Sicuro; preferireste che venisse respinta?...

IL PAST. Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, a queste «false famiglie» come volgarmente si dicono.

OSVALDO. Io non trovai mai nulla di falso in questa vita in comune.

IL PAST. Ma come può egli avvenire che un uomo o una donna che abbiano avuto solo un principio di educazione, possano adattarsi ad una simile esistenza, innanzi agli occhi del mondo?

OSVALDO. Eh! Che volete che facciano? Un giovane artista povero, una fanciulla povera... Per sposarsi occorre molto denaro. Che fare?

IL PAST. Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò io ciò che devono fare. Devono starsene lungi l’uno dall’altro sin dal principio....: ecco ciò che devono fare.

OSVALDO. Un tal discorso non vi gioverebbe molto con noi giovanotti, appassionati, innamorati.

Sig.ª ALVING. In fede mia, no, non vi gioverebbe molto.

IL PAST. (_insistendo_). E le autorità che tollerano cose simili e le lasciano avvenire alla piena luce del giorno!.... (_volgendosi verso la signora Alving_) Non avevo ragione d’essere profondamente inquieto sul conto di vostro figlio? In circoli simili ove l’immoralità si mette sfacciatamente in mostra, ove, per così dire, essa acquista il diritto di cittadinanza....

OSVALDO. Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io fui l’ospite assiduo d’una di quelle famiglie irregolari, presso la quale passavo quasi tutte le mie domeniche.

IL PAST. Proprio le domeniche!

OSVALDO. Sicuro, è il giorno consacrato al divertimento. Ma non intesi mai una parola meno che conveniente; nulla di quanto potrebbe venir tacciato d’immoralità.... No; sapete voi invece dove e quando si riscontra dell’immoralità nei circoli d’artisti?

IL PAST. No, grazie a Dio, non ne so nulla.

OSVALDO. Ebbene! Mi permetterò di dirvelo io: la riscontrai solo allorchè qualche padre o marito delle nostre famiglie modello, veniva presso gli artisti in cerca di un po’ di libertà, degnando onorare di una sua visita le nostre umili taverne. In quelle occasioni sì, possiamo dire d’averne imparate delle belle! Quei signori sapevano raccontarci fatti e cose a cui non avevamo pensato mai.

IL PAST. E che? Pretendereste che degli uomini onorati di questo paese possano andare....

OSVALDO. Li avete mai intesi, questi uomini onorati, di ritorno alle loro case, discutere sull’immoralità che regna nei paesi stranieri?...

IL PAST. Questo sì....

Sig.ª ALVING. Anch’io ne intesi parlare.

OSVALDO. Sicuro. E si può loro credere sulla parola. Tra essi ci sono di quelli che lo sanno per esperienza propria. (_si prende la testa tra le mani_) Chi si permette di ricoprire di fango la bella, la superba, la libera esistenza di laggiù?

Sig.ª ALVING. Non esaltarti, Osvaldo, questo non ti giova affatto.

OSVALDO. Hai ragione, mamma; non mi giova. Vedi, ne è causa questa maledetta stanchezza. Vuol dire che farò una passeggiatina prima di pranzo. Scusatemi, signor Pastore; voi non potete mettervi nei miei panni; ma ne fui preso così bruscamente.... (_esce dalla porta di destra_)

SCENA V.

Signora ALVING, PASTORE MANDERS.

Sig.ª ALVING. Povero figlio mio!...

IL PAST. Oh! Meno male che la pensate così. Ecco a che ne siamo!

Sig.ª ALVING (_lo guarda in silenzio_).

IL PAST. (_misurando a gran passi la scena_). Figliuol prodigo, ha detto; ahimè sì è proprio così, sì!

Sig.ª ALVING. (_continua a guardarlo_).

IL PAST. Ma voi che dite di tuttociò?

Sig.ª ALVING. Dico che Osvaldo ha completamente ragione.

IL PAST. (_con un sobbalzo_). Ragione! ragione di esporre tali principî?

Sig.ª ALVING. Qui nella mia solitudine io son giunta a pensarla come lui. Ma non ho osato mai affrontare la questione troppo davvicino. Sia! Mio figlio parla per me.

IL PAST. Siete veramente da compiangere signora Alving. Ascoltatemi: ora parleremo sul serio. In questo momento non avete più innanzi a voi il vostro uomo d’affari, il vostro consigliere, il vostro amico di gioventù e l’amico del vostro defunto marito; è il pastore che vi parla come lo fece il dì del vostro errore.

Sig.ª ALVING. E che ha egli a dirmi il pastore?

IL PAST. Voglio prima di tutto destare i vostri ricordi, signora. Il momento è scelto bene: domani ricorre il decimo anniversario della morte di vostro marito. Domani cadrà il velo del monumento destinato ad eternare la sua memoria. Domani mi rivolgerò a tutti; oggi voglio trattenermi con voi sola.

Sig.ª ALVING. Ebbene, parlate, signore.

IL PAST. Vi ricordate che un anno dopo il vostro matrimonio vi siete trovata sull’orlo dell’abisso, che avete disertato dalla vostra casa.... che avete abbandonato vostro marito? Sì, signora mia.... abbandonato, quest’è la parola, e vi siete rifiutata di ritornarvene presso di lui, malgrado ogni sua preghiera, malgrado ogni sua supplica.

Sig.ª ALVING. Dimenticaste come fossi infelice in quel primo anno di matrimonio?

IL PAST. Cercar la felicità in questa vita, ecco il vero spirito di rivolta. Che diritto abbiamo noi alla felicità? Noi dobbiamo fare il nostro dovere, signora; e il vostro dovere v’imponeva di restarvene presso all’uomo a cui avevate giurata la vostra fede.

Sig.ª ALVING. Voi sapete quale vita menasse Alving in quell’epoca e di quali disordini egli si rendesse colpevole.

IL PAST. Conosco benissimo tutte le voci che correvano sul suo conto, ed è ben lungi da me l’idea d’approvare la condotta della sua giovinezza, ammesso che tali voci fossero fondate. Ma una donna non è autorizzata ad erigersi a giudice di suo marito. Era vostro dovere di sopportare umilmente la croce che la volontà dell’Altissimo avea creduto bene d’imporvi. Invece voi vi siete ribellata, avete gettata lungi da voi la croce, abbandonando il poveretto ch’era vostra missione sostenere. Avete disertato, esponendo il vostro nome e la vostra riputazione, col rischio inoltre di rovinare la riputazione di qualche altro.

Sig.ª ALVING. Di qualche altro?

IL PAST. Non fu, da parte vostra, una gran leggerezza il venire a rifugiarvi in casa mia?

Sig.ª ALVING. Dal nostro Pastore? Dal nostro buon amico di casa?

IL PAST. Appunto per questo. Sì, potete ringraziare Iddio che mi conferì la necessaria energia, che mi aiutò a distogliervi dai vostri progetti esaltati, e mi diede la forza di ricondurvi sulla via del dovere e nella casa del vostro legittimo sposo.

Sig.ª ALVING. Sì, mio buon Pastore, questa fu tutta opera vostra.

IL PAST. Io non fui che un umile strumento nelle mani dell’Altissimo. E dalla felicità che mi fu data piegandovi al dovere e all’obbedienza, quale benedizione non ne risultò mai per tutto il resto della vostra vita! Le cose non si riordinarono forse come ve l’avevo predetto? Alving non dette forse un addio a tutti i disordini della sua esistenza? E d’allora in poi non passò egli forse tutti i suoi giorni con voi, nell’amore e nella felicità? Non divenne egli il benefattore della contrada, e voi non diveniste un po’ alla volta la sua compagna indivisibile in ogni opera di beneficenza? Oh! So tutto, signora mia, e di tale elogio v’andavo debitore da un pezzo. Ma giungiamo all’altro errore più grande della vostra vita.

Sig.ª ALVING. Che intendete dire?

IL PAST. Come avete un giorno rinnegato i doveri di sposa, avete più tardi rinnegati quelli di madre.

Sig.ª ALVING. Ah!...

IL PAST. Foste dominata ognora da un’invincibile fiducia in voi stessa. Non avete mirato ognora che ad affrancarvi d’ogni legge e da ogni giogo. Mai avete saputo sopportare il peso d’una catena qualsiasi. Tutto ciò che vi disturbava, l’avete sempre gettato lungi da voi senza rimpianto, senz’esitazione, come un insopportabile fardello, non ascoltando che la voce del piacere. Non vi conveniva più oltre l’essere sposa, e vi siete liberata di vostro marito; v’appariva troppo incomodo l’essere madre, e avete mandato vostro figlio tra gente estranea.

Sig.ª ALVING. È vero, io lo feci.

IL PAST. E così siete divenuta un’estranea per lui.

Sig.ª ALVING. No, no, v’ingannate.

IL PAST. Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è egli ritornato? Pensateci bene, signora Alving. Voi siete stata colpevole verso vostro marito, e lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento alla sua memoria; riconoscete ora pure i vostri torti verso vostro figlio; forse siamo ancor in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate per quanto v’è possibile di rifare il vostro passato, e correggete in lui ciò che spero si potrà ancora correggere. (_alza l’indice_) Poichè ve lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete una madre colpevole. Ecco quanto riputai mio dovere di dichiararvi.

(_Lungo silenzio_.)

Sig.ª ALVING (_lentamente, dominandosi_). Ora avete parlato voi, signor Pastore, e domani parlerete in pubblico per onorare la memoria di mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi ho anch’io alcune cose da dirvi....

IL PAST. Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra condotta.

Sig.ª ALVING. No; m’accontenterò di narrarvi alcuni fatti.

IL PAST. Sentiamo.

Sig.ª ALVING. Di tutto ciò che avete detto riguardo a mio marito, a me e alla nostra vita in comune, dopo che, come usate dire voi, mi faceste rientrare nella via del dovere, di tutto ciò non avete certo potuto rendervene conto direttamente da voi stesso, perchè da quel giorno voi, nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso piede in casa nostra.

IL PAST. Voi e vostro marito avete lasciato la città subito dopo quegli avvenimenti.

Sig.ª ALVING. Sicuro, e vivente mio marito non siete più venuto a trovarci. Furono solo gli affari dell’asilo che vi obbligarono a venirmi a vedere.

IL PAST. (_a voce bassa e tremante_). Elena, se questo è un rimprovero.... Vi prego di riflettere....

Sig.ª ALVING. Ai riguardi che dovete al vostro stato; sicuro.... Eppoi io ero la donna che avea abbandonato il proprio marito.... Non si sta mai abbastanza lontani da donne simili.

IL PAST. Cara.... signora Alving.... c’è qui un’esagerazione evidente.

Sig.ª ALVING. Sì, sì, sì, lasciamo stare. Volevo dirvi solo che, giudicando la mia vita domestica, anche voi non avete fatto altro che unirvi all’opinione che correva sul mio conto.

IL PAST. Ebbene sì! Eppoi?...

Sig.ª ALVING. Ma oggi, Manders, oggi voglio dirvi tutta la verità. Giurai che voi solo, un giorno, dovreste saperla.

IL PAST. E qual’è dunque questa verità?

Sig.ª ALVING. La verità è che mio marito morì nella dissolutezza in cui avea sempre vissuto.

IL PAST. (_cercando la spalliera della seggiola per appoggiarsi_). Che avete detto mai?

Sig.ª ALVING. Dissolutezza, dopo diciannove anni di matrimonio, altrettanto profonda che alla vigilia della nostra unione.

IL PAST. Ma come potete chiamare dissolutezza, quelle irregolarità, quegli errori di gioventù, diciamo pure, quei disordini!

Sig.ª ALVING. Il nostro medico si serviva di tale espressione.

IL PAST. Ora non vi capisco più.

Sig.ª ALVING. È inutile che mi comprendiate.

IL PAST. La mia testa si smarrisce. Adunque tutto il vostro matrimonio, la comunanza di tanti anni passati con vostro marito non sarebbe stato che un velo gittato sur un abisso!

Sig.ª ALVING. Nè più nè meno. Ora lo sapete.

IL PAST. Ma... Passerà molto tempo prima ch’io possa rendermi conto di tutto ciò. Non mi ci raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè restarsene nascosto un fatto simile?

Sig.ª ALVING. Perchè il secreto non fosse tolto, dovetti sostenere una lotta continua. Dopo la nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un leggero miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga durata. Più tardi dovetti lottare mortalmente perchè nessuno potesse sospettare qual uomo fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi sapete come Alving riuscisse a conquistarsi ogni simpatia. Nessuno avrebbe potuto concepire un pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di quegli uomini capaci d’ingannare chicchessia. Ma infine, Manders — dovete saper tutto — infine egli commise un abbominio superiore a tutti i precedenti.

IL PAST. Superiore a tutti?...

Sig.ª ALVING. Sopportavo ogni male pazientemente, sebbene non ignorassi ciò che avveniva fuori di casa; ma allorchè lo scandalo si annidò tra queste quattro mura....

IL PAST. Che dite? Ah, mio Dio!...

Sig.ª ALVING. Sì, qui, sotto il nostro tetto. Sì, fu là, (_indica la prima porta a destra_) là che n’ebbi la prima rivelazione. Un giorno in cui ero occupata in questa stanza, vidi la bambinaia rientrare con dell’acqua pei fiori....

IL PAST. Ebbene?...

Sig.ª ALVING. Un momento dopo rientrò pure Alving. Lo udii parlare a bassa voce con quella ragazza. Poi intesi.... (_con un riso secco_) oh! e mi suona ancora straziante e ridicolo a l’orecchio, intesi la mia serva mormorare; «Lasciatemi, lasciatemi dunque, signor ciambellano».

IL PAST. Che leggerezza imperdonabile! Ma non si trattava che d’una leggerezza, ve l’assicuro, signora.

Sig.ª ALVING. Anche troppo presto appresi come stavano le cose. Il ciambellano raggiunse il suo scopo con quella donna e la relazione, Pastore, ebbe delle conseguenze.

IL PAST. (_pietrificato_). E tutto in questa casa! In questa casa!