Spettri: dramma in tre atti

Part 1

Chapter 13,713 wordsPublic domain

SPETTRI

DRAMMA IN TRE ATTI

DI ENRICO IBSEN

MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI.

PROPRIETÀ LETTERARIA.

_Chi intende valersi di questa traduzione per la recita, deve assolutamente ottenerne il permesso dalla_ SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI, _Corso Venezia, 6, Milano_.

Tip. Treves e Rovida. — 1913.

PERSONAGGI.

La signora ELENA ALVING, vedova del capitano e ciambellano Alving. OSVALDO ALVING, pittore, suo figlio. IL PASTORE MANDERS. ENGSTRAND, falegname. _Regina Engstrand_, cameriera della signora Alving.

_L’azione si svolge in campagna, presso la signora Alving, sulla riva d’uno dei grandi fiords della Norvegia settentrionale._

ATTO PRIMO.

_Un’ampia stanza che dà sul mare. Porta a sinistra. Due porte a destra. Nel mezzo della stanza una tavola rotonda circondata da seggiole; sulla tavola libri, riviste e giornali. Sul davanti a sinistra una finestra innanzi a cui sta un sofà e un tavolino da lavoro. Nel fondo una serra a vetri, in comunicazione colla stanza. A destra della serra una porta dalla quale si esce per discendere sulla spiaggia. Dietro i vetri il fiord appare melanconico attraverso un velo di pioggia._

SCENA I.

ENGSTRAND e REGINA.

(_Engstrand se ne sta presso la porta che mena alla spiaggia. Egli ha la gamba sinistra più corta dell’altra e sotto il piede una suola di legno. Regina con un inaffiatoio vuoto in mano, cerca d’impedirgli d’entrare_).

REGINA (_a mezza voce_). Che vuoi? Non moverti. Sei tutto grondante di pioggia.

ENGS. È la pioggia del buon Dio, figlia mia.

REGINA. Di’ piuttosto una pioggia del diavolo.

ENGS. Buon Gesù come parli, Regina! (_fa alcuni passi zoppicando_) Ascoltami, volevo dirti....

REGINA. Ehi, galantuomo non fate tanto rumore col piede! Il padroncino dorme quassù, proprio sopra noi.

ENGS. Ancora dorme? Di pieno giorno?

REGINA. Questo non ti riguarda.

ENGS. Iersera sono stato un po’ allegro con degli amici.

REGINA. Non fo fatica a crederlo.

ENGS. Che vuoi, figlia mia, siamo uomini, siamo deboli....

REGINA. Oh! Questo è verissimo.

ENGS. E le tentazioni sono tante in questo basso mondo. Eppure Dio sa ch’io era già al mio lavoro stamane alle cinque e mezzo.

REGINA. Va bene, va bene. E se te n’andassi ora? Non voglio restarmene qua in _rendez-vous_ con te.

ENGS. Che dici? Non vuoi che?... Non ho ben capito.

REGINA. Non voglio che t’incontrino qui. Vattene per la tua strada.

ENGS. (_facendo alcuni passi verso di lei_) Mio Dio, no, non me n’andrò sinchè non t’avrò parlato. Oggi terminerò il mio lavoro laggiù, alla scuola di cui si sta per finire la costruzione, e me ne ritornerò in città, a casa mia, col battello di questa notte.

REGINA (_tra i denti_). Buon viaggio.

ENGS. Grazie dell’augurio, bimba mia. Domani si inaugura l’asilo, vi sarà quindi banchetto e gozzoviglie inaffiate da buon vino. Ora, nessuno deve dire che Giacomo Engstrand non può resistere alla tentazione allorchè questa si presenta.

REGINA. Quanto a ciò!...

ENGS. Sicuro, domani si troveranno qui molte persone dabbene. Ci sarà anche il pastore Manders, nevvero?

REGINA. Egli arriva oggi.

ENGS. Vedi! Pensa s’io vorrei che avesse qualche motivo di lamentarsi di me.

REGINA. Ah! Capisco di che si tratta! Veh! Veh!

ENGS. Che c’è?

REGINA (_fissandolo negli occhi_). Che vuoi dare ad intendere di nuovo al pastore Manders?

ENGS. Zitta! Sei pazza? Io dare ad intendere cose non vere al pastore Manders? Ah! No! Il pastore Manders è stato troppo buono con me. Ma ci allontaniamo da ciò che volevo dirti; questa sera dunque faccio ritorno a casa.

REGINA. Tanto meglio! Quanto più presto partirai....

ENGS. Sì, ma voglio condurti via con me, Regina.

REGINA (_guardandolo un istante attonita_). Vuoi condurmi via con te? Ma che intendi dire?

ENGS. Intendo dire che voglio averti presso di me, in casa mia.

REGINA (_con aria di scherno_). Mai!

ENGS. Oh! Lo vedremo.

REGINA. Sì, sì, lo vedremo, puoi contarci. Io allevata presso la signora Alving, la vedova del ciambellano?... Io che fui trattata sinora quasi come una figlia di casa? Io, andrei ad abitare con te?... In una casa come la tua? Orrore!...

ENGS. Ah! Diavolo! Che sarebbe a dire? Ti ribelleresti ora a tuo padre, figlia mia?

REGINA (_a mezza voce, senza guardarlo_). Hai ripetuto fin troppo ch’io non ero nulla per te.

ENGS. Bah! Non ci pensare....

REGINA. Quante volte m’hai chiamata una.... Che orrore!

ENGS. No, giusto cielo, no, io non mi sono servito mai di una parolaccia simile.

REGINA. Non dubitare; me le ricordo perfettamente le tue parole.

ENGS. Ma forse quando ero un po’ brillo.... Il mondo offre tante tentazioni, Regina....

REGINA. Puh!

ENGS. Eppoi la colpa è di tua madre che voleva aver sempre ragione.... Dovevo pur trovare qualche spediente per vincerla. Essa faceva sempre la smorfiosa. (_imitando_) «Te ne prego, Engstrand! lasciami stare! Ho servito per tre anni in casa del ciambellano Alving a Rosenvold, io.» (_sorridendo_) Ah! Buon Gesù! Non c’era caso di farle dimenticare che il capitano era stato promosso ciambellano nell’epoca in cui essa si trovava al suo servizio.

REGINA. Povera mamma! Non t’ha incomodato per molto tempo.... quante glie n’hai fatte passare!

ENGS. (_con un movimento che lo fa zoppicare_). Si capisce, la colpa è sempre mia.

REGINA (_voltandosi da un lato a mezza voce_). Ouf! Eppoi, codesta gamba!

ENGS. Che dici figlia mia?

REGINA. _Pied de mouton._

ENGS. Quest’è inglese?

REGINA. Già.

ENGS. Già, già; sei divenuta una sapientona, qui. Sto pensando, Regina, che ciò potrebbe fare al caso nostro.

REGINA (_dopo breve silenzio_). E che vuoi tu ch’io me ne venga a fare con te in città?

ENGS. È egli permesso chiedere ciò che vuol fare un padre della sua unica creatura? Non sono io vedovo, ciò che significa solo e abbandonato?

REGINA. Ah! Lasciami un po’ in pace colle tue frottole. Perchè devo venirmene in città con te?

ENGS. Ebbene, te lo dirò: un’idea, qualche cosa di nuovo che vorrei tentare.

REGINA. Non sei alla tua prima prova, ma la ti è andata sempre male....

ENGS. Vedrai questa volta, Regina! Che il diavolo mi porti....

REGINA (_picchiando col piede_). Zitto, zitto!

ENGS. (_vivamente_). Hai ragione. Volevo soltanto dirti una cosa; dacchè lavoro in questo nuovo asilo riescii a metter da parte un po’ di danaro.

REGINA. Davvero? Tanto meglio per te.

ENGS. Che potrei fare del mio capitale qui nel villaggio?

REGINA. Continua.

ENGS. Ebbene, ho pensato, intendi, di collocare questo denaro in modo che mi possa rendere qualche cosa. Vorrei tentare d’aprire una specie d’albergo pei marinai.

REGINA. Puh!

ENGS. So io quello che intendo: un albergo come si deve, non già una bettolaccia.... No, per Bacco; dovrebbero venirvi soltanto i capitani di vascello, i piloti, ecc., insomma quanto v’ha di meglio fra quella gente.

REGINA. E io dovrei?...

ENGS. Tu mi aiuteresti; tanto per l’apparenza, si capisce; certo non vorrei vederti faticare, ah no, per l’inferno! Tu faresti tutto ciò che ti piace.

REGINA. Ah! Benissimo.

ENGS. Ma in una casa ci vuole la donna, ciò è chiaro come la luce del sole. La sera bisognerebbe divertirsi un pochino, con della musica, del ballo, e tutto quello che segue. Pensa, figlia mia, tutti questi uomini di mare lanciati là, sul vasto oceano (_avvicinandosi a lei_). Vediamo, Regina, non fare la stupida, non voler far torto a te stessa. Che diverrai qui? Cosa potrà giovarti che la signora abbia speso del suo per renderti sapiente?... M’hanno detto che andrai a sorvegliare i bambini del nuovo asilo. Ma è questo un lavoro per te? mi domando. Vorresti sacrificare la tua salute per quei monellucci?

REGINA. No, e se tutto andasse secondo i miei desiderî, so benissimo.... In fede mia, ciò può ben avvenire; ciò può avvenire!

ENGS. Ch’è mai che può avvenire?

REGINA. È un affare che non ti riguarda. E a quanto ammonterebbero le tue economie?

ENGS. Si tratta d’un sette od ottocento corone.

REGINA. Non c’è gran male.

ENGS. Sarà in ogni caso abbastanza per incominciare, figlia mia.

REGINA. E non pensi di darmi nulla di tutto quel denaro?

ENGS. No, per Dio, non vi penso affatto.

REGINA. Nemmeno un po’ di stoffa per un vestitino? Nemmeno questo?

ENGS. Seguimi e vestiti ne avrai quanti ne vorrai.

REGINA. Basta! Saprei ingegnarmi da sola, se ne avessi volontà.

ENGS. Regina, la mano d’un padre saprà sempre guidarti meglio. Ora che parliamo, posso avere una casa molto conveniente nella piccola via del Porto. Non occorre una gran somma per acquistarla. E, vedi, si potrebbe farne una specie di ricovero pei marinai.

REGINA. Ma io non voglio seguirti. Non v’è nulla di comune tra noi. Vattene.

ENGS. Non rimarresti a lungo con me. Diamine! no certo, bimba mia. Non avrò questa fortuna. Certamente non avresti che a guardarti attorno.... Una bella ragazza come te, poichè ti sei fatta bellina in questi ultimi anni....

REGINA. Ebbene?

ENGS. Non passerebbe molto tempo, che si vedrebbe capitare un pilota, in fede mia, fors’anco un capitano....

REGINA. Non voglio sposarmi con persone di quella razza. I marinai non hanno _savoir-vivre_.

ENGS. Non hanno che....

REGINA. Ti dico che li conosco. Non sono persone che si possono sposare.

ENGS. Ma non c’è poi bisogno di sposarsi. Si può trovare maggior profitto altrimenti. (_confidenzialmente_) Tu conosci l’inglese?... l’Inglese del yacht.... ebbene egli pagò trecento scudi, ed essa non era certo tanto bella come te.

REGINA. (_minacciosa_). Esci di qui!

ENGS. (_retrocedendo_). Andiamo andiamo! Non vorrai picchiarmi, credo!

REGINA. Se parli della mamma, picchio. Esci, ti ripeto. (_lo spinge verso la porta che conduce alla spiaggia_) E non battere gli usci.... il giovane signor Alving....

ENGS. Bah! Egli dorme. È curioso come ti occupi del giovane signor Alving.... (_abbassando la voce_) Oh, oh! ci sarebbe dubbio ch’egli...?

REGINA. Vattene, e al più presto. Tu sragioni. No, no da questa parte. Ecco il pastore Manders che s’avanza. Presto, infila la scala della cucina.

ENGS. (_passando a destra_). Bene, bene, ce n’anderemo. Ma parla un po’ con costui. Egli è uomo capace di dirti ciò che una figlia deve a suo padre. Perchè sai, in fin dei conti già io sono tuo padre. Posso provartelo coi registri della parrocchia. (_egli esce dall’altra porta che Regina ha aperto e ch’essa richiude dietro di lui_).

REGINA. (_getta un’occhiaia allo specchio, si fa vento col grembiule, riordina il nastro del suo colletto; poi si mette a disporre i fiori_).

SCENA II.

REGINA e il PASTORE MANDERS.

(_Il Pastore Manders entra dalla serra in mantello; ha in mano un ombrello, e a tracolla una borsetta da viaggio_).

IL PAST. Buon giorno, signorina Engstrand.

REGINA (_voltandosi con un’aria di lieta sorpresa_). Oh!... Buon giorno, signor Pastore. Il battello è già arrivato?

IL PAST. Or ora. (_risale la scena_) Com’è noiosa questa pioggia che continua da tanti giorni!

REGINA (_camminando dietro a lui_). Per la gente di campagna, è un tempo benedetto, signor Pastore.

IL PAST. Avete ragione. Noi non ci pensiamo, noi altri cittadini. (_leva lentamente il soprabito_)

REGINA. Permettete che v’aiuti? Là! Dio mio! Come è bagnato! Aspettate, lo appenderò in anticamera. L’ombrello poi lo aprirò per farlo asciugare. (_Esce con questi oggetti dalla porta di destra. Il Pastore si toglie la borsa da viaggio e la depone sur una sedia presso il cappello. Mentr’è occupato Regina rientra_).

IL PAST. Com’è piacevole il trovarsi al coperto! Vediamo! Qui va tutto bene?

REGINA. Sì, grazie.

IL PAST. Ma dovete avere un gran daffare in casa, ritengo, per la solennità di domani.

REGINA. Eh! Sicuro! Il lavoro non manca.

IL PAST. La signora Alving c’è, spero....

REGINA. C’è, ma si trova di sopra, occupata a preparare il cioccolatte pel signorino.

IL PAST. Ah, sicuro! Allo sbarco mi fu detto che Osvaldo era ritornato.

REGINA. Arrivò l’altr’ieri, mentre non lo si aspettava che oggi.

IL PAST. È fresco e sano, spero....

REGINA. Grazie, sta bene. Però il viaggio l’ha stancato assai. È venuto da Parigi tutto d’un fiato; intendo dire che venne sempre nel medesimo treno. Ora credo che stia riposando. Forse faremmo meglio a parlare un po’ a bassa voce.

IL PAST. Zitti! Non facciamo rumore.

REGINA. Intanto, accomodatevi, signor Pastore. (_egli siede; essa gli spinge uno sgabello sotto i piedi_) Là, va bene così, signor Pastore?

PAST. Grazie, grazie, sto benissimo. (_guardandola_) Sapete, signorina Engstrand, che mi sembrate molto cresciuta, dacchè vi vidi l’ultima volta....

REGINA. Il signor Pastore trova? Anche la signora dice che mi sono sviluppata.

PAST. Sviluppata? Hum! Mi pare di sì.

(_Un istante di silenzio._)

REGINA. Forse desiderate che avverta la signora?

PAST. Grazie, non c’è fretta, figlia mia. Ma ditemi un po’, Regina, in che rapporti siete ora con vostro padre?

REGINA. Grazie, signor Pastore, così, così, non troppo male.

PAST. Egli fu da me l’ultima volta che venne in città.

REGINA. Davvero? Egli è sempre così felice, quando può parlare al signor Pastore.

PAST. E voi scendete talora durante il giorno per vederlo?

REGINA. Io? Sicuro, vado a vederlo appena ho un momento libero.

PAST. Vostro padre, signorina Engstrand, non è una natura forte. Egli ha bisogno d’una mano che lo guidi.

REGINA. È probabile.

PAST. Egli ha bisogno di qualcuno presso di sè da poter amare, e sul cui giudizio affidarsi. Me lo confessò con sincera fiducia l’ultima volta che venne a trovarmi.

REGINA. Ne tenne parola anche a me. Ma io non so se la signora Alving mi lascierebbe partire, specialmente ora che dobbiamo dirigere il nuovo asilo. E anch’io non saprei decidermi a lasciare la signora Alving che fu sempre così buona con me.

IL PAST. Ma il dovere di figlia, mia cara.... Beninteso che prima bisognerebbe ottenere il consenso della vostra padrona.

REGINA. Inoltre non so se sia conveniente, alla mia età, il governare la casa di un uomo solo.

IL PAST. Ma che dite!... signorina mia cara, poichè si tratta di vostro padre....

REGINA. Può essere, però.... Ah! se avessi in vista qualche buona casa, e presso qualche signore veramente dabbene....

IL PAST. Ma, mia cara Regina....

REGINA. Un uomo che m’ispirasse del rispetto, che io sentissi superiore a me, e che mi tenesse, per così dire, come una figlia....

IL PAST. Sì, ma mia cara fanciulla....

REGINA. Ah! Se avessi questa prospettiva, non rifiuterei d’andarmene in città. Qui mi sento così isolata.... e il signor Pastore capisce benissimo che cosa voglia dire il sentirsi soli al mondo. D’altra parte, oso dire che sono attiva e che il lavoro non mi spaventa. Il signor Pastore non conoscerebbe un posto di simil genere?

IL PAST. Io? No davvero, non ne conosco.

REGINA. Ma mio caro, mio buon Pastore, pensate a me, se vi capitasse....

IL PAST. (_alzandosi_). Certamente non mancherò signorina Engstrand.

REGINA. Sì, perchè se io....

IL PAST. Vorreste avere la bontà di avvertire la signora?

REGINA. Essa non tarderà molto a venire, signor Pastore. (_esce da sinistra_).

IL PAST. (_Misura a gran passi la stanza, poi giunge sin al fondo della scena e guarda dal lato del mare, colle mani dietro la schiena. Poi ritorna presso al tavolo, prende un libro, ne esamina il titolo. Movimento di stupore. Ne guarda altri_) Ah! Ah! (_La signora Alving entra dalla porta di sinistra, seguita da Regina, che se ne va tosto dalla prima porta di destra_).

SCENA III.

PASTORE MANDERS, Signora ALVING.

Sig.ª ALVING. (_tende la mano al Pastore_). Siate il benvenuto, signor Pastore.

IL PAST. Buon giorno, signora. Eccomi qua, secondo la promessa.

Sig.ª ALVING. Sempre puntualissimo.

IL PAST. Potete pensare con quanta fatica abbia potuto fuggire, con tutte quelle Commissioni e Direzioni di cui faccio parte....

Sig.ª ALVING. Tanto più vi sono riconoscente d’esservene venuto così di buon’ora. Così potremo almeno regolare i nostri affari prima di pranzo. Ma ov’è la vostra valigia?

IL PAST. (_vivamente_) I miei bagagli sono qui dal negoziante, ove passerò la notte.

Sig.ª ALVING. (_reprimendo un sorriso_). Dunque non volete proprio passare la notte sotto il mio tetto?

IL PAST. No, signora mia; io ve ne sono riconoscente, ma preferisco dormire giù, come al solito. Mi riesce più comodo per prendere il battello....

Sig.ª ALVING. Fate come credete. Però mi sembra che due vecchi come noi....

IL PAST. Oh! Buon Dio! che dite mai! D’altra parte è naturale che oggi siate di buon umore. Prima di tutto la festa di domani, poi il ritorno di Osvaldo....

Sig.ª ALVING. Sì, per me quest’è una gran felicità. Figuratevi! Era lontano già da più di due anni. E ora mi promise di passare tutto l’inverno con me.

IL PAST. Davvero? Quest’è da parte sua un’azione veramente figliale perchè suppongo che non debba sedurlo poco la vita di Parigi o di Roma.

Sig.ª ALVING. Certo, ma qui egli ha sua madre! Ah! il mio buon figliuolo adorato! Il suo cuore è tutto per la sua mamma si può proprio dirlo!

IL PAST. D’altra parte sarebbe troppo triste se la separazione e le sue occupazioni d’artista dovessero rallentare dei legami così naturali.

Sig.ª ALVING. Avete ragione. Ma con lui non c’è pericolo. Sono curiosa di vedere se lo riconoscerete. Egli discenderà tosto; ora riposa un po’ sur un sofà. Ma sedete dunque, mio caro Pastore.

IL PAST. Grazie. Non sono d’incomodo?

Sig.ª ALVING. Al contrario. (_siede al tavolo_).

IL PAST. Benissimo, allora vi dirò... (_prende la sua borsa da viaggio dalla sedia, siede al lato opposto del tavolo e cerca un posto conveniente per distendervi le sue carte_) In primo luogo questo... (_interrompendosi_) Ma, ditemi dunque, signora mia, donde vi vengono questi libri?

Sig.ª ALVING. Questi libri? Sono libri che leggo io.

IL PAST. Voi leggete opere simili?

Sig.ª ALVING. Certamente.

IL PAST. Sentite che esse vi rendano migliore o più felice?

Sig.ª ALVING. Mi sembra che mi rendano in qualche modo più sicura di me stessa.

IL PAST. È strano. E come accade ciò?

Sig.ª ALVING. Ecco; vi trovo come una spiegazione, una conferma di molte e molte cose che soglio pensare e ruminare in me stessa. Perchè, vedete, pastore Manders, il meraviglioso si è che, per vero dire, in questi libri non si trova assolutamente nulla di nuovo; non c’è qui dentro che quello che pensano e credono la maggior parte degli uomini. L’unica differenza sta in ciò, che cioè la maggioranza degli uomini non se ne rende esatto conto, o non vuol soffermarvisi.

IL PAST. Ah! Benissimo! Ma voi credete sul serio che la maggioranza degli uomini?...

Sig.ª ALVING. Sì, lo credo.

IL PAST. Ma non nel nostro paese, non tra noi?

Sig.ª ALVING. Ahimè! Tra noi, come altrove.

IL PAST. Ah! Vi pare!...

Sig.ª ALVING. Ma, in fatto, che avete voi a rimproverare a questi libri?

IL PAST. Io non ho nulla a rimproverar loro. Non crederete già che io m’occupi dell’esame di simili opere....

Sig.ª ALVING. Ciò vuol dire che non conoscete affatto quello che condannate.

IL PAST. Lessi abbastanza di quanto fu detto di tali libri per biasimarli.

Sig.ª ALVING. Sì, ma l’opinione vostra....

IL PAST. Signora mia, in questa vita vi sono dei casi in cui bisogna rimettersi al giudizio degli altri. Che volete? È un fatto, ed è bene così! Che diverrebbe la società se avvenisse altrimenti?

Sig.ª ALVING. Forse avete ragione.

IL PAST. Io non voglio negare che non ci possa essere in tali scritti qualche cosa d’attraente. E non posso neppure farvi rimprovero se volete conoscere le correnti intellettuali che, secondo ciò che si dice, attraversano questo mondo... ove per tanto tempo avete lasciato errare vostro figlio. Ma....

Sig.ª ALVING. Ma....

IL PAST. (_abbassando la voce_). Ma non bisogna parlarne, signora mia. Non c’è bisogno di render conto a tutti di ciò che si legge e di quanto si pensa tra le proprie pareti.

Sig.ª ALVING. No, certamente, sono della vostra opinione.

IL PAST. Non dimenticate però gli obblighi che vi impone quest’asilo che avete deciso d’edificare in un’epoca in cui le vostre idee sul mondo morale differivano considerevolmente da quelle di oggi, almeno a quanto ne posso giudicare.

Sig.ª ALVING. Sì, sì siamo d’accordo. Ma è dell’asilo....

IL PAST. Avete ragione; è dell’asilo che dovevamo occuparci. Dunque prudenza, signora mia! Ed ora passiamo agli affari nostri. (_apre una busta e ne leva delle carte_) Vedete queste?

Sig.ª ALVING. Sono i documenti?

IL PAST. Sì, e in pieno ordine. Potete pensare con quante difficoltà, abbia potuto ottenerli in tempo. Ho dovuto letteralmente esercitare delle pressioni. Le autorità sono, si potrebbe dire quasi, crudelmente coscienziose allorchè trattasi di decisioni da prendersi. Ma finalmente eccoli. (_sfoglia le carte_) Questo è uno stato del recinto di Solvik, facente parte del dominio di Rosenvold, coll’indicazione dei nuovi fabbricati costruiti, scuola, abitazione dei maestri e cappella. Ed ecco la conferma del legato e degli statuti di fondazione. Volete vedere? (_legge_) Statuti dell’asilo: «Alla memoria del capitano Alving.»

Sig.ª ALVING. (_gli sguardi fissi a lungo sulle carte_). Ecco!

IL PAST. Scelsi il titolo di capitano anzichè quello di ciambellano, poichè mi sembra meno pretenzioso.

Sig.ª ALVING. Sì, sì, come vi pare.

IL PAST. Ed ecco il libretto della Cassa di Risparmio portante il capitale cogli interessi, il tutto destinato a coprire le spese di costruzione.

Sig.ª ALVING. Grazie, ma fatemi il piacere di conservarli per maggior comodità.

IL PAST. Volontieri. Per cominciare sarei d’opinione di lasciar il denaro alla Cassa di Risparmio. L’interesse del quattro per cento è poco seducente; ma in mancanza di meglio.... Se più tardi ci si offrisse qualche collocamento più vantaggioso — beninteso dovrebbe trattarsi d’una prima ipoteca, o d’un’iscrizione sicura, — potremo riparlarne.

Sig.ª ALVING. Sì, sì mio caro Pastore, voi queste cose le potete capire meglio di me.

IL PAST. Ad ogni modo, starò all’erta. Ma un’altra cosa volevo chiedervi parecchie volte.

Sig.ª ALVING. Cioè?

IL PAST. Dobbiamo o no, far assicurare l’asilo?

Sig.ª ALVING. Sì, naturalmente.

IL PAST. Aspettate un momento. Consideriamo la cosa davvicino.

Sig.ª ALVING. Io ho assicurato tutto qui: fabbricati, raccolto, bestiame e mobiglio.

IL PAST. È giustissimo. Si tratta di proprietà vostra, e io faccio altrettanto.... beninteso. Ma qui, vedete, l’affare è diverso. L’asilo deve, in qualche maniera, ricevere una consacrazione per un fine d’ordine superiore.

Sig.ª ALVING. Sì, ma ciò non toglie....

IL PAST. Per conto mio, io non troverei alcun inconveniente nel garantirci contro tutte le eventualità.

Sig.ª ALVING. Ma sicuro....

IL PAST. Ma ditemi, di che opinione è la contrada? Che ne pensano gli abitanti? Potete saperlo meglio di me.

Sig.ª ALVING. Hum, le disposizioni....

IL PAST. V’ha qui un numero importante d’opinioni autorevoli — veramente autorevoli — a cui potesse dar ombra la nostra decisione?...

Sig.ª ALVING. Che intendete dire con.... opinioni autorevoli?

IL PAST. Intendo parlare di persone che occupino un posto abbastanza indipendente, e abbastanza influente, perchè non si debba trascurare troppo il loro modo di vedere.

Sig.ª ALVING. Se si tratta di queste, ne conosco un buon numero che forse si scandalizzerebbero se..

IL PAST. Lo vedete bene! Da noi in città, esse abbondano. Pensate alle anime devote di cui hanno cura tutti i miei confratelli. Si troverebbe che nè voi, nè io, abbiamo fiducia nei decreti della Provvidenza.

Sig.ª ALVING. Ma per ciò che vi concerne, caro Pastore, lo sapete anche voi che....

IL PAST. Sì, io so, io so; ho per me la mia coscienza, quest’è certo. Ma non potremmo far tacere i commenti malevoli e contrari. E tali commenti potrebbero in ultima analisi inceppare l’opera stessa.

Sig.ª ALVING. Sicuro, se così fosse...