Part 23
— Morta! — esclamò lei impallidendo.
— Un mese fa: l’ho letto ora in questo giornale che mi è pervenuto con un po’ di ritardo. Povera donna, il cielo, l’abbia nella sua misericordia. Però la cosa non sembra molto chiara: il giornale, un po’ liberalesco, lascia intendere tante cose a ben leggere tra le linee! Pare che avesse infastidito un po’ i sovrani che si erano riuniti a congresso. Bisogna convenire che è morta sulla breccia!
— Padre mio, sono stanca — disse Alma che mal si reggeva in piedi.
— Vai, vai, anche io andrò a letto. Questa notizia mi ha fatto male. E... e ho pensato subito a lui: ora è sciolto da ogni impegno... Perchè neanche ora si è fatto vivo? Avrebbe potuto scrivere! Infine, volere o non volere, sei pur sempre sua moglie!
Ella era rientrata nella sua camera col cervello sconvolto, col cuore in tumulto. Non avrebbe saputo ben ridire quel che aveva inteso alla notizia che tutto ad un tratto le aveva dato suo padre. Ci era del dolore, ma ci era anche una vaga gioia, una vaga speranza; certo l’ostacolo maggiore al ritorno di lui era tolto!
Ella però aveva inteso rimorso di un tal pensiero, rimorso di aver pensato a lui prima che alla povera morta; ma indarno si rimproverava ciò che a lei pareva durezza di cuore: non sapeva far tacere l’intima voce che le parlava di sperare!
Come abbiamo detto, Alma in quei due anni aveva inteso quasi un sordo pentimento della sua severità verso l’uomo al quale il destino l’aveva unita con un nodo indissolubile. Accusava se stessa di aver sacrificato alla sua superbia la felicità sua e dell’uomo che l’amava.
A quale vita si era condannata e a quale vita aveva condannato colui al quale aveva giurato innanzi a Dio di appartenere con tutto il suo corpo e con tutta l’anima sua! Ella aveva impedito che prendesse possesso di ciò che gli spettava per legittimo diritto! Quel castello era suo, ed ella ne godeva, ella che lo aveva scacciato dalla camera nuziale! Ella continuava l’opera nefasta di suo padre a danno del figlio di colui che suo padre aveva costretto ad andar ramingo!
Quanto più nobile, più generoso era stato lui che era andato via rinunciando a tutti i suoi diritti! E se non le aveva dato in quei due anni notizia di sè, era segno che voleva umiliarla con la sua alterezza, che sdegnava di aver rapporti anche amichevoli con la donna che lo aveva scacciato!
Si era seduta sulla _dormeuse_ a piè del suo letticciuolo e vi si era abbandonata come stanca.
— Vostra Eccellenza ha suonato? — chiese una delle cameriere entrando.
Ella, scossa da quella voce, alzò il capo.
— No — disse — anzi poichè è già tardi, potete andare a letto.
La cameriera salutò ed uscì.
Alma guardò l’orologio. Mancava mezz’ora alla mezzanotte.
Ebbe come un sussulto, una strana, stranissima idea le passò pel capo. Perchè Pietro si era fatto promettere che ella non sarebbe andata a letto prima della mezzanotte, perchè? Un voto? Ma che stupido e inconcludente voto era quello! Pietro, è vero, era di carattere e di umore bizzarri, ma non si sarebbe permesso con lei una burla così sciocca! E quella strana, prorompente allegria doveva pure avere una causa!
E rievocava i particolari di quell’ora trascorsa in chiesa. Nell’andare Pietro aveva il contegno consueto: era taciturno, pensoso, come per due anni lo aveva quasi sempre visto. Poi lei era uscita e lui era rimasto in chiesa mentre di solito la precedeva. Quella breve dimora era bastata per trasformarlo, per pervaderlo di gioia, per farlo divenir quasi folle. Che cosa era accaduto in chiesa in quei pochi istanti? Che aveva inteso? Chi aveva visto?
Chi aveva visto? Il cuore le diede un balzo per un sospetto, un sospetto così vago, così strano che era una follia. Una follia? E il duca non le aveva detto che la Regina era morta, da più di un mese? Dunque _lui_ era libero, e chissà non avesse inteso il bisogno di tornare a lei!
Ella, è vero, era stata inesorabile, gli aveva detto che sarebbe stata inesorabile: ma in quei due anni di raccoglimento in cui la vita le era apparsa nella sua realtà, in cui aveva compreso che se la donna è responsabile di tutto il suo passato per i fini supremi della natura e dell’amore; se l’integrità del cuore non può scompagnarsi dall’integrità verginale nella donna che si dona all’amore di un uomo, ben folle e bene assurda è nella amante e nella sposa la gelosia fisica del passato. Le labbra di un uomo infrangono il bicchiere nel quale bevve la voluttà voluta dal sangue e non dal cuore; ma nessuna traccia ne resta alle sue labbra: il vino che assaporò non ha nome per lui, o se mai ne ebbe, è presto cancellato; dove l’anima non lascia parte di sè, ivi non resta la stigma dell’amore; e l’uomo anche se visse una lunga vita di vizi e di dissolutezze alle quali non partecipò l’anima, può, redento da un amore, l’unico, il vero, l’assoluto dell’esistenza sua, darsi puro alla donna che infine incontrò dopo averla cercata per lunghi anni, puro come la vergine che muove all’altare.
Ma aveva compreso lui che l’inesorabilità di lei sarebbe stata vinta non solo dalla maggiore maturanza del suo intelletto e del suo cuore, ma anche dalla passione che vince talvolta anche la gelosia? Se ancora l’amava come l’aveva sempre amata, non avrebbe inteso il bisogno di tornare sia pure per andar via per sempre se ella ancora si fosse ostinata in tanto assurda e disumana ripulsa?
E che avrebbe fatto lei se quel vago sospetto, quel vaneggiamento si fosse avverato?
La risposta era nei brividi che a tal pensiero le corsero per tutta la persona, nel subito divampare del sangue, nei battiti convulsi del cuore, in tutta l’anima sua fremente di passione.
Non era più la giovinetta il cui amore era stato un fluttuare di pensieri or tristi or lieti, ma vaghi e confusi sempre: era la donna che amava, che voleva con tutta la sua compagine, come se l’anima ardente di amore si fosse sparsa per tutte le sue fibre, e tutto il corpo e tutte le visceri ne fossero pervasi.
Alzò gli occhi. L’orologio a pendolo segnava mezzanotte meno pochi minuti.
Fra pochi minuti dunque sarebbe giunta al bivio fatale della sua vita, fra pochi minuti si sarebbe compiuto il suo destino: o l’amore con tutte le gioie che in quei due anni aveva intravisto nei sogni, tormentatrici ed allettatrici insieme, o lo sconforto, la desolazione, il buio dell’anima, le torture logoranti dei desideri roventi e insoddisfatti.
Il suo sospetto era divenuto certezza. Per un misterioso fenomeno ella sentiva che Riccardo le era vicino; ella si sentiva nella visione di lui, sentiva il flusso del suo pensiero che tutta l’avvolgeva. L’indice dell’orologio lentamente si avvicinava all’ora fatale: ella aveva lo sguardo fisso sulla porta, l’orecchio teso, il cuore in tumulto.
E se s’ingannasse?
Nonpertanto aveva paura, paura di vederlo comparire là sulla soglia della porta, uscente dalle tenebre come un fantasma; paura di non vederlo pur sentendo che egli era in quelle tenebre!
Mezzanotte era per suonare!
Sussultò in tutta la persona: aveva sentito un lieve rumore nelle tenebre del corridoio.
— Dio mio — mormorò — Dio mio!
Il rumore di un lento calpestio, impercettibile per ogni altro orecchio, si faceva sempre più distinto e vicino.
Ella diede un grido, un grido che era di gioia e di spavento insieme, ma non ebbe la forza di alzarsi e si abbandonò sulla _dormeuse_ con gli occhi sbarrati e fissi alla porta.
Aveva visto un’ombra che si andava sempre delineando. Allorchè fu in piena luce ella riconobbe in quell’ombra colui che aspettava: Riccardo.
Si era fermato sulla soglia come in quella sera delle nozze. Era pallido, ma aveva negli occhi uno sguardo d’ineffabile tenerezza.
— Alma — disse Riccardo con voce dolce e triste — anche adesso non varcherò questa soglia senza il tuo invito.
L’aria ne era grave, l’aspetto severo. Nulla era più in lui dell’audace avventuriere nelle vesti signorili, nel signorile portamento.
— Dite una sola, una sola parola — continuò — ed io andrò via per immergermi di nuovo nel silenzio e nelle tenebre donde sono uscito.
Ella non aveva la forza nè di parlare nè di muoversi: tutta la sua passione come tutta l’anima sua erano nello sguardo. Infine si alzò a sedere, mandò indietro con un atto del capo la bionda capellatura che le si era disciolta, mosse le labbra per parlare; poi vinta da una profonda commozione scoppiò in un dirotto pianto.
Egli rimase lì a guardarla, con le braccia conserte, dominando l’angoscia, dominando l’impulso di tutto l’essere suo per non varcare quella soglia.
Infine anche ella si calmò e con voce rotta dai singhiozzi gli disse:
— Voi siete l’unico signore e padrone qui: voi siete l’atteso da due anni, nelle lacrime e nella solitudine!
Non aveva ancora finito di dire queste parole che già Riccardo era alle sue ginocchia, con gli occhi sfavillanti, col volto trasfigurato da una gioia sovrumana. Aveva preso tra le sue le mani di lei che baciava e ribaciava, tenendo pur sempre fissi gli occhi sulla leggiadra creatura che non si era ancora riavuta dall’orgasmo in cui l’aveva immersa quell’attesa, quella invocata apparizione.
— Ti dirò tutto — proruppe lui quando infine la parola che salendo dalle viscere moriva sulle labbra potè venir fuori — ti dirò tutto della mia vita di questi due anni.
— Tu sei qui, sei qui! — mormorò lei piegandosi su lui. — Che m’importa del resto?
— No, devi saper tutto: devi ripigliarmi come se tu meco avessi vissuto questi due anni, devi sapermi tuo, sentirmi tuo come fui sempre anche quando osavo alzar gli occhi per adorarti come il lurido bruco adora il sole che lo riscalda. Sai tu che quella povera donna che era nata come un astro si è spenta come un tizzo fra le ceneri, spenta forse dal veleno propinatole da coloro che ne temevano l’indomita energia, lo spirito impetuoso ed audace, la volontà inflessibile, spenta così di un tratto mentre i monarchi di Europa, caduto il gran soldato che li aveva divelti dai troni, discutevano del nuovo assetto da dare agli Stati ed ella difendeva il suo, tentando di rivendicare i propri diritti? Sola contro tutti fino agli ultimi istanti, sola contro tutti anche morendo, affermando anche morendo la vastità e la profondità di un genio reso infecondo dalle debolezze muliebri! In quei due anni ella fu la sovrana per me, unicamente la sovrana. Da quella notte in cui la mia vita fu legata alla tua innanzi a Dio e innanzi agli uomini, ella che non aveva potuto vincere gli altri, vinse se stessa e trovò l’oblio dei suoi disinganni di donna nella sua missione di regina e di madre che difende per sè e per i suoi figli i diritti che Dio le aveva concesso.
Alma, che a poco a poco si era ridestata alla realtà che pur le pareva un sogno, trasalì a queste parole: dal profondo del cuore le salì sulle labbra un sospiro di gioia ineffabile. Le sue mani strinsero convulsamente quelle del giovane nel mentre lo fissava con le pupille ebbre di felicità attraverso il velo delle lagrime.
No, non mentiva, ne era sicura: egli era stato suo sempre col cuore, suo sempre col pensiero fin da quando, fanciullo ancora, ella era per lui un’irraggiungibile deità, e in quei due anni era stato suo in tutto se stesso! No, non mentiva per pietà di lei, non mentiva perchè gli si abbandonasse. Sarebbe bastato un cenno della mano perchè egli andasse via per non tornare mai più!
Di quanta gioia profonda le sfolgorava il viso, di che gioia profonda le balenavano le pupille!
— Parla, parla — gli susurrò piegando il capo sull’omero di lui — parla, amor mio!
Egli diede un grido: prese fra le braccia quel corpo morbido e caldo: con un gemito di amore convulso, quasi folle, cercò con la bocca la bocca di lei.
— No — gli disse lei piano, pure abbandonandosi — parla, dimmi tutto... Già tutto mi hai detto col dirmi che fosti sempre mio. Parla: è una musica celeste la tua parola. Poi ti dirò quanto ho sofferto, come ti ho atteso, come ti ho invocato. Parla: io sento con la tua voce penetrare nella mia l’anima tua. Che dolce e buona cosa è la vita! Non è questo l’istesso mondo, non è vero? tanto triste, tanto triste in cui ho vissuto finora! È un’altra terra, un altro cielo... Come è dolce il vivere così, come è dolce!
— E dunque — rispose lui facendo uno sforzo per dominarsi, ma essendo sicuro ora, sicuro che ella era sua, che ella gli si dava, che ogni fibra di quel corpo che stringeva fra le braccia era vibrante di passione — e dunque perchè parlare più oltre di quel mondo nel quale soffrimmo, soffrimmo per meritar questa ora di cui ciascuno istante è una gioia sovrumana? Basti il dirti che io fui il messaggero della Regina, che vedevo soltanto nei giorni di udienza. Ella mi affidava i più delicati incarichi, le più arrischiate imprese. Viaggiai molto, conobbi molta gente, ma l’anima mia era qui, dove tu mi aspettavi.
— Non una parola di te, di te per due anni, non una parola, ed io morivo lentamente cercando invano l’anima tua!
— Tu mi avevi scacciato — rispose Riccardo con voce teneramente soave — ed io avevo giurato di lasciarti libera, di non tornare a te che dopo lunghi anni solo per vederti anche una volta prima che io morissi. Pure alla Regina moribonda promisi che prima di partire, come avevo risoluto, per le lontane Americhe, sarei venuto qui perchè ogni dubbio dileguasse dall’anima mia. Ella prima che la crudele agonia le togliesse la parola mi aveva detto, come se al suo spirito in quell’ora solenne fosse balenato il vero: Va, che ella ti ama; va, che ella ti aspetta; ed io son venuto, disposto a partire per sempre se tu mi avessi imposto di andar via, perchè non ti si incolpasse, perchè nessuno si arrogasse il diritto di aver pietà di me e di censurarti. Solo a Pietro mi svelai nella chiesa ove ero andato per pregare sulla tomba di mio padre e di mia madre. E ecco perchè con la cooperazione di Pietro sono io ora qui, in quest’ora della notte, come un amante o... come un malfattore. Dì ora una parola, una sola parola ed io andrò via per sprofondar lontano nelle tenebre e nel silenzio.
In ciò dire si era alzato e si teneva immobile a lei dinanzi.
Ella si alzò alla sua volta, si strinse a lui e lo trasse con dolce violenza verso l’uscio. Ivi giunta si fermò e voltasi a Riccardo che era rimasto sul limitare gli disse con voce lenta e solenne:
— Tu sei il mio signore e padrone tu sei il mio sposo, tu sei il mio amante. Questo castello è tuo, queste terre son tue, questa povera donna che ti ha atteso per due anni è tua. Sono io che t’imploro perchè non mi punisca della crudeltà mia come sarebbe tuo diritto. Scacciami come una sera io ti scacciai, ma aprimi le braccia se credi che due anni di dolori, di rimorsi, di tormenti mi abbiano punito abbastanza!
Egli che era rimasto da prima sorpreso ne capì di un tratto tutto il pensiero delicato. La prese fra le braccia, la raccolse fra le braccia per sentirla in sè fremente di passione.
Ed ella gli si diede tutta, come in un sogno!
Il castello dormiva, dormivano le campagne sotto al blando raggio lunare. Pel cielo sereno ammiccavano scintillando le stelle. Un fremito di amore, di baci e di parole mormorate nei baci saliva da quella cameretta spandendosi su su pel cielo senza nubi.
E per la serenità del firmamento ammiccavano le stelle scintillando più vive.
Era già sorto il sole quando di un tratto echeggiarono voci festose e scoppi di fucilate, come è in uso per le feste. Tutte le finestre del castello si spalancarono, tutte le porte si aprirono. Innanzi al piazzale la folla dei contadini urlava ebbra di gioia. Il Magaro, il Ghiro, Carmine, Geltrude parevano invasati: Pietro il Toro piangeva come un fanciullo pur cercando di darsi un’aria grave.
La gran veranda del castello sulla quale eran fissi tutti gli sguardi si aprì. Alma e Riccardo apparvero sorridenti, e dietro a loro il duca ancora intontito per la lieta sorpresa.
La folla emise un sol grido che si ripercosse per la vallata, un grido di delirante esultanza.
Il sole in tutta la maestà, in tutto il fulgore avvolgeva nella sua porpora i giovani sposi stretti l’uno all’altra e che avevano nel cuore un sole assai più sfolgorante: quello dell’amore!
FINE.
NOTE:
[1] Lettera questa autentica.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.