Romanticismo: dramma in 4 atti
Part 5
RIENZ con un atto stizzoso.
Puntigli, riguardi, risentimenti... Non è l'ora! — Adesso bisogna tutto sapere, — la lista dei compagni, dei fratelli prima, — poi, se si tratta solo di sciocchezza, d'imprudenze, tutto in tacere, per quanto riguarda la vostra casa. — Ma vostro figlio, — il pazzo! — reso da noi impotente a nuocere e a nuocersi!
TERESA con gratitudine, stringendogli la mano.
Oh! Stefano!
RIENZ.
Di simili scandali è piena Milano; è pieno il Lombardo-Veneto! Ci mancherebbe altro che ne scoppiasse uno anche nella casa... che... frequento io! — È necessario per tutti, per l'autorità stessa dell'Arciduca, che qui... e a Vienna, non si facciano confusioni fra il vostro nome e quello dei d'Adda, dei Durini, degli Arese... Fra la vostra, — la vera, — e tutta questa aristocrazia turbolenta, irrequieta, imborghesita dalle inframmettenze donnesche e dalle velleità demagogiche! — Chiamate vostro figlio!
TERESA suona il campanello sopra il tavolino: pausa.
CAROLINA entra: rimane presso l'uscio.
TERESA.
Mandate Francesco dal signor conte. A mio nome! Venga qui, subito.
CAROLINA via.
RIENZ.
Calma mi raccomando; calma.
TERESA.
È un gran dolore!... La mia devozione il mio affetto all'imperatore! I miei principî! Tutto l'orgoglio del mio nome...
RIENZ le impone di tacere e le fa segno che qualcuno si avvicina.
SCENA III.
FRANCESCO e detti.
FRANCESCO sta sulla soglia dell'uscio.
Il signor conte non c'è. Non è a villa Lamberta. È andato a Milano.
RIENZ vivamente.
A Milano?
TERESA.
Quando?
FRANCESCO.
Questa notte, tardi. Saranno state le tre, le quattro. Non potrei dire l'ora, precisamente perchè il signor conte si è alzato e si è vestito da solo: non mi ha fatto chiamare.
TERESA con esitazione.
Ed è... anche partito solo? In calessino?
FRANCESCO.
No, no; con Giovanni, in carrozza chiusa. Ha fatto attaccare i due sauri.
RIENZ interrompendolo.
La contessa Anna...
rivolgendosi a Teresa.
Fate pregare la contessa Anna di venir qui subito.
TERESA a FRANCESCO.
Avete sentito?... Andate.
FRANCESCO s'inchina ed esce.
SCENA IV.
TERESA e RIENZ.
TERESA.
Questa notte?... Saranno state le tre, le quattro?
al Rienz: cercando di tranquillarsi.
E d'altra parte in carrozza... a due cavalli... con Giovanni, il nostro primo cocchiere?...
RIENZ riprendendo il foglio di carta, che gli è caduto di mano.
E per ciò? A commettere delle... bestialità, non si va soltanto a piedi o in diligenza.
SCENA V.
ANNA e detti.
ANNA.
Eccomi mamma.
TERESA colpita: al Rienz sottovoce.
Mamma?... È la prima volta!
RIENZ chiude tutti gli usci, — non a chiave — guardando prima se vi è qualcuno che possa ascoltare.
ANNA lo osserva attentamente, corrugando gli occhi.
TERESA.
Siedi, cara, siedi.
RIENZ con squisita, amabile galanteria.
E oggi vogliate essere buona anche con me, contessa Anna. Guardatemi, — se vi è possibile, — senza diffidenza, e sopratutto senza cattive prevenzioni. Lo dicevo, adesso, alla contessa Teresa: — è con dolore, è con vero dolore, che io sono costretto a notare la vostra freddezza. Certe volte dovrei dire, persino... antipatia.
ANNA, maravigliata, interroga Teresa con uno sguardo.
TERESA.
Sì, cara. Proprio così.
RIENZ.
Oggi, specialmente oggi, io ho bisogno, invece, di tutta la confidenza, di tutta la fiducia vostra e del conte Vitaliano.
ANNA trasalisce, ma poi si domina subito, simulando una grande indifferenza e molta sicurezza.
Mio marito?
TERESA con impeto indicandole il Rienz.
Per lui! Per il nostro interesse! Per il nostro onore!
RIENZ sorridendo, fa cenno a Teresa di contenersi: ad Anna.
Rassicuratevi! Non c'è finora da spaventarsi! La contessa Teresa è madre: si lascia vincere, forse, troppo presto dalle apprensioni.
ANNA.
Spaventarmi? Di che?
rivolgendosi a Teresa.
Soltanto io non so spiegarmi le tue parole...
al Rienz con più forza.
e tanto meno le vostre!
TERESA.
Anna, Anna, cerca di frenarti! Non è questo il momento di essere fiera, orgogliosa!
ANNA.
Non lo sono mai stata, — con te, — mamma.
RIENZ resta attentissimo, seguendo con ansia il dialogo fra Anna e Teresa.
TERESA con irritazione.
E sopratutto, figliola mia, ricordati nella scelta degli amici non bisogna lasciarsi guidare da antipatie e, peggio, da simpatie strane, ridicole. Gli amici veri, leali, si conoscono e si trovano vicini a noi nel momento del bisogno, del pericolo!
ANNA trasalisce, ma è un lampo. Con molta calma:
Nel momento del pericolo? Quale pericolo?
RIENZ fa un cenno di approvazione a Teresa, incitandola ad andare avanti.
TERESA.
Si tratta di Vitaliano, ti ripeto: di tuo marito!
ANNA.
Vitaliano? Egli non ha nessun pericolo da temere.
TERESA.
Questo intanto, — tu, — come lo sai? Come lo puoi assicurare?
RIENZ approva sempre coi cenni del capo le domande di Teresa.
ANNA sforzandosi per sorridere.
Come lo so? Forse... non sono sua moglie?
appassionatamente.
Conosco la sua vita, il suo cuore, conosco i suoi pensieri...
TERESA.
Non tutto conosci! Voglio crederlo, almeno non tutto!
lentamente, sempre spinta dalle approvazioni del Rienz.
Ci sono azioni, intrighi, che un uomo nasconde anche alla propria moglie, anche alla donna più amata, più adorata...
ANNA.
Ma non a me! Vitaliano non ha segreti per me!
TERESA osservandola con l'occhialino: ironica.
Sì?... Benissimo. Me ne compiaccio assai! Tanto più che non è sempre stato così. Oh, no! Anzi, è recente — recentissima, crederei, — questa unione così stetta, delle vostre anime?
ANNA risentita.
Ciò, scusa, mamma, non ti riguarda! — Io ho da dirti questo soltanto
ironica a sua volta.
per tranquillarti. — Tuo figlio Vitaliano non ha proprio nulla da temere!
RIENZ non veduto da Anna, mostra a Teresa il foglio di carta che tiene ancora fra le mani.
TERESA.
Nemmeno... da un qualche suo... nemico?
ANNA.
È buono, non ha nemici.
TERESA.
Da un amico, allora; — da un suo fratello di fede, da un traditore, da un rivale, da una spia?...
ANNA con un grido di spavento, alzandosi di scatto.
Cézky?! Ha fatto la spia?!
RIENZ avanzandosi: vivamente.
Sì, Cézky! Ha denunziato il conte Lamberti! Ma voi come avete indovinato?
ANNA smarrita, tremante.
Io?... Io no!... Io non ho detto niente non so niente!
TERESA ad Anna, che ad ogni parola si smarrisce e trema sempre più.
Cézky! Cézky! Con un'anonima alla polizia! Lo ha denunziato alla polizia!
indicando a Rienz.
Lui ha scoperto tutto per fortuna nostra! E lui solo può ancora salvare Vitaliano dall'infamia, dalla morte!
ANNA disperata, si volta verso Rienz con gli occhi pieni di lacrime, tendendo verso di lui le mani giunte, supplichevoli.
Dio, Dio, Dio, Dio!
RIENZ.
Lo salverò; a un patto: — la verità! voglio la verità!
ANNA.
Ma io...
RIENZ.
La verità! O vostro marito è arrestato e perduto!
ANNA balbettando.
Sì!... Sì!... Ieri...
si arresta, esita impaurita davanti alla rivelazione che sta per fare.
Io... non... non so...
RIENZ.
Dovete parlare e bisogna parlare!
ANNA.
Io... non...
scoppia in un pianto dirotto.
Non so niente! Io non so niente, niente, niente!
RIENZ.
Le lacrime! Sempre! Maledette le lacrime!
cammina su e giù furibondo.
TERESA al Rienz, sottovoce.
Non così! La spaventate troppo!
RIENZ.
L'ho osservata bene! Sa molte cose. Bisogna approfittare della paura!
TERESA mettendosi una mano sul petto.
Io; io.
RIENZ a Teresa: sempre sottovoce.
Nomi, — sopratutto! — Nomi! I compagni!
TERESA avvicinandosi ad Anna dolcemente.
Coraggio! Coraggio, Anna!
l'accarezza, la bacia sui capelli.
Sono io stessa, che ti fo coraggio: sua madre. La mia presenza qui, la mia calma ti devono rassicurare. Mio figlio non mi ha mai amata. Ha torti gravi verso di me: ha commesso errori gravissimi, ma è sempre mio figlio, porta sempre il mio nome!
ANNA continua a singhiozzare.
TERESA.
Ora si tratta di salvarlo; poi, tutti insieme, — noi tre, — cercheremo, di poter rimediare per il momento, e sapremo costringerlo anche ad aprire gli occhi davanti al precipizio. Non è vero?
RIENZ.
Certamente!
ANNA ancora in lacrime, guarda ora l'uno ora l'altra, come trasognata.
TERESA.
Quel Cézky!
ANNA ha un brivido.
TERESA.
Che canaglia!... Tuo marito ti trascurava un po'; ti lasciava sola. Poi...
accarezzandola.
la testolina è poetica... I versi... la luna. — Romanticismo! — Non è vero, conte Stefano? — Ha sperato: — si è innamorato.
ANNA fa un atto di protesta.
TERESA.
Non giustificarti! Non negare! — Sono donna... un istante di sconforto... la malinconia. È la sua stessa infamia che ti difende, che prova la tua innocenza! Tu lo hai respinto e lui si è vendicato! Tutta la colpa è di tuo marito.
ANNA fissa Teresa attentamente.
TERESA.
Il primo venuto diventa subito suo amico, basta che sia un affamato e un declamatore! E così, come questo Cézky, tutti gli altri, i tristi, i settarî che gli hanno avvelenato il sangue!
ANNA.
I settarî?... I tristi?...
TERESA.
Tu li conosci?... — Unisciti a noi per allontanarlo da costoro! Per salvarlo da costoro!
ANNA cominciando a capire.
Io non... conosco nessuno...
RIENZ quasi brutalmente.
Con chi si trova vostro marito? Chi gli scrive? Chi ha rapporti palesi o segreti con lui?
ANNA alzandosi, fissando prima Teresa, poi il Rienz.
E vorreste che io?... È questo che... — Ditemi, — ben chiaro, — _ben chiaro_, — che cosa volete, che cosa pretendete da me?
RIENZ.
Contessa, vi prego. Nè... strepito... nè false sentimentalità!
ANNA.
E nemmeno sottintesi!
RIENZ.
E nemmeno sottintesi. Io qui, rappresento l'arciduca, — più ancora — il mio imperatore. Io sono stato un soldato e ora sono un servitore fedele di casa d'Austria, di questa vecchia e grande casa che ha profuso nel vostro paese, — paese di conquista, — sangue e milioni! — Io posso salvare vostro marito, ma lui solo! Tutti i nostri nemici no! — Voglio, devo sapere se si sta macchinando un altro sei febbraio, se — nell'ombra, — si stanno affilando nuovi pugnali! Questi emissarî, questi adepti, questi sicarî, voglio averli nelle mani, perchè io voglio, devo definire l'ordine e lo Stato. — Che cosa mi credete voi, un traditore o, — peggio, — un imbecille?!
ANNA.
E voi signore?
a Teresa.
E tu? Che cosa mi credete?... Anch'io... la spia? Anch'io... una spia?
TERESA.
Il tuo sangue t'impone di parlare! I tuoi interessi! I tuoi diritti!
ANNA con orrore crescente.
Io la spia?... La spia?... Una spia?...
TERESA.
Vitaliano...
RIENZ.
Col silenzio accusate lui solo!
ANNA.
No! No! No! No!
RIENZ.
Lo perderete!
TERESA.
Sarà arrestato!
ANNA.
E allora uccidetemelo anche! Io morirò con lui! Ma la spia no! La spia mai!
TERESA spaventata.
Ssst. Sottovoce!
RIENZ irritato, irrequieto.
Diventate pazza! Siete pazza!
ANNA.
Pazza! Pazza! Ma anch'io della stessa pazzia di mio marito!
a Teresa.
Lo amo! Adesso lo amo!... Lo amo!... Oh, se lo amo!
a Rienz.
E con lui, amo, adoro ciò che egli adora! Questa sua patria, questa nostra patria, più grande della vostra, più bella della vostra e, per colpa vostra, tanto infelice!
a Teresa.
Volete dei nomi?
a Rienz.
I nomi? Prendetevi il suo e prendetevi il mio!
TERESA.
Il tuo?
ANNA.
Sì; anche il mio! — È per lui! Per Vitaliano! È stato in questa forte e nuova poesia della sua vita, che io finalmente ho cominciato ad esser sua, _sua_! Che ho cominciato a conoscerlo a comprenderlo...
RIENZ sente venir gente.
Ssst!...
TERESA.
Taci!
ANNA continuando.
A stimarlo!
TERESA afferrandole una mano; cercando di chiuderle la bocca, e ascoltando verso l'uscio.
Taci! Taci!
ANNA.
Ad ammirarlo!...
SCENA VI.
FRANCESCO e detti — poi il LAMBERTI.
FRANCESCO aprendo l'uscio di mezzo.
Il signor conte...
ANNA con un grido di gioia.
Vitaliano!
FRANCESCO.
Torna adesso!
RIENZ a Francesco spingendolo fuori e richiudendo l'uscio.
Va bene! Andate!
ad Anna.
E voi ricordatevi...
ANNA mentre Teresa vorrebbe allontanarla chiamando, con voce ancora soffocata
Vitaliano!
TERESA.
Che cosa gli dirai?
ANNA.
Ciò che volete da me! Che pretendete da me!
TERESA.
Rifletti prima!
RIENZ.
Per voi e per lui!
ANNA forte.
Vitaliano! Vitaliano!
LAMBERTI di dentro.
Anna!
presentandosi sull'uscio.
Anna!
ANNA corre a gettarsi fra le braccia di Vitaliano.
Tu! Tu! Qui! Sei qui! Sei qui!
SCENA VII.
LAMBERTI, ANNA, TERESA, il RIENZ.
LAMBERTI ad Anna.
Che cosa ti hanno fatto?...
fissando Teresa e il Rienz.
Che cosa le avete fatto?...
TERESA.
Sei stato tradito!
LAMBERTI trasalisce corrugando le ciglia.
TERESA.
Denunziato alla polizia!
ANNA.
E vogliono i nomi! Tutti i nomi!
TERESA.
Per salvarti! Perchè vogliamo salvarti!
LAMBERTI ad Anna, ansiosamente.
E tu?... Tu?...
ANNA.
No! No! No! — Io e te! Noi due! Noi due! Ho detto soltanto noi due!
LAMBERTI stringendosi Anna sul petto.
Soltanto noi due? — Perchè non dire la verità? — Sempre la verità!
al Rienz ironico.
I nomi?
RIENZ rimane rigido, impassibile.
LAMBERTI a Teresa.
E anche tu sei qui con lui per avere dei nomi?
TERESA raggrotta la fronte, fiera, sdegnosa.
LAMBERTI prorompendo.
Ve li dirò! E ricordateli bene! — È il nome di quanti hanno cuore e intelligenza, di quanti ricordano e odiano!... Uscite nelle vie! Nelle piazze! Entrate nei teatri, nelle chiese, dovunque si finge di godere o di pregare, dovunque si soffre e si nasconde il tormento! Il nome? I nomi...
ridendo.
Ah! Ah! Prima allargate le vostre prigioni! Fatele grandi come le nostre città e prendetevi... il nome di tutti! È l'ora! È venuta l'ora! Siamo tutti congiurati e ribelli!
RIENZ scrollando il capo con fierezza ironica.
Tutti!
TERESA rivoltandosi sdegnata.
Tutti, no!
LAMBERTI.
Tutti! Tutti!... Anche in casa tua! Anche la parte più cara del tuo sangue, della tua anima...
ANNA con un grido di angoscia.
Giacomino?... Giacomino?...
TERESA guarda Anna, attonita, poi fa un passo verso Vitaliano.
LAMBERTI continuando.
Sì, lui, la creatura tua allevata da te, con le tue passioni, i tuoi pregiudizi! Anche lui! Anche lui, ha sentito il nostro fremito d'odio e di rivolta!
spingendo prima Anna, poi anche Teresa verso l'uscio di mezzo.
Va! Va!... Andate! Ritorna adesso!
ANNA con un grido.
Ferito?...
TERESA allibita.
Ferito?....
LAMBERTI.
Sì! Ferito!
verso la finestra.
Ecco!... la carrozza!
TERESA.
Si è battuto?... Un duello!
LAMBERTI.
Sì! Con un ufficiale austriaco! Il principe Varzis! — È dei nostri! Si è battuto per noi!
Anna e Teresa corrono incontro a Giacomino.
SCENA VIII.
LAMBERTI e il RIENZ.
LAMBERTI fissa il Rienz, che rimane presso l'uscio, con un'occhiata torva, di odio.
E voi, invece ricordatevi bene: — Giacomino, quel ragazzo si è battuto per una ballerina. Bisogna crederlo e farlo credere! Sono io solo che voi, — proprio voi — dovete far arrestare!
RIENZ soffoca un impeto di collera: poi con dignità e con amarezza.
Ah, no! Signor conte! — Io non sono un ufficiale di polizia e non sono un delatore!
FINE DEL TERZO ATTO.
ATTO QUARTO.
La stessa scena dell'atto terzo.
SCENA PRIMA.
GIACOMINO poi ANNA — poi FRANCESCO.
GIACOMINO seduto a un tavolino in giacchetta da camera e con un fazzoletto bianco al collo: sta facendo colazione.
ANNA di dentro: bussa ad un uscio di fianco.
GIACOMINO con indifferenza, continuando a mangiare.
Avanti!
ANNA.
Posso entrare?
GIACOMINO alzandosi, correndole incontro.
Vieni! Vieni, zietta cara!
ANNA entra facendo un lavoro di maglia: è pallida. Si sforza per dominare una grande tristezza e una grande inquietudine.
Oggi come va?
GIACOMINO allegramente.
Benone!... Benissimo!
ANNA sorridendo, ma sempre con un velo di mestizia.
Ero venuta per farti un po' di compagnia. Allora...
fa un passo per uscire.
GIACOMINO.
Ahi!... Si riapre la ferita!
ANNA lo guarda a lungo: con un sospiro.
Beato te!
siede e ricomincia a lavorare, ma svogliatamente, soprappensiero e interrompendosi spesso.
GIACOMINO ridendo.
Eh!... Perchè la sciabolata
segna il petto.
l'ho presa di traverso! Se era per così...
indica la punta.
a quest'ora sarei fra i beati, davvero!
siede e continua a far colazione: beve un bicchiere di marsala.
Eccellente!
ANNA.
Non bere troppo, in questi primi giorni! E non mangiar troppo! Ricordati le raccomandazioni del dottore!
GIACOMINO.
Non parlarmi di quello sgherro della nonna!
ANNA si fa sempre scura in viso, quando sente nominar Teresa.
GIACOMINO.
Dopo due giorni avrei potuto alzarmi e lui, a letto, per una settimana! Il mio stomaco invocava un bel pezzo di rosbiffe al sangue, e lui, brodetti e vermicelli!... Malizie della nonna per tenermi sottochiave, — qui, — nel suo appartamento! — Ma oggi, rivoluzione! Ho dichiarato a quel... Giulay che sarei uscito a cavallo e così, almeno, mi ha permesso di uscire in carrozza. — E sai,
indica danaro.
più niente! Le... svanziche, moneta austriaca! — Io ho dichiarato di essere italiano! dunque... più nemmeno un kaiser! Tu l'hai vista, oggi, la nonna?
ANNA seccamente.
No!
GIACOMINO.
Io non la vedo da tre giorni!
si ferma con la forchetta in mano, pensieroso.
Accumula prediche e strapazzate!
con un'alzata di spalle.
Non ci penso, o perdo l'appetito!
ricomincia a mangiare allegramente.
ANNA.
Tu sei sempre allegro... Tu ridi sempre! Proprio... beato te!
GIACOMINO.
Che vuoi? Per me la vita bisogna prenderla... e magari anche lasciarla ridendo!
guardandosi intorno, sottovoce.
Io l'ho detto anche a Vitaliano: — Perchè dobbiamo metterci a fare l'Italia con tanto di muso? Ma facciamola ridendo! Col cattivo umore non si farà poi niente di buono!
ANNA con gli occhi fissi.
Beato te!... Beato te!... Perchè sei un uomo solo!
GIACOMINO.
No, se vuoi, beato per questo: perchè io so che tutte le cose, anche le più nere, hanno il loro lato roseo, ed io lo volto subito da questa parte! Da un po' di tempo, per esempio, avevo quasi perso l'appetito!... persino i tartufi non erano abbastanza profumati! — Adesso dopo una sciabolata e otto giorni di languidi brodetti!... Uhm! Queste patatine... hanno squisitezze inaudite! — Vuoi?
ANNA rifiutando con un cenno del capo.
Grazie.
GIACOMINO.
Ti ricordi, da ragazzi? Quante volte si rubava al cuoco le patate e le rape! — Si divoravano crude! ed eri tu, la più vecchia e la più golosa, che ci guidavi all'assalto!...
ANNA sorridendo.
Sì, sì... mi ricordo!
SCENA II.
FRANCESCO e detti.
FRANCESCO entra con un piatto coperto.
GIACOMINO goloso.
Che cos'è?...
FRANCESCO.
Un quartino di pollo, bollito!
GIACOMINO.
Un quartino! Potevi portarne anche un quartone, gendarme!
FRANCESCO.
Mah! Quando non si ha avuto giudizio... si fa penitenza!
GIACOMINO.
Giudizio? Devi dire fortuna. Non ho avuto fortuna! E sai perchè? Perchè ho avuti troppi maestri! — Teso quel braccio! Più lunga la spaccata!... Salto indietro! Passo avanti!... — E poi, tutti mi insegnavano a darle, e nessuno m'ha insegnato a non prenderle!
FRANCESCO scrollando il capo con dolce rimprovero.
Marchesino!... Marchesino! Vale proprio la pena di battersi... per una ballerina!
GIACOMINO si alza con impeto: fissa Francesco fieramente e respinge il piatto.
Porta via!
FRANCESCO inchinandosi, intimidito.
Signor marchese... Scusi... Io non credevo...
GIACOMINO.
Basta così. Ho detto di portar via!
FRANCESCO raccoglie in fretta piatti e bicchieri sopra un vassoio e via.
SCENA III.
ANNA e GIACOMINO.
ANNA.
Che estro hai avuto? Perchè tanta furia?
GIACOMINO.
Quell'uomo rappresenta tutta l'Austria. L'Austria, che non vuol prendermi sul serio! Io mi sono battuto per una ballerina! È fissato, è convenuto; è la parola d'ordine. Scommetto che se io andassi a dire oggi al commissario di polizia: — Barone; io non mi sono battuto per la Pochini, ma perchè non voglio in questa terra feconda di aranci e di olivi i mangiatori di sego, — scommetto mi riderebbe sul muso!
ANNA.
E ti disperi per ciò?
GIACOMINO.
Non mi dispero, ma capirai, averle prese e poi non essere nemmeno un po'... un po' martire!
avvicinandosi ad Anna.
C'è qualche cosa di grosso per aria!
ANNA trasalisce interrogandolo con gli occhi.
GIACOMINO.
Non posso dirti niente! Non interrogarmi, non pregarmi, non supplicarmi! Tanto, non potrei rispondere! Ma che uomo, tuo marito! Che uomo quel Vitaliano!
ANNA sorridendo, raggiante.
Sì? È vero?
GIACOMINO.
Che cuore!... E che fegato!... Non è un orso, — no, no! — È un leone!... Un Dio!
con slancio, dando un bacio ad Anna.
Tò!... Prendi!
ANNA risentita.
Giacomino!
GIACOMINO.
È per lui. Per tuo marito! — E questa volta... Altro che finte e salto indietro! Sempre avanti e per davvero fino alla fine!
vedendo Anna oscurarsi in viso.
Che hai?...
spaventato.
La nonna!
siede fingendosi sofferente.
ANNA scrollando il capo.
Tutto il tuo coraggio...
GIACOMINO.
Sento anch'io il coraggio, come in quei versi, di guardare il patibolo in faccia; ma di guardare in faccia la nonna quando è in collera.... proprio no!
SCENA IV.
TERESA e detti.
TERESA entra dall'uscio della biblioteca e si avvicina ad Anna senza mai guardare Giacomino.
Oh, brava! Ero stata a cercarti in biblioteca! Mando il fattore a Milano; vuoi qualche cosa?
ANNA fa cenno di no, col capo.
Grazie.
TERESA rimane un po' sconcertata da tanta sostenutezza, poi, dopo aver lanciata un'occhiata, senza parere, a Giacomino, si avvicina ad Anna, cercando di rabbonirla.
Bella questa lana!... Un bel colore! Ne farò prendere anche per me! Si trova dal Guffanti, vero? Quello in via dei Borsinari?
ANNA.
Sì.
TERESA ad Anna sottovoce e chinandosi come per osservare la lana.
Quel... bel mobile, come va stamattina?
ANNA.
Meglio.
TERESA.
Mi pare un po' giù. Ha mangiato?
ANNA.
Sì!
TERESA.
Asino! Così debole... per crepare d'indigestione!
dopo un momento con voce affettuosa.
Anche tu, bada! sei pallida! Hai certi occhi...
ANNA.
Capirai; per me, almeno, non è questo il momento di pensare alla mia salute!
TERESA sente sul viso la stoccata, ma si domina.
Dovresti pensare a questo, per altro, che non sempre si può riuscire a moderare il proprio carattere, a frenare il proprio legittimo risentimento; e non dovresti conservare tanta... asprezza. Non sarò stata sempre molto espansiva con te, e la cosa, del resto, era abbastanza... reciproca. Ma ti ho sempre usato ogni riguardo, ho sempre avuto per te molta stima... e te l'ho provato anche ultimamente.
ANNA.
Ed io pure ti ho provato di meritarla.
TERESA.
Hai, nondimeno un grave torto. I giovani dovrebbero sempre giudicare i vecchi con un po' di benevolenza e... giudicare dalle intenzioni, che sono sempre giuste e rette.
con un accento di verità e di passione, ma sempre molto dignitosa.
Apprezza... il passo che io fo in questo momento.
ANNA si alza vivamente, vinta da un improvviso slancio del cuore.
TERESA sottovoce.
E non metterti sempre anche tu, contro di me... Ormai, sono detestata da tutti in casa mia!
ANNA.
Detestata no.
TERESA.
Sì! Sì!... E perchè?
forte per essere udita anche da Giacomino.
Per quella maledetta ubriacatura politica.
GIACOMINO.
Ma nonna, tu...
TERESA.
Non parlo con voi! — Voi, per me, siete morto, e ne provo grande sollievo! È un peso... che ho giù dallo stomaco!
ad Anna, con un altro tono di voce.
Ma sopra di te, io avrei il diritto di poter contare come in un aiuto, come in un'alleata...
ANNA.
Un'alleata? Tua?