Part 3
La lanciò nell’eternità, perchè a Roma si può ancora attribuire la gloria di eterna, senza cadere nelle pompose iperboli di una retorica di decadenza, quando si intenda che ciò che ha fatta completa la storia di Roma è lo sforzo sintetico, il diuturno travaglio per equilibrare tutte le parti, che compongono una civiltà, in una unità armoniosa e proporzionata: onde la sua letteratura, il suo diritto, la sua storia saranno un eterno modello vagheggiato dai popoli che tendono a creare una civiltà sintetica, piena di semplicità, di chiarezza, di ordine e di bellezza. Documento massimo, nei tempi moderni, la nazione che ha creata la storia indubitatamente più grande e ricca degli ultimi due secoli: la Francia che, imbevuta profondamente di spirito classico, riuscì, sola tra le nazioni di Europa, sebbene come Roma antica a prezzo di formidabili crisi, a creare una storia e una civiltà complete, in cui, come nella storia di Roma, si ritrova tutto, sebbene in un circolo più ristretto di tempo: l’industria e l’agricoltura, la finanza e la guerra, l’aristocrazia e la democrazia, la monarchia e la repubblica, la letteratura e la guerra, l’arte e il diritto, la filosofia e la religione, la rivoluzione e la tradizione, i raffinamenti dell’alta cultura e gli organi rudi dell’azione, tutti gli interessi mondani e tutte le aspirazioni ideali dello spirito; e non solo si ritrovano tutti gli elementi che compongono una civiltà, ma ognuno fa nella misura del possibile, equilibrio all’opposto, e tutti agiscono l’uno sull’altro, cosicchè ognuno si ritrova negli altri: la letteratura nel movimento politico e il movimento politico nella letteratura, l’ideologia negli interessi mondani e questi nell’ideologia; il raffinamento dell’alta cultura nella religione e nella politica, come la politica e la religione in tutte le manifestazioni dell’alta cultura: e via dicendo. Senonchè intesa in questo senso l’eternità di Roma è una conquista sul tempo che deve essere di continuo ricominciata; perchè se ogni civiltà, nel suo massimo fiore, è una sintesi di forze opposte, queste sintesi sono preparate da lunghi periodi di interne sproporzioni e dissociazioni, in cui si perde il senso dell’unità della vita e non si capiscono e non ammirano più che i singoli fenomeni della storia. Ora noi indubitatamente viviamo in tempi in cui il mondo si va sempre più disquilibrando nella sua massa troppo cresciuta. Noi viviamo in mezzo all’estrema demolizione della società creata tra le rovine del mondo antico dal Cristianesimo: sul finire di quella demolizione cui l’Umanesimo e la Riforma diedero principio, che la Scienza e la Filosofia del diciassettesimo e diciottesimo secolo continuarono, che la Rivoluzione francese accelerò di tutto il suo formidabile impeto e che nel secolo nostro vanno compiendo con una furia frenetica la nuova industria e il nuovo commercio, l’universale smania di far quattrini e i progressi dall’America. Ma da questo immenso rivolgimento della storia in mezzo a cui viviamo, da questa estrema dissoluzione di un ordine di cose così antico e venerabile pullulano in ogni parte del mondo mostruose creature: stati per metà barbari e per metà corrosi dai vizi delle civiltà più decrepite; città enormi ed informi; eserciti che crescono smisuratamente in mezzo alla più rapida decadenza dello spirito militare che forse mai si sia vista; ricchezze favolose che si accumulano senz’altro scopo che di crescere; industrie gigantesche, ma che non hanno più intorno a loro il natural sostegno dell’agricoltura; immense agricolture, cui manca il compimento naturale dell’industria; filosofie avulse dalla pratica e morenti di asfissia in un’aria troppo rarefatta di pure preoccupazioni intellettuali; scienze che si tuffano così dentro nella pratica da restarne soffocate; arti e letterature che vogliono esser principio a sè medesime, venir al mondo senza genitori e antenati.
Non è quindi da meravigliarsi se, in questo mondo così squilibrato, le nazioni che hanno potuto fare una sintesi romana delle diverse parti di sè medesime, debbano sempre più faticare per mantenerla; e se tutto il mondo latino — l’Italia compresa, anzi purtroppo sopratutto l’Italia — vada perdendo fiducia nella sua grande tradizione intellettuale, e inclinando troppo a veder nel disordine la forza, nella oscurità farraginosa la profondità, nella stravaganza inconcludente l’originalità, nella massa delle ricchezze materiali la prova della eccellenza civile. Non è forse da far meraviglie; ma è certo da rammaricare profondamente: perchè se il mondo, smisuratamente crescendo e complicandosi da un secolo, sembra sfuggire alla forza sintetica del genio latino, prorompendo in un orgiastico delirio di energie enormi, tanto più noi, figli di Roma, dovremmo voler riuscire nella mirabile e davvero titanica impresa di sottoporre al genio armonico della nostra stirpe questo caos grandioso ed orrendo. Se ogni civiltà è una sintesi di forze opposte, anche la scomposta civiltà moderna dovrà equilibrarsi un giorno in una più bella e più savia armonia; onde sarebbe colpa che l’avvenire non perdonerebbe alla nostra generazione e a quelle che nasceranno dalla nostra, lasciar perire, per un malsano esotismo, una secolare tradizione civile e intellettuale, proprio oggi che, rinnovata secondo lo spirito dei tempi, più necessaria al mondo potrebbe diventarne la virtù equilibrante: quella tradizione che si riassume nelle due sillabe di “Roma„ tanto ripetute da ventisette secoli e con così diversi sentimenti, ma al cui suono io ho ancor potuto al principio del secolo ventesimo — e sarà questo il grande orgoglio e la grande gioia della mia vita — sentir fremere di ammirazione e di riconoscenza due continenti....
OPERE DI GUGLIELMO FERRERO:
Grandezza e Decadenza di Roma.
Vol. I: _La Conquista dell’Impero_ L. 5 — Vol. II: _Giulio Cesare_ 5 — Vol. III: _Da Cesare ad Augusto_ 5 — Vol. IV: _La repubblica di Augusto_ 3 50 Vol. V: _Augusto e il Grande Impero_ 3 50
_In memoria di Cesare Lombroso_ (1910). Con ritratto. 2 — Conferenza, con due ignorati scritti giovanili di Lombroso.
GUGLIELMO FERRERO E SCIPIO SIGHELE:
_Cronache criminali italiane_ 4 — _I briganti_: Ultime gesta della banda Maurina. Autobiografia di Giovanni Botindari. Il brigantaggio in Sardegna. — _I delinquenti politici_: Una società segreta nel 1904. Alle porte del domicilio coatto. — _I delinquenti comuni_: I funerali di un “guappo„. Il delitto di un mistico. Averardo Bracciotti. L’assassinio di Giuseppe Bandi. Gennaro Volpe. — _Appendice_: Il mistero di Vico Equense (processo Nayve).
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.