Roma antica, Vol. 3/3

Part 18

Chapter 183,340 wordsPublic domain

97. =La catastrofe (454-476).= — La morte di Ezio non fu meno funesta di quella di Stilicone. Valentiniano III non sopravvisse lungo tempo al suo generale; chè il 16 marzo 455 moriva, vittima anch’egli di una congiura di Palazzo. Anche la dinastia di Teodosio era spenta. La precarietà delle dinastie rendeva sterile nel vecchio impero anche il principio dinastico. Gli succedeva il patrizio e senatore romano, che era stato il capo del complotto: Petronio Massimo. Ma ormai una mano ferma di soldato mancava all’impero. Pochi mesi dopo i Vandali comparivano sopra una numerosa flotta alle foci del Tevere, sbarcavano e marciavano su Roma. Petronio cercò di fuggire e venne fatto a pezzi dai Romani. Genserico prese Roma, e per quattordici giorni la saccheggiò più ferocemente che Alarico, ritornando in Africa carico di bottino. Spariti gli Unni, ricomparivano, e più minacciosi di prima, i Vandali; chè questo colpo di mano su Roma era il principio di una nuova guerra con cui Genserico tentava impadronirsi di tutta l’Africa romana e delle grandi isole del Mediterraneo; di rifare, in somma, la potenza di Cartagine. Sarebbe stato necessario che tutto l’impero — Oriente ed Occidente — facesse un grande sforzo per distruggere Genserico. L’imperatore Marciano sembra averci pensato. Ma ecco scoppiare in Occidente una nuova guerra civile per la successione imperiale. Morto Massimo, i Visigoti di Gallia indussero un generale, M. Eparchio (o M. Mecilio) Avito, a vestire la porpora imperiale, non è chiaro se nel luglio o nell’agosto del 455. Poco dopo Avito nominava generalissimo delle milizie in Italia l’ultimo dei grandi barbari dell’Occidente, uno dei protetti di Ezio, Ricimero, nipote di Vallia e figlio di un principe svevo, che combatteva allora vittoriosamente contro i Vandali in Sicilia e in Corsica. Ma Avito, l’eletto dei Goti, non poteva non essere impopolare in Italia ed in Roma. L’opposizione trovò uno strumento pericolosissimo, sì, ma efficace, nel nuovo _magister militum_. Ricimero si intese con il senato, depose e sconfisse Avito. Il senato e Ricimero non avendo potuto accordarsi per creare un nuovo imperatore, solo capo di tutto l’impero rimase, a Costantinopoli, Marciano. Ma Marciano morì il 27 gennaio 457 e gli successe Leone I, che si affrettò a togliere nei primi mesi del 457 al troppo invadente Ricimero la carica di _magister militum_ dell’Occidente, dandola a un generale di grande valore, a un insigne allievo di Ezio, Flavio Giuliano Maioriano. Ricimero, a cui era stato conferito, a guisa di compenso, il titolo di patrizio, dovè per il momento inclinarsi. Qualche mese dopo i soldati e le legioni acclamavano Maioriano imperatore. L’imperatore di Costantinopoli ratificò la scelta.

A capo dell’impero di Occidente era di nuovo un uomo capace. Egli si propose di rimettere un po’ d’ordine nell’amministrazione e di abbattere la potenza vandala in Africa. E si mise all’opera con grande energia. Sebbene molte difficoltà e una guerra con i Visigoti di Gallia il cui re Teodorico aveva innalzato Avito, intralciassero i suoi piani, egli riuscì a preparare una grande spedizione contro l’Africa. Ma Genserico lo prevenne; e distrusse, innanzi che avesse preso il mare, gran parte del naviglio romano, ancorato nei porti spagnoli. Fu un forte colpo, che indebolì assai l’autorità di Maioriano. All’interno fra tanto si agitavano i funzionari civili, ch’egli intendeva costringere a governare con giustizia e correttezza; le milizie barbare erano malcontente della sua forte disciplina; e Ricimero spiava l’occasione di rifarsi. Ricimero si pose di bel nuovo a capo dei malcontenti e riuscì a uccidere Maioriano (7 agosto 461)[124].

Ricimero che, essendo un barbaro, non poteva aspirare alla porpora, impose come imperatore un italico, un Libio Severo, che doveva essere un’ombra. Ma la morte di Maioriano sollevò contro il nuovo governo parecchi generali, come Marcellino in Dalmazia, e Egidio in Gallia. Il nuovo imperatore si trovò dunque impegnato in gravi difficoltà interne, di cui i barbari approfittarono: i Goti, allargandosi nella Gallia settentrionale, e Genserico, conquistando la Sardegna. Quattro anni funesti furono quelli di Severo, e quando egli morì (465), si ebbe un interregno di quasi due anni che fu, per la sua cagione, manifesta misura della debolezza a cui era giunto l’impero. Genserico era trasceso a tanta audacia da avere un candidato suo all’impero, un certo Olibrio; e così l’imperatore di Oriente come il senato di Roma, che non volevano questo candidato, non osavano neppure rifiutarlo, temendo la guerra con i Vandali. Ma questa pusillanimità accrebbe l’audacia di Genserico, il quale nel 467 attaccò addirittura l’impero d’Oriente, devastando la Grecia e le isole, per costringerlo ad accettare il suo imperatore. L’imperatore si risolvè allora a uscire dalla sua inerzia; e designò al trono dell’Italia un discendente dell’antico generale Procopio e un genero di Marciano: Procopio Antemio (12 aprile 467). Il potere di Ricimero vacillava di nuovo.

Procopio, eletto contro Genserico, ripigliò il disegno di una grande guerra vandalica. I due imperi dovevano combatterlo a forze unite. Immensi preparativi furono fatti, ma per l’incapacità, lo scarso accordo e il tradimento di alcuni generali, l’impresa, cominciata sotto buoni auspici, fallì di nuovo (468). Questo insuccesso permise a Ricimero di ricominciare gli intrighi. Egli si intese con Genserico e con Eurico re dei Visigoti: e tanto fece che riuscì a suscitare in Gallia una guerra tra i Visigoti e Roma. Allora, approfittando di questa guerra, marciò con un esercito su Roma; prese la città, uccise Antemio (11 luglio 472) e fece proclamare imperatore il candidato di Genserico, Olibrio (472). I barbari trionfavano! Ma nè Ricimero nè Olibrio dovevano godere a lungo il trionfo. L’uno e l’altro morirono nell’anno 472 di peste. L’imperatore Leone elesse imperatore dell’Occidente Giulio Nepote, nipote di un grande generale, il conte Marcellino. Nepote fece presto a togliere di mezzo, deponendolo, un avversario, che le milizie barbariche gli avevano contrapposto, un Glicerio, e, nel giugno 474, rimaneva unico signore dell’estremo angolo di quello ch’era stato l’Occidente romano. Ma ormai a tutti gli altri mali che affliggevano l’impero se ne era aggiunto un altro. I trionfi di Genserico, la crescente potenza dei Visigoti in Gallia, il lungo dominio di Ricimero, le innumerevoli disfatte subite dall’impero, avevano accresciuto a dismisura anche l’orgoglio e le pretese dei barbari, che servivano l’impero. C’era adesso un partito dei barbari opposto ad un partito dei vecchi Romani, ciascuno dei quali faceva appello a sentimenti ed interessi differenti. Nepote raffigurava la reazione contro il partito dei barbari. Ma egli si guastò presto con il partito nazionale, cedendo in Gallia ai Visigoti, che l’avevano conquistata, l’Alvernia. Nell’Italia del nord le legioni composte di cittadini romani insorsero sotto la guida del loro generale Oreste, un antico funzionario di Attila passato al servizio dell’impero, un barbaro romanizzato, quindi. Oreste costrinse il legittimo imperatore a fuggire da Ravenna a Salona in Dalmazia (agosto 475); ed elevò all’impero il figlio Romolo Augustolo. Ma il partito dei barbari non tardò a volere la sua rivincita; chè le milizie barbariche chiesero, come prezzo della loro acquiescenza, la cessione di un terzo delle grandi proprietà dell’Italia. Oreste, che non poteva compiere una così tremenda rivoluzione, rifiutò. Ma allora uno degli ufficiali barbari della guardia imperiale, Odoacre, fu eletto re dai suoi commilitoni e chiamate altre schiere di Rugi e di Eruli d’oltre Alpe, assalì Oreste che con le milizie a lui rimaste fedeli si era chiuso in Pavia; prese la città; sconfisse ed uccise Oreste (27-28 agosto 476). Romolo venne deposto e confinato in Campania presso Napoli, là dove oggi sorge l’attuale _Castel dell’Uovo_. Il barbaro mandò all’imperatore d’Oriente, Zenone, le inutili insegne imperiali e dichiarò che egli avrebbe continuato a governare l’Italia, quale suo luogotenente.

Così terminava di fatto, se non legalmente, la storia della parte occidentale dell’impero romano, nonchè, secondo si suole calcolare, quella dell’evo antico, e qui deve perciò arrestarsi il nostro racconto. In realtà l’Occidente ha ancora un imperatore legittimo, sebbene spodestato, Giulio Nepote, e, dopo la morte di costui, l’Italia non sarà un regno barbarico indipendente, ma una provincia dell’antico impero romano, le cui sorti sono rette dal suo capo supremo, residente a Costantinopoli. Solo dopo l’invasione longobardica nella penisola — invasione nè autorizzata nè approvata dall’Oriente, anzi in contrasto col governo ufficiale, istituito dalla Corte bizantina a Ravenna, e dopo l’insediamento degli Slavi nel nord-ovest della penisola balcanica, che separeranno l’Oriente e l’Occidente, — l’unità dell’impero sarà rotta, e l’Italia potrà veramente dirsi dominio barbarico. Ma ormai l’impero occidentale non è più che un nome. La grande opera storica di Roma è distrutta. Un’èra nuova della storia incomincia. L’impero orientale o bizantino durerà invece ancora per un millennio, serbando nelle sue linee capitali l’organizzazione ricevuta da Diocleziano e da Costantino, ed esso cadrà solo sotto i colpi dei Turchi. L’assolutismo vi prospererà più rigoglioso che in Occidente, salvando della civiltà antica quanto basterà per poter ridiventare il maestro dell’Occidente rimbarbarito, perchè aveva ritrovato in Oriente la sua patria; e si era allacciato ad un’antica tradizione, che il dominio romano aveva interrotta soltanto per qualche secolo.

NOTE AL CAPITOLO DODICESIMO.

[118] Cfr. CLAUDIAN., _In Ruf._, 2, 400 sg.

[119] Le cause dell’insuccesso della campagna di Stilicone sono molto oscure: gli amici di Stilicone ne accusarono la Corte orientale (CLAUD., _De bello poll._, 516-17); gli avversari, lo stesso Stilicone (OROS., 7, 37, 1). È più prudente pensare a difficoltà di ordine militare.

[120] Cfr. AUGUST., _De civit. Dei_, 5, 23; OROS., 7, 37, 4; JORDAN., _H. Rom._, c. 321, pag. 41; ZOSIM., 5, 26. Sulle invasioni di Alarico e Radagaiso cfr. il pregevole studio di F. GABOTTO, _Storia dell’Italia occidentale_ (395-1313), Pinerolo, 1911, I, 82 sgg., 112 sgg.

[121] Cfr. _Cod. Theod._, 7, 16, 1.

[122] Questo invito di Bonifacio ai Vandali è stato negato dalla critica moderna. Cfr. invece GABOTTO, op. cit., II, pag. 639 sgg.

[123] Su Genserico e i Vandali, cfr. il recente lavoro: F. MARTROYE, _Genséric, la conquête Vandale en Afrique et la destruction de l’empire d’Occident_, Paris, 1907.

[124] Sulle lotte politiche sotto il governo di Maioriano si può consultare: R. CESSI, _Marcellino e l’opposizione imperiale romana sotto il governo di Maioriano_, negli _Atti del R. Istituto veneto di scienze e lettere_, 1915-16.

INDICE ALFABETICO-ANALITICO

_A libellis_, 61, 196.

_A memoria_, 196.

_A rationibus_, 61.

_Ab epistulis_, 61, 196.

_Acaia_, affrancata da Nerone, 22; rifatta provincia da Vespasiano, 22; alla metà del II sec. d. C., 70-71; Adriano in A., 70 sgg., 73; invasa da Germani, 90; da Goti, Eruli, Sarmati, 137, 138; nella tetrarchia dioclezianea, 163; assegnata a Costantino I (314 d. C.), 186; a Dalmazio (335), 202; a Costanzo (337), 708; stato dell’A. alla metà del IV sec., 234-35; invasa da Alarico (395), 250; attaccata da Genserico, 267.

_Adiabene_, 54, 110.

_Adriano_ (P. Elio), origine, 58; carattere e coltura, 59; adottato da Traiano, 58; e il Senato, 53; abbandona le conquiste orientali di Traiano, 58-59; indirizzo e carattere del governo, 60 sgg., 78 sgg.; riforme amministrative, 60 sgg.; giuridiche, 62; viaggi, 63 sgg., 73 sgg.; e il Cristianesimo, 71-72; grandi costituzioni, 70-71, 72; guerra di Giudea, 75-76; adotta un collega all’impero, 77; sua fine (10 luglio 138), 76 sgg.

_Adrianopoli_ in Attica, 71.

_Adrianopoli_ (in Tracia), 185; battaglia fra Costantino e Licinio (323), 190; sconfitta di Valente (9 agosto 378), 234; assalita dai Barbari, 234.

_Adrumeto_, 107.

_Advocatus fisci_ (_Rationalis_), 79, 113.

_Aelia Capitolina_, 76.

_Aerarium_, 36, 128.

_Africa_, insurrezioni in A. (69-70), 18; alla metà del II sec. d. C., 67; il _Vallum_ di Adriano, 68; Adriano in A., 67, 73; invasa dai Franchi, 137; nella tetrarchia dioclezianea, 163; rivolta (297), 173; eresia donatista, 188, 189; assegnata a Costante (335), 202; invasa da Getuli e Mauri (365), 231; rivolta di Gildone, 252; invasa da Vandali (429), 261 sgg.; l’_Africa proconsolare_ e la Bizacena ai Vandali (442), 264.

_Agostino_ (S.), 155.

_Agricola_. V. _Giulio_.

_Agricoltura_, nell’Impero, fiorente nel II sec., 99; decade nel III e nel IV sec., 144-45, 244; piccola proprietà e latifondo, 145.

_Alamanni_, 130, 138; invadono la Gallia, 130; l’Italia (261), 137; (271), 139; sconfitti da Gallieno, 137; invadono la Gallia, 161; combattuti da Costantino I, 182; invadono Gallia e Rezia (365), 231; sconfitti da Valentiniano I (367), 231; _alleati_ dei Romani (368), 231; invadono la _Germania Superiore_, 233; sconfitti da Graziano, 233, 234.

_Alani_, 90, 233, 234, 254, 257-258.

_Alarico_, re dei Visigoti, 250; invade Tracia e Grecia (395), 250; combattuto da Stilicone, 250, 251; accordi con l’Oriente (397), 251; _dux_, 251; invade l’Italia (400), 252 sgg.; minaccia Milano, 253; sconfitto a Pollenzo (6 aprile 402) e a Verona (403), 253; si ritira, 253; trattative con Stilicone, 254; nuova invasione in Italia (408), 255 sgg.; assedia Roma (256); attacca l’Africa, 256; saccheggia Roma (410), 256; muore in Calabria (410), 257.

_Alessandria_, 13, 93, 97, 172, 192, 241; Chiesa di A., 208, 212, 214, 237.

_Alessandro_, vescovo di Alessandria, 192, 193.

_Alessandro_. V. _Severo Alessandro_.

_Alieno_ (Cecina), generale Vitelliano, invade l’Italia, 7; attacca Piacenza ed è respinto, 8; battuto a _Locus Castorum_, si congiunge con Valente, 8; suo tradimento, 14.

_Allectus_, 172.

_Altare della Vittoria_, 237, 242.

_Altino_, 255.

_Alvernia_, 271.

_Ambrogio_ (S.) vescovo, 237, 238, 239, 240-41.

_Amida_, 218.

_Ancira_, 141.

_Andalusia_, 258.

_Ancona_, 47.

_Anfiteatro Flavio_ (Colosseo), 27.

_Annibaliano_, nipote di Costantino, 202; re dell’Armenia e del Ponto (335), 202; ucciso (337), 207.

_Antemio_. V. _Procopio Antemio_.

_Antiochia_, 53, 58, 73, 87, 93, 97, 141, 208, 210, 237.

_Antonianus argenteus_, 146.

_Antonino Pio_ (T. Aurelio Fulvo), adottato da Adriano, 77; origine, 83; e il senato, 83-84; e la religione, 84; governo, 83-85.

_Antonio Primo_, uno degli ufficiali delle legioni di Pannonia, 14; invade l’Italia, 14-15; vince i Vitelliani presso Bedriaco, 15; invade il Lazio, 15.

_Apollodoro_ di Damasco, 47.

_Apro_, prefetto del pretorio e suocero di Numeriano, indiziato della sua morte, 143-44.

_Aquileia_, 88, 209, 255, 266.

_Aquitania_, 258; ceduta da Onorio ai Visigoti (418 o 419), 259.

_Arabia_ (Arabia Petrea), prov. romana (106), 46, 59, 74; Adriano in A., 74; nella tetrarchia dioclezianea, 163; condizione nel IV sec., 235.

_Arbogaste_, un Franco, generale di Teodosio I, 240; guerreggia i Franchi, 242; fa uccidere Valentiniano II, 242; proclama imperatore Eugenio, 242; vinto, si uccide (394), 242.

_Arcadio_, imperatore d’Oriente (395), 249; muore (maggio 408), 254.

_Ardeschi_. V. _Artaserse_.

_Argenteus minutulus_, 170, 186.

_Argentoratum_ (Strasburgo), battaglia (337), 217.

_Argo_, 137.

_Arianesimo_, 192 sgg., 203, 208, 210, 212, 213, 214, 218, 220, 232, 236, 238, 239.

_Ario_, prete di Alessandria, 192; scomunicato (321), 192, 203.

_Arles_, 188.

_Aristide_ (il retore), 98.

_Armenia_, provincia romana, 53; di nuovo indipendente, 59; invasa dai Parti, 87; liberata dai Romani (162-63), 87; rifatta provincia romana, 124; rioccupata dai Persiani, 161-62; la questione dell’A. e Diocleziano, 161-62; invasa dai Persiani (296), 172; province armene conquistate da Sapore I, 173; cedute ai Romani (298), 173; regno di Tiridate (298), 173; assegnata ad Annibaliano (335), 202; il Cristianesimo in A., 204; invasa da Sapore II (359), 218; le fortezze cedute ai Persiani (363), 230.

_Armoricani_, 262, 263.

_Arsacidi_, 128.

_Artabano_, re dei Parti e Caracalla, 124; sconfigge Macrino, 125; detronizzato, 129.

_Artaserse_ (Ardeschi), 129; invade le province romane orientali, 129; guerra con Severo Alessandro, 129-30.

_Arti_, distruzione dei capolavori antichi, 242-243; privilegi agli artisti, 244-245.

_Asia_ (Minore), alla metà del II sec. d. C., 68-70; invasa dai Goti, 135, 137; dagli Eruli e dai Sarmati, 137; dai Goti (268), 138; nella tetrarchia dioclezianea, 163; assegnata a Massimino Daio (311), 182; a Costanzo (335), 202.

_Assiria_, 54, 59.

_Atanasiani_, 208, 212, 214, 218, 220, 236. V. _Cattolicismo_.

_Atanasio_, vescovo di Alessandria, 203; condannato dal Concilio di Tiro (335), 203; ed esiliato, 203; torna ad Alessandria, 208, 209; combatte gli Ariani, 209-10; assolto dal Concilio di Roma (340), 210; al Concilio di Sardica, 211; scomunicato dal Concilio di Philippopolis (344), 211; torna ad Alessandria, 212; condannato dal Concilio di Milano (355), 214-15; nella Tebaide, 214.

_Ataulfo_, cognato di Alarico e re dei Visigoti, 257; combatte in Gallia, 258; assale Marsiglia, Narbona e Tolosa (413), 258; sposa Galla Placidia, 258; sconfitto da Costanzo, muore in Spagna (415).

_Atene_, 70, 71, 107; scuole, 71. V. _Adrianopoli_ (in Attica); invasa dagli Eruli (267), 137.

_Ateneo_, 72.

_Atenodoro_ (Wahaballath), figliuolo di Odenato e Zenobia, 140.

_Attalo_, prefetto della città di Roma, proclamato imperatore da Alarico, 256; deposto e prigioniero, 256; rimesso sul trono da Ataulfo, 258.

_Attila_, re degli Unni (433), 264; suo impero, 264; uccide il fratello Bleda, 264; assale l’impero d’Oriente (447), 264; fa pace con Teodosio II, 264; invade le Gallie (451), 265; sconfitto ai Campi Catalauni (451), 265; si ritira in Pannonia, 265; invade l’Italia (452), 265-66; muore (453), 266.

_Attis_, 69.

_Augusta Emerida_ (Merida), 66.

_Augusto_, titolo imperiale, 118, 160.

_Aureliano_ (L. Domizio), congiura contro Gallieno, 138; imperatore, sconfigge i barbari che invadono l’Italia (271), 139; abbandona la Dacia (271), 139-40; combatte Zenobia e riconquista l’Oriente (272-73), 141; ucciso (275), 141.

_Aureolo_, proclamato imperatore dalle legioni della Rezia, 138.

_Aureus_, 35, 146, 170, 186.

_Avidio Cassio_, generale di M. Aurelio in Oriente, 87; sua rivolta, 91 sgg.; sua morte (175), 93.

_Autun_ (in Gallia), 216.

_Avito_ (M. Eparchio o Mecilio), imperatore (455), 267.

_Bagaudi_, 159; vinti da Massimiano, 160; nuova insurrezione (435-37), 263.

_Bahram_, re persiano, e Diocleziano, 161-62.

_Baia_, 78.

_Balbino_ (Decio Celio Calvino), imperatore, 132; combatte Massimino, 132-33; ucciso, 133.

_Barkokeba_ (o _Barcosiba_), 76.

_Basilica Porzia_ (a Milano: San Vittore _ad Corpus_), 238.

_Batavi_, insurrezione, 18.

_Bedriaco_ (battaglie di), 9, 15.

_Betica_, 258.

_Bezabda_, 218.

_Bizacene_, 264.

_Bleda_, 264.

_Borgognoni_. V. _Burgundi_.

_Bisanzio_, 22, 109, 110, 185, 190, 200.

_Bitinia_, 163.

_Bodotria_ (G.), 30.

_Bonifazio_, governatore dell’Africa, 261; difende Marsiglia contro Ataulfo (413), 261; rivalità con Ezio, 261; destituito da Galla Placidia, 261; invita i Vandali in Africa, 261; si riconcilia con Placidia, 262; combatte i Vandali, 262; _magister militum_ (432), 262; guerra civile contro Ezio (432), 262; muore, 262.

_Borani_, 137.

_Brigetium_ (nell’Illirico), 232.

_Bostra_, 46.

_Britannia_, estranea alla guerra civile del 69-70, 6; conquistata quasi interamente sotto Domiziano, 30; agitazioni sotto Traiano, 54; alla metà del II sec. a. C., 66; suoi confini sotto Traiano, 66; sotto Antonino Pio, 84; invasione dei Pitti, 86; governata da Clodio Albino, 104, 109, 110; Settimio Severo in Br., 117; in potere di Carausio, 161; nella tetrarchia dioclezianea, 163; riconquistata da Diocleziano (296), 172; agitazioni nel 297, 173; assegnata a Costantino II (335), 202; invasa da Sassoni, Pitti, Scoti (365), 231; abbandonata da Stilicone, 253; invasa dai Barbari, 253; perduta per l’Impero, 258.

_Bucolici_, 91.

_Burdigala_ (Bordeaux), 65.

_Burgundi_, 161, 162, 231, 254, 259, 263, 265.

_Caledonia_ (Scozia), 30; Settimio Severo tenta conquistarla, 118.

_Callinicum_ (presso l’Eufrate), 240.

_Campi Catalaunici_ (Chalons sur Marne), battaglie (367), 231; (451), 265.

_Campania_, esente da imposta, 168.

_Campidoglio_, incendiato (69), 15; ricostruito, 26.

_Capitatio_, 217.

_Cappadocia_, invasa dai Persiani (231), 129.

_Caput_, 169.

_Caracalla_ (Settimio Bassano), figlio di Settimio Severo, 110; _Cesare_, 110; _Augusto_, 118; tendenze, 118, 123; imperatore, 123; fa uccidere Geta, 123; e il senato, 123; e l’esercito, 123; guerre in Germania, 124; concede la cittadinanza ai provinciali, 124; ucciso (8 aprile 217).

_Carausio_, generale di Diocleziano, 161; condannato a morte, 161; s’impadronisce della Britannia e di qualche città gallica, 161; assolda Franchi e Sassoni, 162; riconosciuto _Augusto_, 163; ucciso, 172.

_Carino_, figliuolo di Caro e suo collega all’impero, 143; combatte i Jazigi, 159; e Diocleziano, 159; ucciso, 159.

_Carnuntum_ (Petronell), 26; conferenza di C. (307), 180.

_Caro_ (M. Aurelio Caro), imperatore (282-83), 143; si associa i figli Caro e Numeriano, 143; sua impresa di Persia, 143; morte, 143.

_Carpi_, 133.

_Cartagena_, 66.

_Cartagine_, 97, 263.

_Castriciani_, 198.

_Catti_, 31, 87.

_Cattolicismo_, trionfo del C., 236, 240-41; fedeltà agli imperatori cattolici, 237; privilegi del clero cattolico, 236; lotte contro l’Arianesimo, 238-39; contro lo Stato, 239, 240-41; sua dottrina politica, 240-41.

_Cauci_, 87.

_Cavalieri_ (I), e Vitellio, 11; e la guerra civile del 69-70, 23; e Vespasiano, 24, 61, 62; nuova importanza sotto Settimio Severo, 113, 114.

_Ceciliano_, vescovo di Cartagine, 188.

_Ceionio_ (L. Commodo Vero), adottato da Adriano, 77; sua morte, 77.

_Centumcellae_ (Civitavecchia), 47.

_Centuria_, 169.

_Cesaraugusta_ (Saragozza), 66.

_Cesare_, titolo imperiale, 110, 160, 163.

_Cesarea_, 208, 210.

_Chiesa_ (cristiana). V. _Cristianesimo_.

_Cibalae_ (in Pannonia), battaglia (8 ottobre 314), 185.

_Cibele_, 69.

_Cicladi_, 70.

_Cilicia_, 22, 69.

_Cina_, 73.

_Cipro_, 54, 138.

_Cirenaica_, 54.

_Città_. V. _Impero_.

_Claudio_ (Flavio Costantino), un usurpatore, 254; invade la Gallia, 254, 257; combatte i barbari, 257; sconfitto dal generale Costanzo, 258.

_Claudio II il Gotico_ (M. Aurelio), cospira contro Gallieno, 138; imperatore (268-70), 139; sconfigge i Goti, 139; li ammette nell’esercito, e come coloni, 139; sua morte, 139.

_Claudio_ (Pompeiano), 76.

_Clodio_ (D. Albino), acclamato imperatore dalle legioni di Britannia, 104; origine e carattere, 107; imperatore con Settimio Severo, 108-9; insurrezione contro Severo, 110; sconfitto (197), 111.

_Collegi giovanili_, 72.

_Clota_ (G.), 30.

_Colonato_, 91, 139, 145, 202, 245-246.

_Colonia_ (città), 41, 216.

_Colonie militari_, 26; romane in Oriente, 115.

_Comes rerum privatarum_, 196.

_Comes sacrarum largitionum_, 196.

_Comitatenses_, 169, 198.

_Comites consistoriani_, 196.

_Commagene_ (Regno della), riconosce Vespasiano, 13; provincia romana, 22.

_Commercio_, nelle province romane, 64 sgg., 73 sgg.; nell’Impero alla fine del II sec., 96-97; decade nel III e nel IV sec., 145, 201, 202, 244; persiano-romano, 173.

_Commodo_ (L. Aurelio), figlio di M. Aurelio e suo collega all’impero, 94; carattere, 101-102; rottura col Senato, 101-102; congiure e rivolte, 102; uccisione (dicembre 192), 143; iniziato al Mitraismo, 149.

_Concilii_: di Arles (314), 188; di Nicea (325), 194-95; di Tiro (335), 203; di Roma (340), 210; di Antiochia (341), 210; di _Sardica_ (342 o 343), 210-211; di _Philippopolis_ (344), 211; poteri dei C., 211; di Milano (355), 213-14; di Rimini (359), 218; di Seleucia Isaurica (359), 218; di Costantinopoli (381), 236-37; di Aquileia (381), 237. V. Sinodo.

_Concordia_, 255.