Chapter 16
Il Ximenes stette a sentire con molta rassegnazione il fervorino per Cristoforo Colombo, che con altrettanta soddisfazione aveva proferito il Deza. E cortesemente lo accomiatò, accompagnandolo fino all'anticamera. Ritornò poscia nella stanza, dove il capitano Fiesco era rimasto in attesa, sempre turbato, ed allora più che mai, pensando che da quel colloquio dipendeva la sorte di Juana e la sua.
S'aspettava d'essere interrogato; e grande fu la sua maraviglia, sentendosi dire dal Ximenes:
--So tutto, e non occorre, signor conte, che mi raccontiate l'arresto avvenuto. Andiamo per la più breve, che converrà a voi come a me. Per qual ragione non volete voi servire Sua Altezza? Perchè cospirate coi suoi nemici?
--Io, Eccellenza?--gridò il capitano, facendo gli atti del massimo stupore.
--Siete stato a Siviglia;--ripigliò l'arcivescovo.--E si sa dove siete andato, in Siviglia.
--In un convento, Eccellenza; ad ossequiare la signora marchesa di Moya, ch'io non so essere in mala vista presso la Corona; a chiederle una grazia, che assai mi premeva, voglio dire il suo patrocinio per il signor Almirante. Don Cristoval Colon, che la marchesa ha sempre stimato e protetto, è in fin di vita; nè Vostra Eccellenza lo ignora. Unica e sola, che potesse anche giovargli in un delicatissimo caso di coscienza, era Beatrice di Bovadilla.--
Senza pensarci bene, forse operando per moto spontaneo d'ingegno avvezzo ai pronti espedienti, Bartolomeo Fiesco aveva toccato un tasto che doveva rendere buon suono nell'animo del virtuoso Ximenes.
--Di coscienza?--diss'egli.--E si può sapere, senza offesa di sacre ragioni?
--Sì, e ne giudichi la Eccellenza Vostra;--rispose il Fiesco, che aveva avuta la buona ispirazione, e ne faceva il suo prò.--Nella maturità della sua giovinezza, il signor Almirante aveva amata una donna di Cordova; e di quell'amore gli era nato un pegno carissimo.
--Il giovinetto Fernando; mi par di vederlo;--notò il suo interlocutore.--E la donna, se ben ricordo, una Enriquez de Arana.
--Per l'appunto: non più veduta dal signor Almirante, perchè a lui diventata nemica, senza che egli mai riuscisse ad intenderne la ragione, mentre egli avrebbe voluto riparare al suo fallo. Ma ciò che in tanti anni non gli è stato possibile, diventa necessario ora, affinchè il giovane Fernando non rimanga orfano insieme e notato d'illegittimità. Il caso di coscienza è doppio, e verso la madre e verso il figliuolo.
--Come c'entra donna Beatrice di Bovadilla?--chiese il Ximenes.--Anche a non tener conto delle ciarle del mondo, che suole inventare tutto quello che non sa, possiamo maravigliarci che la marchesa di Moya sia ritenuta più adatta a riunire due anime state tant'anni divise.
--Non si maravigli il savio;--rispose Bartolomeo Fiesco.--La marchesa di Moya conosce Beatrice Enriquez. Fin dalla vigilia della partenza di Cristoforo Colombo per il suo primo viaggio di scoperta, aveva tentato, checchè potesse costarne al suo cuore, di ravvicinare la sdegnosa Cordovana al padre del suo Fernando.
--Mi assicurate che questo è il vero? che siete andato a Siviglia per ottenere i buoni uffici della marchesa di Moya nelle cose di don Cristoval Colon? e non per altro, non per altro?
--Quali prove posso io darne a Vostra Eccellenza, io che Le sono appena conosciuto per la presentazione di Diego di Deza? I miei leali servigi a questa Corona furono di buon suddito, e di suddito volontario, il che dovrebbe accrescerne il pregio. Il mio nome è d'antica stirpe di gentiluomini e di cristiani; nè io vorrei macchiarlo con una menzogna. Per nessun'altra ragione, fuor quella che ho detto, sono io stato a Siviglia; lo giuro per questa croce che vi pende dal petto, e che io bacio in ginocchio.--
Si era intenerito, il buon primate di Spagna. Posò la sua destra sul capo del conte, come in atto di benedirlo; poi, fattolo alzare e sedere davanti a sè, stette un istante pensoso.
--Vi credo, figliuol mio;--diss'egli poscia.--Ma vedete, qui siamo in mezzo a continui pericoli. _Incedo per ignes suppositos cineri doloso_; si cammina sulla cenere ingannevole, che nasconde i carboni ardenti. Si congiura contro il re Ferdinando, contro un sovrano che cova nell'animo grande i più vasti disegni. È dunque utile alla Spagna, alla sicurezza, alla gloria di questa nazione a mala pena formata, ch'egli sia il reggente di Castiglia; ed è necessario per ciò che il re Cristianissimo gli sia intieramente amico.
--Non gliene ha dato prove bastanti?--chiese il capitano Fiesco.--Non gli ha concessa in moglie Germana di Foix?
--Dite che il re Ferdinando l'ha voluta;--rispose il Ximenes.--E non poteva non volerla, per tema che altri la prendesse, diventando un pericoloso vicino. Queste cose non vogliono capirle i corti intelletti. Come figlia a Giovanni, visconte di Narbona, come sorella a Gastone di Foix, legittimo pretendente della Corona di Navarra, la principessa Germana era un partito più da lui desiderato, che non dal re Cristianissimo, sebbene per un tal matrimonio questi diventasse suo zio. È necessario, vi ripeto, che il re Luigi, ristrettosi finora ad un trattato riguardante le cose di Napoli, consenta ad una vera alleanza d'interessi, per ciò che riguarda il buon vicinato. Forte d'una simile alleanza, Ferdinando s'impone come reggente di Castiglia ai pochi ma riottosi signori del territorio, che s'ostinano a negar la luce del sole, ricusando di vederla.
--E l'aspettano di Fiandra;--notò il capitano Fiesco.
--Di Fiandra!--ripetè il Ximenes.--Perchè dite di Fiandra?
--Ma sì,--riprese quell'altro.--Non aspettano la principessa Giovanna e il suo marito Filippo d'Austria? E non sono in Fiandra, i giovani sposi?--
Il primate di Spagna non potè trattenere un sorriso, che non era tutto di compassione.
--Come?--diss'egli.--E non sapete?... Ah, davvero, figliuol mio, non siete andato a Siviglia per congiurare contro il re Ferdinando. Ecco una prova della vostra innocenza, che viene a corroborare le altre. Niente, niente!--soggiunse il virtuoso Ximenes, rispondendo ad un gesto di stupore del capitano Fiesco.--Non domandate spiegazioni, che vi sarebbero inutili. Vi basti sapere che vi stimo di più, ed anche sento di potermi fidar meglio a voi. Vedo in pari tempo che i segreti del re sono più custoditi ch'io non potessi sperare.--
Il capitano Fiesco non aveva capito come e perchè gli si potesse far merito dall'accenno alle Fiandre: non capì che cosa significasse il segreto del re, così ben custodito. Ma non istette a chieder ciò che il benigno interlocutore mostrava di non volergli dire. Di ben altro era curioso, dopo tutto; gli premeva ben altro.
--Torniamo a noi;--ripigliò il Ximenes.--Nessuno potrà meglio persuadere il re Cristianissimo, che il vostro eccelso cugino Gian Aloise, uno dei più potenti signori italiani, e colui che possiede l'anima e il cuore di Luigi XII. Chi potrà persuadere Gian Aloise, se non voi, conte Fiesco? A voi dunque; la gloria e la fortuna sono per voi.
--E per questo,--disse il capitano Fiesco,--per questo, che Sua Altezza non mi ha neppur detto, ha presa la mia donna in ostaggio?
--Sua Altezza non vi ha detto nulla, perchè vi ha veduto riluttante a servirla;--rispose il Ximenes;--ed anche perchè un messaggio di Siviglia, arrivatogli mentre eravate in udienza, l'induceva a sospettare di voi.
--Non può sospettare ancora?
--Non sospetto più io,--disse il Ximenes,--e sciolgo i sospetti del re.
--Ma l'ostaggio?... Perchè fu presa la contessa?
--Per assicurarsi di voi, suppongo;--disse l'altro, arrossendo.--Ed ora ha il pegno in mano, perchè voi entriate al suo servizio.
--E se io ricusassi, perchè non mi sento tagliato a questi uffici? Mia moglie non è spagnuola.
--Non nata spagnuola, concedo; ma suddita spagnuola potrebbe ben essere.
--No, non suddita spagnuola;--gridò il Fiesco, inasprito.
--Giuratelo per questa croce;--disse pacatamente il Ximenes.--Ah, non ardite! e temete di farvi spergiuro! Ve ne lodo. Ecco una quarta prova che m'avete detto il vero, giurando di non congiurare coi nemici del re. Servite dunque Ferdinando, com'egli desidera, e riavrete la vostra donna.
--Ma con quali pretesti è tenuta in carcere?
--Ragioni, figliuol mio, non pretesti. Fu presa, perchè si voleva venire in chiaro d'un travestimento illecito, che mirava ad ingannar tutti, compresa la giustizia. Avrei potuto ordinare l'arresto come grande Inquisitore; e non l'ho fatto, e potete ringraziarmene. Fu in quella vece un provvedimento della giustizia secolare, e per volere del re. Ora, figliuol mio, considerate il caso vostro. Se rivolete la vostra donna, dovete dar le prove al giudice che essa è veramente vostra moglie: e ci vorrà tempo a farle venire, le prove, a farle esaminare dagli esperti; più tempo che non ne spendereste a recarvi dal vostro eccelso cugino e a condurvi in Parigi con lui. Neanche è da credere che ella uscirebbe di prigione, se anche le prove fossero trovate bastanti. Si dovrebbe anche sapere se, essendo stata suddita spagnuola prima di esservi moglie, era egualmente libera, sciolta d'ogni obbligo verso la giustizia spagnuola. E qui bisognerebbe aspettare l'esito di certe indagini, che don Nicola Ovando ha già cominciate col suo solito zelo. C'è tutto un viluppo di cose, qui sotto, e in coscienza debbo avvertirvene, che non sarebbe punto piacevole per voi e per la povera prigioniera. Siate savio, conte Fiesco. A voi, come italiano, può premer poco che Ferdinando perda la reggenza di Castiglia o l'ottenga: a noi preme che l'ottenga; e non per lui, badate, ma per salute di questa patria, che senza di lui ricadrebbe nell'antica anarchia. Siamo destinati alla patria celeste;--conchiuse solenne il Ximenes;--ma dobbiamo meritarla servendo Iddio nella patria terrena, e in questa unendo a sua gloria i cuori e le menti. Siate savio, signor conte, e servite il re con amore. Io, frattanto, per questa croce vi giuro, che alla prigioniera non sarà torto un capello, e che anzi ella sarà trattata come una regina; mi capite? come una regina.--
Ahimè, sapevano ogni cosa, e non occorreva che aspettassero le nuove indagini di don Nicola Ovando! Sapevano ogni cosa, e il capitano Fiesco tremò tutto, dal capo alle piante.
CAPITOLO XIV.
A Laredo! a Laredo!
--Il colloquio era durato ancora, ma rotto, a pezzi e bocconi, non sapendo il Fiesco rassegnarsi ancora a finirlo e chiedendo sempre qualche cosa, il Ximenes strascicando le parole e mostrandogli di aver detto abbastanza. Ma quanti dubbi restavano nell'anima del povero capitano! E non gli si poteva almeno concedere di veder la sua donna?
--Troppo chiedete, senza averlo meritato!--rispondeva qui l'arcivescovo.--Prenderò ordini da Sua Altezza. Quando avrete veduto il re.... quando egli vi avrà date le sue istruzioni.... chi sa? non dispero. Ferdinando è buono per chi lo serve con amore. Ed io, signor conte, ho desiderio di contentarvi. Ma voi siate ragionevole; è nell'utile vostro.--
Il capitano Fiesco baciò l'anello pastorale, e più morto che vivo si ricondusse a casa. Era aspettato, e non potè tacere il colloquio che aveva avuto, con un frutto così scarso per sè, con tanto danno imminente per le speranze del suo grande concittadino. Terribil dilemma! o tradire gl'interessi dell'Almirante, o perdere Fior d'oro.
--Figliuol mio,--disse Cristoforo Colombo,--non vi date pensiero di me. So bene che il trionfo di Ferdinando è la perdita d'ogni speranza mia, d'ogni fede nella giustizia degli uomini. Ma se Iddio non volesse farmi morire contento?... Tutto quello che accade dimostra che questo è il suo alto disegno. Sia fatta la sua volontà. Certo, ho gravi colpe da scontare; e non è giusto che altri ne soffra per me. Andate dal re, accettate ogni cosa. Ciò che Dio vuole sarà; ciò ch'egli non vuole non sarà; sia benedetto il suo nome.--
Nè già l'Almirante conosceva per intiero i disegni della marchesa di Moya, e le probabilità su cui erano fondati. Ma di tutto ciò era informato l'Adelantado, che vedeva nella trista commissione imposta al capitano Fiesco pericolare ogni speranza di giustizia. Era quello un gran colpo, e forse mortale, per il suo sventurato fratello, che ad ogni tratto, per ogni commozione un po' forte, ricadeva prostrato, bene lasciando intendere ai suoi familiari che le fonti della vita s'inaridivano in lui.
Tornava frattanto alla mente del Fiesco il risolino del Ximenes, quando si era sentito accennare alle Fiandre. E se ne apriva coll'amico. Che cosa poteva significare quel risolino dell'arcivescovo di Toledo? E che segreto era quello del re, a proposito delle Fiandre, che l'arcivescovo riconosceva con tanta soddisfazione essere stato così bene custodito?
--Amico mio,--rispondeva l'Adelantado,--vorrà dire che dal lato delle Fiandre sono sicuri; che il re non ha timori, sapendo impazzita davvero la sua figliuola e rivale; che finalmente, e questo è il peggio, da quella parte là non c'è più da sperar nulla per noi.
--L'ho pensato ancor io;--disse il Fiesco.--Ma allora è inutile che temano, e chiedano man forte alla Francia.
--Eh, non si sa mai;--replicava l'Adelantado.--Se Giovanna è pazza, non è scemo il marito, e può cagionar dispiaceri, forte com'è dell'appoggio di suo padre, l'imperatore Massimiliano d'Austria. Castiglia è poco disposta a riconoscere l'autorità di Ferdinando d'Aragona. Non potrebbe ella voltarglisi contro?--
Il resto della giornata passò in ansie continue per il povero capitano, che quando non aveva l'amico a tenerlo occupato coi ragionamenti, si lasciava andare alla disperazione, e piangeva come un bambino. E non era un animo fiacco: ma in quella inerzia forzata, non aveva altro sfogo che le lagrime. Nè v'hanno poi animi forti contro un dolore che terribili incertezze rendano sempre più acuto.
Fior d'oro! povera donna cara! che sarebbe avvenuto di lei? come viveva in quelle ore? Il ministro di Ferdinando aveva promesso che sarebbe stata trattata bene, con tutto il rispetto dovuto ad una regina. E il poveretto amava ad ogni tanto richiamarsi a mente le parole del Ximenes. Certo, quell'uomo era debole, come lo aveva giudicato Diego di Deza; ma non si poteva negare che fosse un uomo virtuoso. Debole, finalmente, era fatto dal vivo amore di patria, che i suoi concittadini non mostravano di intendere, e a cui uno straniero era tanto meno obbligato di render giustizia: ma le sue intenzioni erano pure; le aveva chiarite egli stesso, con sincerità tanto più bella, quanto più era stata spontanea. Sì, il Ximenes avrebbe fatto ciò che prometteva. Non aveva egli anche giurato per la sua croce? Ma questo per il tempo che il capitano Fiesco sarebbe stato lontano. E se tornava senza aver nulla ottenuto? Cessava la pietà del ministro, e sottentrava la durezza del re. Trattata come una regina!... Sì; e non si poteva ricordar troppo, allora, che Fior d'oro era stata regina, e condannata ad una morte ignominiosa?... Orribile pensiero, che faceva fremere, raccapricciar di spavento! E c'era intanto da piangere di disperazione, in una notte lunga, lunga, che non voleva finire mai più.
La mattina seguente, appena gli parve ora da ciò (ed era già in volta da un pezzo) il capitano Fiesco andò al palazzo di giustizia. L'arcivescovo di Toledo lo ricevette senza indugio, e lo accolse con un bel sorriso paterno.
--Ho buone notizie per voi;--gli disse subito.--È tranquilla. L'ho veduta io medesimo.
--Stamane! già?
--Sì, stamane, signor conte. Voi venite per tempo; ma io sono stato anche più pronto a lasciare il letto. I vecchi, figliuol mio, dormono così poco! È tranquilla, vi ripeto, ed anche di buon animo. Le ho detto che pensate a lei, cercando di abbreviare i termini della sua liberazione, e correndo perciò a prender le carte comprovanti il vostro matrimonio. Non era bene che le si parlasse d'altre imputazioni; vi pare?
--Ringrazio Vostra Eccellenza;--mormorò il capitano Fiesco, piangente.--È stato un buon pensiero; e mi promette cose maggiori. Non mi sarà dato vederla?
--Non correte, non correte tanto, vi prego. E non vi ho detto or ora che voi già dovevate correre sopra un'altra via? A quest'ora, secondo quello che io ho detto alla contessa, voi dovreste essere molto lontano, a Medina Celi, e forse a Calatayud, sulla strada di Saragozza. Del resto, non avevo ottenuto nulla dal re. Per esservi largo di favori, egli vuole la prova della vostra obbedienza.
--E gliela porto;--disse il Fiesco, sforzandosi di parer contento del suo destino.--Si degni Vostra Eccellenza di accompagnarmi.
--No, non occorre;--rispose il Ximenes.--Sua Altezza ha voluto lasciare a me la cura di tutto.--
Il capitano Fiesco s'inchinò. Bene intendeva che Ferdinando non si sentisse di rivederlo, dopo il brutto colpo del giorno prima. Ed anche per lui, forse, era meglio non vedersi davanti quella faccia di traditore.
--Qui,--proseguiva l'arcivescovo, prendendo in mano un foglio di carta,--è un disegno di trattato. Una semplice minuta, senza intitolazione, senza formole di cancelleria, per ovviare ad ogni pericolo di smarrimento. Il re Cristianissimo, del resto, conosce bene questa mano di scritto. C'è la sostanza; quanto alla forma, parola più, parola meno, può esser variata; e veda il vostro eccelso cugino di far le cose per bene; Sua Altezza non tralascerà di mostrargliene il suo gradimento. Ci sono contee e marchesati anche in Aragona, o in Castiglia, a sua scelta, ma per il giorno che la reggenza di Castiglia sia assicurata al re Ferdinando.
--E se Gian Aloise non accetta di recarsi in Francia?
--Come?--esclamò il Ximenes.--E perchè non accetterebbe, se voi lo pregate.... con quelle ragioni che avete? Amerebbe egli così poco i suoi parenti? così poco si curerebbe della loro felicità? e della propria fortuna? Per qual ragione, poi? Egli non ha vincoli coi nostri nemici di qui; nè può veder male che il re Cristianissimo, già amico del re Cattolico a Napoli, gli diventi più amico ai Pirenei. Vedrete che accetterà, e per l'utile suo, che non sarà poco, e per l'utile vostro, che saprete ben mettergli sott'occhio. Andate dunque sicuro, e partendo fin da quest'oggi. Avete bisogno di denaro?
--No;--rispose il Fiesco, fremendo.--Son provveduto abbastanza.--
E si congedò, per mettersi quel giorno istesso in viaggio. Spendendo del suo, per Iddio! Non voleva denaro dai carcerieri di Fior d'oro; non voleva denaro, per un'opera che sapeva di tradimento. Lo aveva assolto l'Almirante; lo aveva anzi incuorato; ma era sempre un'infamia. Ed egli si sentiva preso al laccio, preso senza rimedio, come quando lo aveva colto il selvaggio Guatigana alle cascatelle del Verde. Ma allora era solo, e non doveva pensare ad altri che a sè. Il soldato era stato preso in una imboscata; eventi di guerra, a cui bisognava adattarsi. In guerra c'è sempre la morte, alla prima svolta del sentiero; il soldato lo sa, e ne sorride, provando un aspro diletto a sfidarla. Ma ora! Non c'era il pericolo della morte per lui; c'era bensì, a prezzo dell'infamia sua, la salvezza di una povera donna adorata. E gentiluomini, e cristiani, avevano potuto meditare un'insidia così vile?
Andava, frattanto, proseguiva il suo cammino verso la casa del signor Almirante. Le vie per cui passava si vedevano piene di gente affaccendata, che non faceva calca, ma si spartiva in crocchi, in capannelli, in brigate, che vociavano confusamente, alternando tra loro domande e risposte, facendo atti di maraviglia e d'allegrezza, di sdegno, di sconforto, secondo le opinioni e gli umori, come sempre accade nelle popolari ragunate, quando qualche cosa bolle in pentola, e chi la vuol cotta e chi cruda, e chi si contenta e chi no, ma tutti ad un modo si riscaldano nel giuoco.
--Felici voi!--pensò il capitano Fiesco, passando.--Felici voi, che gridate i vostri desiderii e le vostre passioni in piazza! Io griderei morte e dannazione a questo mondo vigliacco, che lo inghiottisse una volta l'abisso; e per tutta l'eternità, quanto è lunga, e per un'altra, e un'altra ancora, si sprofondasse tutti nel vuoto!--
Nè egli sentiva pure il desiderio di rallentare il passo, per cogliere a volo qualche frase di quei discorsi animati, per intendere di che ragionassero tutti quei cittadini di Valladolid, che parevano morsi dalla tarantola. Dei fatti altrui non era curioso: quanto a sè, tutto ciò che poteva accadergli di peggio era accaduto da un giorno. E che cosa, finalmente, potevano aver di nuovo, i cittadini di Valladolid? Forse li metteva in festa una delle tante solennità del calendario; forse li commoveva in vario modo uno di quei truci spettacoli che l'Inquisizione regalava ogni settimana nel Campo Grande, a maggior gloria di Dio e dilettazione del popolo?
Ma no, niente di questo; dovevano essere di politica, quegli animati discorsi.--Le Cortes!...--Burgos!...--Perchè Burgos, e non Valladolid? Queste parole, spiccando tra tante altre men chiare, giunsero a lui, e il suo orecchio involontariamente le accolse.
--Politica!--diss'egli tra sè.--Lasciamola ad Aristotile; io ne ho piena la testa. E le tasche;--soggiunse con amara celia, mentre si tastava il giubbone.--Ce l'ho qui, io, buoni Castigliani, il trattato che dovrà farvi contenti come pasque.--
E andava ancora, e giungeva in vista della meta. Ma la strada non era così deserta e tranquilla come il giorno prima, quando gli era parsa tanto serena, tanto innocente. Presso la casa di Gil García, e proprio davanti al portone, si vedeva uno stuolo, quasi un drappello d'uomini, tutti vestiti d'una foggia. Soldati? no, perchè apparivano disarmati. Famigli, piuttosto, staffieri di grande casata, come mostrava l'assisa uniforme, rossa e nera, dei loro mantelli e dei loro farsetti.
--Visite!--pensò il capitano Fiesco.--E di gran personaggi!--
Ma egli doveva salire, per congedarsi dall'Almirante; e passò, in mezzo a quello sciame di staffieri. Giunto al pian di sopra, trovò ancora l'Adelantado, che passeggiava col nipote Fernando.
--Novità;--gli disse il vecchio marinaio;--e varranno, spero, un po' meglio delle vostre.
--Le mie,--rispose il capitano,--son quelle d'ieri. Si vuole ch'io parta, e per servizio del re d'Aragona. Le vostre?
--È giunta la signora marchesa di Moya;--replicò l'Adelantado.--Essa è di là, nella camera dell'Almirante.
--Già qui!--esclamò il Fiesco.--Ma non ho veduto il frate scudiero, salendo.
--E non potevate vederlo, perchè non è venuto. Lo ha lasciato a Siviglia, o mandato altrove, che bene non ricordo. Egli dovrà capitare fra due o tre giorni. Ma entrate; la marchesa vi aspetta.--
Il signor Almirante era seduto su d'un seggiolone accanto alla finestra, appoggiato le spalle e il capo ad un alto guanciale; bianco, cereo la fronte e le guance, ma sfavillanti i grandi occhi cerulei, e vermiglio le bellissime labbra, come nei giorni migliori della sua vita. Non era quello da annoverare tra i più belli che mai avesse vissuti il grand'uomo? Beatrice di Bovadilla era là, seduta accanto a lui, tenendone una mano tra le sue, e guardandolo amorosamente negli occhi. Piangeva, la bellissima[tn249] donna; ma tra le lagrime brillavano le ciglia, e sorridevano le labbra, dicendo la contentezza di quell'ora solenne.
Temeva di giungere importuno, il capitano Fiesco; ma fu accolto come persona desiderata. Ed anche l'arrivo suo metteva fine ad una scena di gran commozione, che non voleva essere prolungata.
Beatrice di Bovadilla si mosse alquanto sulla vita, e stese una mano al conte Fiesco, mentre l'altra non abbandonava la mano del signor Almirante.
--Amico,--diss'ella,--eccomi qua, come avevo promesso, e prima ancora che voi non mi doveste aspettare. Ma si fan presto le cose che si fanno volentieri; ed anche altre ragioni che saprete mi hanno messe le ali. E giungo in tempo per molte cose;--soggiunse, stringendo la mano del nuovo venuto.
Bartolomeo Fiesco s'inchinò, rispose con una stretta più forte alla stretta di donna Beatrice; ma non seppe che dirle. Era confuso, ed aspettava di sapere dell'altro.
--Ebbene,--domandò l'Almirante,--che cosa vi han detto laggiù?