Raggio di Dio: Romanzo

Chapter 12

Chapter 123,893 wordsPublic domain

--Siamo in viaggio, signora;--disse il Fiesco, a cui non era sfuggito l'atto della marchesa di Moya;--e Vostra Mercede mi perdonerà, se non ho voluto rinunziare a questa fedel compagnia. Ho l'onore di presentarvi il mozzo Bonito, come si chiama ora in Ispagna, come si chiamò per alcuni mesi di viaggio, dalla Giamaica all'Europa. Son cose, queste, che ad una gentildonna pari vostra si possono confidare, soggiungendo che il mozzo Bonito.... è donna, e si chiama Juana contessa del Fiesco.

--Volevo ben dire!--esclamò la marchesa, avvicinandosi con molta ed affettuosa premura.--Mozzo Bonito, voi siete tanto bello, da non poter ingannare del vostro sesso la gente. Bisognerebbe esser ciechi! Ed io vi consiglio, signora contessa, di ripigliare la vostra veste di donna, od altrimenti di tingervi il viso e le mani.

--La prima cosa non si può fare, signora marchesa;--rispose il finto Bonito;--e mio marito ve ne direbbe le ragioni, se fosse d'alcun pregio il conoscerle. La seconda l'avrei fatta ben io, ma col dispiacere di restare alla porta del convento. Venire a Voi col viso tinto di carbone o di pece!... che cosa avreste detto di me?

--Niente, bel mozzo; ma capisco che avrei avuto il dispiacere di non potervi baciare, come ora farò, se permettete, donna Juana mia dolce. Non ho più grazia, essendo morta la mia gioventù; ma di bellezza m'intendo ancora, e so apprezzarla dov'è. Che bei fiori dà sempre l'Italia, il giardino d'Europa!

--Sempre, ben dice Vostra Mercede; ma questo è nativo delle Indie;--rispose il capitano Fiesco;--delle Indie scoperte da Voi.--

Beatrice di Bovadilla era rimasta colpita da quell'accenno al fior delle Indie, che mal s'accordava con una bellezza affatto europea; e già stava mentalmente accozzandolo coll'altro accenno al viaggio del mozzo Bonito dalla Giamaica all'Europa. Ma l'ultima frase del conte Fiesco doveva trarla ad un'altra forma di maraviglia.

--Da me!--esclamò la marchesa.--Che dite!

--Il vero, mia signora;--rispose prontamente il Fiesco, volgendo il discorso al punto che più gli premeva.--Se Voi non eravate, se il vostro alto patrocinio non assisteva il mio grande concittadino Colombo, sarebbe ignota la terra dove è nato il mozzo Bonito, e il mare tenebroso custodirebbe i suoi gelosi segreti.

--Sarà mia gloria;--rispose con bella semplicità la marchesa di Moya;--ed io sento qui tutto l'orgoglio che Voi mi concedete di assumerne.

--Non io solamente, signora; è il pensiero costante di don Cristoval. "Senza l'aiuto di quella donna sublime, sarei rimasto oscuro ed inutile uomo"; son queste le parole ch'egli mi diceva ancora sei giorni fa, nel triste tugurio dov'io l'ho ritrovato a Segovia.--

Al ricordo di don Cristoval il volto della marchesa di Moya si era rannuvolato, e il vivido sguardo nascosto sotto le palpebre. Ma le ultime parole la scossero; si dischiusero gli occhi, e tutto il volto si atteggiò ad espressione di doloroso stupore.

--In un tugurio, Voi dite? Molte nuove giunsero qui, del grande Almirante; non questa, ch'egli fosse in angustie. Non è egli presso la Corte?

--Presso la Corte, sì, e in un tugurio. A lui fu sempre destino passare accanto alle grandezze, e trascinare la sua gloria nel fango della strada. Ricordate? la sventura è con lui. Che ricompensa abbia ottenuta dei suoi maravigliosi servigi, non ignorate di certo; nè come sia ritornato dal quarto viaggio, donde ha recata la certezza di tant'oro quanto basterebbe a saziare l'avarizia di dodici Ferdinandi d'Aragona; nè come duri la slealtà, che lo ha spogliato delle sue rendite e delle sue dignità; nè come, essendo morta la regina, gli sia venuta anche meno la speranza di ottenere quando che sia la giustizia, che, nobilmente ostinato, continua a domandare. Delle rendite perdute non si duole, più che un uomo di gran cuore non abbia a dolersi di un furto patito: ben si duole delle sue dignità, de' suoi titoli, così nobilmente acquistati com'erano liberamente concessi, di vicerè governatore delle Indie ed almirante maggiore dell'Oceano. A questi non rinunzia; questi egli vuole; questi domanderà fino all'ultimo soffio di vita. Non lo ascolteranno gli uomini? Commetterà le sue ragioni, aspetterà le sue giuste vendette dal cielo. Ma Iddio, che è fonte di giustizia, Iddio che ha versato un giorno il tesoro della sua pietà nel cuore di una donna sublime, non ispirerà questa donna perchè si muova ancora una volta a soccorso del grande sventurato? Egli non ha bisogno di pane. È qui finalmente un suo vecchio ufficiale, un suo buon servitore, che farà il debito suo. Ma questo suo ufficiale, questo suo concittadino, è straniero, e non può nulla presso la Corte.--

La marchesa di Moya era stata ad ascoltare in silenzio, ma non senza sospiri, e con gli occhi pieni di lagrime.

--Ahimè!--diss'ella.--Beatrice di Bovadilla non ha più potere presso il re, poichè la regina è nella gloria di Dio. Non lo sa, questo, il signor Almirante?

--Lo sa, mia signora; e non voleva che per questo io venissi a pregarvi. Ma io gli ho detto che la giustizia dee farla chi regna sulla Castiglia. E sulla Castiglia non regna il re d'Aragona.

--V'intendo: ma chi dovrebbe regnare sulla Castiglia è lontano ancora da noi.

--Amore e pietà non conoscono distanze; e Beatrice di Bovadilla potrebbe....

--Perchè vi fermate?--domandò la marchesa.--Perchè, se volete consigliarmi di andare? Non è un bell'esempio, questo che Voi mi date;--soggiunse, mettendo nella tristezza di quella conversazione la timida nota d'un sorriso.--Andrei, non dubitate; andrei volenterosa, ad ogni preghiera che mi venisse da lui. Ma per questa volta non sarà necessario andar tanto lontano come Voi proponete. Ho notizie; notizie sicure; e restino qui tra noi, ve ne prego, come la ragione per cui la contessa Juana del Fiesco diventa in Ispagna il mozzo Bonito.

--Conoscerete il mio segreto;--disse Juana.--Non dobbiamo averne con Voi.

--Ma non sia come prezzo del mio;--replicò Beatrice.--E il mio sappiatelo subito. La regina e il re di Castiglia stanno per muoversi.... dalle Fiandre (diciamo così), cedendo ai voti di tutto il reame. Nessuno ancora lo sa; il re Ferdinando, che ne ha timore, crede che la probabilità sia ancora lontana; spera ancora negli amori di Francia; e frattanto va trasportando le tende dall'una all'altra città della Vecchia Castiglia, per amicarsi il popolo, se gli riesce, e scongiurar la tempesta. Da Medina del Campo a Segovia; da Segovia ritornerà indietro a Valladolid; da Valladolid a Burgos; poi, chi sa dove? Tanto ha paura di perdere il giuoco del regno! Questo sappiate per vostro governo, com'io l'ho da persona amica, che ha veduto Giovanna. Ma non ne dite nulla; resti chiuso con sette sigilli.

--Anche con l'Almirante dovremo tacere?

--Sì, anche con lui;--disse la marchesa di Moya.--E non per lui, s'intende, ma per gli altri che lo avvicinano.

--L'Adelantado suo fratello!--notò il Fiesco.--Il suo figliuolo Fernando!

--Ah, il suo Fernando!--esclamò la marchesa.--Caro innocente bambino, che ho tenuto in collo ancor io, come una nutrice; che ho veduto crescere in bellezza e gravità superiore agli anni, quando era paggio alla Corte! E non c'è altri in casa? nè uomini, nè donne?

--D'uomini sì, un vecchio marinaio, pei servigi di casa, che veramente son pochi;--rispose sospirando il capitano Fiesco.--Di donne, poi, neppur l'ombra. La casa del signor Almirante è un convento di Certosini.--

La marchesa di Moya[tn175] rimase un istante sovra pensiero; poi scuotendosi ripigliò:

--Non importa; resti egualmente un segreto per lui, quel che vi ho confidato. È anche necessario per l'utile suo. Se anche fossimo sicuri che nessuno commettesse un'imprudenza, dobbiamo premunirci contro il pericolo che dal suo volto trasparisca troppa fiducia, e si trasfonda negli altri. Ferdinando è sospettoso, e sempre agli agguati; che almeno egli non sospetti il vero da una maggior sicurezza delle sue vittime.

--Ho inteso;--disse il capitano Fiesco.--Bisognerà parere più contriti e più umiliati che mai. "_Cor contritum et humiliatum Deus non despiciet_" direbbe il mio scudiero, che ho lasciato in istrada ad attendermi, e che è, indegnamente com'egli dice, un frate francescano. Porterò almeno il vostro saluto al signor Almirante?

--No, vi prego, neppur questo.

--Perchè, se è lecito domandarlo? C'è un segreto anche qui? Una nube, se mai, che sarà bene dissipare. Tra i nobili cuori non ce ne dovrebbero essere.

--Dite bene; ma la nube non c'è.

--Il segreto, dunque? Lo rispetteremo.

--Sì, un segreto; ma è quello del mio cuore, e voglio dirvelo. A voi solo, conte Fiesco, non avrei osato confessarmi, e neanche al vostro francescano, che pure, se sta con Voi, dev'essere un brav'uomo. Ma c'è qui tra noi una donna, che mi dà coraggio; che certe cose può intenderle, e darmi anche ragione. Parlerò dunque: ma voi ditemi prima una cosa. Perchè siete venuto a me, facendo a bella posta un così lungo viaggio da Segovia a Siviglia? Vi ha forse egli detto....

--Che siete sempre stata la sua protettrice. E questo io già lo sapevo.

--Ed altro non vi ha detto di me? Ed altro non sapevate Voi?

--No;--disse il Fiesco, che si era turbato un pochino.

Ma c'era tanta asseveranza in quel no, e tanto candore negli occhi del gentiluomo, che la marchesa di Moya non ebbe più ombra di dubbio, e prendendogli la mano ch'egli stava per mettersi sul petto a testimonio della sua fede, ripigliò in questa guisa:

--Vi credo. Del resto, il segreto mio non era tale per nessuno, alla Corte, nè quando il nostro amico partiva, nè quando fu ritornato dal suo portentoso viaggio nell'ignoto. Ho amato don Cristoval; lo amo ancora, come il mozzo Bonito deve amar Voi.

--Oh, bella sincerità!--gridò il mozzo Bonito in un impeto di ammirazione.

--Sei tu così sincera, Juana?--disse Beatrice di Bovadilla.--Allora siamo sorelle. Ti piace?

--Mi è caro; ma bada,--rispose Juana,--nella mia patria questi patti di fratellanza si suggellano sempre col cambio d'una goccia di sangue.

--Così anche faremo, se sarà necessario;--riprese Beatrice.

E tenendo sempre la sua mano in quella di Juana, così continuò, rivolgendosi al conte:

--Ho amato don Cristoval, ed ho avuto il bell'ardimento di confessarglielo. È così bello amare un uomo, stimandolo primo per ingegno, per lealtà, per valor vero e per vera grandezza, che è quella dell'anima! Nessun amore al mondo è stato più puro del mio; ma l'ho gridato ai quattro venti, come se fossi io la padrona del suo cuore. Non ero tale, pur troppo! Quel cuore s'era dato ad un'altra, non degna di possederlo. Notiamo per la storia,--soggiunse la marchesa, accompagnando le parole con un lampo degli occhi, donde traluceva la memore superbia d'una celebrata bellezza,--che ciò era stato prima di conoscermi; ed aggiungiamo che già quella donna aveva preso ad odiarlo, disconoscendolo. Tu intenderai queste cose, Juana. L'odio di quella donna cominciò insieme con una nuova vita, che ella sentiva agitarsi nel suo seno. Arcani del sangue, ha detto il gran medico Villalobos, a cui ne ho domandato più tardi. Rispettiamo gli arcani, aspettando che altri Villalobos li chiariscano alle generazioni venture. Quanto a me, appena seppi di quella donna, andai a cercarla; non ebbi pace fino a tanto non potei ritrovarla, per pregarla di ritornare a don Cristoval.

--Tu hai fatto questo, sorella?--disse Juana.

--Sì, non era il dover mio?--chiese Beatrice.

--Vederlo è d'anime grandi, se mai;--rispose Juana, inchinandosi.--Bacio nella tua mano l'anima tua.

--Ed anche il mio orgoglio, bada;--replicò Beatrice.--Perchè questo non manca mai, e guasta un pochino la tua Bovadilla. Non volevo l'amor suo intorbidato da un ricordo nemico. Pensavo ancora che quell'uomo era grande, e più grande sarebbe divenuto; onde volevo esser grande ancor io. Avrei desiderato che quella donna persistesse nella sua avversione; ed ho usata tutta l'arte mia, tutta la mia pertinacia, tutta la mia eloquenza per vincerla. Dovevo esser lieta della mia sconfitta, non ti pare? E non fu così: n'ebbi dolore; anch'io m'ero inebriata della mia magnanimità. Fino all'ultimo, sai? Don Cristoval partiva, e là sulla spiaggia di Palos incontrai quella donna. Va, le dissi, prendi una barca, raggiungilo, è tempo ancora per te di riconquistare il tuo posto onorato. Ricusò, la disgraziata: e perchè? Questo io non so, nè l'ho domandato al dotto Villalobos.

--Amava un altro, forse;--entrò a dire Juana.

--L'ho bene pensato. Certo, un altro amava lei, e per lei faceva pazzie; mio fratello don Francisco Bovadilla, commendatore di Calatrava. Fu riamato? Sfruttato, sì, certo, da bisognosi parenti; ma se ne ricevette un grazie, si potrebbe anche giurare che una stretta di mano più calda dell'usato non accompagnasse quel grazie. Io lo argomento dall'ira che don Francisco serbò sempre viva contro don Cristoval. Rammentate con quale accanimento perseguitasse egli il suo rivale fortunato? rammentate le catene di San Domingo? Ah, le orribili catene, che hanno stretti i polsi dell'uomo grande e giusto!... E fu un Bovadilla, lo sgherro!...

--Calmatevi, signora!--disse il capitano Fiesco.--Il signor Almirante dubitò sempre di aver perduta per quel fatto la vostra protezione. E ricordava spesso e ricorda ancora che a don Francisco, se questi avesse voluto ascoltarlo, avrebbe salvata la vita. Di questo fui testimone, e potrei star mallevadore ancor io.

--So anche questo;--rispose la marchesa.--E gli ostinati nemici dell'Almirante gli han fatto colpa anche di questa magnanimità. Non era tempo da tempeste, sentenziarono; l'Almirante sapeva di non esser creduto; perciò ha fatto il magnanimo a buon patto. La tempesta, piuttosto, la tempesta non doveva egli chiamare, con le sue arti di negromante? E andate a persuadere gli stolti, quando i tristi hanno parlato! Nè io mi dolsi per la morte di don Francisco, se non perchè portava il mio nome. Che dovesse finir male glielo avevo predetto io, senza aver arte di magia più del signor Almirante; glielo avevo predetto io medesima, dopo ch'egli era andato ad accusarmi al marchese di Moya. Bei fratelli, non vi pare? Ma torniamo a don Cristoval. Io piuttosto avevo dovuto temere ch'egli si fosse troppo volentieri dimenticato di me, per cagione della mia parentela dolorosa. Ed anche debbo dirvi dell'altro, che più mi stava sul cuore? Ero dolente, scorata, avvilita, di vedermi trattata così male da lui. Male, sì; non è un male la freddezza, la noncuranza e la fuga? Ed egli ha sempre sfuggita questa povera Bovadilla lebbrosa! Come?--continuò la bella marchesa di Moya, animandosi ai ricordi, e corrugando le nerissime ciglia.--Io l'amo, e son pronta al sacrifizio più grande che possa fare una donna innamorata, di cedere l'amor mio ad un'altra. Costei ricusa; io non ne ho colpa; e quell'uomo dovrebbe esser mio nella pura fede delle anime; dovrebbe darmi il premio che ho meritato, il premio d'una schietta parola; qua la tua mano nella mia, e camminiamo puri, baldi, sereni nel mondo, ed altrettanto sicuri, io di te, tu di me. Così la povera Bovadilla intendeva l'amore. Così non l'ha inteso l'Almirante del mare Oceano. Si può dir qui, tra gente che l'ama, e che nessun altri ci senta, ch'egli è stato in ciò molto minore di sè stesso, cedendo a piccole paure, a più piccoli scrupoli?

--Non vi rivolgete al mozzo Bonito;--disse il conte Fiesco, tentando anch'egli di mettere nel doloroso colloquio una nota men triste.--Egli non vi saprebbe rispondere, non essendo nato in Europa, nè educato dalla prima adolescenza alle leggi, alle consuetudini, ai riguardi del nostro mondo decrepito e saggio. Piccole paure? V'intendo; col vostro gran cuore non ce ne sono; e molta altezza di sentire, e il rispetto che meritate, potevano tenervi guardata come in una rocca inaccessibile. Ma egli, che ha l'anima grande, poteva temere di non aver così forte il cuore, e di non poter resistere alla violenza di un sentimento, che noi tutti sappiamo come sia indomabile. Qual uomo potrebbe giurare, amando davvero, di non varcare certi confini? E allora, vedete, le piccole paure ingigantiscono, gli scrupoli assalgono, e non sono più piccoli. Si pensa alle ciarle assassine del mondo, e si teme per la donna virtuosa, fino a quel giorno onorata, che l'amor nostro, eccedendo nelle sue dimostrazioni, che la sua divina bontà, non vedendo i pericoli, potrebbero in un momento offuscare. Io non so nulla di ciò dal signor Almirante; conosco l'anima sua, e giurerei che ha pensato così.--

Beatrice di Bovadilla stette alquanto in silenzio; segno che sentiva la forza dell'argomentazione. Ma non era vinta; ma non aveva vuotata la sua faretra.

--Il marchese di Moya morì;--diss'ella finalmente, senza alzar gli occhi verso il suo interlocutore, e come proseguendo un suo ragionamento interiore.--Cessavano gli scrupoli del leal cavaliere. Bovadilla era sempre Bovadilla; rimaneva alla Corte, e vedeva ogni giorno il paggio Fernando, che già tanto somigliava a suo padre. I maschi per lo più matrizzano; quello no, era tutto l'Almirante; e Bovadilla lo divorava con gli occhi, come se fosse stata essa sua madre. Vi ho detto che il mio terribile orgoglio era diventato sforzo di non averne più. L'Almirante tornava dai suoi viaggi: misurato, severo, studioso di tutti i suoi atti. Intesi i riguardi, dopo il secondo viaggio; ancora viveva Giovanni Cabrera, nostro signore e padrone. Ma dopo il terzo!... dopo le catene!... Ah, gloriose catene, che del grand'uomo facevano un martire! gloriose catene, che avrei baciate, e diventavano sacre, com'è sacro il bacio della donna che ama! Oh, non mi dite nulla; non ci dovevano esser nubi, tra noi; nè io dovevo aver parenti, per lui; non ne avevo avuti, assistendolo contro tutti. Quel suo contegno fu un colpo atroce al mio cuore. Egli ama quella donna, pensai; nè più questo pensiero mi uscì dalla mente; l'amo ancora, e don Francisco non è più; egli ritornerà a quella donna. Che cosa avvenne? non so. Il favor della Corte gli veniva mancando sempre più: nè io osai farmi avanti non chiesta. Incominciavo a credere ancor io che fosse un delitto, mettermi tra lui e la Enriquez. La religione, a cui chiedevo conforti, mi sgomentava anch'essa colla imagine dei diritti dell'altra Beatrice. Ah, quella donna! è qui, nella mia vita, come un pugnale nel costato; e non mi uccide, ma geme di continuo la sua goccia di sangue nero. E quella donna è l'errore, com'era già la perfidia: son io, Fernandez di Bovadilla, son io la donna di don Cristoval, io che l'ho gridato Almirante del mare Oceano, prima, assai prima, che altri gli concedesse quel titolo, il più bello che uomo abbia portato mai sulla terra. Pensateci, conte Fiesco, voi che lo conoscete a prova, quel mare. L'Oceano, il grande, il terribile Oceano; e comandato da lui, che lo aveva domato, mentre da migliaia d'anni tutto il mondo ne aveva avuto paura! Moglie dell'Almirante, avrei fatto tremare molta gente, che rialzava più baldanzosa la testa. Vivente la regina, avevo saputo persuaderla ben io, che quell'uomo non era un avventuriero, e non covava il tradimento nell'animo. Questo infatti si perfidiava di lui. Voleva dare le Indie al Portogallo! le voleva dare a Genova, per vendicarsi di Spagna! Tutti avevano sentito; tutti avevano veduto; avrebbero posta la mano sul fuoco. Non era egli sempre a segreti conciliaboli con Francesco Rivarola e con Francesco Grimaldi, con Francesco Doria, con Pantalino ed Agostino Interiani?

--I suoi amici compassionevoli;--interruppe il Fiesco;--i suoi soccorritori nelle angustie, in cui lo avevano messo le angherie degli Aguadi, degli Ovandi.... e degli altri.

--E lo immaginavo ben io. Ma come chiuder la bocca a tutti? Anche lei, la buona Isabella, doveva qualche volta porgere orecchio a tante accuse, che venivano d'ogni parte al suo trono. E ne piangeva, ora credendo, ora discredendo. Sai, Bovadilla? mi diceva. Anche questo si dice; se mi fossi ingannata sul conto del tuo Genovese!... Mio! anche Vostra Altezza le crede? È così poco mio, che non mi guarda nemmeno.

--Ma egli,--notò il Fiesco,--vi temeva mutata troppo per lui!

--E se mai?...--ribattè la marchesa.--Non dovevo apparir tale, mentre egli seguitava a tacere? L'obbligo mio era di non attraversarmi alla Enriquez, di lasciargliela sposare. Non accennava a questo disegno, la sua deliberazione di togliere il paggio Fernando dalla Corte, levandomelo dagli occhi? E perchè non chiamare con sè il primogenito, destinato un giorno a succedergli, e perciò meglio indicato ad un viaggio d'esperimento, che gli facesse conoscere il suo futuro governo? Questa considerazione non l'avete fatta anche voi, signor conte?

--Un caso;--rispose il Fiesco;--un caso e non altro. Fernando aveva manifestato il desiderio di accompagnare suo padre. Era un ragazzo studioso, per l'indole sua meno adatto alla vita del cortigiano. E su questa semplice apparenza avete fondata la vostra argomentazione, donna Beatrice? e siete giunta fino a credere l'Almirante pacificato colla Enriquez? con una donna, che era diventata una immagine? con una immagine svanita e dimenticata?

--Dov'è ora quella donna?

--Non so; certo non è in Segovia; certo non l'ha egli riveduta dalla vigilia del consiglio di Salamanca. Son diciott'anni passati.

--I diciott'anni del mio tormento!--esclamò la marchesa.--E lunghi, lunghi, troppo lunghi per questo povero orgoglio!--

Povero orgoglio davvero, che si stemprava in un pianto dirotto. Pianse lungamente, la nobil signora, col viso nascosto tra le palme. E la contessa Juana, fattasi più presso a lei, con atti amorosi la veniva accarezzando, la baciava in fronte, le afferrava le mani, per distoglierle da quel viso; e consolandola de' suoi baci, beveva silenziosa le lagrime della sua sorella europea. Sapeva anch'essa, la bella figlia d'Haiti, che le lagrime fan bene, ma a patto che chi ci ama s'intenerisca con noi.

A poco a poco donna Beatrice si riebbe; rasciugò le sue lagrime, levò la fronte e disse:

--Che rimedio ci vedete voi, conte Fiesco?

--Rimedio? a che? ad uno stato di cose che quella donna ha voluto? Quella donna l'ha offeso; è fuggita da lui; ha perfino rinnegata la sua creatura. Che ci volete fare? Tanti anni sono passati oramai! Cade un edifizio, per qualsivoglia cagione, folgore, incendio, tremuoto. Si può vedere a tutta prima la necessità, la utilità di salvarlo. Ma quello che non si è veduto prima, si vedrà forse più tardi? Sulle vecchie rovine crescono i cardi, i rovi, le ortiche; tra le vecchie rovine si appiattan le serpi, e fischiano irritate al viandante. Si gira largo, e si edifica altrove; o non si edifica più in nessun luogo;--conchiuse il Fiesco, sospirando.--Povero signor Almirante! la vecchiezza è venuta precoce su lui.

--Ma il figlio?... come rimarrà egli, povero innocente?

--Il figlio, se ha senno, accetterà la sua sorte, che è bella ancora, e val meglio di quella che sorride a tant'altri. Non è egli stato ammesso a Corte, come già il figlio legittimo di donna Filippa Mogniz? Un decreto sovrano ha nobilitato quel ragazzo, e cancellato il vizio d'origine. Vizio, poi!... I tempi nostri non mi paiono fatti per badare a certe inezie. Una sbarra nello scudo, in vece d'una banda o d'una fascia, ecco tutta la differenza. La illegittimità non ha impedito a nessun valoroso di diventar cavaliere, conte, principe e re. Più illustre è la macchia, più porta in alto; e potrei citarvi esempi a migliaia, antichi e recenti. Lasciamo dunque il pensiero di voler aggiustare le cose che non richiedono di essere aggiustate, e sopra tutto di cercar quella donna. Che sarà poi diventata? D'un altro, senza dubbio; e chi sa? forse contenta, fors'anche felice.

--Lo saprò;--disse la marchesa, con gesto risoluto.--Devo saperlo. Ed anche mi ha maledetta, sulla spiaggia di Palos, mentre io tentavo una seconda volta di ricondurla a lui. Ella vedrà pur troppo come abbia fruttato la sua maledizione. Oggi stesso uscirò dal mio ritiro. Ma non ho se non donne, al mio servizio; un uomo mi manca.

--Per che fare?