Part 17
— Non pensi a me....
— Già, se ha bisogno potrà chiamare: il mio servente non esce di prioria;... ecco qui un campanello....
— Signor Priore, abbia la bontà d’accompagnarmi in chiesa. Mi rimetto nella volontà di Dio; sento che la preghiera mi darà forza.... —
Così il Priore la condusse in chiesa, e poi andò in traccia del medico.
Del resto, il prudente vecchio aveva visto il descritto contrassegno sulla medaglia; ma come arrischiarsi a dar subito alla madre una notizia di tanta importanza, senza prima accertarsene scrupolosamente? Gli parve anzi d’aver corso troppo nel suo colloquio con la Carolina; ed era non meno di lei premuroso di schiarir subito questa faccenda.
Difatti potè schiarirla con ogni cautela, ed ebbe la consolazione ch’ei s’aspettava. Bastò alla Carolina un’occhiata al volto sereno del Parroco, per abbandonarsi nell’atto a un’ineffabile gioja. Egli aveva nelle sue mani la medaglia; e poichè si fu accorto di non aver saputo nascondere la interna sua contentezza, giudicò di non dovere interporre altri indugi; e alle prime insistenti domande della madre, rispose:
— Io le farò vedere la medaglia; giudicherà da sè medesima se è quella stessa.
— Davvero? Dov’è?
— Eccola....
— È questa, è questa! Dio, ti ringrazio! Nanni è mio figliuolo! Ora morirò contenta!... — E baciando con immensa tenerezza la medaglia, non potè dir altro, perchè la troppo forte commozione le tolse i sensi.
Il Priore aveva avuto la cautela di condur seco il medico, il quale a un suo cenno accorse subito ad assistere la Carolina. Il deliquio durò molto, ma senza grave sconcerto della persona. La Carolina tornando in sè, e ritrovandosi sola col Parroco, ebbe agio di sfogarsi in lagrime di suprema dolcezza; e quando il suo assistente la vide abbastanza tranquilla, pensò di poterla lasciar sola, per preparare, come ella stessa ne lo richiese, l’animo di Pippo a ricevere quella notizia.
Il pittore, tutto contento d’aver fatto la sua visita a Nanni e d’aver condotta seco la madre, ad altro più non pensava che alle vedute di paese; e quando incontrò il Parroco mentre appunto ritornava da una gita con le sue carabàttole[221] per disegnare, entrò subito in discorso delle nuove bellezze che aveva scoperto in quei luoghi.
— E ora ch’io sono qui con mia madre, con la certezza della guarigione di Nanni, in mezzo a una famiglia di gente sì buona, in compagnia d’un uomo tanto stimabile quanto lei, signor Priore, che ha avuto la bontà di accordarmi la sua amicizia, mi par d’essere felice; non ho mai goduto tanto in vita mia. Un solo dispiacere mi diminuisce un poco questa contentezza, quando penso che presto ci dovremo separare. Oh! ma spero che non si scorderanno di me; io di loro no certo; e prometto di fare altre visite; e chi sa che anche mia madre?... A proposito! È ancora tornata a riveder Nanni? È sempre in casa?
— Sì, è in casa....
— Che forse quest’aria fine le riesce molesta?...
— Oh! sta benone! Dirò.... ha avuto desiderio di trattenersi meco. Nella vostra assenza abbiamo discorso molto insieme; e ora ho da parlare anche a voi....
— Cospetto! Mi fa una grazia. E poichè me lo dice sorridendo, io mi figuro che si tratti di cose liete.
— Lietissime, caro amico! e cose che riguardano vostra madre, Nanni, e voi molto da vicino....
— Non mi fa celia? dica dunque; subito!... cioè.... scusi.... se le piace: mi ha messo in curiosità...
— Abbiamo fatto una scoperta di molta importanza.
— Sì?
— Vostra madre mi ha messo a parte dei suoi segreti....
— Mia madre ha dei segreti?
— E che l’angustiavano molto!
— Ah! è vero; io l’ho sempre veduta tanto afflitta!... Oh! se lei avesse trovato il verso di consolarla, sarebbe davvero una grande scoperta! un benefizio segnalato! Che si fa celia? povera mamma! io mi sono accorto che la faceva di tutto per celarmi il motivo della sua mestizia; ma dunque, è lecito sapere da che cosa derivi? Ora spero di non esserne cagione io. —
Qui il Parroco allontanando, com’era giusto, ogni ombra di colpa o di negligenza della Carolina, palesò a Pippo ciò che egli non sapeva nè della sua infanzia nè d’un fratello maggiore che la madre non aveva potuto ricuperare; e poi brevemente venne a svelargli la scoperta, quando già era balenata alla immaginazione di Pippo, il quale nello scoppio del giubbilo non sapendo reprimersi, lasciò cadere a terra quanto aveva in mano, e buttò le braccia al collo del Parroco, e sì fattamente lo teneva stretto, che il buon vecchio si sentiva soffocare. Poi gli chiese scusa della troppa confidenza; e subito voleva correre alla madre e a Nanni, ma incerto dove andar prima: ora affrettando i passi verso la prioria, ora verso la casa d’Andrea, quale forsennato, calpestando i disegni, i pennelli, dava calci alla cassetta, a quella stessa malcapitata cassetta, che aveva fatto naufragio al passo del torrente. Il Parroco durò fatica a frenarlo, a persuaderlo che per allora bisognava lasciar quieto il malato e usare circospezione anche con sua madre, narrandogli del lungo patire che aveva fatto prima d’acquistar la certezza del ritrovamento, e del deliquio dal quale era stata presa dipoi.
Ma intanto la Carolina gli aveva veduti avviarsi alla prioria, e dai gesti di Pippo s’era accorta d’ogni cosa. Non aveva potuto stare alle mosse; era scesa; e mentre il Priore, benchè Pippo si opponesse, lo aiutava, ridendo, a raccogliere le sparpagliate reliquie del suo bagaglio artistico, si affrettava a raggiungerli. Appena ebbero ripreso il cammino se la videro dinanzi; e quivi all’aria aperta un’altra scena di tenerezza tra la madre e il figliuolo, e le poche ma affettuosissime parole che si dissero, erano interrotte da molte lacrime e baci.
Il Parroco, vigilando, considerava quali e quante sono le vie del Signore per riparare con insoliti casi le ingiustizie o le sventure degli uomini. — E così, — diceva egli in cuor suo, — così potesse intravvenire di tutte le disgrazie che ci angustiano sopra la terra!... Oh! ma pur troppo! per la maggior parte non v’è altra speranza di riparo che nel cielo! Ah! rassegnatevi a questo solo conforto, che è pur grande, o infelici che languite separati senza rimedio dai vostri cari, smarriti a piangere, abbandonati a patire in mezzo a quei tanti che sembrano felici, a quei pochi che sono meno sventurati di voi! E deplorate le disgrazie, compatite gli errori, perdonate le colpe che furono cagione di condannare al dolore tutti i giorni della vostra vita! No, non aggiungete ai mali che vi opprimono il tormento dei rancori, degli odj, delle invidie! Il perdono generoso vi mansuefaccia, vi commova, vi esalti fino alla dignità dell’esser vostro; che se voi sapete mantenerla ad onta delle tribolazioni, diviene più augusta e più meritoria, e nessuno potrà conculcarla nè per abbiettezza di vilipendj, nè per forza di pregiudizj, nè per colpevole dimenticanza di chi sarebbe deputato da Dio e dagli uomini a mitigare la vostra disgrazia, e pur si mostra indegno di così sacro e soave ufficio! Piangete, sì, perchè vi sono divietati i più soavi affetti; ma quanti altri la virtù vostra non ne può generare invece di quelli! E la virtù modesta negl’infelici è più bella, più sublime, più veneranda!... Che cosa sono, in faccia a lei, le vane grandigie, le voluttà della gloria, dell’orgoglio, della potenza? —
VI.
Chi avesse veduto la Maddalena custodire Nanni nella sua malattia, avrebbe detto davvero che una buona e amorosa assistenza è la migliore di tutte le medicine. Il dolore che l’aveva oppressa quando lo vide ridotto agli estremi, era stato chiaro indizio pe’ suoi genitori che la si fosse da lungo tempo affezionata a lui con quell’ingenuo abbandono dell’innocenza che ama il buono ed il bello, e d’altro non si cura. Poi la riflessione dell’età e l’esempio di ciò che le altre fanciulle oneste e dicono e fanno, dovevano averla naturalmente condotta a celare con gelosa ritenutezza quel sentimento, al giovine per modestia, ai genitori per temenza che non potessero approvarlo. Ma l’affezione fraterna s’era già convertita in amore d’innamorata; e sapesse o no d’essere corrisposta, avesse o no la speranza di divenire sposa di Nanni, il suo cuore ormai era dato, e per sempre, a lui solo. Fortuna dunque che i genitori avessero ragione di tener Nanni in conto di giovine virtuoso, che sapessero vincere il pregiudizio che gli stava contro per la nascita, e avessero conosciuto, anche prima della figliuola, com’egli ne fosse amante segreto, e rispettoso, rassegnato se mai, a non possederla, credendolo cosa impossibile. Ebbero quasi a pentirsi che la fredda prudenza, la quale in simili negozj si suol dire non è mai troppa, gli avesse fatti indugiare soverchiamente a render palese ai due giovani l’animo loro; perchè temerono che se Nanni non avesse potuto scampare dal fiero morbo, la fanciulla se ne sarebbe accorata tanto, da perderne anch’essa la salute e la vita. Ma poichè il pericolo sembrò del tutto svanito, essi medesimi fecero animo alla figliuola, mostrandole che già da lungo tempo conoscevano e non biasimavano i suoi desiderj onestamente occulti, e lasciando a lei principalmente, in tutto ciò che non poteva offendere il suo pudore, la custodia d’una vita che ormai a lei medesima apparteneva. E di questo seppero intanto fare accorto il buon giovine, quando videro che il giubbilo di così bella speranza poteva dargli coraggio ed ajutare la sua guarigione. Oh! come allora la pallida faccia di Nanni si ricoperse tutta d’insolita serenità! Che palpiti di non mai più goduta consolazione, quando Andrea, dopo essersi con prudenti domande assicurato della sua inclinazione per la Maddalena, gli ebbe detto addirittura: — Potevi tu dubitare che noi che ti vogliamo bene da tanto tempo come a un figliuolo, perchè tu lo meriti, dovessimo avere difficoltà a farti propriamente della nostra famiglia? Se tu non ti fossi portato sempre bene, t’avrei io tenuto con questa fanciulla per casa? Dunque pensa intanto a guarire, e a suo tempo, questo, possiamo dire, è un negozio fatto. —
Nanni non aveva parole da rispondere, tanta era la sua gioja! E difatti la guarigione già incominciata progrediva sollecitamente. La Maddalena poi, il suo angiolo custode, vegliando al capezzale di colui ch’ella poteva considerare suo fidanzato, aveva ripreso quella vereconda franchezza, che usava con lui nei primi anni che si conobbero da fanciulli; e sulla faccia di Nanni non appariva più la mestizia, nè le sue parole erano rade come prima, nè i suoi sguardi sfuggivano d’incontrarsi con quelli della Maddalena. Fosse anche stata nei loro costumi tutta la rozzezza che si può immaginare nei montanari incolti, l’amor virtuoso educa a gentilezza gli amanti e mirabilmente sublima le loro anime.
Intanto la Carolina, benchè tornando a rivedere il suo Nanni avesse potuto a gran fatica reprimere la subitanea commozione, e fosse venuta in compagnia del Parroco e di Pippo che intavolarono tosto lieti colloqui, si mostrò tuttavia così affettuosa verso l’infermo, ch’ei ne rimase maravigliato, e pensava fra sè stesso: — Che cosa mi farebbe una madre, se questa pietosa donna che appena mi conosce mi dimostra cotanto amore? Ah! è vero; lo fa perchè crede che io le abbia salvato il figliuolo. Felici quei figliuoli che conoscono la loro madre, e che l’hanno così amorosa! — Pippo nascondeva a gran fatica il suo giubbilo con le facezie; e tutti erano più lieti del solito in quella comitiva; nè Andrea e la sua famiglia sapevano ancora quale altra maggior cagione di letizia fosse apparecchiata per tutti.
Così trascorse quel tempo, che il medico e il priore giudicarono necessario perchè Nanni fosse in istato di ricevere senza rischio una nuova e sì straordinaria consolazione. Intanto Andrea aveva dato licenza che si parlasse del matrimonio di Nanni con la Maddalena; e se ne faceva da ognuno quella festa che potete pensare, coi fidanzati e coi genitori.
— Oh, — scappò detto una volta a Pippo, mentre ne parlava con Nanni, — tempo fa involontariamente ti offesi.... Tu m’hai perdonato, non ne parliamo più. Ma io ti preparo un regalo di nozze, che tu non potrai ricusare davvero! —
Nanni arrossiva, ma senza ombra di sdegno. S’era già molto affezionato a Pippo, e gli pareva propriamente un altro, perchè non s’era più arrischiato a prendersi con la Maddalena quelle confidenze le quali altra volta, sebbene non avessero potuto offendere il pudore della fanciulla, nondimeno gli passavano l’anima; e tollerabili certo non erano, nè a lei stessa potevan piacere, nè a Pippo giovavano, facendolo passare per giovine frivolo e ineducato. Che s’egli si fosse imbattuto in montanari meno cauti e garbati, gli sarebbe forse intravvenuto di pagar molto care quelle leziosaggini in luoghi dov’era tanta abbondanza di legna verdi.
Infine il Parroco, rimasto da solo a solo con Nanni, prese a parlare di Pippo e della Carolina, rivelando le loro buone qualità e compiacendosi d’averli conosciuti.
— Sì davvero, che son persone per bene, e io rimango delle garbatezze che mi fanno; io, povero garzone di contadini in montagna....
— Oh! questo poi.... Che cosa vuol dire che tu sia semplice garzone, quando i tuoi portamenti sono da uomo onesto, quando ti rendi utile col lavoro e con l’abilità nella tua arte? Un gran signore che fosse vizioso o stolido, non sarebbe nemmeno da mettersi a paragone con te. L’essenziale consiste nel meritare la stima delle persone di proposito; e tu l’hai meritata, lo vedi? fino al punto che Andrea di semplice garzone che eri ti fa suo genero.
— Davvero che una fortuna così grande io non me l’aspettava!
— Ma è una giusta ricompensa....
— Anche lei, signor Priore, ha troppa bontà per me....
— Oh! non dir questo! Io ti voglio bene, io parlo così perchè sono persuaso che tu lo meriti; e così fanno il pittore e sua madre. Potresti tu dubitare che le loro parole e le loro attenzioni affettuose per te non fossero sincere?
— No certo! Non l’ho mai dubitato. Si figuri!
— E se tu sapessi quante cose la Carolina mi ha detto di te! O lei sì, che ti vuole un bene dell’anima!
— Eh lo vedo! Io non so se una madre potrebbe fare di più col suo figliuolo! — Ed era questa l’idea fissa di Nanni, ch’ei manifestava pur sempre con una certa mestizia, quasi dicesse: Eppure alla mia felicità mancherà sempre dimolto!
— Senti, Nanni, io vorrei che tu potessi avere un’altra consolazione....
— Oh! quale, signor Priore? Crede ella che non sia contento?
— Sì; ma se si trattasse di qualche ricerca per sapere dei tuoi genitori?
— Ah! che cosa dice? magari! Ma perchè volere l’impossibile?...
— Oh! impossibile? Come puoi tu asserirlo?
— Se mi avessero voluto conoscere, non mi avrebbero abbandonato. Per carità, non mi rammenti queste cose!...
— Tu sai che questo abbandono può essere dipeso solamente dalla disgrazia; e che poi, dopo un certo tempo, ancorchè la volontà di ricercare una creatura vi sia, possono darsi tali e tanti ostacoli.... Se questo fosse stato il caso dei tuoi genitori, e che poi una combinazione fortunata, rara sì, pur troppo delle più rare, ma nondimeno possibile.... Insomma, vorresti tu impedirmi di fare delle premure?
— Oh! no, signor Priore! Anzi sarebbe carità....
— E quando si scoprisse che la sola disgrazia fosse stata cagione del tuo abbandono, sapresti tu compatire una madre, che dalla povertà e dalla sola volontà del marito fosse stata costretta a lasciarsi strappare dalle braccia la sua creatura, e che poi l’avesse pianta e desiderata sempre, e cercata con ogni premura, ma invano; finchè una combinazione dopo molti anni?....
— Ah! che cosa mi dice? Ma scusi, perchè affacciarmi queste speranze? Dopo tanto tempo, non posso credere....
— Sai tu perchè? perchè le premure che io ti diceva sono state fatte.... perchè tu non hai più in seno la tua medaglia....
— Oh! è vero. Chi me l’ha presa? E perchè?
— L’ho io; eccola qui; te la rendo; e questa medaglia è indizio dell’intenzione che i tuoi genitori avevano di riprenderti, subito che avessero potuto....
— Ma dunque; la sa già qualche cosa.... E ora.... Oh Dio! potrei figurarmi.... forse...
— Intanto sappi che tua madre vive.
— Ma dov’è? Presto....
— Ti sentiresti tu la forza di sostenere una consolazione così grande?
— Sì!
— Se io potessi condurtela qui ora....
— Oh! andiamo a cercarla.... subito! anderei in capo al mondo.... — E si alzava dalla sedia con la franchezza di giovine robusto.
— Pensa che tu dovresti far coraggio a lei! — aggiungeva il Priore nel trattenerlo.
— Sì; lo farò; non dubiti....
— Or bene; andiamo da tua madre!.... —
E sostenendolo, o piuttosto raffrenando la sua impazienza, lo condusse nella stanza accanto, dov’era la Carolina con Pippo e col medico. La madre gli corse incontro, e si abbracciarono e si baciarono senza poter proferire altre parole che, mio figliuolo! mia madre! Poi le loro lagrime scorsero lungo tempo in silenzio, nell’estasi d’un piacere soprumano. La Carolina ebbe infine bisogno di abbandonarsi sopra una sedia, e l’assistenza del medico non fu inutile; Nanni si resse, andò a gettarsi nelle braccia di Pippo che lo aspettava impaziente, e che dopo averlo stretto al suo seno con tutto l’impeto dell’amore fraterno: «Eccoti,» esclamò additando la madre, «eccoti dunque il regalo di nozze ch’io t’ho promesso.»
Nè meno smaniosi di rallegrarsi di così fausto avvenimento erano, come potete figurarvi, tutti gli altri, in specie la Maddalena, che fu chiamata la prima ad assistere la Carolina. Questa era assisa nel mezzo ai suoi figliuoli, tornata in sè, tenendo strette nelle sue le mani di Nanni; e Pippo al sopraggiungere della fanciulla, subito le cedè il suo posto.
Io non vi starò a dire i nuovi trasporti di giubbilo per tante consolazioni ad un tempo. Quella, che ormai, se ne togliete il Parroco e il Medico rimasti da parte a godere di così tenera vista, poteva considerarsi tutta una famiglia, passò in gran festa la intera giornata. Il parroco e il Medico doverono rimanere con loro fino alla sera, quando la Carolina e Pippo si separarono dagli altri per tornare a inebriarsi nei giorni successivi, di più riposati ma non meno soavi godimenti.
Qui potrei metter fine al racconto con la descrizione delle nozze di Nanni e della Maddalena fatte pochi mesi dipoi, e senza dubbio furono liete e commoventi: ma io voglio lasciare questa cura alla vostra immaginazione, e dirvi piuttosto che la riuscita di quel matrimonio fu ottima; sebbene anche di ciò possiate da voi medesimi agevolmente persuadervi, riflettendo che gli sposi erano bene accoppiati, e che tutta la parentela era composta di persone di garbo.
Dirò nondimeno qualche altra cosa dei fatti loro, senza tema di essere indiscreto, perchè mi pare che confermino la buona opinione che ormai possiamo averne. Nanni, benchè ritrovato avesse una madre cittadina, e un fratello pittore paesista di molto merito, il quale co’ suoi guadagni poteva ormai vivere e mantenere agiatamente la madre, non lasciò peraltro la sua onorata arte d’agricoltore, nè si separò dalla famiglia, che lo aveva con tanto amore raccolto da giovinetto e salvato chi sa da quali pericoli! Bensì divenne agricoltore possidente, perchè sua madre coi cinquecento scudi redati dal merciajo, e Pippo col frutto dei suoi risparmi, comperarono alcune terre in vicinanza di quelle che erano lavorate da Andrea, e posero in assetto una casa ove la Carolina andò a passare lietamente la sua vecchiaja in compagnia del figliuolo ricuperato, di quell’angiolo della sua nuora, e di una bella corona di nipotini, che con grande consolazione si vide crescere attorno. Pippo si godeva i domestici affetti passando spesso dalia città alla campagna, lavorando per tutto, viaggiando, facendo quadri da valente paesista, e rammentando con la maestria nel dipingere, con la viva copia della bella natura, con la scelta sapiente dei luoghi e delle gesta da ritrarre, le glorie e le sventure della patria, e col generoso intendimento di risvegliare magnanimi sensi ed emulazione di egregi e forti fatti, in un’età e in un popolo come ripeteva Nicodemo, che di questi ricordi hanno dovizia e pur sempre tanto bisogno.
Nè la Carolina nè Pippo dimenticarono mai la buona Clarice, che tuttavia sosteneva con lieta e veramente eroica rassegnazione la sua infermità e le tribolazioni crescenti per la vecchiaja, tra le quali a ottantacinque anni, la perdita della vista. Allora sì che le divenne opportuno il soccorso di coloro che migliorando stato, seppero essere riconoscenti verso una donna, la quale sebbene fosse povera gli aveva assistiti e consolati tante volte! Eppure benchè cieca, benchè d’ottantacinque anni, e debole e inferma, io l’ho veduta lavorare al tasto con la tanta pratica che aveva del suo mestiere; io l’ho udita benedire con lagrime di tenera riconoscenza l’ajuto offertole dai suoi pochi amici, attribuendolo tutto alla loro carità e alla mano della Provvidenza, non ai meriti che avesse potuto acquistare con le sue buone azioni verso di essi e di molte altre persone, alle quali era stata utile in varj modi.
Pippo narrò a Nicodemo le felicità di sua madre, le sue e quelle di Nanni. L’afflitto valentuomo le udì volentieri, ne fu commosso, se ne rallegrò con sincero affetto verso di loro; pure non potè fare a meno di dire in segreto; — Ma io non riavrò una sorella, nè potrò vendicarla! Ah! che cosa dico vendicar lei? La mia patria, la mia sventurata patria!