Part 22
— Sì, hai ragione: tu più vile, più abietta di quante cortigiane hanno vissuto mai, tu sei più forte di me. Il tuo peccato è chiuso in due sepolcri: nella tomba d’Alberto e nell’animo mio. Ridi; ma io, qui, posso almeno rinfacciarti la tua abiettezza, posso dirti almeno che hai ucciso un nomo, posso strappare da cotesto tuo viso di marmo la maschera insudiciata delle virtù. Ah! sì? Ah! tu porgi il viso ai miei baci? Perchè sei una donna? Perchè non posso farlo arrossire una volta sotto il colpo delle mie mani?
Clara cacciò un altro urlo e con uno sforzo supremo, non previsto da Mario si alzò; il treno era già sotto la galleria; per le finestre aperte, il fumo entrava soffocante, mefitico. Fu una breve lotta: e in quell’oscurità, Clara debole, mal sicura, cadde rovesciata traendo Mario con sè.
Nè più si udì se non le strida soffocate dell’una e le imprecazioni sommesse dell’altro.
Uscito dalla galleria, il treno si fermò. Clara pesta, malconcia non s’era ancora riavuta, che Mario era sparito.
XXIV.
Era una bella giornata d’aprile: i viali delle Cascine, il prato del Quercione erano gremiti di gente: da un lato, lungo lo stecconato del viale, il popolino, dall’altro, nelle carrozze signorili, tutto quanto v’ha di più nobile, di più ricco, di più elegante nell’aristocrazia fiorentina.
La Corsa dell’Arno stava per incominciare: e non si udiva parlare che di _quarti di sangue,_ di _peso_, di _proporzioni_. Intorno alle carrozze delle signore molti uomini come sempre, moltissimi intorno a quella della Marchesa di Villareale. Fra gli altri il Lunati, il Piccardi, l’Olivares.
— Dunque, — diceva il Lunati, — scommettiamo, Marchesa?
— Volentieri; tengo per _The Duchess_, la cavalla del Duca di Sant’Arpino e le do il _campo_.
In quel momento Alfredo Ferreri s’accostò alla carrozza.
— Ha saputo la notizia, Marchesa?
— Che c’è?
— Il povero Valmarana è morto.
— Oh! quando?
— Otto giorni sono, in una villa sul lago di Como.
— Lo sa di certo?
— Eccome! me l’ha detto il dottor Ramelli che è tornato oggi e che l’ha assistito fino all’ultimo.
— Povero Valmarana! peccato! era simpatico....
Poi dopo un istante volgendosi al Lunati: — Dunque siamo intesi; va per la cavalla del Duca di Sant’Arpino?
Claudio Piccardi e l’Olivares si guardarono e come mossi da uno stesso pensiero si scostarono dalla carrozza; quand’ebbero fatti pochi passi:
— Avete veduto? — chiese Claudio. — Siete persuaso? Vi pare che s’accolga a quel modo la notizia della morte d’un innamorato, secondo voi non infelice?
— Caro Piccardi, ho torto per metà; è una donna di ghiaccio. Virtuosa dunque no; per onesta non v’è nulla a ridire, e sono il primo io ad affermarlo.
Il giorno stesso che così si parlava sul prato delle Cascine, Mario s’imbarcava insieme con Reno sopra il _Manchester_, vapore che salpava da Liverpool per la Nuova Zelanda.
Cinquanta giorni dopo entrava nella baia dell’Abbondanza e s’inoltrava nell’isola di Ika-Na-Maoni. Solo; Reno era morto durante il viaggio.
_Pisa, 1872._
FINE
INDICE
L’oriolo Pag. 1 Peccato e penitenza 28 Gite autunnali 204 La marchesa 236
NOTE:
[1] Vuol favorire di scrivere sul libro de’ forestieri il suo riverito nome?
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume.