Part 12
Era quasi sicuro che i mariti dovevano essere stati informati tutte e due, non parendogli possibile che la prima confidenza della sposa non fosse stata per svelare l’amore del povero Tonio. Così gli andava dicendo un pensiero, in cui non entrava amarezza, ma solo un po’ di scetticismo ingenuo. Ma quando ebbe guardato negli occhi l’agente di cambio e l’artista, intese che Sofia si era sentita in dovere di non confidare un segreto che non le apparteneva interamente, e che Giuditta aveva spiattellato ogni cosa, non per vantamento, ma per la fissazione d’essere sincera, che è una forma dell’egoismo umano.
A tavola ognuno volle fare il suo brindisi. Ce ne fu uno allegro molto, quello di babbo Salvi, il quale bevve all’avvenire dei suoi figliuoli; un altro di poche parole, ma che valevano tutta la gran fatica costata all’agente di cambio, il quale, parafrasando le parole del suocero, volle bevere anche lui alla salute dei propri figli.
Tonio fu il primo a battere le mani, e quando gli parve venuta l’ora di fare il suo brindisi, si levò e curvandosi attraverso la mensa venne a mettere la faccia buona vicino a quella degli sposi, per dire sommessamente: “Io non so fare dei brindisi, ma vi dico solo; siate felici.„
— Grazie! rispose Tito; grazie, mormorò Sofia.
Il brindisi più lungo fu quello del vecchio Mattia. Egli parlò a bassa voce, nel gran silenzio che si fece intorno alla sua canizie e alla sua cecità; parlò come un patriarca; ricordò tutte le piccole speranze che gli erano sembrate grandi quando era troppo modesto, e le vittorie del trionfo che non lo avevano contentato mai interamente; parlò dell’amore, da cui era stata confortata la sua battaglia dell’arte, e finì dicendo a suo figlio: “Ama tua moglie, ama l’arte tua, amala molto come l’ho amata io; ma non pensare alla gloria, la quale raramente è qualche cosa per i vivi, e non sappiamo che cosa sia per i morti.„
Ciò detto, volle i baci dei suoi figli; e gli volle anche babbo Salvi.
Il ritorno a Milano fu fatto per buona parte a piedi, nell’ora del crepuscolo; settembre mandava incontro alla comitiva allegra brevi folate di un venticello tiepido, che a Sofia ed a Tito sembrarono le prime carezze della nuova vita.
Poi proseguirono in tre carrozzelle, che si erano fermate al crocicchio per ordine dell’agente di cambio. Quando su una ebbero preso posto il cieco, babbo Salvi e Tonio, Mattia continuando la sua parte di patriarca, ma solamente parlando più forte per vincere il rumore delle ruote, fu così eloquente da indurre il vecchio collega ad accettare un po’ di ospitalità.
— Senta, disse; una volta eravamo in due a lavorare, io e mio figlio; ora Tito lavora solo, ed io me ne rimango là, per ore intere, a sognare tele che non potrò più dipingere; lei, che ci vede, perchè non si mette nella lotta? Ognuno di noi deve dare all’arte tutto il meglio che sa, non le pare? Dunque, se ne venga lei a combattere al mio posto.
Babbo Salvi, preso di fronte da questa tentazione, si provò ad essere modesto, assicurando che il meglio che egli poteva dare l’aveva dato tutto, non essere colpa sua se non era stato capace di far di più; ma poi corresse la propria umiltà.
— Sicuramente che se io avessi avuto i mezzi... se la sorte mia si fosse placata un quarto d’ora, se... qualcuno mi avesse aiutato; se...
Tutti quei se finirono in una stretta di mano, e il patto fu conchiuso. Dunque babbo Salvi verrebbe ogni giorno nello studio, lavorerebbe al cavalletto di Mattia, e colla tavolozza dell’artista glorioso.
In una delle altre carrozze avevano preso posto le due sorelle; nella terza i due cognati.
— Abbi pazienza, disse Giuditta, se ti rubo a tuo marito per un’ora, ma credo che anche tu avrai bisogno di essere un momento sola con tua sorella in questa gran giornata.
Cominciò subito a dire di tutte le contentezze e di tutte le noie a cui sua sorella doveva essere preparata; essa aveva saputo che la madre della morta era venuta e sapeva anche che era bella... sì... sapeva tutto, perchè si sa sempre tutto; anche quando le sorelle che dovrebbero confidarsi credono di far bene a tacere, il mondo ha mille bocche che cianciano, e almeno due mila orecchi per ascoltare... È vero che acqua passata non macina più, ma in ogni modo una certa cautela nel caso di Sofia era necessaria...
— Ci sono cento modi di farsi amare dal marito, assicurò Giuditta; mi vuoi dire quale sarà il tuo...
— Amarlo molto, amarlo sinceramente...
Giuditta non volle essere crudele il giorno delle nozze e si accontentò di dire che poteva essere una maniera buona anche quella... Sofia ascoltò docilmente la parola autorevole di sua sorella; all’ultimo, quando l’ebbe ben persuasa che la lezione era caduta in un terreno preparato, fece anche essa una domanda, a cui Giuditta si affrettò di rispondere celiando:
— Felice? Altro che! Felice io, felice lui! Io sono una moglie onesta, e non mi costerà fatica serbarmi fedelissima al mio povero vecchietto; egli forse non chiederebbe nemmeno tanto. Ma è il mio temperamento, la castità!
In quei giorno Sofia, Tito e Mattia avevano pensato più d’una volta alla commediante; ma non se n’era parlato mai; tornati a casa, gli aspettava una sorpresa, una lettera di Cesira.
Scriveva da Genova per far gli augurii agli sposi, ed annunziava che si ritirava dal mondo.
— Lo aveva detto a suor Anna, confessò ingenuamente Sofia.
Il cieco non disse nulla, ma Tito fu sincero nello scetticismo, tanto da sembrare spietato.
— Queste parole parrebbero accennare all’idea di farsi monaca; ma Cesira è ancora troppo bella; le donne come quella si danno a Dio più tardi....
La mano di Sofia tappò la bocca maligna.
Cominciò una vita nuova per tutti. Babbo Salvi, nelle cui vene sembrava circolare un sangue giovane, stava per ore intere al cavalletto a dipingere l’Illusione. Il suo modello era Mattia; quella testa luminosa per la canizie intatta, per le carni ancora rosate, quegli occhi ciechi che cercavano sempre la bellezza ideale, erano veramente tali da invogliare a un capolavoro.
Anche Tito dal canto suo non aveva penato a trovare il tema, aveva scelto di fare il ritratto di sua moglie, e alla fine d’ogni seduta, andava a baciare il modello ed a domandargli:
— Lo sai tu come avvenga che più ti guardo e più mi sembri bella; se ti avessi veduta sempre come ti vedo ora, mi avresti fatto soffrire di più...
— Ti ho fatto soffrire io?
— Oh! tanto; ma avrai la tua punizione, amandomi molto, molto, molto.
— Ma io t’amo molto e non soffro.
— Mi amerai anche di più... vedrai.
Quella fatuità contenta era una nota singolare nella nuova felicità.
Primo Salvi finì il suo quadro; finalmente ne finiva uno!
Ma mentre egli ne era soddisfatto, nessuno degli artisti invitati ad ammirare quell’opera lodò apertamente; tutti invece lodarono le tele che babbo Salvi non aveva fatto. Allora, svegliatosi una mattina di mal umore, corse difilato a cancellare l’_Illusione_. E si trovò più d’uno che disse: _peccato_!
FINE
Romanzi e Novelle di Salvatore Farina
Due Amori — 3.ª edizione rinnovata L. 2 — Un Segreto — 3.ª edizione rinnovata » 2 — Frutti proibiti — 3.ª edizione » 2 — Il Romanzo d’un vedovo — 3.ª edizione » 2 — Il Tesoro di Donnina — 4.ª edizione » 4 — Amore bendato — 4.ª edizione » 2 50 Una Separazione di letto e di mensa, ecc. — 3.ª edizione » 1 20 Fante di Picche — 3.ª edizione illustrata » 1 50 Capelli biondi — 4.ª edizione » 4 — Un Tiranno ai Bagni di mare — 3.ª edizione » 1 20 Dalla Spuma del mare — 3.ª edizione » 2 50 Oro nascosto — 3.ª edizione, con ritratto » 4 — Prima che nascesse — 4.ª edizione » 1 50 Le Tre Nutrici — 4.ª edizione » 1 50 Coraggio e avanti! — 4.ª edizione » 1 50 Mio figlio studia — 4.ª edizione » 1 — L’intermezzo e la pagina nera — 2.ª edizione » 1 50 Mio figlio s’innamora — 2.ª edizione » 1 50 Il marito di Laurina — 2.ª edizione » 2 — Nonno — 2.ª edizione » 1 50 Mio figlio! — 5.ª edizione » 5 — Il signor Io — 6.ª edizione illustrata » 2 50 Fra le corde di un contrabasso — 2.ª edizione » 1 20 Amore ha cent’occhi — 3.ª edizione » 5 — Si Muore: Caporal Silvestro, Storia semplice — 2.ª edizione » 2 — Si Muore: L’ultima battaglia di Prete Agostino » 2 —
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Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.