Part 5
Ma, come mai, il dottor Mauro Pontedera, un uomo rispettabilissimo sotto ogni rapporto, — serio, intelligente, pratico del mondo e sincero amico di tuo padre, non gli ha fatto capire che le sue dimissioni in questo momento equivalevano a una caduta, a una disfatta vergognosa, a una fuga? — Come mai? L’_Avanguardia_ accusa Sua Eccellenza Pietro Mattei di un grave abuso, che data la sua condizione diventa criminoso, e Pietro Mattei invece di gridar alto, di dar querela all’_Avanguardia_, — ai suoi diffamatori, — rassegna le proprie dimissioni, e fugge al mare o ai monti, secondo il consiglio del medico?
REMIGIA
turbandosi sempre di più.
Ma io.... non so. Io.... non posso sapere del.... papà. Io non so.
FEDERICO.
Tu, sai, per altro, dell’articolo dell’_Avanguardia_? Lo hai letto?
REMIGIA.
No.
FEDERICO.
Saprai ugualmente, ti avranno detto, che in questo articolo si accusa tuo padre, — deputato, ministro, — di un’illecita operazione di Borsa?
REMIGIA.
Io so che non è vero, che è una falsità e mio padre fa benissimo....
FEDERICO.
Fa malissimo, ma non riscaldarti. Non vedi come io sono tranquillo? — Riscaldandosi, non si viene a capo di nulla. — Siamo d’accordo: tuo padre non ha giocato sul rialzo delle _Itale_. Io sono convinto che non è vero; e che non è vero, _tu_, lo sai.
REMIGIA.
Falsità, tutte falsità!
FEDERICO.
Tutte falsità, no; ecco il punto della questione. Tutte falsità, no, perchè il giuoco, _la truffa_, è stata commessa veramente. Ora, torno a ripetere, io desidero, io voglio sapere da te
riscaldandosi
perchè tuo padre non si difende, perchè tuo padre rimane sotto un’accusa così atroce e così _precisata_, perchè tuo padre, che, volendolo, potrebbe difendersi dando querela all’_Avanguardia_, smascherando i veri colpevoli, non lo fa, e piuttosto si lascia travolgere dall’accusa e precipita giù, giù, giù!
REMIGIA allibita, tremante.
Ma.... Ma io.... Io non posso sapere....
FEDERICO.
Tu non puoi sapere, tu non sai chi sono i veri colpevoli? — No? — Allora te lo dirò io: Sei tu!
REMIGIA
si abbandona cadendo sul sofà e nascondendosi la faccia con le mani.
FEDERICO
molto calmo; — molto ironico.
Sei tu. Il contino Alvise Coldoredo, — il manutengolo, — oh quello sarebbe stato mandato subito sotto processo; ma tuo padre ha creduto, col suo onore, ha sperato, di salvare il tuo. — Debolezze, illusioni paterne. La cronaca del fatto, o del fattaccio, il tuo nome, insieme a quello di tuo cugino, corrono ormai per tutte le strade e i vicoli di Roma, con i particolari più curiosi e gli aneddoti più piccanti. Fai benissimo a raccogliere le tue _toilettes_, le tue gale e a scappare da Roma. In questi giorni non potresti andare per il corso facendo sfoggio di fronzoli e di piume; saresti urlata dai monelli! Per il momento, fai benissimo a nasconderti. — Poi, tuo padre ci lascierà presto la vita; a questo mondo, presto si dimentica; presto, potrai tornare a divertirti anche a Roma.
REMIGIA
si alza di colpo, fissandolo.
FEDERICO prorompendo.
No! Nemmeno tuo padre, — senza cuore! — Non hai mai amato nemmeno tuo padre!
REMIGIA.
E tu? Hai cuore tu? La tua decantata affezione, la tua riconoscenza per mio padre?... Lo assapori con gioia questo momento! Non ti par vero! La sua disgrazia, la nostra disgrazia è il tuo trionfo: puoi finalmente insultarmi e vendicarti!
FEDERICO.
Non è vero. Io ero venuto qui col fermo proposito di mantenermi calmo. Nessuna idea di vendicarmi; nessuna gioia nell’insultarti.
REMIGIA.
E allora che cosa sei venuto a fare? Perchè hai voluto vedermi ad ogni costo, tormentarmi?
FEDERICO.
Per dirti questo, soltanto: tuo padre ti ha sacrificato il suo onore; io non intendo sacrificarti il mio. Era cosa, del resto, da me già preveduta; ne avevo già avvertito il signor Pietro Mattei. Rinuncio immediatamente alla direzione delle Cartiere, al posto che ho ottenuto per l’autorità e con l’aiuto di tuo padre. Andrò lontano, fuori d’Italia. Tornerò da capo a rifare la mia vita, a guadagnarmi il pane. Soltanto, con tutte le pratiche legali e l’intervento esplicito del tribunale, tu mi renderai il mio nome.
REMIGIA
scattando con una risata tra le lacrime.
Ah! ah! L’uomo di cuore che non si vendica! Oggi più nessun riguardo! Nessuna pietà! Nemmeno per mio padre! Sfido io!... Siamo rovinati!
FEDERICO
colpito, sta quasi per avventarsi contro Remigia che rimane imperterrita.
E quell’altro? Il socio, il manutengolo? Il tuo amante?
REMIGIA.
È falso! Alvise è mio cugino, — gli voglio molto bene, — non è, non fu mai il mio amante!
FEDERICO.
Sei stata sfacciata e imprudente! — Donna Remigia! — La figlia di un uomo come Pietro Mattei? — Pensa quante invidie ti seguivano, e quanto odio, — l’odio contro tuo padre, — quando tu, di mattina, di giorno, con un velo fitto, correvi svelta dal tuo amante, lungo via Adriana....
REMIGIA
sbigottita; — si rimette subito.
FEDERICO continuando.
.... E sparivi nel portone buio, un po’ nascosto dalla Chiesa, a sinistra. Sotto l’andito, il bugigattolo di un’antiquaria. La donna delle vostre camere.... — in faccia alla scala — .... con un po’ di danaro e di paura, ha parlato.
Ridendo.
Ah! Ah! È una falsità!... Avresti il coraggio di ripetere che è una falsità?
REMIGIA.
Lo ripeto e lo ripeterò sempre! Alvise non è mai stato il mio amante!
FEDERICO.
E chi ti crede?... Chi ti crede più? Tu li rinneghi i tuoi amanti e li dimentichi! — Tu?... Non sei nemmeno capace di amare.
REMIGIA
fa un sorriso sdegnoso, ironico.
FEDERICO.
Tu non hai mai amato, non hai mai saputo amare, nè tuo padre, nè tuo marito....
REMIGIA borbottando.
Colpa tua.
FEDERICO
continuando senza interrompersi.
.... nè i tuoi amanti!...
REMIGIA c. s.
Non hai saputo farti amare! Colpa tua!
FEDERICO
sempre senza interrompersi.
Tu non ami e non hai mai amato che te stessa, la moda, il tuo lusso, i tuoi fronzoli, i tuoi gingilli....
Fuori di sè per il sorriso ironico, sdegnoso di Remigia e per la passione che si riaccende.
Sì, sono questi, sono questi....
Butta all’aria nastri e cappelli.
Sono i tuoi gingilli i tuoi amanti, come i tuoi amanti sono i tuoi gingilli, e godendo e scherzando e ridendo....
REMIGIA
non ride più, indietreggia impaurita.
FEDERICO.
.... attraversi il cuore, la vita di chi ha avuto la tremenda disgrazia di amarti, lasciandovi il disonore e la disperazione....
REMIGIA
continua a indietreggiare c. s.
FEDERICO
pallido, stravolto, inseguendola, minacciandola coi pugni chiusi.
.... Sempre scherzando, sempre ridendo....
REMIGIA
fugge per la stanza gridando, chiamando.
Federico! Federico!... Papà!
FEDERICO c. s.
.... perchè sei cattiva, bugiarda, frivola e perversa!
REMIGIA
corre verso l’uscio a sinistra.
FEDERICO
accecato dall’ira e dalla gelosia, sta per raggiungerla e per colpirla.
MATTEI
spalanca la camera da letto.
REMIGIA e FEDERICO
Si fermano immobili, sul colpo.
SCENA QUINTA.
REMIGIA — MATTEI — FEDERICO.
FEDERICO
dopo un momento, — a Mattei, — afferrando Remigia per un braccio.
Ecco tua figlia....
Con uno schianto di dolore e di collera.
Riprendila!
Spinge Remigia verso Mattei.
REMIGIA
fa qualche passo barcollando, poi cade inginocchiata presso il sofà. Nasconde la faccia sui cuscini, senza piangere.
FEDERICO continuando.
Lo avevo già dichiarato! Se mai un giorno....
MATTEI
con tutta la forza della sua autorità.
Taci!... Non una parola di più!... Taci!
Si appoggia all’uscio, affranto: con voce rotta.
Ero.... là!
FEDERICO
osservandolo, si sente vinto da una profonda pietà.
MATTEI
ha il petto ansante, gli occhi infossati, il volto scarno, contraffatto, terreo.
FEDERICO.
Si copre gli occhi con una mano asciugandosi le lacrime.
MATTEI
vuol parlare, non può: ha una forte contrazione del viso. — Poi, riesce a parlare stentatamente, con voce fioca e sorda. Si rivolge a Federico, ma avvicinandosi istintivamente a Remigia in modo ch’essa pure debba comprendere tutto il dolore, lo strazio delle sue parole.
.... Hai.... Sì.... Federico.... hai ragione. Il tuo nome.... è il nome di un galantuomo.... fai bene a portartelo via.... in salvo.... lontano.... lontano da noi!... Sei _solo_.... hai la fortuna di essere _solo_.... Potrai.... sarai.... ancora felice.
Grosse lacrime gli colano dagli occhi sulle guance.
Io te lo auguro.... Federico.... domandandoti perdono del male che ti abbiamo fatto.
Non può più parlare, — traballa sotto il peso del grande avvilimento.
Va.... Va....
FEDERICO
gli si avvicina in atto di sorreggerlo, di abbracciarlo.
MATTEI
allontanandolo con le due mani.
Va.... Va....
FEDERICO
esita; ma il suo occhio cade su Remigia e fugge via, precipitosamente.
SCENA ULTIMA.
MATTEI e REMIGIA.
REMIGIA
appena Federico è uscito comincia a singhiozzare.
MATTEI
fa per andarsene trascinandosi verso la camera da letto — poi siede accasciato, in fondo, fra il disordine delle valige, dei cappellini, dei nastri. — Si alza, si muove a stento, fa per uscire, ma resta colpito dai singhiozzi sommessi di Remigia. Tende l’orecchio, trasalendo ad ogni singhiozzo: si avvicina d’un passo: la tenerezza paterna sta per riprenderlo, ma vuol vincersi ad ogni costo e rialza fieramente la testa.
Io.... ti ho _dato tutto. Tu_ mi prendi anche la vita....
Coi pugni chiusi e con la voce di chi vuol dominarsi e soffocare il proprio cuore.
No! No!... Non posso perdonarti!
REMIGIA
continua a singhiozzare sempre più forte.
MATTEI
si lascia cadere accanto a Remigia, fa quasi per accarezzarle i capelli e mormora sommessamente:
Resto qui.... per morirti vicino.
Cala la tela.
FINE DEL DRAMMA.
OPERE DI G. ROVETTA
_(Edizioni Treves)._
_=Teatro.=_ _Gli uomini pratici_, commedia L. 1 20 _Principio di secolo_, dramma. Ediz. di lusso in-8 2 — _Alla Città di Roma_, commedia 1 — _Il giorno della cresima_, commedia. Ediz. di lusso 3 — _Papà Eccellenza_, dramma. Ediz. di lusso 3 —
_=Romanzi e Novelle.=_ _Sott’acqua_. 3.ª edizione 3 50 _Il primo amante_. 2.ª edizione 3 50 _Il processo Montegù_. 7.ª edizione 1 — _Novelle_. 3.ª edizione 1 — Cavalleria assassina. — Storiella vecchia. — Era matto o aveva fame. — Scellerata! — Quintino e Marco. — Metempsicosi. — Tiranni minimi.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.