Part 3
Ama? M'odia, sciocco, perchè l'ho stremata nascendo!... M'odia, ma trema!... In trenta giorni e trenta notti ho girato tutta l'isola: salivo sulle montagne insieme coi nuvoloni: e poi, come veniva la notte, giù ruinavo per le gole dei torrenti e ammazzavo tutto quel che vedevo vivere!... E i torrenti si gonfiavano di sangue, di veleno, e di carogne.... finchè tutto il mare intorno all'isola, intendi?... per quanto l'occhio poteva vedere.... tutto rosso!!
MATUSIO:
E così inaudita prova non bastò?
ORIONE:
Ma che! un velenoso inganno mi si era preparato in premio. Si finse che tutto fosse disposto per le nozze, ed Enopione stesso volle che si aprisse un'anfora di cento anni, e che ce la bevessimo intera tra me e lui: la mia tazza era preparata, sì che, di lì a poco, mi addormentai come una marmotta.... Mi destai, chissà quanto dopo, sulla riva di un fiume.... appena in tempo per accoppare un brutto ceffo che mi stava già sopra con una spada!
MATUSIO:
Ma tu avrai preso una vendetta memorabile!
ORIONE:
Figurati!!.. appena schiacciata la testa di quel brutto con una pedata, ho stroncato un ramo di quercia, e poi, via subito verso la reggia! E, strada facendo, architettavo una vendetta degna di me!... Che ne dici? per Giove!... sarebbe stata allegra! legare ben bene sul loro trono il re e la regina, e godermi Merope davanti a loro!... L'idea era bella, era bella....
MATUSIO:
D'una bellezza infinita! O grande Orione!... D'una bellezza divina!
ORIONE:
Ma non la potei trovare. Girai, frugai per la reggia.... e tutti scappavano impauriti!... Alla fine, tanto per isfogarmi in qualche maniera, acchiappai quell'otre puzzolente di Enopione, lo legai forte sul suo trono.... e poi.... quello che volevo fare a Merope....
Mestamente:
lo feci alla sua vacca rossa!
MATUSIO,
ridendo:
Alla regina Domale?... Dinanzi al re?!.. Maraviglioso spettacolo in verità!... Vendetta veramente degna d'un dio!
ORIONE:
Oh! quanto a questo, mi sarebbe parsa assai più degna quell'altra!... Non sono avvezzo alla carne stantia io!!..
SCENA TERZA.
Dalla foresta giunge qualche arpeggio di lira, mentre una pallida alba lunare a poco a poco chiarirà la scena.
MATUSIO,
maravigliato:
Che è questo?
ORIONE,
alzando le spalle:
Nulla! Dev'essere quello scimunito di Lino che tutti dicono gran musico....
MATUSIO:
Lino tebano?!.. Ma la sua fama è davvero grande!
ORIONE:
Quanto la sua pazzia!
LA VOCE DI LINO,
accompagnandosi sulla lira:
Vieni finalmente, bella fuggiasca! Fa ch'io senta la tua carezza fredda!... Se tu appena le tocchi, subito le mie dita folleggiano tra le corde, come un branco di caprioli innamorati tra gli alberi della foresta! Vieni dunque, apri il fogliame con le tue bianche mani, e guardami, o Diana!
Gli arpeggi s'allontanano.
ORIONE,
balzando in piedi:
Per Giove! questo pazzo mi rammenta che Diana m'aspetta per cacciare!... Ch'io vada, ch'io vada subito!
Raccoglie vesti e armi.
Saggio mio, è tal nottata questa, che mi parrebbe poca cosa aggiungere un corno anche al mio gran padre Giove!!
MATUSIO,
ridendo:
Tu rechi l'arme per due cacce, sempre!?
ORIONE,
continuando a vestirsi:
Sempre, saggio mio! E tu dillo sai, nella tua storia!
MATUSIO,
ride:
Ma.... perdona, Orione, ancora.... Fatto alla regina Domale quel che m'hai detto....
ORIONE:
Me ne son fuggito.
MATUSIO:
E non ti curasti di sapere da che proveniva tanto odio contro te....
ORIONE:
Ah!... Proprio lungo la spiaggia del mare, mentre già il pilota si apparecchiava a ripartire, ho scorto quel lurido eunuco che t'ho detto....
Matusio raddoppia l'attenzione.
e senz'altro l'ho preso così per il collo: «Razza porca! se non vuoi che stringa, raccontami subito perchè il re non vuol darmi la figlia!»
MATUSIO:
E l'indovino ha parlato?...
ORIONE:
Per forza!... Enopione patteggia per vendere l'isola e la figlia al vecchio re di Lidia: per questo odia me come qualunque pretendente.
MATUSIO:
E anche a Merope piace tal mercato?
ORIONE:
Tutt'altro! anzi minaccia di uccidersi se si fa!... ma indovina perchè.... è mancato poco ch'io non sia scoppiato dal ridere!... Ho riso tanto, che quel panciuto uccello m'ha preso il volo!... È innamorata.... d'un poeta!!
Ride.
MATUSIO:
D'un poeta?
ORIONE,
ridendo:
D'un poeta!!.. te lo dicevo io che era grossa!...
Gli accordi di Lino si riodono.
Sarà un altro scimunito come questo.... che adesso m'avrà fatto scappar Diana chi sa dove, col suo piagnisteo!... Ci vuol altro che canti per le zitelle!... Va va.... aspettami, che ti avrò da raccontare qualche allegra storia, quand'io ritornerò!
Parte.
MATUSIO:
Lieta sorte!
Salutatolo, viene a sedersi sotto la prima querce.
LA VOCE DI LINO,
alquanto più lontana:
Le tue mani bianche su i miei capelli, sembrano un vento gelido: ma tu cerchi invano di scaldarle dentro le viscere delle fiere che uccidi. Il core di Lino, o Diana! Il core di Lino è più caldo di ogni core!... Vieni dunque, aprimi il petto con la tua lancia, e riscalda finalmente le tue mani sul mio core di poeta!...
Una enorme risata di Orione lontano, tronca a mezzo gli arpeggi di Lino, mentre Matusio seduto sotto la quercia medita reggendo con ambe le mani la sua gran testa spelacchiata.
SCENA QUARTA.
MATUSIO:
E così gli uomini camminano nella notte.... cercando la felicità. Ma.... chi la potrà trovare?... Questo poeta, che va piangendo la sua speranza, e si trae le pietre al suo cantare.... e ammansa le fiere.... ma non già gli uomini?... Oppure il feroce Orione che ride di lui, e d'ogni cosa divina e umana; e va, e violenta, e uccide.... e sfida la Terra e il Cielo, che han fatto la sua forza!... Oppure quel buon vecchio.... lassù.... che dorme tranquillo, e sogna la sua piccola vendemmia di domani, e il vino che invecchia per Orione.... Chi la potrà trovare?... E quel re? quel re che trangugia la metà del vino che si spreme in Chio!... quel re che calpesta la parola data come si calpesta un rospo.... quell'Enopione! che non si vergognerà di rendere giustizia nel suo reame, dopo avere spezzato per qualche mucchio d'oro il cuore innamorato di una figlia, e avere segretamente venduta la sua terra e il suo popolo.... chi sa s'egli non abbia ragione quando, col medesimo vino, annaffia la sua viltà e affoga la sua vergogna?... Ghignerebbe di compassione quel re, se vedesse il povero Matusio, quando, solo, piange e maledice il suo basso destino!... Perchè debbo io andare così, miseramente, dovunque, gabbando cuori in ansia, portando la finzione di una veggenza impossibile.... solo per poter meditare qualche placida notte così, senza essere disturbato dal brontolìo delle mie budella vuote?... Inganno, infine, chi desidera d'essere ingannato: eppure.... quando rimango solo, e mi guardo, arrossisco e piango di rabbia, e sogno il giorno in cui finalmente un re qualunque m'accoglierà nella sua reggia.... Così mi basterà gabbare sempre una persona sola!... Ma sarò forse felice allora?... potrà mai esser felice chi pensa, e nel pensiero, che è buio, profonda la sua anima che è desiderosa di luce?... Ma nemmeno chi tien l'anima sua dentro un tino, potrà mai fare ch'essa goda!... No! no! anche quel re non è felice.... E neppure quel povero vecchio potrà mai saggiare la felicità.... dacchè ama!... Il grande Lino ha la Gloria!... è vero: però il mondo non sa perchè lo seguono così manse quelle belve.... Ma perchè egli, da sè, si strappa la sua immensa anima dal petto, e con quei brandelli sanguinolenti, le sfama, via facendo!... E che è anche la Gloria.... quando si debba pagare con tanto strazio?... La vita, per esser felice, deve, prima di tutto, esser facile!... Potrebbe mai ridere Lino per la sua Gloria?... E io.... se un giorno anche l'avessi!... potrò mai riderne di limpida gioia?... Orione.... Orione solo! può ridere della sua Gloria che nulla gli costa!... la Terra è madre sapiente: gli ha dato bellezza, forza e salute, senza risparmio.... ma tanta anima appena quanto basta per vivere.... e nulla più!...
SCENA QUINTA.
LA NUTRICE,
di fuori:
Vedi? non m'ero ingannata, no, figlia mia! ho l'occhio del gatto, io!... era una piccola casa, questa che biancheggiava tra le querce!
Matusio guarda donde viene la voce.
MEROPE,
di fuori languidamente:
Aspettami, nutrice.... Ohimè!... le mie gambe si piegano....
LA NUTRICE,
entrando e sostenendo Merope affranta:
Vieni, vieni! siedi qua in terra.... così.... Appoggia il capo a questo tronco.... Io andrò e chiederò ricovero.
MEROPE:
Non mi lasciare, nutrice.... ho paura.... Che gente sarà quella che abita là dentro?
LA NUTRICE:
Non possiamo esser lontane da Tebe.... e, a quel che se ne dice, non dovrebb'essere una piccola casetta come questa?...
Merope apre i suoi grandi occhi sulla nutrice.
Non sei più stanca eh? bricconcella! se pensi che là dentro potrebbe anche dormire il tuo Orione, e sognarsi di te....
MEROPE,
udendo un lieve rumore prodotto da Matusio che si leva nell'ombra della sua quercia:
Taci!...
La nutrice guarda anch'essa tremando.
MATUSIO,
apparendo nella luce della luna:
Chi cerca di Orione?
Le donne si stringono impaurite.
Questo è appunto il suo bosco, e quella è la umile dimora dove volle Giove far nascere tanta grandezza!
LA NUTRICE:
Dici il vero?
MEROPE:
Ah! gioia!
LA NUTRICE:
Ma tu chi sei?
MATUSIO:
Io?... Sono Matusio! astrologo medico e indovino, caro al grande Orione.
LA NUTRICE:
Oh che gran fortuna! Ti prego allora.... destalo e digli che Merope è fuggita dalla sua alta reggia di Chio, e per mille pericoli e fatiche è qui giunta con la sua fida nutrice, e gli chiede perdono e amore!...
Matusio rimane inebetito.
Che fai?... perchè indugi?... temi la sua ira, forse?... Parla!...
MATUSIO:
Orione non è qui. È nella foresta con Diana a lieto convegno.... ma....
MEROPE:
Ahimè! son perduta!...
Sviene.
LA NUTRICE,
subito accorrendo:
Misera!...
a Matusio:
Che dicesti mai!
MATUSIO:
Nulla da temere! ho qua un profumo da me preparato, di sicuro effetto....
Si fruga in seno e ne toglie una conchiglietta.
Ma.... parlo.... e pur non so se io sogno.... È Merope questa, figlia del re Enopione....
LA NUTRICE:
È Merope. Ma dà qua il profumo.
MATUSIO,
scansandosi:
Merope?... Ma non ama essa perdutamente un poeta della sua terra?...
LA NUTRICE:
Lo amava, la sciagurata.... ora non l'ama più! Ma presto. Dammi!
MATUSIO:
E da quando non l'ama più?
LA NUTRICE:
Dal giorno che Orione lasciò la nostra isola.
MATUSIO:
Che dici?... Ma ella non sa allora...?
LA NUTRICE,
spaventata:
Di che?
MATUSIO:
Della vendetta atroce che Orione s'è presa...
LA NUTRICE:
Tu dici di quando ritornò d'un tratto nella reggia.... mentre tutti lo credevamo morto.... e dinanzi al re....
Rasserenandosi:
Ma se fu appunto perch'ella vide, allora, stando nascosta....
MATUSIO,
mettendo il suo profumo sotto il naso di Merope:
Oh! Dèi immortali!... che maravigliosa creatura vostra è la femmina!... Rinvieni.... Rinvieni!... Che una così pura luce non s'abbia a spegnere!
LA NUTRICE:
Lode agli dèi!... Merope!... Merope!
MATUSIO:
Riapri le ali del tuo amore, o fanciulla regale!... Orione ritornerà, e farà presto a dimenticare la dea nelle tue braccia!...
SCENA SESTA.
Si odono nella foresta sghignazzi satireschi e rumore di gente armata.
LA NUTRICE:
Ah! Questa volta non c'è più dubbio! Riconosco le voci dei soldati, Merope!
MATUSIO,
tremando subito:
Di quali soldati?
MEROPE,
balzando in piedi:
Ci hanno inseguite!
Attaccandosi a Matusio:
Per pietà, nascondimi tu! nascondimi!
LA NUTRICE:
No no! vieni con me qua tra le viti....
A Matusio:
E tu usa ogni arte per disviarli....
A Merope:
Non tremare così, figlia mia!...
Escono. Matusio avanza un po', tremando, ma come vede apparire Zeto seguito da un soldato armato d'arco e di scudo, corre ratto a nascondersi dietro la più gran quercia di destra.
ZETO,
che avanza con altrettanta paura, al soldato, con la sua voce di eunuco:
Tu rimani, e non ti muovere di qua.... Ma se io ti chiamo in aiuto, intendiamoci, e tu allora sii pronto come un leopardo sulla preda.... eh?....
Avanza verso la porta in punta di piedi.
Ci siamo! ecco l'insegna dell'osteria.... una coda di volpe.... è proprio qui....
Raccoglie di terra un sasso e fa per picchiare alla porta.
Se non fosse quella maledetta stretta che mi diede....
Toccandosi il collo:
sento che avrei adesso un coraggio da leone!... Ma su su, Zeto.... conduci questa impresa da par tuo.... Se la destra non basta.... ecco le mandiamo in aiuto la sinistra!
Afferra con la sinistra il polso della destra, e battuti rapidamente tre colpi, fugge subito vicino al soldato.
È fatto!
Al soldato:
Ho bussato forte eh?
Nessuno risponde.
La casa è disabitata forse?... che te ne pare?... possiamo ritornare indietro. Quel che si poteva fare si è fatto.... non è così?
IREO,
aprendo piano piano la finestruccia e guardando giù:
M'era sembrato di sentir bussare.
ZETO:
Ah!... questo è certo il vecchio oste Ireo.... la sua barba lo dice!... Coraggio dunque!...
Facendosi avanti e strillando come una gallina:
Sei tu l'oste Ireo, padre terrestre del divino e altissimo Orione?
IREO,
come trasognato:
Son io.
ZETO:
In nome del grande e potente re Enopione ti parlo: il quale dalla sua alta reggia di Chio è partito, per rendere il meritato omaggio al maraviglioso Orione. Il figlio di Bacco offre al figlio di Giove la sua diletta e unica figlia Merope in isposa, e gli porta doni di incredibile prezzo, e depone ai piedi suoi la sua temuta corona.
IREO,
nella massima confusione:
Ohimè.... Trochilo!... E lévati una volta!
Ritirandosi:
Non senti che cosa ci dice questa femmina?...
LA NUTRICE,
riapparendo da sinistra con voce soffocata:
Zeto!
Zeto fa un salto indietro.
Zeto!... son io che ti chiamo: appréssati.
ZETO,
sbirciandola:
Eh?! Impossibile!
LA NUTRICE:
Son io, ti dico!
ZETO:
Tu qui?!
LA NUTRICE:
Sì sì.... ma odimi:
Concitata:
in questa borsa ci sono i più ricchi monili di Merope.... Son per te; ma dimmi subito se quel che ho udito non è un nuovo inganno del re....
ZETO:
È sacra verità al cospetto degli dèi!
LA NUTRICE:
E come...?
ZETO:
«Come come come».... Come non so!... Certe cose non si possono capire!... So che l'augusta nostra regina Domale ha voluto, ora, tutto questo. Lei ha fatto partire il potente nostro re Enopione, e gli ha detto, dinanzi a me, che non ardisse mai di ritornare senza portarle un così amabile genero!
LA NUTRICE,
volgendosi a sinistra:
Merope! allegra!
ZETO,
saltando di gioia:
È qui Merope con te?! E vuole Orione anche lei? La battaglia è vinta. Niente più paura di busse!
La nutrice tira Zeto fuori della scena verso Merope.
SCENA SETTIMA.
Mentre già si è aperta la porta dell'osteria e ne sono usciti Ireo e Trochilo i quali ristanno maravigliati; ecco giungere da destra il corteo di Enopione. Vestito di una amplissima veste color del vino, redimito d'oro e di pampini, il figlio di Bacco è disteso sopra una grande lettiga d'oro portata da quattro satiri: gli cammina allato il cerimoniere Cissibio: seguono soldati in arme, schiavi con anfore capovolte, baccanti e satiri abbracciati, e vispi satirelli. Certi schiavi portano torce.
ENOPIONE:
Fermi tutti!
Tutta la sua gente si ferma impaurita tra gli alberi della foresta.
Che cos'è quella roba là.... che si muove?
Tutti guardano.
CISSIBIO,
inchinando la sua larga testa biondiccia e calva dalle orecchie di satiro:
O mio re!... Zeto con due femmine!
ENOPIONE:
Zeto con due femmine? E che se ne fa?!..
Gridando:
Zeto! hai forse ritrovato in Beozia quello che a Chio hai perduto?... Ti par giusto che queste due femmine sprechino il tempo loro intorno alla tua pancia invalida?
Ride, e Cissibio fa eco a ogni sua risata.
E non paiono brutte, per Giove!
I satirelli si affollano intorno alla lettiga, alcuni vi saltano sopra e gli sussurrano nelle orecchie.
Portale qua da me, dunque!
Zeto e le donne, ridendo tra loro, ritornano e s'inginocchiano a capo chino dinanzi a lui.
Alza.... alza gli occhi, bella!
Allungando una mano per alzare il mento di Merope:
È un maraviglioso re, Enopione!... merita d'esser veduto!...
Mentre corre per i soldati e gli schiavi un gran riso soffocato, il re e il cerimoniere guardano, attraverso il velo dei loro occhi briachi, il volto di Merope alla luce delle torce. A un tratto i satirelli fuggono dalla lettiga; Enopione si fa serio: guarda fisso, raccogliendo le vagabonde forze del suo cervello, e la maraviglia sembra quasi terrore sulla sua faccia affocata.
MEROPE,
con un carezzevole e trepido fil di voce:
Merope sono, sì, padre mio! Non t'è caro forse, ch'io t'abbia seguito?
ENOPIONE:
Seguito?
MEROPE:
Sì, padre!
ENOPIONE:
Seguito?!
Si guarda attorno. Cissibio stringe le spalle e allarga le braccia.
Vedi un po', Cissibio, come fa male ber vino risciacquato?... Io giurerei che questo si chiama precedere, e non seguire.
ZETO:
Lungo e arduo sarebbe, o mio gran signore, disquisire ora attorno alle differenze impalpabili che passano tra il precedere e il seguire. Ma certo è che cento uomini armati non mi darebbero tanto coraggio quanto la presenza di questo delicato germoglio della tua divina pianta, mentre si attende il terribile Orione!
Enopione guarda Cissibio.
CISSIBIO:
A me sembra che Zeto dica molto bene!
ENOPIONE,
abbracciando con enorme commozione il capo di Merope:
Figlia mia!... Figlia mia dilettissima!... Tenero scudo contro cui s'infrangerà dolcemente l'ira d'Orione!... Tu sola! Tu sola mancavi alla nostra impresa!... Ecco! Sento già gorgogliare dentro il sangue l'antica fierezza!... Su!... alla buon'ora, dov'è questo Orione? Si cerchi questo Orione!
ZETO:
È là, dinanzi a te, la casa di Orione. E quel vecchio dalla gran barba, quello è l'oste Ireo.
ENOPIONE,
volgendosi verso la porta dell'osteria, di dove Ireo e Trochilo non si son mossi:
Oste Ireo!... Oh là! dunque! apri allegramente la tua cantina alla mia gente che ha sete! La festa dev'esser degna! Venga il bravo Orione, e io farò queste nozze in un batter di ciglio!
IREO,
con voce tremante, mentre Trochilo lo istiga a parlare:
O potente re.... il mio Orione era pur dianzi qui.... ma ora.... non so....
Chiamando:
Orione!... Ma non può star molto a tornare.... Orione!!..
ENOPIONE:
Orione non c'è?... E allora apri la tua cantina lo stesso! e si beva per le nozze di domani!
IREO:
Sia fatta la volontà tua. Di vino ce n'è per oggi e per domani!
Invitando la gente con batter le mani:
A bere, allegramente, figliuoli!
Tutti gli si precipitano dietro con gran rumore, lasciando solo il re. Enopione ride beatamente a questa pazza fuga: ma quanto più il romore si allontana e si sprofonda, tanto più la sua faccia si fa seria e tetra. Poi che il vento soffia nella foresta e qualche foglia cade, egli è preso da un folle spavento. Matusio lo spia un momento, poi passandogli dietro furtivamente, corre in cantina.
ENOPIONE:
Cissibio!... Cissibio mio!... perchè non dici niente? Zeto! grida per Giove.... Non sapete dunque che ho paura del buio, se non vi sento?!.. Dove siete?... Merope!... almeno tu Merope!... non mi lasciar piangere.... ridi, ridi, ridi!!
Disperatamente:
Ma che cos'è dunque questo insoffribile silenzio?!
Da sinistra appare Matusio che porta a gran fatica una grossa anfora.
MATUSIO,
con enfasi sacra:
Oh! mirabile prole divina!... Una gran voce s'ode uscir di qua dentro.... e ti chiama a nome!... Sembra la voce del padre tuo immortale!
ENOPIONE,
pieno di stupida maraviglia, accosta l'orecchio all'anfora: s'accende subitamente la gioia nel suo volto:
È, sì!... È la gran voce di lui, che mi consola!!
Abbraccia il collo dell'anfora e vi attacca la bocca con folle bramosia. Matusio ride. L'allegro sciame dei satirelli sbuca dall'orto facendo capriole, mentre cala lentamente la tela.
FINE DEL SECONDO ATTO.
ATTO TERZO.
Notte. In terra a sinistra, intorno al trogolo rovesciato, è preparato un convito rustico. Sopra sette grossi sassi disposti in semicerchio, e coperti di sette pelli di tigre, sono le patere per ciascun convitato; tutte di legno, tranne quella di mezzo ch'è d'oro. Torce piantate in terra illuminano la scena.
SCENA PRIMA.
Mentre si alza la tela, Cissibio, lasciati tre schiavi con anfore vicino al trogolo, va verso il fondo, donde entra uno schiavo con una corba ricolma di pampini, e lo fa sedere vicino alla porta dell'osteria.
TROCHILO,
da sinistra, curiosando:
Che maraviglia! Si sarà mai veduta al mondo una simile imbandigione?
PRIMO SCHIAVO:
E che ci trovi di bello?
TROCHILO:
Tu scherzi.
SECONDO SCHIAVO:
Che direbbe se venisse nella nostra reggia?
TERZO SCHIAVO:
Io dico che cascherebbe morto dalla maraviglia!
PRIMO SCHIAVO:
Vedi quella tazza del re?
TROCHILO:
Sicuro che la vedo!
PRIMO SCHIAVO:
Ebbene: ce ne sono cento, nella nostra reggia, tutte d'oro così!
La nutrice traversa la scena da sinistra a destra. Cissibio la prende per la veste e la trattiene con grasse celie.
TROCHILO:
Tutte d'oro?!
TERZO SCHIAVO:
Altro che tazze! Nella nostra reggia ci son dieci anfore d'oro grandi come questa!
SECONDO SCHIAVO:
E cento piatti grandi d'oro, così!
TERZO SCHIAVO:
E i piedi della gran tavola, tutti d'oro massiccio!
PRIMO SCHIAVO:
Bisogna compatirti, perchè tu non conosci le bellezze della vita! Io, vedi? se me la regalassero questa spelonca, piuttosto che star quassù, vorrei rimanere a Chio, schiavo come sono!
TROCHILO,
avvicinandosi e guardando le spalle vergate del Primo Schiavo:
E.... le fruste.... che lasciano così begli striscioni, sono anch'elle d'oro?
Gli altri Schiavi ridono del Primo.
IREO,
da fuori:
Trochilo! Trochilo!... ti verrò a prendere col bastone, se tu mi riscappi via di cucina!
Trochilo fugge da sinistra mentre tutti ridono di lui.
LA NUTRICE,
divincolandosi dalla stretta di Cissibio che traballa ma si regge alla sua veste:
Lasciami andare!
CISSIBIO,
acceso in volto e pieno di libidine:
E tu dimmi di sì!... questa volta farò meglio il fatto mio!... Zeto m'ha insegnato cert'erba che da noi non cresce, e fa miracoli!...
LA NUTRICE,
tappandogli la bocca:
Taci, vecchio porco selvatico: ecco Merope!... Non trova pace, poverina, nell'aspettare, vedi?... ogni cosa che tocca sembra che la bruci!
SCENA SECONDA.
MEROPE,
entrando da destra:
Oh! nutrice mia! aprimi le tue braccia....
Attaccandosi al collo della nutrice:
Il sole è già alto ormai.... e risplende per tutti.... soltanto per me è notte ancora!
Piange.
LA NUTRICE:
O dèi! che risento!... Ma questa è una frase del tuo poeta!... No, no! non piangere, bella Merope: pensa che quando poi verrà la notte e tutti staranno al buio.... allora quel sole che tu aspetti, starà alto per te solamente!
Cissibio ride, Merope sorride. Si ode Enopione ridere sgangheratamente dentro l'osteria.
CISSIBIO,
correndo subito verso lo schiavo che tiene la corba dei pampini:
Ecco il re! Schiavo! mano alla tua corba! lesto!
Inchinandosi.
Che la vite di Beozia distenda il suo mantello ai piedi del potente figlio di Bacco!
ENOPIONE,
traendosi, uno per mano, Zeto e Matusio accesi in volto e arruffati:
Ecco là.... ecco là!
Insegnando Merope:
Merope ha da decidere la vostra quistione!
MEROPE:
Io?!
CISSIBIO,
avvicinandosi:
Delicata quistione, certo!
LA NUTRICE:
Sentiamola!
MEROPE:
Ma, di che si tratta, padre mio?
ENOPIONE:
Si tratta dell'arte di fare figli maschi o femmine a piacere!
Tutti ridono.
Ambedue son d'accordo nel sostenere che la cosa è possibile....
ZETO e MATUSIO,
a un tempo:
Sicuramente!
ENOPIONE:
.... e ambedue sono d'accordo nel sostenere che dipende tutto dalla accortezza della donna!...
ZETO e MATUSIO,
a un tempo:
Sicurissimamente!
ENOPIONE:
.... ma dove non possono andar d'accordo....
ZETO e MATUSIO,
a un tempo:
Con un simile somaro!