Orione

Part 2

Chapter 23,900 wordsPublic domain

Egli è: ma non lo contavo.... perchè credevo che i castrati non fosser buoni per simili uffici....

TROCHILO:

Anch'io ho udito dire questo, sempre!...

MATUSIO:

Chi ciò disse non era certo dell'arte. Fa che subito codesto tuo servo vada, e lo uccida, e rechi qua le sue viscere intatte. Mentre io leggerò in quelle, costui cocerà a vivo fuoco il castrato, versandovi volta a volta olio e aceto in quantità.... Sogliono tutti gl'indovini circondarsi di profumi atti a far lucida la vista, serena l'anima, fervida la mente: ora il profumo del castrato, purchè sia cotto nel modo che ho detto, produce appunto da sè solo tutti questi effetti su me: ordina dunque che sia cotto rapidamente, e da quella parte....

Segna da sinistra.

sì che il vento me ne porti tutto il profumo.

TROCHILO,

a Ireo che ascolta con venerazione:

E non gli piacciono soltanto i fichi e la gloria.... a quel che pare!

IREO,

a Trochilo:

Fa, dunque, lingua di serpente!... e più ratto del fulmine!

Trochilo fugge.

MATUSIO,

richiamando Ireo:

Vecchio! Voglio ancora saper altro da te: da quanto tempo Orione lasciò la tua casa?

IREO:

Oh!... assai più che cento tramonti ho aspettato!... e partì con un arco grandissimo, e dardi avvelenati.... e due lancie, che s'era fatte con le sue mani, perchè fossero capaci!

MATUSIO:

E sai dirmi per quale impresa partisse?

IREO:

Orione è di poche parole.... so di certo ch'egli s'era invaghito della figlia del gran re Enopione.... figlio di Bacco e d'Arianna.... che comanda alla fertile isola di Chio.... questo lo so.... ma che altro ti posso dire?

MATUSIO:

E.... contro chi pretendeva conquistarla?

IREO:

Che ne posso saper io, di questo?

MATUSIO:

Ma qual ragione allora ti fa tanto tremare per la sua vita?!..

IREO:

Ah! s'io tremo per lui, saggio Matusio, ho ben ragione di tremare! Ma non sai tu che l'ho udito con queste mie orecchie, un giorno, schernire la madre sua.... la Terra che l'ha nato, intendi?... e sfidarla a gran voce, ch'ella non saprebbe mai creare un mostro così straordinario, ch'egli non lo potesse uccidere!... Io ho paura, capisci! paura che la Terra si vendichi....

MATUSIO:

Ottimamente: tra poco saprai se nel suo viaggio egli ebbe a combattere con mostri e anche s'egli ne uscì vincitore o vinto.

TROCHILO,

uscendo di dietro l'osteria, con un catino pieno di viscere:

Sta contento padrone! chè queste budella son piene zeppe!... Matusio ci troverà dentro assai!

MATUSIO,

accennando con sussiego il sasso che è sotto alla prima quercia di destra:

Sian qui poste.

Si siede e specula attentamente le viscere.

IREO,

subito spingendo Trochilo verso sinistra:

Ora, presto: scuoia il castrato.... poi subito attacca il fuoco a quella fascina.... dev'esser fuoco allegro, hai udito?... Togli lo spiedo nuovo....

Trochilo uscito, Ireo torna pian piano verso Matusio, senza osare di avvicinarglisi troppo:

Maledetta ignoranza!... potessi anch'io leggere là dentro!... Non vorrei mica vedere tanto quanto lui.... no! io di poco m'accontenterei.... vorrei solamente vedere se è vivo.... e nulla più!... Dev'essere pur cosa facile, vedere questo solo!... Maledetta ignoranza!...

Si scorgono i riflessi del fuoco che fa Trochilo.

Oh!... guardiamo un po'....

Venendo verso sinistra:

Trochilo! soffia, soffia!

TROCHILO,

di fuori:

Son mezzo morto per quanto ho soffiato!

IREO:

Géttavi sopra aceto, prima, poi olio.... di quello fino.... e.... occhio!... che non s'abbia a bruciare!...

Rivenendosene verso Matusio:

E ancora nulla? e di più vedo che gli cresce il broncio!... Che abbia cose tristi da dirmi?... Se provassi a parlargli....

Tossisce: Matusio non move ciglio.

Perdona.... saggio Matusio.... quest'odore.... è quale lo desideri?...

Matusio fa di sì col capo, sempre cogitabondo.

Perdona la mia ignoranza.... non vidi mai nessun indovino!... questo tuo silenzio mi fa tremare!

Poichè Matusio pare pronto a parlare, Trochilo corre leggermente a mettersi dietro Ireo per udire il responso.

MATUSIO,

dopo qualche attimo di aspettazione:

Rallegrati, vecchio!... nessun malo presagio io scorgo qua dentro, per quanto vi affondi la vista: anzi risulta nettamente che la leggiadra figlia del re Enopione ha avuto il cuore tocco dalla bella e divina forza del tuo Orione. L'impresa fu oltremodo ardua, e piena di incredibili pericoli: ma tutti furono superati con virtù e con armi sicure!...

IREO,

non contenendo più la gioia:

Sia benedetta la tua parola!... E dimmi ancora, o divino Matusio: è sulla via del ritorno?... lo riabbraccerò mai più?

MATUSIO:

Oh!... è ancora molto lontano!... Molto lontano!... Lo dicono concordi il fegato e la milza!

TROCHILO,

colpito a un piede da una freccia, getta un urlo che fa balzare Ireo e Matusio:

Maledetto! Ahi! ahi!

Alla prima freccia altre ne seguono che si conficcano nei tronchi delle quercie. Trochilo zoppicante e, dietro lui, Ireo, fuggono verso la porta dell'osteria. Matusio si rincantuccia con le viscere dietro la quercia, mentre già tutta la foresta è piena del riso tonante di Orione.

SCENA QUARTA.

ORIONE,

di fuori:

Oh là! sai che a ogni dardo che scocchi ti vedo un pezzo di gamba?... più t'arrabbi e più il velo ti sale! Ohè! ohè! pace, bella! che tu non mi colga davvero!... Pace! pace!... Bada!... qua c'è gente! che non t'abbiano a vedere quel che t'ho visto io!... Aspettami nella foresta a notte fonda!

Appare sulla balza bellissimo: è carico d'ogni sorta di armi: porta un grande cinghiale sulle spalle, nel quale son conficcate due freccie: è coperto di pelli di fiere, ha al fianco la spada, alla vita una grande cintura, fatta di code di leoni, alla quale sul davanti sono appesi tre musi di leone asseccati. Entra e va ridendo rumorosamente verso Ireo, che alla sua vista ha aperto le braccia e trema e piange di gioia. Trochilo s'è seduto in terra dietro Ireo, tiene il piede ferito nelle mani e miagola. Matusio, appena comprende di che si tratta, si rannicchia tutto, guardando appena di sottecchi Orione.

Niente paura! mia pelosa nutrice! Diana non viene fin qua!

Mentre Ireo lo scarica e lo asciuga amorosamente:

Le zitelle.... si sa.... son di razza viperina!... vorrebbero e non vorrebbero.... invidiano chi gode e fuggono chi le vuol far godere.... e che ci vuoi capire?

Ridendo cade seduto sul cinghiale.

TROCHILO,

piagnucolando:

Ahi! ahi! ahi!... chi sta peggio è sempre Trochilo!

ORIONE:

Oh! là!... Non t'avevo veduto costaggiù!... t'ha colto una freccia di Diana?

Ride.

Zitto, zitto, chè qualcuno sta peggio di te!

TROCHILO:

Qualche altra ninfa avrà pagati cari i tuoi baci?...

ORIONE:

No, gente mia: non è stata una ninfa questa volta: è stata una ragazza, che cavalcava verso Tebe con un gran seguito di schiavi.... Non si voleva fermar meco a nessun patto perchè, niente di meno, un certo famosissimo indovino....

Matusio si fa piccino sotto gli sguardi di Trochilo.

le aveva messo nel capo che il re di Tebe l'aspettava!

Ride.

Basta: io me la son presa sulle spalle e l'ho portata nel fitto della foresta, dove mi pareva più sicura dall'occhio di Diana.... ma, proprio sul più bello, arriva una frecciata rasente terra.... e me l'ammazza!...

Trochilo e Ireo hanno sulle labbra e nei gesti la condanna di Matusio.

MATUSIO,

urlando disperatamente:

O non sentite che il castrato s'abbrucia!!

IREO,

subito, contro Trochilo:

Canaglia malnata! ben ti sta quel che t'ha colto!

Va verso sinistra.

TROCHILO,

levandosi e zoppicando dietro al padrone:

Ahi! maledette le ciarle degli indovini!

Escono.

ORIONE,

che s'è volto verso Matusio, sorpreso:

E tu di dove sei uscito?... sei tu bestia o uomo?

MATUSIO:

O mirabile prole divina! non sdegnare l'omaggio di un povero sapiente, curvato e róso dalla fatica degli studi, che attratto dalla fama delle tue gesta immortali, dal lontano Oriente si partì, e a brevi tappe, trascinando il suo debole corpo, fino a questa tua alma terra venne, per vedere con gli occhi suoi la tua grande figura, per udire dalla tua bocca medesima il veritiero racconto delle tue maggiori imprese, e per lasciarne alle generazioni future tal memoria, al cui confronto la storia di Ercole dovrà sembrare un miserabile gioco di fanciullo!...

ORIONE:

Nonostante l'appetito che mi divora il cervello, mi par d'intendere che tu vuoi scrivere la storia della mia vita: se in verità questo vuoi fare, siccome è cosa che mi garba, siedi qua vicino a me, ch'io ti dirò tutto quello che ti piacerà di sapere!

MATUSIO,

subito si leva e si avvicina a Orione, il quale, appena lo può prendere per la veste, lo fa sedere con violenza:

Infinite grazie ti sien rese, o figlio di Giove!

TROCHILO,

rientrando in quell'istante col castrato, piano a Ireo che lo segue:

Vedi un po' là, padrone?!

IREO,

guardando:

Oh!... Non credo agli occhi miei!

TROCHILO:

Bisogna dirglielo a Orione che è un buggeragente!

MATUSIO,

subito vedendoli parlare:

Servo! presto il mangiare, chè Orione ha fame!

A Orione, mentre Trochilo e Ireo si affrettano:

Avendomi la mia arte divinatrice rivelata l'imminenza del tuo ritorno, avevo insegnato a maraviglia a questo tuo stupido servo come si cociano i castrati: e s'ei non l'avesse lasciato bruciare, tu avresti ora a rallegrarti di me!

IREO:

Certo, mio amato Orione, il tuo vecchio babbo, non t'avrebbe preparato oggi il miglior capo della stalla, senza che questo imbr....

MATUSIO:

Oh! Non è tempo questo di lodar me! Dinanzi a un tanto eroe che piccola cosa diventa tutto il mio sapere!

Trochilo ghigna guardando Ireo.

IREO:

Ma io voglio narrare al figlio mio la verità....

MATUSIO,

interrompendolo con più veemenza di prima:

Ma niente dobbiamo narrare, vecchio, prima che il divino Orione ci abbia narrato lui le sue prove, che sono veramente grandi, e vittoriose, e prodigiose, e incomparabili, e degne di un dio! Non dobbiamo noi aver bocca per parlare, ma solo orecchie per udire!

TROCHILO,

tenendosi il piede e ghignando per la confusione di Ireo:

Ohimè ch'io non posso ridere!

ORIONE,

che già ha addentato un grosso pezzo di castrato:

Per quanto voi drizzerete l'orecchie, altro non potrete udire.... che il romore delle mie ganascie!... «Non si fan cose ben fatte se non quando si ha la pancia piena.» Ho udito dir questo dalla bocca stessa del mio gran padre Giove!... Io non racconterò nulla,... prima di aver mangiato!...

MATUSIO:

Riempiamo dunque il ventre, ossequenti al comando di Giove!... E guai a chi parla d'altro che di mangiare!

ORIONE:

.... e di bere!

TROCHILO,

sempre ghignando, a Ireo:

E non ti resta che portare il vino, mi sembra!

IREO,

andando verso l'osteria:

Non c'è altro da fare!

Esce.

ORIONE,

sempre divorando, stacca un osso e lo getta a Trochilo che s'è riseduto in terra:

A te!...

Trochilo l'addenta e lo spolpa pazientemente. Orione a Matusio:

Togli e mangia! che mi sembra di veder la tua fame grande quanto la tua sapienza!

Ride.

MATUSIO,

divorando con gli occhi famelici il castrato, senza osare di prenderne:

Una così alta stima, da te, mi insuperbisce!

ORIONE,

a Ireo che viene con un'anfora e una tazza:

Questa crosta amara chiama il vin dolce.... è di quello dolce?

IREO:

Come il miele, figlio mio!... per te lo serbo, lo sai?... e che tu possa berlo lungamente!

ORIONE,

versando nella tazza:

Piace ai saggi come te, il vin dolce?

Beve.

MATUSIO:

Lo teniamo in gran conto, o divino Orione!

ORIONE:

A me, vedi?... quando lo bevo.... sembra che una donna m'entri nelle budella, e me le baci a una a una....

Versando per Matusio:

ma a te?... Tu non mi sembri fatto per i baci!

MATUSIO,

vuotata la sua tazza:

Oh! a me, grande Orione.... quando bevo la prima tazza.... ecco subito la mia testa si gonfia.... si gonfia a poco a poco, a dismisura.... finchè il corpo, incapace a reggerla, la posa in terra, e ruzzola con lei giù per il mondo!... Ogni erba che pesta, ogni fiore che schiaccia, ogni arbusto che stronca, ogni pietra che salta, ogni torrente con cui rovina, ogni sepolcro che rimbomba sotto cupamente.... ogni stella che si rispecchia per un attimo nei suoi enormi occhi, dicono alla mia testa che ruzzola, spaventevoli misteri di loro essenza, e di lor nascimento, e di loro virtù portentose e ignote.... e la mia testa, di tutta questa enorme sapienza, s'ingrossa rovinando, come le valanghe!...

ORIONE,

scoppia in un'enorme risata:

Per Giove tu mi piaci!...

Versandogli da bere:

tutti questi paroloni in fila mi mettono allegria! Seguita!

MATUSIO,

mentre Ireo si bea della vista del suo Orione rasciugandogli il sudore e carezzandolo, e mentre Trochilo non pensa ad altro che a spolpare il suo osso, beve la seconda tazza:

Ecco!... se bevo la seconda tazza, la mia valanga precipita sulle case di quelli che il mondo onora come sapienti, e le atterra.... e cerca i cenacoli e le scuole dei filosofi dei medici e degli astrologi, e li schiaccia.... e, attraverso il velo della vertigine, io mi diverto a vedere dietro di me i colleghi miei, simili a grandi focacce preparate per infornare!... E rido.... rido.... finchè, alla fine, dopo tanto rotolare, la mia gran testa arriva nel piano.... e si ferma in mezzo agli uomini!

ORIONE,

scoppia in un'altra risata:

In vita mia non ho mai sentito nessuno parlare così!

Versando ancora a Matusio:

Avanti!... e alla terza?

MATUSIO,

vuotata rapidamente la terza tazza:

Dall'infinito formicaio umano che circonda questa mia gran testa, a mille a mille vengono gli uomini tremanti, e battono alle mie enormi orecchie come alle porte di un tempio.... e urlano dentro con mille accenti orribili i loro stupidi e tragici «Perchè?»... E la mia testa, che sa tutto, risponde, risponde, risponde.... e gli uomini a mille a mille, come un immenso gregge stanco, s'inginocchiano dinanzi a me.... e m'adorano come un Dio!!..

ORIONE:

Ma bravo! per i tre gargarozzi di Cerbero!

Versando ancora:

Vediamo un po' se alla quarta tirerai giù per le gambe il mio vecchio padre Giove e ti siederai sulle ginocchia di Giunone!

MATUSIO:

I saggi non bevono mai più di tre tazze! o divino Orione.

ORIONE:

Ah!... E tu màngiati questo allora!

Mettendogli un cosciotto sotto la bocca:

Mangia! mangia!!..

I denti famelici di Matusio si affondano nella preda tanto desiderata. Mentre per qualche istante non si vede e non si ode altro che un triplice masticamento, dominato dalle eroiche mascelle di Orione, cala lentamente la tela.

FINE DEL PRIMO ATTO.

ATTO SECONDO.

Da poco tramontato il sole.

SCENA PRIMA.

Orione disteso sopra la sua selvaggina e le sue armi e i resti del mangiare, dorme, e russa come una belva. Sotto la prima quercia di destra, medita Matusio seduto, tenendo sulle ginocchia una tavoletta e uno stilo. Si apre la porta dell'osteria e appare Trochilo con una lampada a olio.

IREO,

che segue Trochilo:

Ebbene?

TROCHILO:

E non senti come russa?

IREO:

Ah! meno male! è ancora qua.

TROCHILO:

E ancora quel famosissimo gufo gli sta vicino!

IREO:

Vediamo s'egli è presso a destarsi. Sarebbe tempo che si potesse un po' parlare tra noi. Fammi lume.

TROCHILO:

No! no! padron caro! io mi ricordo troppo bene d'una volta che lo destai!...

Porgendogli la lampada:

Tu sai che io non cerco i pericoli....

IREO:

Da' qua.

Prende la lampada e, mentre Trochilo si rimpiatta dietro la porta, si avvicina a Orione, e lo guarda, e sorride tristemente.

Per nulla mutato!... Nè le bufere, nè il fiato dei mostri.... nè i baci delle donne, l'hanno sciupato per nulla!...

Gli carezza i capelli.

Di quante cose mi rammento se ritocco questi capelli! Vedrà mai Giove quanto ho amato questo ragazzo?... e quanto m'ha fatto piangere?!.. e quanto l'amo ancora?!.. Ve'.... ve' come si nascondono le mie lagrime tra i suoi capelli.... Mi ci potessi nascondere così anch'io.... per andare via per il mondo con lui!...

MATUSIO,

avvedendosi di lui:

Oh! vecchio! tu giungi in buon punto.... lascia Orione dormire, chè molto cammino e molto vin dolce deve dimenticare.... e chi sa quant'altro!

IREO:

Che vuoi tu da me?

MATUSIO:

Vieni qua, e odimi. Fin che le tenebre non m'han vinto, io sono andato notando quel che so della vita di Orione.... È opera questa che vivrà quanto il mondo! se io vi scrivo il tuo nome, esso non morrà con te....

IREO,

interrompendolo:

Taci, taci. Lascia che io porti con me agl'inferi il mio nome.

MATUSIO:

No! Dimmi il tuo nome, vecchio pazzo! Poi che gli dèi permisero tanto, lascia che la miracolosa mano della Fama t'accarezzi la groppa! Son tali carezze, che non le sdegna, vedi? nemmeno il tuo grande Orione.... che pure alle carezze divine è uso!

IREO:

Ah!... allora.... per questo che tu stai ora a scrivere di lui, te lo sei fatto così, a un tratto, amico....

MATUSIO:

Certo.

IREO:

E così.... tu.... ora potresti alcun poco sull'animo suo?

MATUSIO:

Certo.

IREO:

Ecco: se tu lo consigliassi.... se tu lo pregassi....

MATUSIO:

Qualunque cosa tu voglia da lui, io son sicuro di ottenerla.... purchè però io m'abbia da te una certa piccola promessa.

IREO:

Io? a te?... una promessa?... Ma, o piccola o grande ch'ella sia, tienla per fatta!... non è prezzo che mi sembri troppo, se tu potrai con le tue parole far tanto che il mio Orione resti qua sempre vicino a me.... non se ne vada via mai più!...

MATUSIO:

E tu farai ch'egli non sappia nulla di Mirrina, nè del sogno, nè della mia predizione?

IREO:

Sarò più muto di quel trogolo! Ma tu....

MATUSIO,

interrompendolo:

E di quel che vidi nelle viscere del castrato anche tacerai, finchè non abbia da lui stesso saputo quello che gli accadde nell'isola di Chio?

IREO:

Tacerò tutto. Ma tu digli che ho tanta roba buona, per lui, qua dentro! Di quel vino dolce che gli piace tanto, ce n'è molto nelle celle, e ce n'è anche dell'altro che invecchia e promette assai bene.... Da cacciare non manca qua attorno.... e le belle ragazze non c'è bisogno poi di cercarle così lontano, mi pare!

MATUSIO:

Dirò, non temere.

IREO:

E digli che, alla fin fine, qualche po' di comodo gli ristorerà l'ossa ammaccate....

MATUSIO,

guardando Orione che ha smesso di russare e sembra vicino a destarsi:

Tutto, tutto gli dirò. Vivi sicuro. Egli si desta ormai. Va va, e dormi tranquillo.... ma ricorda la tua promessa, e sappi tappar la bocca di quel tuo servo ribaldo!

IREO,

sospinto da Matusio, va verso l'osteria, a malincuore, guardando sempre Orione:

Una volta, quand'era piccolo, appena desto, voleva veder me.... me solo.... e guai se io non correvo subito!... si metteva a piangere!...

MATUSIO:

Il tempo passa, e muta le cose, vecchio mio!

IREO,

con forza:

E le muta sempre in peggio!

ORIONE,

in mezzo a grandi stiramenti:

Ohè là! di chi è questa voce?

IREO,

commovendosi:

È del tuo vecchio padre, Orione mio!

ORIONE:

Oooh!... Bravo Giove!... Ti sei finalmente deciso a invitarmi alla tua mensa? Che cosa mi dài di buono?

IREO:

Ma non sono Giove io.... no....

ORIONE:

Allora ho capito: sei quell'altro: sei Nettuno. Ecco perchè è tanto buio: siamo sott'acqua!... Fa ch'io non senta puzzo di pesce però!

IREO:

Ma sei nella tua casa, Orione! e ti parla il tuo vecchio babbo Ireo.

ORIONE:

Ah ah ah....

Ride.

Del resto.... purchè tu mi dia subito da bere, la tua barba vale bene quelle di Giove e di Nettuno messe insieme!

IREO:

Te n'ho preparata un'altra anfora, dentro.... vieni con me.

ORIONE:

Qua, qua recala. Sai che mi piace il sapor delle stelle dentro il vino!

IREO:

E sia come tu vuoi....

Va nell'osteria.

ORIONE,

scorgendo ora Matusio dritto e silenzioso nel buio:

Chi c'è lì?

Più forte:

Chi c'è lì?

MATUSIO,

subito prosternandosi:

Oh! grande Orione!

ORIONE,

ridendo:

Riconosco la voce! sei quello della testa che ruzzola!... sei il famoso saggio venuto d'Oriente per scrivere la storia di Orione. È vero?

MATUSIO:

Sì, o divino! se tu vorrai.

ORIONE:

Vieni qua dunque! E sta a bocca aperta chè io ti racconterò gran cose.

Matusio gli si avvicina saltellando di felicità.

IREO,

esce con l'anfora dall'osteria e Trochilo gli fa lume:

Ecco qua il vino.... come hai voluto.... Eppure.... dentro.... si sarebbe stati più comodi....

ORIONE:

E tu va dentro.

IREO,

mescendo:

Domani per l'appunto vo' far vendemmia, figlio mio, e ho da essere in piedi col gallo! La vecchiaia si nutre di sonno, figlio mio!

ORIONE:

E tu va a dormire. Che ce ne importa a noi? purchè tu lasci qua l'anfora.

IREO,

a Trochilo:

Andiamo. Orione vuole che io mi riposi. È sempre pieno d'amorose cure per me.

A Orione:

A domani, Orione mio, a domani.

Orione beve.

SCENA SECONDA.

MATUSIO,

subito:

Poi che nessuno ci ode, io ti supplico di narrarmi subito la tua avventura dell'isola di Chio, prima d'ogni altra.... Nessuna cosa mi muove tanta curiosità.... e giudico che questa dovrà essere la più straordinaria e incredibile avventura di tutta la tua vita; quella che ti farà degno di sedere alla mensa degli dèi, oscurando la gloria d'Ercole!

ORIONE,

rannuvolandosi:

Per te sarà bella, forse; ma non è andata a mio modo!... Quello che volevo non l'ho avuto!... e era una donna!... e pensa che è la prima volta, dacchè ho messo i denti, che voglio una donna, e non la posso avere!

MATUSIO:

Tu avrai mal posto la tua passione. Ella certo era donna indegna della tua grandezza!

ORIONE:

Ma mi piaceva.

MATUSIO:

E non hai forse mille donne, e ninfe, e dee, pronte al tuo piacere?...

ORIONE:

Ma volevo quella.

MATUSIO:

È morta forse?

ORIONE:

No.

MATUSIO:

E allora è sempre in tuo potere d'averla!

ORIONE:

Va' va.... per me è peggio che morta! Non potrò ripor piede nell'isola di Chio, intendi? Mai più!

MATUSIO:

Ma nulla posso intendere, se tu prima non mi narri....

ORIONE:

Sta a sentire. Appena giunto là, mi son subito avvisto d'aver tutti nemici.... e il re Enopione e la regina Domale, e più di ogni altro la stupida Merope.... financo la vecchia nutrice.... e un lurido eunuco medico e indovino....

MATUSIO:

Perfida razza!

ORIONE:

Tutti insomma, nella reggia, sembravano guardarmi torvo. Io pensai lì per lì: forse è il mal di mare che m'ha sfigurato.... (avevo dovuto rivomitar sei lepri!... non ero bello!) e dissi tra me e me: domani m'avrò la rivincita! E il giorno dopo, infatti, appena sorto il sole, volli subito parlare al re....

MATUSIO:

E perchè non piuttosto alla bella Merope?

ORIONE:

O saggio mio!... Ma se proprio si fosse trattato di aver Merope sola, e null'altro.... avrei fatto secondo il mio solito, per Giova! Me la sarei caricata addosso, e l'avrei portata via!

MATUSIO:

Intendo. Intendo a maraviglia: la corona del re Enopione luceva quanto gli occhi di Merope! Eh! Eh!

ORIONE:

È una terra ricca, quell'isola di Chio! Altro che questi sassi di Beozia!... Ma pure, vedi? se mi guardo adesso giù, dentro, in fondo al petto.... ci trovo più rabbia per le gambette di Merope, che per tutto il regno di quel re briaco!

MATUSIO:

Ma.... Enopione ti negò dunque la figlia?

ORIONE:

Non me la negò! Ti par cosa facile negare a me quel che voglio?... Gli avevano insegnato il discorso che mi doveva fare: «Vuoi la mia Merope? ebbene guadagnala con una prova da par tuo! Tale, che anche la gente di Chio sia lieta di vedere un giorno te sul mio trono! Tutta l'isola è infestata da belve di ogni più triste genia: esse uccidono e devastano e spaventano: tu corri l'isola, e liberala da tanto male, e avrai Merope e il regno!»

MATUSIO:

Chi lo consigliò, osava sperare la tua morte!...

ORIONE:

L'arcigna regina Domale fu di certo! la vacca di pelo rosso, che frulla a suo piacere le corna di Enopione.... Ma pensa tu s'io potevo rifiutare un tal patto?

Con gran forza:

Di che posso aver paura io? Può forse la Terra partorire una bestia capace d'uccidermi?

MATUSIO:

Ella ama troppo il figlio suo!

ORIONE: