Olanda

Chapter 24

Chapter 243,059 wordsPublic domain

La famosa capanna si trova a un'estremità di Zaandam, in vista dell'aperta campagna; ed è come incassata in un piccolo edifizio in muratura che la regina d'Olanda, Anna Paulowna, russa di nascita, fece costruire per difenderla dalle intemperie. È una vera casupola da pescatori, di legno, composta di due piccole stanze, e talmente sconnessa e sbilenca, che se non fosse puntellata dall'edifizio che la circonda, un soffio di vento la butterebbe a terra. In una stanza vi sono tre rozze scranne, una larga tavola, un letto ad armadio ed un grande cammino dell'antica forma fiamminga. Nella seconda stanza vi sono due grandi ritratti: uno di Pietro il Grande vestito da operaio, e l'altro dell'imperatrice Carolina. Sul soffitto sono stese delle bandiere russe e delle bandiere olandesi. La tavola, le pareti, le imposte, le porte, le travi sono coperte di nomi, di versi, di sentenze, d'iscrizioni di tutte le lingue del mondo. V'è una lastra di marmo su cui è scritto:--_Petro magno Alexander_,--fatta porre dall'imperatore Alessandro di Russia, in memoria della sua visita del 1814. Un'altra lapide ricorda la visita fatta dal principe ereditario, ora czar, nel 1839, e c'è sotto una strofa d'un poeta russo che dice:--Sopra quest'umile abituro aleggiano gli angeli santi. Isarevitch! inchínati. Qui è la culla del tuo impero, qui nacque la grandezza della Russia.--Altre lapidi rammentano visite di re e di principi, e colle lapidi altre poesie e soprattutto iscrizioni russe che esprimono l'entusiasmo e la gioia di gente arrivata alla mèta d'un sacro pellegrinaggio. Una di queste iscrizioni ricorda che da quella catapecchia il falegname Pietro Michaeloff dirigeva le mosse dell'esercito moscovita, che combatteva contro i Turchi in Ucrania.

Uscendo di là, pensavo che se il giorno più glorioso della vita di Pietro il Grande fu quello in cui s'addormentò sotto quella capanna dopo aver lavorato per la prima volta colle proprie braccia, così il più felice doveva essere stato quell'altro in cui, dopo diciotto anni egli ci ritornava, nel colmo della sua potenza e della sua gloria, per mostrare a Caterina il luogo dove facendo l'operaio aveva imparato a far l'imperatore. Gli abitanti di Zaandam ricordano quel giorno con orgoglio, e ne parlano come d'un avvenimento di cui sian stati testimoni. La czarina era rimasta a Vesel per partorire; lo czar arrivò a Zaandam solo. Ognuno può immaginare con che gioia e che alterezza l'abbiano ricevuto quei negozianti, quei marinai, quei falegnami, che l'avevano avuto compagno diciotto anni prima. Per il mondo egli era il vincitore di Pultava, il fondatore di Pietroburgo, l'incivilitore della Russia; ma per loro era _Peterbas_, mastro Pietro, come lo chiamavano famigliarmente quando lavoravano insieme; era un figliuolo di Zaandam divenuto imperatore; era un vecchio amico che tornava in mezzo agli amici. Dieci giorni dopo il parto arrivò la czarina e visitò anch'essa la capanna. Imperatore e Imperatrice, senza seguito, senza pompa, andarono a desinare in casa di Mynheer Calf, il costruttore di bastimenti che aveva ricevuto nel suo arsenale il giovane operaio coronato; il popolo li accompagnò gridando:--Viva mastro Pietro!--e mastro Pietro, lo sterminatore dei boiardi e degli strelizzi, il condannatore di suo figlio, il principe formidabile, pianse.

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Per andare ad Alkmaar m'imbarcai sopra un piroscafo che doveva rimontare lo Zaan fino al canale del Nord, e così vidi l'Oost Zaandam e la West-Zaandam,--ossia tutta la parte della città che si stende per quasi tre miglia lungo le due rive del fiume.

È uno spettacolo che rivende Broek cento volte.

Ognuno si ricorda dei primi paesaggi che si dipingono da ragazzi, quando il padre o lo zio ci regala una scatola di colori sospirata da molto tempo. Per il solito si vuol dipingere un luogo delizioso, come quei che si sognano a scuola, sonnecchiando alle ultime lezioni di latino, sulla fine del mese di giugno. Per render questo luogo veramente delizioso, ci sforziamo di fare entrare in un piccolo spazio una villetta, un giardino, un lago, un bosco, un prato, un orto, un fiume, un ponte, una grotta, una cascata d'acqua, tutto ben vicino, ben stretto e ben pigiato; e perchè non sfugga assolutamente nulla all'occhio di chi guarda, si dipinge ogni cosa coi colori più vivi della scatola e si fanno dei bei contorni vistosi; e quando s'è finito, colti dal timore di non aver approfittato di tutto lo spazio, si ficca ancora una casetta qui, un albero là, una capanna in fondo; finchè non essendo più possibile di farci entrare un filo d'erba, nè una pietra, nè un fiore, si smette il pennello soddisfatti dell'opera propria, e si corre a far vedere il quadro alla fantesca, la quale giunge le mani in atto di meraviglia, ed esclama che è un vero paradiso terrestre. Ebbene, Zaandam, vista dal fiume, è tale quale uno di codesti paesaggi.

Sono tutte casette verdi, coi tetti coperti di coppi rossissimi, sui quali s'innalzano dei chioschi pure verdi, sormontati da banderuole variopinte o da palle di legno di diverso colore infilate in un'asta di ferro; torricciuole coronate di balaustrate e di padiglioni; edifizii della forma di tempietti e di villini; baracche e bicocche di una struttura non mai vista, capricciosamente sovrapposte, e strette le une contro le altre, che par che si disputino lo spazio; un'architettura di ripiego, tutta vanità e tutta apparenza. In mezzo a questi edifizii, stradine per cui passa appena una persona, piazzette anguste come stanze, cortili poco più grandi di una tavola, canali dove non può scorrere che un'anitra; e sul davanti, tra le case e la riva del fiume, dei giardinetti da ragazzi, pieni di capanni, di casette per le galline, di pergolati, di cancellate, di mulini a vento da trastullo e di salici piangenti; e dinanzi a questi giardini, sulla riva del fiume, dei piccoli porti pieni di piccole barche verdi legate a piccole palafitte ancora più verdi. In mezzo a questo guazzabuglio di giardini e di baracche, s'alzano da tutte le parti mulini a vento di grande altezza, coloriti pure di verde e listati di bianco, o bianchi e listati di verde, con le braccia dipinte come aste di bandiere e la rotella dell'asse dorata e ornata di girandole multicolori; campanili verdi e inverniciati dal piede fino alla punta; chiesuole che paion teatri da fiera, scaccheggiate e orlate di tutte le tinte dell'arcobaleno. Ma questo è anche più strano: che gli edifizi, già piccini all'entrata del fiume, vanno scemando di grandezza via via che si procede, come se la popolazione fosse distribuita per ordine di statura, tanto che verso la fine non son più che casotti da sentinelle, stie, topaie, scatole, nascondigli, che paiono sporgenze d'una città sotterrata; un'architettura minuscola che è lì a dieci passi, e fa l'effetto di essere molto lontana; un tritume di città, un vero alveare umano, dove i bambini paiono colossi, e i gatti saltano dalla strada sui tetti; e là ancora ci son giardini occupati interamente da un sedile, chioschi capaci d'una persona sola, padiglioni grandi come ombrelli, e salici piangenti, e piccoli scali, e piccolissimi mulini a vento, e banderuole e fiori e colori.

Ma son proprio uomini che han fatto tutto codesto?--uno si domanda dinanzi a questo spettacolo.--E questa è una città davvero? E ci sarà ancora l'anno venturo? O non è stata fabbricata per una festa, e la settimana prossima sarà tutta scomposta e accatastata dentro il magazzino di un decoratore d'Amsterdam? Ah! burloni d'Olandesi!

ALKMAAR.

Il bastimento, dopo oltrepassata Zaandam, corse ancora per un lungo tratto in mezzo a due file non interrotte di mulini a vento, toccò parecchi villaggi, svoltò nel canale di Marker-Vaart, attraversò il lago di Alkmaar, ed entrò finalmente nel gran canale del Nord. Non riuscirei mai ad esprimere, per quanto mi ci sforzassi, il sentimento di solitudine morale, di lontananza, e direi quasi di smarrimento che provavo io solo in mezzo a una folla di contadine indiademate come regine e immobili come idoli, su quel piroscafo che scorreva colla placidità di una gondola a traverso una pianura sconfinata ed uniforme, sotto quel cielo malinconico. Certi momenti domandavo a me stesso in che maniera mi trovassi là, dove sarei andato a finire, quando sarei tornato; sentivo la nostalgia di Amsterdam e dell'Aja, come se il paese dove passavo fosse tanto lontano dall'Olanda meridionale, quanto l'Olanda meridionale è lontana dall'Italia; facevo il proponimento di non viaggiar mai più solo, e mi pareva di non aver mai più da tornare a casa.

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In quel punto mi trovavo proprio nel cuore della Nord-Olanda, di quella piccola penisola bagnata dal Mare del Nord e dal Golfo di Zuiderzee, ch'è quasi tutta più bassa delle acque che la circondano, ch'è difesa da una parte dalle dune e dall'altra da immense dighe, e frastagliata da un'infinità di canali, di laghi e di paludi, che le danno l'aspetto d'una terra per metà sommersa, e destinata a sparire sotto le onde. Per tutto lo spazio che si poteva abbracciare collo sguardo, non si vedeva che qualche gruppo d'alberi, qualche vela di bastimento e qualche mulino.

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Il tratto del canale del Nord che il piroscafo percorreva in quel punto, fiancheggia il Beemster, la più grande distesa di terra che siasi prosciugata nel secolo decimosettimo, uno dei quarantatrè laghi che coprivano anticamente la provincia di Alkmaar, e che furono trasformati in bellissime praterie. Questo Beemster, che abbraccia una superficie di settemila ettari, e viene amministrato, come tutti gli altri _polders_, da un Comitato eletto dai proprietari, il quale fa le spese col provento d'un'imposta ripartita per ettari; è diviso in un gran numero di quadrati cinti da strade ammattonate e da canali, che lo fanno parere un'immensa scacchiera. Il fondo essendo quasi tre metri e mezzo sotto il livello d'Amsterdam, le acque piovane debbono essere continuamente estratte per mezzo di mulini a vento, che le riversano nei canali, i quali alla loro volta le conducono al mare. Ci sono, in tutto il _polder_, quasi trecento fattorie, che posseggono circa seimila bestie bovine e più di quattrocento cavalli. Non vi si vedono altri alberi che pioppi, olmi e salici, aggruppati intorno alle case, per difenderle dal vento. Tutto è prateria, e come il Beemster, tali sono gli altri _polders_. I soli oggetti che richiamino l'attenzione su quelle verdi pianure sono le antenne che sorreggono i nidi delle cicogne, e qua e là qualche enorme osso di balena, antico trofeo di pescatori olandesi, piantato ritto nella terra, perchè ci si strofinino le vacche. Tutti i trasporti di derrate da fattoria a fattoria si fanno per mezzo di barche; nelle case si entra per un ponte che si solleva la notte, come il ponte d'una fortezza; gli armenti pascolano senza guardiani; le anitre e i cigni scorrono liberamente per i lunghi canali; ogni cosa spira sicurezza, abbondanza e pace. Son queste infatti le provincie in cui fiorisce in tutta la sua bellezza quella famosa razza bovina, alla quale l'Olanda deve in gran parte la sua ricchezza; quelle vacche enormi e pacifiche, che danno fino a trenta litri di latte al giorno; i discendenti di quei gloriosi animali, che nel medio evo furon condotti a nobilitare le razze in Francia, nel Belgio, nella Germania, nella Svezia, nella Russia; un armento dei quali, se è vera la tradizione, attraversò il continente fino ad Odessa, rifacendo all'indietro, passo a passo, la strada che avean percorsa le grandi invasioni germaniche. Col latte di questi animali si fa quello squisito formaggio chiamato d'Edam, città della Nord-Olanda, _alla cui fama è angusto il mondo_. Nei giorni di mercato tutte le città di questa provincia riboccano di quelle belle forme rossiccie, ammontate come palle di cannone per le strade e per le piazze, e mostrate allo straniero con un sentimento d'orgoglio nazionale. Alkmaar ne vende in un anno più di quattro milioni di chilogrammi, Horn tre milioni, Purmerende due, Medenblick e Enkhuisen da settecento a ottocento mila, tutta la Nord-Olanda per più di quindici milioni di lire. Tutte queste cose faranno sorridere qualche poeta e qualche signorina; e capisco anch'io che suonerebbero male in un sonetto; ma non sono per questo men belle, men buone e meno invidiabili cose.

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Mentre il bastimento s'avvicinava alla città, io andavo solleticando, come sempre, la mia curiosità, col richiamarmi alla memoria quanto sapevo intorno ad Alkmaar; ben lontano, poveretto, dal prevedere in che brutto impiccio mi sarei trovato fra le sue mura. Me la raffiguravo distrutta da Giovanni di Avesnes, conte di Olanda, in castigo delle sue ribellioni. Seguitavo il coraggioso falegname, che attraversa il campo degli Spagnuoli, va a portare al governatore della provincia l'ordine del principe d'Orange di rompere le dighe, e perde poi la risposta del governatore, la quale trovata e letta da Federico, figliuolo del duca d'Alba, lo induce a levar l'assedio per non morire annegato. Vedevo una frotta di scolari divertirsi a guardar la campagna coperta di neve a traverso le scheggie di ghiaccio applicate al tubo dei calamai, e il buon Mezio intromettersi fra loro, e cavare dal loro gioco la prima idea del canocchiale. Incontravo allo svolto d'una strada il pittore Schoruel, col capo ancora segnato dalle bastonate e dai pugni toccati in rissa nelle taverne d'Utrecht, dove andava a pigliar le cotte con quella buona lana di Giovanni di Mauberge, suo maestro di pittura e di scapestrataggine. E infine m'immaginavo le belle alkmaaresi, che colla loro aria modesta e innocente, ebbero la virtù di sollevare Napoleone il Grande dalla noia di Amsterdam e dal dispetto di Broek. Intanto il piroscafo arrivava ad Alkmaar dove un facchino che sapeva tre sole parole francesi:--_Monsieur_, _hôtel_ e _pourboir_, mi toglieva di mano la valigia e mi rimorchiava a un albergo.

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A chi abbia visto le altre città dell'Olanda, Alkmaar non offre gran che di straordinario. È una città di forma regolare, con grandi canali e grandi strade, e le solite case rosse colla solita facciata triangolare. Alcune grandi piazze sono interamente lastricate di piccoli mattoni rossicci e gialli, disposti in disegni simmetrici, che da lontano paiono un tappeto; e le strade hanno due marciapiedi, uno di mattoni, per chi passa, e uno un po' più alto, di pietra, congiunto al muro delle case, sul quale non bisogna mettere il piede, per non essere guardati con occhi di falco dalla gente affacciata alle finestre. Molte case sono imbiancate, non saprei dire perchè, forse per vezzo, soltanto fino a metà; parecchie sono tinte di nero che paiono parate a lutto; altre sono inverniciate come carrozze dal tetto al marciapiede. Le finestre essendo molto basse, si vedono a traverso i tulipani e i giacinti bellissimi che adornano i davanzali, i salotti smaglianti di specchi e di porcellane, e le famiglie raccolte intorno a tavolini coperti di bicchieri di birra, di portaliquori, di biscotti, di scatole di sigari. Per lunghi tratti di strada non s'incontra nessuno; e cosa strana in una città di più di diecimila abitanti, la poca gente, uomini, donne e ragazzi, che passano o che stan sugli usci, salutano cortesemente gli stranieri. Mi passò accanto un drappello di collegiali, condotti da un istitutore; questi fece un cenno, e tutti si levarono il berretto; e sì che io ero tutt'altro che vestito in modo da passare per un pezzo grosso. La città non ha altri monumenti notevoli che la casa municipale, edifizio del secolo decimosettimo, mezzo di stile gotico e mezzo di nessuno stile, che arieggia, in piccino, quello di Bruxelles; e la gran chiesa di San Lorenzo, della stessa epoca, nella quale è la tomba del conte Florenzio V di Olanda, e spenzola sopra il coro, a guisa di lampadario, un fac-simile del vascello-ammiraglio del Ruyter. A oriente della città c'è un folto bosco che serve di passeggio pubblico, dove si fa in occasione di grandi feste la così detta _harddraverij_, o corsa al gran trotto, col premio genuinamente olandese d'una caffettiera d'argento. Ma non ostante il bel bosco, la chiesa, la casa municipale e i suoi undicimila abitanti, Alkmaar non ha che l'aspetto d'un grande villaggio, e per le sue strade regna un silenzio così profondo, che la musica dei campanili, più selvaggia ancora che nelle altre città, vi si sente da tutte le parti rumorosa e distinta come nella quiete della notte.

Andando dalle strade solitarie verso il centro della città, cominciai a vedere un po' più di gente, fra cui molte donne, che essendo giorno di festa, erano tutte in oro e in fronzoli, particolarmente le contadine. Per dir la verità, io non so che cosa avesse negli occhi Napoleone il giorno che arrivò ad Alkmaar. Ci sono certo dei bei visetti di monachelle che han l'aria di dire:--Non so nulla di nulla;--e soprattutto delle guancine del più gentile color di rosa che abbia mai diffuso il pudore sul volto d'una vergine; ma l'effetto di queste tenui grazie è spietatamente distrutto dalla scellerata acconciatura del capo e dall'ancor più scellerata foggia del vestire. Oltre i gruppi di riccioli, gli orecchini a paraocchi di cavallo, la lastrina che attraversa la fronte e la cuffia bianca che nasconde le orecchie e la collottola, portano sulla testa, o per dir meglio sul cocuzzolo, un gran cappello di paglia, di forma quasi cilindrica, con una larga tesa rivestita di seta verde o gialla o d'altro colore, monca di dietro, e arrovesciata in alto sul davanti, in modo che tra la tesa stessa e la fronte ci resta un larghissimo vano simigliante a una di quelle boccaccie di mostro che si mettevano altre volte sul capo i soldati chinesi per far paura ai nemici. Oltre a questo, hanno i fianchi spropositatamente rialzati, non so se con gonnelle o con altro, e il busto che grossissimo alla cintura, si va via via stringendo fino alle ascelle, al rovescio delle nostre donne, che si fanno il petto largo e la vita piccina. E come se questo non bastasse, si premono (lo suppongo, perchè non posso credere che la natura sia stata così matrignamente avara con tutte) si premono il seno in maniera, da non lasciar apparire nemmeno una leggerissima curva, come se per esse fosse una mostra invereconda o un difetto ridicolo quello che per le donne degli altri paesi è il più ambito complemento della bellezza. È un gran che se così incappellate, infagottate e schiacciate, paiono ancora donne anche le più gentili d'aspetto; onde si può immaginare che cosa paiano quelle poco favorite dalla natura, che sono anche ad Alkmaar il numero maggiore.

Passando così a rassegna il bel sesso, arrivai in una vasta piazza piena di baracche e di gente, da cui m'accorsi ch'ero capitato ad Alkmaar in un giorno di _kermesse_.

Eccoci al punto più caratteristico e più strano della vita olandese.