Olanda

Chapter 19

Chapter 193,523 wordsPublic domain

È però bene di osservare, a proposito di questo Museo, che la pittura olandese degli ultimi tempi ha fatto, sotto varii aspetti, un progresso onorevole. Il genere preferito è sempre il piccolo paesaggio, e in questo nulla è cangiato; ma la pittura intima s'è sollevata in una regione più alta. Ha lasciato la feccia della società per ritrarre la classe media, è uscita dalle taverne per dedicarsi amorosamente a quel sobrio, severo e valoroso popolo di pescatori che lavora e soffre in silenzio sulla costa olandese da Helder alle foci della Mosa; ha dimenticato le orgie e le danze plebee, per rappresentare il marinaio che parte per la pesca dell'aringa, e la moglie che gli dà l'ultimo addio dalla spiaggia, gridando:--Dio t'accompagni!--; il pescatore che ritorna dopo un lungo viaggio al suo diletto Scheveningue, e i bambini che gli corrono incontro colle braccia aperte; il mare agitato dalla tempesta, e la famigliuola del povero marinaio che dall'alto delle dune cerca ansiosamente cogli occhi pieni di lagrime un punto nero sull'orizzonte oscuro. La minutezza eccessiva è scomparsa; la pittura ha preso un fare più largo e più libero. Pochi artisti vanno a studiar fuori della loro patria, e questi perdono il loro carattere nativo; ma i più rimangono, e la loro pittura, il paesaggio sopratutto, è ancora, come per l'addietro, uno specchio fedele del paese, una pittura originale e modesta, piena di mestizia, di dolcezza e di pace. Vicino al bosco si trova il giardino del signor Kvelage, ch'è il più famoso vivaio di tulipani dell'Olanda.

* * * * *

Questa parola «tulipani» rammenta una delle più strane follie popolari che siano mai state al mondo, la quale si manifestò in Olanda verso la metà del secolo decimosettimo. Il paese, in quel tempo, aveva raggiunto il colmo della prosperità: all'antica parsimonia era succeduto il fasto; le case dei ricchi, ancora modestissime sul principio del secolo, s'erano trasformate in piccole reggie; il velluto, la seta, le perle avevano sbandito la semplicità patriarcale del vestire antico; l'Olanda s'era fatta vana, ambiziosa e dissipatrice. Dopo aver riempito la casa di quadri, di tappeti, di porcellane, di oggetti preziosi di tutti i paesi dell'Europa e dell'Asia, i ricchi negozianti delle grandi città d'Olanda cominciarono a spendere somme considerevoli per ornare i loro giardini di tulipani; il fiore che risponde meglio d'ogni altro a quell'avidità innata di colori vivissimi che il popolo olandese manifesta per tanti segni. Questa ricerca dei tulipani ne promosse rapidamente la coltivazione; da ogni parte s'apriron giardini, si fecero studi, si cercarono nuove varietà del fiore prediletto; in breve tempo fu una gara generale; da ogni parte pullularono tulipani non mai veduti, di forme bizzarre, di sfumature ignote, di combinazioni di colori inaspettate, pieni di contrasti, di capricci e di sorprese; i prezzi crebbero meravigliosamente; una nuova screziatura, una forma nuova ottenuta in quelle foglie benedette, fu un avvenimento, una buona fortuna; migliaia di persone si diedero a quello studio con un furore di maniaci; in tutto il paese non si parlò più che di petali, di colori, di bulbi, di vasi, di semenze. Questa mania giunse fino al segno di far ridere l'Europa intera. I bulbi dei tulipani più rari salirono a un prezzo favoloso; alcuni furono una ricchezza come una casa, un podere, un mulino; un bulbo equivaleva alla dote d'una ragazza di famiglia agiata; per un bulbo furono dati, in non so quale città, due carri di grano, quattro carri d'orzo, quattro buoi, dodici pecore, due botti di vino, quattro botti di birra, mille libbre di formaggio, un vestimento completo e una coppa d'argento. Il bulbo d'un tulipano chiamato l'_Ammiraglio Liefkenskoek_, fu venduto ottomila ottocento lire. Un altro bulbo, d'un tulipano chiamato _Semper Augustus_, fu comperato al prezzo di tredicimila fiorini olandesi. Un bulbo _Ammiraglio Enkhuizen_ fu pagato più di duemila scudi. Un giorno, non rimanendo più in tutta l'Olanda che due bulbi del _Semper Augustus_, uno in Amsterdam, l'altro in Haarlem, furono offerti per uno di essi quattromila seicento fiorini, una splendida carrozza e due cavalli pomellati con la bardatura di gala; e l'offerta fu rifiutata. Un altro compratore offerse dodici jugeri di terreno, e neanch'egli lo potè avere. Nei registri d'Alkmaar, è ricordato che nel 1637 si fece in quella città la vendita pubblica di centoventi tulipani a benefizio della Camera degli orfani, e che questa vendita fruttò cento ottanta mila lire. Poi si cominciò a trafficare sui fiori, e specialmente sui tulipani, come sulle rendite dello Stato e sulle azioni. Si vendevano per somme enormi bulbi che non si possedevano, impegnandosi a provvederli per un giorno determinato; e si trafficava così per un molto maggior numero di tulipani che non ne potesse fornire l'intera Olanda. Si racconta che una sola città olandese ne vendette per venti milioni di lire, e che un negoziante d'Amsterdam guadagnò in questo commercio più di sessantotto mila fiorini nello spazio di quattro mesi. Gli uni vendevano ciò che non avevano, gli altri ciò che non avrebbero mai avuto; il mercato passava di mano in mano; si pagavano le differenze; e i fiori per cui molta gente s'arricchiva o andava in rovina non fiorivano che nella fantasia dei trafficanti. Infine la cosa giunse a segno che, molti compratori rifiutando di pagare le somme convenute, e seguendone contestazioni e disordini, il Governo decretò che questi debiti fossero considerati come debiti ordinarii, e fatti pagare per via di legge; e allora i prezzi scemarono improvvisamente sino a cinquanta fiorini per il _Semper Augustus_, e il traffico scandaloso cessò. Ora quella dei fiori non è più una manìa; ma un culto amoroso, del quale la città di Haarlem è il principal tempio. Essa provvede ancora di fiori una gran parte dell'Europa e dell'America settentrionale. La città è circondata di giardini, i quali verso la fine di aprile e il principio di maggio si coprono d'una miriade di tulipani, di giacinti, di garofani, di auricole, d'anemoni, di ranuncoli, di camelie, di primavere, di cacti, di pelargonii, che formano intorno ad Haarlem una immensa corona cui i viaggiatori di tutte le parti del mondo rapiscono un mazzetto passando. Il giacinto, in questi ultimi anni, è salito in grande onore; ma il tulipano è ancora il re delle aiuole e il supremo amore dell'Olanda. Converrebbe poter cangiare la penna col pennello del Van Huysum o del Menendez, per descriver la pompa di quei colori arditi, lussuriosi, sfolgoranti, i quali, se le sensazioni dell'occhio si potessero paragonare a quelle dell'udito, si direbbe che son come grida e risa di gioia e d'amore nel silenzio verde dei giardini; e che danno al capo come la musica fragorosa d'una festa. Vi si vede il tulipano duca di Toll; i tulipani detti precoci semplici, di più di seicento varietà; i doppi precoci; i tardivi, divisi in unicolori, in fini, in sopraffini, in rettificati; i fini, suddivisi ancora in violette, in rose, in bizardi; poi i mostruosi o pappagalli, gl'ibridi, i ladri; classificati in mille ordini di nobiltà e d'eleganza; tinti di tutte le sfumature che può concepire la mente umana; macchiettati, striati, orlati, variegati, colle foglie a onde, a frangie, a festoni; decorati di medaglie d'oro e d'argento; distinti con mille nomi di generali, di pittori, di uccelli, di fiumi, di poeti, di città, di regine, e mille aggettivi amorosi e spavaldi, che rammentano le loro metamorfosi, le loro avventure e i loro trionfi, e lasciano nella mente una dolcissima confusione d'immagini belle e di pensieri gentili.

* * * * *

Dopo questo, mi pare di poter partire per Amsterdam, dove mi spinge una curiosità irresistibile; e già metto il piede sul montatoio del treno, e adocchio un bel posto vicino allo sportello del vagone; quando mi sento afferrare per la falda, mi volto e vedo lo spettro d'un mio cortese critico d'Italia, il quale mi dice in tuono di rimprovero: "Ma, e i commerci, e le industrie, e gli stabilimenti di Haarlem, dove li ha lasciati?"--"Ah! è vero" rispondo io; "lei è uno di quelli che vogliono descrizione, guida, dizionario, trattato, indicatore, quadro statistico, tutto in un libro? Ebbene, la voglio contentare. Sappia dunque che in Haarlem c'è un ricchissimo museo d'istrumenti fisici, chimici, ottici, idraulici, lasciato alla città da un Pietro Teyler van der Halst, con una somma da destinarsi ogni anno a concorsi scientifici;--che c'è una fonderia celebre di caratteri greci ed ebraici;--che ci sono parecchie belle fabbriche di cotone fondate sotto il patronato di re Guglielmo II;--che ci sono dei lavatoi di biancheria famosi in tutta l'Olanda." In questo momento si sentì il fischio della partenza: "Un momento!" mi gridò il critico cercando di trattenermi allo sportello, "che dimensioni hanno le macchine elettriche del museo Teyler? Quanto producono anno per anno le fabbriche di cotone? Che sapone s'adopera nei lavatoi?...."--"Eh! mi lasci un po' in pace!" gli risposi, chiudendo lo sportello mentre il treno era già in movimento; non lo sa il proverbio che non si può cantare e portar la croce?

* * * * *

Ed ora a te, Amsterdam dalle novanta isole, Venezia del nord, regina del Zuiderzee!

AMSTERDAM.

A due viaggiatori, uno poeta e uno ingegnere, che andassero insieme, per la prima volta, da Haarlem ad Amsterdam, seguirebbe un caso che credo non accada sovente: l'ingegnere si sentirebbe un po' poeta, e il poeta desidererebbe di trovarsi nei panni dell'ingegnere. Tale è questo strano paese, nel quale lo scrittore, per colpire l'immaginazione e destar l'entusiasmo, non ha da far altro che noverare i chilometri, i metri cubi d'acqua e gli anni di lavoro; onde un poema sull'Olanda sarebbe una meschina cosa senza un'appendice piena di cifre, e una relazione completa d'un ingegnere non avrebbe bisogno che del verso e della rima per essere uno splendido poema.

Appena partito da Haarlem, il treno passa sur un bellissimo ponte di ferro di sei archi, che accavalcia la Spaarne; il qual ponte, immediatamente dopo il passaggio del treno, si apre, come per incanto, nel mezzo, e lascia il varco libero ai bastimenti. Due soli uomini, movendo una macchina a un segnale del cantoniere, staccano, in due minuti, due archi del ponte, e in un tempo uguale, all'avvicinarsi d'un altro treno, li ricongiungono. Poco dopo passato il ponte, si vedono luccicare all'orizzonte le acque dell'Y.

Qui si prova più vivo che mai un certo sentimento d'inquietudine che turba sovente chi viaggia per la prima volta in Olanda. La strada corre sopra una striscia di terra che separa il fondo dell'antico mare d'Haarlem dalle acque dell'Y; prolungamento, così chiamato per la sua forma, del golfo di Zuiderzee, il quale s'addentra nelle terre, fra Amsterdam e la Nord-Olanda, sino alle dune del Mare del Nord. Per costrurre questa strada ferrata, che venne aperta nel 1839, prima del prosciugamento del lago d'Haarlem, si dovette sovrapporre fascine a fascine, palafitte a palafitte, pietre a pietre, sabbia a sabbia; formare una sorta di istmo artificiale a traverso le paludi; comporre, in una parola, il terreno, sul quale la strada doveva passare; e fu un lavoro pieno di difficoltà e dispendiosissimo, che richiede tuttora cure e spese continue. Questa lingua di terra si va assottigliando fino ad Halfweg, che è la sola stazione compresa fra Haarlem ed Amsterdam. Qui le acque dell'Y e il fondo del lago prosciugato sono divisi da cateratte colossali, alle quali è affidata l'esistenza d'una buona parte dell'Olanda meridionale. Se queste cateratte si aprissero, la città d'Amsterdam, centinaia di villaggi, tutto l'antico lago, una distesa di terra di cinquanta chilometri sarebbe invasa e devastata dalle acque. Il prosciugamento del lago d'Haarlem ha scemato questo pericolo; ma non l'ha tolto; e però ad Halfweg è stabilita una direzione speciale della così detta amministrazione delle acque, che custodisce quelle termopili dell'Olanda, coll'occhio sul nemico e la mano sull'armi.

Passata la stazione di Halfweg, si vede a sinistra, di là dal golfo dell'Y, un movimento confuso come di migliaia d'alberi di bastimenti sbattuti dalla tempesta, che si tuffino e si rituffino nel mare; e sono le braccia di centinaia di mulini a vento mezzo nascosti dalle dighe, i quali si stendono lungo la riva della Nord-Olanda, nei dintorni della città di Zandam, in faccia ad Amsterdam. Poco dopo, apparisce Amsterdam. Al primo aspetto di questa città, anche dopo aver visto tutte le altre dell'Olanda, non si può trattenere un movimento di meraviglia. È una foresta di altissimi mulini a vento della forma di torrioni, di campanili, di fari, di piramidi, di coni tronchi, di case aeree, che agitano da tutte le parti le loro enormi braccia incrociate, e formano al disopra dei tetti e delle cupole un roteamento immenso come d'un nuvolo d'uccelli mostruosi che battan le ali sulla città. In mezzo a questi mulini, s'alzano innumerevoli torricciuole d'officine, alberi di bastimento, campanili di architettura fantastica, cime di edifizi bizzarri, pinacoli, punte, forme sconosciute; più lontano si vedono altre ali di mulino fitte e intricate, che paiono una vastissima rete sospesa nell'aria; tutta la città è nera; il cielo basso ed inquieto; è uno spettacolo grandioso, confuso e strano, visto il quale, si entra in Amsterdam con una vivissima curiosità.

* * * * *

Il primo effetto che produce questa città, appena si sono percorse alcune strade, è difficile ad esprimersi. Pare una città immensa e disordinata; Venezia ingigantita e imbruttita; una città olandese, sì, ma vista a traverso una lente che la faccia apparire tre volte più grande; la capitale d'un'Olanda immaginaria di cinquanta milioni d'abitanti; una metropoli antica, fondata da un popolo di giganti sul delta d'un fiume smisurato, per servir di porto a una flotta di diecimila navi; una città maestosa, severa, quasi lugubre, che desta un sentimento di stupore, sul quale s'ha bisogno di pensare.

* * * * *

La città, posta sulla riva dell'Y, è fabbricata sopra novanta isole, quasi tutte di forma rettangolare, congiunte fra loro da circa trecentocinquanta ponti. La sua figura è un perfetto semicircolo, percorso da tanti canali in forma d'archi concentrici a quello che chiude la città, e attraversati da altri canali convergenti al centro, come i fili d'una tela di ragno. Un largo corso d'acqua, chiamato l'Amstel (il quale forma colla parola _dam_, diga, il nome d'Amsterdam) divide la città in due parti quasi uguali, e si va a gettare nell'Y. Quasi tutte le case sono fabbricate su palafitte per il che suol dirsi che la città di Amsterdam, rovesciata, presenterebbe lo spettacolo d'una grande foresta senza fronde e senza rami; e quasi tutti i canali son fiancheggiati da due larghe strade e da due file di tigli.

* * * * *

Questa regolarità di forma per la quale la vista può spaziare da tutte le parti, dà alla città un aspetto ammirabilmente grandioso. Ad ogni voltata di strada, si vedono nella nuova direzione, tre, quattro, persino sei ponti levatoi, quale ritto, quale abbassato, quale in movimento, i quali presentano all'occhio una fuga di porte, e una confusione inestricabile di travi e di catene, da far pensare che Amsterdam sia composta di tanti quartieri nemici fra loro e fortificati gli uni contro gli altri. I canali, grandi come fiumi, formano qua e là svolti e bacini spaziosi, intorno ai quali si gira, passando sur una successione di ponti congiunti gli uni agli altri. Da tutti i crocicchi si vedono prospetti lontani d'altri ponti, di altri canali, di bastimenti, di edifizi, velati da una leggera nebbia che fa apparire maggiore la lontananza.

* * * * *

Le case, quasi tutte altissime, rispetto a quelle delle altre città olandesi, nere, colle finestre e le porte contornate di bianco, colle facciate a punta e a scalini, decorate di bassorilievi che rappresentano urne, fiori ed animali; sono quasi tutte difese sul davanti da colonnette, balaustrate, stecconati, catene, sbarre di ferro, e divise le une dalle altre da muriccioli ed assiti; e dentro queste specie di fortezze avanzate che ingombrano una buona parte della strada, vi son tavolini, panche con vasi di fiori, seggiole, secchie, carrette, ceste, carcasse di vecchi mobili; così che a guardar le strade da una delle estremità, pare che gli abitanti abbian portato fuori tutta la roba di casa per una sgomberatura universale. Moltissime case hanno un piano sottostante alla strada, al quale si scende per una scaletta di legno o di pietra; e in quel vacuo tra la strada e il muro, ci sono altri vasi di fiori, suppellettili, mercanzie esposte in vendita, gente che lavora, tutto un mondo sotterraneo che brulica ai piedi di chi passa.

* * * * *

Le strade principali presentano uno spettacolo unico al mondo. I canali sono coperti di bastimenti e di barconi; e sulle strade che li fiancheggiano, si vedono da una parte mucchi di botti, di casse, di sacchi, di balle; dall'altra una fila di botteghe splendide. Di qui formicola il popolo in soprabito, le signore, le fantesche, i merciaiuoli ambulanti, i bottegai; di là il popolo rozzo e vagante dei marinai e dei battellieri colle loro mogli e i loro bambini. A destra si ode il vivace cicaleccio cittadino, a sinistra le grida acute e lente della gente di mare. Da un lato si sente il profumo dei fiori che adornan le finestre e l'odore ghiotto delle trattorie; dall'altro il puzzo di catrame e il fumo delle povere cucine delle barche a vela. Qui si alza un ponte levatoio per dar passo a un bastimento; là si affolla la gente per passare sopra un ponte spezzato che si ricompone; più oltre una zattera traghetta un gruppo di persone all'altra riva del canale; in fondo alla strada, parte un battello a vapore; dall'estremità opposta entra una fila di barconi carichi; qui si apre una cateratta; lì scivola un _trekschuit_; poco distante gira un mulino, laggiù si piantano le palafitte per una nuova casa. Il cigolío delle catene dei ponti si mesce collo strepito dei carri, il fischio dei piroscafi rompe le ariette dei campanili, i cordami dei bastimenti s'intralciano colle fronde degli alberi, la carrozza passa accanto alla barca, la bottega si specchia nel canale, le vele si riflettono nelle vetrine, la vita di terra e la vita di mare si rasentano, s'incrociano, passano l'una sull'altra, e si confondono in uno spettacolo nuovo ed allegro come una festa d'alleanza e di pace.

* * * * *

Se dalle strade principali uno si addentra nei vecchi quartieri, lo spettacolo cangia affatto. Le strade più strette di Toledo, i vicoli più oscuri di Genova, le case più squilibrate di Rotterdam, non son nulla in confronto della strettezza, dell'oscurità e dello scompiglio architettonico che si vede in quei quartieri. Le strade paiono crepe aperte dal terremoto. Le case alte e nere, mezzo nascoste dai cenci stesi sulle finestre e appesi alle corde, sono inclinate a segno da metter paura; alcune sono ripiegate sopra sè stesse, come se fossero sul punto di spezzarsi; altre si toccano quasi coi tetti, non lasciando vedere che un filo di cielo; altre pendono da due parti opposte, presentando la forma d'un trapezio rovesciato; e paion case da palcoscenico nell'atto che son portate via per cangiare la scena. Furon costrutte così appositamente per lo scolo delle acque, o s'inclinarono perchè cedette il terreno? V'è chi crede la prima e chi la seconda cosa; ma i più le credon tutte e due, il che mi pare più ragionevole. Ed anche in quei labirinti, dove formicola una plebe pallida e trista per la quale un raggio di sole è una benedizione di Dio, si vedono vasi di fiori, specchietti e tendinette alle finestre, che rivelano una povertà non scompagnata dal gentile amor della casa.

* * * * *

La parte più pittoresca della città è quella compresa nella curva dell'Amstel, intorno alla grande piazza del Nuovo Mercato. Là si vedono crocicchi di strade tenebrose e di canali deserti, piazzette solitarie circondate da muri che sgocciolano acqua, case filigginose, muffose, screpolate, decrepite, bagnate da acque morte ed immonde; vasti magazzini, con tutte le porte e le finestre chiuse; barche e barconi abbandonati in fondo a canali senza uscita, che hanno l'aria di aspettare dei congiurati o delle streghe; mucchi di materiali da costruzione, che presentan l'aspetto di avanzi d'incendio o di rovina; bacini coperti d'erba e chiassuoli fangosi; muri, acqua, ponti, tutto nero e tetro, da destare in chi passi di là per la prima volta, un sentimento di inquietudine, come se ci spirasse la minaccia di qualche sventura.

* * * * *

Chi ama i contrasti, non ha che da recarsi da questa parte della città nella piazza chiamata il _dam_, dove convergono le strade principali, e si trova il Palazzo Reale, la Borsa, la Nuova Chiesa e il monumento detto la Croce di Metallo, innalzato in commemorazione della guerra del 1830. Là v'è un movimento fittissimo e continuo di gente e di carrozze, che rammenta lo _square_ di Trafalgar di Londra, la Porta del Sole di Madrid e la piazza della Maddalena di Parigi. Stando là un'ora si gode il più svariato spettacolo che si possa vedere in Olanda. Passano faccioni rossi e petulanti dell'alto patriziato mercantile, volti abbronzati delle colonie, stranieri di tutte le gradazioni di biondo, ciceroni, suonatori d'organetti, ambasciatori della morte col lungo velo nero, cuffiette bianche di fantesche, panciotti variopinti di pescatori del Zuiderzee, orecchini a paraocchi delle donne della Nord-Olanda, diademi d'argento della Frisia, caschetti dorati della Groninga, camicie gialle dei lavoratori delle torbiere, gonnelle metà nere e metà rosse delle orfane degli ospizi, vestiti bizzarri degli abitanti delle isole, _cignons_ spropositati, cappelli da carnovale; grandi spalle, grandi fianchi, grandi ventri, e tutta questa processione avvolta dal fumo dei sigari e delle pipe, e accompagnata da un suono di parole tedesche, olandesi, inglesi, francesi, fiamminghe, danesi, da credere d'essere capitati nella valle di Giosafat o ai piedi della torre di Babele.

* * * * *