Part 20
«Signora, questa lettera è vostra ed io l’ho letta con quell’attenzione e con quella reverenza che meritano i vostri caratteri. Questa lettera mi ha persuaso che non ci farei la più bella figura a muovermi di qui, senza chiederne il permesso a Voi. Per andare ad oste contro il signor Aldo De Rossi, debbo passare nei vostri dominii. Bella dama, consentirete voi che io lo faccia? E se mi volete disposto a restare, in qual modo mi salverete dalla taccia di pauroso?
«Vedete voi, bella dama, giudicate voi; sono ai vostri ordini. Posso essere leggiero, come è opinione di molti; ma sono onesto e non voglio fu piangere nessuno per deliberato proposito. È veramente un caso strano, che, tra due uomini disposti ad entrare in lizza, si mettano arbitre le donne. Ma non sarà mai detto che il caso strano mi trovi puntiglioso e caparbio. Signora, accetto l’arbitrato. Dite voi ai miei padrini se debbo andare o restare. Per me è quistione di pochi minuti, e i padrini dell’altra parte non vorranno chiamarmi in colpa per pochi minuti, messi a disposizione della dama, a cui bacio riverente le mani.»
Non mi fermerò a commentarvi la lettera del contino Anselmi, e neanche a riferirvi la scena intima dopo cui era stata scritta. Già avrete capito l’essenziale, cioè che il sovrano assoluto si era diportato veramente da sovrano assoluto, e che, non potendo vincere con le buone la caparbietà dell’Anselmi, lo aveva umiliato senz’altro, mostrandogli la lettera della signora Camilla Rivanera. Il povero contino ne era rimasto ferito, crudelmente ferito nelle sua vanità; aveva veduto il ridicolo di cui si sarebbe coperto, andando a battersi per una donna che gli dichiarava chiaro e tondo di amare il suo avversario, e si era facilmente persuaso della necessità di comparire un uomo di spirito. Come sapete, ci guadagnò anche la riputazione d’uomo di cuore.
Ma se in questa forma gli rese giustizia la signora Camilla, non fu altrimenti disposto a seguirne l’esempio il signor Aldo De Rossi. Un punto buono soltanto egli aveva veduto nella lettera dell’Anselmi, ed era la citazione delle parole di Camilla. Quell’accenno di lei all’uomo che amava, fece alzare gli occhi di Aldo, in segno di gratitudine, verso la signora Rivanera, in quel mentre più bella e più fresca che mai, ad onta della notte vegliata. Ma il contesto della lettera non finì di contentarlo, specie per il tono allegro e per l’ostentazione cavalleresca dell’Anselmi.
— Egli, in fondo, non si disdice di nulla; — osservò egli, restituendo la lettera.
Ci fu, dopo quelle parole, un istante di pausa. La signora Camilla rizzò la testa e guardò Aldo, come per domandargli donde avesse cavata un’idea così peregrina; indi si volse al Maggiore. Questi, che leggeva a prima vista, senza essere maestro di musica, rispose per tutti all’obbiezione di Aldo.
— Scusi, — incominciò egli, — di che cosa s’avrebbe a disdire l’Anselmi? Se mi è stata riferita esattamente la conversazione che hanno avuta insieme al Rinfresco, non c’è nessuna frase che richieda attenuazioni, almeno da parte sua. Noi altri, piuttosto.... Ma non insisterò su questo tasto, — soggiunse il Maggiore, — poichè il conte Anselmi, con molto garbo, ha rimessa la quistione all’arbitrato delle dame. Gli stessi padrini suoi, da quei gentiluomini che sono, intendono esser qui una quistione delicatissima, nella quale essi e noi si avrebbe poca grazia ad entrare. Accetta lei l’arbitrato, come lo accetta il conte Anselmi? Questo è il punto essenziale; non sembra anche a loro? —
I padrini dell’Anselmi, a cui era rivolta l’ultima frase, risposero con un cenno affermativo del capo.
Aldo De Rossi non trovò più nulla a ridire.
— Accetto l’arbitrato; — rispose.
— Oh, manco male! — esclamò la signora Camilla. — Signori, non si parli più di duello; i due contendenti si stringeranno la mano a Tettuccio. È la mia volontà. —
La decisione fu accolta con giubilo da tutti gli astanti. Aldo, come i padrini furono partiti, si avvicinò alla signora Camilla e le disse:
— Siete una bella prepotente.
— Ricordate il vostro motto; — rispose Camilla. — O tutto o nulla. È anche il mio, lo sapete.
— Angelo! — mormorò egli.
— Che ha perdute le ali; sapete anche questo.
— Tanto meglio, non volerete più via.
— Ah, questo poi! Vedete per esempio, incomincio a volare fin d’ora. Mio zio sarà alzato, oramai. Ci vedremo più tardi, al Tettuccio.
— Grazie! — rispose Aldo, stringendo la mano che essa gli stendeva. — Dite allo zio, ve ne prego, che un povero innamorato di sua conoscenza ha bisogno di parlargli, per chiedergli una grazia. Indovinate?
— No, — disse ella ridendo.
— Volete saperlo?
— Neanche; non sono curiosa. Lo saprò da mio zio. —
Così scherzavano, a mala pena scongiurato il pericolo d’uno scontro che poteva riescire sanguinoso, non senza scandalo per la tranquilla società di Montecatini. Il mondo è così fatto; ed anche il mare, dopo gli sconvolgimenti della burrasca.... Ma qui si casca a filosofare, che è il peccato del secolo, come scriveva l’Anselmi.
Il quale Anselmi capitò la stessa mattina al Tettuccio, per ossequiar le signore. Aldo ragionava in disparte col presidente Roberti, chiedendogli una grazia, che doveva essergli facilmente concessa. Il nostro eroe vide con la coda dell’occhio l’Anselmi, e osservò l’onesto riserbo con cui egli aveva dato il buon dì alla signora Rivanera. Il contino era sereno, ilare come al solito. Quando vide Aldo, fece un atto di pronta risoluzione e si mosse per andargli incontro. Ma Aldo non gli diede il tempo di fare la strada e corse egli stesso a stringergli la mano. Uno sguardo amorevole di Camilla lo ricompensò di quella onesta sollecitudine. L’Anselmi, dal canto suo, gli diede il resto del carlino.
— Sai, è una stretta d’addio. Parto oggi per Firenze, e domani per Roma. Sicuro, c’è un soprano assoluto che s’annoia qui, e mi bisogna far le valigie.
— Ti dai corpo ed anima ad Euterpe! — osservò Aldo, tanto per dire qualche cosa.
— No, per amor del cielo! — replicò l’Anselmi. — Accompagno la diva, e prendo il largo alla prima occasione.... che avrò cura di far nascere. Aldo mio, ti sembrerò forse leggiero: — soggiunse il contino. — Ma trovami tu il modo di essere diverso. C’è della gente a cui tocca tutto, e della gente a cui non tocca nulla. Capi scarichi, cuori vuoti d’affetti, gran mercè se non prendiamo in uggia la vita!
— Tu caschi a filosofare! — disse Aldo, che rammentava la lettera dell’Anselmi.
— Hai ragione; — rispose il contino, ridendo. — Fo punto e tiro via. Già, a che servono le chiacchiere? Il fatto è fatto e non ci si rimedia. —
Aurea sentenza, che consolava l’Anselmi. Così avesse potuto consolarsene la signora Vezzosi! Ma questa non aveva il carattere del contino, e certa filosofia pratica, di cui molti vanno mantellando la propria leggerezza, non era il fatto suo, lo sapete.
Del resto, se la signora Elena doveva soffrire un pochino per colpa di Aldo De Rossi, non ci aveva altrimenti ragione di odiarlo, e molto meno disprezzarlo. Aldo avrebbe potuto diportarsi in questa occasione come tanti e tanti; avrebbe potuto amar l’una e mentire con l’altra. Ma se egli aveva molti difetti, era tuttavia immune da questo. Non sapeva fingere. Però a qualcheduno de’ miei lettori sarà parso un po’ sciocco. Siamo tanto avvezzi ai furbi trincati!
FINE.
DELLO STESSO AUTORE
(_Edizioni in-16_).
Capitan Dodero (1865). _Settima edizione_ L. 2 — Santa Cecilia (1866). _Quinta edizione_ » 2 — L’olmo e l’edera (1867)._ Settima edizione_ » 2 50 I Rossi e i Neri (1870). _Seconda edizione_ » 6 — Il libro nero (1871). _Quarta edizione_ » 2 — Le confessioni di Fra Gualberto (1873). _Seconda edizione_ » 3 — Val d’Olivi (1873). _Seconda edizione_ » 2 — Semiramide, racconto babilonese. (1873). _Seconda ediz_. » 3 — La legge Oppia, commedia (1874) » 1 — La notte del commendatore (1875). _Seconda edizione_ » 4 — Castel Gavone (1875). _Seconda edizione_ » 2 50 Come un sogno (1875). _Quinta edizione_ » 2 — Tizio Caio Sempronio (1877). _Seconda edizione_ » 3 — Cuor di ferro e cuor d’oro (1877). _Seconda edizione_ » 5 — Lutezia (1878). _Seconda edizione_ » 2 — Diana degli Embriaci (1877). _Seconda edizione_ » 3 — La conquista d’Alessandro (1879). _Seconda edizione_ » 4 — Il tesoro di Golconda (1879). _Seconda edizione_ » 3 50 La donna di picche (1880). _Seconda edizione_ » 4 — L’undecimo Comandamento (1881). _Seconda edizione_ » 3 — Il ritratto del diavolo (1882). _Seconda edizione_ » 3 — Il biancospino (1882) » 4 —
SOTTO I TORCHI L’anello di Salomone.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.