Nozze d'oro: romanzo

Part 13

Chapter 133,696 wordsPublic domain

Durante il giorno l'ex Prefetto era stato assai accasciato e pareva aver dimesso i fieri propositi di riafferrar le redini della casa; l'energia gli tornava col calar della sera.

E diede una lunga sequela d'ordini alla servitù: — Non introdurre in casa altri che il medico, chiuder le imposte, accendere i lumi, rimettere un po' di legna nella stufa, portar la _teiera_ con l'acqua calda, salir da _quelle signore_ e da _quei signori_ e pregarli di _favorire_ a prendere il tè, mandando intanto qualcheduna delle donne dalla signorina Angela.

— Poco fa c'era la Giuditta, la moglie del giardiniere — osservò Cesare.

Il servo Giacomo soggiunse che c'erano anche la signorina Antonietta e il signor Tullio.

— Ma scendano — ripetè il commendatore Ercole. — Per una mezz'ora può bastar la Giuditta, o un'altra delle donne.

E soggiunse che si voleva far passar l'Angela per più grave di quello che non fosse.

Egli era salito dalla figliuola prima e dopo del consulto, una volta solo e una volta con la moglie, e, quantunque i suoi occhi deboli non gli permettessero di giudicare dell'aspetto dell'ammalata, aveva subito sentenziato che si esagerava e che Vignoni s'era spaventato fuor di ragione.

Anche la signora Laura, avvezza a pensar con la testa del marito, diceva su per giù le medesime cose. L'Angela s'era affaticata troppo nell'ultima settimana, e poichè non era un colosso soffriva d'esaurimento nervoso. Roba di cui si guarisce con due o tre giorni di letto. Intanto Vignoni, del quale non si poteva dir mai abbastanza bene per lo zelo dimostrato in questa occasione, non aveva più tempo di badare a quelli ch'erano forse a peggior partito dell'Angela. Ahi, ahi, ahi! E la querula signora si lagnava, secondo il solito, di dolori in tutte le parti del corpo. E nessuno le aveva fatto il massaggio, ed ella non aveva nemmeno preso le sue pillole all'ora giusta, e Locresi non le aveva dato retta quand'ella gli aveva chiesto di suggerirle uno specifico pei suoi reumi.

A quest'uscita però il commendatore scattava.

— O che specifico? Come se tu non avessi già vuotate le farmacie?... Non lo sai ancora, povera grulla, che per gente della nostra età non c'è specifico che tenga?... Aspetta che nasca il dottore capace di levarci trent'anni di dosso, e allora, se saremo vivi, chiameremo quello... In quanto a Locresi, ha detto di tornar Giovedì, e se torna, padrone... Ma questi consulti son lustre, voluti dai medici che sono in lega fra loro a spalle dei gonzi... L'Angela non aveva bisogno di Locresi per guarire, e quando si tratterà di firmare il passaporto a noi vecchi ce ne sarà d'avanzo di Vignoni.

Per poco la famiglia stette riunita in camera dell'ex Prefetto a prendere il tè, apparecchiato dalla Marialì e distribuito dall'Antonietta. Poi successe una nuova dispersione; Luciano e Girolamo fecero attaccare il cavallo per recarsi a San Vito a impostare le loro lettere; Frassini, sfidando l'umido e il bujo, s'avventurò nei meandri del giardino; i due Alvarez andarono in rimessa a dar un'occhiata al loro _tandem_ ancora tutto imbrattato di mota dopo la spedizione della sera precedente; Tullio disse ad alta voce che tornava dalla zia Angela, nella speranza di tirarsi dietro l'Antonietta. Ma l'Antonietta fu trattenuta imperiosamente dal nonno, per leggergli i giornali.

— Dall'Angela vengo io — dichiarò la pomposa Letizia che aveva un po' di rimorso di non esser stata in tutta la giornata dieci minuti di seguito dalla sorella.

Coi vecchi rimasero, oltre all'Antonietta, Cesare, la Marialì e l'Adele. Quest'ultima s'era avvicinata alla tavola e leggeva il _Figaro_ per conto suo.

— Or ora vedrete che s'arrabbia — disse piano la signora Laura rivolgendosi ai figliuoli che le sedevano accanto; — la politica lo fa sempre arrabbiare.

Tirò un sospirone e soggiunse: — Pensate che allegria nell'inverno quando siamo noi tre soli e si deve accendere il lume alle 4!... Ahi!... Tiratemi un po' su lo sciallo... su questa spalla... Più alto... Così... Tutta una doglia, tutta una doglia...

— Scioperi, scioperi e scioperi — brontolò l'ex Prefetto. — Ai miei tempi ce n'era uno ogni tanto e se ne veniva a capo presto, facendo far giudizio ai sobbillatori.

— Aprir gli occhi al popolo non è sobbillarlo — notò l'Adele alzando gli occhi dal _Figaro_.

— Ah dimenticavo — ripigliò il commendatore — che anche tu e tuo marito recitate la commedia del socialismo.

— Non è vero. Girolamo siede all'estrema sinistra ma non è socialista.

— Sarà _socialistoide_... poichè hanno inventato le parole in _oide_ per quelli che vogliono salvare le apparenze... Meno male che non è deputato di questo collegio... Se no, verrebbe a scaldar la testa ai nostri contadini... Già, avvocati e deputati, gran pescatori nel torbido.

— Una volta lei non era col Governo — insinuò la nuora.

— Col Governo? — proruppe il commendatore Ercole scandalizzato dalla supposizione. — Non ero, non sono e non sono mai stato col Governo... nemmeno quando ne facevo parte anch'io... Chi può esser col Governo in Italia... Da Cavour in poi non s'è avuto un uomo... Tutte mezze figure, tutti fantocci di stoffa, gente che per tenersi a galla ha stretta alleanza coi farabutti a danno dei galantuomini... Il Governo da circa una quarantina d'anni semina l'ingiustizia e ora raccoglie quel che si merita.

— Dovrebb'esser dunque d'accordo con noi — ripigliò l'Adele.

— Nossignora, nossignora — protestò con energia il vecchio Torralba. — Perchè quello che ci preparate è peggio di quello che abbiamo, perchè voi tribuni in guanti gialli non siete in buona fede e scrollate la casa nella sola speranza che il tetto cada sulla testa degli altri... Li conosco io i tribuni in guanti gialli, sin da quando ero Prefetto... Mutano le persone, ma il tipo non cambia... Gran democratici, grandi amici del popolo; ma se un conduttore di ferrovia, se un usciere non cava loro tanto di cappello, apriti cielo!... Reclamano ordini di trasloco, ammende, destituzioni, e guai al Ministro che non si piega... Eh, le democrazie ce ne fanno vedere di belle... Di là dall'Oceano poi, dove il mio signor figliuolo Cesare ha creduto bene di trapiantar le sue tende, lo spettacolo sarà completo...

Chiamato in causa, Cesare, che aveva taciuto fino allora, se la cavò con poche parole.

— L'America è un paese _sui generis_ che non si può giudicare coi nostri criteri... La politica vi ha le sue magagne come da noi e peggio che da noi; ma di buono c'è questo, che la vita vi si svolge fuori della politica.

— Aahh! — fece la Marialì con un comico sbadiglio. — Non potreste _svolgervi_ anche voi fuori della politica?... Che gusto c'è di guastarsi il sangue?

Il commendatore si strinse nelle spalle senza rispondere.

Vi fu una breve pausa durante la quale l'Adele uscì con un pretesto qualunque.

— Devo leggere ancora? — chiese al nonno l'Antonietta, deponendo un giornale e prendendone un altro.

— Che foglio è?

— La _Tribuna_.

— Sentiamo i titoli degli articoli principali.

— _La questione agraria nel Mezzogiorno._

— Tira via.

— _Alluvioni in Sardegna._

— Sempre cose allegre. Avanti!

— _Il discorso dell'Onorevole Fusi._

— Oh Dio! Son trent'anni che chiacchiera senza concludere. Non occupiamocene.

— _Il delitto di Caserta._

Era un delitto passionale, con particolari alquanto scandalosi che si trascinava già da un pajo di settimane nelle gazzette.

La Marialì, da madre saggia, intervenne. Ella non si curava molto di ciò che la sua figliuola poteva vedere o udire fra le pareti domestiche, ma, in quanto alle letture, non transigeva.

— O babbo, non farai mica leggere quelle porcherie all'Antonietta.

Il commendatore non replicò verbo, perchè, come gli accadeva frequentemente dopo essersi eccitato a discutere, aveva chiuso gli occhi e s'era assopito.

L'Antonietta fece per alzarsi pian piano, ma la signora Laura l'arrestò con un cenno.

— No, non ti muovere per ora... E continuiamo a parlare fra noi. Se no, si sveglia in sussulto e quando gli si dice che dormiva va in bestia.

— Salta alla rubrica _Fiori d'arancio_, e al _Necrologio_ — soggiunse la Marialì. — Sentiamo chi s'è sposato e chi è morto in Italia.

La Marialì che aveva un'infinità di relazioni trovava persone di conoscenza così tra i nuovi maritati come tra i defunti, e riferiva aneddoti e tracciava biografie con una libertà di linguaggio da disgradarne quasi le cronache del _delitto di Caserta_.

— Marialì! — ammonì Cesare in tono di rimprovero, una volta ch'ella n'ebbe sballata una di troppo grossa.

Ella, fraintendendo ad arte il significato della protesta fraterna, si mise a ridere.

— Tanto puritani siete in America?

E continuò per un poco finchè l'uscio si aperse ed entrarono insieme Giulio Frassini e il dottor Vignoni.

— Dio, che aria! — esclamò la signora Laura.

— Chi è? Cos'è? — disse il commendatore destandosi bruscamente e stirando le braccia.

Il dottore salutò col gesto e con la voce.

— Buona sera a tutti. Siamo noi, commendatore. Io e il signor Giulio.

E soggiunse, fregandosi le mani: — Ah, sono proprio contento...

— E stato dall'Angela?

— Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora, s'intende... ma questo passerà... Intanto s'è potuta metter a sedere per qualche minuto sul letto e ha preso sotto i miei occhi una tazza di brodo con un rosso d'ovo... Ho già disposto per la notte... Non importa che vegli alcuno della famiglia...

E poichè l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguitò: — No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla signorina Angela fino alle due ci starà la Giuditta, dalle due in poi la cuoca.

— Dunque la Maddalena tornerà nella sua camera, presso di noi? — chiese la signora Laura.

— Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro poteva far comodo...

— Comodo?... È una necessità assoluta... Siamo due poveri invalidi.

Il commendatore Ercole s'infastidì.

— Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in gioventù che mi toccasse una disgrazia simile... È vero che ormai c'è così poco di bello da vedere.

— Via, commendatore — ribattè Vignoni — si consoli all'idea che i suoi occhi, per deboli e stanchi che siano, le serviranno ancora abbastanza da veder la sua figliuola guarita.

E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a sè stesso, e come non aveva prima voluto comprendere la gravità della catastrofe minacciante la famiglia, così oggi mostrava di non apprezzare al suo giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si voltò a discorrere con Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di riprendere il governo della famiglia?

In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.

— O che hai traversato una palude? Non t'accorgi che sei inzaccherato fino al ginocchio. Dov'eri?

— In giardino.

— Sotto l'acqua?

— Che importa? Ci fu un momento in cui la luna apparve tra due nuvoli con un effetto maraviglioso.

— Hai le traveggole? La luna? Con questo diluvio?

Fuori scrosciava la pioggia.

— Per un attimo... Allora cadeva appena qualche goccia.

La signora Laura gettò uno sguardo severo sul genero.

— Tirati in là... Si sente che sei fradicio... Come se ci fosse poca umidità in queste camere.

La Marialì spinse suo marito verso l'uscio.

— Orsù spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cenerà anche stasera, speriamo... E verranno di là anche il babbo e la mamma.

I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze, ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della famiglia.

— Lei si trattiene con noi? — disse il commendatore.

— Se vogliono...

— Rimanga, rimanga, Vignoni... Così mi farà un po' di massaggio — soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.

La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza, Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal sonno, la Marialì, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi. Gli è che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinità morale ed intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poichè non potevano andar interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze scambiate, e, più ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschi d'una disputa vivace in carrozza a proposito di _destra_, di _sinistra_, di legge elettorale, di monarchia, di repubblica. Nè il sussiego degli adulti era medicato dalla corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un calore benefico intorno a sè. Duri, impettiti nel loro _smoking_ all'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova provocazione e tanto più fermi in queste disposizioni belligere quanto meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena; pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero. Perchè mi tormenti?... Ma, di lì a un istante, Tullio sorprendeva, o credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa, piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del male che fa.

Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a sè, come lo incatenava!

XXVII.

— Va meglio, va sempre meglio — disse il Martedì mattina Vignoni a Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo la sua prima visita all'Angela.

— Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?

— Vuol partire?.. Così presto?

— Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo Villarosa è inabitabile.

E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido di nuova pioggia, la terra fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano cadere a gruppi le foglie.

— È vero — consentì il medico. — Son giornate tristi... Ma passeranno... E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si affronta l'acqua ed il fango.

— Già, già — rispose Luciano Torralba — uno che abbia le sue occupazioni si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...

— Sono in tanti in casa — notò Vignoni — riuniti per una circostanza che non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...

— Pur troppo... _C'est la vie_... È la vita...

— Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di scendere!...

— Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar in mano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio di prima.

L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiarò che, nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Giovedì si sarebbe sentito il parere di Locresi.

— È vero — disse Luciano — deve tornar Locresi... Una visita inutile ormai... E io avevo già annunziato che mi sarebbe stato difficile di aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madre _il vaut mieux d'espacer ces départs_... è meglio non andarcene tutti in una volta... _Ah, la vieillesse_... la vecchiezza, caro dottore!

Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non dir nulla: — Mah!

— E — riprese l'altro — volevo domandarle... Mia sorella, da domenica sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prenderò congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancherà?

— Oh no... si va riavendo molto più presto ch'io non avrei sperato.. Anzi la freni, perchè lei chiacchiererebbe volentieri.

— Si figuri, non abbiamo mica da discutere.

Così nel pomeriggio, Luciano si recò dall'Angela ch'era già informata della prossima partenza del fratello.

— Addio, Luciano — ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. — Ho sentito che te ne vai?

Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.

— Me ne vado, perchè ti so quasi ristabilita. _En effet, petite sœur, tu es en beauté._

Ella respinse il complimento. — Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono ancora quì, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile a qualche cosa.

— _Allons donc_, non sei mai stata a queste estremità.. Non hai certo l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.

L'Angela tentennò mollemente il capo.

— Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di domenica... Quella sera sì... mi sembrava che mi si conficcassero dei chiodi nel cranio... A un punto, mi mancò la terra sotto ai piedi... devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte... Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga sensazione di scendere giù per una china ripida, in mezzo a tenebre sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no... Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta così?... Non lo so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondità incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano bisbigli...

Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la convalescente.

— _Enfin_ — egli disse — _tout cela_... tutto ciò è del passato... L'essenziale è che tu sia guarita.

— È una proroga — riprese l'Angela... — breve forse... Ma non ho bisogno di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bella festa delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti intorno ai nostri vecchi, è stata sciupata per colpa mia...

— Che idea!

— Sicuro... Dovevo ammalarmi più tardi e non darvi uno spettacolo così poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente... Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo ch'è un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? — chiese l'Angela con una certa ansietà.

— _Ma chère_ — replicò Luciano con una scrollatina di spalle. — Io non lo porto via... Son già alcuni anni che Tullio è emancipato.

— Oh, puoi fidartene...

— E me ne fido... Già ho sempre pensato che... con _la contrainte_... come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue inclinazioni... Non c'è dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che aspiri a una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella peggiore ipotesi, può viver del suo...

— Quanto ha?

— Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5 per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha già un bel gruzzolo in conto corrente... Il resto verrà a suo tempo... _lorsque je filerai à mon tour_. S'intende che allora la torta dovrà andar divisa in parecchi.

— Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...

— Non c'è furia — ribattè Luciano. — È così giovine.

— Ma anche così solo — soggiunse l'Angela.

Luciano scoppiò in una risata.

— _Voilà comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au mariage._

— Lascia in pace il francese — rimbeccò l'Angela. E soggiunse: — Non mi sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...

— Per te? — esclamò Luciano. — Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu ti sei sempre sacrificata pegli altri... E io intendevo dir questo: che le donne, quando pur non pensano al matrimonio per sè, vi pensano pegli altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?

L'Angela esitò.

— Non sono che idee vaghe... Ma se c'è uno che sia nato per la vita domestica è Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.

— Dì la verità, gliel'avresti anche trovata la sposa?

Il nome dell'Antonietta salì alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno negativo col capo.

— Si discorre così... accademicamente... Del resto, come tu dicevi, Tullio è libero.

Luciano allargò le braccia.

— _Ce qu'il y a de plus libre au monde_... liberissimo... Tuttavia, spero bene che se prende moglie, me lo farà sapere... Ma tu parli troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Tornerò in primavera...

Ella gli tese di nuovo la mano.

— Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.

— _Quelle bêtise! À ton age!_... Addio, addio...

Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla stazione di San Vito.

Era notte; pioveva.

— _Sacré pays! Il pleut toujours._

— Fino a quattro giorni fa s'è avuta una stagione deliziosa — osservò Tullio. — Ora pioverà anche a Parigi.

— _À Paris, mon cher_... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia pioggia o sole.

— E ti pare una bella cosa?

— Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre animata, sempre aggradevole.

— È febbre, non vita — borbottò Tullio.

— _Cher enfant_ — ribattè il banchiere dandogli confidenzialmente due colpetti sulle ginocchia — tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo istruito, ma non capisci Parigi. _Et pourtant tu y a passé des années._

— Restando italiano — disse il giovine.

— _Moi aussi, moi aussi_ — protestò Luciano. — Oh, io mi guardo bene dal rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene... _Tu es ton maître à toi, mais c'est une pitié._