Novelle d'ambo i sessi

Part 8

Chapter 83,499 wordsPublic domain

Ma perchè non ricorderò Maddalena, la _Madalenin_, la spiritata, l'ultima delle vecchierelle rimaste? Essa era la più interessante di tutte. _Madalenin_ era stata serva di un prete. Questo prete forse fu un uomo da bene; certo dovette essere stato il più pulito e ben servito sacerdote della diocesi, almeno a giudicare da _Madalenin_. Col secchiello di rame ella scendeva continuamente ad attingere l'acqua nel cortile: la gonna nera ripiegata, scopriva due larghissime immacolate mutande, dalle quali venivano fuori due stinchi, coperti di calze candide. Iniziai la mia amicizia offrendomi a trombare l'acqua e portare su il secchiello per le quattro scalette. Io non so perchè, ma invece di dirmi “Grazie, signore, ecc.„, mi urlava:

— Pentiti, peccatore!

— Perchè, _Madalenin_, peccatore?

Ma era inutile domandare spiegazioni, la sua sordità era completa. Mi chiamava _peccatore_, e una volta che volli entrare nella sua camera verginale, mi urlò: _Vade retro, Satana!_ Perchè? Dicono così i preti?

_Madalenin_ non era gentile nè meno coi bimbi: quando li vedeva diceva “_Barabìtt!_„.

Un giorno fu più benevola, perchè mi disse, quasi amorevolmente:

— Pentiti, peccatore! — E in quel giorno potei entrare nella sua camera e allora capii, capii anche senza bisogno dei suoi gesti e dei suoi urli. Ella era una delle sette vergini savie della parabola dell'Evangelo, con sempre la lampada accesa per andare incontro allo Sposo. Attorno al letto, sul comodino, su la parete, era tutto l'occorrente: una nave da battaglia così è pronta per la lotta suprema: gran cero, piccoli ceri, acqua lustrale, tutto.... e, sotto le frange del letto, la cassa da morto.

Quando il Signore griderà “Pronta!„ risponderò “Pronta!„ — e si contorse in su, urlando, aggrovigliandosi in un atteggiamento come il vostro, o Sibille marmoree del tempio di Sigismondo! Guardai anch'io in su il soffitto scialbo.

Lo Sposo venne, come era atteso, in silenzio, in mezzo alla notte. _Madalenin_ giaceva composta sul letticciolo. Guardai in su: l'immobile soffitto scialbo era tal quale.

*

Mi vennero allora alla mente le sette vergini fatue e le sette vergini sagge quali le descrive D'Annunzio: pompose donne con capellature flave e di viola, lampade accese. Oh, poeta abbellitore della morte, no! Essa è così tal quale come _Madalenin_, lì stecchita.

Perchè peccatore, _Madalenin_?

Perchè dubito che Dio abbia tante schede in paradiso per elencarci? E non c'è ragione che la mia scheda valga presso Dio più di quella della povera _Madalenin_.

Perchè peccatore? Perchè non ho più in pregio il dono della vita?

Ma essa, _Madalenin_, era sorda totalmente.

*

E con la morte di _Madalenin_, la casa fu liberata dalle vecchie; e allora finalmente il proprietario mandò a chiamare l'imbianchino. Le vecchierelle se ne erano andate a suono di _carillon_.

CIRILLINO E CIRILLINA.

Il signorino giunse da me alle nove del mattino, in pigiama, càndido, sàndali da spiàggia ai piedi, profumo di eliotròpio in testa.

Aggrottai le ciglia.

— E i libri? — domandai.

— Ah, già, i libri! — esclamò con l'aria della più soave innocenza.

— Ma il commendatore suo padre le avrà ben detto perchè doveva venire da me alle nove.

Pare caduto dal cielo degli angioli.

— Presto: vada a prèndere i libri di latino.

Tornò dopo mezz'ora. Era questione di cinque minuti: la sua villa è lì presso.

— S'accomodi e scriva.

Dettai: _il bifolco e Mercurio. Essèndosi il carro di un bifolco affondato nel limo, il bifolco...._

I suoi occhi si volsero con candore verso di me:

— _Bifolco_ cosa vuol dire?

— Non sa cosa vuol dire _bifolco_?

— No.

— Venga qui. — E condotto che l'ebbi sul limitare, gli additai la campagna. — Vede là in fondo del campo quella piccola macchia che si muove? Quello è un bifolco che falcia.

— Un contadino.

Seguitai a dettare: _il bifolco, col viso a terra, urlava supplicando: Mercurio, aiùtami! Ma Mercurio disse: O infingardo, prima aiùtati da te, premi su le ruote, sospingi il carro con ogni forza, sferza i cavalli, pèntiti della tua infingardaggine e allora ti aiuterò. Morale...._

— Il nostro professore, — osservò Cirillino, — non metteva mai la morale.

— Ed io la metto, e non accetto interruzioni: _Morale: Soltanto chi la sua vita conquista con la fatica di giorno in giorno, è degno della libertà e della vita._

Guardai il dettato:

— Lei ha pessima scrittura. Il suo professore non le ha mai detto che lei ha pessima scrittura?

— No.

— E poi manca tutta la punteggiatura.

— La metto dopo.

— Ah, la mette dopo?

Egli non avvertì affatto la mia ironia e rispose:

— Sì.

— Ora traduca in latino.

Il giovanetto tracciò il consueto _Cum_, e poi si fermò. Io lo guardava sospirare.

Levò un fazzolettino immacolato dalla tasca del pigiama, e cominciò ad asciugarsi il sudore. Dopo di che iniziò le ricerche nel dizionario. Lo sciagurato cercava _Mercurio_.

“Ho bell'e capito,„ dissi fra me.

Ma, o non trovasse Mercurio, o fosse assalito da un dùbbio di coscienza, dopo un poco domandò timidamente:

— Va bene il dizionario del Georges?

— Va benissimo.

— Perchè è tedesco, — insinuò con intenzione.

— Adesso non stiamo a discutere se è tedesco: è un dizionario latino, e basta! Fàccia la sua versione, e non parli. (Ah, capisco! lui vorrebbe mandare il Georges nel campo di concentramento.)

Sfoglia e sospira.

*

Lo sappiamo perchè sospira. Noi sappiamo tutto! Lui non sa che io lo sàppia, ma io ben lo so. Quel visettino innocente di Cirillino, bocciato agli esami dalla seconda alla terza ginnasio, con l'aggravante di punti pèssimi in condotta, possiede già su la spiaggia del mare la sua Colombina, o Cirillina, che dir si voglia, una bimbetta di anni dieci; la quale si attèggia con sussiego a pìccola dea, in accappatoio, e un nastro rosso puntato su le chiome bionde. Io avevo veduto uno sciame di minùscoli omini (gambe nude, magliette multicolori), grondanti di salse acque marine, far scorribande e cerchi attorno all'immoto accappatoio col _ruban_ rosso. Ma non sapevo perchè. La spiàggia è così punteggiata di bimbi ronzanti! Io non avevo osservato bene e scientificamente. Ma le signore e le signorine, che sono sole e scioperate su la spiàggia, perchè tutti i giovani sono oggi alla guerra, hanno osservato bene e scientificamente, e me lo han detto: “Quello sciame di bimbi, più veloce ed ardente in quel punto, che in altro punto della spiàggia, è formato da corteggiatori del _ruban_ rosso su le chiome bionde, prolisse su l'accappatoio bianco. La bimba risponde al nome di _Simonetta_„.

Allora ho osservato anch'io. Realmente è così. Il piccolo accappatoio con in cima il _ruban_ rosso pare immoto come una statuetta bianca: ma così è solo in apparenza. Due pupille spòrgono come a ranòcchia e girano, e fanno girare la giostra dei fanciulli. Allora io vidi ciò che non vedevo. Ella appare come la bella antica Simonetta: _rìdele attorno tutta la marina_. Come satiretti, i bimbi le fanno scorribande. Oh, eterni ritorni della vita, mentre la mia vita corre alla sua fine!

Ma io faccio della filosofia. Le signore, invece, fan della cronaca, e me l'han raccontata. La piccola Simonetta ha già coniugato con parecchi il verbo amare della prima coniugazione regolare, ma infine ha gettato il suo ruban rosso al più sfacciato, al più scapestrato, al più bocciato di tutti: al mio Cirillino che ora è qui sotto le mie grinfe, e sospira.

Ma la cronaca va anche più oltre: le signore mi raccontano che Cirillino e Simonetta sono stati sorpresi dal babbo della bimba dietro una tenda, che si baciavano. “Orrore!„ esclamò una signora che è di provincia. “Non c'è poi di che!„ dice una signora che vien da Milano. Le signorine ascòltano, e non commèntano.

Ma la cronaca va più oltre: la cronaca narra che furono i proci respinti che congiuràrono insieme e svelàrono al padre di Simonetta il mistero dei precoci amori. E la cronaca prosegue e racconta che Cirillino allora picchiò ferocemente i delatori e li rimandò tutti sconfitti. Da quel giorno Simonetta intensificò il verbo amare verso Cirillino.

Questa è la cronaca delle signore. Non c'è di meglio? Ma tutti i giovani sono alla guerra.

Da allora vennero presi seri provvedimenti. Simonetta starà senza frutta, e il commendatore, padre di Cirillino, venne da me, ossequioso e gentile, e mi pregò di vedere un po' se potessi almeno esaminare se Cirillino suo era stato bocciato per colpa sua o del professore; e come si dovesse fare per far passar Cirillino.

Fu per questa specie di esame che Cirillino venne da me alle ore nove del bel mattino di luglio.

*

Guardo frattanto Cirillino: vi scopro una piccola ferita alla fronte, e alcune graffiature.

— Che cosa ha fatto lei qui?

— Mi son fatto male in mare.

— Ah, in mare! Lei, come Achille, combattè presso il mare.

Breve silenzio. Domando:

— Sa lei chi emerse dalle spume del mare?

Silenzio.

— Emerse Teti, qualcosa cioè di molto sìmile a Venere, — dissi io, — a consolare Achille. Lei non conosce queste cose?

— Il professore non ce le ha ancora spiegate.

— Non ammetto queste risposte. Prosègua nella sua versione.

Egli prosegue, suda, sfoglia il Georges.

Io guardo frattanto la campagna.

Sono oramai le undici.

Sotto la sferza del luglio si stende il campo dello strame. Il piccolo bifolco, di nome Biagino, nel campo scintillante al sole, si muove con la falce. Il piccolo bifolco è dal mattino che falcia. Le esili braccia muòvono la pesante falce paterna: il babbo non c'è: è alla guerra. Nel silènzio, un canto di cicala, e lo strìdere a ritmo delle stoppie faticose, recise ad ogni passar della falce.

*

— Finito, — dice Cirillino, sollevàndosi.

— Finito? Vediamo. Badi che lei ha impiegato un'ora e mezzo a tradurre una favoletta che al massimo domanda trenta minuti.

Afferro il lapis.

Le croci azzurre cadono su le pagine della versione latina. Cirillino pare quasi più meravigliato che dolente di vedere tante croci sul foglio.

Giudìzio: “Lei non sa niente, lei ignora la morfologia più elementare„. Ma cosa ha studiato lei quest'anno?

— Ho studiato i verbi irregolari.

— Così che lei sa già bene i verbi regolari?

Tace.

— Proviamo. Ma sbàglia il regolarissimo verbo “amare„ in modo indecente.

Fàccio un poco di solfèggio sui verbi irregolari, in modo ràpido, a sbalzi, con imperiose domande. Ma era inùtile.

Cirillino giaceva muto e lontano dalle mie domande.

Mi balbetta in tuono di rimpròvero (rimpròvero a me):

— Il professore in scuola non faceva mai così.

— Mi dica come faceva il suo professore.

— Parlava della guerra.

Mi balena un'idea. Mando a chiamare in segreto Biagino, il piccolo falciatore.

— Vado via? — domanda Cirillino.

— No, attenda.

Attende: ma io non parlavo parola.

Egli ha legato Georges, e mi domanda ancora:

— Vado via?

— Attenda.

Finalmente arriva Biagino: timido, scalzo, grondante di sudore.

Io mi rivolgo esclusivamente a lui e gli parlo con eloquenza così:

— Bravo, Biagino! Io ti ho osservato da questa mattina; e ti ho visto falciare. Il babbo tuo è alla guerra, e tu falci i campi per lui, tu maneggi con le gràcili bràccia di giovanetto la pesante falce paterna. Sei dunque forte, laborioso, costante. Bravo! Tu lavori e ti conquisti la vita nella tua giovinezza; e l'avvenire e la vita e la libertà dèvono essere di chi si conquista, giorno per giorno, la vita. Ma chi, cresciuto nei privilegi della ricchezza e degli agi, ignora i suoi più elementari doveri, mèrita di morire povero, scalzo, stracciato, servo, vilipeso. Bravo Biagino. E questo è per te!

Così dicendo, levai di tasca una bella moneta lucente da due lire e la donai a Biagino, pìccolo bifolco falciatore.

Questa fu la parte del mio discorso che Biagino mèglio capì. Arrossì di giòia, prese la moneta, fece uno sgambetto e se ne andò.

Ma Cirillino, che certo aveva letto le vite eroiche di Cornelio Nepote, avrebbe dovuto capir tutto. Lo guardai. I suoi occhi erano innocenti. O la sua mente non era capace ancora della associazione delle idee; o il professore non gli aveva ancora insegnato che la allegoria è una metàfora continuata; o da persona bene educata non aveva creduto conveniente prestare attenzione ai discorsi fra me e il piccolo falciatore. Quale si fosse la cagione, Cirillino non aveva capito niente.

Cirillino rivelava dal moto dei piedi un gran desidèrio di andàrsene.

— Quanto a lei, signorino, — dissi allora gravemente, — parlerò al commendatore, di lei padre. Lei ha bisogno di almeno quattro ore continuative di studio: dalle otto alle dodici, chiuso nella sua stanza; e non uscire! Ora vada.

Fuggì veloce come saetta dall'arco.

*

Ma poi, scendendo anch'io al mare, vidi Cirillino su la spiaggia, in costume da bagno, che a grandi ruote, correndo tra sabbia e mare, faceva la ronda attorno alla piccola Simonetta, col suo _ruban_ su le chiome d'oro.

LA LAMPADA SPENTA.

Come è rimasta deserta la casa della nonna poi che è partito Max!

Ci si sente la voce del silenzio.

Max non l'ha neppur salutata la nonna, e si capisce perchè. Era felice: partiva in vapore col papà e con la mamma, e aveva una scatola di cioccolata. Ma quando fu in treno e finì la cioccolata e si stancò di vedere dal finestrino gli alberi fuggire domandò: “Siamo arrivati?„.

Max ha sei anni, e ignora le distanze.

La nonna è ritornata dalla stazione a casa con la bàlia e il fratellino di Max: una cosa ancora senza nome, che ondeggia candida sopra la spalla della bàlia.

Una vecchia casa di provincia, con architrave marmoreo dove è romanamente scolpito così: _non ad iactantiam sed ad urbis decorem_. I ciuffi dell'erba vetriola ombreggiano quella romanità. Le stanze sono maestose. Sopra le bussole delle porte vanno sbiadendo stemmi con vane leggende, oramai.

Il carretto di Max scorrazzava per quelle stanze.

Perchè “Max?„. I genitori due anni fa lo portarono dalla gran città alla nonna con quel nome. Due anni fa la nonna tirava Max sul carretto per gli stanzoni. Anche quest'anno Max pretendeva che la nonna tirasse: ma la nonna non può.

— Perchè non mi tiri più, nonna?

Max ha sei anni, e ignora il tempo.

Ora il carrettino è lì abbandonato.

Vicino al carrettino giace inerte una barchetta vera, con la polena e due stelle comete. Odorava di pece e di resina. Con gran letìzia Max e compagni su la riva del mare la avean varata nella bella estate, e avean navigato con festose grida: “a Pola, a Trieste, a Fiume!„ perchè essi conoscevano la geografia come il tempo, e come la distanza.

*

Ma la giovane bàlia in quel silenzio dell'antica casa si annoia. Deve svezzare il piccino dal latte, e perciò più che può sta lontana.

Sta nella scura cucina, e sopra l'acquaio estrae dal busto la mammella. Preme con le scure dita l'una e l'altra mammella, e mira con indolenza che pare lascivia, il latte scorrere sul viscido acquaio.

La nonna un po' sorregge il bimbo nei primi passi per le grandi stanze. Ogni tanto il bimbo getta qualche grido gaio. Ma il silenzio dagli angoli lo rimprovera.

Ma il più del tempo la nonna tiene il bimbo davanti a sè, sopra un trapuntino, sopra il tavolo da lavoro.

Gli occhi della nonna guardano negli occhi del bimbo: quegli occhi liquidi mobili tondi dei bimbi, che girano attorno nello stupore della interrogazione, e pare che sappiano tutto.

Dietro i vetri chi è? Un passero che ha freddo. Dietro ai muri chi è? Il bimbo pare risovvenirsi: gonfia le gote. “Uf uf!„ “Sì, il treno. Il babbo, la mamma, Max che sono lontani„. E più lontano ancora chi è? Quelli che vivono in enigma.

La nonna ha insegnato al bimbo a piegare la manina e fare “addio„. Fa vorticosamente “addio„. Sorride. “Addio, addio, addio a quelli che sono lontani, e vivono in enigma.„

“E quello chi è?„

Sul comò, allo scendere della sera, una lampada ad olio svolge le carezze della pura luce entro le linee di una testa piegata, coronata di spine. È un gran Cristo spirante, chiuso entro una teca.

La balia, che non ha fatto scuole, non vuole entrare nella stanza della nonna dove c'è quella testa spirante. Ha paura. La nuora, che ha fatto molte scuole, non poteva vedere quel Cristo spirante. “I vivi, — ella diceva, — vogliono camminare, oggi, senza la compagnia dei morti. E l'olio, — aggiungeva, — si dà ai mobili e non alle lampade.„

Ma il bimbo non ha paura. Sorride. Fa con la manina “Addio, addio, addio!„ a Colui che è effigiato or come infante, or come uomo trafitto e coronato di spine.

E ogni sera che il bimbo si addormenta, la nonna gli canta una vecchia nènia in cui risuona la voce di quaranta anni fa, quando così, similmente, addormentava nella cuna il figlio suo. _Et libera nos a malo!_ Tutti gli angioli e i cherubini con le teste bionde e con le spade sono attorno alla cuna. O vane spade, o dolci fantasmi biondi del cielo! Grosse lagrime scendono giù per il volto del Cristo spirante.

*

Quando venne il novembre, il babbo è venuto a riprendere il bimbo.

Nella solitudine della notte, la nonna udì il sibilo del diretto.

Allora ella si levò piano: la vecchia fantesca dormiva; il bimbo dormiva; la balia sonnacchiava con le mammelle bagnate.

La mamma preparò al figlio il caffè. Stava in ascolto: sentì il passo di lui frettoloso nella via. Andò ella stessa ad aprire. “Il bimbo sta bene,„ “Max, bene; andrà alla scuola dell'abicì; la nuora pure sta bene.„

La mamma versò al figlio il caffè così come quando, tanti anni fa, lui tornava al mattino dall'Università, dalla scuola del grande abicì. Allora aveva i capelli biondi: ora qualche filo bianco. Ma è ancora la vecchia tazza del caffè sul vecchio comò, e la mano che gli porge la tazza è ancora la stessa mano: ma un po' più tremante.

La campanella lontana cantò ancor mattutino, e l'alba si svegliava nel cielo.

La mamma domandò al figlio se si sarebbe fermato tutta la settimana.

Oh, povera mamma, fuori del mondo! E gli affari? Appena sino alla sera si sarebbe fermato.

Poi quando il bimbo fu desto e lavato, la nonna lo vestiva: le calzine bianche, la camicina di bucato: le scarpine nuove, le prime scarpine.

— Cinque lire. E le suole sono cartone schietto!

— Si vede che anche in provincia i calzolai hanno progredito.

— La balia vuole il baliatico da mandare a casa; più un mese per il primo dentino.

— La balia è una perfetta contabile.

— Le volevo regalare due mie camicie di tela fine. Non le ha mica volute! Sono all'antica, — dice, — ancora coi bottoni. Eppoi non sono nuove....

— Conosce i suoi diritti.

— Poi hanno mandato questa carta delle tasse della casa. Mi pare che abbiano aumentato....

— Vuoi, cara, che diminuiscano?

— La casa avrebbe bisogno di qualche riparazione.

— Credo, mamma, che se cadesse, sarebbe un'economia.

— C'è anche il conto della rilegatura di quegli orecchini di tua moglie.

Poi quando il bimbo fu vestito, la nonna gli cantava la preghiera. Il figlio fumava.

— _Panem nostrum quotidianum da nobis hodie_, — diceva la madre.

— E poi? — diceva il figlio. — Che se ne fa del pane oggi la gente? Mi guardi, mamma? È una bella preghiera, ma ha fatto il suo tempo. Andava bene al tempo di Cristo quando non usava il _shampooing_, non usava la lima per far le unghie aguzze. _Ed dimitte nobis debita nostra!_ Va alla banca a pagare un effetto col _dimitte nobis_....

Il bimbo rideva.

— Vedi, mamma, che ride anche lui? Non te ne avere a male, mamma. Oggi tutta la morale è ridotta ad una semplicità elementare. Occorre tanto pel bilancio. Come? Non so. Come si può. Occorre tanto.

— Non è bello quello che tu dici, figlio!

— Te la prendi con me? che c'entro io? È il bilancio! Il numero delle voci del bilancio è spaventoso. Metti poi due figli nel bilancio, un terzo in viaggio; e poi invece di prendertela con me, dirai che io sono più che bello, eroico!

*

Sono partiti alla sera. La nonna li ha accompagnati alla stazione.

Nell'attesa del treno, il bimbo si è addormentato su la spalla della nutrice.

— Non lo svegliare, — disse la madre al figlio. — Quando si sveglierà, non si ricorderà più. Sta attento alle arie del finestrino. Nella valigia grande vi sono i savoiardi, c'è la bottiglietta del brodo. Tutti i calzettini di Max sono stati accomodati.

E altro non aveva da dire.

Che cosa altro dire?

Quando i figli si allontanano senza gli Iddii, noi non abbiamo più niente da dire ai figli.

Il treno arrivò.

Voi non tremate quando il nero treno arriva? Buon segno! Ciò vuol dire che quelli che sono partiti, sono anche tornati.

Le ruote insensibilmente si mossero e dallo sportello la mano del figlio si staccò dalla mano della madre.

— State in pace, — ella disse.

E il treno sparì nella notte.

*

Ed ella ritornò alla sua casa sola, e finchè la sua mano era viva, versò l'olio nella lampada.

_Bellària, estate 1917._

INDICE.

A EMILIO TREVES Pag. v Il topo di biblioteca 1 Clorofòrmio 49 Cose da manicòmio 55 Verbi transitivi e verbi intransitivi 75 Navigare! 89 Il telegramma 95 Sotto zero 105 La martingala 111 Antonio e Cleopatra 121 La bora 131 In salmì 141 La casa delle vecchie 153 Cirillino e Cirillina 169 La lampada spenta 179

OPERE DI ALFREDO PANZINI:

_Piccole storie del mondo grande_ L. 4 — _La lanterna di Diogene_ 5 — _Le fiabe della virtù_, novelle 5 — _Il 1859. Da Plombières a Villafranca_ 5 — _Santippe_, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno 5 — _La Madonna di Mamà_, romanzo del tempo della guerra 5 — _Novelle d'ambo i sessi_ 3 — _Viaggio di un povero letterato_ 6 —

IN PREPARAZIONE:

_Io cerco moglie!_

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (pericolo/perìcolo, osteria/osterìa, braccia/bràccia e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

End of Project Gutenberg's Novelle d'ambo i sessi, by Alfredo Panzini