Novelle

Part 17

Chapter 173,228 wordsPublic domain

La zuffa dell'Alcolea, la cannonata del ponte, il passaggio a guazzo del fiume, la fuga degli Spagnuoli per il piano, l'inseguimento dei nemici, la mala ed anzi niuna difesa della città, e l'ingresso trionfale de' Francesi erano stati meglio che d'ogni altro luogo veduti (quasi scena di teatro da' palchi) da certe rôcche che fan terrazza o bel vedere sopra la città di Cordova, e suoi contorni, e il corso magnifico del Guadalquivir. La sù era, e credo che sia per anco, una congregazione di romiti secolari, che non hanno voto ma una regola durissima di silenzio, solitudine e penitenze, così dura, che pochi vi reggono vivi oltre ad un anno o due. Tuttavia, a malgrado della regola, e della segregazione loro dal mondo, già da più giorni erano informati delle publiche calamità; e tanto in chiesa dove solo s'adunavano, come nelle loro solitarie e discoste celle, facevano preghiere e mortificazioni e penitenze nuove, che a' quei santi uomini parevano allora il solo aiuto che nella loro condizione potessero tributare alla patria pericolante. Un giovane novizio particolarmente, o avesse più di questo zelo verso la patria, o che ogni zelo sia maggiore in gioventù, non accontentandosi nè delle penitenze consuete, nè delle straordinarie imposte, ne aggiungeva ancora delle sue volontarie, e vi spendeva tutto il dì e la notte. E così è che, fosse desto prima degli altri, o meglio degli altri conoscesse il rombo del cannone, e il precipitato ripetersi delle schioppettate, certo è ch'ei fu il primo quel mattino ad udirle. E perchè poi a chi ha udito una volta quella musica, niun altra, dicea Toniotto, è che paia così interessante, o che faccia tanto palpitare il cuore, interruppe egli a un tratto le devozioni, che avrebbe dovuto tanto più rinnovare in quel punto; ed uscito della cella o capanna, si fermò sull'uscio a mirare ed udire, con orecchi ed occhi e tutti i sensi rivolti a ciò. Appressando il rumor, vedevansi poi anche gli altri romiti, ora l'uno ora l'altro, far capolino al medesimo modo fuori de' loro uscii: ma poi rientrare più obbedienti al loro istituto a ripregare. Solo il giovane novizio rimase lunghe ore; finchè, adocchiato dal priore da lungi, fu per uno squillo particolare di campana ammonito, che badasse a sè e tornasse a sue preci, e tornovvi. Ma in breve, non resistendo alla tentazione, di nuovo uscì, e si rimise quasi involontario a quella così poco ascetica contemplazione delle cannonate e delle schioppettate e degli investimenti e delle cariche di fanti e cavalli che si succedevano. Finalmente, a mezzo il giorno, vidersi su per gli andirivieni delle rôcche dirigersi all'eremo, prima una o due e poi a dozzine molte persone, uomini, donne, e principalmente gente di chiesa, carichi di ogni sorta d'arredi sacri e profani, che fuggiaschi recavano a nascondiglio nel segregato e povero romitorio. Allora il priore, che non voleva tutto solo rimaner esposto a siffatto caso tutto nuovo, sonando a congregazione la campana, chiamò tutti i fratelli alla chiesetta. Dove in breve arrivando i fuggiaschi ognuno colle sue salmerie, stanchi le ponevano in terra sulla piazzetta e sotto il portico; dove erano così alla rinfusa, qua ricchi abiti e parati di palazzi e di chiesa, e calici, e pissidi, ed altre argenterie, ed anche addobbi da uomini e da donne, arme preziose, e gioie femminili; che gli uni di quei poveri romiti ne togliean gli occhi per timor di pensieri mondani rinascenti, gli altri per la gran pietà rompevano il voto del silenzio, sclamando peccato! al vedere così sconce e rotte tante sacre preziosità; e intanto il giovane novizio, quasi Achille in Sciro, non sapea tor gli occhi, già non più bassi nè composti ad umiltà, ma torvi, biechi, rabbiosi, da certi schioppi e certi pugnali che gli splendeano oramai troppo vicini. Ben se n'appose il priore, e gli commandò di ritirarsi; ma già era una confusione da non udirvisi i comandi di qualunque esercitato capitano, non che d'un povero prior di romiti; e il novizio ammonito obbedì la prima fiata sinceramente; ma per poco, e tornò; alla seconda, non obbedì che di vista, e data una volta fu a un altro lato senza ritirarsi; alla terza, resistette apertamente al comando, e forse guatò bieco l'istesso priore. Certo è che questi con un alzar di spalle, od anzi un abbassar di capo tutto dolcezza ed umiltà, non insistette, nè più espose a tal cimento l'autorità. Alla sera, chiamato il novizio alla cella priorale, accorse questi, e in breve ora poi non uscì.... non più novizio nè frate o romito di niuna maniera, ma abbigliato da _majo_ Andaluso; la giubba, i calzoni corti a bottoni d'oro, le calze di seta, e i calzari di cuoio abbottonati, il cinto rosso con due paia di pistole e il pugnale, la montera in capo sull'orecchio sinistro, e sulla spalla destra il buono schioppo inglese a due colpi.

Io credo bene sia già mezz'ora che voi avete pensato, che il novizio disfratato non era nè poteva esser altri che il nostro Perico. E così era difatti. Ed io ho apposta lasciato di dirvi per quali miserie e quali angoscie egli passasse, da quella notte che abbandonati i compagni contrabandieri, egli aveva per selve e rupi fatto vita da sè, or ricevendo per nulla l'ospitalità, ora spendendo que' pochi scudi che gli rimanevano, e poi trovando modo di farne venire di casa sua. E così è, che non gli mancava nè la sussistenza, nè nemmeno una tal qual tranquillità che gli era lasciata da' suoi persecutori, o che essi avesser perduta la traccia di lui, o che, principiando già i pubblici scompigli, ognuno avesse a pensare a sè. Tuttavia, venutogli a noia quel viver così cacciato d'ogni società, e quell'aver da difendere la propria vita col prender l'altrui, che appunto, per essere stato costretto a ripensare a queste cose, gli pesava ora più di prima; e più d'ogni cosa poi essendo accorato di non saper più nulla di Marichita, anzi essendo da sue spie o relazioni informato che non se ne sapeva niente nemmeno da Donna Ramona, nè da Don Luis; perchè egli aveva posto in quell'amore tutta la sua vita, e mancando quello, questa gli pareva troppo pesante; in ultimo s'era risoluto di andarla a finire in quel romitorio dove testè l'abbiamo trovato. E così è che, essendo questa vocazione falsa, venuta tutta per motivi umani, ella per altri motivi umani in breve se n'andò. Onde io tengo, che il priore fece benissimo di non serbar oramai in convento così mal frate. E tanto più che egli, avuto il commiato suo, invece di torlo a penitenza od ingiuria, ed andarsene quasi cacciato col viso basso; appena ebbe un piè fuor della porticella del recinto, parve anzi quasi aquila o nibbio a cui s'apra la gabbia, ed esca, e parta, dritto dritto e d'un trar d'ali, il più lontano che può dalla prigione, e non si fermi nè scenda se non quando gli manchi la forza d'aleggiare. Così fece Perico, e credo bene che invidiasse agli uccelli lor ali, o a' caprioli lor leggerezza; sì ratto veniva egli giù saltando, anzi precipitando di rôcca in rôcca, fino al piano, ed indi camminando verso la città, senz'altro pensiero che della gioia di sentirsi nuovamente addosso l'abito leggero e le buone armi ch'ei faceva risuonar camminando, come fa un cavallo addobbato a battaglia, o un sottotenente il primo dì che si va ingalluzzando colla divisa militare. Così andò Perico per una bella chiara notte fino alla porta di Cordova. Dove essendo già per entrare, finalmente gli venne pensato se pur entrar vi dovesse; e fermatosi, pur pensò che in una città testè occupata da' nimici, un uomo armato com'egli non vi sarebbe il benvenuto; e tanto meno che anche in una città più pacifica ei non avrebbe potuto render conto troppo buono di sè. Quindi, tornando indietro sulle sue pedate, venne a un casolare solitario in mezzo al piano; dove fu creduto uno dei fuggitivi, tanto più facilmente ch'ei poteva meglio di niuno narrare i particolari della giornata; e che, imbanditogli poscia il _pucero_ o pentolone d'ogni sorta di carni lesse e condite con ispezierie, che è la vivanda più cara agli Spagnuoli, egli che da più mesi non n'avea sentito nemmeno l'odor del fumo, gli fece allora tale accoglienza da confermar chicchessia nel pensiero, che egli avesse dovuto combattere e fuggire tutto quel giorno senza un momento da riposare nè restaurarsi. Finita così non brevemente la cena, gli fu poi dato ancora un letto, anch'esso quantunque rustico troppo migliore dei nudi assi usati al romitorio. Ondechè, messovisi addentro il giovane, sarebbe stato in pochi minuti immerso in profondo sonno, se i casi suoi non fossero stati tali da farlo invece immergere in profondi pensieri.

A lui il passato, tranne un affetto, era nulla; il presente, nulla; e il futuro.... ciò ch'era per farne egli stesso: situazione d'animo questa in che più o meno s'è trovato chiunque s'è mai avventurato sul mar degli eventi. Situazione poi, da disperare chiunque mancando di cuore si perda in rincrescimenti invece di afferrare speranze o almeno doveri. Perico era di quelli che per natura mirano più volentieri innanzi che indietro. Tuttavia i suoi pensieri errarono sull'uno e sull'altro alcun tempo; finchè, vinto o dalla lauta cena, o dal buon letto, o dalla fatica, o dalla gioventù che chiama anche involontario il sonno, prima che avesse finita la deliberazione a cui s'era accinto, egli s'addormentò. Ma la continuava poi, per così dire, anche addormentato, e nei sogni. Passavano pingendosi alla rinfusa nella disordinata fantasia, ora le scene di sua infanzia, gli scherzi, i giuochi sulla rena del mare, su' prati fioriti, e tra gli armenti paterni; ora la scuola e i compagni, e la spensierata allegria dell'adolescenza; or con più vivi colori la prima gioventù, il primo amore e quegli altri che seguono, quasi variati lievi preludii ad annunziar l'amor vero; il quale è poi il motivo, il canto principale, reggitore e talora sovvertitore di tutta la vita. Passava e ripassava allora l'imagine dell'amata, or tenera, ora briosa, or appassionata, ora traditrice; e chiamate da questa ultima amara tutte le dolorose ricordanze, gli spenti affetti, gli amici traditori, i fiacchi, i morti. Allora, stretto affannato il petto, arso il capo, svegliavasi a mezzo, e si riaddormentava, e vedeva armi, armati, agguati, e zuffe, e battaglie, dove si precipitava con una gioia e un ardor tutto nuovo; e destavasi con un grido di guerra. E così tornava egli a sua prima deliberazione; e lasciando oramai il passato inutile, davasi tutto cuore al futuro. Ma, per fissar che ei vi volesse gli occhi della mente, fuggiva quello; come quelle figure di nebbie e nuvoli, che mentre le miri si sciolgono. Allora, tutto impazienza e desiderio di qualche realità qualunque fosse, alzavasi, usciva al sereno, e vedendo albeggiare dietro la città, nascoste le armi in casa a' suoi ospiti, e mutati in più grossi e villerecci i suoi abiti troppo appariscenti, all'ora che incominciavano ad entrare i villani, egli pure inavvertito entrò in Cordova, e diessi inosservato ad osservare.

Osservò eserciti che la fama avea detti di veterani, ed ei chiaramente li vedea di reclute; che la paura avea detti innumerevoli, e li vedea compresi in una città; detti giganti, ed erano omiciattoli; detti infaticabili, e già svenivano delle marce e del caldo; detti in ultimo disciplinatissimi, ed ognuno vi faceva a modo suo, sbrancandosi, predando, e mal guardandosi. «Or bene,» dicea Perico, «io so che non sono stato altro che un povero contrabandiero. Ma se ci fossimo tenuti a questo modo, certo non avremmo durato gran tempo contro a' doganieri, che eran le dieci e venti volte forti quanto noi. Ma noi andavamo ognuno per proprio conto, e i doganieri per conto altrui. Costoro, paiono doganieri. E se lor potessi metter contro solamente una ventesima o trentesima parte dei buoni contrabandieri come vo' dir io, combattenti per proprio conto; che bei colpi, che sorprese, che ficcarsi in mezzo e prendere ed amazzare e poi sparire, che si potrebbe fare! miei buoni contrabandieri, dove siete voi? dove vi potrei io trovare?» E in questi ed altri simili pensieri girando per le vie della città, e vedendo sempre più cose che lo confermavano nella sua deliberazione, venne a quella di trovare i compagni antichi, ed aiutando l'occasione, ritrarli dalla vita perduta ch'ei facevano, e farli di nemici amici e difensori della patria e del principe. E perchè poi Perico era di quelli che non sognano nè dubitano nè aspettano se non quando è impossibile di operare; venuto subito all'eseguimento, cominciò ad entrare or qua or là nelle taverne, e fermarsi per le piazze, destramente raccapezzando dagli uni e dagli altri quante notizie potette avere non solamente della forza e della posizione di quell'esercito, ma di tutti gli altri eserciti nemici sparsi nella penisola, e delle sollevazioni popolari; e insomma d'ogni cosa publica a cui egli mai fin allora non aveva guari badato. Poi, tornato al suo casolare, e passatavi un'altra notte quasi tutta sveglia a combinare e anticipar colla vigorosa fantasia il futuro, or non più fuggente, or afferrato; la mattina molto per tempo indossate le armi, partì; e lasciando poi le strade maggiori, ficcatosi ne' sentieri e nelle rôcche della Sierra Morena, passò verso Baylen, e sceso a Menjibar guazzò il Guadalquivir; e lasciata Jaen a destra, e Granata a sinistra, verso i monti d'Alhama capitò una sera ad una _venta_ od osteria isolata, il primo de' luoghi di convegno di contrabandieri che fosse da quella parte. Nè trovavane là nissuno per allora. Ma seppe dall'oste i luoghi dove poteva trovarli, e quanti e quali in ogni luogo; e qual vita avean fatto dopo che gli avea lasciati, e tutti gli altri particolari che gli eran d'uopo per l'ordinamento da lui premeditato. E così in un'altra notte di deliberazione ebbe fermato tutto il suo disegno, e come e quando e dove ed a quali se ne doveva aprire. E qui poi forza è confessarlo. Egli che, per contrabandiero, era stato così timorato di coscienza ed avea rotta ogni compagnia coi meno scrupolosi; all'incontro, come capo di parte fu tutt'altro che minuto o difficoltoso, e scelse ad aiuto non i più puri di coscienza ma i più arditi e più destri e più spiritosi; anzi, dicono taluni, quell'istesso briccone che egli avea avuto per contrario, pensando che chi mal ispirato aveva avuta forza ed autorità per mal fare, diretto od anche precipitato al bene avrebbe forza a ben fare. Del resto, l'ufficiale che tanto parteggiare avea veduto in Francia ed in Ispagna diceva, che in que' paesi le parti son sempre così; che al principio e nel pericolo elle fanno d'ogni erba fascio, e mai non temono insudiciarsi; ma al fine ed alla distribuzione dei premii diventano schizzinose, sanno trovare il pel nell'uovo, e sogliono molto scrupolosamente purificarsi. Anzi aggiungeva egli poi, che così debb'essere. Ma lasciamo stare. Ad ogni modo Perico, trovati quelli che cercava, ed infiammatili del proprio ardore, cioè fattili capaci, prima che era interesse loro, e poi anche che sarebbe lor gloria il seguirlo; usando argomenti e modi e stimoli adattati a quelli cui parlava, tanto e così ben fece, che in un otto o dieci dì ebbe ragunati da cento di que' vagabondi contrabandieri, o che so io, che per l'onor di Perico non si vuol verificare; e in un'adunanza generale tenuta in mezzo a una valle scura della Sierra di Ronda fu riconosciuto e gridato lor capitano.

Allora entrò in una nuova carriera d'imprese e faccende. Mandò due de' più fidati suoi nelle isole del Guadalquivir, che vi recassero la nuova ampliata e abbellita dell'essere stato egli Perico col consenso universale di tutta la brava gente de' due Regni di Granata e Jaen alzato al grado di capitano di tutte le truppe leggeri destinate contra Francesi. Egli intanto co' suoi cento bravi che ogni giorno diventavano più, ma pur li chiamava solamente la vanguardia, s'avanzava verso San Roque, dove s'andava raccozzando un vero esercito sotto il comando del famoso Castaños. Il quale, essendo già capitano generale di quel campo contro agli Inglesi di Gibilterra, come seppe la sua patria invasa, il suo principe prigione, ogni autorità cacciata o sciolta, sè stesso autorando, fermò pace cogli Inglesi; ed aiutato da essi, e poi dalla Giunta di Siviglia anche sollevata, si diè ad ingrossare l'esercito, e farlo lesto e pronto a muovere contro Dupont. Perchè poi anch'egli era di quelli che non perdono il tempo in troppe sofisticherie quando è quello di operare, accolse molto bene, anzi accarezzò Perico e i suoi; e non che di grazie o perdoni, d'altro non si parlò che di premii e gradi ed avanzamenti; e fece Perico colonnello della gente che avea condotta seco. E venutagli già quella che aspettava da sue terre, il nuovo colonnello poi mosse dalla Sierra di Ronda verso Cordova e Andujar; e unitosi là con altri capi di schiere irregolari, o come dissersi di _guerriglie_; tutti insieme tenevano a bada, inquietavano, pizzicavano, tagliavano, ed isolavano Dupont e i suoi Francesi. Quindi a spaventarsi questi della sollevazione che pareva universale; avvisatine all'incontro, a prenderne cuore, Castaños, e Reding, Peña, Coupigny, altri generali spagnuoli aggiuntisi a lui; e a muovere poi tutti insieme minaccevoli. Dupont a temere non gli fosse recisa la ritratta, a lasciar Cordova, a indietreggiare fino ad Andujar e Baeza, difendendo i passi del Guadalquivir, e tenendosi a cavallo sulla strada di Madrid; finalmente ad avanzarsi in fronte a lui l'esercito spagnuolo, e ad occupar, come quello la destra, così questo tutta la manca del fiume. E allora incominciò la guerra in regola da quella parte.

Di nuovo dico, che ho vergogna di parlar io prete a voi donne di queste cose; ma è forza che le udiate, se volete arrivare all'ultimo. Castaños col grosso dell'esercito era in faccia al ponte d'Andujar su certi colli che si chiamano Los Visos; Reding con un altro grosso di Spagnuoli a destra e a monte del Guadalquivir rimpetto al guado di Menjibar. Seguirono alcuni giorni di zuffe ed incontri; fazioni non gravi, ma che pur portarono gli Spagnuoli ad assalir davvero, i Francesi a davvero ritirarsi. Fecersi le due mosse a un tempo. Reding, passato il detto guado, e volgendo a manca, si recò a Baylen sulla strada di Madrid per tagliar il passo. Dupont partì la medesima notte di Andujar ed arrivò all'aggiornare a Baylen, ed incontrò Reding che già l'occupava. Castaños, avvisato che Andujar era vuota, passò il ponte, e inoltrò finchè trovossi a spalle di Dupont; e intanto dall'altra parte arrivava da Madrid, capitanato da Vedel, un nuovo corpo di Francesi mandati in aiuto. Così trovavansi, strano accidente, incastrati quattro corpi nemici l'un nell'altro; prima, incominciando da mezzodì, Castaños spagnuolo ad incalzare; secondo, Dupont francese incalzato dietro, ed investente innanzi a lui; terzo, Reding che facea due fronti, a vicenda contra Dupont e contra Vedel; quarto ed ultimo, Vedel che scendea correndo dalla Sierra Morena. Che dirovvi io più? I particolari di questa famosa battaglia di Baylen sono disputati anche oggidì in Ispagna e fuori; disputando i vincitori tra sè per attribuirsi ognuno la parte maggiore; e i vinti per buttarla ognuno sopra altrui. Il risultato fu, che Dupont, a mezzo del giorno, più spossato che vinto, entrò in trattato per arrendersi: che Vedel si ritrasse, che gli Spagnuoli rimasero superiori e perciò dettarono le condizioni; le quali essendo durissime, il trattato stette poi tre giorni interi a conchiudersi, ma si conchiuse, capitolando tutti i Francesi.