Chapter 2
Ah,... guarda.... là!--L'ultima volta il padre Noi là vedemmo; noi, bimbi tremanti Colle catene ai polsi!... Ei rantolava Nell'agonia suprema, e si torceva, Pallido come pario marmo, gli occhi Sbarrando intorno!... E, dall'aperta gola, Colava il sangue! Il suo prezioso sangue!... Il sangue nostro!...--Giù colava a fiotti; Giù, sovra il petto; giù, sui fregi d'oro; Giù, sulle gemme, come rosso serpe; E dilagava a terra, ove vincea Il color delle porpore!--Ah, potessi Viva evocar l'abbominevol scena! Far che nell'aria risonasse ancora Quel rantolo! E, dal suolo, ove alla figlia D'un carnefice suo tu ti inginocchi, Raccôr potessi di quel sangue un grumo Per gettartelo in volto!
(_Acclamazioni in lontananza_)
Or quali grida?
SCENA III
DAÌRA--DETTI
DAÌRA (_dallo scaleo, accorrendo_)
Oh, la lieta novella!... Il re è tornato!
ARGIASP
Il re?...
ZALA
Nabuco?
DAÌRA
Si.... Fa ressa, intorno Ad un drappel di cavalieri, il popolo Alla porta di Belo.--«Il re ci segue!» Gridan essi, «Lasciateci alla reggia Recar l'annunzio!»--Ma la folla chiude A loro il passo, colle mille bocche Mille domande a lor volgendo.
ARG. (_fra sè, osservando Daìra_)
Lieta Mai la vidi così!
ZALA (_piano ad Argiasp_)
Tutto è perduto! Va.... T'affretta.... Ti prostra!... Io, nella reggia, Ove nacqui, l'attendo.
(_s'allontana a sinistra_)
SCENA IV
DAÌRA--ARGIASP
DAÌRA (_a Argiasp, che muove verso lo scaleo, andando a lui_)
Teco, Argiasp, Verrò....
ARG. (_ironico_)
Di non seguirti a me imponevi.... E me seguire or vuoi?
DAÌRA (_scostandosi_)
No.... Va tu solo!... D'un inutil sarcasmo ebbe la pena La mia inutil richiesta.... All'occhio mio Nulla sfuggir potrà s'io là rimango.
(_indica il terrazzo in fondo e muove ad esso_)
SCENA V
DAÌRA sul terrazzo--CORTIGIANI che vengono d'ogni parte, s'incontrano, parlano fra loro con concitazione--Fra i cortigiani, BALTAZÀR, LORASP, FASKUN, TOGHRUL, GURGHIN, NUSHÈH, MAHAFERID, GERIRÈH--Voci, grida e squilli man mano più vicini.
LORASP (_accompagnato da Mahaferid, venendo dalla destra, a Baltazàr, che giunge con Nushèh dal lato opposto_)
Fulmineo ritorno!
BALTAZÀR
E ingrato forse A molti.
MAHAFERID
A chi?
NUSHÈH
Meglio d'ognun tu il sai.
MAHAFERID (_indicando Baltazàr_)
Io so che insulti i suoi sospetti sono.
GURGHIN (_incontrando Faskun_)
Fulmineo ritorno!...
FASKUN
E trïonfale, Gurghin!
GURGHIN
Nè ai canti di gloria e di gioja Mancherà la mia voce!
FASKUN
È dessa stanca Forse di mormorar sempre nell'ombra?
GURGHIN (_con terrore e ipocrisia_)
O Faskun, tolga Belo che tu mai Alla calunnia porga orecchio!
(_si lasciano_)
BALTAZÀR (_incontrando Faskun_)
Muta In pecorelle timide i mastini L'apparir del leone!
FASKUN
È vecchia storia!
(_squilli nel cortile_)
DAÌRA (_sul terrazzo_)
Eccolo!... È desso!... Il Re!
TUTTI (_accorrendo al terrazzo, mentre Daìra, pensosa, se ne allontana_)
Viva Nabuco!
MAHAFERID (_a Gerirèh, mentre osservano entrambe nel cortile_)
Sta sulla soglia della reggia Zala....
GERIRÈH
A lei si inchina il Re, non essa a lui,...
(_Acclamazioni e nuovi squilli nel cortile_)
DAÌRA (_fra sè_)
S'ei, vedendomi, più non ricordasse Chi son, n'avrei troppo dolor!--Nascondermi Voglio...
(_dopo aver pensato un momento, come decisa, indicando a sinistra_)
Là!... Sì.... Là!... Nel giardino antico, Ove, fanciulli, insiem stavam sovente!
(_come ricordando_)
Nascosto fra i cespugli, ei m'attendeva, Su me piombava e mi ghermìa... mentr'io Dicea ridendo: «No... bel leopardo, «Alla gazzella tu non fai paura!...»
(_Nuove acclamazioni_)
Di rose gialle, a lui sì care un giorno, Vo' mandargli un canestro... e, s'ei ricorda Quei fiori ancora, a lui n'andrò sicura Ch'anche Daìra non può aver scordato!
(_S'allontana rapidamente a sinistra.--Intanto la scena s'è nuovamente popolata.--I cortigiani fanno ala allo scalco_).
SCENA VI
AFRAISAB, il gigante--KUNAREND, BERHAM, DARAB, GHEV, poi NABUCO, alla destra del quale ARGIASP, alla sinistra ZALA. Dietro ad essi Capitani, Schiavi Medi, Egizî, Sciti, Ebrei. Fra questi JEROBOÀM e EFRAIM.--Detti.
AFRAISAB (_apparendo dallo scaleo, con voce tonante_)
Largo a Nabuco il re!
(_Gran movimento--Si lascia libero il passo--Squilli, rintocchi, canti, acclamazioni, grida in scena e fuori_),
TUTTI
Gloria a Nabuco!
NABUCO (_avanzandosi, riconoscendo Faskum, poi Baltazàr_)
O mio vecchio Faskum.... E tu, tu pure, Fedele Baltazàr....
BALT.
Signor, la gioja Mi toglie la parola....
LORASP (_avanzandosi con Mahaferid_)
A noi degnate Uno sguardo!
(_indicando Mahaferid_)
Mia figlia....
NABUCO
E tu?
ZALA
Lorasp Egli è....
NABUCO
Del sangue tuo....
ZALA (_superba_)
Sì, il regal sangue Di Sàrak!...
NABUCO (_ironico_)
È regale la bellezza Sempre.... e la forza....
(_Va al trono e vi sale.--Afraisab gli porge lo scettro, mentre Argiasp gli toglie l'elmo e gli pone sul capo la corona_).
TUTTI
Gloria al Re!
NABUCO
Le spade Or deponiam.--Di Babilonia vinti I nemici son tutti. Egizî, e Medi, E Sciti, e Ebrei noi le traemmo schiavi; E quelle mani, che alla sua rovina Volgevan l'armi, or diverranno ancelle Della sua gloria; e innalzeranno eccelsi Templi ai suoi Numi; e aggiogheranno l'acque Dell'Eufrate ribelli; ed in un vasto Giardino muteran questo soggiorno; E a me, che stringo nel mio pugno il mondo, Eleveran statue d'argento e d'oro, Che culto avranno come i simulacri D'Auramazda e d'Istàr.--Nume son io Com'essi!... A terra!... Innanzi a me prostratevi!
JEROBOÀM (_agli Ebrei che lo circondano_)
Ah, per Gèova.... no!... no!... Nessun di voi, O fratelli, si prostri.
ARG. (_a Jeroboàm e agli Ebrei_)
A terra!
TUTTI A terra,
O schiavi!
JER.
A terra non cadrem che spenti.
AFRAISAB (_ai soldati indicando Jeroboàm_)
Ch'ei muoja!
NABUCO
No.... soltanto i forti atterra Nabuco!... Ch'egli viva.
JER.
E più feroce Così sei tu,... chè men peggior la morte È del vivere schiavi, e vecchi, e ciechi!
NABUCO
Chi sei?
JER.
Jeroboàm, figlio d'Elia, Degli Esseni di Kyriat.¹
¹ _Kyriat Sefor_ (la città dei libri) mutò il nome in quello di Debir, non meno significante, perchè vuol dire «seggio della parola e dell'oracolo.»--La si chiamava _Città dei libri_, fin dall'epoca di Giosuè.--Un passo del Talmud dice: «Vuoi fare acquisto di sapere? Va presso i dottori del mezzodì» cioè in quel paese, che sta al sud di Gerusalemme ed è limitato a levante dal lago Asfaltide, e fu per la Giudea quel che l'Attica per la Grecia e la Toscana per l'Italia.--Ivi abitavano gli Esseni, che incarnavano il tipo migliore dei migliori repubblicani d'ogni tempo, perchè amanti della libertà, odiatori dell'accentramento e dell'ipocrisia, miti e forti. Filone nel suo libro «_Ogni uomo probo è libero_» dice, che si chiamavano Esseni o Essei da una voce siriaca, che vale _pio, santo, benigno_, o parla a lungo della loro abilità medica, della loro longevità in causa del vivere temperato e operoso, delle facoltà profetiche che venivan loro attribuite, della loro morale, che condannava la schiavitù obbligandoli a servirsi l'un l'altro, ad esser proclivi al perdono, e poggiava sulla triplice base: l'amor di Dio, della virtù e degli uomini.--Il Talmud parla pure d'una scienza segreta degli Esseni, per meritare d'esser iniziati alla quale, condizione precipua era di saper vincere l'ira.--Il volgo credeva che deducessero l'avvenire dai sogni.--Non priva di fondamento è l'opinione che Gesù Cristo facesse parte di questa nobilissima setta. Conferma appieno questa opinione il modo allegorico, figurato (e quasi sempre con figure desunte dalla vita campestre) che Cristo ha comune cogli Esseni; i quali, com'egli ripete tante volte, solevan dire: «I precetti fanno il corpo della Scrittura, l'allegoria lo spirito.»--Gli Esseni prendevan parte alla vita pubblica, poichè essi non eran asceti, ma uomini che accoppiavano il pensiero all'azione.--Flavio e lo stesso Alessandro Severo tessono le loro lodi per l'invincibile coraggio che mostrarono nell'opporsi all'invasione romana; dice il Benamozegh, _Storia degli Esseni_ (Firenze 1865): «Patirono il ferro, il fuoco e la mutilazione dei membri e la morte stessa, senza che una sola lagrima venisse a implorare la pietà del carnefice.»
Chi volesse conoscere meglio gli Esseni legga il bellissimo libro di G. De-Castro, _Fratellanze segrete_, cui attinsi queste brevi notizie.
NABUCO
Il tuo nome Rammento.--Un dì, quando la prima volta Soggiogai la Giudea, chiedendo pace Con altri di tua setta a me venisti. Quì schiavi, fin da allor, trarvi potevo; Ma, affascinato dalla luce arcana Dell'intelletto vostro, a voi lasciai E vita e libertà, tenue tributo Imponendovi ogni anno. Indi all'Egitto Rivolsi l'armi.--Or ben qual fu la fede Che mi serbaste?--Voi poneste a morte Chi, in nome mio, raccogliere dovea Il tributo promesso, e me assaliste Alle terga. Ma invan!... Vinti gli Egizî, A voi tornai;... e, allor, pietà non ebbi.
JER.
Noi trucidammo il messo tuo, che insulti Lanciava al Tempio; e i tuoi guerrieri, a mille, Trucidarono a noi donne e fanciulli! Ascolta!... Ascolta!... A me crescea d'intorno, Come campo di spiche rigoglioso, Una vasta famiglia. Eran canzoni Di robusti pastori; erano nenie Di belle madri dal rigonfio seno; Eran trilli di bimbi, a me avvinghiati Nell'impeto talor di affettuosa Festività infantil, sì ch'io sembravo Grappolo enorme dagli acini lieti Riboccanti di succo!...--Io non li vidi Perir pugnando i miei gagliardi figli, Ma, morti, a me furon recati!... Vidi, Ahi, vidi, sì, sotto ai miei occhi, preda Dei tuoi soldati, le mie donne, urlando, Invocare la morte, e benedirla Quando, dal petto lor, col sangue e il latte, Dalle larghe ferite uscia la vita E l'ignominia era compiuta!... E vidi I miei bambini palpitar sbranati A me dinnanzi.... E udii l'orrendo schianto Delle piccole teste alle pareti Fra le risate.... E mi sentii sul volto, Sangue del sangue mio, mia carne istessa, I cerebri schizzarne!... Ah, tanto io piansi Da quel tremendo dì, che gli occhi miei Più lagrime non han,... non han più luce!
NABUCO (_ironico_)
Dio vendicò quel dì gli Amaleciti!
JER. (_con grande impeto_)
Sul capo tuo cada il lor sangue e il nostro! Iddio giudicherà!
NABUCO
Non più!... Nabuco Responsi attende dalla propria spada Soltanto....
(_pausa_)
Alle sue cure ognuno ritorni. Alla pena gli schiavi; ai vezzi loro Le donne; ai riti i sacerdoti; ai balli Ed ai conviti chi il piacere adora;... E ai suoi pensier Nabuco.
(_Tutti si allontanano.--Scende la sera.--Presso lo scaleo viene accesa una lampada_)
SCENA VII
NABUCO solo, sul trono.
NABUCO (_cupamente_)
E di Nabuco Sono i pensieri, ahimè, i nemici soli Ch'egli teme!...--La terra e il mar son vasti; Ma, ad averne l'imper, basta una spada! Oro, gloria, poter:... facili prede Di volgari nature! Io li posseggo, E non son lieto!...--Anch'io ringhio ed addento, Come il mastin, se alcun li tocca.... Il suo Brandel di carne esso difende, ed io Il mio frusto d'impero.... Eppur, s'accheta Il mastino satollo;... ed io non trovo Riposo invece!... Un mendico, che geme Agonizzante per eterna fame, Sta in me Nabuco onnipossente: e invano, Per sazïarlo, io gli gettai finora. Cento vittorie, e cento regni, e il mondo!... Ei sempre grida: «_No! Non questo cibo Mi sazia!..._»
(_Depone la corona e lo scettro--A poco a poco notte completa_)
Ora vediam: Tutte le cose Hanno una forma ed un mister: mutare Noi la forma possiam; ghermir l'arcano Mistero.... forse!....--Ogni volgar natura Della forma si sazia; ogni divina Sazierebbe il mistero?... Io del mistero La conquista tentar dunque dovrei? Oh, l'immane fatica!... In suo confronto Gioco mi par di cerretani quella Che già compii....
(_alzandosi, come allucinato e come parlasse a un fantasma che sta in lui_)
Ma, orsù, rispondi: «_È questo Forse il cibo che chiedi?_»
(_come dando ascolto e come ripetendo parole che gli giungono vagamente_)
È questo!... È questo!
(_con un grido, ergendosi della persona_)
All'opra, dunque!... All'opra!
(_ricade accasciato sul trono, momento di pausa_)
Ahi, quante volte Io fin qui giunsi.... e poi caddi spossato! Non dell'armi il valor quì la vittoria Può darmi! E, lo potesse, ad ogni cosa Dovrei muovere battaglia; poichè ognuna Ha il suo mistero!... E, li vincessi tutti Della terra i misteri, in alto io volgo Lo sguardo....
(_fissa lo sguardo in fondo, dove appare il cielo stellato_)
Il ciel tutto si ingemma d'astri.... Ed ogni astro è una sfida.
(_alzandosi, con impeto_)
E sia!... Degli astri Alla conquista!
(_ricadendo accasciato_)
E come?... Son lontani.... E ignota è a me la forza, che potrebbe Fino ad essi sospingermi!--La forza? Che è dessa mai?.... Quella d'Afraïsàb, Che cento affronta e uccide o fuga; o quella D'Jeroboàm, che, vinto, parla.... e vince Me, Nabuco? È la mia, che il mondo doma; O quella dei sapienti di Giudea, Che affascinò la mia?
(_scende dal trono e passeggia_)
Popolo grande Dagli ermetici libri e dai profeti Che leggono nei cieli....
(_come stanco va a sedere sui gradini del trono_)
«A re Nabuco «Gloria!»... E Nabuco è un bimbo che si affanna Per un balocco che gli vien negato, E quei che ha già farebbe in pezzi!
(_si copre il volto colle mani.--Pausa.--La luna sorge; un suo raggio penetra dal fondo_).
VOCE DI DAÌRA (_che s'avvicina, a destra, cantando_)
La rosa gialla come l'or risplende; Essa alla pesca il profumo involò; Sicchè del frutto il desiderio accende, E pesche vuol chi rose gialle amò!
NABUCO (_fra sè, sollevando il volto_)
E canta Costei!
SCENA VIII
DAÌRA e NABUCO.
DAÌRA (_viene dalla destra e fa per attraversare il terrazzo --Ha un lembo della veste rimboccato,--Canta._)
O rose gialle, o belle rose gialle!
(_essa giunge dove cade ti raggio di luna_)
NABUCO (_riconoscendola, accorrendo a lei_)
Daìra!....
(_l'afferra la porta sul trono, e poscia siede ai suoi piedi_).
DAÌRA (_dando un grido, poi ravvisando Nabuco e ridendo_)
No, bel leopardo Alla gazzella tu non fai paura!
NABUCO (_contemplandola_)
Sempre la stessa!
DAÌRA
Me Nabuco, adunque, Il gran re, ravvisò si tosto?
NABUCO (_sorridendo_)
Errai.... Tu Daìra non sei:... quella Daìra Ch'io conobbi bambina.... Tua sorella Certo ella fu!...
DAÌRA
Di lei men bella io sono Forse?
NABUCO
Oh.... molto dippiù!
DAÌRA
Tu pur non sei Il Nabuco d'allora!... Egli era forte, È vero, come te;... ma il volto avea Pallido e delicato.--Oggi di bronzo Quel volto par....
NABUCO
Di quel Nabuco io sono Men grato a te?...
DAÌRA
(_abbandonando il lembo della veste e lasciando cadere su Nabuco le rose gialle che vi teneva raccolte_.)
Prendi!
NABUCO (_con grande allegrezza_)
Ah.... Le rose gialle!... Le mie rose!...
DAÌRA
Ed è ancor l'istesso cespo Che le fiorì!
NABUCO (_sorridendo_)
Fra l'ultime, ch'io vidi, E queste.... quanti eventi per Nabuco! E per te?...
DAÌRA
Nulla.... Ah, si.... Le rose!... Avvolta Nel mio mantello, ad esse, nell'inverno, Io ne andavo ogni giorno, a preservarle Dall'insulto dei venti e delle brine; Poscia, al tornar di primavera, quante Assidue cure per toglierne i bruchi Delle piante carnefici!--Giungea L'estate.... Oh, allora, il mio trionfo!...--Sola Colle mie rose dall'alba al tramonto Sempre restavo, corone e ghirlande Tessendo all'ombra.--Sovente la notte Ad esse ne venia.--Oh, come acuti Son gli olezzi dei fiori nella cheta Oscurità notturna!... Io, per arcana Voluttà, ne fremevo!...--Ahimè, l'autunno Tutto spogliava il mio roseto.... ed io Cader vidi talor, calda rugiada, Sulle foglie disperse a me dinnanzi, Qualche lagrima,... ch'io non comprendea Quale dagli occhi mi spremesse vaga Ineffabil mestizia!
NABUCO (_sfogliando delle rose_)
Il mio rosajo Era la guerra; e a sorvegliare il campo, Chiuso nel mio mantello, anch'io ne andavo Nel verno; io pur temer dovea gli assalti Coi novi soli; ed a me pur l'estate Apportava trionfi, e tetri giorni L'autunno!... Dunque hanno vicende eguali Rose e battaglie!--Ami tu ancor le rose, O mia Daìra.
DAÌRA
Sempre!
NABUCO
Io le battaglie, Ahimè, non amo più.
DAÌRA
Lieta ne sono.... Così qui resterai.... E, se la brama, Te ne riprende,... ebben.... t'offro le mie! I bruchi ucciderai!...
NABUCO (_ridendo_)
Ah.... Ah.... Nabuco Debellator di bruchi!...--E sia!... Mutato Non sarà forse il mio destin sì tanto Come appar sulle prime! Bruchi anch'essi, Inver, gli uomini son!... Poter, ricchezza, O voluttà,... ciascun vuol la sua rosa!
DAÌRA
Or dunque, vieni.--Del giardino antico, Quando la luna vi piovea, ricordi Gli incanti?--Or vedi: alta è la luna, e, sovra I cespi, a mille s'aprono le rose. Io di là vengo, nè mi parve mai Così pieno di fascini!... La luna Vuol che le rose d'or sembrin d'argento; Ed esse a lei rimandano indorati I raggi suoi....
NABUCO
È una battaglia!
DAÌRA
Quello, Dunque, è il tuo posto!... Vieni....
NABUCO (_baciandola_)
Oh, la gioconda Mia Daìra d'un tempo!
DAÌRA
Io la sorella Ne sono....
NABUCO (_allacciandole d'un braccio la persona_)
Ebben tu come lei mi piaci!
(_s'allontanano per lo scaleo_).
ATTO SECONDO
_Bosco in riva all'Eufrate.--Agli alberi stanno appese delle arpe.--Diverse capanne.--Quella di Jeroboàm, in mezzo, ai piedi d'un albero.--Fra tronco e tronco, si vede, poco lontano, scorrere il fiume, e, sulla sponda opposta, biancheggiare degli edifici in costruzione_.
SCENA I
JEROBOÀM, seduto presso alla propria capanna.-- EFRAIM alla sua destra.--Intorno siedono gli schiavi Ebrei.--Poi alcuni Aguzzini.
JER. (_come continuasse un racconto_)
E poscia, in sogno, mi parea con voi, Cieco qual sono, di fuggir tra i monti Verso la patria. Al fianco mio venivi, Sostegno e guida tu, Efraìm.--Dicevi: «Fra poco il giogo toccherem!... Là giunti, «Noi rivedrem il suol di Galilea!» Ed ecco uscir da tutti i petti un urlo E il popolo sostar. Ond'io ti chiesi: «Che avvenne?»--E tu: «Oh, l'infausto portento! «A precluderci il varco a un tratto è sorto «Un colosso di bronzo!»--Allora ai miei Occhi tornò la luce, e ch'esso avea Di creta i piedi io vidi.--Una pietruzza Raccolsi e la lanciai....--Ero lontano; Debole al par del braccio d'un fanciullo Era il mio braccio;... eppur colsi nel segno! Sicchè il colosso tentennò, poi cadde, E rovinò giù per l'erta montana Come neve spezzandosi ai macigni.
EFRAÌM
È una promessa questo sogno!
ALCUNI AGUZZINI (_irrompendo, sferzando gli ebrei_)
Schiavi, Al lavoro!... Al lavoro!...
SCENA II
JEROBOÀM solo. (_sempre seduto ai piedi dell'albero_)
O d'Israele Arpe sospese sul mio capo; o nidi, Da cui sono fuggiti i lieti canti, Simili a rondinelle nell'inverno, Dacchè su noi piombò l'ira divina; Io non m'inganno, no,... sento che l'aria, Spirante adesso tra le vostre corde, Più non vi desta gemiti e lamenti! Una melòde piena di dolcezza Piove da voi dentro l'anima mia.... E mi sembra che parli di perdono!
SCENA III
JEROBOÀM--ZALA--ARGIASP, dal fondo.
ARG.
Alla reggia torniam.... Lottar che giova Contro i destini?....
ZALA
Ah, no!... Lo stesso sangue Non scorre in noi, che vil troppo o bugiardo Nato tu sei!--Vil, se credevi incendio Quell'amor, che soltanto era scintilla; E bugiardo, se tal tu lo sapevi E fingevi con me!--Poich'io comprendo Chi trema innanzi all'idolo che adora Per ignota malìa; ma chi si lascia Quell'idolo rapir, ne rïaverlo Tenta, anche a prezzo della vita, mai L'adorò certamente!
ARG. (_con impeto di disperazione_)
A Istàr io dunque Sacrarmi debbo?--Ebben mi sacro!--Mite, Leale io nacqui! Feroce gli eventi M'han voluto!... Stassera essi morranno!
(_fa per allontanarsi_)
ZALA (_trattenendolo_)
No.... Verrò teco anch'io, sacra ad Istàr, Il giorno in cui l'estrema mia speranza Svanir vedrò.... Ma tal speranza forse Or per compiersi sta....--Dacchè Nabuco Tornò, la reggia ogni notte risuona Per allegri conviti; pur, seduto A mensa, o a contemplar le danze, ei resta Sol pochi istanti, e, spesso, non vi appare.... Perchè vive ei così?
ARG.
Dell'amor suo Egli vive soltanto!--Come un bimbo Daìra lo conduce.--Ora discendono Nell'antico giardino; or dalla reggia Escon la sera.
ZALA
Ma li segue un'ombra.... Io!--E a quest'ombra ora un mistero è noto! Odi: Nabuco non ama Daìra!
ARG. Non l'ama?
ZALA
No!... Forse, nei primi giorni, I ricordi d'infanzia e la bellezza Della fanciulla aveano acceso in lui D'amore una parvenza; ma, passato L'impeto primo, egli è caduto preda Di strano morbo che lo strugge.--Quando, Soli, la sera, essi ne vanno insieme Fuor della reggia, a lor, no, non sorride Il tripudio che da questo pensiero: «_Esser liberi e amarsi_!»--Egli cammina Taciturno; e Daìra, al fianco suo, Vien silenziosa....
ARG.
È per gli amanti caro Idioma il silenzio!
ZALA
Ebben lo rompe Nabuco; ma d'amor non parla; parla Fra sè di strani sogni.--Essa, lo interroga Timidamente; ma ei non l'ode. Entrambi Erran del fiume in riva infin che annotta; E, allora, come da fatal possanza Spinto, ei qui move, mentre, dietro a lui, Pallida ed ansimante ella s'innoltra.
ARG.
E tu udisti quant'ei dice a sè stesso?
ZALA
Sì....
ARG.
Lo ricordi?
ZALA
Sì.... D'astri egli parla. Il senso invan comprenderne da sola Sulle prime tentai;... poi lo fe' noto Inconsciamente a me quel vecchio ebreo, Che là tu vedi....
(_indica Jeroboàm_)
ARG. (_riconoscendolo_)
Ah, lo ravviso!... È il cieco Jeroboàm!
ZALA
Sì, desso!
ARG.
Il dì ricordo In cui Nabuco gli salvò la vita.-- Perchè or quì vien?... Lo riconobbe il cieco?
ZALA
Ignoto gli è.--Giafìr, ricco mercante, Egli lo crede, come a lui fu detto. Forse potea la voce sua tradirlo; Ma, al par dell'uragano, era tonante Del re la voce il dì che a lui la vita Serbava.... ed oggi di chi implora ha il suono!
ARG. (_stupito_)
Implora.... il re?!
ZALA
Sì.... implora!--Questo io vidi Evento prodigioso: a un mendicante Volger Nabuco lagrime e preghiere!
ARG.
A un mendicante?.... Egli?... Nabuco?:
ZALA
Sì! Da lui stesso l'apprendi!
(_andando a Jeroboàm_)
Jeroboàm.
JER.
Chi sei?... Forse la donna, che ogni sera Vien con colui, che follemente il cielo Vol conquistare?
ZALA (_piano a Argiasp_)
Udisti?
(_a Jeroboàm_)
Non son quella.
JER.