Part 4
— Troppo gentile — (pausa, in cui si guardavano sorridenti, egli incerto, ella provocando tutto) poi: — Va da sua sorella? —
Il giovine non potè a meno d’arrossire, e balbettò:
— Da....? ah! sicuro.... da mia sorella.... A proposito, non ho mai avuto il piacere di incontrarla da Severina.
— Non vado mai da lei la sera.
— Ed Ella sa che io vi vado di sera?
— Sì, me l’ha detto sua sorella.
— Allora v’andrò di giorno.
— Non glielo consiglio.... Non credo che sua sorella sentirebbe un gran piacere se ci vedesse incontrarci.
— Come fa a saperlo?
— L’ho capito.
— Ed Ella è indifferente a questo?
— A.... cosa?
— Alla contrarietà che Severina mostrerebbe, secondo Lei, se sapesse che ci siamo riveduti....
— Ma.... — e fingeva incertezza guardando il suolo.
— Dica pure....
— Non.... so.... — e continuava il gioco.
— Allora glielo dirò in altro modo. Se mia sorella fosse contenta che io La incontrassi.... Ella cosa ne penserebbe?
— Non.... so.... — ma stavolta lo sguardo si levò timidamente, amoroso, sul volto del giovine, quasi a supplicarlo di non crederle.
— Pensandovi qualche tempo.... potrebbe riescire a saperlo?
— E.... poi? — Ella si guardava d’intorno quasi smarrita.
— E poi.... vedremo. Intanto non dica niente — se crede — del nostro incontro a Severina. La mia famiglia ha una gran paura che io pensi a maritarmi.... gliene dirò poi le ragioni. Del resto, io sono padrone di me stesso.... Ma forse, per una prima volta, ho già abusato della sua bontà.... Se è così.... creda.... glielo dico sinceramente.... creda che io bramo solo di abusarne al massimo grado. —
E con questo scherzo, ridendo, si lasciarono.
Si rividero.... si parlarono..., molto si parlarono, per ripetersi che si amavano.
Vediamo un po’ addentro in questo amore.... Vi sono tante specie d’amore!
Non v’è forse anche l’amore senz’amore?
Chi era, innanzi tutto, il giovine signore, per il quale Maddalena aveva provato i primi palpiti?
Vi sono dei giovinotti che fanno la bella vita, ossia odiano ogni lavoro, vestono bene, mangiano meglio, si vedono dappertutto dove c’è qualche cosa da godere, che sulle labbra hanno sempre il sorriso dell’uomo felice, fra le labbra uno zigaro di contrabbando, cui non mancano mai venticinque centesimi per il _vermouth_ o per l’_absinthe_ — e che non hanno rendite accertate. Per lo meno, nessuno le conosce.
Infatti, sostanza propria non ne hanno mai avuto, meno qualcuno che ha, o si dice abbia consumato, qualche migliajo di lire slanciandosi nel mondo.
Sia come si vuole, la loro fortuna è ora composta soltanto di debiti, ma a guisa dei grandi Stati, a cui essi commettono la spiritosità di paragonarsi, tali debiti sono per essi una fonte di credito.
La loro ricetta per pagare i debiti è la solita: i vecchi non pagarli. — i nuovi farli diventar vecchi.
Hanno delle amanti di tutti i generi, specialmente del peggiore.... che non è il meno abbondante — e nel numero si trovano anche delle donnine a modo, la cui onestà ha avuto un istante di.... sonnolenza, come si trovano delle donne che non aspettano più i cinquanta, ma che li hanno dimenticati. La vecchiaja deve pur esser consolata, se si vuol guadagnare.... il cielo.
Non sono precisamente lenoni o cinedi, o mantenuti o buffoni.... nel senso medioevale.... sono un _consommé_ di tutto questo.
Anche la parola _parassiti_ è un po’ troppo bassa per qualificarli.... perchè sono piuttosto _invitati_ che mendicanti. Diremo: son gente che _san fare_! San fare colle donne, le quali hanno sempre un estremo bisogno di ridere, e talvolta — _en petit comité_ — anche di sghignazzare.
San fare cogli amici ricchi — non apprezzano che la società degli amici possidenti.... molto possidenti — i quali, annojati o sciocchi, hanno bisogno assoluto e continuo di qualche bello spirito che li distragga, si lasci burlare, li burli, li presenti ad una ballerina o ad una.... signora, e partecipi ai loro olimpici sacrifizj notturni.
I meno abili, al tempo del bagni e delle villeggiature, restano in città — i più abili partono e non di rado tornano in fondi.
Non hanno ricevuto quel che si dice una educazione — ma sul bigliardo, al tavolo da gioco, in stalla e nei gabinetti di Venere hanno imparato tanto, che più di una celebrità scientifica o letteraria, appetto di loro, farebbe la figura di un imbecille o d’un uomo dell’altro mondo.
Non pochi sarebbero imbrogliati a scrivere una lettera al sarto.... ma è certo che a una prima rappresentazione d’un’opera, d’una commedia o d’un ballo, la loro sentenza è irrevocabile. Per il ballo, vada; è questione di piedi.
Questo è quello che si vede di tal sorta di gente, dai diciotto ai trentacinque anni circa. Dopo, chi muore logorato dagli eccessi — chi s’imbarca sul mar conjugale con una invidiabile indifferenza per le avarìe che la nave ha già sofferte.... e potrà soffrire in seguito — chi vivacchia il più onestamente.... che può, sul gioco — chi si fa mentore di qualche rampollo, per sorreggerlo nei primi passi sul sentiero.... della gloria e della virtù — chi si fa.... sensale di connubj più o meno legali — e chi va in galera.... o meriterebbe d’andarvi.
I più onesti, i più indipendenti diventano letterati, ossia scrivono tutti i giorni una lettera a qualche vecchio amico — a qualche noto negoziante — nelle quali lettere si è sicuri di trovar sempre le seguenti parole: _Caduto assoluta miseria — supplico filantropia — qualunque tenue elemosina — eterna riconoscenza — lasci risposta portinajo_.
* * *
Giulio Bindi non era ancor uno di quegli individui di cui ci siamo or ora occupati, ma aveva tutte le buone disposizioni e batteva proprio la via giusta per divenirlo.
Ma dobbiamo anche dire che, nato in altra famiglia, egli sarebbe probabilmente cresciuto qualche cosa di meglio.
Suo padre era un fiacchissimo uomo, con un carattere ancor più debole. In gioventù era stato sempre schiavo degli amici; quando gli diedero moglie — per strapparlo dalle unghie d’una sgualdrinella, che, fingendo filare del sentimento, non faceva che pulirlo e poi ripulirlo indefessamente — egli, che era abituato a vivere da schiavo, fu spaventato della responsabilità assuntasi; il bastone del comando in casa sua gli sembrò d’un peso insostenibile e scambiò le parti, prendendo volontariamente quella dell’obbedire. Meno male se la moglie fosse stata una donna di buon senso, energica, risoluta, ma essa non era che buona.... Sapeva mangiare, si lasciava vestire, e pel resto si rimetteva a quanto faceva una vecchia cameriera, la quale l’aveva veduta nascere e l’aveva seguita nel matrimonio. Per fortuna quella valeva qualche cosa ed era onesta, se no, povera casa!
Nasce Giulio. Che cosa volete riesca con un padre il quale non sa cosa sia volontà, e con una madre la quale dice sempre di sì — gente che ignora cosa deve essere realmente la vita, e non ha altre idee del mondo se non queste: che vi sono delle botteghe in cui si compera il cibo — dei mercanti che vendono gli abiti — e che d’autunno si va in campagna, perchè c’è l’aria fina?
Lasciate fare a lui! A tre anni strilla tutto il santo giorno, rompe tutto — a quattro, prova che la favella è stata data all’uomo per dir insolenze. Comanda a bacchetta tutte le più strambe enormità.... Se qualcuno s’avvisasse di resistergli..... come Luigi XIV imporrebbe il suo capriccio collo scudiscio — a otto anni fuma, a dieci vien sfrattato dalla scuola per scandalo.
Lo fanno studiare privatamente, perchè finisca d’imparare.... niente — a quindici anni va.... dapertutto.... — A sedici ha già quattromila lire di debiti.
Padre e madre, come imbecilliti dallo spavento, lasciano fare...., essi capiscono ch’egli rovinerà la casa, ma come resistere? Essi non pensano che a lagnarsi col terzo e col quarto, ma non sanno fermare il già terribile dissoluto.
Uno zio interviene — cerca far capire la ragione, mettendogli sott’occhi tutte le conseguenze disastrose e non lontane, perchè la famiglia è semplicemente e modestamente agiata.
Miracolo insperato.... riesce a persuadergli di mutar sistema.
Sì, Giulio si pente, Giulio si impiegherà — e sarà presto un uomo come si deve.... Se, finora, è stato il dolor di capo di casa sua.... si sa bene.... gioventù.... quella benedetta gioventù!
Ecco Giulio impiegato.... chi sa, chi sa un giorno cosa diventerà?!
Che cosa? aspettate sei mesi. Egli ed un amico hanno fatto la conoscenza di due mime.... che, per una certa mimica..., siamo intesi! — Ma ci vuol molto denaro per scritturarle.... e, denaro, nè l’uno nè l’altro ne hanno. Perdersi d’animo per questo?.... Diavolo....! si fa una cambiale falsa!
La cosa viene scoperta — fulmine in casa Bindi — chi corre di qua, chi corre di là per vedere, per sentire, per rimediare, per assopire.... e, si intende, per pagare.
Giulio è consigliato di dar le sue dimissioni, ed eccolo a spasso tutto il giorno come un virtuoso senza scrittura.
Il padre e la madre non fanno che piangere, non mangiano più.... e in breve se ne vanno all’altro mondo.
Giulio non perde il tempo a piangere.... fa i conti. — Vendendo tutto, gli restano ancor cinquantamila lire....
A ventitrè anni ne ha già mangiate quaranta in buona compagnia.... e comincia a domandarsi se non gli converrebbe sposar Severina.
Egli ha conosciuto, due anni prima, Severina ai bagni e le ha ispirato una forte passione — passione tutta sensuale, se volete, ma quel che è certo è che Severina va matta per Giulio, tanto, che non solo non gli ha mai chiesto niente, ma lo colma continuamente di doni di valore, ch’egli ricambia.... con dei mazzolini di fiori.
Giulio non ama Severina, ma l’accetta, primo, perchè come donna non è da disprezzarsi — secondo, perchè egli sa che ella non avrà il cuore di lasciarlo esposto.... alle intemperie, quando saranno sfumate anche le ultime diecimila lire.
Come si spiega il pazzo furore di Severina per Giulio? Ecco: in amore, prima di tutto, è difficile spiegare qualche cosa — ma in questo caso si spiega col dire che Giulio era l’ideale d’una fantasia!....
Se scriviamo la parola, gridate all’immoralità.
Giulio era un bel giovine — non una perfezione, via....; per esempio, le estremità lasciavano a desiderare — ma aveva nel viso un’espressione così originale che a certe donne dava il capogiro.
Quando egli guardava con intenzione una pecorella desiata, si pensava all’Arcangelo Gabriele che, sorridente come un Satiro, le dicesse, non col labbro, col solo sguardo: — Non è peccato, veh! —
Uno stimolo.... ed insieme un conforto.
Ecco quel che aveva sedotto Maddalena.
Cosa singolare, ella fu iniziata alla vita da un profumo e da un sorriso.
Il profumo di Severina le aveva aperto l’animo alla voluttà — il sorriso di Giulio gliene aveva dato la sete — e si sa cos’è la sete.... quando non si può bere.
* * *
Una donna può aver sortito la natura più ardente e saper imbrigliare, se non la propria fantasia, per lo meno i suoi desiderj tanto da poter attendere, senza soffrire, che spunti il giorno delle nozze legali — le sole che le insegnarono essere riconosciute dalla società.
Ma per aver siffatta forza d’animo, per mantenersi sempre presente a sè stessa in modo da deludere ogni insidia, in modo da rendersi sorda alle grida del suo sangue, è necessario che, nella sua educazione, vi sia stato qualche cosa che l’abbia messa presto in guardia contro i così detti pericoli. È necessario quindi che le abbiano insegnato quel pudore che in natura non esiste; che, nelle prime letture, vi sia stata una direzione; che non abbia fatto le seconde letture; che abbia avuto la scuola del buon esempio; o che, avendo avuto per caso l’altra scuola, quei mali esempj abbiano partorito tali funeste conseguenze da spaventarla e da consigliarle l’apatia siccome la miglior ricetta per vivere tranquilla.
Ma quando una donna cresce senza che le insegnino nulla — senza veder nulla — senza aver appreso niente alla scuola del mondo, formandosi da sè stessa sola il proprio carattere, è molto probabile, diremmo certo, che se non la salvano gli altri, da sè stessa non sappia salvarsi dalle prime seduzioni, e che ella affretti anzi la sua caduta — perchè il suo carattere morale non è che il suo temperamento fisico, l’unico consigliere ch’ella conosca.... senza conoscerlo.
Ed è quello che sarebbe avvenuto a Maddalena, solo che avesse conosciuto Giulio prima d’aver ricevuto le lezioni di Severina, la quale, facendo un po’ di fisiologia dell’amore, le aveva insegnato delle cose che per una fanciulla potevano essere utili. — In genere — le aveva detto fra le altre — una ragazza che ha un amante e vuol sposarlo, non deve amarlo che platonicamente. L’uomo essendo cacciatore.... va in giro fiutando per cercare la sua selvaggina, che è la donna. Se la selvaggina pone una condizione al lasciarsi pigliare.... può essere che l’uomo non sappia resistere allo stimolo dell’appetito, e per poter mangiare.... accetti la condizione — ossia sposi.
Se la selvaggina invece, sedotta dalle lusinghe del bel cacciatore, trascura di porre la condizione e non vola via, vien presa, cucinata.... e divorata.
La condizione della donna nella nostra società è tale che noi dobbiamo dare — nel fare il primo passo — la maggior importanza a quello che per noi realmente non ne ha — o se ne ha una.... è negativa — perchè ponendo sempre quella condizione, molti uccellini dal becco gentile vedono, con grande dolore, un cacciatore dopo l’altro prendere la fuga e restano là sempre sul ramo, essi che, poverini, si farebbero pigliare tanto volontieri.... finchè.... sfiancati dall’ambascia, sfiatati e spiumati.... cadono e spirano.
Questo dico — diceva Severina — quando si vuole il matrimonio che nella nostra società assicura la considerazione.... e il pane, anche se si è brutte o si ha perduto la profittevole gioventù.
Quando si è disposte a farne a meno del matrimonio, e si ha il coraggio di andar incontro a tutte le incertezze e a tutti i rischi.... allora è un altro pajo di maniche.
Ma allora bisogna anche prendere, e presto, l’offensiva contro gli uomini.
Severina non credette dover spiegare a Maddalena che cosa fosse quest’offensiva.
Maddalena voleva il matrimonio — non solo perchè sua madre aveva sposato suo padre, ma perchè essendo fortemente innamorata di Giulio, non voleva correre il rischio di perderlo col non porre l’accennata condizione.
Ma Giulio non accettava. Non poteva — diceva egli. — Uno zio molto ricco l’aveva minacciato di privarlo dell’eredità se mai avesse a prender moglie senza il suo permesso, perchè la moglie voleva dargliela lui.
Lo zio ricco c’era infatti, ma guai a Giulio, se dopo l’affare della cambiale avesse osato pur di salutarlo!
Ora Giulio — diceva lui — non voleva sposare altra donna che Maddalena, ma bisognava aspettare che lo zio facesse il suo dovere di zio, ossia prendesse un biglietto d’andata.... senza ritorno — ma intanto potevano amarsi!!
— Sì, amiamoci platonicamente — diceva Maddalena — cosa che accomodava pochissimo a Giulio, il quale per la fanciulla aveva un forte capriccio, reso anche più acuto dalla certezza assoluta d’esserne il primo amante — ma non comprendeva l’amor platonico e non voleva, nelle sue circostanze, nemmen fermarsi sulla parola matrimonio, visto che per la moglie occorreva un bell’appartamento, una buona tavola, un morbido letto, abiti, cappellini, divertimenti.... tutta roba che costa, e visto che non conveniva rinunciare a Severina, ossia al proprio benessere futuro.
* * *
Amiamoci platonicamente....
Ma era platonismo quello?
Sì, se platonismo vuol dire.... vuol dire.... allora era platonismo per loro come lo è per molti amanti, come lo era per quella tal mamma che diceva: — Nè per.... nè per.... la mamma non sgrida mica.... basta che.... —
A noi pare una ipocrisia, una transazione peggiore del così detto male.
L’amore, nascendo per mezzo dei sensi ed essendo continuamente servito dai sensi, non può conservarsi perfettamente spirituale. Eliminala la perfezione, siamo ridotti al più o al meno materiale a seconda degli individui — e per quanto riguarda la sua sfera d’azione, alle circostanze, alle paure.... ed anche agli interessi.
Or, quando in amore non può esservi il più completo abbandono dell’anima e della materia avvampanti d’una sola fiamma — e si cerca un _modus vivendi_ — l’amore perde affatto il suo carattere sacro e diventa una.... mostruosità.
Ah! perchè mai, a questo punto, non possiamo scrivere latino?!
Maddalena poteva ancor presentarsi come _Rosiera_, ma il suo spirito s’era corrotto e il suo fisico ne risentiva guasti orribili. — E amava da pochi mesi soltanto! — Ma poteva ella, a lungo andare, uscire vittoriosa da tale lotta? — Noi abbiamo veduto quali fenomeni si manifestassero in lei — che cosa ne pensasse il medico — che facessero i genitori — e infine la ribellione di Maddalena che, quando l’amorosa febbre fu giunta al parossismo, non volle più saperne di subordinazione, di convenienze domestiche.
Era pronta a tutto.
E glielo disse a Giulio, l’indomani — dopo avergli narrato la scena avuta in casa.
— Guarda, Giulio.... io spero che non avrò altre noje di questo genere, ma se mai tornassero ad importunarmi per farmi sposare quell’imbecille.... o chiunque altro...., io ho già deciso.... io lascio famiglia e tutto e vengo con te.... E allora avvenga che vuole.... Io sento che non posso essere d’altri che tua! —
Queste parole, che avrebbero trasportato in cielo un vero amante, diedero un colpo mortale al capriccio di Giulio — lo spaventarono tanto che, a sua volta, decise subito in quello stesso istante di troncare ogni rapporto con Maddalena.
Ispirare una passione, anche furiosa, lo lusingava, purchè però questo non avesse mai a frastornare i suoi piani. Se Maddalena, come qualche altra di sua conoscenza, si fosse rassegnata, pur con grave suo sacrifizio, a prender marito, serbando viva la sua passione per lui Giulio.... ah! allora sì.... anzi quello era il da farsi, perchè il loro amore sarebbe entrato in una fase novella, nella quale i voti ardentissimi avrebbero trovata larga soddisfazione — ma, Maddalena, che rifiuta un partito conveniente ed è risoluta a rifiutarne quanti altri possono presentarsi, non solo, ma ad abbandonare la casa paterna per gettarsi nelle sue braccia.... per sempre!.... ah! questa prospettiva è spaventevole. —
Perdere Severina?.... Ah! non fia mai! Bisognerebbe essere pazzi. E un Giulio commetter pazzie? Ma siete matti?
In quel momento, tuttavia, ringraziò con effusione la generosa fanciulla.... le disse che il di lei sacrifizio lo commoveva fin nelle viscere — pianse con lei.... sul crudele destino che li perseguitava, le giurò eterna fede, e la abbracciò e baciò con tale trasporto, che la povera radazza, sentendosi suggere dalle labbra e la vista e la vita, non avrebbe certo ricordato le utili teorie di Severina.... se egli in quel punto, temendo una _buona fortuna_ come la più grande delle sventure, non si fosse imposto un assoluto rispetto....
Maddalena partì compresa d’immensa gioja.... e l’ultima sua occhiata, l’ultima sua stretta di mano dissero a Giulio la di lei profonda riconoscenza.
Egli l’aveva risparmiata, quale maggior prova d’amore?
Il giorno successivo, Giulio s’appostò in modo da non essere veduto da Maddalena; quando, secondo il solito, ella separossi dalla Brigida, la lasciò continuar sola il suo cammino, e raggiunse invece la domestica consegnandole un biglietto per la giovinetta. Quindi s’allontanò.
Egli non aveva altro a fare. _Era libero!_
Maddalena errava tutta mesta e inquieta nella via in cui avveniva regolarmente il suo incontro con Giulio, soffermandosi davanti a questa e a quella vetrina, dando ad intervalli rapide occhiate or in questa, or in quella direzione, per veder s’egli giungesse; per la prima volta Giulio non era il primo al convegno — quando con sua sorpresa sentì la voce di Brigida dirle sommesso:
— Prenda....; una lettera per lei.
— Una lettera di chi?
— Di lui.
— Oh! Dio! — e Maddalena, come colta da un triste presentimento, impallidì; poi: — Chi te l’ha data?
— Ma lui!
— Ma perchè?
— Cosa vuole che ne sappia io?
— Aspetta — ed entrata in una porticina, aperse e lesse:
«Mia carissima,
«Perdonami se jeri non ti ho detto che ragioni d’interessi mi obbligano ad assentarmi per qualche tempo.... ma davvero, in quel momento di tanta espansione, io non avevo il coraggio di avvelenare la tua purissima gioja con una sgradevole notizia.
«Puoi imaginare se io non farò di tutto per abbreviare la mia assenza!
«Quando sarò di ritorno...., credo fra un mese, sarà mia premura d’incontrarti.
«Ricordati di me.
«_Tuo affez._ G.»
Afflittissima, e tuttavia senza ombra ancora di diffidenza nè di sospetto, tornò a casa. Ma, allora, letto, riletto quel foglio, meditando a lungo su ogni frase, per quella temenza che prende sempre chi ama, si turbò. Studiando l’atteggiarsi delle parole, per indovinare, le parve di trovare troppa regolarità.
Giulio non poteva sentire alcun dispiacere scrivendo quelle linee.... era freddo. E poi era un esprimersi da uomo innamorato quello? _Quando_ sarò di ritorno.... _credo_ fra un mese.... Quando? Credo? E per un mese egli la lasciava senza nuove — e non ne desiderava di lei? _Ricordati_ di me...? Ed egli? E dove andava? Ragioni d’interesse? La sua mente si perdeva.... Ella ebbe paura e pianse.
Ma quel pianto non poteva essere lungo. Quasi subito si rivide, il giorno prima, in compagnia di Giulio, che la rendeva pazzo di felicità — e a quella visione incantevole, ogni timore sgombrò.
Era allora la fine d’aprile. Attese con pazienza, con quanto dolorosa pazienza lo dican gli innamorati, che passasse quel benedetto mese.
Ma quando fu scorso.... e uno, due.... dieci altri giorni si successero, senza ch’egli comparisse.... allora ella non ebbe più la forza di reggere al tormento, che ogni giorno si faceva sempre più atroce.... e andò a casa di lui.
— Il signor Giulio Bindi è tornato? — chiese alla portinaja.
— Dice?
— Il signor Giulio Bindi.
— Non lo conosco.
— Ma se abita qui!
— Qui non abita nessuno.... nè lui.... nè altri. —
A tali parole per lei insensate, Maddalena cominciando a credere di parlare con una demente, disse:
— Ma come!... non si ricorda più d’avermi veduta molte volte passare in compagnia del signor Giulio Bindi?
— Oh! Sarà benissimo! — e la portinaja ebbe uno strano indecifrabil sorriso — ne passan molte qui in compagnia.... ma qui non si domanda il nome di alcuno.
— Ah! Dio.... Permetta che sieda.... perchè io mi sento male. —
Maddalena aveva la fronte coperta di freddo sudore, e si sentiva infatti svenire....
Dopo essere stata un momento seduta, appoggiata alla spalliera, muta, il capo chino, gli occhi velati, respirando con affanno.... ripreso coraggio, fissando quella donna, esclamò:
— Ma allora...?!
— Ma allora — fe’ ruvidamente colei impazientata a siffatta scena, che le pareva incomprensibile — allora questa è una...
— Ah! — stridette Maddalena raccapricciando, e balzata in piedi, colle mani nei capelli, fuggì....
— Quante sciocchezze! — borbottò la portinaia sedendo e ripigliando la sua calza.
* * *
Quando Maddalena fu nella via, avvedutasi che tre o quattro persone s’erano fermate di botto osservandola con curiosità, diventò rossa. Con uno sforzo pensò a darsi un contegno più dicevole per una giovinetta, e tornò a casa — ma tremava tutta, i suoi denti battevano e le labbra erano bianche. I singulti le straziavan la gola, e la sua mente sconvolta così s’agitava: