Letture sopra la mitologia vedica
Part 29
[18] Il prof. G. B. Giuliani mi fa noto che sopra la Montagna pistoiese suolsi dire che il fuoco nasce dalla punta degli alberi.
[19] Richiamo qui ancora il detto pistoiese, poco innanzi citato, intorno all'origine del fuoco.
[20] Tali raffronti parranno per ora, talvolta, arditi, poichè non ci siamo ancora avvezzati a studiare criticamente la mitologia biblica, come andiamo studiando l'ariana. Ma verrà tempo, io spero, in cui ci persuaderemo com'anche la Bibbia possa offrire materiali preziosi agli studii di mitologia comparata. Intanto ci rallegriamo nel vedere come i bei lavori del Lenormant sopra l'intermedia mitologia assira e caldea incomincino a diminuire considerevolmente le distanze che separano il mondo mitico ariano dal mondo mitico de' Semiti.
[21] Cfr. l'importante studio di F. Lenormant sopra la leggenda babilonese del Diluvio nel II volume della sua opera: _Les premières civilisations_ (Paris, Maisonneuve, 1874).
[22] Citato dal Muir.
[23] Si potrebbe qui domandare se nella concordia delle cosmogonie nel far nascere il mondo dalle acque, oltre alle ragioni mitiche non vi sia pure stata negli antichi una reminiscenza ereditaria del carattere primitivo della creazione, secondo che le scienze naturali lo vengono oggi dimostrando, presentandoci la fauna marina come la prima delle creature animali che apparvero alla vita. Cfr. la bell'opera del Haeckel, con la prefazione di Charles Martins, nella traduzione francese, fattane dal dottor Letourneau: _Histoire de la création des êtres organisés d'après les lois naturelles_ (Paris, Reinwald, 1874). Quanto alla leggenda del Diluvio, essa è per me semplicemente una variante cosmogonica dell'uovo uscito dalle acque; invece dell'uovo di Brahman, ci si presenta Brahman in forma di pesce, che salva, ossia trae fuori dalle acque. Cfr. la Lettura decima.
[24] _Indische Studien_, XIII, 138, 139, ed il capitolo relativo alla formica, nella mia _Mitologia zoologica_, edizioni tedesca e francese.
[25] Tradurrei per _lampo_ il _ketus_ (del 3º inno del _Rigveda_), pel quale _Sarasvatî svolge il gran torrente e illumina tutti_. Essa è pure chiamata _pâvîravî kanyâ_, ossia _figlia del fulmine_.
[26] Anch'essa, _Vac'_ (la parola sacra), fu poi come _Sarasvatî_ considerata quale generatrice. È sorprendente l'analogia di questa concezione vedica brâhmanica con la biblico-evangelica: la Bibbia ci dà le acque generatrici dello spirito divino; il Vangelo ci presenta come variante: _In principio erat Verbum_. La _Vac'_ indiana e il _Verbum_ o _Logos_ hanno la stessa funzione e lo stesso carattere di produzione immediatamente secondaria a quella che si fa per mezzo delle acque.
[27] _Indische Studien_, XIII, 135, 136.
[28] Veggasi nella mia _Mitologia zoologica_ il capitolo consacrato all'asino _gardabha_; la parola _gardabha_ vale _asino_ e _profumo_, per l'equivoco avvenuto tra le parole _gandha_ e _gardabha_.
[29] Cfr. Weber, _Indische Studien_, XIII, 133-138.
[30] Cfr. Muir, _Sanskrit Texts_, V, 430.
[31] Presso il primo libro del _Mahâbhârata_ troviamo una _gandharvî_ figlia di Surabhi, ossia _il profumo_ e _madre de' cavalli_. L'_arva_ è il cavallo come _l'andante_. Questa nozione leggendaria si fonda certamente sopra la etimologia della parola, e conferma intanto l'etimologia da noi proposta, onde _gandharva_ varrebbe _andante ne' profumi_, come l'_apsarâ_ sua sposa vale _l'andante nelle acque_.
[32] Anno 1858.
[33] Cigni che diventano fanciulle, e fanciulle che diventano cigni troviamo spesso nelle novelline popolari: cfr. la mia _Mitologia zoologica_.
[34] _Sanskrit Text_, V, 403-406.
[35] Così, alla radice _var_, «coprire, impedire,» corrisponde con lo stesso duplice valore una radice sanscrita _dvar_: cfr. il latino _in-duere_.
[36] Cfr. Weber, _Indische Studien_, V.
[37] Cfr. Martigny, _Dictionnaire des antiquités chrétiennes_, sotto l'articolo _Joseph_: «Il est d'un âge mûr, tantôt chauve, tantôt la tête couverte d'une épaisse chevelure; il est ordinairement vêtu de la tunique et de _pallium_; mais s'il est figuré avec quelqu'un des attributs de sa profession, qui, selon l'opinion commune, était celle de charpentier, par exemple, avec la scie, comme dans un diptyque de la Cathédrale de Milan, ou avec la hache, comme sur le sarcophage de Saint Celse de la même ville, alors il porte le costume des travailleurs, cheveux courts, tunique à une seule manche.»
[38] Così il creduto sciocco nelle novelline popolari, non veduto dal padre e dalla madre, discende nella cantina per berne il vino, e fa scorrere invece il vino per tutta la cantina, onde, tornando la madre a casa, si sdegna.
[39] Ho già riscontrato, nella mia _Mitologia zoologica_, la leggenda indiana di Trita chiuso nel pozzo da' suoi due fratelli Ekata e Dvita, con le novelline numerose, ove il giovine fratello che ha compiuto un atto eroico, discendendo nel pozzo, ov'è il drago, viene chiuso nel pozzo dai fratelli invidiosi.
[40] Cfr. quello che s'è osservato nella seconda Lettura, pag. 40, intorno al Dio Parganya.
[41] Cfr. la citata preziosa opera del Muir, ove il paragrafo riferente i passi vedici risguardanti Indra si può quasi considerare completo, ed è, in ogni modo, ricchissimo.
[42] Sulla leggenda di Prometeo (dal vedico _Pramantha_ illustrato dal Kuhn e dal Baudry, al dramma di Eschilo, al poema di Lucrezio, al poema drammatico di Shelley) il professor Trezza faceva nella sera del 19 marzo 1874 una splendida ed eloquente conferenza nel Circolo Filologico di Firenze. Colgo pure l'occasione per raccomandare la lettura di due bei capitoli intitolati _La critica della Natura_ ed _I miti_, nell'opera recentissima dello stesso critico, intitolata _La Critica moderna_, ove si riassumono, in una forma, spesso, luminosa e scultoria, i principali veri scoperti dai moderni mitologi.
[43] Nel mio Saggio intitolato: _La vita ed i miracoli del Dio Indra nel_ RIGVEDA. Firenze, 1866.
[44] Così _indrya_ «il senso intimo» spiegherei ancora per _antarya_ (od _antariya_), che vale, per l'appunto, _intimo, interno_. Una leggenda cosmogonica del _Çatapatha Brâhmana_ sembra conservare alcuna reminiscenza della etimologia che io propongo per la parola _Indra_ (da _Andra, Antara_), quando ci dice: l'alito nel mezzo è _Indra_; egli per la sua forza _indrijaca_ (o mediana) produce nel mezzo gli spiriti (le anime interiori, gli spiriti mediani, i sensi): _Sayo 'yan madhye pranah esha evêndrah tân esha prânân madhyatah indriyena indha_.
[45] Cfr. la prima Lettura, pag. 31.
[46] Cfr. il mio libretto: _La vita ed i miracoli del Dio Indra nel_ RIGVEDA. Firenze, 1866.
[47] Pubblicato nello scorso anno dal dotto bibliotecario Ceriani, coi relativi antichi disegni.
[48] Scompongo: non _upa mâ matir_, ma _upa mâ (a)matir_. _Indu_ che scorre verso _Indra_, abbiamo nel noto inno degli amori di Indra ed Apatâ; così più sotto leggo: _hridâ (a)matim_ e non _hridâ matim_.
[49] Fin dall'anno 1867, ne' miei studii _Sulle Fonti vediche dell'Epopea_ e _Sull'Epopea indiana_ ho tentato dimostrare, con gli esempi indiani, come le origini dell'epopea siano da ricercarsi nel cielo mitico.
[50] Cfr. il bel Saggio di Michele Bréal: _Sul mito di Ercole e Caco_.
[51] Cfr. il secondo capitolo del primo libro della mia _Zoological Mythology_.
[52] Interpreto qui evidentemente il fine del disputato passo di Yâska, in modo diverso da quello seguìto dagli altri dotti interpreti miei predecessori. Il passo di Yâska suona così: _Tayoh kâlah ûrdhvarâtrât prakâçibhâvasya anavisht'ambham anu; tamobhâgo hi madhyamo g'yotirbhâgah âdityah; tayoh kâlah sûryodayaparyantah_. — Il Muir interpreta: «Their time is subsequent to midnight, whilst the manifestation of light is delayed (and ends with the rising of the sun). The dark portion (of this time) denotes the intermediate (god Indra?), the light portion Aditya (the Sun).» — E il prof. Goldstucker: «Their time is after the (latter) half of the night when the (space's) becoming light is resisted (by darkness); for the middlemost Açvin (between darkness and light) shares in darkness, whilst (the other) who is of a solar nature (_âditya_) shares in light.»
[53] Ricuso evidentemente la sforzata interpretazione di Sâyana citata dal _Dizionario Petropolitano_.
[54] Qui ancora mi allontano dall'interpretazione del _Dizionario Petropolitano_, per attenermi strettamente all'etimologia e all'analogia che vi dev'essere fra il moncherino e la mano d'oro; mentre non parmi naturale e logico che gli Açvin avessero a dare un figlio _dalle mani d'oro_ ad una moglie, il cui marito è un eunuco impotente.
[55] Cfr. Muir, _Sanskrit Texts_, IV e V vol.
[56] Deposto nel ricchissimo suo lavoro, intitolato: _Les premières civilisations_, études d'histoire et d'archéologie, par François Lenormant, II vol. Paris, Maisonneuve, 1874. — Cfr. ancora dello stesso Autore _La Magie chez les Chaldéens et les origines accadiennes_: Paris, Maisonneuve, 1874, ove, ragionandosi ampiamente del Dio _Ea_ accadico e del Dio _Nuah_ caldeo-babilonese, si descrive l'acqua come fonte di tutta la generazione.
[57] Cfr. la mia _Zoological Mythology_.
[58] Nel secondo libro della _Vita di Mosè_.
[59] «Delphinis tam acutus est visus, ut piscem etiam in caverna abditum cernant: _Oppian_. tanta celeritas ut plenam velo ventisque secundis iniectam navim, velocitate ab iis victam, _Bellonii_ dederit observatio. Causam quidam in pinnas conjiciunt in pondus corporum nonnulli. Membrana inter cornua extensa velorum loco uti, Clariss. Baudartius existimat.» Joh. Johnstoni, _Thaumatographia naturalis_. Amstelodami, 1660, pag. 442.
[60] Cfr. intorno al mito del cervo la mia _Zoological mythology_. London, Trübner, 1872.
[61] _Tugra_ è il nome di un demonio vedico combattuto da Indra; il padre Tugra precipita il figlio Bhug'yu nelle acque, e gli Açvin lo salvano. Nelle novelline russe il mostro-serpente piglia talora il nome di _Tugarin_. Non mi sembra improbabile che i due nomi, come le due figure mitiche, si corrispondano. — Nel trattato De Magia di Francesco Torreblanca da Cordova, Lione, 1678, pag. 341, leggo: «Legimus piscis hepar super prunas assum fugasse Asmodaeum, qui septem viros, Sarrae necarat, Tob. c. 6: _Cordis eius particulam si super carbones imponas, fumus eius extricat omne genus daemoniorum_.» Cristo, come _piscis assus_, fa lo stesso miracolo, ossia fuga il demonio, ossia fa il miracolo che il sole rinnova ogni mattina ed ogni primavera.
[62] _Zoological Mythology_. London, Trübner, 1872.
[63] Dubito che il latino _Fidius_, figlio di Giove, sia pure da richiamarsi qui etimologicamente. Varrone, presso Nonio, ci dice: «Domi ritus nostri, qui per Deum Fidium iurare vult prodire solet in compluvium.» _Bhug'yu_ appare una forma equivalente di _bhag'ya_; Bhaga è il sole.
Cfr. il capitolo sopra i pesci nella mia _Zoological Mythology._
[64] Il Goethe espresse la credenza ionica e socratica in una bella strofa che l'Aufrecht ed il Muir hanno raccolta dalla sua _Farbenlehre_:
«Wär' nicht das Auge sonnenhaft, Wie könnten wir das Licht erblicken? Lebt'nicht in uns des Gottes eigne Kraft Wie könnt' uns Göttliches entzücken?»
[65] Così nell'inno 68º del IX libro del _Rigveda_ è detto che i _Pitaras_ hanno adornato il cielo di stelle (_nakshatrebhih pitaro dyâm apin'çan_).
[66] Perciò dicevasi già sul fine del periodo vedico che _ogni uomo nasce in quel mondo ch'egli stesso s'è fatto_: cfr. Muir, op. cit., pag. 317, in nota.
[67] Per le credenze popolari germaniche sopra le ossa, veggasi nel primo volume dell'opera di Rochholtz: _Deutscher Glaube und Brauch im Spiegel der heidnischen Vorzeit_ (Berlin, 1867), l'intero libro consacrato al _Knochencultus_ (pag. 217-297).
[68] Secondo il _Nirukta_ seguìto dal Benfey e dal Muir, _bakura_ sarebbe _il fulmine_; il _Dizionario Petropolitano_ riconoscerebbe piuttosto nel _bakura_ uno strumento da fiato guerresco.
[69] Secondo una variante leggendaria dello stesso Veda, Indra, in forma di sciacallo, ottiene dagli Asuri tanta terra quanta ne può misurare con tre passi. Indra, anticipando il miracolo del nano gigante Vishnu, con soli tre piedi misura tutta la terra.
[70] Cfr. Muir, _Original Sanskrit Texts_, vol. IV. London, 1873, pag. 59 e seg.
[71] Il Muir e il _Dizionario Petropolitano_ spiegano _ûshas_ per _saline earth, salzige erde_, interpretazione, che in questo passo mi parrebbe meno conveniente; l'aurora ricca e datrice di ricchezza è una nozione vedica famigliare, mentre la terra salina indica piuttosto un luogo sterile; quando non voglia intendersi nella terra salina un luogo che brilla, un monte che s'accresce, ma che poi non riesce in alcuna maniera fecondo.
[72] «Per un punto Martin perdette l'Asino.» Veggasi sul carattere demoniaco dell'Asino mitico il capitolo relativo nella mia _Mitologia zoologica_.
[73] Cfr. in proposito la _Storia dell'antica letteratura indiana_ del prof. Max Müller, ove, per la prima volta, s'io non erro, fu osservato lo strano equivoco.
[74] Pel cielo Dyu creatore o _Prag'âpati_ potremmo ripetere la stessa osservazione che abbiamo già fatta pel sole _Prag'âpati_; nell'antico periodo vedico il _Prag'âpati_ era l'attributo di un essere intieramente fisico; col tempo, la persona fisica primitiva scomparve, l'antico attributo divenne un'astrazione, un Dio universale, al quale poi s'immagina pure una nuova persona mostruosa corrispondente. E in tal modo sono nati tutti i Padri Eterni.
[75] Anche _Prag'âpati_ è detto nell'XI libro dell'_Atharvaveda_ essere stato generato dal _Brahmac'ârin_ o penitente dedito alla preghiera. L'intiero inno si trova tradotto nel V volume dei _Sanskrit Texts_ del Muir.
[76] Cfr. Weber, _Indische Studien_, IX, 477, e Muir, _Sanskrit Texts_, V, 392.
[77] _Ag'am_: in un altro passo del _Çatapatha Brâhmana, Prag'âpati_ crea dalla sua bocca non _Ag'a_, «la capra,» ma _Agni_, «il fuoco.»
[78] Cfr. la leggenda riferita nel capitolo precedente intorno alla verità e alla menzogna degli Dei e de' Demonii.
[79] _Guhya_ è chiamato _Prag'âpati_, in un inno dell'_Atharvaveda_, ove sembra celebrarsi pel suo merito d'avere conosciuto, ossia trovato (_veda_) l'uovo cosmico che errava nelle acque, e dal quale, secondo un'altra abbastanza frequente nozione, egli stesso sarebbe uscito.
[80] Tutte le altre questioni sono secondarie: per esempio, quella di sapere se _Prag'âpati_ abbia creato l'uovo, o viceversa; ossia chi sia venuto prima, l'uovo o la gallina. Chi desideri trovarsi pienamente istrutto su questo argomento, ricorra al quarto volume dei _Sanskrit Texts_ del Muir, che fornisce tutta la serie delle relative leggende cosmogoniche vedico-brâhmaniche.
[81] Nelle edizioni francese e tedesca di quest'opera, per un lieve e facilissimo equivoco d'interpretazione della voce ambigua inglese _turtle_ (che significa _tortora_ e _testuggine_), presso l'Introduzione, i due egregi traduttori s'accordarono a tradurre per _tortora_, mentre invece vi si tratta della _tortoise_ o _testuggine_. Colgo quest'occasione per rettificare questo curioso e naturalissimo sbaglio occorso in traduzioni che si raccomandano, del resto, entrambe per fedeltà ed eleganza.
[82] Debbo tuttavia soggiungere come contro uno de' miei argomenti parziali, per identificare le parole _Kaçyapa_ e _Kac'ch'apa_, mi oppose ragioni di grave peso il professor Ascoli nella _Revue de Linguistique_ dell'Hovelacque (ottobre 1873); esse non infirmano la interpretazione generale, ma di certo, in parte, la danneggiano; tutti sanno oramai come gli argomenti linguistici del professor Ascoli, per la sicurezza del suo genio analitico, siano pressapoco invincibili.
[83] Qui si riconferma con un altro testo evidente la mia identificazione della testuggine fallica che sostiene il mondo col fallico bastone, e si giustificherebbe per analogia l'ipotesi da me avanzata di una relazione intima supposta in antico fra le parole _Kaçyapa_ e _Kac'chapa_.
[84] _Sanskrit Texts_, V, 388.
[85] Prag'âpati e Brahman e Brahmanaspati e Br'ihaspati s'identificano; la _Prithivî_ celeste dicemmo essere, per lo più, ora il cielo, ora l'aurora; dicemmo che la figlia di Prag'âpati fu spiegata dai commentatori indiani ora come _cielo_, ora come _aurora_. Il _Br'ihaspati_ o _sposo della larga_ equivale perfettamente al Prag'âpati che s'unisce con la figlia e versa il seme, ossia pioggia o rugiada, sulla terra.
[86] Il dottor Muir ha raccolte le nozioni del _Rigveda_ intorno agli attributi di _Br'ihaspati_ e di _Brahmanaspati_, in un paragrafo del quinto volume dei _Sanscrit Texts_; credo opportuno il riprodurre l'intiero paragrafo, a persuadere lo studioso intorno alla loro duplice identità col Brahman creatore supremo e supremo penitente, e, in ispecie, con l'Indra tonante signore del cielo: «Brahmanaspati, or Br'ihaspati, appears to be described in VII, 97, 8, as the offspring of the two worlds, who magnified him by their power: whilst in II, 23, 17, he is said to have been generated by Tvashtr'i. He is called a priest X, 141, 3; is associated with the Rikvans or singers (VII, 10, 4; X, 14, 3; compare X, 36, 5; X, 64, 4); is denominated an Angirasa (IV, 40, 1; VI, 73, 1; X, 47, 6); is the generator, the utterer, the lord, the inspirer of prayer (I, 40, 5; II, 23, 1, 2; X, 98, 7), who by prayer accomplishes his designs (II, 24, 3), and mounting the shining and awful chariot of the ceremonial, proceeds to conquer the enemies of prayer and of the gods (II, 23, 3-8). He is the guide, patron and protector of the pious, who are saved by him with wealth and prosperity (Ib., 9). He is styled the father of the gods (II, 26, 3); is said to have blown forth the births of the gods like a blacksmith; to be possessed of all divine attributes, _viçvadevya_ or _viçvadeva_ (III, 62, 4; IV, 50, 6); bright, _çuc'i_ (III, 62, 5; VII, 97, 7); pure, _çundhyu_ (VII, 97, 7); omniforn, _viçvarûpa_ (III, 62, 6); possessed of all desirable things, _viçvavâra_ (VII, 10, 4; VII, 97, 4); to have a hundred wings, _çatapatra_ (VII, 97, 7); to carry a golden spear, _hiranyavaçi_ (ib.; compare II, 24, 8, where a bow and arrows are assigned to him); to be a devourer of enemies; _vr'îtrakhâda_ (X, 65, 10; compare VI, 73, 3); a leader of armies along with Indra etc. (X, 103, 8) and armed with an iron axe, which Tvashtr'i sharpens (X, 53, 9); clearvoiced (VII, 97, 5); a prolonger of life (X, 100, 5); a remover of disease (I, 18, 2); opulent; an increaser of the means of subsistence (I, 18, 2). Plants are said to spring from him (X, 97, 15). He is said to have heard the cries of Trita who had been thrown into a well and was calling on the gods, and to have rescued him from his perilous position (I, 105, 7). He is further described as holding asunder the ends of the earth.»
[87] _Sanskrit Texts_, III, 230.
[88] _Sanskrit Texts_, IV, 56.
[89] Nell'_Atharvaveda_ si dice esplicitamente che il sole ha natura di Fuoco (o d'Agni), la luna d'Ambrosia (o di Soma).
[90] Tutti i testi indiani di qualche importanza intorno a Rudra furono diligentemente raccolti dal Muir nel IV volume de' suoi preziosi _Sanskrit Texts_.
[91] In Toscana ed in altre provincie italiane si dice del cane ululante ch'esso fa il lupo; egli è secondo la superstizione toscana nunzio di morte; pare che la stessa superstizione esistesse già nell'India vedica. — _Abhibhâ_ dal _Dizionario Petropolitano_ e dal Muir s'interpreta come sostantivo: _malaugurio_; io lo interpreterei qui come aggettivo.
[92] Il Muir _sahasrena pratihitâbhih_ «with a thousand arrows on the string;» nel _Çatapatha_, _Rudra_ è rappresentato con cento _ishudhi_ che sarebbero _cento turcassi_, ma qui ancora si potrebbe forse interpretare con _cento braccia_, o _con cento mani_, siccome quelle che tengono, che lanciano l'_ishu_.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le numerose grafie alternative, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Le correzioni contenute nell'Indice alfabetico sono state riportate nel testo.