Letture sopra la mitologia vedica

Part 27

Chapter 273,742 wordsPublic domain

De' miti gli uni sono antichi ed ereditarii, gli altri sono moderni e nostri; degli ereditarii gli uni sono di origine orientale, gli altri nazionali. Come confrontiamo gli antichi nostri miti con gli orientali, così è utile il confrontare anche i moderni, fondati sopra lo stesso principio di produzione mitica. Io ho già citato il _vin di nuvoli _del linguaggio popolare toscano e piemontese, con cui si esprime l'acqua piovana; ecco un mito moderno, che ho creduto di poter riscontrare nel mito indiano equivalente di _Kabandha_, ossia della nuvola barile, sebbene certamente il contadino toscano e piemontese non abbiano avuto bisogno d'alcuna nozione tradizionale per immaginare il loro mito. Così, quando in Piemonte piove da molti giorni, suolsi dire: _tempo di Dio seguita_; quando una tale espressione non sia derivata dalla tradizione biblica del Diluvio, quel _Dio_ fatto sinonimo di pluvio ci richiama al cielo, ossia al Giove pluvio, e questi alla sua volta si ricongiunge col vedico _Dyu, Dyaus_, col cielo medio, che, sotto il nome d'_Indra_, diviene pluvio. Ecco una foggia di mito ereditario, il quale può essere nato sul suolo italiano, come derivato dal suolo asiatico; ma qualunque sia la sua antichità, la espressione del linguaggio piemontese vuol essere considerata come un vero mito, ed un tal mito è della stessa natura di quelli che i poeti vedici ci hanno descritti; e merita pertanto che il psicologo comparatore se ne occupi. Quando il dotto mitologo Mannhardt, nel suo bel saggio _Sui demonii del grano_, mi fa conoscere che il popolo tedesco conosce pure un demonio delle patate, sono lontano, non ignorando come sia moderna la coltura di questa pianta in Europa, dal voler inferire che bisogna ricercare ne' miti primitivi un demonio delle patate; bensì, invece, argomento che un'antica nozione mitica, secondo la quale gli esseri demoniaci penetravano nelle piante per mandarle a male, mantenutasi viva nella tradizione popolare tedesca, prese una nuova forma speciale sopra un nuovo oggetto; e non commetto quindi nessun arbitrio, quando ricerco pure nel demonio delle patate una prova della persistenza che hanno i miti ariani nella loro stessa varietà. Egli era, per lo stesso principio critico, che, or sono ben sei anni, da questa stessa cattedra, discorrendo del ciclo epico Carolingio, io, pure nell'ammettere il concorso occasionale di nuovi elementi storici francesi alla formazione dell'epopea Carolingia, osai riscontrare i nuovi eroi medioevali coi loro antichi fratelli mitici indiani. Lasciate che critici di mala fede vengano a provocare le risa del volgo con la stolida accusa che tutte le tradizioni popolari odierne siano da noi spiegate coi soli miti vedici, dai quali, secondo essi, li facciamo immediatamente discendere; con avversarii di tal natura sarebbe sterile ogni lotta; ma, questo m'importa bene che fermiate nella mente: che se vi sono degli stadii diversi di forme mitologiche, vi è continuità e identità di principio che le governa e ne determina lo svolgimento. La difficoltà maggiore sta, senza dubbio, nel determinare se un fatto mitico sia antico o moderno, indigeno od importato; e, in tale ricerca, spesso l'acume dello storico delle mitologie non basta, poichè mancano ancora a questa storia segreta del genere umano, contenuta ne' miti, troppi documenti; ma, se non si può sempre determinare la provenienza d'un fatto mitico, la sua sostanza mitica non può essere contestata se non dalla molta mala fede o dalla molta ignoranza degli ostinati oppositori della Mitologia comparata. Accettando, pertanto, in massima il principio stabilito dal professor Kuhn nella sua dotta dissertazione, per temperare l'opinione che gli parve un poco troppo assoluta del professor Max Müller, il quale poneva l'origine de' miti nella sola sede originaria asiatica della stirpe indo-europea, parmi che convenga, anzi tutto, fare una distinzione molto viva tra i miti primarii ed i miti secondarii; i miti primarii, o espliciti od in germe, furono portati tutti dalle sedi asiatiche in Occidente; inoltre, nello stadio de' miti secondarii, per quanto lontani ed isolati, vuolsi riconoscere sempre una stessa legge o meglio un complesso di leggi, di formazione mitica, legge o complesso di leggi, in cui trova la sua ragione scientifica la Mitologia comparata, e senza la quale essa riuscirebbe ad uno studio vano e capriccioso.

Con tale opinione ch'io sono venuto formandomi intorno alla scienza che qui ci occupa, io non vi renderò altra ragione del metodo che, in questo primo corso di Mitologia vedica, mi è sembrato di dover seguire. La mitologia vedica somiglia tuttora ad un vasto mosaico senza disegno composto di pietre preziose. Io ho tentato di dare una prima distribuzione critica alla materia, classificando, in letture distinte, gli Dei più eminenti dell'Olimpo vedico. Incominciai col dimostrarvi come, da prima, le sole forze della natura fossero cantate col loro proprio nome, come dalla poesia che le cantava siasi naturalmente disegnata la prima mitologia, ossia come sopra i fenomeni celesti siano nati gli Eroi divini. Tentai quindi indicare quale fosse il principale fenomeno rappresentato dal Dio eroico, e come da questa figura divina, per un concepimento più largo, più grandioso, più universale della totalità de' fenomeni celesti, sia sorto, dopo il Dio eroico, il Dio astratto o metafisico; ma di questo stesso Dio metafisico tentai pure determinare il limite fisico probabile, sopra il quale s'innalzò; così che per noi rimarrebbe, dalla caratteristica che abbiamo data agli Dei vedici, persuaso che tutta la mitologia vedica ne' suoi tre stadii ha un solo fondamento fisico, e che la fisica, la quale muove gli Dei vedici, è la sola fisica celeste. Nella brevità de' limiti concessi a queste mie letture, io non potei recare nè molte nozioni nuove, e nè pure tutte le nozioni già aperte agli studiosi vedisti intorno agli Dei dell'Olimpo vedico; ma spero bene aver fatto abbastanza per rilevare e stabilire di ciascun Dio il suo carattere eminente, come desidero non essermi ingannato in quelle nuove interpretazioni che ho cercato proporvi di certi nomi e fatti mitici. S'io avessi inteso a divertirvi con una pomposa descrizione dell'Olimpo vedico, l'India non mi avrebbe negato i suoi colori per farvene una splendida rappresentazione. Ma, se mi lusingherei che m'avreste prestato più fida e più animata attenzione, sentirei vergogna di me stesso, ove, per raccogliere fugacemente un vantaggio artistico, fossi venuto a tradire un mio grave dovere come studioso. Un poeta potrebbe certamente con gli Dei del _Rigveda_ comporre un panteon glorioso, e riempirlo d'armonia e di luce; ma pel critico, che attraversa gl'Inni vedici, questa luce e quest'armonia non appaiono punto costanti; vi sono sprazzi di luce, vi sono momenti di serena tranquillità; ma, al di fuori dell'idillio degli Açvin e dell'Aurora, e delle battaglie d'Indra, nessuna impresa mitica si trova illuminata nel _Rigveda_ di piena luce, onde, facendo parlare il solo testo, vi possiate appassionare per quegli Dei; alla lirica vedica mancò il suo epico Omero; e tra i poeti vedici e gli ellenici corre questa differenza, che i primi sono in atto di creare i loro Dei, i secondi già intenti ad ornarli; se il mondo vedico si fosse potuto continuare, in modo immediato, nell'India gangetica, forse que' stessi poeti che scrissero il _Râmâyana _ed il _Mahâbhârata_ sarebbero riusciti, con la loro mirabile potenza artistica, a completarci in modo più grandioso e poetico la figura degli Dei vedici; ma questo secondo periodo di elaborazione mitologica per mezzo dell'arte mancò all'India; fra il periodo lirico delle tribù e il periodo epico delle caste corre uno spazio di tempo enorme, nel quale i miti vedici o si pèrdono o si corrompono; quando il _Râmâyana_ ed il _Mahâbhârata_ furono scritti, alla società patriarcale vedica era già sottentrata la società castale brâhmanica, e coi moncherini degli Dei vedici s'erano già fabbricati e collocati molto visibilmente, in forme strane, grottesche ed immobili, sopra la terra, idoli giganteschi e mostruosi. La mitologia vedica può quindi constare di soli bei frammenti; mia industria presente fu di dare a tali frammenti qualche ordine logico, e di argomentare a quale intiero organismo divino un tal frammento possa ricongiungersi nella storia de' miti, ossia in quale famiglia mitica abbia trovato il suo più probabile svolgimento. Fu lavoro delicato e, lo confesso, pieno di pericoli; ma non sarà, io spero, di vergogna a me l'averlo tentato, nè d'intiero perditempo a voi l'aver tenuto dietro a queste indagini, sopra un terreno ancora tutto ingombro di sassi e di spine, ma dove non vi è viaggiatore volonteroso che non possa incontrar qualche fiore.

FINE.

INDICE ALFABETICO

de' Nomi e delle Cose principali che si contengono nelle presenti Letture.

A

Ab-ovo, pag. 127.

Acciecato (il sole Bhaga), 81, 165, 212, 213, 215, 220.

Accipiter, 145.

Acqua, 46, 48, 49, 75, 78, 119, 120, 121, 122, 125-143, 144, 176, 203, 212, 216, 232, 233, 235, 238, 239, 252, 280, 281, 292, 299, 321, 322, 323.

Adamo, 111, 219, 236, 237.

Aditi, 43, 46, 48, 66, 76, 77, 80, 87, 106, 172, 195, 196, 197, 201, 252, 254, 302.

Âdityâs, 43, 76, 87, 195, 252, 254, 302, 322.

Adri, 115.

Afrodite, 145, 153, 154, 194, 218.

Agastya, 159.

Ag'a, 275.

Agni, 84, 85, 109, 124, 125, 128 (correggasi garbhah), 133, 134, 140, 148, 150, 154, 155, 196, 242, 266, 271, 276, 295, 305, 314, 321, 323.

Ago meraviglioso, 98.

Ag'o Bhaga, 119.

Agonj, 109.

Ahanî, 46, 48, 66.

Ahalyâ, 192, 193, 194.

Ahi mostro trattenitore, e l'avaro dell'adagio popolare italiano, 18, 201, 202, 266.

Ahuramazda, 249, 254.

Aksha, 139. (Cfr. quello che si dice nell'_Indice_, pag. 344, sotto la voce _Div_, intorno al valore di _lusingare cogli occhi_, che ha in russo questa radice.)

Akshakâmâs, pag. 136.

Alba, 57, 207.

Albero di Natale, 110, 145; fuoco nato dalla punta degli alberi, 111, 114, 115.

Albero paradisiaco e cosmogonico, 241, 289, 292.

Ali dei venti, 150.

Allievo del diavolo, 169, 172, 173, 174.

Amari Michele citato, _Dedica_, iii.

Amazzone vedica, 68, 69, 70.

Ambikâ, 315, 317, 319.

Ambrosia, 47, 48, 57, 68, 106, 107, 129, 173, 176, 177, 178, 182, 190, 198, 199, 200, 241, 251 (umore ambrosiaco), 259, 260, 281.

Amore, 98, 99, 100, 104, 153-158, 194, 218, 305, 308, 320.

Amuleto, 172.

An, anala ed anila, 147; anemos, 147; anima, 147; immortalità dell'anima, 244-247.

Ananta, 303, 321.

Anavadyâ, 137.

Ancora, 219, 221, 222.

Andra, 188, 189.

Añga, 290.

Angeli, 136, 243.

Añgiras, 93, 99, 104, 129, 168, 290, 291, 296.

Anhro Mainyu, 249, 250.

Animali mitici, 38, 94, 117, 161.

Ança, 76.

Antakâla, 324.

Antar, Antara, Antari-ksha, 188, 189, 190, 277, 289, 295, 304.

Anumati, 93, 95, 98, 99, 101, 104.

Anyatahplaksha, 141.

Apâd açirshâ, 117.

Apâlâ, 68, 106, 173, 199, 211.

Apâm napât, 120.

Apollo, 228.

Apsarâs, 64, 129, 134-143, 148, 193, 203, 288.

Ar, 156, 157.

Ara, 157.

Ârâ, 83.

Aracne (Tela d') nella mitologia, 51, 98.

Arai, pag. 156, 157.

Aramati, 101, 102.

Aranî, 109, 110, 117, 291.

Aranyânî, 94, 95, 97.

Arbuda, 201.

Arco ed arciere, 157, 319.

Ares, 154-159, 230.

Arg', 79.

Argo, 192.

Arg'una, 178, 262, 263, 265, 319.

Arhant, 288.

Ari, 157.

Arkatridhâtu, 305, 307.

Armonia divina, 91, correggasi alla quinta linea: invece di _secondo le quali_, leggasi _senza le quali_.

Arpia, 265.

Artemis, 93.

Artisti vedici, 172, 174.

Aruna-Arusha, 261.

Arva, 135, 139.

Aryaman, 76, 80, 81, 82, 87.

Açani, 321, 322.

Açman, 115, 202.

Açu, 162.

Açva: mobilità di questa voce, 16, 59, 60, 61, 62, 162, 163, 172, 206.

Açvahayo rathânâm, 83.

Açvina, 323.

Açvin, 43, 63, 67, 70, 86, 101, 122, 132, 138, 153, 157, 164, 200, 201, 205-232, 235, 236, 238, 239, 252, 263, 266, 269, 306, 315, 323.

Asamati, 49.

Ascetismo, 295, 298.

Ascoli G. I. citato, _Dedica_, vi, 26, 281.

Asino, 135, 171, 259.

Asmodeo, 225.

Asura ed Ahura, 32, 249, 314.

Asurâs, 197, 201, 251-269, 308.

Asuratva, 254.

Atman, 147, 150, 277.

Atmosfera, 188.

Atri Saptavadhri, 212.

Atlante, pag. 127, 128, 273, 290.

Attonito, 183.

Atharvan, 117.

Athênê, 71, 101.

Atithi, 117.

Aurora, 42, 43, 48, 50, 53, 55-72, 74, 75, 87, 88, 89, 98, 100, 102, 116, 127, 137, 138, 140-143, 152, 153, 154, 162, 164, 165, 169, 180, 195, 201, 206, 207, 209, 211, 214, 215, 238, 266, 269, 279, 294, 319, 322.

Aurnabhava, 208.

Aushasî, 319.

Autunno, 317, 319.

Avaro che crepa: adagio mitico italiano, 18.

B

Bagat, 81.

Bagnante (La), 65.

Bahvaçva, 138, 139.

Baka o Vaka, 254.

Bakura o Vakura, 253.

Bali Vairoc'ani, 254.

Ballo e ballerine celesti, 64, 135, 136.

Barh, 285.

Bastone mitico, 281, 291.

Battesimo e Diluvio, 225-232; Battesimo e Cresima, 241, 242; battesimo e imposizione del nome, 320; porta via il male, 321.

Baudry Fed. citato, _Dedica_, VI, 60, 188.

Beda, 219.

Befana, 12, 13.

Bellum, 156.

Benedizione dei vecchi, 81.

Benfey Teodoro citato, 63, 150, 189, 253.

Bhadiâ, 195.

Bhaga, 66, 76, 80, 81, 82, 88, 102, 227.

Bhag'ya, 227.

Bhava, 322.

Bhîma, 150, 158, 178, 198.

Bhrâtar e Bhartar, 238.

Bhug'yu, 225, 226, 227, 230.

Bhr'igu, 156.

Bhûmî, pag. 39, 43, 50; il Bhûmideva, 41, 49, 50, 53.

Bhûrig'anma, 116.

Bhûs, 280.

Bhuvas, 280.

Bilancia funebre, 245.

Bodhayantî, 71.

Bog, 76.

Bopp Francesco citato, _Dedica_, iv, vi.

Bosco, 109.

Bois, 109.

Brahma, 282.

Brahmac'ârin, 260, 293.

Brahmac'odânî, 83.

Brahmaloka, Indraloka, 287.

Brahman, 33, 78, 126, 163, 167, 178, 191, 192, 193, 223, 226, 249, 267, 270, 271, 273-298, 299, 304, 305, 306, 311, 319, 320, 324, 325.

Brahmanaspati, 33, 79, 167, 178, 285-300, 311.

Brahmânda, 126, 285.

Brahmanvantas, 255 (nel suo significato primitivo, la parola potè esprimere tanto i vasti, quanto i celesti).

Brahmâstra, 287.

Bréal Michele citato, _Dedica_, vi, 189, 203.

Brutta (La) divien bella, 68, 69.

Br'ih, 294.

Br'ihadrathâ, 61.

Br'ihaspati, 285-300.

Buddha, 328.

Buddhi, 71.

Buddhismo in opposizione alle credenze vediche, 246.

Buffalo, 308.

Burnouf Eugenio citato, 224.

Burro, 48, 57, 137, 282.

Busslaieff Teodoro citato, _Indice_, alla pag. 344, sotto la voce _Div_.

C

Caco, 203.

Cagnolino di Bretzwill e di Bretten, scherzo discusso in tutta l'_Introduzione_, 1-10.

Calore e moto: la luce si distende, 45, 278.

Calvo, pag. 309, 310, 318.

C'andra, 93 (non _Candra_), 105, 106.

C'andramas, 105, 320, 322.

Cani di Yama, 239, 240, 242; cani ululanti, 318.

Capre invece di _cavalli_, 83, 84, 275.

Capelli (del sole), 309 (nella notte il capelluto diviene privo di capelli, ossia calvo; il sole cedè il posto alla luna; e datosi alla parola çipi il valore di organo della generazione, il _Çipivishta _riuscì non solo il calvo, ma l'eunuco), 314, 315, 316.

Carro degli Açvin, 63, 67, 68, 70, 101, 210, 232.

Carro dell'Aurora, 61, 62, 63, 68, 69, 89.

Carro del Sole, 86, 88, 89.

Carro del Vento, 143.

Caste, 282.

Cavallo, 16, 59, 60, 61, 62, 84, 133, 140, 157, 158, 162, 172, 199, 203-232, 273.

Cavalieri vedici, 63, 67, 68, 70, 205-232.

Ceppo natalizio, 110, 111.

Cerbero, 239.

Ceriani (Abate) citato, 197.

Cervo, 222.

Charites, 128.

Chieri città, _Dedica_, IV.

Cicerone citato, 183.

Cieco (vedi _Acciecato_).

Cielo equivale _Dio_, 34; tutta la seconda Lettura, 37-54, 74, 75, 76, 77, 78; il Re del cielo, 79, 80, 163, 187, 188, 194, 195, 247, 279, 288, 289, 292, 293, 294, 299, 314.

Cigni, 141, 220.

Cinzia, 93.

Cinghiale, 314.

Ciro, 111, 121, 197.

Città celesti, 121, 122, 138.

Citrabarhish, 85.

Ciuffo, 314, 318.

Colomba, 145, 146, 154, 219, 222.

Colombina di Casa Pazzi, 146, 147, 153, 220.

Colori mitici, 96.

Colori: unità e varietà de' colori nell'iride e nel linguaggio, 261-265.

Coppe mitiche, 176, 181.

Corsa mitica, 61, 62, 63, 210.

C'ornoje, pag. 262.

Corvo, 186.

Cosmogonie, il fuoco primo nato, 114; cosmogonia biblica e vedica, 125, 132, 153, 216-232, 260, 270-298.

Cox G. W. citato, _Indice_, alla pag. 346, sotto la voce _Euristeo_.

Creazione, 275, 282.

Credenze popolari e superstiziose: loro valore scientifico, 11.

Cremisino, 261.

Crimilde, 70.

Cristo, 144, 154, 197, 218-224, 226, 230, 234, 235, 264.

Cuculo, 130. (Cfr. su questo animale mitico la _Zoological Mythology_, e inoltre un dotto articolo che il barone O. Reinsberg von Düringsfeld inserì nel primo supplemento della _Vossische Zeitung_ del 9 e 16 agosto 1874, intitolato: _Der Kukuk_.)

C'umuri, 252.

Cuoco celeste, 308.

Curtius G. citato, _Dedica_, iv.

C'yavana, 212, 213, 214.

Cyprinus, 227.

D

Dâ, dî, 252.

Dadi, 136.

Daksha, 76.

Dalila, 165, 236.

Dampatî, 237.

Dânu, Dânavas, 201, 250-269.

Dânunaspati, 251.

Dâsa, 252, 253.

Dasyu, 252, 253.

Debiti e crediti celesti, 132, 137, 138, 139.

Dei, 21-35; gli Dei vedici sono stretti al fenomeno celeste, 28; gli Dei vedici sono spesso moncherini, 29, 30; Dei grandi e piccoli, 30; pluralità degli Dei vedici, 31, 32, 271; loro diverso carattere, 32, 33; nati in cielo, 45; generati dall'aurora, 67; svegliantisi con l'aurora, 71; si manifestano con la luna, 107; generati e genitori, 115; come collettivo plurale non hanno persona mitica distinta, 128; sensuali, 135, 136; Dei fisici, 161; gli Dei e i Demonii, 249-269; Dei brâhmanici, 319.

Delfo, 228.

Delfino, pag. 221-232, 241.

Dêmêtêr, 39.

Demonii, 154, 167, 168, 169, 171, 174, 175, 183, 184, 240, 249-269, 332.

Desiderio, 154-158, 320.

Deva, 22, 23-30; il _Deva_ diventa Demonio, 31, 184; diverse sue stazioni divine, 33; i _Devaputre_, 41; Devâs ed Asurâs, 196, 250-269, 308.

Dhâ, 64, 65.

Dhâtar, 76, 87, 179.

Dhîg'avana, 84.

Dhiyamg'inva (correggasi _dhiyamig'inva_), 84.

Diana, 93, 94.

Dio, 21-35, 163, 272, 332.

Dioscuri, 63, 67, 205-232, 235.

Dita di fata, 95, 97.

Diti, Daitiyâs, 201, 230-269.

Diluvio, 126, 216-232, 239, 278.

Distanza fra il cielo e la terra, 247.

Dies, 187.

Diespiter, 187.

Div, storia di questa radice, 22, 23 (alla pag. 23, riscontro col vedico div «brillare,» il russo _divitj_ «meravigliarsi;» l'illustre cattedratico dell'Università di Mosca, Teodoro Busslaieff, storico della lingua russa, al quale, nel suo recente passaggio per Firenze, diedi a leggere sulle stampe la pag. 23, non solo si degnò d'approvare, con l'autorità che gli compete, il mio raffronto, ma soggiunse che _divitj_ ha ancora in russo il significato di guardare nell'espressione _nie diví na nievó_, che equivale a _nie smatrì na nievó_, ossia: non guardarlo, non occuparti di lui, e quello di _guardare con lusinga_, dicendosi delle fanciulle che incominciano a fare all'amore. Questo senso che la radice _div_ ha di _brillare_ in sanscrito, e di _meravigliare_, _guardare con lusinga_, ed anche, semplicemente, _guardare_, in russo, mi fa supporre l'identità originaria delle radici _div_ e _vid_ composte con gli stessi elementi e di analogo significato), 138.

Divaspati, 37, 43, 52, 79, 187, 188, 189, 195, 293, 294, 295, 311.

Divodâsa, 132, 138.

Donne e il vento, 143, 144; donne fatidiche, 168; donne liberate, 176, 202, 203; demoniache, 181, 252.

Draupadî, 158.

Duellum, pag. 156.

Dupuis citato, 73.

Durgâ, 156.

Duryodhana, 171.

Dvar, 156.

Dvish, 155, 156.

Dvita, 178.

Dyavâ-Bhûmî, 48.

Dyavà-Pr'ithivî, 46, 47, 48.

Dyu e Dyaus, 37-54, 57, 79, 80, 85, 186, 187, 189, 196, 197, 208, 262, 272, 303, 332.

E

Ea, 216.

Edipo, 111.

Egitto, 171, 173, 197.

Ekâshtakâ, 195.

Ekata, 178.

Elena, 67, 70, 156, 157, 171.

Eolo, 144, 149. (A proposito del vento erotico mattutino congiunto con l'aurora, non si trascuri la stretta parentela ideale ed etimologica fra _Eôs_ ed _Eôlos_, che valgono _aurora_ e _mattutino_, ossia riferentesi all'aurora.)

Epifanie, la festa dell'Epifania, 12, 13.

Epopea carolingia, 332.

Epopee brâhmaniche, 335.

Equiria, 158.

Equivoci, 234, 269, 313, 319, 324, 330.

Erbe mitiche, 38, 49, 129, 130, 318, 322.

Ercole, 128, 197.

Eredità mitica, 14.

Erinni, 156, 157.

Eris, 156, 157.

Erode, 121, 171.

Eroi mitici, 163, 197, 203.

Eros, 153, 154, 155, 156, 157, 158, 194, 228, 230.

Eruditi bibliografi, 5.

Eschilo, 156, 185.

Esiodo, 78.

Esperidi, 127, 128.

Età dell'oro, pag. 127.

Etimologie bizzarre, 4, 9, 254, 264, 289; etimologie del nome di Indra, 187, 188, 189.

Eunuco, 309, 310.

Euristeo, 128. (Per questo, come per gli altri miti ellenici comparati con gli ariani, lo studioso può attinger molta luce dal bel libro del signor G. W. Cox, intitolato: _Mythology of the Arian Nations_.)

Eva indiana, 193; Adamo ed Eva, 219, 236, 237.

F

Fabbro, falegname mitico, 148, 161-183, 297, 316.

Falco, 117, 145, 177.

Fallico (Culto), 106, 247, 277, 291, 309-311, 313-327.

Fanciulla di legno, 97.

Fanciulli eroici scampati dalle acque, 121, 122, 197, 221-232.

Fanciullo reale, infante, delfino, 229, 230.

Faraone, 121.

Fede, 100, 101; Fede, Speranza e Carità, 154.

Fenice vedica, 134, 292.

_Fiat_ biblico e vedico, 280.

Fidius, 227.

Figlia del cielo, 35, 50, 66, 87.

Figlia del sole, 63, 100, 210.

Figli del cielo, 151, 207.

Figlio del falegname, 170.

Figlio del vento, 170, 198.

Figlio della vedova, 195, 196.

Figlio delle acque, 120.

Figlio delle legna, 110.

Figlio liberatore del padre, 112.

Filo, 119.

Filologia comparata, 4, 5.

Filone citato, 220; Ecco le sue proprie parole, secondo l'antica versione di Pierre Bellier, Paris, 1588: «Noé donc ayant esté réputé digne non seulement d'estre exempt de la misère et affliction commune, mais aussi d'estre l'autheur et le commencement de la seconde génération des hommes, etc.»

Fine del mondo, 324.

Fiumi celesti, 131, 133.

Fiumi infernali, pag. 239.

Flechia Giovanni citato, _Dedica_, VI.

Foggini citato, 219.

Fontane mitiche, 38, 129.

Formaggio mitico, 96.

Formica, 129, 130.

Forte inebbriato, 198.

Fortunio, 81.

Francolino, 177.

Fratelli mitici, 120, 181, 205-232, 235, 236, 237, 238, 263, 264.

Fucina celeste, 70, 71, 164, 165.

Fulmine: i fulminati, 40; fulmine d'Indra, 69, 129, 130, 174, 176, 183-205, 307; generatore del fuoco, 114; in che modo si suppone sia nato, 115; fulmini dei Marut, 151; fulmine Saranyû, 156; fulmine di Brahman, 287; fulmine di Rudra, 318, 322.

Fuoco, 75, 84, 85, 109-124, 125, 144, 146, 147, 152, 220, 244, 270, 291, 292, 299, 305, 307, 321, 323.

G

Gamba di ferro, 211.

Gandharvâs, 129, 134-143, 148.

Gañgâ, 131.

G'anaka, 271.

Gardabha, 135.

Garuda, 150, 155 (correggasi _Garuda_ o _Garutmant_), 302.

Garut, 150.

Gârhapatya, 244.

Gaupâyanàs, 49.

Gaur mâtar, 39.

Gautama, 192, 193.

Gemelli, 236, 237, 238.

Generazione, 110, 291, 322.

Germani, 5.

Gesù bambino, 110; si salva attraverso le acque, 121; fanciullo, 170, 171, 197.

Ghoshâ, 210, 211.

Ghritaçriyâ, Ghritapric'â, Ghritâvridhâ, 48.

Giapeto, 5.

Giona, 230.

Giordano, 144.

Giove (padre, zio), pag. 51; Giove parricida, 111; Giove cuculo, 130, 194, 262; pluvio, 191, 227.

Giovenale citato, 222.

Giovinezza (Acqua della), 214.

Giritra e Giriçanta, 315.

G'ishnu, 303.

Giuliani G. B. citato, 17, 111.

Giunone, 130, 144, 186, 187, 194, 262.

Giuochi celesti, 136, 137, 138, 139; gioco-gioia, giocare, brillare, 138.

Giuseppe, 170, 171, 179, 197.

Gnâs, g'n'â, g'an, 168, 181.

Go, 39, 58, 59, 60, 151, 162.

Goldstücker professore citato, 208.

Gomâtarâs, 151.

Gopâs, 306.

Gorresio Gaspare citato, _Dedica_, VI.

Govinda, 303.

Gradivo, 154.

Grazie, 128.

Grimm Jacob citato, _Dedica_, IV.

Grünow F. W. editore citato, 60.

Guerra (Il Dio della), 154.

Guerrieri ed amanti, 154-159.

Guidatore delle anime, il sole moribondo, 84, 86, 239, 240, 241.

Guidatrice di carri e di cavalli, 60, 61, 62.

Guhya, 276.

Guñgu: si spiega questa parola, 93, 95.

Guñguri, 93.

H

Haeckel citato, 126.

Hanumant, 150, 157, 170, 230.

Hari: equivoci nati sopra questa voce, 96, 261; Harit, 261, 266.

Harikeça, 316.

Haritas, 128.

Hartmann citato, 60.

Heberer citato, 7.

Hephaistos, 165.

Hermeias, 242.

Heyne Moritz citato, 1.

Hidimba, pag. 158, 168.

Hiranya, 290.

Hiranyabâhu, 316.

Hiranyaçiprâs, 314.

Hiranyagarbha, 53, 125, 126, 127, 290, 324.

Hiranyahasta, 212.