Le piante utili dell' Eritrea

Part 2

Chapter 23,507 wordsPublic domain

Questa bella pianta, che in Asmara e nell’interno dell’Abissinia s’incontra nello stato selvatico, trovasi nelle Indie soltanto coltivata. Questa strana espansione di una specie di pianta selvatica dell’Eritrea nei giardini indiani non è un caso isolato. La _Crossandra undulaefolia_ Roxb., una Acantacea con magnifici fiori di un rosso scarlatto, che spesso trovasi selvatica nell’Eritrea, trovasi pure nelle Indie soltanto come pianta di ornamento. Le foglie della Meriandra, che hanno un forte odore di canfora, si usano nelle Indie invece della _Salvia officinalis_ L. come rimedio aromatico, vivificante e riscaldante (Royle, Wallich, Wight ecc.).

25. BUDDLEYA POLYSTACHYA Fres. (_Loganiaceae_)

in tigrè «_mattari_».

Un arbusto alto con spighe pendenti di fiori di un rosso aranciato. Le foglie e i fiori sono usati dagli Abissini contro il verme solitario.

26. PLUMBAGO ZEYLANICA L. (_Plumbaginaceae_)

in tigrino «_Aftehe_ o _aftah_».

Questa pianta rimarchevole per i suoi fiori bianchi tubulosi, trovasi da per ogni dove nell’Eritrea. La radice fresca ha proprietà vescicatorie, e Schimper scrive che i Tigrini la impiegano come mezzo profilattico contro certe malattie. Dopo l’applicazione della radice si forma una piaga che lascia una cicatrice rilevata.

27. SALVADORA PERSICA L. (_Salvadoraceae_)

in tigrino «_addai_»

in agau «_scivelscia_»

in arabo «_aràk_».

È un arbusto molto ramificato e allargato nella pianura (Samhar) vicino alla costa, copre grandi spazi e che trovasi non di rado anche nell’altipiano fino a 1500 metri sul livello del mare.

I ramoscelli forniscono le spazzolette pei denti, in arabo «messuâg» che nell’Oriente i musulmani usano generalmente e che sono raccomandate ai fedeli dal Corano, ove è prescritto di non adoperare altro mezzo, per pulire i denti, che i ramoscelli di questa pianta. Tali ramoscelli si vendono in quei paesi dappertutto.

Masticandone le punte si staccano le fibre, che formano una specie di spazzole. Il gusto è quasi come quello della senape e indica proprietà antiscorbutiche. È un miracolo che finora nessuno dei nostri specialisti in «Reclame» abbia avuto l’ispirazione, citando i bei denti degli arabi, di creare in Europa, con questi stuzzicadenti, un articolo di moda. Persone come Pear, Epp & Holloway avrebbero con essi potuto guadagnarsi i milioni, come li guadagnarono con i lorosaponi mediocri etc.

Il frutto è una piccola bacca, che seccata, ha la grandezza ed il gusto dell’uva passa di Corinto, e si può raccogliere in massa. Ne trovai posto in vendita sul mercato di Suachim.

MAESA LANCEOLATA Forsk. (_Myrsinaceae_)

in tigrigna «_Saoria_».

È un rimedio apprezzatissimo dagli Abissinesi contro il verme solitario, e che anche in Europa venne sperimentato con successo. Le bacche si riducono in pasta e si mischiano a fagiuoli o fave ugualmente ridotti in pasta e si somministrano in quantità abbondante.

Questo arbusto, che anche nell’Yemen trovasi sparso, ha dei rami alti parecchi metri e foglie grandi.

Trovai questa pianta vicino Gheleb nel territorio dei Mensa.

28. MYRSINE AFRICANA L. (_Myrsinaceae_)

in tigrigna _Zaddsé_ o _ssàhtso_.

Le bacche di questo piccolo cespuglio, sparso nell’altipiano oltre 2000 metri sul livello del mare, si seccano, e ridotte in pasta si mischiano con un cibo qualunque adatto per servirsene come rimedio contro il verme solitario.

29. PIRCUNIA ABYSSINICA H. (_Phytolaccaceae_)

in tigrè (Mensa) _ssobêth_ o _ssebbêt_.

Questa pianta si presenta dappertutto nell’Altipiano in grandi masse e se ne usa in Abissinia così la radice come il frutto, come uno dei tanto numerosi rimedii contro i vermi intestinali.

Le bacche pestate danno una pasta saponaria, che produce molta schiuma, dando, come le bacche del _Sapindus_, un eccellente surrogato di sapone. Specialmente si lavano, col mezzo di queste bacche, le stoffe di lana, flanella ecc. Nella Missione Svedese in Gheleb mi si lavarono così bene dei costumi di flanella, che sembravano del tutto nuovi; mentre che le lavanderie chimiche di Berlino non erano al caso di fare altrettanto.

Considerando che queste bacche si trovano nell’Eritrea in grandi masse e sono facili a raccogliersi, si può sperare che questo prodotto un giorno possa essere di grande importanza per l’esportazione.

30. CELOSIA TRIGYNA L. (_Amarantaceae_)

in tigrino «_belbilda_».

È sparsa tanto nelle regioni alte che basse nell’Eritrea. Le foglie, i fiori ed i frutti stritolati e mescolati danno un rimedio possente contro il verme solitario. È però, secondo Schimper, dagli Abissini temuta quanto la _Celosia anthelmintica_ Asch. a causa dei suoi effetti secondarii pericolosi.

31. AMARANTUS GRAECIZANS L. (_Amarantaceae_)

in tigrigna «_birnáheo_»

in amarigna «_aluma_».

Impiegati in grandi dosi, i semi di questa malerba abbondantissima sarebbero, come dice W. Schimper, nel Tigrè un ottimo rimedio contro il verme solitario.

32. RICINUS COMMUNIS L. (_Euphorbiaceae_)

in tigrigna: «_vulleh_»

in tigrè (Mensa) «_Kellä_».

Vi sono siti ove il Ricino si presenta in tale quantità, che raccogliendone il seme si potrebbe esportarlo ed averne grande vantaggio.

In questi semi che somministrano l’olio di Ricino, Kobert e Stillmark di Dorpat, nel 1889, scoprirono il _Ricinino_, il più potente dei veleni vegetali che si conosca.

33 e 34. ALOE SCHIMPERI Tod. e ALOE ABYSSINICA Lam. (_Liliaceae_).

in tigrè «_mathisso_» in mensa, «_zabber_».

in Tigrigna, «_àrrai_ o _èrreh_».

in arabo, «_ssàbbr_».

L’_Aloe Abyssinica_ Lamk. è la specie che trovasi assai diffusa sull’altipiano e sulle pendici rivolte a Levante, sino a 1000 metri sul livello del mare.

Il viaggiatore la riconosce tra le altre specie, per le foglie lunghe concavo-convesse che in parte sono regolarmente verdi oscuro e segnate nella parte basale con delle macchie bianche molto fitte. I fiori sono ora gialli ora di colore rosso arancio. Questa, specie mi sembra senza valore per l’estrazione del succo. Invece nell’altipiano, a circa 2000 metri sul mare, specialmente vicino ad Asmara si trova una specie (_A. Schimperi_ Tod.) con grandissime foglie molto più lunghe e più larghe, che sono sempre senza macchie.

Detta specie si distingue dal succo giallo bruno che scorre dalla pianta tagliandola e che ha quel forte odore di sudore che distingue le buone qualità di Aloe.

Il succo è ricco di resine solubili e disecca subito, rappigliandosi in massa.

Con questo prodotto varrebbe la pena di tentarne la raccolta all’ingrosso, perchè presumo, da ciò che ho osservato nell’isola di Socotra sull’_Aloe Perryi_, che la pianta in quistione potrebbe fornire una specie di Aloè pregevole.

Oltre le due specie accennate, ne ho trovato altre due sul territorio italiano, che pero non danno Aloe servibile.

35. CYPERUS ROTUNDUS L. (_Cyperaceae_)

Molto frequente sulle rive dei fiumi nell’altipiano e sul pendio delle vallate verso il mare.

I tuberi aromatici sono della grandezza delle olive, sempre rosso bruni, e fanno grande figura nella Farmacopœa araba come sudoriferi e diuretici.

* * * * *

II. — =Piante Aromatiche.=

1. HEMPRICHIA ERYTHRAEA Ehrbg. (syn. _Amyris Kafal_ Forsk.). (_Amyrideae_)

arabo «_Kafal_».

Questo arboscello è molto sparso al sud del tropico sulle isole e sulle coste del Mar Rosso, e così pure si trova sulle Isole Dhalac dell’Eritrea.

Il legno è di colore rossigno simile al Sassafras, e strofinato emana un leggiero odore aromatico, e se si brucia spande un grato profumo alquanto balsamico.

Per questa sua proprietà se ne fa uso in Egitto per affumicare le giarre d’acqua nuove di creta, e le idre dette Gulla prima di metterle in uso.

Il legno Cafal è altresì sudorifero e diuretico, e se ne fa moltissimo uso tanto in Egitto quanto in Arabia. Lo si vende in tutti i bazar di droghe.

Questa specie non segrega della resina e non ha niente di comune coll’Opoponax, il quale come pretende Holmes nel _Pharm. Journal 1081_; verrebbe distillato dalla resina di questa pianta.

Il nome «_Kafal_» si dà però anche ad alcune specie di _Commiphora_ (_Balsamodendron_) dalle quali si ricava probabilmente una parte della Mirra del commercio.

2. COMMIPHORA OPOBALSAMUM, Engl. (Syn. AMYRIS OPOBALSAMUM L. — BALSAMODENDRON OPOBALSAMUM Kunth) (_Burseraceae_)

È un cespuglio od un arboscello, il quale dal sud del tropico al mar Rosso e nel Samhar Eritreo, ha la stessa diffusione della _Hemprichia erythraea_ Ehr., però ascende più in alto su i declivi montuosi confinanti col mare. È noto generalmente che questa specie somministra la «mirra» del commercio odierno, come quella che si esporta dal sud dell’Arabia e dal paese dei Somali, da Aden, Hodeidah etc. Intanto io non ho nessuna prova per questa identificazione, perchè non mi è accaduto mai di osservare su i fusti di questa specie una secrezione resinosa, quantunque io abbia avuto occasione di studiare la pianta in tutti i tempi dell’anno e nei punti più differenti delle rive del mar Rosso. Soltanto alle estremità dei rami, che sovente si mostrano come verniciati, si trova una secrezione come di una massa vischiosa, a modo di vernice molto densa e di gradevole odore.

Nei bazar di droghe nei paesi Orientali troviamo conservate vicine due specie di balsami l’uno differente dall’altro, il «balasem» balsamo della Mecca e la «Mirra» (_mur-heggiasi_). Il primo è una specie di trementina liquida, il secondo è una resina solida difficilmente combustibile.

«La resina liquida, dice Figari, gode sempre grande stima come medicamento vulnerario, o come contravveleno al morso degli animali velenosi». Nell’Arabia felice questa specie chiamasi «_bisciâm_». Il Dr. E. Glaser, la cui autorità nella conoscenza dell’Arabia non si può in alcun modo mettere in dubbio, sostiene di aver veduto raccogliere da questa pianta la Mirra.

Il medico veneziano Prospero Alpino nel 1582 ha dato per la prima volta una perfetta figura di questa specie e la designa col nome di «_balsamum_»[5]; il nome di Mirra non si rinviene affatto nella sua opera. Alpino trovò questa pianta coltivata al Cairo come residuo di antichi tentativi di acclimatazione, ed egli constata la tradizione che l’origine della provenienza sia a Mecca. Non cade dubbio che quello che in Egitto va sotto il nome di «balasem» sia il prodotto della _Commiphora Opobalsamum_ Engl.

Forskal che nel 1761 esplorò come botanico l’Arabia Felice, a proposito di questa specie non fa menzione della Mirra; egli la chiama «_Abuschâm_» (più correttamente «_bisciâm_» e dice (Flora Aeg. Arab. p. 80): «Conosco ancora due altri alberi che si chiamano coi nomi di «_Schadjaret el murr_» (i.e Arbor Myrrhae) e «_Chadasch_»[6] i quali, se si deve prestar fede a quelli che lo garantiscono, devono essere molto simili alla specie descritta».

È ancora da notare che la denominazione di _Balsamodendron Myrrha_ colla quale il botanico Nees von Esenbeck distinse una delle piante raccolte dall’Ehrenberg nell’Yemen, è fondata sopra un errore, nel quale si sono confuse le note di erbario dell’Ehrenberg[7] ed è stata distinta come Mirra per eccellenza una specie, che non è affatto aromatica, e meno ancora secerne una resina. Io ho dovuto denominare ciò non pertanto _Hemprichia Myrrha_ Schwfth. questa specie inodora, circoscritta all’Arabia felice, per serbare la precedenza al nome più antico.

Però sulla quistione dei balsami e della mirra non è stato peranco detta l’ultima parola, a cagione della sconfinata letteratura, accumulatasi su di ciò da qualche secolo. Per quanto ci consta, è solo permesso di ammettere:

1º che il Balsamo degli arabi deriva dalla _Commiphora Opobalsamum_ Engl.

2º che non conosciamo come si ricava.

3º che il balsamo è un aroma.

4º che la mirra è una resina non molto aromatica, disgradevolmente olezzante, difficilmente combustibile, che si adopera come medicina (la nostra tintura di mirra) e mai come profumo.

5º Nella antica letteratura, specialmente nella letteratura biblica, il balsamo e la mirra sono spesse volte confusi insieme, donde questo continuo «_qui pro quo_».

3. SCLEROCARYA BIRREA Hochst. (_Anacardiaceae_)

In tigrigna «_abóngul_».

Un grande albero con legno leggiero e morbido che nella stagione della siccità fiorisce dopo aver perduto le foglie. I fiori di un giallo cereo sono riuniti insieme alle estremità dei rami in spighe dense disposte a fascetto, e spirano un intenso profumo come di gelsomino, o ciò che torna più esatto, come i fiori del _Philadelphus_. Specialmente nei monti che fanno corona alla Conca di Cheren, questo albero è assai copioso, in egual modo in tutta la vallata dell’Anseba e nelle vallate che scendono giù verso il Barka.

4. OCHNA INERMIS (Forsk.) Schwf. (Syn. OCHNA PARVIFOLIA Vahl) (_Ochnaceae_)

in tigrè (Mensa) «_abgamá_».

Questo arbusto è assai diffuso nelle alture e nelle pendici verso l’Oriente.

I fiori color giallo d’uovo, coprono in grande quantità nella stagione secca il fusto spoglio di frondi ora dritto e a foggia di un albero, ora di storto sulle rupi come un arbusto nano, ed hanno un forte e magnifico profumo di _Syringa_.

L’aroma è quasi così forte come quello della _Syringa vulgaris_ L. e colle regole della profumeria si può facilmente fissare per mezzo di grassi ecc., e forse ancora per mezzo della distillazione.

5. XIMENIA AMERICANA L. (_Olacaceae_)

in tigrinna «_mell’au_»

in tigrè (Mensa) «_mellhétta_».

È uno tra i più frequenti arbusti od alberetti, dell’altipiano dell’Eritrea. I fiori hanno un fortissimo odore di fior d’arancio, e sarebbero da mettersi in prima linea come materiale da impiegarsi, in grande, nella profumeria. Questi fiori si possono raccogliere a quintali, per modo di dire, nelle vicinanze di Cheren.

6. JASMINUM ABYSSINICUM R. Br. (_Oleaceae_)

in tigrigna «_habbe-selîm_»

in amarigna «_uembelel_»

Le compatte masse di fiori di questo frutice scandente che s’arrampica sopra i grandi alberi, tramandano un intenso odore e si trovano in più che sufficiente quantità (a Ghinda, Cheren, Gheleb etc.) per poter essere adoperati per la profumeria.

Ancora più comune della detta specie nei piani alti e fra i contrafforti è il _Jasminum floribundum_ R. Br. il cui profumo però è meno intenso ed i fiori non sono cosi numerosi ed in tale quantità, come nella specie precedente.

7. PREMNA RESINOSA Schauer. (_Verbenaceae_)

Un frutice largamente diffuso nell’Eritrea coi rami lunghi e ritti, le cui foglie contengono un’aroma molto simile a quello del limone, e che per la abbondanza della pianta si può facilmente distillare in grandi quantità.

8. OCIMUM MENTHAEFOLIUM H. (_Labiatae_)

in tigrè «_ciomâr_ o _ciommer_»

in tigrigna (Adua) «_sessak-süvvi_» (Hamasen «_ssahmar_».

Abbondante in tutti i luoghi soleggiati ed erbosi dell’Eritrea, l’erba che talora raggiunge 1 m. di altezza, è diffusa in prodigiosa quantità, sovente _a perdita di vista_, nelle vicinanze di Ghinda, dove se ne può raccogliere in quantità strabocchevole.

L’attività vegetativa della pianta dura per tutto l’anno, senza distinzione di stagione.

Il suo aroma è molto forte. Secondo Schimper gli Abissini mischiano le foglie triturate e secche col burro e se ne servono come pomata per la testa. L’odore è molto simile a quello della menta piperita.

Tra tutte le piante selvatiche dell’Eritrea questa potrà, per la sua abbondanza, molto probabilmente essere adatta alla distillazione in grande, e un impiegato della Casa V. Bienenfeld, il Sig. Brunetti, in Ghinda, ha di già preso di mira con tutta serietà e di moto proprio un tale piano.

9. MICROMERIA ABYSSINICA Benth. (_Labiatae_)

È un’erba diffusa nelle alte regioni abissine sopra i 2000 metri. Io la trovai abbondante nelle pendici del Ssabber sopra Gheleb, terr. Mensa. Le foglie hanno forte odore di menta piperita e potranno fornire quest’olio colla distillazione.

10. KYLLINGIA TRICEPS L. (_Cyperaceae_)

in tigrè (Asùs) «_Krît-asmûd_».

I rizomi di questa pianta che raramente supera i 30 centim. di altezza, hanno un distinto aroma, che in qualche maniera ricorda quello dell’Andropogon Schoenanthus; però è molto più fino e gradevole.

L’aroma, molto intenso nella pianta fresca, è fugace e però dovrà distillarsi sul posto; poichè la pianta disseccata dopo qualche mese lascia sentire soltanto un debole odore.

Nelle Indie orientali si somministra la pianta nella dissenteria, nel diabete ed in altre malattie. Essa nasce in grande quantità nei luoghi aperti ed erbosi delle boscaglie presso Ghinda, dove i rizomi si possono raccogliere a quintali. Non manca però in nessuna parte del territorio al di sopra della zona di 800 metri.

Io sono con certezza convinto che questo aroma, se si introdurrà nel commercio europeo, non mancherà di eccitare una sensazione come alta novità; probabilmente ancora in miscuglio (con altri aromi) darà splendidi risultati.

11. ANDROPOGON LANIGER Desf., ed ANDROPOGON JWARANCUSA Blane, (syn. _Andr. proximus_ H.). (_Graminaceae_)

Ambedue queste specie di graminacee molto affini fra loro hanno una larga diffusione in tutta la zona dell’Anseba. Dove il pascolo si raddensa in steppa, esse coprono per lunghi tratti ed esclusivamente il terreno; non mancano però neppure sui declivii montuosi. Esse sono molto somiglianti all’_Andropogon Schoenanthus_ L., che del pari appartiene alla Flora abissina e che, insieme all’_A. Nardus_ L. nell’India, è tra le droghe officinali più anticamente usate; in talune regioni, inoltre, è coltivato in grande.

Tutte le suddette specie di Andropogon contengono, a preferenza nei loro rizomi e radici, un olio etereo, il quale si conosce in commercio sotto i differenti nomi di _Verbena_, _Citronelle_, _Ingwergras_, _Lemongras_, o semplicemente come «_grasoil_», cioè «olio di gramigna». È esportato da Ceylan e dal Malabar e ultimamente ancora in grande quantità dall’isola della Riunione[8]. Quest’olio forma una parte integrante dell’attuale commercio delle droghe.

L’abbassamento del prezzo (ad un decimo del primitivo, secondo che riferisce il Pharm. Journ. of London 1891, pag. 928) è stato occasionato specialmente dalla falsificazione di quest’olio, praticata nell’India su larga scala. Quest’olio, però, non si deve confondere col vero «olio di Geranium» che si ricava, per distillazione, dalle foglie del _Pelargonium Radula_ L., e che si prepara nel sud della Francia ed in Turchia. Quest’ultimo serve specialmente per falsificare l’olio di rose, mentre che l’olio d’Andropogon serve solamente quale ingrediente ai prodotti numerosi della profumeria ed a varii miscugli, nei quali trova larga applicazione.

È facile da comprendere che un prodotto che il commercio mondiale si procura perfino col mezzo costoso di colture artificiali nel Malabar, nelle Isole di Ceylan, di Réunion, ed altre dell’Oceano Indiano, nell’Eritrea dove cresce spontaneo deve riuscire molto meno costoso, dacchè la Natura nel paese dei Bogos p. es. ed altrove ci offre milioni di quintali della materia prima, di facilissima raccolta.

* * * * *

III. — =Piante resinose e gommifere.=

1. BOSWELLIA PAPYRIFERA H. (_Burseraceae_)

in tigrino «_maggher_».

Quest’albero trovasi in Abissinia qua e là in grande quantità e si distingue pei suoi magnifici fiori a forma di mazzetti, i quali nel tempo della siccità spuntano dai suoi rami sfogliati. La corteccia di un giallo color cuojo è stranissima, perchè si sfoglia dal tronco a guisa di carta da lettera sottilissima.

Tutti i rami abbondano di un succo aromatico lattescente che certamente si potrebbe impiegare per incenso, come tutte le altre specie congeneri se si volesse prendere la pena di raccoglierlo.

2. COMMIPHORA ABYSSINICA, Engl. (_Burseraceae_)

Questa specie sparsissima in Abissinia e nei d’intorni di Cheren dà una sorta di Mirra da utilizzare probabilmente nel commercio, se già non lo è.

3. COMMIPHORA SCHIMPERI Engl. (_Burseraceae_)

Syn. _C. resiniflua_ Martelli in _Fl. Bogos_.

in tigrigna e Tigrè «_ankua_».

Questo arboscello è molto sparso nell’Eritrea, in Abissinia e nell’Arabia Felice; produce in abbondanza della resina simile alla mirra che trovasi in commercio, così che sono certo che questo prodotto almeno in parte trae la sua origine dalla surriferita specie.

Varrebbe quindi la pena di raccogliere questa droga su vasta scala.

4. COMMIPHORA QUADRICINCTA Schwf. (_Burseraceae_)

in tigrè (Habab) «_bsciámed_».

Questo arboscello generalmente sparso nella pianura della costa Eritrea (Samhar) come pure nella regione inferiore delle colline secerne dai punti ove la corteccia è lesa, della resina in abbondanza, simile per odore e sapore alla mirra del commercio.

E pare di fatti che questo prodotto sia messo in commercio perchè a Sciacat Cai trovai molti tronchi intaccati evidentemente a quello scopo.

Questa specie ignorata finora dai botanici ed in parte scambiata con la C. abyssinica Engl. trovasi in massa sulla costa tra Suakin e Massaua.

La si riconosce facilmente alle sue fogli ovali con picciuoli lunghi ed al nocciuolo quadrangolare del frutto che trovasi attorniato dal mesocarpo soltanto ai quattro spigoli e non su tutti i lati.

5. COMMIPHORA AFRICANA Engl. (_Burseraceae_)

in tigrigna «_oanka_».

in tigrè «_ankua_».

Questa specie è maggiormente sparsa nell’Africa nord-orientale dall’Abissinia sino a Dar Fur.

Sulle alture di Digdigta tra Saati e Sabarguma, presso Cheren nonchè in altre parti dell’Eritrea non è rara.

I rami molto aromatici promettono nella stagione propizia una ricca secrezione, e W. Schimper era del parere che questa specie potrebbe fornire al commercio un prodotto utile.

In effetto gli Agau nei monti di Semen, raccolgono da questo albero la Mirra, e la vendono secondo Schimper a Massaua.

Il legno, che si distingue per la sua leggerezza e che mercè la resina che trovasi nella corteggia, non assorbisce facilmente l’acqua si adopera nel Tigrè a preferenza per la costruzione di zattere per traversare i fiumi e i ruscelli, sempre secondo Schimper.

6. ACACIA SENEGAL W. (_Mimosaceae_)

in tigrigna «_Kantab_».

in tigrè (nome generico) «_cia’a_».

Questa specie sparsa nella zona dell’Anseba, specialmente vicino a Cheren fornisce nel Cordofan al commercio la miglior qualità di Gomma eccellente per la sua bianchezza e purezza, denominata «_Hasciàb_».

Per ragioni ignote la secrezione della gomma nell’Eritrea non si presenta negli alberi di questa specie; pertanto la sua identità con quella cordofana e senegalese è fuori dubbio, ed io cito questa specie soltanto per rendere l’enumerazione completa e per la numerosa presenza o espansione della pianta.

7. ACACIA SEYAL Del. (_Mimosaceae_)

in Tigrè nome generico «_ciâa_».

Questa specie fornisce in gran parte la gomma conosciuta sotto il nome Gedaref o Sennaar e che è chiamata in Arabo _Talh_. Quest’albero trovasi spesso nella valle dell’Anseba ove forma di tanto in tanto dei boschetti.

Per quanto riguarda la secrezione della gomma, la specie si mantiene in questa zona negativamente come è _A. Senegal_.

Altre specie di Acacie gommifere finora non si sono osservate nell’Eritrea.

8. ALBIZZIA AMARA Boiv. (_Mimosaceae_)

in tigrigna «_igjano_ o _cigôno_, o _hamassérau_»

in tigrè «_hamasserau_»

in bilino «_ssobkána_».

È uno dei più frequenti e più grandi alberi dell’Altipiano.

Nel mese di marzo trovai nella vallata dell’Anseba presso Cheren, tutti i tronchi con ricca secrezione di gomma, che pareva molto simile alla gomma arabica ma che liquefatta nell’acqua prendeva per lo più un colore rossigno come la qualità di gomma ordinaria «_Sennaari_».

Esso potrebbe essere un surrogato conveniente per quest’ultima specie che è molto ricercata ed aumentata di prezzo in seguito dell’inaccessibilità del Sudan, e quindi essere per l’Eritrea di un certo valore.

9. EUPHORBIA ABYSSINICA, Raeusch. (_Euphorbiaceae_)

in tigrigna «_Kolkuall_».

in tigrè (Mensa): «_galangâll_».

Entro le alture da 1500 a 2000 metri, questa specie di albero simile ad un cactus, ed alto sino a 10 metri è tanto sparsa nell’Eritrea che per lunghi tratti le foreste non si compongono di altro.