Le piante utili dell' Eritrea

Part 1

Chapter 13,381 wordsPublic domain

SOCIETÀ AFRICANA D’ITALIA * * * * *

D.R GIORGIO SCHWEINFURTH * * * * *

LE PIANTE UTILI =dell’ERITREA=

[Decorazione]

(_Estratto dal Bollettino della Società Africana d’Italia_) Anno X — N.º XI-XII — Nov.-Dic. 1891

[Decorazione]

NAPOLI SEDE DELLA SOCIETÀ Via Medina, 63 1891

* * * * * Napoli — Stabilimento Tipografico dell’unione — Vico Salata ai Ventaglieri, 37

LE PIANTE UTILI DELL’ERITREA

* * * * *

PREFAZIONE

Le discussioni sul valore o non valore delle possessioni africane hanno avuto largo sviluppo, e d’ordinario si è notato che ai pessimisti restava, nella discussione, campo libero; perchè questi affidavano tutti i loro argomenti ad una sola domanda, che mostrava avere una certa importanza, chiedendo semplicemente: _cosa v’è laggiù?..._

I territorî delle colonie europee in Africa, non furono fondate od acquistate come le antiche colonie storiche, in paesi che già contavano una relativa civiltà. Perciò meno poche eccezioni, l’Africa tropicale non offre, fin oggi, al commercio europeo che prodotti naturali del suolo, senza che la mano dell’uomo vi abbia positivo concorso; desso, l’uomo, non fa che raccogliere questi prodotti, imballarli e mandarli via.

Questi prodotti naturali del suolo in molti paesi africani, che fanno tanto giuoco nel commercio europeo, riescono alla maggioranza dei negozianti od industriali europei ignorati, e per questi la parola _Africa_ non è che l’ignoto; al più un’espressione geografica.

Ecco donde la domanda a cui ho accennato: cosa vi è laggiù?... e se non vi si risponde, se non v’è chi sappia rispondere, d’un subito l’ira dell’ignoranza si scatena nella sua forma più umile e più terribile, e con l’oltraggio peggiore all’attività umana, griderà: «_Nulla, niente, non vi è niente!..._»

Per l’Eritrea poi in particolare, vorrei che alla corrente pessimista, al coro dei gridatori del _niente_, facessero loro barriera quelli che sanno, la gente pratica che sa e conosce, e questa gente, che mi si permetta di chiamarla positivista, vorrei, che parlasse, scrivesse, facesse conoscere nel modo più semplice e pratico, quello che vi è nei possedimenti italiani del Mar Rosso, cosa può farsene, cosa dovrebbe farsene, facesse il confronto dei possedimenti italiani con le altre colonie africane, ed indicasse infine all’Italia quali benefici e vantaggi potrebbe e dovrebbe trarre dai tanti sacrifizi che ha fatto e sta tuttora facendo per i suoi possedimenti coloniali del Mar Rosso.

Non volendo però lasciarmi dire che io, pur qualche cosa potendo dire e fare, non lo dico e non lo faccio, cosi è che mi accingo al mio modesto compito, per quello che io ne posso sapere nel regno vegetale, dando una descrizione di quelle piante che appartengono alla Flora selvatica dell’Eritrea, e che hanno valore per l’industria e pel commercio europeo.

In questa mia enumerazione, ho preso in considerazione solamente le specie, la di cui esistenza è accertata dentro il limite della colonia Eritrea, cioè nella parte dell’Abissinia settentrionale, di cui l’Italia prese possesso di fatto e delle quali è facile trovare presso i collezionisti della materia i campioni che si desiderassero.

Quasi tutte le specie enumerate, le ho raccolte io medesimo nella primavera di quest’anno, durante i cento giorni che ho passato in quelle terre; solamente per qualche specie isolata mi sono avvalso delle indicazioni lasciate da altri cultori di botanica, i quali mi hanno preceduto in quella contrada[1].

Se avessi voluto parlare anche di tutte le altre piante utili dell’Abissinia, già conosciute, il volume del lavoro sarebbe riuscito dieci volte maggiore del presente: oppure se anche solo avessi detto delle piante che troverebbero facile coltivazione in Eritrea e che si potessero raccomandare, avrei dovuto scrivere oltre il credersi.

Dunque, non parlerò che delle piante che Madre Natura Africa offre spontaneamente col suo migliore sorriso, e senza che la mano dell’uomo si dia altra pena che di raccoglierle dal suolo, e che poi nel tempo medesimo, come ho detto, possono e debbono riuscire utili all’europeo nei suoi traffichi.

Da molte di quelle piante il colono europeo trapiantato in Eritrea potrà trarre profitto per proprio uso e consumo personale, e per le altre, le mie informazioni sull’uso che ne fanno gl’indigeni, contribuiranno vieppiù a far conoscere quella regione, anche in rapporto agli usi e costumi delle popolazioni che l’abitano.

Dell’uso economico di certe specie di vegetali più conosciuti non ho creduto far menzione di tutto quanto si riferisce al loro uso domestico, per non fare inutili e noiose ripetizioni di cose conosciute a tutti ed intorno a certi speciali quesiti, ho creduto dovermi limitare a farne parola nell’interesse generale, tanto da poter orientare con faciltà così il profano che il conoscitore. Dove le mie cognizioni non bastavano sono ricorso volentieri alle indicazioni di persone competenti e sopratutto del compianto Wilhelm Schimper, il quale per 45 anni dimorò in Abissinia e durante questo lunghissimo spazio di tempo, con immane lavoro raccolse pregevolissime collezioni, facendo importantissime osservazioni.

Le sue interessantissime note si trovano manoscritte sulle schede[2] unite alle singole piante che ora possiede il Museo Botanico di Berlino.

Per facilitare anche ai non botanici ad identificare le piante descritte ho creduto di aggiungere ai nomi scientifici quelli che sono nel dominio della generalità cioè i nomi in vernacolo; beninteso però che questa latitudine me la sono accordata in certi limiti del possibile, attenendomi alle sole denominazioni volgari usitate negl’idiomi delle popolazioni della regione abissina.

La massima parte della nomenclatura tigrina o trigrigna delle piante da me descritte, è stata da me personalmente controllata sul posto. Per i nomi poi in amarìco, che appartengono agli idiomi camitici di Agau e Bilen, (Bogos), li ho per la maggior parte controllati con le indicazioni che forniscono Schimper e Steudner.

Fra poco non mancherò di pubblicare un completo elenco di tutte le specie di piante della intera Flora abissina delle quali si conoscono i nomi dati dagl’indigeni.

La nomenclatura delle piante sarà scritta in maniera che un italiano potrà leggerla e pronunciarla senza difficoltà veruna.

Avrò cura di separare ed assegnare a ciascuna pianta la sua categoria, secondo l’uso che nella pratica vi è designato: dividendo il mio lavoro in 8 categorie, così che quelli che s’interessano in modo speciale ad una di queste, troveranno subito il proprio conto.

I.

PIANTE MEDICINALI

Comprendono tutte le specie di piante con virtù sanativa, nonchè le piante velenose.

II.

PIANTE AROMATICHE

In grazia alla ricchezza di oli eterei che contengono, sono atte alla distillazione delle essenze.

III.

PIANTE RESINOSE E GOMMIFERE

Quelle che producono diverse specie di resina, caucciù o gomma così al tronco che alle ramificazioni.

IV.

PIANTE TESSILI E FIBROSE

Atte alla lavorazione dei tessuti in genere, nonchè di utensili d’uso domestico come corde, graticci, panieri, stuoie ecc. ecc.

V.

PIANTE COLORANTI E CONCIANTI

Ricche di sostanze coloranti, oppure che contengono, nelle parti legnose, tannino abbastanza, tanto da essere adatte per conceria.

VI.

LEGNAMI

I principali legnami buoni per le costruzioni in genere, nonchè legnami fini per lavori d’ebanisteria.

Non posso naturalmente dare qui un elenco di tutti i combustibili, nonchè delle piante legnose che formano circa la quarta parte della flora dell’Eritrea.

VII.

PIANTE COMMESTIBILI

Legumi e verdure per la cucina, frutti mangerecci, tuberi, semi e nocciuoli, che in tempo di cattivo raccolto si riducono in farina, confezionandone poi del pane, erbe e pianticelle da pascolo.

VIII.

PIANTE ORNAMENTALI

Comprende tutte le specie che per bellezza di fiori o di foglie possono essere bene accette nei nostri giardini. In prima linea vi si presenteranno le numerose piante bulbose.

* * *

L’industria italiana potrà trarre grande profitto da ognuna delle otto categorie di piante sopra enumerate.

Il compito principale, però secondo il mio modo di vedere, che si debbono prefiggere le colonie e possedimenti d’oltremare verso la madre patria, è quello di cercare un equivalente pei prodotti esteri di importazione.

Sarebbe, ad esempio, davvero deplorevole e più che incomprensibile, se le industrie, come la profumeria e la drogheria, non sapessero trarre direttamente profitto dell’Africa che è per eccellenza il paese degli aromi!... continuando ad essere tributarie delle Indie e di altre lontane regioni, quando si ha vicino una terra aromatica per eccellenza: l’italiana colonia Eritrea!...

=Giorgio Schweinfurth=

I. — =Piante Medicinali.=

1. CAPPARIS PERSICAEFOLIA Rich. — Syn. _C. tomentosa_ Lam. _var._ (_Capparidaceae_)

in Tigrigna[3] «_andel_».

Questa pianta ha un frutto della grandezza di una mela, di un gusto senaposo ed è considerata dagl’indigeni per velenosissima; specialmente sarebbero mortifere le foglie per animali cornuti che ne mangiassero; ad eccezione delle capre, che ne possono mangiare. Secondo Schimper nel Tigrè le foglie si adoperano seternamente contro l’oftalmia. Pare che questa pianta abbia delle proprietà medicinali che bisognerebbe ancora esaminare perchè in generale le _Capparidae_ non sono velenose. La sola _Capparidacea_ velenosa era finora la C. FRONDOSA L. della Columbia, ove il frutto temuto chiamasi _frutta de burro_, cioè frutto dell’asino.

2. CAYLUSIA ABYSSINICA F. Mey. (_Resedaceae_)

in Tigrigna «_merrerêt_».

I semi di questa erbaccia si mischiano facilmente al grano quando lo si batte, e danno alla farina un sapore amarissimo ed ingrato.

La pianta secondo Schimper sarebbe molto nociva, anzi mortifera, alle capre.

3. SILENE MACROSOLEN Steud. (_Caryophylleae_)

in tigrigna «_Sar-sari_»

in amarigna «_ogkert_».

Trovai questa pianta nel 1868 sulla più alta cima dei monti di Erkauit a S.O. di Suakim ed a 1700 metri sul livello del mare, e fu trovata dal Penzig ancora nelle alture dell’Eritrea, sul m. Sabber e ad Asmara. La radice si usa, nell’Amhara, contro i vermi. La dose è un pezzo di radice della lunghezza di circa 4 cm. e della grossezza di un dito (Schimper).

4. OXALIS ANTHELMINTICA A. Br. (_Oxalidaceae-Geraniaceae_)

in tigrigna «_habbe-ciacco_»

in amarigna «_mitsciamitscio_»

Trovai questa specie, rimarchevole per un grazioso fiore lillà, nella gran vallata di Ghinda, ed essa sarà al certo altrettanto sparsa nei distretti vicini, come nell’altipiano abissino. Porta piccoli bulbi che triturati e mescolati con acqua di miele, birra ecc. servono a distruggere la tenia.

Dopo il «kousso» (_Brayera anthelmintica_ Kth.), che non ancora è stato trovato nel territorio italiano, questa pianta è la più adoperata, nell’Abissinia, contro il verme solitario.

5. CELASTRUS SERRATUS H. (_Celastraceae_)

in tigrigna «_add add_».

È un arbusto che trovasi in abbondanza nel territorio Bogos.

Secondo Schimper le foglie di questa specie sarebbero un eccellente surrogato della corteccia di china contro la febbre intermittente, ciò che gli Abissini ignorano.

6. CELASTRUS SENEGALENSIS Lam. (Syn. _Gymnosporia montana_ Roxb.) var. (_Celastraceae_)

in tigrigna «_arguiti_»

in tigrè (mensa) «_erghitte_».

Uno degli arbusti spinosi più sparsi in tutta la regione montuosa. Secondo Schimper, nel Tigrè si servirebbero delle foglie pestate contro la diarrea del bestiame bovino.

7. TRIANTHEMA PENTANDRUM L. (_Ficoideae_)

È una erba delle più comuni presso alle case, e che fornisce a Ghinda agli indigeni una medicina favorita contro le malattie interne, dolore di capo, stitichezza etc., e si raccoglie in massa.

Secondo Schimper, qualche volta fanno cuocere le foglie come verdura.

8. MOLLUGO GLINUS R. (_Ficoideae_)

in tigrigna «_Kóssala_»

Quest’erba cosmopolitica, sparsa nei paesi caldi e tropicali, è un rimedio efficacissimo contro il verme solitario. Trebbiata e crivellata dà un piccolo seme nero lucente di cui si prende semplicemente un cucchiaio con acqua. Causa il suo uso facile e la sua insipidezza è, secondo il caso, molto raccomandabile; ed io stesso fui testimone della sua efficacia.

9. CITRULLUS COLOCYNTHIS Schrad. (_Cucurbitaceae_)

La coloquintide non manca, ovunque trovasi un terreno sabbioso nella Samhar dell’Eritrea. Non ne vidi veramente tanta copia come nelle vallate della Tebaide egiziana, ma in compenso la forma eritrea a Dessi, Sciacat-Cai etc. si distingue per la grandezza straordinaria del suo frutto. Raccolsi colà esemplari che sembravano dei piccoli melloni d’acqua (anguria) e che avevano un diametro di 15 cm. Simili esemplari, che, come ho detto, trovansi in quantità, si possono vendere, mondati e seccati, in Europa al dettaglio; oppure si possono esportare all’ingrosso, perchè la merce, così preparata, ha un aspetto splendido e sorpassa quella di altre provenienze.

10. CUCUMIS DIPSACEUS Ehrbg. (_Cucurbitaceae_)

Trovasi dappertutto nelle vallate montuose all’altitudine di 1000 metri ed anche in siti più elevati.

I suoi frutti gialli, simili ai zucchini, coperti di folte setole, trovansi in quantità enormi in tutti i luoghi erbosi.

Il frutto contiene un principio intensamente amaro simile alla coloquintide e potrebbe raccogliersi in quantità più grandi che quest’ultima. Il principio amarissimo si presterebbe specialmente per la denaturazione daziale dell’alcool, avendo il vantaggio di essere senza colore e senza odore. Sarebbe per ciò assai più raccomandabile che l’Etere metilico, generalmente usato dai governi per l’alterazione dello spirito a scopo industriale, perchè quella sostanza riesce sgradevolissima ed anche malsana per il suo fetore insopportabile. Siccome l’amaro della coloquintide e del _Cucumis dipsaceus_ non si può eliminare mediante la filtrazione, l’alcool che se ne impregna non si può assolutamente gustare.

11. FOENICULUM CAPILLACEUM Gil. (_Umbellatae_)

in tigrigna «_silân_»

Nell’altipiano dell’Eritrea e dell’Abissinia si trova il finocchio dappertutto selvatico, come pure nei monti dell’Arabia Felice.

In nessun luogo lo si coltiva. Il seme è assai vantato come carminativo.

12. HELMINTHOCARPUS ABYSSINICUS Rich. (_Papilionaceae_)

in tigrigna «_Fosi-Korzet_».

La radice di questa erba, che trovasi sparsa nell’altipiano sarebbe, se preparata in piccole dosi, un emetico potente ed efficace, che si potrebbe usare contro i dolori di stomaco, come già lo indica il nome tigrino.

13. ABRUS PRECATORIUS L. (_Papilionaceae_)

arab. _Offrus_; _ain-lahla_; _Kolkol_.

Questa pianta (di cui negli ultimi tempi parlavano tanto i giornali, come pianta che predice il tempo, in seguito alle speculazioni fantastiche dell’inglese Nowak) trovasi in tutte le parti dell’Eritrea, come pianta rampicante nei boschetti. Essa è cosmopolita in tutti i paesi tropicali.

In molti paesi si fa uso della radice e dello stelo, come della liquirizia: generalmente conosciuti però sono i semi di un bel rosso che trovansi in commercio, si adoperano come ornamenti e si chiamano _piselli da paternostri_.

Questi sono molto apprezzati nei Bazar di Drogherie dell’Oriente (arabo: _sciscim ahmar_), specialmente quelli che vengono dal Sudan i quali sono di un rosso vivissimo. Quando il Sudan era inaccessibile, qualche volta si pagavano al Cairo fino a 25 Centesimi il granello.

In Egitto si attribuiscono al detto seme effetti speciali per la guarigione delle infiammazioni dell’occhio e se ne fa molto uso anche ora. Le sue proprietà velenose erano conosciute e temute nelle Indie da lungo tempo. Da qualche tempo si conosce l’_Abrina_, il veleno vegetabile il più forte conosciuto dopo la _Ricinina_.

Già nel 1582 fu osservato dal medico veneziano Prospero Alpino in Egitto (_P. Alp. de plantis Aegypti, Venetiis — MDXCII p. 31 32_) il fenomeno della sensibilità delle foglie riguardo alla luce solare, e che ha dato alla pianta il nome di _profeta del tempo_.

13. CASSIA ABSUS L. (_Caesalpiniaceae_)

arab. «_sciscim_».

Un pianta che trovasi spesso nei siti erbosi. I semi sono neri e lucenti, di forma lenticolare, e si vendono in Egitto nei bazar di drogherie come un rimedio contro le infiammazioni croniche degli occhi, nello stesso modo che la specie menzionata più sopra. Questi semi si sono anche trovati tra gli oboli deposti nei sepolcri antichi egiziani, da cui si può dedurre che l’uso ne era già noto agli antichi Egiziani, come lo era ai Greci e Romani.

14. CASSIA ACUTIFOLIA Del. e CASSIA OBTUSIFOLIA V. (_Caesalpiniaceae_)

in tigrigna: _ente-entàro_.

Il commercio delle foglie di Senna in Egitto è tutt’ora abbastanza vivo, essendo il territorio della produzione principale nella Nubia inferiore che trovasi attualmente nel dominio egiziano.

Tutti i paesi della costa del mare Rosso producono pure della Senna e se ne esporta. A Massaua nella Samhar (pianura littorale) la più abbondante, è quella nominata in seconda linea: essa non la cede in niente alla _C. acutifolia_ D. Si può con tutta facilità raccoglierne delle grandi masse.

15. TAMARINDUS INDICA L. (_Caesalpiniaceae_)

Nome vernacolo in tutte le lingue della regione: «_hommar_».

Il Tamarindo si trova sparso nelle vallate montuose dell’Eritrea, ma non in quantità sufficiente per l’esportazione in grande.

Perciò il suo frutto, che qui certamente è di buona qualità, e che dovrebbe avere un valore maggiore, dacchè il commercio, con Dar Fur (da dove si ritirava la migliore qualità) è reso impossibile, non può aver importanza per l’esportazione.

Nondimeno la cosa è meritevole di attenzione, stantechè gli estratti italiani di tamarindo che hanno acquistato fama mondiale, hanno da qualche tempo perduto in qualità, dopo che i preparatori furono costretti a provedersi di frutti dalle Indie.

16. ALBIZZIA ANTHELMINTICA Brogn. (_Mimosaceae_)

in tigrigna «_Mussenna_» oppure «_Bessenna_».

La fioritura di quest’albero è somigliantissima a quella dell’_Albizzia amara_ Bov. ma le foglioline sono più grandi e meno numerose. Essa viene nelle vicinanze di Cheren, nella valle di Dangobas, sull’Anseba, e si troverà, probabilmente, anche in molti altri luoghi. La sua corteccia contiene uno dei più efficaci rimedi contro la Tenia. Negli scritti di Fournier «_Sur les ténifuges d’Abyssinie_» si trovano esatte indicazioni. Varrebbe la pena di ridurre il principio efficace della corteccia in forma di un alcaloide per poter somministrare il rimedio in modo sicuro. Siccome le corteccie di diverse età hanno proprietà alquanto diverse, e caricandone la dosa possono presentare dei pericoli per l’ammalato, non si prese più cura di questo importante medicamento, ed esso a torto fu dimenticato.

17. TARCHONANTHUS CAMPHORATUS L. (_Compositae_)

in tigrè (_Mensa_) «_ssarakána_»

Secondo Schimper si pestano le foglie e si fanno fermentare per sette giorni nell’urina, e dopo se ne fa uso di bevanda medicinale per gli animali bovini.

18. DATURA METEL L. (_Solanaceae_)

tigrino «_thirufrâ_» o «_thrifrâh_»; in arabo «_bengjé_»

Questa pianta velenosa, molto pericolosa pei suoi semi, cresce abbondantemente come erbaccia sia qui che in Arabia, in vicinanza dei villaggi o siti abitati. Questa specie, tra le dature, è la più vecchia pianta medicinale, che usavano già gli arabi del medio evo, e da essa provengono i «_Semina Daturae_» delle officine.

19. VERNONIA AMYGDALINA Del. (_Compositae_)

in tigrigna «_grava_»

È un arbusto di 3 metri, molto comune sulle sponde dell’Anseba. Il Dott. Steudner pretende che le foglie servono come un purgativo efficace.

20. ACOCANTHERA SCHIMPERI Hook. Bth. (Syn. _Carissa Schimperi_ H.) (_Apocynaceae_)

in tigrigna: «_Mptàh_», _muptà_, o «_maktàt_».

È un cespuglio che trovasi in abbondanza al declivio ed alla base dell’altipiano, da 1000 a 2000 metri. Le foglie sono ellittiche, coriacee e lucenti. I fiori bianchi, che in forma ed odore molto rassomigliano al gelsomino son numerosissimi sui rami. Il frutto è una bacca simile ad una piccola ciliegia, è nero e ha un nocciolo piatto corneo.

Gli indigeni la ritengono per velenosa, ma non ne fanno nessun uso.

Dai frutti di una specie congenere, la _A. venenata_ G. Don nel Sud dell’Africa gli indigeni traggono il veleno per le loro freccie.

Nel paese dei Somali trovasi una pianta simile a quella dell’Eritrea, che colà fornisce il temuto veleno per le freccie «_Uabaio_» o (in Ogaden) «_Ghedulâjo_» e che si trae dalla decozione delle radici sul quale veleno hanno scritto molti viaggiatori, specialmente Hildebrandt, Revoil, Paulitschke ed i fratelli James.

Questo veleno, preparato dal sugo della radice e del legno alburno, si chiama «_Uabaïn_» ed è uno dei più forti veleni vegetali che si conoscano. Gemell vuole aver usato l’Uabaïn con successo contro il «chin-cough» (tosse canina, Keuchhusten, coqueluche).

La _A. Schimperi_ Bth. H. è sparsa in tutta l’Abissinia ed in gran parte dall’Africa orientale, ove le radici danno, similmente alla specie del paese dei Somali, un veleno per le freccie molto temuto chiamato «_Morio_» o _Morjo_, accennato già da Hildebrandt e da Burton.

Hildebrandt identifica il veleno _Morio_ col _Uabaïn_, ma gli esemplari da lui raccolti a Taita (Africa Orientale Britt.) sono della specie eritrea. Anche von Höhnel nella spedizione del conte Teleki ha raccolto sull’altipiano di Leichipia sul Chenia l’_Acocanthera Schimperii_ Bth. H., come la pianta che dà il veleno Morjo. È probabilissimo che il principio contenuto in questa specie sia l’Uabaïn.

Una provvista di radice che ho portata meco da Ghinda, sarà esaminata e sperimentata a Berlino, dal Dott. L. Lewin.

Pare che questa pianta sarà chiamata, un giorno, a fare gran figura tra le piante medicinali importanti dell’Eritrea. Schimper pretende che le foglie seccate e pestate servono nel Tigrè qualche volta come tabacco da naso, e che i frutti vengono mischiati con la carne per avvelenare le jene[4].

21. VERBASCUM TERNACHA Hochst. (_Scrophulariaceae_)

in tigrigna «_Ternakha_».

Di questa pianta, molto estesa nel territorio, gli Abissini, come si usa anche in Europa per una simile specie del genere, utilizzano i semi maturi per la pesca.

Questi se posti nell’acqua in luoghi tranquilli dei ruscelli e fiumi fanno sì che poco dopo i pesci, che vi si trovano, compariscono, storditi, alla superficie e si possano acchiappare con le mani.

Simile uso fanno in Abissinia della «Berreberra» (_Milletia ferruginea_ Bak.) e nelle Indie della _Dodonaea viscosa_ L. parimente indigena nell’Eritrea.

22. VERBENA OFFICINALIS L. (_Verbenaceae_)

in tigrigna «_seruftit_»

Quest’erba cosmopoliticamente sparsa sul globo si trova anche sulle sponde dell’Anseba. Gli Abissini usano le foglie seccate come un rimedio contro il mal di collo («_fosi-hanât_») e contro il rigonfiare delle ghiandole. Masticano anche la radice, come pretende lo Schimper.

23. KIGELIA AETHIOPICA Dcne. (_Crescentiaceae_)—(Bignoniaceae).

in tigrè (Mensa) «_salasile_»

in tigrino «_mederba_» o anche (Hamasen) _jungula_.

Questo bell’albero esteso in tutta l’Africa tropicale si trova frequentemente nella zona dell’Anseba.

I grossi frutti di forma cilindrica che pendono da lunghi peduncoli, contengono un succo con proprietà purganti. Secondo un manoscritto del viaggiatore francese Quartin Dillon, citato da A. Richard nella sua «_Flora Abyssinica_» (vol. II p. 60), il succo avrebbe una potenza afrodisiaca incredibile e terribile.

24. MERIANDRA BENGHALENSIS Bth. (_Labiatae_)

in tigrè: «_mossogo_».