Le idee di una donna

Part 9

Chapter 91,014 wordsPublic domain

“Nessuna cosa vale quanto un’anima: nè terra, nè mare, nè astri„ dice il mio scrittore prediletto. Nessuna cosa è più trascurata, più profanata nel seno stesso delle famiglie e delle scuole. Quando si fossero salvati migliaia di bambini dalla fame, dalle busse, dall’ignoranza, ve ne saranno altrettanti che occorre salvare dalla leggerezza, dalla violenza, dalla vanità, da tutti i difetti che genitori e educatori vanno propagando in mezzo al più grande sfoggio di studi e di erudizione. Si colma facilmente il bambino di tenerezze, lo si sottrae ai disagi, gli si cura il sangue per renderlo robusto, ma quanti ne rispettano l’anima? quanti dinanzi al suo candore frenano i discorsi di turpitudini e di brutture intorno al fatto del giorno? quanti dòmano l’impulso dei nervi irritati e del cattivo umore? quanti si preoccupano di non dargli cattivo esempio con parole triviali, o maligne, o sciocche, ferendo così la tenera anima in ciò ch’ella ha di più sacro e di più prezioso, l’ignoranza del male? Chi semina in queste innocenti creature i primi germi dell’invidia, della cupidigia, della violenza, dell’ingiustizia, dell’impostura, della menzogna, della calunnia se non i genitori e gli educatori stessi che si mostrano così sovente invidi, cupidi, violenti, ingiusti, ipocriti e bugiardi? — Dobbiamo dunque essere santi? — odo obbiettarmi. No; ma pensate che il gesto che voi tracciate dinanzi al vostro bambino è quello che si imprimerà per sempre nella cera molle del piccolo criterio e sopra quello, il più delle volte, svolgerà la sua vita avvenire.

Qualcuno che pur col figlio proprio sorveglia il bel gesto, non ha gli stessi riguardi in pubblico. Io soffro continuamente per tutto ciò che si fa e si dice di male intorno ai bambini e penso quanta occupazione ci sarebbe lì per la donna, per tutte le donne. Se vogliono studiare, quale campo sconfinato l’educazione! (Insisto sul vocabolo _educazione_ da non confondersi coll’istruzione). Se hanno bisogno di amare, chi lo merita e lo implora più dell’infanzia? È sui ginocchi della donna che si forma l’umanità.

Ma chi non educa prima se stesso si illude invano di poter educare altri; l’educazione è opera così tenue, così impercettibile, così continua e silenziosa che esige un lavoro non mai interrotto di calma, di pazienza, di dominio di se stessi. Per questo meglio è indicata la donna non distratta dagli affari e dalle cure della professione. Quando l’uomo, il padre, stanco e irritato dalla sua giornata di combattimento, coi nervi tesi e il cervello ingombro ritorna a casa, non è quasi mai nelle condizioni favorevoli per educare. Tocca alla donna l’ufficio delicato ed importante di eludere le occasioni che lo farebbero trascendere, di calmare i suoi nervi, di spiegare nel modo più confacente ai teneri bimbi lo scatto di malumori che essi non possono comprendere e che offuscano con una nube di diffidenza l’immagine di colui che dovrebbe sempre apparire il migliore dei modelli.

La donna è in questa impresa infinitamente superiore al maschio per quelle stesse qualità di prontezza, di astuzia, di tatto che la scuola Lombrosiana le rinfaccia come suggello di inferiorità e che in altri casi meno nobili le servono di affilatissime armi. Sì, più pronta, più astuta, più agile, la donna elevata e saggia si servirà anche di queste attitudini particolari per raggiungere i suoi fini educativi, quei fini che essa sola può far trionfare per la gloria eterna della verità. Guai se tale donna venisse a mancare!

Un professore, che è anche un critico elevato e profondo, ha avuto il coraggio di confessare. “Noi possiamo dare, sì qualche spirito solido, laborioso, ma non riusciamo ad avvivare nelle tristi aule della scuola sentimenti generosi, non sappiamo far battere dei cuori, non sappiamo sviluppare delle anime„. Questo compito sublime spetta alla donna. Se lo lascerà essa sfuggire per correr dietro a inutili fatiche?

Proprio in questi giorni i femministi annunciano una nuova vittoria nel responso di trenta professori francesi i quali, interrogati sul risultato degli studi universitari rapporto alle donne, espressero l’opinione che detti studi le rendono mogli e madri migliori.

In qual modo non è detto; per cui mi è lecito prendere la loro affermazione come una di quelle frasi retoriche di uso corrente nelle scuole e che in fondo non vogliono dir nulla. Domanderò invece a questi signori su quali documenti hanno fondato il loro giudizio; evidentemente sugli esami e sulle classificazioni delle loro alunne, quanto dire sopra una prova troppo lontana e troppo prematura. Che ne sanno essi delle loro scolare quando hanno abbandonato i banchi? Perchè le vedono a passeggio con una balia tenente un pargoletto basterà questo a dichiararle mogli e madri _migliori?_ È il superlativo migliore che io contrasto, badiamo, e sostengo come donna, cioè con autorità superiore a quella dei professori di Università, che qualsiasi studio non collegato alle nozioni morali e fisiche della maternità può forse _suo malgrado_ lasciar sviluppare i buoni istinti naturali in una donna razionalmente conformata, ma non aiuterà mai nessuna a diventare moglie e madre migliore. Per me, non i trenta professori universitari hanno ragione, sibbene colui che scrisse: “Noi possiamo dare qualche spirito solido, laborioso, ma non riusciamo ad avvivare nelle tristi aule della scuola sentimenti generosi, non sappiamo far battere dei cuori, non sappiamo sviluppare delle anime„.

Nelle scuole si istruisce, raramente si educa; e in un gran numero di famiglie, purtroppo, nè si istruisce nè si educa. Teniamolo a mente noi donne, noi madri, e sia questa la meta di ogni nostro progresso.

_INDICE_

_dei capitoli contenuti in questo volume._

Il concetto materialista nella felicità _pag._ 9 La donna e la cultura 33 Ad una incognita (appendice) 53 La parte della donna 61 Guerra di sesso 73 Per un milione di zeri 83 Vecchie zitelle 105 Il fanciullo 119 La donna scrittrice 133 Femminismo storico 163 Schiave bianche 183 La donna di servizio 201 Attività femminile 217 Uomini, uomini, donne, donne 233 Tutte madri 245

NOTE:

[1] Il presente scritto, per quanto ispirato ad una pubblicazione recente, non essendo un articolo di critica, abbiamo creduto di poterlo accogliere in questo volume affermando esso con nuovi argomenti le idee dell’autrice.

[2] BEDEL: _La donna e il socialismo_.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.