La vigna vendemmiata: novelle

Part 10

Chapter 102,260 wordsPublic domain

Ebbene un bel giorno Barroccio non si vide più. Aspettalo all’alba, aspettalo al vespro, non veniva. Don Pietro mandò Costanzina a cercarlo e Costanzina lo trovò nella sua capanna sull’argine della palude.

— Be’, perchè non venite più?

— _Nnnn.... nnon vogliono!_ — rispose Barroccio.

— Chi non vuole?

— _I ssss.... i sssucialèsta!_... (I socialisti!)

— E perchè non vogliono?...

— _Nnnn.... nnnon lo so!_...

— Che cosa ti hanno detto?

— _Nnnn.... nniente!_...

— E allora?

— _I mmm.... i m’ha piciè!_... (Mi han bastonato!).

E tale fu lo spavento del poveruomo che, dismessa l’arte sua canora, non solo non salì più sul campanile, ma nemmeno si accostò alla chiesa. E l’ultimo fedele era esulato.

Don Pietro fece suonar le campane da Costanzina, ma sempre più timidamente, qualche tocco alla sfuggita, nelle ore del giorno più quiete, più deserte, più innamorate del sonno. Allora la vecchia Costanzina si inerpicava fra le tele di ragno per le vecchie scale a piuoli, cricchianti, pencolanti, polverose e, giunta al piano delle campane, avvertiva (chi avvertiva mai?) che l’alba era nata, che il giorno se ne andava, che in una piccola chiesa in rovina un vecchio fanciullo cantava l’_Angelus_ alle immagini del suo Dio e all’ombra de’ suoi sogni, o officiava solo per i morti che erano sotto il pavimento, ricordati dalle lapidi, vivi soltanto per le consuete parole incise su la pietra.

Ma no. Per qualcuno ancora si schiudeva la porta del piccolo tempio, una volta la settimana, innanzi che fosse giorno.

L’alba della domenica aveva le sue fedeli. Tre vecchie che giungevano da tre casolari lontani, che si incontravano per via, che indossavano, solo per la messa, le loro vesti migliori, e parlavan piano quasi fossero spiate da cent’occhi nemici.

Giungevano alla porta socchiusa. Costanzina le aspettava. Entravano insieme scambiando qualche parola. Su l’altare si accendevano due soli ceri, proprio all’ultima ora perchè non si consumassero troppo, e di fronte a un crocifisso, su la sacra pietra disadorna, senza fiori, senza candelabri, senza dorature, senza cornici o tovaglie, o qualcuno dei tanti arredi che adornano gli altari, nella più povera semplicità don Pietro iniziava il sacro mistero. Costanzina serviva la messa. Iddio le avrebbe perdonato! Balbettava le frasi latine malamente. D’altra parte fra don Pietro e lei poco sapevano che si dicessero, ma la fede era grande. Grande la fede e serena; Iddio scendeva fra di loro, nella chiesuola dalle pareti scalcinate, dalle imposte cadenti dalle quali entrava il rovaio e entravano le rondini in primavera. Da principio erano giunte con uno strido riacquistando ben presto la serena libertà dei cieli; ma poi si erano fatte più ardite e prima una, poi dieci e venti avevano plasmato il loro nido fra le travi scoperte.

Costanzina se ne era accorta una mattina mentre era intenta a rassettare alla meglio la chiesuola. Avvertiva sì, da un po’ di tempo, lo stridere troppo frequente delle sorelle nere, ma non aveva pensato mai a levar gli occhi. Si sa, senza vetri alle imposte, in quella povertà estrema nella quale vivevano, non potevano pretendere di non aver le rondini in chiesa; ma quella mattina volle il caso che una rondine le lasciasse cadere proprio su la fronte come una tepida goccia.

Costanzina capì di che si trattava e si rasciugò; poi, levata la faccia, scoprì una novità fra le alte travi. Stette in vedetta, studiò meglio l’affar suo e potè constatare che le rondini avevano fatto il nido in chiesa. Per questo trovava tanto sudicio il pavimento e non le bastava mai la fatica a pulirlo!... Còlta da un sacro sdegno, uscì e cercò di don Pietro. Lo trovò nel brolo.

— Signor parroco, venga a vedere!

— Che cosa?

— Venga, le dico!

— Che c’è?

— Ma venga, santo Dio!...

E lo prese per la veste e se lo rimorchiò dietro. Furono in chiesa. Costanzina tese un braccio verso le travi:

— Vede?

— No.

— Come, non vede le rondini dove hanno fatto il nido?

— Oooooh!... — fece don Pietro.

— Bisognerà prender una scala e portar via quei nidi!...

— Perchè?

— Ma le pare, signor parroco?... In chiesa!...

— Be’?...

— Il sudicio che fanno!

— Si pulirà.

— Il rispetto....

— Costanzina, bisogna essere _onorificati_ della misericordia di Dio!...

— Ma!...

— Se ci sono _lasèli ste_.... lasciatele stare, povere bestie!... Il Signore ce le manda!... _Coiòmberi!_... Sono tutte _pudicizia_!... Dove volete trovare una bestiola più _inonorata_, più _specifica.... cm’as disal_.... come si dice?... più _procace_ della rondine?... Saranno un _addobbo_, non le toccate.

— _Jèso!_... (Gesù!...) — fece Costanzina; ma i nidi delle rondini non furono tócchi.

Così voleva don Pietro, la piccola formica di Dio, e così fu, chè Costanzina aveva una grande venerazione per il vecchio sacerdote e non avrebbe compita mai cosa contraria alla volontà di lui.

E sta il fatto che, sotto le travi adorne di nidi, inginocchiate su la nuda terra, nell’ombra antelucana, appena vinta dal bagliore di due ceri, la santa domenica tre sole vecchie, le ultime, ascoltavano il divino mistero.

Francesca, Palmina e Mariòla: si chiamavano così.

❦

E queste tre vecchie avevano l’aria di cospiratrici. Si levavano piano piano innanzi che il gallo cantasse, aprivano l’arca, si vestivano al buio e, imbacuccate entro le pezzuole nere a righe bianche, le scarpe in una mano, scendevano in peduli per non far rumore.

Gli uomini dormivano; il cane, su l’aia, le annusava e le lasciava partire al loro cammino, ritornando alla sua cuccia dentro il pagliaio dello strame.

Eccole all’Incrociata dell’Olmo. Erano puntuali. Sbucava Marióla dalla viottola dei Calza che Palmina era già presso la cappelletta votiva del quadrivio e Francesca giungeva per il campo dei Balestra.

La chiesuola non era su la via maestra, era in mezzo ai campi, al termine di una straducola incassata fra siepi altissime. Vi si internavano tutte tre camminando a paro e parlucchiando della stagione, degli uomini, dei tempi e della loro malinconia.

La casipola di Marióla aveva inchiodato a sommo dell’uscio un crocifisso nero, messo là da tempi immemorabili, tanto che Mariòla ricordava di aver sentito dire dal suo uomo che la famiglia dei Travelli l’aveva trovato tale e quale quando era discesa dai monti al nuovo podere. Be’, che fastidio dava?... Non lo potevano lasciare al suo posto?... Nossignori!... Il suo figlio grande le aveva voluto dare anche quel dispiacere e, preso il pennato, aveva compiuto il sacrilegio. E Mariòla a raccomandarsi e il figlio a risponderle:

— State zitta, vecchia!... Una casa che si rispetta non deve avere questi segni di superstizione!

Un segno di superstizione il Signore?... _Jèso!_... Ma dove si andava a finire?... D’altra parte i castighi di Dio non mancavano: grandinate, colèra, guerre, ammazzamenti, rovina!... Una volta si stava meglio, c’era anche più rispetto pei vecchi!... Ma adesso chi badava ai vecchi? Non eran buoni neppur da bruciare!...

E Francesca:

— _Di ’e farà ’na grân vandetta!_... (Iddio farà una grande vendetta!...).

E Palmina:

— Questi ragazzi crescono e, ancora non sanno dire mamma che imparano a bestemmiare!... _Jèso!_... Non rispettano più niente, vengono su come l’erbaccia, non vogliono osservazioni nè consigli; che cosa diventeranno?

E così ragionando giungevano alla chiesa, trovavano Costanzina su la porta del tempio, disparivano.

La cosa continuava da anni ed anni.

Ora una mattina, e il buio era anche più fitto perchè era nuvolo, una mattina queste tre vecchie avevano svoltato per la straducola che conduceva alla chiesa, e andavano di passo uguale parlucchiando, quando all’improvviso videro un’ombra ferma innanzi a loro, in mezzo alla strada. Sostarono. Lo sconosciuto disse:

— Tornate indietro!

Le vecchie sbalordite non risposero.

— Tornate a casa, vecchie!...

— Perchè? — fece Mariòla.

— Perchè in chiesa non si va!

— Non si va?

— No.

— Che cosa c’entrate voi?

— Fatemi il piacere di tornare indietro.

— È una prepotenza!

— È quello che è!

— Ed io voglio andare dove mi accomoda!

— E allora vi prenderò come una bambina e vi porterò a casa.

— Chi siete voi?

— Questo non vi interessa.

— Lo dirò con i miei uomini.

— Ditelo a chi vi accomoda.

Passò un silenzio. Francesca e Palmina davano di gomito a Mariòla perchè tacesse, perchè ubbidisse, chè tanto non c’era nulla da opporre contro la prepotenza di un male intenzionato. E le tre vecchie ritornarono umili per la strada percorsa e non scambiaron parola. Quando furono all’Incrociata dell’Olmo si fermarono. Lo sconosciuto non c’era più.

— Chi sarà stato?...

— Chi sa?...

— Un socialista!...

— Sì!...

Era l’alba. Che dovevan fare? Ed ecco che la chiesuola lanciò un secondo timido richiamo. Costanzina le aspettava.

— Che cosa dirà il parroco?

— Gli avevo portato due uova, povero vecchio! È malato e non ha nulla da curarsi!

— Sentite?... Suonano ancora la prima!...

— Ci aspettano.

E si udiva la chiamata sommessa. Pareva che la campana non fosse tocca da una mano, bensì dal vento leggero che ne movesse il battaglio appena, tanto che il suono, inuguale fra pause inuguali, fosse come il tremolio della foglia e l’incresparsi dell’acqua e il chinarsi degli steli e il moto e la voce di tutte le cose che parlano e si ridestano quando l’aria si muove.

Le tre vecchie presero una via traversa. L’ombra non c’era più. Ed anche quella domenica si inginocchiarono su la nuda terra, sotto le travi dove erano i nidi abbandonati delle rondini lontane.

Ma alla prima minaccia ne seguirono altre. Le ultime tre fedeli del piccolo tempio in rovina dovevano rinunziare alla pubblica pratica della loro fede; se volevano pregare, pregassero in casa. In chiesa, no!...

Mariòla, Palmina e Francesca lasciaron dire gli uomini incaniti e tacquero, ma il loro silenzio non fu di acquiescenza. Anch’esse erano della stessa razza tenace e non cedevano sì facilmente.

Ora giunse la domenica e fra loro si era passato un accordo. Quella volta non indossavano la veste consacrata, anzi trascelsero la peggiore e presero un sacchetto ed un falcetto come quando solevano andar lungo i fossi a raccogliere la gramigna. La campana della chiesuola non suonò i suoi doppi. Costanzina era avvisata. Tanto Mariòla quanto le compagne non percorsero la via consueta, anzi andaron per strade diverse raddoppiando il cammino. Si erano levate più di buon’ora. L’alba pareva lontana. Quando cantarono i galli si trovarono tutte e tre lungo il fondo di un rio come era convenuto. Questo rio passava sotto il cimitero e accanto alla chiesuola.

Si videro appena. Era un gran buio.

— Siete voi Mariòla?

— Sì, Francesca!

— E Palmina?

— Eccola.

Incurve, guardinghe, col loro sacchetto sopra una spalla e il falcetto in una mano proseguirono, l’una dietro l’altra.

— E se ci sono? — domandò Francesca.

— Se ci sono raccoglieremo la gramigna — rispose Mariòla.

Un cane abbaiò lontanissimamente. Si udì il remoto rombo di un treno. Non c’erano stelle.

— Siamo arrivate? — fece Palmina.

Mariòla levò la faccia e disse:

— Sì.

— C’è Costanzina?

Le tre vecchie scrutarono l’ombra.

— Non si vede.

— Allora son venuti e ci aspettano!

— Non importa! — disse Mariòla.

Si intravvedeva la siepe del cimitero. Mariòla incominciò a inerpicarsi lungo la sponda del rio. Andava carponi. Palmina e Francesca la seguirono.

Quando potè inginocchiarsi su lo scrimolo, Mariòla passò il capo per un varco della siepe e chiamò sommessamente:

— Costanzina?

Nessuno rispose.

— Non c’è! — disse Francesca.

Mariòla si rizzò. Le altre le furono al fianco. Ristettero immobili, un attimo. Udirono qualche voce nella straducola della chiesa.

— Li sentite? — fece Palmina.

— Sì.

— Sono venuti in molti.

— Non importa.

— Ci vogliono fischiare!...

— E tu _digli_ che fischino!

— Che cosa fate?...

— Venitemi dietro.

Mariòla aprì un varco ed entrò nel piccolo camposanto. Andarono in fila, lungo la siepe, senza far rumore, tutte tre incurve, tutte tre con lo stesso sacchetto sulle spalle e il falcetto in una mano. Avevano una pezzuola bianca e nera. Camminavano adagio, trasfigurate dall’ombra.

Dalla via qualcuno gridò:

— Chi è?

Le vecchie non risposero. Trascorse un silenzio profondo.

— Avete veduto? — domandò una voce sommessa.

— Che cosa?

— Là.... dietro la siepe del camposanto!

— Chi è?... Chi è?...

— Sarà l’ombra di un albero.

— No....

— Andiamo a vedere.

Le tre vecchie si fermarono e anche gli uomini si fermarono. Nessuno si mosse. Ma quando Mariòla aprì il cancelletto del camposanto e si udì lo stridore dei cardini, ed ella non fu più confusa alla siepe, ma chiara e paurosa nel vano, contro le croci e i marmi, allora si udì un urlo soffocato, poi il busso di una corsa sfrenata.

Poco dopo la schiletta del campanile suonò i suoi doppi e i due ceri si accesero sull’altare dispoglio innanzi al nero crocifisso e le tre vecchie si inginocchiarono l’una vicino all’altra su la nuda terra.

E queste tre vecchie più non furono disturbate finchè la morte non le chiamò ad una ad una, dopo don Pietro, la piccola formica di Dio, che già aveva seguito l’ignoto volo delle sue rondini verso l’eternità.

INDICE

Pag.

La pace 1 Lo spaventa passeri 19 La vigna vendemmiata 33 Padre Serenità 51 L’eremita 71 I violenti 93 La gazza 107 L’eredità 137 La festa dei migliacci 147 La madre 165 L’ora grigia 199

NOTE:

[1] _Battolata_, così si chiama in Romagna il batter delle gramole in ritmo, fra lunghe pause. Le gramolatrici usano fare la battolata per chiamar sulla sera i loro innamorati a convegno.

[2] Usava in Romagna, fino a qualche anno fa, che un amante abbandonato, per vendicarsi pubblicamente dell’incostanza della propria innamorata, al tempo della gramolatura della canapa, si recasse all’aia nella quale si trovava la sua bella ed ivi giunto gridasse il nome di questa facendolo seguire da due colpi di fucile. Tali colpi costituivano le così dette _corna_ ed erano per la ragazza un tale sfregio che il capoccio della casa si affrettava a _guastare_ sparando un terzo colpo.

DELLO STESSO AUTORE:

_Anna Perenna_, novelle L. 3 50 _I primogeniti_, novelle 3 50 _Il cantico_, romanzo 3 50 _Gli uomini rossi_, romanzo 2 — _L’alterna vicenda_, novelle 3 50 _Il diario di un viandante. Dal deserto al Mar Glaciale_. In-8 ill., con tav. a colori 8 — _Solicchio_, canto d’amore. In-8 4 — _Le Novelle della Guerra_ 3 50

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.