Part 7
Siccome è venuta presso me la nipote, così incominciano le mode: essa mi chiede di posta vestito, e cappello. Ed io mi rivolgo a lei perchè costà si spendono meglio che a Livorno: le includo mostre di velluto, e nastro: di questo ne prenderei quanto basta per un cappello, e i fiorellini di accompagnatura. Maria in certo fondaco in Vacchereccia ebbe tutto per uno zecchino: però si compiaccia acquistarmeli, e, mediante qualche riscontro, mandarli al Dot. Antonio Mangini, Livorno — Palazzo Bartolomei, 2.o piano, v. 4 Scali del Pesce.
In quanto a me, se non eseguisce la commissione non la tormenterò, perchè non ho intenzione portare cappelli di velluto co' fiori, ma per parte della ragazza potrebbe essere diverso.
Mi ragguaglierà anche del minimo prezzo col quale si può avere la seta di cui accludo mostra. Dello importo del velluto la rimborserà il D.e Mangini. In aspettazione di sue lettere e pregandola dei miei saluti a Ferdinando, ed alle figlie, con vero piacere
_Bastia 10 10bre 1853._
_Suo aff.o amico e parente_ D. GUERRAZZI.
A Ersilia Bertelli
_Carissima Signora Ersilia_
Oh! questo poi lo sapeva, quando lor signore si ficcano in testa una cosa, e che contiamo noi poveri babbi, e poveri zii? Meno, che nulla. Infatti, e come potremmo sostenere la guerra civile? Noi correremmo rischio, mantenendoci in istato di ostilità, a trovare la nostra pappa diaccia, e buona a impastare gli avvisi della lotteria Poniatowski; tossendo, a sentirci dire: lisca! — a non trovare berretto da notte, le pantofole, la veste da camera; a trovare il letto marmato, lo scaldino pieno di acqua, sul guanciale un ago, nelle scarpe un sassolino... misericordia!
Il padre di famiglia eccolo con la corda al collo ai vostri piedi, si arrende a discrezione, e voi, belle come pietose, usategli carità.
Ma l'uomo pel quale, voi amabilissima, diventate di ora (i maldicenti dicono tutti i giorni come il _panem quotidianum_ del _pater noster_) in ora demonii incarnati, non vada lieto del suo trionfo: brevi gioie ha da aspettarsi, ecco la vita del marito: a tavola serva sempre, e a lui il più delle volte non rimanga minestra, o gliene rimanga poca, e fondaccio, della carne l'osso, del pesce le lisca, e di tratto in tratto, purchè non passi in consuetudine, la testa, e la coda: paghi il sarto, il mercante, il parrucchiere per fare comparire la moglie ornata, ma egli non sia temerario di darle braccio; al teatro si levi sempre, e ceda posto al primo venuto, e rimanga confinato accanto alla porta, esposto al reuma perpetuo; non si attenti salire in carrozza della sua consorte, ma si dica beato se, in passando, lo impolvera, e lo infanga; queste ed altre le giuste pene dei giovani per i peccati commessi e fatti commettere a danno di noi poveri babbi, e poveri zii.
_Discite justitiam moniti._
Fuori di chiasso, sono lieto delle sue contentezze; saluti il buon Ferdinando, a cui auguro vedere cinque, o sei nipotini intorno a pungergli le gambe con le spille; non è vero il detto del frate; meno galline, meno pipite. La creatura umana vive di affetti, senza essi la vita è un festino senza lumi. — Alla signora Teresa dica, che spero vederla venire a prendere i bagni di mare quaggiù. Starebbe magnificamente, con piccola spesa; in paradiso, in somma; molto più che, attaccandomi un barbone, io potrei sostenere le parti di Padre Eterno. I miei nepoti salutano lei, lo sposo, e tutti di casa. Scrivetemi, che le lettere dei cari amici come voi, mi sollevano, e quando le ricevo, sto bene tre giorni.
_Bastia, Villa di Belgodere, 27 Feb. 1854._
_Aff.o Amico_ D. GUERRAZZI.
A Teresa Bertelli nata Guerrazzi
_Bastia 23 Marzo 1854._
Carissima Signora, ed Amica_
Ebbi a questi giorni la sempre cara sua lettera del 13 corrente, dalla quale sento il matrimonio della Signora Ersilia; ella è felice; basta. O che cosa importa che quel benedetto Ferdinando si triboli a lambiccarsi il cervello se questa prosperità sia per durare o no? O che si è messo a fare l'astrologo? Lasci fare i lunari al Formigli. Godiamo del presente: noi poveri mortali siamo soli padroni del presente, ed anche è bazza. — Non ispendo parole a persuaderla che sto in Bastia; di qui non mi mossi mai, nè ho intenzione di muovermi; quando a Dio piacerà, mi muoverò per rivedere la dolce Patria, e voi diletti amici; e ciò avverrà tosto che si allontanino le armi straniere: fino a quel punto mi piace mantenermi esule. Nel mese entrante conto visitare l'Isola bella di memorie che piacciono al nostro cuore a cagione del Sampiero e del Paoli. D'altronde io sto benissimo con questi Corsi, dacchè i miei nepoti nasceano da madre Corsa, e gli amori di parentela sieno qua stupendamente tenaci, ed estesi. Nessuno vi ha retto lungamente, io ci sto volentieri, grazie alla mia casa, che pare fabbricata dalle mani delle fate, e alla parentela. Non passa giorno che non vengano a visitarmi dalla vicina città! Creda, Sig.ra Teresa, è uno incanto, e se le ho detto venga a prendere i bagni di mare quaggiù, io gliel'ho detto perchè se ne troverebbe contenta. A Ferdinando dirà che mi scriva quando vuole, ma mi dica tante cose: che cosa dicono, che cosa pensano laggiù? Che cosa fanno non importa, perchè non fanno nulla, e questa è vecchia; ma le ciarle, il bisbiglio, e se si preparano ad accogliere i Cosacchi.
Saluti e carissimi a tutti per parte mia, dei nepoti, e della Maria che ingrossa a vista: ella mi abbia sempre
_Per suo Aff.o Amico e P._ D. GUERRAZZI.
P. S. Mandi le lettere per me al S:e D:e An:o Mangini, Livorno.
_Villa Belgodere 23 Ap. 1854._
Carissima Amica, e Parente_
Se a lei, ed ai suoi giungono gradite le mie lettere per la benevolenza, che mi portano, graditissime mi hanno a riuscire le sue per affetto, per gratitudine, e per necessità, però che per gli esuli tutto quanto muove dalla Patria assume una certa fisionomia come di religioso, e di santo. In questi giorni la morte ha diluviato fra i miei parenti ed amici; pure la nuova della partenza del D:o Gius: Guerrazzi ha contribuito non poco a contristarmi: vero è però, che la sua età era matura, e la morte è la conclusione della vita. — Bisognerebbe che la morte di un tanto uomo fosse annunziata nei Giornali con un breve cenno biografico; ma a questa ora ci avrete pensato, ond'io con queste parole porto frasconi a Vallombrosa.
Non ho veduto nella sua lettera parola riguardante le figlie: perchè questo silenzio? Fu casuale o a disegno? Se casuale, la prego a ripararlo, se a disegno, sarei temerario se le domandassi la ragione? I nepoti, e Maria stanno bene e le si raccomandano.
Fin qui a lei; adesso al Sor Ferdinando.
Credo benissimo a quanto ella mi dice, e la dispenso da giurarlo, ma non ci vedo verso: pur troppo temo il serpente abbia ragione: astuto è costui, e capacissimo a speculare il tempo pei suoi vantaggi. Io intendo benissimo, che volere riportare tutti i bisbigli di Firenze equivarrebbe ad ammazzare a colpi di pugnale tutti i moscerini, che si aggrappano intorno una botte di vino andata a male, ma pure taluni per la loro singolarità meritano essere riportati: me ne scriva dunque di qualcheduno. Il fondo della cosa è, che ormai non si sa più dove andiamo a cascare: ed io mi sogno una seconda santa Alleanza da Pietroburgo a Napoli; e il Papa liquefarsi, e noi respinti nella barbarie per qualche secolo. La confusione entra nelle faccende del mondo: nessuno fa la sua parte, e nello scompiglio contano le baionette, e Austria, Prussia, e Russia ne hanno molte, e appuntate. Francia non crede più a nulla; i popoli sono sfiduciati, discordi, queruli, e ciarlieri, e codardi; tra una bastonata e l'altra purchè possano rosicare un osso, e basta: per ora non vedo, che male, ed ogni rimedio, quando mai potesse apparire, temo sia tardi. Le stringo la mano e le do un bacio di cuore.
_Suo Aff:o Amico e P._ D. GUERRAZZI.
Ad Ersilia Bertelli
_Bastia 20 Ag. 1854_
Carissima Sig. Ersilia_
Appena mi capiterà la occasione di spedirle un foglio, che non tocchi quarantina, avrà quanto ella, e l'amica sua desidera, non nuovo ma accomodato al soggetto; dacchè anche gli Album possono spargere buon seme, e il come lo dirà lo scritto. Non ho anco ricevuto la _Beatrice_. Io non l'ho potuta correggere, e temo vi sieno errori non pochi. Si emenderanno in altra edizione, se ciò fosse accaduto. Sento, che Pappà la legge, ella pure la leggerà: il vostro parere non chiedo, tanto mi procedete parziali, che parrebbe accattare lodi. No, senta quello, che la gente ne dice in pro, e contra, e si compiaccia trascrivermelo, onde io ne faccia, se merita, mio prò. — Conforto lei, e tutti a scrivermi le cose del paese; voi avete tempo per farlo, ed io m'illudendo sopra lo esilio penso così starmi in casa. Quando ritornerò, e ritornerò mai? Questo Dio solo sa. Intanto compie l'anno della mia partenza. Certo è amaro lo esilio, ma non è dolce starci in casa come state voi, e questo pensiero, invece di sollevare, accresce le noie. Sento però, che i privilegiati vivono contenti, e ai bagni si balla in allegria, mentre in città si muore di colera, e di miseria. Questo non mi maraviglia; dev'essere così, gli schiavi a catena non ponno avere i sensi degli Scipioni. Eppure la parte sana avrebbe da usare il disprezzo, arme non proibita, e che pure fa le più profonde ferite. Dicano quello, che vogliono: la Patria sta in mano delle donne; queste non possono difenderla con le armi, ma creano, ed allevano le braccia, e i cuori bastanti a ciò. Saluti a tutti in casa, e fuori agli amici se me ne rimangono, e se si ricordano di me.
F. D. GUERRAZZI.
_Set. 1854_
_Carissima Sig. Ersilia_
Se prima non adempii la promessa, e' fu per difetto di occasioni di mandarle la lettera. Se l'amica avrà cuore di mettere nel suo Album la pagina scritta, non mi dorrà di avere sprecato il tempo in queste baggianate. A un patto solo è sopportabile l'Album, ed è, che contenga quello, che io dico. E, quando sia cosi, non solo non fu grave, ma avrò caro contribuirvi. — Mi scriva, mi parli di lei, della mamma, del babbo, della sorella, di tutti, e di tutto. Ha letto la _Beatrice_? Morta o viva, è suo destino capitare in mano dei carnefici, e degli sbirri, e di _Valentino Turco_. Ch'effetto le ha fatto? Che ne dicono? _Crucifige, plagas_. La scotta, e la dicono eretica; ma non è cosi, frusta, e smaschera cotesti formicoloni del diavolo. O che credevano, che mi volessi ingoiare l'ergastolo come un sorbetto? Hanno finito essi: ora incomincio io. Una volta per uno, ed io non mi rimarrò finchè non gli abbia schiacciati come scorpioni. Addio.
_Affezionatissimo_ D. GUERRAZZI.
A Ferdinando Bertelli
_Bastia 17 Set. 1854_
_Caro Amico_
Lasci dire, che alla fine si quieteranno. L'accusa di avverso alla religione è ignoranza, o ribalderia. Pochi, io credo, sentono la religione come me; certo non religione di Preti, tutto altro, bensì la religione di Gesù Cristo Salvatore; tentano confondere il personaggio del Cenci coll'Autore; il Cenci fu iniquo due volte il doppio di quello, che dico io; degna la morte alla infame sua vita; e mi pare, che veruno al mondo poteva esporlo alla esecrazione pubblica come ho fatto io; e Beatrice, ch'è protagonista del libro, e donna Lucrezia, e Bernardino, e Virgilio santissimi tutti perchè non li contano? Ma il libro, e la sua morale, non si devono giudicare dal linguaggio dei personaggi, bensì dalle considerazioni dello Autore. E Cenci non è nuovo a Firenze; vi è un Cenci di Shelley tradotto dal Niccolini, e stampato fra le sue opere dal Lemonnier; leggano e confrontino. So della persecuzione, che incontra; doveva essere. Ebbene, se vogliono battaglia, sono pronto a sostenerla: certo contro quegli abietti, che hanno reso nome di orrore la giustizia, ed atterrato questa colonna santissima su cui appoggiavasi la società, guerra sempre, finchè non sieno smascherati, e costretti a nascondersi per la vergogna. Anzi, trattateli bene questi scellerati; essi vorrebbero mangiare in pace, tranquilli, e per di più onorati, la infamia propria, e il sudore del popolo. Io li ringrazio di provocarmi, li attaccherò al palo, e ve li freccerò come fecero a San Bastiano. Se quelli che si avvisano a dire: fate piano, sapessero quattro anni e un terzo di prigione, che sia, e la salute rovinata, e le convulsioni e l'epilessia, e la rabbia di quella sbarazzinesca impudenza, e il sentirsi venduto dalla plebea viltà di otto o dieci mascalzoni... ma lascio, perchè mi viene il sangue al capo. — Fin qui non mi è capitato occasione di mandare il foglio alla Sig. Ersilia, e le quarantine durano. Qua continuiamo sempre senza _cholera_, e questo è il meglio. Giorni sereni per me squallidi e non per me, ma per la miseria della Patria, e dei miseri emigrati. Parecchi si ammazzano per disperazione, altri s'ingaggiano nella legione straniera, ch'è una morte più lunga. Povero.... povero... sangue, e Dio ne chiederà conto a cui n'è colpa, e con Dio fraude nè forza valgono. Saluti caramente la consorte, e le figlie; ella, o le donne non intromettete scrivermi, e come vi ho detto, di tutto, e su tutto, perchè anche una lucciola fa lume. Mi continui la sua cara amicizia, e mi creda sempre
_Aff:o Amico_ D. GUERRAZZI.
A Emilia Bertelli
_Carissima Sig. Emilia_
Mi è stata sommamente gradita la carissima sua del 20 del passato mese, dalla quale sento le nuove sue, e di tutti di casa. Tanto la salute è buona, e se il Babbo ha ritrovato, povero uomo, un po' di calma, anche questo è benefizio di cui abbiamo a ringraziare Dio. Non so com'ella dica, che non hanno festeggiato il giorno onomastico della Mamma, se la sorella sua la presentò di versi, ed ella di un lavoro all'acquerello? nè meglio per loro, nè più giocondamente per la Sig. Teresa, potevano solennizzarlo, che presentandola di tali nobili frutti dello ingegno: quello che tutti possono fare, come un pranzo, poco è da pregiarsi. Festeggino sempre così le solennità domestiche, che le festeggeranno bene.
Se là tempesta, qua rovina; miseria crescente, e caro orribile di ogni cosa; il _cholera_ cessò da molto tempo, e, quando apparve, appena si fece sentire, grazie alla eccellenza di questo clima; ma la città è desolata, a cagione delle famiglie, che hanno i loro congiunti alla guerra, e sono moltissime, però che i Corsi amino il mestiere delle armi, reputandolo scala da salirsi presto, e spesso s'ingannano.
Qui s'insinuarono i Gesuiti, e si dimenano quanto il diavolo nella pila dell'acqua benedetta per fare proseliti, ma invano. Giorni sono bandirono gran festa per quaranta martiri di loro; prediche, mortaletti, un quadro sterminato _tinto_ in tre giorni, ed esposto come il gabbamondo dei teatri diurni, messa, fanfara.... raccolsero quattro franchi e dieci soldi: condannati nelle spese! È inutile, per essi è finita; rassomigliano al
«_Quatriduano Lazaro, che pute._»
Spero, che se ne andranno con le trombe nel sacco, perchè, dove non si guadagna, lasciano la presa.
Saluti tutti in casa, anche per parte dei nepoti e di Maria, ed ella mi abbia sempre
_Bastia 15 Novemb. 1854_
_Per suo aff.o Am._ D. GUERRAZZI.
A Ersilia Bertelli
_Bastia 17 Marzo 1855_
Carissima Sig. Ersilia,_
Cosi è, io le scrissi due volte perchè mi riesce sommamente grato rispondere subito alle sue lettere, che mi arrivano carissime; però non voglia maravigliarsi se le sono andate perdute; la Polizia, come donna, qualche volta è curiosa; e, se può rammendare lo strappo, le consegna, diversamente, le consegna a Vulcano.
Anche qua avemmo sciagure orribili a deplorare; nei giorni nefasti 15-16 Febbraio proruppe un uragano spaventevole, migliaja di olivi sradicati, o schiantati per lo mezzo, casamenti naufragati, e una fregata bellissima con 750 uomini perduta così, che non si è salvato neppure un uomo. È venuto alla spiaggia il cadavere di un Corso, un tale Zuani, e gli hanno trovato in tasca una lettera per sua moglie; passando rasente all'isola sperava trovare qualche pescatore a cui consegnarla, ma l'ha portata egli stesso.
Io sto raccogliendo notizie su la Corsica: ho intenzione di scrivere un racconto intorno al Paoli: il contrasto di questi costumi co' turpissimi, vigliacchissimi e frivolissimi nostri, mi piace; meglio, oh! meglio barbari così, che civili come nella fogna che si chiama Firenze.
Tutti stiamo bene, e tutti salutiamo lei, la sorella, e Babbo, e Mamma; ci dia le sue nuove, e dei suoi, e mi abbia sempre
_per suo Aff:o Amico_ D. GUERRAZZI.
A Ferdinando Bertelli
_Bastia, 15 Apr. 1855_
Mio caro Ferdinando_
Avevo sentito le disgrazie del nostro povero paese e la si può immaginare se contribuiscano a contristare uno spirito già contristato — Piove proprio sul bagnato! — Nè, da qualunque parte ci volgiamo, apparisce punto di chiaro. Sento, che hanno richiamato i tedeschi di costà; anche questo è qualche cosa, disse quegli che pisciava in Arno.
Mi ha raccontato un uffiziale francese, venuto di Toscana, di certo duello fra un tedesco insultante, e un toscano, con la peggio del primo. Grande errore fu quello di chiamare i tedeschi in Toscana. Sono odii nazionali, che non si spengono manco con l'acqua santa. Rivoluzione. Reazione. Transazione; ma la terza parte non vogliono imparare, e forse è tardi, e le ingiurie troppo grosse. Hanno creduto farmi danno mortale, e me ne hanno fatto, e Dio lo sa, ma non è il peggiore dei mali starmi sopra uno scoglio, che sembra ben piantato a guardare cui tribola nell'acqua grossa.
Vivo in paese napoleonista per interesse ed anche per genio, ma ogni dì più incupisce, e del futuro teme assai. Considera non la guerra, ma il modo rovinoso, e funesto. Di prendere Sebastopoli, non è più quistione, e su l'Austria non contano per nulla, quantunque confessino, che romperla coll'Austria sarebbe uno stroppio per loro. Noi italiani considerano per buoni a nulla, come se essi fossero buoni a qualche cosa. Quando ci sono io gliele canto in rima, ma, come a Dio piace, fin qui veruno mi ha risposto.
In casa stanno tutti bene, e vi salutano, in ispecie la buona Maria; io così così, che i nervi e gl'intestini non danno tregua; pure, malato o sano, sono sempre
_Il suo Aff:o Amico_ D. GUERRAZZI.
Mille cose alla Sig.ra Teresa e alle figlie.
A Ersilia Bertelli
_Carissima Sig. Ersilia_
Dalla ultima sua ho sentito con piacere inestimabile le nuove del bene stare suo, e della famiglia tutta: però questa contentezza in parte viene amareggiata da quanto mi assicurano parecchi che hanno corrispondenza con Firenze, voglio dire che il cholera sia comparso costà, e minaccioso al punto di fare venti vittime al giorno. La prego a chiarirmi se questo fatto è vero. Non mancherebbe altro pel mio povero Paese. Mi parrebbe posto a bersaglio dell'ira degli uomini, e di Dio: ma voglio sempre sperare che ciò non sia.
In qualunque caso taluno trova il suo tornaconto; però non maraviglio sul rimpianto degli ospiti nemici; confido sia di pochi, che se all'opposto fosse di molti, ciò mi angustierebbe più del mio esilio.
Non è accaduto a lei, ma accade a tutti fare esperienza a spese proprie: e siccome l'acqua passata non manda molini, così il meglio sta nello attendere ad accomodarsi, con minore disagio, che si può, nelle condizioni presenti; perchè sa ella? Dalle rovine di un palazzo si può ricavare materia da fabbricarci una casetta da abitarci comodamente. E poi la vita è una battaglia, e tenga per matto chi crede non averne a toccare. Io me ne sto mestamente tranquillo: nulla desiderando per me, moltissimo per la Patria: ma qui la speranza mi si sbiadisce ogni dì più, quantunque i concetti della emigrazione tengano del febbrile: intendiamoci però, io dico di speranze immediate, perchè rispetto al fine inevitabile delle tendenze umane io non sono dubbio: la via è lunga, anzi non terminerà mai, ma veruno si auguri far camminare la società all'indietro: la natura è ella morta nello inverno? Senza i rigori invernali noi non godremmo Aprile. Si consoli; saluti la Sig. Teresa, il Babbo, e la sorella: mi scriva più nuove che sa. Qui in casa si raccomandano tutti alla benevolenza sua, e dei suoi; ed io facendo lo stesso ho il piacere di confermarmi
_Bastia 20 Maggio 1855_
_Suo Aff.o Amico_ D. GUERRAZZI.
_Bastia, 15 giugno 1855._
_Carissima signora Ersilia_
Sento con vivo dolore lo stato cagionevole dell'ottimo suo padre; molto più, che argomentando costà la stagione peggiore di qua, temo non sia per nuocergli. Io credo, che una cosa sola potrebbe sanare il povero Ferdinando, e sarebbe mutare aria, prendere le acque di Vicovaro, o altre simili, e poi per qualche tempo starsene a Livorno, dove potrebbe benissimo accudire ai negozi, e forse facilitarli, e ampliarli. Soprattutto mutare affatto sistema di nutrizione; esaminare attento quello che giova, e quello che nuoce; temperare la crudità con qualche rimedio blando, e mano a mano abituarsi al moto. Finchè stiamo nelle mani ai medici poveri noi! E lo so per prova. — Noi le Dio grazia stiamo bene. L'emigrazione tutta, dopo l'attentato del Pianori, è tormentata dalla Polizia, e internano or qua or là i più pericolosi, o riputati tali. — Ho percorso tutto il Capo Corso, e l'ho trovato bello di aspra bellezza; strade sul fianco di rupi scoscese, nere, e il mare sotto anch'esso nero, ed ampissimo; monti sopra monti, e gli ultimi incoronati di neve perpetua; paesi posti colà dove la rondine dubita porre il nido; miseria e cupidità smisurate, e qualche fortuna fatta in America straricca. Continui a darmi nuove di casa, gradisca, e faccia gradire alla Mamma, Babbo, e sorella i saluti miei, dei nepoti, e di Maria, e mi tenga sempre
_Aff. Am._ D. GUERRAZZI.
A Teresa Bertelli nata Guerrazzi
_Carissima Amica_
Prima di tutto rettifico un fatto: io non ho detto già, che dubitava causa del non iscrivermi la paura di lordarsi i guanti, bensì le dita: e questo è altra cosa; perchè i guanti poco hanno da premerle, ma la mano le preme, e a ragione, perchè ottenni, che mi fosse _scoperta_ come la SS. Nunziata, e la trovai bellissima. Ma io volli scherzare, ed ella è troppo buona per rimproverarmi un riso appassito, nato appena a fior di labbra, e morto subito. Mi scrissero dello amico Corsi, della scossa, dello sdegno pubblico, della infermità: ma veruno, tranne lei, mi avvertì della pronta guarigione. Gli altri soddisfecero alla curiosità, ella sola al cuore: ma ella è donna, e queste tenerezze, non ci è che dire, non sanno conoscere altri che le donne.
Se possa o no verificarsi quello che mi scrive, sta in lei: quello di cui l'assicuro è questo: qui spirare aria pura, qui non sapere cholera che sia, qui poterci fino a tutto settembre fare bagni in mare: una dimora lunga, grave, un soggiorno breve, divino, ed esserci qualche villetta assai conveniente da potervisi ripiegare due famiglie, e non cara. Sicchè se il cholera cresce, il che Dio non voglia, qui avrete asilo, e, meglio che asilo, salute, perchè Ferdinando potrebbe sperimentare le acque di Orezza per la sua infermità miracolose.
Quaggiù niente di nuovo, ma in grandissima aspettazione. Saluti tanti a tutti.
_Bastia, 27 luglio 1855._
_Affez. Amico e parente_ D. GUERRAZZI.
A Ersilia Bertelli
_Cariss.a Sig.ra Ersilia_