La vecchia casa

Part 10

Chapter 102,554 wordsPublic domain

Sul corridoio che separava l'appartamento in tutta la sua lunghezza e dove la luce penetrava più scarsa Anna gettò appena uno sguardo, ma non le parve vuoto. Le orme leggere delle sue bisavole passanti e ripassanti nell'amoroso affaccendamento di massaie intente ad accrescere il benessere della casa, avevano lasciato un soffio quasi impercettibile di operosità onesta e serena che sembrava cingere di una perenne vigilanza i vasti armadi di legno d'acero addossati alle pareti; e brevi orme di bambini narravano pure i giuochi dell'infanzia, le rincorse, i fuggi fuggi accompagnati da strilli e da celie, quando la vita è così lieta nell'età beata che ignora. Ecco le sale, ecco il tinello, ritrovo abituale della famiglia.

Il piano, grandissimo e chiuso, appare come una macchia nera nei riflessi cupi del mogano. Tutto ingiro le poltrone memori, il tavolino amico, le ceramiche dai suggestivi colori, l'acqua degli specchi rompenti il fondo cupo delle pareti con visioni di stagni fantastici dove i mobili vengono riflessi in forme strane e nuove diffondono la sensazione di una vita arcanamente sorta nelle ore sacre al mistero, quando attorno ai vivi addormentati vagolano le ombre di coloro che furono, invincibilmente attaccate al posto dei loro odî e dei loro amori. Non ombre materiate in paurosi aspetti, non fantasmi quali se li rappresentano le piccolette immaginazioni dei bimbi, ma solchi ardenti, ma traccie rimaste sulle cose, non visibili, eppure incancellabili; labbra, mani, occhi che baciarono, che toccarono, che videro; inesorabilmente, eternamente legati agli atomi sopravviventi alla memoria.

Entrando nella camera che fu di suo padre, Anna si arresta sulla soglia. La luna vi batte in pieno e il raggio che attraversa il posto dove soleva stare Gentile Lamberti è di una intensità così palpitante che Anna vi immerge gli sguardi, affascinata.

— Oh! anima, anima! — mormorò religiosamente, avanzandosi con un passo cauto, quasi temesse di interrompere un altissimo mistero. E il silenzio era profondo, poichè la notte incombeva nel suo maggior incanto e neppure lontanamente si udiva alito di vita. — Padre mio! — disse ancora Anna, come se qualcuno potesse intenderla, movendo verso quel raggio di luna, aspirandolo col cuore dilatato e colle labbra aperte. — Io soccombo! — disse ancora questo, lasciandosi cadere con tutto il corpo sullo scrittoio di suo padre, i gomiti appoggiati innanzi e la testa fra le mani.

Il raggio di luna la accolse, la investì tutta, il bel volto addolorato, le belle membra stanche nell'abito bianco; tutta la persona investì dalla testa al lembo estremo, fluido al pari di una carezza, vivo; ed Anna si pose a singhiozzare dolcemente come se l'esile mano di suo padre le stesse ancora sopra, tenera e scottante nel palmo; come se i suoi occhi buoni la stessero a riguardare e la sua voce uscisse calma e profonda a pronunciare parole gravi vestite di mitezza.

Il terribile male di cui soffriva, che le era fino allora rimasto ignoto, traboccò in quell'ora di supremo abbandono. Anna vide chiaro nel proprio cuore. Amava Flavio. Sollevò la fronte con lentezza, quasi arrossendo, nuova alla gran passione. Davanti a lei, sulla parete illuminata dalla luna, il ritratto di sua madre le apparve ad un tratto muto e senza sguardo. Oh! quella posa addolorata, umile, quasi implorante da tanti anni l'oblio, quella posa di anima chiusa e piagata, là, in quell'ora, in quel grande travaglio d'ogni suo sentimento, mentre nessuno la sorreggeva, nessuno la consigliava, oh! quelle pupille materne chinate davanti alle sue.

. . . . . . .

— Perdòno, perdòno, madre mia!

Anna si trovò in ginocchio davanti al ritratto, penetrata da una così forte commozione che il petto le si schiantava fra le lagrime. Tutto scioglievasi in lei; fierezza, sdegno, odio; scioglievasi con lentezza, dolorando, ferendo carni vive che resistevano, asportando dalle intime viscere brani che si staccavano sanguinando, che non si sarebbero ricongiunti mai più all'insieme del suo essere, che dovevano sanarla, purificarla attraverso quel grande spasimo d'amore, poichè ora sapeva che cosa vuol dire amore.

Pensare che non aveva mai amata sua madre! che le era sfuggito completamente il mistero di quella esistenza dove pure si erano agitate, come nella sua, oscure battaglie, dolori ignoti, sacrifici che ella non poteva nè comprendere nè giudicare, che solo esigevano da lei un severo rispetto. E le sofferenze degli ultimi anni! la lunga, ascosa, torturante agonia dell'abbandono.... e il rimorso...., e il lento disfarsi della persona illanguidita! Chiudendo le pupille la vedeva ancora, attraverso vent'anni di sepolcro, aggirarsi per la casa, pallida, sottile, evanescente, il volto scolorito, il sorriso privo di luce.... e quegli occhi, quegli occhi senza sguardo!

Sempre in ginocchio, andava scrutando sul ritratto il volto di sua madre. Come era melanconica la fronte! Quale dubbio angoscioso le palpebre abbassate gettavano sulla guancia rigata da un solco! Povera madre! Le pareti sapevano, tutta la casa sapeva. Oh!... Balzò in piedi. Tutta la casa sapeva.

Si guardò attorno tremando, presa da un brivido sacro. La lampada silenziosa della luna rischiarava ogni oggetto lasciando poco spazio alle ombre che si addossavano mollemente negli angoli proteggendo il mistero, ricacciandolo nel vano degli usci spalancati sopra le tenebre delle altre stanze dove l'astro non penetrava, dove era il respiro invisibile del passato.

Un pensiero nuovo attraversò la mente di Anna. _Forse anche suo padre sapeva_. Il cuore le si strinse per ineffabile strazio. Come avrebbe voluto che qualcuno potesse risponderle! Ma il silenzio sembrava esso rispondere, quel silenzio calmo e solenne delle cose morte, più potente di qualsiasi parola. Il silenzio di suo padre e di sua madre era ancora in quelle pareti, in quei mobili, in quegli specchi che avevano riflesso ogni movimento dei loro volti, in quei ritratti che dei loro volti perpetuavano la linea e l'espressione e che tacevano. Il silenzio era nell'aria, era nella luce, era in quella luna immobile affacciata alla cornice del cielo e muta.

— Parlate! — disse Anna alle tenebre raccolte negli angoli, vanenti nel corridoio, inseguendole per il lungo andito colle braccia tese, sentendole cedere e dileguarsi in una tacita fuga di fantasmi. Il suo passo stesso, il suo leggero passo non destava alcun rumore nella casa che a tutte le angoscie, a tutti i sospiri di Anna sembrava ripetere: “Silenzio!„

E al di là della casa, oltre gli orti, nella massa degli edifici che formavano la gran città dormente sotto il raggio della luna, quanti drammi occulti si svolgevano angosciosamente in silenzio perchè così vuole l'oscuro segreto della vita!

Anna cedette, affranta. I discorsi che Gentile Lamberti aveva tenuti alla figlia prediletta sulla elevazione dei sentimenti, sulla loro applicazione alle energie superiori, le tornavano in mente con una precisione che nello stato d'animo in cui si trovava doveva necessariamente assumere il carattere di un misterioso avvertimento. Appunto perchè ella era _la figlia_ le spettava esclusivamente l'obbligo di continuare l'opera. E perchè quest'opera le appariva nè grata nè gioconda doveva rinnegarla? Le aveva egli mai parlato di ebbrezza raggiante, di appagamenti compiuti, o non era invece stata tutta la sua vita una predicazione di sprezzo per ciò che i volgari chiamano felicità? Non era ella stessa penetrata, convinta di queste dottrine? Non le erano sembrate ammirabili quando le sue passioni non si trovavano in giuoco, quando cioè non aveva alcun merito a professarle? E doveva nelle sue mani frangersi la intatta tradizione dei Lamberti? Doveva proprio lei venir meno al còmpito? Perchè un'onda impura si era a tradimento mischiata al nobile lignaggio, doveva ella lasciarsi sopraffare da quell'onda, divenire a sua volta impura e volgare? Non sarebbe stata questa la vittoria del nemico? l'orgoglio e l'amore la dominavano; ma quale conquista più degna del suo orgoglio, quale sacrificio più degno del suo amore che il trionfo assoluto d'ogni risentimento personale per la casa, per il nome, per la grande memoria di Gentile Lamberti? Non è ciò che le chiedevano le vecchie mura, le ombre, e suo padre e sua madre, a lei, Anna, a lei?...

E lei stessa, quando dinanzi alla propria coscienza si era assunta la responsabilità di aprire la lettera diretta a sua madre, non ne aveva accettate tutte le conseguenze, qualunque esse fossero? Era ben stata allora superiore alle convenzioni; bisognava ora essere superiore agli avvenimenti. A che servirebbe nascere forti tra i deboli, generosi tra i vili, se quei medesimi ostacoli che fanno cadere gli altri dovessero abbatterci, se misurandoci nella lotta disperata per la vita non ci fosse dato di poter sollevare la fronte al di sopra di essi?

Anna fissò ancora intensamente il gruppo delle tenebre, non più tremando questa volta, ma quasi in attitudine di sfida, aperte le pupille e sbarrate come se fra quelle ombre famigliari la temuta ombra dello Sconosciuto volesse tentarla. E si sentì grande, si sentì forte. Eretto il capo nell'immobile raggio lunare, ella ascoltò palpitare in sè stessa la rinata anima di Gentile Lamberti.

Una dolcezza somma la invase, la penetrò. Le parve che morbide braccia la cingessero cercandole il cuore con una tenerezza immateriale. Ricordava ella mai un abbraccio di sua madre? Così doveva essere l'abbraccio di una madre. Lagrime soavi, ristoratrici, le bagnavano le palpebre. Anna le sentiva, prima calde, raffreddarsi a poco a poco sulle guancie. Una impressione di freschezza la prese pure lentamente alle spalle. Guardò verso il terrazzo; la luna era scomparsa. Varcò la soglia e sull'ultimo lembo di cielo le apparve l'aurora.

In quel momento si udì chiamare per nome. Era Flavio.

— Salva! — esclamò Anna appena la vide.

Il giovine venne a raggiungerla sul terrazzo, già pallido per la notte insonne, reso più pallido dalla commozione.

— Ha sempre riposato — soggiunse Anna. — È senza febbre. È salva.

Il volto del giovine intanto passava per tutte le gradazioni del color roseo.

— Come l'ama! — pensò Anna.

Sedette sul muricciuolo perchè si sentiva immensamente stanca. Ma anche Flavio la osservava, colpito dalla espressione di patimento visibile in tutta la persona di lei, quel misterioso patimento che gliela rendeva così profondamente cara, che già da qualche tempo la minava ma che appariva allora raddoppiato.

— Soffre? — chiese con uno sguardo intenso di tenerezza, mettendosele quasi ai ginocchi nell'attitudine intima ed implorante di quando era fanciullo.

Anna scosse il capo dolcemente senza rispondere. Guardava al di là degli orti la linea del cielo che si andava imporporando.

— Non ha dormito questa notte?

Nuovo cenno negativo.

— Come tutto contribuisce ad unirci, le gioie e i dolori! Io vegliando pensavo a lei che vegliava.

Anna gl'immerse gli occhi negli occhi. Era vero. L'aveva amata prima, amava l'anima sua. Era lei che amava in Elvira.

Flavio, ingannandosi sull'ostinato silenzio di Anna, le chiese turbato:

— Non mi crede?

— Oh! Flavio.

La traboccante dolcezza ch'ella pose nel pronunciare il di lui nome diede ardire al giovane.

— Io lo credo che lei mi vuol bene. Questo affetto fu il raggio della mia triste adolescenza, fu ed è la fede della mia giovinezza. Ignoro che cosa sarei diventato senza di lei. So che lontano da lei non potrei vivere.

Quale delizia e quale malinconia insieme a udirlo parlare così! Non erano sentimenti nuovi che egli le esprimeva, ma ripetuti in quell'ora mistica del giorno che sorgeva, nella pace solenne della casa ancora addormentata, mentre si trovavano soli, forse soli per l'ultima volta, era un tale soavissimo strazio per Anna che tutte le sue fibre ne tremavano. Stettero per un po' di tempo muti, mentre intorno a loro si destava gradatamente la vita nelle fronde degli orti mosse dalla brezza mattutina, negli indistinti pigolii dei nidi, nel fruscìo occulto dei cespugli, nella luce che scialba dapprima si veniva man mano accendendo di colorazioni intense.

— Le vorrei dire una cosa, — disse Flavio.

Anna rispose precipitosamente:

— La so.

Flavio non parve sorpreso. Non c'era forse fra di loro una intima comunicazione, un accordo meraviglioso di sensazioni che rendeva superflua quasi sempre la parola? Con un ritorno ingenuo alla sua lontana infanzia egli appoggiò la fronte sui ginocchi di Anna mormorando:

— Saremo vicini sempre.

Anna rimosse delicatamente dai suoi ginocchi la fronte di Flavio, sollevandosi per metà dal muricciuolo e mostrandosi intenta allo spettacolo meraviglioso del sole nascente. Tutto sfolgorava oramai; i tetti, gli alberi, i vetri delle finestre, i muri bianchi del convento, le punte metalliche dei parafulmini. Le campane scioglievano in larghe onde i loro concenti: alcune finestre si aprivano. Anche il terrazzino del vecchio scettico si aperse ricevendo i primi raggi del sole. Che divina cosa la vita! Respirare, muoversi, ammirare, adorare, darsi, slanciarsi tutti interi e appassionatamente verso la invisibile forza che ci attira in alto!

Per una di quelle misteriose intuizioni che hanno le persone estremamente sensibili, Flavio si trovò avvolto nella commozione della sua amica; la parola “amore„ non presentavasi alla sua mente, ma l'intima essenza dell'amore vibrò in tutto il suo essere ed egli ebbe un fremito simile a quello del viatore che pur senza vederlo sente la presenza dell'abisso.

— Sorella mia! — disse prendendo una mano di Anna con tale rispettosa dolcezza che parve a lei si compisse un rito solenne. Ella assentì, religiosamente, voltata ancora la testa a guardare l'orizzonte in modo che Flavio ne scorgeva la linea del profilo purissima sullo sfondo del cielo, rinnovantegli la sensazione di ansia dolce e tormentosa, come di bene inafferrabile, che aveva provato tante volte accanto a quella donna.

Poi Anna si chinò sul muricciuolo del terrazzo dove un piccolo fiore spuntava tra le connessure delle pietre e spingendosi nel vuoto tentava afferrarlo.

— Che fa? — disse Flavio con impeto, ritraendola dal pericolo. — Vede bene che non si può.

— È vero, — soggiunse Anna a voce bassissima, — non si può.

I loro occhi tornarono ad incontrarsi profondi ed acuti. L'ineluttabile destino che li aveva guidati a quel punto, così vicini, eppure non congiunti, li circondava di una misteriosa malinconia dove era quasi come un profumo d'orto chiuso in cui languissero delle rose non côlte, e poichè lo stesso pensiero li dominava entrambi, palpitante ed oscuro, Flavio si fece col volto presso al volto della sua amica a ciò minor quantità d'aria possibile frastornasse il suono della sua voce:

— Non mi ha ancor detto se mi approva.

Le palpebre di Anna sbatterono un attimo sopra le sue pupille stanche. Flavio che la osservava vide farsi più cupe le piccole rughe che le circondavano l'occhio.

— Ho bisogno che il suo cuore sia con me — insistette Flavio.

Anna tese le mani istintivamente verso la casa come in un appello supremo e rivide le larve, abbracciò in un punto solo passato ed avvenire, quello che era e quello che doveva essere. Non aveva egli ragione? Non era egli nella natura e nella verità? Tutto il resto doveva perire.

Flavio, attento alle gradazioni del di lei pensiero, susurrò tremando:

— Ebbene?

Anna non guardò lui. Altri volti, altri occhi la attiravano nell'ombra. Un sospiro appena uscì dalle sue labbra:

— Sia!

Non aggiunsero altro.

L'avvenimento decisivo delle loro vite si compiva così nella semplicità austera dei loro cuori, pronubo il segreto che la vecchia casa chiudeva nelle mura profonde e di cui Anna erasi fatta la pia vestale.

Sulla soglia del terrazzo intanto la suora appariva, calma e sorridente sotto le bianche ali della benda verginale, annunciando lo svegliarsi di Elvira.

FINE.

OPERE DI NEERA

(Edizioni Treves).

_L'Indomani_. In-8, con 27 disegni di U. VALERI e copertina a colori L. 5 — _Crevalcore_, romanzo 7 — _Una passione_, romanzo 3 50 _La vecchia casa_, romanzo. Ediz. bijou 7 — _Duello d'anime_, romanzo 8 — _Rogo d'amore_, romanzo 7 — _Crepuscoli di libertà_, romanzo 7 — _La sottana del diavolo_, novelle 7 50 _Vecchie catene_, romanzo. Con la biografia dell'autrice 3 50 _Il romanzo della fortuna_ 5 — _Le idee di una donna_ 4 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.