La straniera

Part 16

Chapter 161,669 wordsPublic domain

LA TOR. Oh buone, eccellenti! Si prepara una campagna coi fiocchi!

VITT. (_attento_). Dite, dite: che cosa sapete?

DI PRAN. Si muovono tutti.

VITT. (_con gli occhi scintillanti_). Che! la leva in massa?

DI PRAN. No: se fosse stata ordinata, lo sapresti anche tu...

LA TOR. Ma fa quasi lo stesso. Giovani e vecchi, ricchi e poveri, contadini e borghesi, nobili e plebei, tutti in moto, tutti in faccende. All’armi! all’armi! L’altro anno si sono ammessi nei reggimenti i fanciulli? Ebbene, guarda, sarà molto se quest’anno si riuscirà a far stare a casa i lattanti!

DI PRAN. Euh! È tutto dire!

LA TOR. Naturalmente che esagero un poco.

DI PRAN. (_brontolando_). Sì, ma l’argomento è serio...

LA TOR. Ed io so parlar anche sul serio (_alzando il bicchiere_). Al Re! Al Piemonte! A noi! Va bene così?

VITT. Benissimo.

DI PRAN. (_avviandosi_). A domani, dunque!

VITT. A domani, a domani.

DI PRAN. (_ad Amedeo_). Cavaliere, buona notte. E curate la vostra salute.

LA TOR. Cospetto! E se mai... ricordatevi che l’aria di montagna è una gran medicina.

VITT. (_accompagnandoli_). All’alba!

LA TOR. Non quella dei tafani, eh?

DI PRAN. e LA TOR. (_escono_).

SCENA QUINTA.

Vittorio, Amedeo.

VITT. (_accostandosi ad Amedeo, e battendogli sopra una spalla_). Tu vieni con me.

AMEDEO (_lo guarda trasognato_).

VITT. Hai sentito come ti hanno parlato quei due ufficiali? E, bada, senza nessuna intenzione di offenderci. Il tuo posto non è più qui.

AMEDEO (_si scosta con un atto rabbioso_).

VITT. Partiamo insieme, domattina.

AMEDEO. Senza vederla più?... No!

VITT. Ricorda. Volevi venire quando si entrò in campagna. Non ho consentito. Pareva non si trattasse che di respingere una torma di furibondi, e profittar della vittoria per tentar la conquista. Era un errore, era un sogno. Il nemico ha vinto, rivinto; si fa ogni giorno più esperto e feroce. (_Con forza_). La casa brucia, tutti dobbiamo correre al fuoco!

AMEDEO (_animandosi un poco_). Ti raggiungerò.

VITT. Parti con me e ti darò il modo di farti subito onore. Staremo in Asti fin che ci lascieranno. Oh, ma non si andrà per le lunghe! Alla metà di gennaio ci metteremo in marcia verso le montagne: andremo a rilevare i battaglioni che avranno svernato lassù. Vedrai un’accolta di spettri... e ti sentirai un altr’uomo.

AMEDEO (_amaramente_). È un rimprovero, questo?

VITT. Seguimi, e domani a quest’ora non potrò fartelo più.

AMEDEO. Verrò, te lo giuro.

VITT. Devi dire: vengo (_con forza persuasiva_). Senti, Amedeo: anche adesso là si battono, sai. Le maledette carmagnole brulicano lungo il confine, e stuzzicano, e provocano, e sfidano senza posa i nostri avamposti. Appena il sole squaglierà le nevi, daremo battaglia (_con entusiasmo_). E noi due ci saremo: saremo là, fianco a fianco. Ah! tu non sai ancora cosa sono i colpi, gli urli, la lotta, le bandiere al vento! Vedrai, vedrai, vedrai che nella vita non c’è soltanto l’amore.

AMEDEO (_con voce sorda_). E se... se, diviso da lei, io non potessi sopportarla la vita?

VITT. (_fissandolo_). Vale a dire che, in un momento di disperazione, di follia, potresti anche pensare a... E sta bene (_dopo un silenzio, con molta calma_). L’anno passato, dopo le giornate di giugno, sul Raus, dentro un ridotto, si trovarono i corpi di due giovinette. Avevano indosso l’assisa, e le armi alla mano. Come, perchè fossero là, nessuno seppe: nessuno, credo, lo saprà mai. Forse, chi sa, non potendo anch’esse sopportare la vita, le povere donne, l’avevan buttata via... da uomo (_dopo una pausa_). Hai inteso?

AMEDEO (_sottovoce_). Sì.

VITT. (_energico_). Allora, a noi: occupiamoci!

AMEDEO (_come risvegliandosi_). Aiutami tu! Assistimi! Dimmi tu quel che devo fare. Io non so più: non posso pensare...

VITT. (_affettuoso_). Son qui, non ti lascio. Chiameremo Michele. Egli penserà alla roba. Una piccola valigia, niente più del necessario. Noi, noi penseremo all’essenziale. Alle armi. Sta bene attento. Porterai la tua spada, quella d’acciaio brunito: l’altra non è buona che per la parata. Le pistole lunghe, quelle di Versailles, sono eccellenti. E poi vedremo (_avviandosi a sinistra_). Bisogna vedere subito, anzi. Vengo di là, con te. (_Fermandosi_). Prima però... prima però, vieni qui. Ti voglio qui, sul cuore. (_Lo prende fra le braccia_). Non ho che te! Sei la mia speranza. D’ora in poi starai con me; sempre, sempre, sempre con me...

AMEDEO (_intenerito_). Vittorio...

(_Rimangono abbracciati in mezzo alla scena_).

SCENA SESTA.

Vittorio, Amedeo, Sabina.

SAB. (_entra frettolosa_).

AMEDEO (_vedendola_). Dio!... Lei.

VITT. (_turbato_). Signora!

SAB. (_indicando Amedeo_). Voglio parlare con lui.

VITT. Devo ritirarmi? Lo esigete?

SAB. No, potete restare. Anzi, ve ne prego. (_Con ironia_). La discussione sarà più animata. Prima però voglio parlar sola: io sola con lui.

VITT. (_risale la scena e va ad appoggiarsi al camino_).

SAB. (_ad Amedeo_) Ti eri già arreso, eh!

AMEDEO (_esita a rispondere_).

SAB. Lo vedo. Lo prevedevo. Lo sentivo, sai. Ho pensato: Che farà il conte?... Vorrà condur via Amedeo, domani, stasera, subito forse! E son venuta. Dunque è così? Ti ha persuaso a partire? Dimmi la verità. E saresti andato? Senza una parola, senza pur salutarmi? E il tuo grande, il tuo immenso amore?

AMEDEO. Ho lottato, ho lottato...

SAB. Eh, ma non quanto occorreva per vincere!

AMEDEO. Ma tu, tu stessa, quando t’ho lasciata...

SAB. (_con impeto_). Io?! Ma io ti ho gridato di sperare. E credevo tutto finito. E provavo la sensazione di scendere, di scendere in un gran vuoto buio, senza fondo. Ho anche desiderato di morire! Ma poi, ma poi, ma poi... Insomma, sono venuta, son qui, e bisogna decidere (_accostandosi rapida_). Avanti, sentiamo: rinunzi a me?

AMEDEO (_vivamente_). No!

SAB. Bene (_indicando Vittorio_). E allora che rispondi a lui? Come ti svincoli?

AMEDEO (_abbassa gli occhi, confuso_).

VITT. (_stendendo il braccio, ancor calmo_). Amedeo, non vi è mai stata una nube fra di noi, mai, mai, mai... T’ho sempre trovato docile, buono, condiscendente. (_Con forza crescente_). Son maggiore di te, tuo tutor naturale. Posso, come capo della nostra casa, anche comandare.

AMEDEO (_ribellandosi tutt’a un tratto_). Ah! Non lo farai!

VITT. (_severo_). Non bisogna costringermi.

AMEDEO. La tua potestà non può essere nè arbitraria, nè assoluta.

VITT. Rappresento tuo padre.

AMEDEO. Mio padre era giusto.

VITT. (_offeso_). Amedeo!

AMEDEO. Mio padre era giusto. (_Con sarcasmo_). E la giustizia, fratello? E la lealtà? E i sentimenti tanto vantati poc’anzi?

VITT. (_esasperato_). Tu adesso m’insulti!

AMEDEO. Sei il più forte, non devi abusare.

VITT. (_violentissimo_). M’insulti, m’insulti, m’insulti!

SAB. (_interponendosi accorata, tremante_). Pace, signori! pace, pace! Questo è terribile, che per me...

VITT. Bada, Amedeo, non ragioniamo più!

AMEDEO (_furibondo_). Mi difendo! Difendo il mio avvenire, la mia felicità... (_indicando Sabina_). Difendo i diritti di noi due vivi contro la prepotenza insensata di un morto!

VITT. (_con grandissima autorità ed energia_). Ma, Dio santo! Sei pur mio fratello! Il sangue deve bollir con vigore nelle vene a te come a me. La guerra sta per farsi accanita, terribile... Io parto e tu resti! Dimmi: vuoi dunque il biasimo, il disonore, la vergogna?

SAB. (_allibita_). Oh!

AMEDEO (_perplesso, abbattuto_). Vedi... È così che mi hai vinto!

SAB. (_con voce soffocata, con un rapido gesto di deliberazione_) Ebbene, sì. Anche tu... Quando sarà tempo. Quando ti parrà tempo. Quando vorrai. Non t’impedirò (_singhiozzando e torcendosi le mani_). Ma adesso no! Adesso no!... Tu sei mio.

AMEDEO. Sabina!

SAB. (_risoluta_). Basta così. Andiamo.

AMEDEO (_a Vittorio_). Tu! Dimmi una parola...

SAB. (_andando incontro a Vittorio_). Parlerò io! (_Di fronte, con veemenza_). Non ho che una ragione. Amo. Sento un immenso tesoro di affetti nel cuore. Ho sete, tanta sete di vita. (_Dopo una pausa_). Ora a voi. Replicherò poi, se potrò (_si scosta_).

VITT. (_crollando il capo mestamente_). Che vi posso dire ch’io non abbia già detto, o che voi stessa non possiate pensare... Badate a voi! Passati i dì dell’amore: può venire il rimpianto... Ve le ho ripetute le ultime parole di Carlo. Esse mi risalgono continuamente dal cuore all’orecchio. E ora mi suonano già come un lamento. Badate a voi! Sono terribili i lamenti dei morti: sordi a ogni discolpa, inflessibili a fronte di qualunque pentimento, tornano, tornano; non si acquetano, non si stancano, non dànno più pace. Badate a voi!

SAB. No!... Non posso credere questo. Guai se i morti potessero influir così su di noi... Guai se potessero abbrancarsi così ai vivi! Non lo ammetto. Vi deve essere una legge che ripara, rinnova, conserva. Una legge provvida, naturale. Vedete bene: d’inverno tutto muore, poi a primavera rinasce. Pensate un po’, se le foglie cadute potessero soffocare i germi nascenti? Tutto sarebbe finito! Chi vive va avanti, si sa. Anche senza l’amore, basta l’istinto!

VITT. E il rimorso? Non credete al rimorso?

SAB. Ma sì, ma sì, ma sì: credo al rimorso, ma per chi mal fa. Io penso a Carlo... (_a fronte alta_). Vedete come pronunzio questo nome. Penso a Carlo con sicurezza, con calma. Quest’è un’ora grave, eh? Un’ora decisiva, solenne. Non ho paura. Vorrei vederlo apparir qui, tra noi; vorrei saper presente il suo spirito, e non parlerei in altro modo. (_Guardando intorno_). E chi sa! Chi sa! Questo è certo: l’immagine di lui morto, più grande e buono di quel che non mi sia mai parso vivo, mi riempie la mente. Egli adesso meglio sa, meglio ama... Non temo rimorsi. Non ho paura... (_dopo un lungo silenzio_). Amedeo!

AMEDEO (_dolorosamente implorando_). Vittorio, Vittorio!

VITT. (_li guarda immobile, con le braccia incrociate_).

SAB. (_ad Amedeo, con espressione, con grazia allettatrice_). Son venuta sola, per le strade oscure, deserte. Vuoi lasciarmi tornar via così?

AMEDEO (_a Vittorio, supplichevole_). Perdonami...

SAB. (_con passione_). Vieni, vieni, vieni! Non senti che nel fondo del suo cuore egli ci ha già perdonati? (_via_).

AMEDEO (_si abbandona e la segue_).

VITT. (_guarda ancora per un momento la porta donde sono usciti, poi scioglie, lascia cadere le braccia_). Così!... Doveva andare così! (_Guardando intorno, quasi con un senso di speranza_). Sì, Carlo... anch’io ti vorrei qui: per sentirmi assolvere prima... poi per vederti convinto che il tuo volere mancava veramente di sapienza e di bontà. (_Risale lentamente la scena, meditabondo_).

CALA LA TELA.

INDICE

EDOARDO CALANDRA Pag. 7

NOVELLE.

LA STRANIERA Pag. 27 L’ORSO » 51 DUE SPAVENTI » 69 IL FUCILATO » 89 UN VACCARO » 117

TEATRO.

IRREPARABILE Pag. 125 LEONESSA » 141 LA PRIMAVERA DEL ’99 » 169 MADONNA ORETTA » 190 LA PAROLA » 212

OPERE DI EDOARDO CALANDRA

=La bell’Alda=. — Torino, F. Casanova, 1884. =I Lancia di Faliceto=. — Torino, F. Casanova, 1886. =Pifferi di Montagna=. — Torino, F. Casanova, 1887. =Pifferi di Montagna. — Un Paladino.= — Torino, F. Casanova, 1891. =La Contessa Irene.= — Torino, F. Casanova, 1889. =Vecchio Piemonte.= — Torino, Roux e Viarengo (ora S.T.E.N.), 1905. =La Bufera.= — Torino, S.T.E.N. 1911. =A guerra aperta.= — Torino, S.T.E.N., 1906. =Juliette.= — Torino, S.T.E.N., 1909. =La Straniera.= — Torino, S.T.E.N., 1914.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.