Part 12
Ora il cadavere restava con le braccia in croce, la testa rimossa dalla prima posizione e un po' inchinata verso la spalla sinistra, l'abito aperto mostrante la camicia insanguinata.
— Delegato — chiamò il pretore — venga qui, cominciamo due parole di verbale. Avete pensato pel trasporto?
— È disposta ogni cosa.
L'ispettore, senza far rumore, uscì sul corridoio e chiese a don Ciccio, fermo lì in mezzo:
— A che numero sta la Scardaniglio?
— Numero 5, al piano di sotto.
— Da questa parte?
— Eccellenza sì.
L'ispettore scese e andò a picchiare discretamente all'uscio.
— Avanti, chi è?
Teresella stava vicino alla finestra, con una forbicina in mano, ritagliandosi le unghie, mentre guardava la folla. La faccia bianca di cipria pareva una maschera sul fazzoletto di seta rossa che le avvolgeva il capo.
— Neh, cavaliere, che è stato? — chiese colla sua voce rauca, accorrendo.
L'ispettore la guardò un momento; poi, rifacendo anch'egli quel verso:
— È stato che uno s'è ucciso per causa tua!
— Voi che dite, Giesù! Voi scherzate....
— Non mi credi? Gli abbiamo trovato il tuo ritratto sul cuore.
— Il mio ritratto?... Guarda, guarda com'è serio!...
E gli dette uno spintone.
— Ferma con le mani. Parlo sul serio, il tuo ritratto, nelle _Campane_, e c'è anche una copia del libretto, col tuo nome scritto sopra.
— Voi davvero?.. Giesù, Giesù!.. E com'è stato?..
— Si è scannato, con un rasoio.
— È morto? — chiese, con grandi occhi spalancati.
L'ispettore trinciò una piccola croce, col pollice.
— Il ritratto glie l'avevi dato tu?
— Io? Siete pazzo! Chi lo conosceva!..
— Allora, come?
— Io che so! L'avrà comprato dal fotografo.
— E.... non l'hai mai visto?
— Dàlli! V'ho detto che non lo conosco!
— Un giovanotto, coi baffetti castagni... occhi neri... alto...
— Aspetta, aspetta... Con la lente?... Mo' ricordo; qualche volta l'incontravo, dopo la recita, abbasso al portone.
— E.... non t'ha avvicinato mai?
— Quante volte v'ho da di'...
— L'incontrasti anche iersera?
— Mi pare... — Poi aggiunse, curiosamente: — Chi ve l'ha detto?...
L'ispettore la guardò, ammiccando:
— Con chi eri?
Teresella gli dette un altro spintone.
— Ih, com'è curioso!...
S'intese una carrozza arrestarsi sotto l'Albergo; l'ispettore andò a guardare dalla finestra.
— Lasciami andar via; portano la cassa.
— Giesù, Giesù!
Poi, mentre quegli stava per uscire sul corridoio, Teresella gli corse dietro:
— Cavaliè... sentite... avessi mai da passà qualche seccatura?...
L'ispettore le accarezzò il mento, paternamente.
— Non aver paura.
E salì nella stanza del morto. Dietro, il becchino portava la cassa: tre tavole inchiodate e una mobile.
— Pretore, ci siamo?
— Avanti!
— Picciotti, a noi!
Preso dalle spalle e dai piedi, il cadavere fu deposto nella cassa. L'abito aperto faceva ingombro; lo affagottarono alla meglio. Il tempo diventava sempre più scuro; alla luce triste, giallastra, filtrante tra i nuvoloni color creta, la faccia del morto pareva di cera.
A un tratto s'intese, fuori nel corridoio, un confuso rimescolio, voci sorde, indistinte; poi dei passi affrettati che si avvicinavano, strilli di bambino e un gridar rauco:
— Assassino!... lasciatemi, sangue di Dio!.. Assassino, assassino!...
— Saverio!... per carità, Saverio!...
Il padrone, terribile nella faccia accesa, gli occhi iniettati di sangue, i capelli rossicci sconvolti, si precipitò nella camera, come una furia.
— Assassino!... dov'è l'assassino?... — E corse addosso alla cassa.
Le guardie furono a tempo ad afferrarlo. Contorcendosi, tentando di svincolarsi, con la bava alla bocca, egli gridava parole mozze:
— Il cuore debbo mangiargli... a cotesto infame!... Mi ha rovinato!... l'Albergo è rovinato!... — E nella rabbia dell'impotenza, gonfiò le gote e lanciò uno sputo che andò a stamparsi sulla fronte del morto.
— Carogna, tieni!
L'ispettore, facendo fischiare più forte l'aria fra i denti, gli si fece incontro, gli posò una mano sulla spalla, e disse, guardandolo fermo:
— Principale, che facciamo?
Restarono un momento così, gli occhi negli occhi. Il pretore guardava, impassibile, stropicciandosi le dita. Poi il padrone, fremente, con le labbra strette e le mascelle contratte, si lasciò portar via, barcollando.
— Su, facciamo presto.
Il becchino s'inginocchiò, inchiodò la cassa, leggermente; le guardie la presero da capo e piedi e gliela misero sulle spalle. Pel corridoio angusto, giù per la scaletta dalla vôlta bassa, il carico andava sbattendo di qua e di là.
— Adagio!... attento alla porta!... più basso! — avvertivano don Ciccio e donna Vincenza.
Sul marciapiede, la folla indietreggiò. La guardia aperse lo sportello del carrozzone, e come la cassa vi sdrucciolò, lo richiuse, sbattendolo.
— Al Deposito — disse al becchino, consegnandogli l'ufficio del pretore.
Come il carrozzone fu partito, donna Vincenza, nel risalire, vide qualcosa di bianco per terra.
— La lettera del passeggiere!
E la portò su alla giustizia.
— «Municipio di Messina» lesse il pretore, interrompendo la redazione del verbale. — «Oggetto: concorso fra gl'insegnanti elementari. Le si partecipa, in risposta alla sua del 20 corrente mese, che, ai termini dell'avviso 8 ottobre, quando la patente di grado superiore è conseguita prima del 1878, occorre espressamente, per essere ammessi al concorso, il certificato speciale di abilitazione allo insegnamento della ginnastica. Tale essendo il suo caso, la Commissione non può passare all'esame dei titoli già presentati se la Signoria Vostra non le farà pervenire il certificato di cui sopra.»
FINE.
INDICE
PAG.
La disdetta 3 Ragazzinaccio 49 San Placido 99 Il matrimonio di Figaro 129 Il «Reuzzo» 187 Nel cortile 209 La malanova 245 Rivolta 275
DELLO STESSO AUTORE:
DOCUMENTI UMANI, 2ª edizione. Milano, Treves. ERMANNO RAELI, 2º migliaio. Milano, Galli. L'ALBERO DELLA SCIENZA, Milano, Galli. PROCESSI VERBALI, Milano, Galli. L'ILLUSIONE, 3ª edizione. Milano, Galli.
_Di prossima pubblicazione_:
I VICERÈ.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.