La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare

Part 6

Chapter 6485 wordsPublic domain

_ Che là nel mezzo a' suoi nemici zomba, Di modo ch'essi sceman per bollire; Che, dove i colpi ella indirizza e piomba, Te gli manda in un subito a dormire, Che nè meno col suon della sua tromba Camprian gli farebbe risentire; E quanto brava, similmente accorta, A combattere i suoi così conforta._

Ecco l'annotazione:—«Questo Campriano fu un contadino astuto, come s'è accennato sopra, Canto IV, stanza XLVII»—Vedi in nota alla fiaba di questa raccolta intitolata: _Manfane, Tanfane e Zufilo_—«e come si vede dalla sua favolosa storia stampata col titolo: _Storia di Campriano_, il quale per far denari trovò diverse invenzioni di gabbare le persone semplici: e fra l'altre quella d'una pentola, che bolliva senza fuoco, perchè da esso levata mentre che gagliardamente bolliva, e portata in mezzo a una stanza, la fece vedere al corrivo a cui voleva venderla. Costui, vedutala veramente bollire, senz'aver fuoco avanti, subito se ne invaghì, ed accordossi di comprarla pel prezzo che convennero. Giunto poi questo tale a casa con la pentola, e volendo senza fuoco farla bollire e non gli riuscendo, si querelò con Campriano dicendogli che l'avea ingannato. Campriano chiamò la moglie e la sgridò, dicendo che non potev'essere, se non che ella l'avesse cambiata. La donna, fingendo un gran timore, con gran lacrime confessò, che per averla inavvertentemente rotta, glien'aveva data un'altra simile, per la paura che avea del marito. Di che Campriano mostrandosi fieramente adirato, cavò fuori un coltello, e con esso ferì la moglie nel petto, dove ella avea ascosa sotto i panni una gran vescica piena di sangue, il quale sgorgando pareva che uscisse dalla ferita fattale da Campriano; per la quale fingendo la donna d'esser morta cascò in terra. Il gonzo si doleva che Campriano per causa così leggiera avesse commesso un delitto così grave; ma Campriano con faccia allegra gli disse: _sebben la donna è morta, io saprò risuscitarla quando vorrò; perchè basta, che io suoni questa trombetta_. E stimolato dal semplice a farlo, gli compiacque: e sonata la tromba, la donna si rizzò, mostrando di risuscitare; onde il semplice con grande istanza chiese la tromba a Campriano, il quale dopo molte preghiere a gran prezzo gliela vendè. Costui, andato a casa, prese occasione di gridar con la moglie, ed in fine le diede una pugnalata con la quale l'ammazzò; e poi si messe a suonar la tromba; ma quella infelice, essendo veramente morta, non risuscitò altrimenti. E per questa causa, e per altre sue sciagurataggini, fu Campriano condannato alla morte che dicemmo sopra C. IV, st. XLVII. E di questa tromba parla il poeta nel presente luogo.»

[11] I costumi toscani richieggono che il latte ed il miele spruzzino casualmente sulle labbra del Re. Nelle varianti meridionali ch'io posseggo, con miglior motivazione (dal punto di vista estetico), il Re lecca quel sangue volontariamente sul coltello, perchè la superstizione popolare porta, che chi così fa, non è poi tormentato da rimorsi.

IV.

LA BELLA GIOVANNA[1].