La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare
Part 46
Allor Scirocco innanzi s'avviava; E Liombruno il mantel si mettea, Ed innanzi del vento se n'andava. Scirocco pur indietro si volgea, E spesse volte Liombrun chiamava, Liombruno, che innanzi rispondea, E come alla montagna fu arrivato Innanzi il vento, il mantel s'ha cavato.
Liombruno allora levato il mantello, Il vento giunse presto; e sì gli disse: —«Io ti prometto, caro amico snello, Tu sei miglior corrier, che mai vedisse! Or leva su, che ti mostri il castello.»— E poscia il vento da lui dipartisse; E per un'altra via il vento andava, E Liombruno al castel caminava.
E Liombruno niente ha dimorato; Con allegrezza prese a camminare, E dentro del castello fu entrato. Salì il palazzo senza più tardare. Nella sala trovò apparecchiato, Che madonna Aquillina è a desinare; E con lei stava a mangiare a tagliere, E non vedean le donne il Cavaliere.
Una donzella di coltel tagliava, L'altra donzella di coppa serviva, E Liombrun di buon cor mangiava, Ciò gli bisogna, e nissun nol vedia. E quella donna si maravigliava, Di quella robba, ch'innanzi venia, La quarta parte non gli par mangiare, Di quel, che innanzi si facea recare.
Per la virtù, ch'aveva questo mantello, La donna non vedea quel sì ardito; E Liombruno aveva ancor l'anello, Che essa gli donò quando fu partito, Ed egli allor si ricordò di quello, Liombruno gentil, Signor gradito, Sopra il tagliere lo lasciava gire. La donna il vide, e presto prese a dire:
—«Questo è l'anel, ch'è tanto grazioso, Ch'a Liombruno diedi quella volta! Ancora l'averia fatto giojoso, Se la virtute non gli avesse tolta. Sempre il mio core ne sarà doglioso, L'alma mia in pena si è rinvolta.»— A la passion che la donna ha sentita, Svenne, ed al suolo cadde tramortita.
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E la donzella di camera uscia, Come la donna gli avea ordinato. Nascosto Liombrun dentro ne gia, Ed alla sponda lui si fu accostato. Quella donna pel gran dolor dormia; Appresso lei egli fu appoggiato, Al chiaro viso, e in bocca l'ha baciata: Allor la donna si fu risvegliata.
E Liombruno il mantel si mettea, Sì che la donna nol vedea per niente, Subitamente quella allor dicea In fra sè stessa:—«Lassa me dolente,»— (Che Liombruno morto ella credea), —«Io me lo insognava certamente! Tapina me, ch'io non ho più conforto, Questo è segnal, che Liombruno è morto.»—
Allor la bella donna imantinente, Un'altra volta si mise a dormire, E Liombruno fece similmente, Il mantello fingendosi scoprire. Ma ella si voltò ben prestamente; Che col mantel non si puote coprire. Ed alquanto lo vidde ella per certo, Prima che col mantel fosse coperto.
Di dormire Aquillina allor s'infinse E Liombruno il mantel si è levato. Ella fu presta e con le mani il cinse, Prima che Liombrun l'abbia indossato; E così fortemente ella lo strinse, Dicendo:—«Liombrun, chi t'ha insegnato Lo incantamento, che adopri per Arte? Chi t'insegnò venir in questa parte?»—
E Liombrun gli disse tutti i fatti, De' malandrini, che trovato avia, Di quel mantello e ancor di quelli osatti, E del vento, che gl'insegnò la via, In tra lor dui non ci bisogna patti, Le braccia al collo ciascun si mettia, Ed ambidui con un amor verace Sposandosi, così fecer la pace.
Entrambi stetter poi allegramente, Per fin che visser, con perfetto amore. Io prego il mio lettore paziente Di perdonare ogni mio grave errore. Auguro a tutta la mia buona gente Che si mantenghi in pace e buon umore; E al fine ognuno di voi abbia gloria! Al vostro onore cantata ho l'istoria.
La popolarità di questo poemetto, del quale la lezione è scorrettissima, può argomentarsi da quanto narra l'autore delle facezie di Messer Poncino.—«Un certo pazzarello, tocco dal fumo dell'ambizione, per essergli stata laudata una sua frottola senza frutti da non so che ignorantissimi Cinciglioni, aveva abbandonato l'esercizio suo, ch'era d'armar nastri et altre simili cordelle e s'era persuaso Poeta.»—Il Poncino gli diè la soja, ond'egli tutto si ringalluzzì.—«Prese finalmente congedo, dopo, che ebbe oltre modo nojoso e lungo tedio recato al visitato gentiluomo con suoi pazzi cinguettamenti, Filippo Mastrucci, che questi erano il nome et il cognome del mentecatto giovine; e, ritornato alla sua povera casa, serratosi in un suo camerino, cominciò a voltare quando Buovo d'Antona, quando Dama Rovenza dal Martello, quando Aiolfo di Barbiconi, quando la vita del francese Gargantuaso e quando la frottola di Liombruno.....»—Vedi, _Le piaceuoli | et ridicolose | facetie | di M. Poncino | dalla Torre Cremonese. | Di nouo ristampate | Con l'aggiunta d'alcune altre, che nella prima | impressione mancauano. | In Venetia, M.DC.XXVII | Appresso Girardo, et Iseppo Imberti_.
[2] Rammenta il mito di Ganimede.
[3] Aquilina.
[4] Curioso quel _sissignore_ divenuto invariabile, col semplice significato di _sì_, ma con una sfumatura di cortesia maggiore.
[5] _Gódersele_, facendo il verbo della seconda, in _ère_ lungo, anzi che della terza, in _ere_ breve.
[6] _Siete_, quì per _siate_.
[7] Veramente Liombruno la fece da mariuolo. Questo mantello vien ricordato dal PANANTI nel _Poeta di Teatro_, canto XXIV.
Se scorgo una carrozza, ove suppongo Che possa riconoscermi qualcuno, Mi turo, mi rannicchio, mi nascondo, Il mantello vorrei di Liombruno.
Liombruno è ricordato anche nel Canto XVII di _Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno_.
.....È un giovanotto di circa trent'anni Instivalato e avvolto in mantel bruno, Che il copre e par gli metta al corso i vanni. Dice Marcotte allor:—«Questi è Liombruno, Che fece col mantello vari inganni.»—
[8] _Risèdere_, sdrucciolo. Dicendo essi spessissimo _sèdere_, verbo e sostantivo. (Vedi in questo volume la novella intitolata _Le due Belle Gioje_ e la Nota a pag. 410). Il che mi ricorda quell'aneddoto dell'improvvisatore, che s'indusse dopo lunghe preghiere ad improvvisare e cominciò in tal forma:
Oh che bel vèdere Se spunta il dì....
Subito l'interruppe uno degli astanti e compì la strofetta:
Si ponga a sèdere, Basta così.
_N.B._ Questo aneddoto si narra anche diversamente. Secondo un'altra lezione, l'improvvisatore avrebbe detto:
O che bel vèdere, Sul far del giorno Volar la grù!...
E l'interuttore:
Si ponga a sèdere. Si ride intorno: Non parli più.
[9] Suppongo, che s'abbia a dire _Romitorio_ oppure _Eremo_ ovvero _Romitaggio_.
[10] Questi leoni ricordan Cibele.
XXXII.
LA NOVELLA DEL SIGNOR GIOVANNI.[1]