La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare

Part 36

Chapter 363,699 wordsPublic domain

PIACEVOLEZZA. Sono già dodice anni passati, che io, cupido di sapere delle nouitade e cose mirabile, se trouano nelle insule sparse per lo ampio mare occeano, preparai una grande e buona naue, con tutte cose conueniente a mia nauigatione; e, quando me parse tempo, con uento felice, dal sino persico, demo a uenti le ampie uele, uerso la parte meridionale, tuttauia sgionfe. E per spatio de quindeci giorni sulcate le liquide onde, allhora che nel oriente splendido di raggi, dal mare in alto si elleva il sole, peruenimo in la insula Miracolosa. Nella qual preso porto desiderato, li compagni nostri, con uarij giovenil esercitij in la nuoua terra se dauano piacer, e festa, quando uedemo uer de noi uenire gente in battaglione, con ordini et signi de cruda e mortale guerra fare. Spauentati dunque di tanta nouità, gli facemo assapere nostri affari et conditione, quali intesa amicheuolmente receuettero noi. Così allegri l'una e l'altra parte, de molte cose hauessemo a ragionare: ultimo ne fecero certi, come da una insula lì uicina, ueniuano huomini mirabili, audacissimi e crudeli, quali Ferulari chiamano, perchè da ferule marauigliosamente edificati sono, e poi temprati con suco de sferracavallo, impedimento certo d'ogni pungente ferro, o che taglia, smacca e seca. E spesso spesso solleuano la insula, molestando predare: e che eran ritornati in Ferulara (perchè così la insula se appella) a refrescar del magico suco la dura tempratura, e siccata li giorni passati dalli caldi raggi del potente sole; e in quel tempo espettavano il rabbioso stuolo devere, refattosi, lì retornare. Noi, de tanta novitade fatti attoniti, suspensi alquanto, perchè natando sulcauano le acque presti e leggieri, e non potean da alcun tormento per acuto o graue, che fosse, esser dannegiati, pensamo inusitato modo, de superare questi peruersi, iniqui e scelerati. Demo buon animo dunque alli nuoui amici, promettemoli uittoria; e certificamo lor salute. Ascolta, amico mio, cosa mirabile e de che maniera. Fessemo una rete, larga de passi pur assai, e longhezza tanta, che la insula tutta circondaua, de mistura ottima, che abrusia dentro l'acqua e conferua ogni liquore, de solfore dico, salnitrio, bitumine, oglio de sasso, camphora, rasa, oglio de lino, e simigliante cose. Non tanto presto la rete fo distesa, che ecco per le onde, equalmente natando uenia la mala gente, con impeto de ululi, e squassar nell'acqua con le bracce, testa, gambe e piedi. Spumaua il mare, l'aere deuenne nubilo, la terra tutta incominciò tremare. Spauentaronsi li nostri hospiti. Ma noi, sicurati dall'arte, demo segno de uittoria. Finalmente gionti al lito uniti e in fretta, tutti in poco d'hora se insaccaro nella rete. Li ministri, che ciò aspettauano, impicciato il foco per ogni parte, in uno istante la materia atta seguì suo potere: per la qual cosa in fiamma, fummo e cenere, si conuertì ogni magico e infesto lauoro. Allegri dunque li acquistati amici, a merauiglia ferno festa con suoni e canti, giuochi anchor diuersi, secondo lor costume. Noi, per spatio de quindeci giorni, se dilettamo tra costoro: ma la natural uolontà del sapere, pongendo, spronaua accelerar in altra parte nostro camino. Fornimosi dunque de quello bisognaua et delle mirabilitate, dal paese fessemo partita.

DESIO. No te rencresca narrar alcune degne cose.

PIACEVOLEZZA. Te uoglio compiacere. Tollessemo molti uccelli, quali due uolte il dì, (cioè mattina e sera ordinariamente) in aere se elevando, suolano; e con la bocca aperta, receueno le nebule, uento e fumo, cibo proprio de simili animali, con li quali se nutricano, crescino, e ingravidano poi. E lor parto è oue, che, poste in mare, con il moto delle spesse onde, la dura scorza nel lito limano. Finalmente rotta, produceno tauri bianchi e piccolini, quanto un porco de mezza statura ciascuno. Questi se notricano de nebule, fumo e uento anchora; e, con le corne, la soda terra rompeno e sulcando arano; nelli quali solchi il superfluo, che de lor uentre esse, nascondino; e, in termino di sei mesi, preduce arbori, che fruttifican meloni, de grandezza d'una botte ognuno; nutrimento buono, come da noi si fa del pane. Ma delle seme ascolta marauiglia! le poneuano in acqua, che li radiaua il sole; e, per spatio de una reuolution lunare, sgionfauano; finchè, non possendo più la scorza estendere, se rompea; della quale sorgeuan arditi polledri, e, passato l'anno, eran apreciati corsieri.

DESIO. Tu non hai ditto come si chiamano, e in che maniera stan formati.

PIACEVOLEZZA. Li pretermessi per esser più breue; ma, perchè te piace, ciò non mi chiami auaro, li uccelli son chiamati nefilophagi da Greci, li Itali nebuliuore appellano. Hanno questi testa e collo de gambello, de elephante il corpo, le suspendente ale a notule somigliano, piedi han quattro, con le ongie adunche, come li auoltori, la coda de anguilla, leue e nuda, eccetto che in cima, con la ponta reuolta, acuta, dura e uenenosa, coperta de minuto pelo, de color uario ciascuna piuma; tardi con li pedi, ma uelocissimi nel uolo. Le oue sono de grandezza, in longo e lato, d'un braccio e mezzo l'uno, di color uerde, con alcune giocce rosse maculati, e chiamanosi questi Van—estima. Li Tauri seguino, e sono bianchi come ho nominato, grassi e belli, con corne grandi, e piccolini, pur assai movino quelli, come della orecchia fanno, perchè sola una oprano, sotto el barbazale: uentre amplo e nella summità arculato, piedi come gli altri e coda simile, ma la ponta de fece priua e abbonda in molti corti et sottili peli. Chiamanosi questi Limmati, per uera ragione. Lo superfluo del uentre, che produce arbori de meloni, Heremati, per le orecchie trascorrendo, suona, e assomiglian le fugace, che nelle uille (per la Grecia) fanno. Li meloni e li arbori sono in colore d'oro, lustri e trasparenti da ogni parte; hanno grandezza gli arbori de ampilo e spesso platano: hor l'uno e l'altro Matticole chiamano. La seme, che in ultimo polledri produce, de Pupillimachi assume il nome.

DESIO. Della insula e habitatori nulla ditto hai.

PIACEVOLEZZA. La insula Vericona ho inteso menzonare, e li abitatori, Verincole se appellano. Fannovi de gli altri frutti, come castagne e pomi de virtù miranda et inopinata, quali proficui forno molto al nostro nauigare.

DESIO. In che maniera?

PIACEVOLEZZA. Et anche questo te faro palese. Li pomi sono bianchi, de uerde uirgolati, de longhezza de uno passo, la larghezza tre braccia; scorza han dura e leue. Ma quello dentro è come de citro, odorifero, dolce et buono. E se gli fa un buso de che grandezza, che altrui uuole, e poi il foco impizza con legne; nella opposita parte dal quale, se soffia, como sente caldo, uento buono per il nauigare; e dura così cocendo per spatio d'uno anno, a qualunque naue che lo adopra; dopo cotto è cibo perfetto a nauiganti, de sapore de torte de marzapani. Le castagne sono de color aurato, de grandezza ciascuna de uno di pomi, durissime de scorza, e lor sustentia è stiptica e amara. Fasse anchor in quelle il buso e il foco come nelli pomi; quale, scaldate, mandano fora uento furioso, da summergere ogni gran naue.

DESIO. Tu dici cose, che mai da altri audito, ouer in scrittura se ritrouano. Ma segui te prego oltra el tuo nauigare.

PIACEVOLEZZA. Fessemo uela dalla insula Vericona, e per spatio de giorni sette, trouamo in la parte meridiana la insula chiamata Nominanza, da Giganti habitata, et abonda in ricchezze e marauiglie. Sono questi giganti di braccia dodece per longo ciascuno, e tre per largo il corpo. Sei piedi hanno: li primi sono d'huomo, li secondi di leone, li terzi all'asinina. Ma della testa, occhi, bracce e mano,..........[i] non te so ben dire, perchè le imprestano l'un l'altro, e alcuni li uendono, e non pochi li furano, ouer uiolentemente se gli assumeno; altri poi per amor gli accomodano. Et pochissimi li danno per amor di dio. Hor quello tra essi è il più degno et honorato, che de più teste, occhi, bracci e mano abbonda: e così li gradi sono locati per il più e meno de queste cose. Ma, se tu intendi come nascono, stupido restarai a marauiglia.

DESIO. Per altro che mirabile cose udire non espetto io.

PIACEVOLEZZA. Questo ancora te serà palese. Sappi, quando la terra trema, se everge e sfende, in molti luochi. Nel tempo poi che la tempesta[ii] giù per l'aer descende, se empino tutte quelle aperture. Lui defensi che 'l sole non può come gli altri consumare, superuenendo la notte, insieme con la terra se adunano; et nel giorno sequente fongi grandi, et rossi de colore, se retrouano. Così operando la uirtù lunare, le intrinseche parte uigoranse; e in pochi giorni receuino sustantia anemata. Qual, per spatio d'uno anno, si rompeno la spoglia, de fongi in giganti si trasmutano, e per la regione habitano. Sono questi della terra mirabili cultori; e come tra noi del grano, meglio, faue, pizoli e simigliante seme fanno gli uillani, non altramente essi le monete d'oro e d'argento, le perle e ogni gemma pretiosa, seminano, cultiuano et finalmente recoglieno e conseruano in le fosse, case e magazeni. Ascolta anchora piu alta marauiglia! Quelli fili, che lo insidioso ragno, per le stolide mosche prepara e nell'aere tesse, rotte dal uento, come in terra plicano e sorben del humido, se ingrossano e diuentan anguille, grasse e grande quanto un porco, de longhezza quanto che si estende il filo, e così nel lago uicino se ne uanno. Iui poi li pescano questi giganti; e della lor polpe, con uino e faue in poluere, missidando impastano; con la quale informano imagine de donne, secondo che a lor piace; e, in termino de giorni sette, poste al sole, surgen uiue femine, perfette ad ogni proua[iii]. Questi Giganti non le adopran molto, ma se dilettano della effigie bella videlicet placida scultura, uendinoli, imprestano e donano a qualunque a piacere. Vanno queste nude, con centure e corone de uarij e traspiranti fiori, sopra delle bionde trezze de seta fatti, temprati con suco, de bel apparere; et li ammaestrano a seruitij e piaceri de peregrinanti. Anchor così nude di fiori adorne ordinatamente, una uolta la settimana per fermo, e alcune altre più, circondan tutta la città; e è lecito a qualunque forastiero ellegerse quella de esse, che più gli ua in fantasia, e conducerla seco per uintiquattro hore a sollacciare. Noi in questo loco per un integro mese a nostro buon parere dimorammo, e così ricchi de zoglie e monete, accompagnati de belle e gratiose donne, li Giganti lasciamo e lor paese; e, con lo aiuto del pomo e fuoco, empite le stese uele de felice uento, per sopra le inquiete onde, sulcò la naue giorni diece. E ecco, nel undecimo, pigliamo porto in la placida insula del Conuiuare, mirabile certo, de cose buone, mai più intese.

DESIO. Anchora queste me farai sapere.

PIACEVOLEZZA. Vicin del porto è una ampla pianura, de uerdeggiante herbicelle adorna, de uarij e allegri fiori. Hor per qualunque parte che alcuno uuole sedere, quelle gratiose uerdure fiorite se uniscono et fanno sedia, secondo conuiene alla persona. Dauanti poi la simile materia, se intessendo elleua e prepara la mensa, de longhezza opportuna. Noi, stupidi de tal apparato, l'un l'altro mirauamo uacillando. Et ecco uarie sorte d'uccelli con le piume lustre, de bianco uerde e rosse maculate, in uoce humana salutarne e dire:—«Non state più sospesi, così è proprio de nostri paesi. Qui se onoran tutte le persone. Sappiate oltra, che la insula abonda in cose da mangiare e in tutto quello, che se beue, o altramente li occhi e naso diletta, secondo li appetiti uarij. Discorreti dunque e dilettatiue senza sospetto alcuno: chiami pur ciò che alcun uole e ogni cosa li uenirà dauanti.»—

DESIO. Questa me ua ben per la fantasia, gionta con le prime. O che gli fusse stato io!

PIACEVOLEZZA. Vedeui, amico mio, per la mensa, quando se domadaua, pauoni, pernice, fasiani, colombini, caponi, starne, beccafiche, tordi, lepori, cerui, latanti uitelli, capretti, castroni, oue fresche, figatelli, latte tremante e calde puine, con acqua rosa inzucherate, butiro, formaggi di qualunque modo, carpioni, sturioni, trute, orate, triglie, cephali, barboni, rosti, lessi, fritti, e di ciaschedun altro buon sapore; Vernacce, Maluasie, moscatelle, nostice, romanie, uinigrechi e tibidraghi, con quelli del mortar: anchor d'ogni altra specie, buoni, di odore, di gusto e colore delettabile; perfette ceruisie ueniano di ogni qualitate, fin la bosa, beuanda turchesca, qual alcuni de riso e altri de miglio fanno; sapori e saporetti, de marasche e de uua, salsa con menta fatta, petroselino, cannella, zafrano, con pane rosto, acqua rosa, zuccaro e aceto, suco de agresta fresca, anchor de l'antiquata, mostarda e piperata, e de mandole peste anchora con petti de gallina, acqua rosa, zuccaro e cannella; sapor d'aglio fatto con noce e oglio dolce, ben pestate, uolti e reuolti, in fin bianco come neue; sapor fatto de rossi d'oui e pan grattato, con suco de agresta, ouer limoni, acqua rosa, con cannella, e zafrano. Ultimo uenne certa strania compositione, chiamata solo da uno de' compagni, e fo nel brodo de capone o uitello, formaggio grattato, grani de uua bianchi e negri, mollica de pane, butiro, grasso de porco, persutto ben tagliato, porri e ceuolette, mele, uino, aceto, con spetie forte inzafranate.

DESIO. O che uaria mistura!

PIACEVOLEZZA. Anchora de altre molto più strane; ma io uoglio narrar delle salatucce. Vedeui alcune fatte de latuche tenerelle, de bianche endiuie, appio, petrosellino, menta e finocchio, sol un poco, oglio de mandole, aceto con zucchero e acqua rosa. Altre uariauan con nasturcio e sinapo, ramponzoli e pulegio, nepita, finocchio e petrosellino. Molti eran contenti nella bugiossa e non pochi della cicorea feuan stima. Alcuni nel fior della boragine, ben condíta, si satisfacean, ouero de altri simiglianti fiori. Chi nelle cappare daua il sapore; assai eran che nelle sardelle, persutto, formaggio e caviaro. Alcun con la sappa poi le confacea, torte de marzapani, pignocati, pistachie, mandole confette, de quelle damaschine, coriandoli, picichini moscati, citroni, naranci[iv], limoni, zenzeri uerdi, noce, peri moscatelli, aringhi, e ogni candito, de zuccaro coperto. E se gli altri tutti io te dicesse, stupido resteresti a tanta impresa.

DESIO. O mia sorte! e perche teco non uenne io? Segui, te prego, almanco odendo mi uo satisfare.

PIACEVOLEZZA. Quiui propinquo una alta montagna si elleua, de pasta tutta fatta de bianca e sottil farina, acqua rosa, musco, e ambracan, fulta de arbori, con selue grande. Le foglie delle quale son lasagne; li pampani uermicelli et macaroni; li fiori crostole et crispelle. Ma li frutti sono uariati secondo il sito della regione. E per tanto, uerso la parte, che se leua il sole, produce fugace ogni mattina, bianche, molle et ben leuate. Nella meridionale, buciolati, con tortani, grandi e piccolini, dolci et forti, odoriferi, et d'ogni altra buona mistura, secondo che più et meno si elleuano dal tronco, uerso la cima. In quella d'occidente biscotelli liggieri, frangibili et de buon sapore. Nel settentrione, biscotti de qualunque sorte et natura. Nella summità poi tutte produceno fritole piene de mandole con acqua rosa et muschio inzuccherate. Segue a questa un'altra montagna de carne, per grandezza non minore che la prima, folta de selue et d'arbori, che han simile natura. Per fiori nelli quali son figatelli; le foglie, grasso et songia; ma li frutti sono d'ogni maniera d'animali. Alcuni d'essi produceno caponi senza penne, grossi et grassi, che per la lingua pendino; de pauoni li altri, con simile conditioni; de colombini; poi pernice, starne et fasani, quaglie, tordi, tortore et becafiche; galline piene d'oui; galetti gravidi de buona mistura, de peri dico moscatelli, susini et marasche, oliue, oue sbattute, mandole peste, zuccaro, petrosellino, canella, peuere et zafrano; lepori non pochi, conigli, ceruotti et cerui, capretti, castroni et uitelli, porcelletti et porchi domestichi et seluaggi. De pessi seguino gli arbori a questi non lontano; de ostreghe, ricci anchora, granceuoli, cappe, dattoli, pantalene et quanto mai se ponno trouare per il mare tutto, per li fiumi et dentro le lacune. È uero, che la mattina fino all'hora de mangiare, tutti sono lessi, a mezzogiorno rosti, soffritti la sera, et la mezza notte de molti et quasi infiniti gusteuoli sapori. La terza montagna è de recotta marauigliosa, con boschi et selue d'arbori senza foglie, ma frutta tutti, secondo la uaria stagione, perchè la mattina son puine calde et tenerelle, cauo de latte et gioncade; nel mezzo giorno, formaggi dolci et formagietti, e de quelli longhi, anchora degli altri, che chiamano teane; la sera son duri et salati. Quando se sfende la scorza per leuante corre botiro; uerso il ponente, latte; et nel tronco, in forma de fongi, tutti produceno eccellenti rafioli. Nella estate, odoran d'acqua rosa et uiole, nell'inuerno son tutte moscate. La quarta montagna, che dapò per ordine se colloca, è de zuccaro tutta, de herbe coperta, de boschi et selue, poco minore delle prime; et son confetti li frutti, li fiori. Le scorze, li tronchi et le radice anchora hanno mirabile proprietà: se la scorza intacchi o sfendi, como siropo distilla gioso, abondante de sapor buono et uario nel colore, perchè odora del legno da doue descende. Iui tu uedi le selue de canella, de zenzero uerde, et quella de noce moscata, de gariofili, et del balsamo li arbustelli, de tutte le specie, ancor de mirabolani citroni, limoni, naranci et pomi adami, peri moscatelli, et tutti altri ancora, mandole et noce, persichi et susini, ceriese con marasche, zucche, cucumeri, citruli et meloni. Tu non potrai tanto diligentemente immaginare tra le cose tutte, che in quella non troui de più e de migliore. La quinta montagna, larga e spatiosa, che tra l'oriente e mezzo giorno segue, de uerde ellera è coperta, et produce per fiori gotti, tazze, ingestare e altri belli uasi per beuere. E, da poi beuuto, se mangiano, de sapore del uino, anchora tenti del proprio colore. E pullula per tutto territufoli in molta quantità, che parono edifici adorni d'ellera, grandi como case; ma quando, o per tempo o per artificio, se sfendino, buttan uino in modo de fiumara, di qualunque sapore, odorante et buono; e discorrendo giuso in la pianura, fanno de uino un gran lago, che par mare, tra le onde del qual monstri assai notano, de effigie certo marauigliosa. Representan queste bestie faccia humana, non in tutto, perchè han pochi denti, il mostaccio acuto, come musciolini le ale; uanno intorno in forma de rota, non correspondenti in alcun uolere, il uentre hanno de porco, mozzo il busto senza coda, spinoso tutto, come riccio marino. Ecco, può questi, uno alto monte, che tocchi in cielo, con fontane, riuoli e fiumicelli, de traspirante acque et ogli d'odor soaui, laghi anchor assai de zibetto e altri unguenti pretiosi, grotte e cauerne quasi infinite, de terra che par musco ad ogni proua, e non pochi de ambracan, monti di belzuin e di storace, selue, boschetti, intorno e in cima, de ligno aloe, e simile piante, d'odor suaue, ch'io non dico. Verso la parte de oriente, sta una gran pianura habitata di ragni, grandi come boui. Niente differissen dagli altri, dico de colori uariati, eccetto nel uolto, che par a quello d'huomo se assomigli. Questi filano e tessino panni e tele de lino, lana e seta, de qualunque finezza e degno colore. Frequentano la insula tutti li circunuicini, ma non ui abitano molto tempo, perche quel'aere, a qualunque molto ui dimora, produce pedocchi grandi e rabbiosi, che tutto lo stracciano, magnano, e finalmente con la miseria lo uccide.

DESIO. O fortunati quelli, che a questa finitimi stanno! O sorte, e perchè non son io lì uicino habitatore! O beato te, Piaceuolezza, che de tante buone cose hai fatto proua!

PIACEVOLEZZA. Noi del eminente pericolo aduertiti, de ciò, che era bisogno, condutto in naue, il terzo giorno, lasciati da parte li conuiuali liti, uerso oriente drizzauamo il camino, tuttauia con lo pomo e fuoco, a nostro uolere faceuamo la uela sgionfa. Così per giorni quindeci ne conuenne le onde sole e il cielo uedere, fin che una mattina al leuar del sole, uedemo un pesse de grandezza tale, che li occhi soli pareano due montagne, eleuate oltra mesura, lustri, scintillanti, e per entro se uedeano campagne, monti, con cittate, gli huomini anchora, e ogni loro opra. Tutti gli altri membri a questi correspondeano. Con la bocca aperta espettaua noi per ingiottirne con tutta la naue.

DESIO. Et che facesti uoi?

PIACEVOLEZZA. Voltata in la destra parte la prora, con lo aiuto del pomo, come prima, e le castagne con il foco per nostro riparo uoltamo al pesse, e li facemo gran fortuna, exasperando le spumose onde in alto, che pareano toccar al cielo, fin tanto che della uista nostra fu occultato: quieti d'animo nauigando, lasciamo ogni paura. Finalmente, nel uigesimo giorno, si trouamo in un dilettante et ameno loco; ma, perchè la regione incognita era, da longi fece firmar nostra naue, et scandagliando l'acque nostro gubernatore, s'accorge, che dalla montagna emimente et sublime, lì uicino, nimbo descendea gliomerante, con strepito e furioso. Impauriti dunque tutti, abbassamo li arbori, et con pegola et stoppe serrata ogni perta, così ascosi e timidi dentro aspettauamo nostra uentura. O mirabilità del mondo! come serò creduto io de cosa tanto inaudita e noua? Il nimbo uenne: l'onde del mare bolliuano, rompironse le porte, che con le tenace ancore il legno sosteneuano. In un subito (ascolta marauiglia) quanto che 'l nimbo bagnò della naue, in pesce fo conuertito, la prora con il castello capo deuenne, il resto corpo, in longa coda nostro bon timone. De ligno dunque in acquatile animal trasmutato, discorreua il mare, di sopra, per mezzo, al fondo, et in ciascun loco, così nella superfice. Vedeuamo insule assai, grande, piccole et mediane, ferme, natante, alcune altre s'occultauano, e non poche sorgendo nasceuan da dentro il mare. Tutta uia, scontrauamo pesci di sopra, di sotto et di qualunque lato, de corpi et figure tanto strani, che la mente teme lor memoria. Montagne eran nel basso, pianure, con ualle, arbori, boschi, uille, castella et città, habitation prima d'huomini. Arbori de coralli in altre parte, rossi, bianchi et neri; gemme assai, oro, argento, e ogni altro minerale; fonti d'acqua dolce che sorgean, grosse fiumare disperse per tutto, come qui di sopra.

DESIO. Per donde uedeui tu tante cose?

PIACEVOLEZZA. Eran certe uie artificiate, con gradi in modo de scala, da noi fatte, per le qual si ascendea nell'ultimo concauo delli occhi del pesce, da doue discerneuamo ogni cosa.

DESIO. Segui, te prego; che uedesti anchora?