La lega dei giovani

Part 2

Chapter 23,689 wordsPublic domain

BRATSB. Vedete un po’ a che vi ha servito la vostra famosa conoscenza degli uomini! È vero che tutti possono ingannarsi. Buona notte, signor Lundestad, e grazie di questa serata. (_Rivolgendosi a Dora e a Fieldbo_) Ma, diavolo, come va che io ho potuto essere scortese verso quel giovanotto?

FIELDBO. Hum!

DORA. Vuoi parlare della sua visita?

BRATSB. Delle sue due visite! Tutta colpa di Lundestad che me lo aveva dipinto come un cavalier d’industria e non ricordo più che cosa d’altro! Meno male che tutto si può ancor rimediare!

DORA. E in che modo?

BRATSB. Vieni, Dora: questa sera subito....

FIELDBO. E vi pare, signore, che ciò ne valga veramente la pena?

DORA (_piano_). Zitto!

BRATSB. Quando si è commesso un fallo, bisogna ben rimediarvi!... Ho passato un’ora piacevolissima.... che voi non m’avevate preparata.

FIELDBO. Io?

BRATSB. Sì, sì, voi e gli altri.

FIELDBO. Ma scusate, che cosa....

BRATSB. Prego.... non insistete. Buona notte, dottore. (_Bratsberg e Dora si allontanano da sinistra. Fieldbo li guarda con aria pensierosa_).

SCENA VI.

=Lundestad, Fieldbo, Aslaksen, Hejre.=

ASLAK. (_fuori della tenda_). Cameriere! Una penna, un calamaio, della carta. Tutto va a gonfie vele, signor dottore! La lega è fondata!

LUND. (_si è avvicinato pianamente_). Siete in molti a firmare?

ASLAK. Quasi trentasette, senza contare le donne. Cameriere! presto una penna, dell’inchiostro, della carta.... Ah, sì! il cameriere, vattelapesca dov’è! Sempre colpa della nostra amministrazione locale! (_Entra sotto la tenda_).

LUND. Auf! che giornata calda!

FIELDBO. Temo che domani farà più caldo ancora.

LUND. Che ne dite, dottore? Credete che Sua Eccellenza si sia arrabbiato molto?

FIELDBO. Ma niente affatto; lo avete veduto. E che ve ne pare di questa nuova società? Ecco nuove lotte di partito che si preparano in paese.

LUND. Una vera lotta, avete ragione. Ha dell’ingegno quell’avvocato?

FIELDBO. E molta volontà di emergere!

LUND. Ah questa è la smania di tutti i giovani! Anch’io ho fatto altrettanto, ai tempi della mia gioventù! Entriamo anche noi, volete?

HEJRE (_esce dalla tenda_). Oh ecco Lundestad! Venite forse a far dell’opposizione? quand’è così, affrettatevi, signor mio!

LUND. Oh sono sempre in tempo!

HEJRE. No, no, è troppo tardi. Vorreste per caso essere padrino? (_«Urrà» sotto la tenda_) Sentite i chierici che cantano l’_amen_. Il battesimo è terminato. Ed un’altra colonna si è spezzata! e ne cadranno ancora! Sarà come la foresta dopo l’uragano! Bellissima prospettiva!

FIELDBO. Ciò vi sta a cuore, mi sembra, signor Hejre?

HEJRE. Mi sta a cuore? Ma a me particolarmente niente del tutto. Io mi rallegro solo del bene dei miei concittadini, e sarò lieto assai di vedere finalmente nel nostro paese un po’ di vita, un po’ d’animazione. Ma quanto a me personalmente.... figuratevi.... Sarebbe il caso di ripetervi ciò che diceva sempre mio nonno buonanima: che il sole splenda di notte, e la luna di giorno, per me fa lo stesso! (_Esce da destra_).

LA FOLLA. Viva l’avvocato Stensgard! Evviva, evviva la Lega dei giovani! Del vino, della birra, del _punch!_ Evviva, evviva!

BAST. (_sulla porta della tenda_). Dio vi benedica, e tutta l’umanità con lui! (_Con voce interrotta e commossa_) Oh dottore, mi sento così ringagliardito questa sera, che bisogna bene che faccia qualche cosa!

FIELDBO. Oh, oh! e che vorreste fare?

BAST. Credo che finirò per andare al club a bastonare di santa ragione due o tre fra i miei amici! (_Esce_).

SCENA VII.

=Stensgard= e =Fieldbo=.

STENSG. Sei tu caro Fieldbo?

FIELDBO. Ai vostri ordini, novello signore del popolo! Dunque, sei stato eletto presidente ad unanimità?

STENSG. Naturalmente, ma....

FIELDBO. Vedremo ora che cosa ti renderà tale onorificenza: qualche magnifico posto certamente! Amministratore della cassa di Risparmio, o forse....

STENSG. Oh, non dir cose che tu non puoi pensare: perchè vuoi far credere d’aver un cuore arido e vuoto, quando non è così!

FIELDBO. Ebbene, allora niente più malignità: ti ascolto.

STENSG. Oh caro Fieldbo! Ritorna, te ne prego, ad essermi sinceramente amico, come una volta: perchè da qualche tempo in qua hai assunto quell’aria scrutatrice ed ironica, che mi ha allontanato da te? Ma ho avuto torto.... (_Lo abbraccia_) Dio mio, quanto sono felice!

FIELDBO. Sei felice? Ebbene, anch’io lo sono!

STENSG. Non sarei il più miserabile degli uomini se questa gioia non mi rendesse buono e giusto? Che ho fatto io per meritare tanta felicità?

FIELDBO. Eccoti la mia mano. Questa sera sento di volerti bene!

STENSG. Dimmi la verità, amico: non ti sembra forse una felicità suprema quella di camminare innanzi, seguito dalla folla plaudente? Non ti sembra che questo trionfo, commovendo l’animo nostro, lo renda più buono, più dolce, più affettuoso verso il prossimo? Oh, questa brava gente! io vorrei abbracciarla tutta, per farmi perdonare, in certo qual modo, la preferenza che Dio ha mostrato verso di me.

FIELDBO (_a mezza voce_). E dire che un sol uomo può tanto! Questa sera non saprei uccidere una mosca, nè recidere un fiore dallo stelo!

STENSG. Tu?

FIELDBO. Lascia star questo: io volevo dirti solamente che ti comprendo.

STENSG. Che notte deliziosa! Qui tutto è calma, è silenzio: intorno a noi risuonano ancora le grida giubilanti della folla, le ultime note della musica.... Oh chi non si sente migliore in questi momenti, non merita neanche di vivere!

FIELDBO. Sì, ma dimmi, che cosa farete domani, che cosa farete nei giorni seguenti, che cosa volete fabbricare?

STENSG. Fabbricare? Ma prima bisogna demolire, caro mio! Fieldbo, ho sognato una volta che il giorno del giudizio universale era venuto; io guardavo attraverso le nuvole: il sole era scomparso, solo i lampi mandavano sinistri bagliori. Poi la tempesta; essa travolse ogni cosa.... le foglie degli alberi e gli uomini. Questi venivano trascinati violentemente e sembravano tanti borghesi che corressero in traccia dei loro cappelli, portati via dal vento! Cosicchè quando si avvicinarono a me fui assai sorpreso di vedere che erano tutti imperatori e re, che invano correvano dietro furiosamente alle loro corone, ai loro scettri. Così ne passarono centinaia e centinaia senza sapere il perchè di tal corsa sfrenata. Alouni gridavano: «Ma donde viene questa orribile tempesta?» E si udiva rispondere fra il muggito del tuono e il sibilo del vento: «Una voce potente si è fatta sentire, e dall’eco che ha risvegliata si è scatenata la bufera.»

FIELDBO. E quando hai sognato questo?

STENSG. Oh, molti anni fa!

FIELDBO. Forse in quel momento c’era la rivoluzione in qualche parte d’Europa, tu avevi pranzato bene e letto i giornali....

STENSG. Oh, il medesimo brivido ghiacciato! l’ho sentito questa sera passarmi per le vene! Sì, farò il mio dovere, sarò la voce che....

FIELDBO. Ascolta, mio caro, e rifletti. Tu vuoi essere la voce, non è vero? Qui, in questa città? e dove sarà, dimmi, l’eco che solleverà la tempesta? Della gente come il possidente Monsen, come Bastiano! Invece di imperatori e re fuggitivi, noi vedremo il signor Lundestad correre in traccia della sua elezione a deputato.... E che resterà del tuo bel sogno?... il principio soltanto: dei meschini borghesi che corrono al vento!

STENSG. Sì, dapprincipio; ma chi può sapere fin dove una tempesta estenderà le sue rovine?

FIELDBO. Fantasie! E poi, accecato, circuito come sei da questa gente, finirai col rivolgere contro di noi le tue armi, vedrai!

STENSG. Non è vero.

FIELDBO. Sì, sì, vedrai. Subito dopo il tuo arrivo, Monsen ti ha teso il laccio, e ti rovinerà, se non ti liberi di lui. Il ciambellano Bratsberg è un uomo d’onore, te lo assicuro. Sai perchè Monsen lo odia tanto? Perchè....

STENSG. No, taci: non offendere i miei amici.

FIELDBO. Vediamo, Stensgard: Monsen è proprio un amico tuo?

STENSG. Mi ha accolto in casa sua colla massima gentilezza.

FIELDBO. Sì, ma le persone più considerate in paese non vogliono saperne di andar da lui!

STENSG. Oh, sarà qualche funzionario ambizioso! oh, li conosco! Per conto mio posso dire che mi ha ricevuto con tale distinzione, con tanti riguardi, che....

FIELDBO. Con distinzione! Ah, Dio mio, ma ti pare?...

STENSG. Oh, per questo io giudico imparzialmente. Il signor Monsen ha delle buone qualità: è istruito e intelligente negli affari pubblici.

FIELDBO. Delle buone qualità? Eh, a modo suo sì. È istruito, perchè riceve i giornali, e vi legge i tuoi articoli e i tuoi discorsi; è anche intelligente, se vuoi, negli affari pubblici.... lo ha dimostrato approvando i tuoi discorsi e i tuoi articoli!

STENSG. Fieldbo, Fieldbo, non ricominciare colle malignità! non dire quello che tu non pensi.... Io ho une forte motivo per aver agito così... e te lo confido. Dimmi un po’, conosci tu Anna?

FIELDBO. Anna Monsen? Sì, un po’.

STENSG. Essa va qualche volta in casa Bratsberg?

FIELDBO. Sì, va di nascosto a trovare la signorina Bratsberg, che è sua compagna d’infanzia.

STENSG. E che te ne pare?

FIELDBO. Da quello che ho inteso dire è una buonissima ragazza.

STENSG. Oh, se tu la vedessi in casa sua, quanto è premurosa e buona coi suoi fratellini! E quanta assistenza ha fatto a sua madre, povera donna, che negli ultimi anni era un po’ alterata di mente!

FIELDBO. Sì, lo so, l’ho curata anch’io per qualche tempo. Ma dimmi un po’, caro amico, non mi vorrai far credere....

STENSG. Ma sì, Fieldbo, io l’amo realmente: e te lo posso dire. Capisco che ciò ti sorprenda, tanto più che tu saprai del mio famoso fidanzamento a Cristiania, andato a vuoto....

FIELDBO. Sì, me l’hanno raccontato.

STENSG. È stato tutto un malinteso.... ho dovuto troncare ogni cosa.... era il meglio che potessi fare.... t’assicuro però che ne ho avuto molto dispiacere.... Ma grazie a Dio, la è finita. È questo uno dei motivi per cui ho lasciato Cristiania.

FIELDBO. E Anna Monsen corrisponde al tuo affetto?

STENSG. Sì, caro amico, non ho ragione di dubitarne.

FIELDBO. Allora tutto va a gonfie vele!. Puoi proprio chiamarti fortunato! e ho il mio motivo di dirlo!...

STENSG. Ah, davvero? Credi che ella abbia detto qualche cosa alla signorina Bratsberg?

FIELDBO. No, tu non puoi capirmi. Ma senti.... come va che ti sei gettato con tanto ardore nella lotta politica? Perchè aspiri così vivamente alle acclamazioni della folla?

STENSG. Ma, caro mio, l’amore non deve andar disgiunto dal lavoro: al contrario lo aiuta, lo nobilita! Ed io debbo appunto attraversar queste lotte, questo trambusto, per arrivare sino a lei.

FIELDBO. Volgare tragitto, in verità.

STENSG. Eh, che vuoi? Sono ambizioso, lo sai, e voglio percorrere una via luminosa: il tempo stringe, ho già trent’anni, e quando ci penso, mi prende il rimorso....

FIELDBO. E ti proponi di emendarti....

STENSG. Ah, tu hai sempre voglia di ridere! Tu non hai mai provato questo bisogno di movimento, di vita. Tu sei sempre stato indolente, sempre e dappertutto: in collegio e all’università; all’estero e qui.

FIELDBO. Non dico di no, ma quest’indolenza è piacevolissima, sai? Non rassomiglia per niente alla stanchezza mortale che vi fa cadere, voialtri, sotto la tavola, quando....

STENSG. Finiscila con queste sciocchezze; tu ti burli di me, e fai male: vuoi spegnere tutto il mio entusiasmo....

FIELDBO. Oh, ma sai se il tuo entusiasmo è così poco....

STENSG. Basta, basta; non turbare la mia felicità: non mi credi forse sincero, Fieldbo?

FIELDBO. Sincerissimo, non ne dubito.

STENSG. E allora non scoraggiarmi, non rendermi diffidente. (_Rumori sotto la tenda_) Senti, Fieldbo! Bevono alla mia salute. Non è forse nobilissima l’idea che agita questa folla?

SCENA VIII.

=Detti, Helle, Dora= e =Anna=.

HELLE. Vedete, signorina, l’avvocato Stensgard è là.

DORA. Allora è inutile andar più innanzi. Buona notte, Anna! Buona notte.

HELLE e ANNA. Buona notte, buona notte. (_Escono_).

DORA (_avvicinandosi_). Permettete.... io sono la figlia del proprietario delle ferriere Bratsberg, e ho una lettera di mio padre per voi.

STENSG. Per me?

DORA. Sì, eccola. (_Vuole allontanarsi_).

FIELDBO. Mi permettete di accompagnarvi?

DORA. No, grazie, vado sola. Buona notte. (_Se ne va_).

STENSG. (_legge vicino a un lampione_). Che cosa significa ciò?...

FIELDBO. E che ti scrive il signor Bratsberg?

STENSG. (_ridendo forte_). Ah questa non me l’aspettavo davvero!

FIELDBO. Dimmi dunque....

STENSG. Ma è un miserabile personaggio, costui!

FIELDBO. Ah, questo è troppo!

STENSG. E lo ripeterò, se ti piace.... Del resto no.... non importa, non badiamoci. (_Mette la lettera in tasca_) Che ciò resti fra noi. (_La folla esce dalla tenda_).

SCENA IX.

=Monsen, Lundestad, Fieldbo, Stensgard, Bastiano, Aslaksen.=

MONSEN. Dov’è il signor Stensgard?

LA FOLLA. Eccolo. Evviva, evviva!

LUND. Il signor avvocato ha dimenticato il suo cappello. (_Glie lo consegna_).

ASLAK. Eccovi del punch, ben caldo.

STENSG. Grazie, non ne voglio più.

MONSEN. E che i membri della Lega si ricordino che domani c’è una riunione in casa mia, a Storli.

STENSG. Domani? No, no, non è per domani.

MONSEN. È necessario per compilare il manifesto.

STENSG. Ma domani, in realtà, io non posso; dopo domani, oppure un altro giorno. Ed ora, buona notte, signori. I miei sinceri ringraziamenti per l’indimenticabile serata, ed un evviva ancora all’avvenire!

LA FOLLA. Evviva! accompagnamolo a casa!

STENSG. Grazie, grazie, no!

ASLAK. Vogliamo accompagnarvi tutti.

STENSG. Ebbene, grazie. Buona notte, Fieldbo.... già mi figuro che tu non mi accompagni!

FIELDBO. No, no: io ci tengo a ripeterti che la tua espressione riguardo al signor Bratsberg....

STENSG. St! Piano! L’espressione era troppo forte.... gettiamoci un velo! Andiamo, cari amici; poichè volete accompagnarmi, sono con voi.

MONSEN. Il vostro braccio, Stensgard.

BAST. Musica! Fiato agli istrumenti! Una canzone patriottica!

LA FOLLA. Una canzone! Musica! (_Si canta un inno patriottico e la folla se ne va_).

FIELDBO (_a Lundestad_). Egli ha un seguito imponente!

LUND. Ma è anche un duce imponente!

FIELDBO. Dove andate ora, signor Lundestad?

LUND. Oh, io vado a casa a dormire. Buona notte. (_Se ne va. Fieldbo resta solo nel fondo_).

(_Cala la tela_).

ATTO SECONDO.

Un salone che dà sul giardino in casa Bratsberg. Mobili eleganti, fiori e piante rare. Porte d’ingresso in fondo. A sinistra una stanza che dà in sala da pranzo. A destra, porte a vetri che s’aprono sul giardino.

SCENA PRIMA.

=Fieldbo, Aslaksen,= una =Cameriera=.

(_Aslaksen è in piedi presso la porta d’ingresso. Una cameriera_ _porta dei piatti di frutta nella sala da pranzo._ _Entra Fieldbo_).

CAMERIERA. Le ripeto che sono ancora a tavola. Torni più tardi.

ASLAK. E non potrei aspettar qui?

CAMERIERA. Certamente. E perchè no? (_Essa entra in sala da pranzo. Aslaksen si siede. Un minuto di silenzio. Entra Fieldbo_).

FIELDBO. Buon giorno, Aslaksen. Voi qui?

CAMERIERA (_che ritorna_). Oh, il signor dottore arriva molto tardi!

FIELDBO. Ho avuto una visita di premura.

CAMERIERA. Il signor ciambellano e la signorina hanno chiesto di lei.

FIELDBO. Oh.... davvero?

CAMERIERA. Signor dottore, passi, la prego: o debbo dire che....?

FIELDBO. No, no, lasciate, qualche cosa resterà sempre per me. Aspetterò qui.

CAMERIERA. Sì, hanno subito finito. (_Esce_).

ASLAK. Voi rifiutate di sedervi ad una mensa così ricca, dove abbondano i pasticcini, i vini squisiti e mille altre ghiottonerie?

FIELDBO. Oh, di cose buone non ne mancano certo!... Ma voi aspettate qualcheduno, Aslaksen?

ASLAK. Sì, aspetto qualcheduno.

FIELDBO. E a casa vostra come va? La signora Aslaksen sta bene?

ASLAK. Oh no, è sempre a letto. Ha la tosse e deperisce assai.

FIELDBO. E il vostro bambino?

ASLAK. È sempre storpio; e non c’è più rimedio! Ma a che parlar di queste miserie?

FIELDBO. Lasciatemi vedere il vostro viso, Aslaksen.

ASLAK. E che cosa volete vederci?

FIELDBO. Avete bevuto oggi, non è vero?

ASLAK. E anche ieri!

FIELDBO. Pazienza ieri! era giorno di festa.... ma oggi....

ASLAK. (_indicando la sala da pranzo_). E là dentro non bevono forse?...

FIELDBO. Sì, caro Aslaksen, essi ne hanno un certo diritto.... ma voi siete in una posizione ben diversa dalla loro!

ASLAK. La mia posizione! Non sono stato io a scegliermela!

FIELDBO. No, è stata la Provvidenza che l’ha scelta per voi.

ASLAK. No, la Provvidenza non c’entra per niente. Sono gli uomini. È Daniele Hejre che ha scelto per me, quando gli venne in mente di farmi lasciare il mio mestiere di tipografo, per dedicarmi agli studii. Ed anche il signor ciambellano Bratsberg ha scelto per me.... sì.... quando ha rovinato Daniele Hejre e m’ha costretto così a riprendere il mio antico mestiere.

FIELDBO. In quanto a questo, scusate, ma in onor del vero, ci tengo a dirvi che il signor ciambellano non ha per niente rovinato Daniele Hejre; egli s’è rovinato da sè!

ASLAK. Possibile! Ed egli avrebbe avuto il coraggio di rovinarsi, dopo la grave responsabilità che s’era assunta a mio riguardo. Anche Domineddio ci ha la sua parte di colpa; perchè m’ha dato tanto talento? Pensare che avrei potuto divenire un bravo operaio.... nossignore, mi capita tra i piedi quel vecchio buffone.

FIELDBO. Fate male a parlar così. Daniele Hejre ha agito verso di voi colle migliori intenzioni.

ASLAK. Sì, e a che cosa m’hanno servito le sue buone intenzioni? Là, in quella sala, dove essi mangiano e bevono, ho avuto anch’io il mio posto, come essi ben vestito ed elegante! E quella vita mi piaceva, sapete; conveniva, a me che ho letto tanto, e che ho sempre aspirato a tutto ciò che di bello e di gaio c’è nella vita. Ma da quel paradiso ho dovuto partirmene subito! È venuta la rovina, del grandioso edificio dorato non sono rimasti che i ruderi!

FIELDBO. Sì, ma la vostra situazione non era delle peggiori: avevate sempre il vostro mestiere per vivere.

ASLAK. Raccontatemene un’altra! Dopo essere stato ciò che ero, bella posizione quella del tipografo! M’han dato lo sgambetto mentr’ero sul ghiaccio, ed ora m’insultano perchè son caduto....

FIELDBO. Oh, io non vi giudico tanto severamente!

ASLAK. E fate bene. Che arruffìo di cose! Daniele Hejre, la Provvidenza.... il ciambellano.... io stesso, il destino, le circostanze.... Con questi elementi che bel libro ci sarebbe da scrivere! Ma come orientarsi fra tanta confusione! (_Guarda verso la porta di sinistra_) Guardate, escono da tavola.

SCENA II.

=Detti, Stensgard, Fieldbo, Hejre, Aslaksen,= =Erik, Selma.=

(_Gli invitati passano dalla sala da pranzo in giardino, chiacchierando. Stensgard è in mezzo a Selma e a Dora. Fieldbo e Aslaksen sono in piedi vicino alla porta in fondo. Più tardi Erik e Hejre_).

STENSG. Io sono ancora un forestiero qui.... prego queste signore di dirmi dove debbo condurle.

SELMA. Laggiù, all’aria fresca, vedrete il giardino.

STENSG. Oh, dev’essere delizioso. (_Se ne vanno dalla prima porta a vetri, a destra_).

FIELDBO. Ah Dio mio, ma era proprio Stensgard.

ASLAK. Sicuro, io sono venuto qui apposta per parlar con lui: lo cercavo da un pezzo, quando ho incontrato Daniele Hejre che m’ha detto....

HEJRE (_esce dalla sala da pranzo a Erik_). Oh, oh! com’era squisito quello Xèrès; solamente a Londra ne ho bevuto di così buono.

ERIK. Non è vero che questo mette un po’ di sangue nelle vene?

HEJRE. Ah, ah! Sì! È un piacere veder speso così bene il proprio denaro!

ERIK. Come? (_Ridendo_) Sì, sì, è vero, avete ragione. (_Vanno in giardino_).

FIELDBO. Avete bisogno di parlar d’affari con Stensgard?

ASLAK. Sicuro, del resoconto della festa pel giornale.

FIELDBO. Va bene. Allora sarebbe meglio che lo aspettaste fuori, in anticamera; qui non mi pare il luogo più conveniente. Appena che mi capiti di veder Stensgard solo, glie lo dirò subito.

ASLAK. Bene bene, aspetterò. (Esce dal fondo).

SCENA III.

=Bratsberg, Fieldbo, Lundestad, Ringdal.=

BRATSB. (_a Lundestad_). Sfrontato dite? Bene, in quanto alla forma, non lo nego; ma nel suo discorso c’era dell’oro di diciotto carati; ve lo assicuro io!

LUND. Eh, se Vostra Eccellenza è contenta, io non ho più nulla da ribattere!

BRATSB. Bravissimo. Ma ecco qua il nostro dottore; collo stomaco vuoto, probabilmente?

FIELDBO. Non del tutto. In ogni caso, la sala da pranzo è vicina, e io qui mi considero un po’ come in casa mia....

BRATSB. Oh, oh, guardate un po’!

FIELDBO. Non vorrete interpretar male le mie parole; non è vero? Da che voi stesso mi avete tante volte autorizzato....

BRATSB. Sì, sì, consideratevi pur sempre come in casa vostra; e avviatevi pure alla sala da pranzo. (_Gli batte leggermente sulla spalla e si rivolge a Lundestad_) Eccone un altro che voi qualifichereste come cavalier d’industria e.... di che ancora? Ho dimenticato....

FIELDBO. Ma signore!

LUND. Ma no, vi assicuro....

BRATSB. Andiamo! Bando alle discussioni dopo pranzo: ciò non sarebbe igienico. Venite a prendere il caffè di fuori. (_Va in giardino co’ suoi ospiti_).

LUND. (_a Fieldbo_). Avete osservato come è strano quest’oggi il ciambellano?

FIELDBO. Io l’avevo già notato ieri sera.

LUND. S’è fitto in capo ch’io abbia detto che l’avvocato Stensgard è un cavalier d’industria, ed altri simili complimenti.

FIELDBO. Ebbene, signor Lundestad? E se anche l’aveste detto? Ma scusatemi, io debbo ancora salutare la padrona di casa. (_Esce dalla destra_).

LUND. (_a Ringdal che passava una tavola da giuoco_). Ma in che modo l’avvocato Stensgard è qui?

RINGD. Io potrei chiederlo a voi: eppure non era sulla lista degli invitati.

LUND. Allora è stato dopo.... l’insolente suo discorso di ieri?

RINGD. Sì, che ve ne pare? Questa si chiama prudenza. (_Scendono chiacchierando in giardino. Intanto arrivano Stensgard e Selma_).

SCENA IV.

=Stensgard, Selma,= poi =Erik.=

SELMA. Sì, là in fondo, al disopra della cima degli alberi, si vede il campanile della chiesa, e la parte alta della città.

STENSG. Davvero! Non l’avrei creduto.

SELMA. Non è vero che la vista laggiù è magnifica?

STENSG. Ma tutto è magnifico qui: il giardino, la vista, il sole e la gente. Voi abitate qui tutta l’estate?

SELMA. No, mio marito ed io andiamo e veniamo; la nostra casa è in città, ed è assi più bella di questa.

STENSG. E la vostra famiglia sta pure in città?

SELMA. La mia famiglia? Ma noi principesse dei racconti delle fate, non abbiamo famiglia!

STENSG. Ah, ah!

SELMA. Tutt’al più possediamo una matrigna cattivissima.

STENSG. Una strega! Ah, ah, mia bella principessa!

SELMA. Nei castelli incantati si vedono gli spettri verso la mezzanotte. Il dottor Fieldbo sostiene che ciò è piacevolissimo.... ma non mi pare.... sentite....

ERIK (_dal giardino_). Ah finalmente, si ritrova la propria mogliettina!

SELMA. La mogliettina.... chiacchierina.... che racconta al signor Stensgard il romanzo della sua vita.

ERIK. Brava! E che parte fai fare al marito?

SELMA. Quella del principe, si capisce. (_A Stensgard_) Sapete, arriva sempre il principe, che distrugge l’incanto; e allora tutti sono felici, il cielo è sempre azzurro, la foresta sempre verde, la gioia senza confini, e la storia è bell’e terminata.

STENSG. Sì, ma è stata troppo corta.

SELMA. Forse, sotto un certo punto di vista.

ERIK (_cingendole la vita_). Ma da questa storia ne nasce un’altra, ed ecco la principessa diventata regina!

SELMA. Ma precisamente come lo divengono le vere principesse?

ERIK. Vale a dire?

SELMA. Esse se ne vanno lontano lontano, in un altro regno.

ERIK. Un sigaro, signor Stensgard?

STENSG. Grazie, non per adesso.

SCENA V.

=Stensgard, Erik, Fieldbo, Selma, Dora,= poi =Bratsberg=.

SELMA. Eccoti finalmente, cara Dora? Ti senti poco bene?

DORA. Io? No.

SELMA. Sì, sì. Da qualche giorno ti vedo discorrere seriamente col dottore....

DORA. No, ti assicuro.

SELMA. Lascia un po’ che ti veda! Come sei accesa! Il tuo viso scotta! Che ve ne pare, dottore, quando finirà questo caldo?

FIELDBO. Eh, signora mia, ogni cosa a suo tempo!

DORA. Sì, neanche il freddo è delizioso certo!