Part 1
LA LEGA DEI GIOVANI
COMMEDIA IN CINQUE ATTI
DI ENRICO IBSEN
Traduzione di Maria Savini.
MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1894.
PROPRIETÀ LETTERARIA
_Chi intende valersi di questa traduzione per la recita, deve assolutamente ottenerne il permesso dalla_ SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI, _via Brera, 19, Milano._
Tip. Fratelli Treves.
PERSONAGGI:
Il ciambellano BRATSBERG, padrone di ferriere. ERIK, studente in legge e commerciante; NORA, suoi figli. SELMA, moglie di Erik. Il dottor FIELDBO, medico delle ferriere. STENSGARD, avvocato. MONSEN, possidente di Storli. BASTIANO, ANNA, suoi figli. HELLE, studente, precettore dei figli di Monsen. RINGDAL, amministratore delle ferriere. ANDERS LUNDESTAD, possidente rurale. DANIELE HEJRE. Signora RUNDHOLMEN, albergatrice. ASLAKSEN, tipografo. Una cameriera presso Bratsberg. Un cameriere. Una cameriera presso la signora Rundholmen, ecc.
L’azione ha luogo presso alle ferriere del ciambellano Bratsberg, nelle vicinanze d’una città commerciale al sud della Norvegia.
ATTO PRIMO.
Festa popolare per celebrare l’anniversario della Costituzione norvegese del 17 maggio. Un parco. Musica e danze nel fondo. Lampioncini multicolori sono appesi ai rami degli alberi. Verso il centro, un po’ indietro, un palco per gli oratori. A destra l’ingresso a una grande tenda. Davanti alla tenda una trattoria con una tavola e delle sedie. Dalla parte opposta, molto sul davanti, un’altra tavola, coperta di fiori, circondata da poltrone.
SCENA PRIMA.
=Lundestad, Ringdal=. Folla numerosa.
(_Lundestad porta all’occhiello le insegne del Comitato. È in piedi sul palco. Ringdal che porta le medesime insegne sta presso la tavola di sinistra_).
LUND. Ed ora, miei compagni, un evviva alla nostra libertà! Noi l’abbiamo ereditata dai nostri padri; noi la trasmetteremo ai nostri figli. Evviva l’anniversario della nostra Costituzione! Evviva il 17 maggio!
LA FOLLA. Evviva, evviva, evviva!
RINGD. (_mentre Lundestad scende dal palco_). Evviva anche il nostro vecchio Lundestad!
ALCUNE VOCI. St! Zitto!
MOLTE VOCI. Viva Lundestad! viva il vecchio Lundestad! evviva, evviva!... (_La folla si disperde_).
SCENA II.
=Detti= e =Monsen, Aslaksen, Bastiano, Stensgard= che si spingono innanzi attraverso la folla, un =Cameriere=.
MONSEN. In verità, che questa volta egli vuol morire!
ASLASK. Ancora ha parlato dei nostri interessi locali, ah, ah!
MONSEN. È il discorso che ci regala tutti gli anni. Venite di qui.
STENSG. No, non di là, signor Monsen, potremmo perdere di vista vostra figlia.
MONSEN. Oh, Anna saprà ben ritrovarci!
BAST. E poi non è necessario: essa è accompagnata dallo studente Helle.
STENSG. Helle?
MONSEN. Sì, Helle. (_Lo urta amichevolmente nel gomito_) Ma intanto con voi ci sono io, andiamo, venite: qui discorreremo assai meglio (_Prende posto alla tavola di sinistra_).
RINGD. Scusate, signor Monsen, la tavola è riservata.
STENSG. Riservata? E per chi?
RINGD. Per Sua Eccellenza il ciambellano e per la sua famiglia.
STENSG. Che importa? Essi non sono qui, ora.
RINGD. Noi li aspettiamo da un momento all’altro.
STENSG. Va benissimo: ebbene, le «Loro Eccellenze» prenderanno posto da un’altra parte. (_Prende una poltrona_).
LUND. (_mettendo una mano sulla poltrona_). Ma scusate, non avete capito che questa tavola è riservata?
MONSEN (_si alza_). Venite, signor Stensgard, dei buoni posti ce ne sono anche laggiù. Cameriere! neanche un cameriere c’è! Il Comitato della festa avrebbe dovuto pensarci. Allora, Aslaksen, abbiate pazienza: andate voi a prendere quattro bottiglie di _champagne_: chiedete del più caro e dite che è Monsen che paga. (_Aslaksen entra sotto la tenda_).
LUND. (_si avvicina e si rivolge a Stensgard_). Spero che non ve ne avrete a male....
MONSEN. Ma che! niente affatto!
LUND. (_sempre a Stensgard_). Non sono io personalmente che ha disposto così; è il Comitato della festa....
MONSEN. Naturalmente: il Comitato ha dato i suoi ordini: noi dobbiamo ubbidire.
LUND. (_sempre a Stensgard_). Qui ci troviamo in casa del signor ciambellano; egli ha messo a nostra disposizione parco e giardino: era doveroso quindi....
STENSG. Ma noi stiamo benissimo qui, signor Lundestad, purchè ci lascino tranquilli: parlo della folla.... si capisce!
LUND. (_amichevolmente_). Sì, sì, infine tutto va bene. (_Si allontana verso il fondo_).
ASLAK. Il vino lo portano subito.
MONSEN. Una tavola riservata, e della quale il Comitato s’incarica con speciale cura.... Eh, per un anniversario di libertà non c’è male! Come cammina il mondo, ora!
STENSG. E voialtri brava gente perchè lo sopportate?
MONSEN. Che volete?... È la forza d’abitudine.
ASLAK. Voi siete qui da poco, signor avvocato. Se conosceste un po’ meglio lo nostre condizioni locali!
CAMERIERE (_porta lo champagne_). Eccovi serviti, signori. È a vostre spese non è vero, signor Monsen?
MONSEN. Ma sicuramente, non aver paura. (_Il cameriere esce. Monsen brinda con Stensgard_) Siate il benvenuto fra noi, signor avvocato! Posso proprio dire che è un onore pel nostro paese che voi siate venuto a stabilirvi qui. Abbiamo sempre inteso parlare di voi dai giornali; e dei discorsi che tenevate alle società letterarie, musicali ed altre: sappiamo che avete un gran talento e che l’interesse pubblico vi sta a cuore assai. Vi sia concesso dunque di prender larga e coraggiosa parte nella.... uhm.... uhm....
ASLAK. Ai nostri affari locali.
MONSEN. Sì, ai nostri affari locali. Alla vostra salute! (_Bevono_).
STENSG. Grazie.... Per ciò che riguarda il coraggio e la buona volontà, non dubitate, signori!
MONSEN. Bravo! Un bicchiere ancora per la buona promessa!
STENSG. Grazie.... ho terminato adesso....
MONSEN. Andiamo dunque: un altro bicchiere non fa male (_toccano i bicchieri e bevono_). E a proposito; giacchè siamo sull’argomento, bisogna che vi prevenga di una cosa; qui il vero padrone, non è il ciambellano, come parrebbe, ma è il vecchio Lundestad che, senza averne l’aria, tiene, come si dice, il filo dei burattini!
STENSG. Me l’avevano detto: ma non capisco in che modo un liberale come lui....
MONSEN. Lundestad? E voi credete che Anders Lundestad sia un liberale? Sì, ai tempi della sua gioventù, egli si è dato un po’ di verniciatura di liberalismo.... sapete: quel tanto che abbisogna per percorrere la propria strada!
STENSG. Ecco uno stato di cose che non può durare.
ASLAK. Ah, sì per Bacco! Sarebbe ora di mettere un limite a tutto ciò!
STENSG. Eh, sicuro ci vorrebbe....
ASLAK. Ci vuole il vostro intervento, signor avvocato: voi siete l’uomo adatto a ciò. La lingua l’avete sciolta, non è vero? scrivere sapete, e bene. Il mio giornale è, come sempre, a vostra disposizione.
STENSG. Sentite, signor Monsen: se gli elettori fissassero su di voi la loro scelta rinuncereste ad occuparvi dei vostri interessi privati?
MONSEN. I miei interessi privati ne soffrirebbero certamente: ma se il bene pubblico lo esigesse, metterei da parte ogni considerazione personale.
STENSG. Bravissimo, signor Monsen.... Io già mi sono accorto che voi avete un partito.
MONSEN. Oh sì, mi lusingo che la maggioranza della nuova generazione, di questa vigorosa gioventù....
ASLAK. St! Mi pare che stiano spiandoci....
SCENA III.
=Hejre, Stensgard, Monsen, Bastiano, Aslaksen.=
HEJRE (_miope, guarda da una parte e dall’altra e si avvicina al gruppo_). È permesso di occupare questo posto libero? mi siederei volontieri.
MONSEN. Veramente di banchi solidi non ne mancano.... ma se volete accomodarvi alla nostra tavola....
HEJRE. Alla vostra tavola? Con molto piacere. (_Siede_) Vediamo un po’.... è _champagne_ questo?
MONSEN. Sì; ne gradireste un bicchiere con noi?
HEJRE. No, grazie davvero: _champagne_ della signora Rundholmen! Però.... però.... un bicchierino alla salute di lor signori, bisognerebbe pur berlo! Se avessi un bicchiere peraltro!
MONSEN. Bastiano, va a cercarne uno.
BAST. Aslaksen, cercate voi questo bicchiere. (_Aslaksen entra sotto la tenda. Alcuni secondi di silenzio_).
HEJRE. Ma forse io vi disturbo, signori. Ho interrotto qualche discorso.... Ma prego, non prendetevi soggezione di me.... Grazie, Aslaksen. (_Saluta Stensgard_) Oh, un forestiero? siete da poco nel paese? forse l’avvocato Stensgard?
MONSEN. Precisamente. (_Presenta_) L’avvocato Stensgard; il signor Daniele Hejre....
BAST. Capitalista....
HEJRE. D’or in avanti, per esprimersi con esattezza. Pel momento dei miei capitali mi sono liberato, e con che sollievo.... e senza aver fatto bancarotta.
MONSEN. Bevete, bevete fintanto che spuma.
HEJRE. Sì, sì.... lasciamo andare queste corbellerie.... basta! Speriamo che sia una calamità passeggera. Ora che i miei processi sono finiti, ho per le mani un alto personaggio che.... Alla sua salute! Come? non volete bere alla sua salute?
STENSG. Ma scusate: si potrebbe almeno sapere chi è questo gran personaggio?
HEJRE. Ah, ah! e non lo indovinate? Non crederete certo ch’io parli di Monsen!... Di lui non si potrebbe dire certamente che sia un gran personaggio! È del ciambellano Bratsberg che si tratta, mio caro amico!
STENSG. Oh, oh! in affari egli è sicuramente un uomo d’onore....
HEJRE. Vi pare, eh giovanotto? Sentite. (_Si avvicina_) Qualche anno fa io valevo tant’oro quanto peso: mio padre m’aveva lasciato una grande sostanza. Avrete inteso certamente parlare di mio padre il vecchio signor Hejre: lo chiamavano il «milionario». Era armatore, e aveva guadagnato delle somme enormi all’epoca del libero commercio. Nella sua casa c’era un lusso strepitoso.... aveva persino fatto dorare le porte e le finestre!
ASLAK. E le cappe dei camini, non è vero?
HEJRE. Che, che! Questa è una storiella che inventarono i giornali, a quell’epoca. Ma egli spendeva il suo denaro come meglio gli piaceva; ed io ho fatto altrettanto.... Un viaggio a Londra, costosissimo.... Non avete inteso parlare del mio viaggio a Londra? Avevo portato con me un vero seguito.... ma, davvero, non ne sapevate niente?... E quanto denaro ho pure speso per l’incremento delle arti e delle scienze! E quante giovani intelligenze sono sbocciate per merito mio!
ASLAK. (_alzandosi_). Domando scusa, signori.
MONSEN. Come? volete lasciarci?
ASLAK. Sì, ho bisogno di fare un po’ di moto. (_Si allontana_).
HEJRE. Eccone uno, per esempio, di questo numero; e me ne ricompensa come gli altri. Lo sapete voi che egli ha studiato a mie spese per un anno intero?
STENSG. Ah, così? Aslaksen ha studiato tanto?
HEJRE. Sì, come il giovane Monsen.... ma non è mai giunto a capo di nulla, così che dopo un anno ha dovuto smettere gli studii: io avevo già notato la sua malaugurata passione pei liquori....
MONSEN. Ma scusate, non è questo certo che volevate raccontare al signor Stensgard a proposito del ciambellano Bratsberg.
HEJRE. Già, è vero. Oh è una storia lunga. All’epoca in cui la fortuna di mio padre era all’apogeo, gli affari del vecchio ciambellano andavano di male in peggio.... Si tratta del padre dell’attuale ciambellano, ciambellano anche lui.
BAST. Naturalmente.... qui tutto è ereditario.
HEJRE. Tutto!... Fatto sta che il ribasso dell’argento, le idee grandiose del vecchio, le imprudenze che commise nel 1816, lo obbligarono a vendere una parte delle sue terre.
STENSG. E vostro padre le comperò?
HEJRE. Le comperò e le pagò. Quando poi divenni io il possessore di questi beni, cercai con ogni mezzo di farli prosperare.
BAST. Naturalmente....
HEJRE. Sicuro: feci eseguire molti lavori, tagliare i boschi, restaurare vecchi fabbricati, ecc., ecc. Passa qualche anno, arriva l’attuale ciambellano e distrugge il contratto.
STENSG. Per Bacco! E voi non siete stato capace d’impedirlo?
HEJRE. Eh, non fu possibile! Egli si valse di certe piccole formalità che nel contratto erano state realmente omesse.... d’altra parte io mi trovavo in serii imbarazzi finanziarii, allora passeggeri, ma che, poco a poco, divennero cronici. E come si fa, Dio mio, al giorno d’oggi quando non si hanno capitali?...
MONSEN. Anche questo è vero.... fino a un certo punto però; anche possedendo dei capitali, non si va molto lontani, l’ho esperimentato, ed i miei, poveretti, lo provano adesso.
BAST. Oh se potessi tenere certa gente nelle unghie!
STENSG. I vostri figli dite voi?
MONSEN. Sicuro; guardate Bastiano: non ha egli ricevuto una buona educazione?
HEJRE. Anzi triplice educazione, se vi piace. Prima studente; poi, di punto in bianco, pittore; infine, e più rapidamente ancora, eccolo ingegnere civile.
BAST. E me ne vanto, perdio!
MONSEN. Sicuro egli è ingegnere, eppure se c’è un lavoro da eseguire pel comune, a chi viene affidato? A degli stranieri, a gente della quale non si ha garanzia alcuna.
HEJRE. È vero. Accadono qui delle cose vergognose. L’anno scorso, per esempio, ci fu bisogno d’un amministratore per la cassa di risparmio: non si volle Monsen.... e fu data la preferenza a un uomo, che col denaro.... in genere.... (_tosse_) ha un po’ troppo confidenza! Ed è sempre così.... se nel comune c’è un qualunque lavoro o restauro da fare, non è mai Monsen il favorito delle autorità. Ah, il _comune sufragium_ del diritto romano!.... in questo paese non è che un naufragio negli affari comunali! Beh! che porcherie! Alla vostra salute!
MONSEN. Grazie; e, tanto per cambiar discorso, dite un po’ come vanno i vostri famosi processi?
HEJRE. Eh! non sono male avviati: ma per ora non posso dirvene di più. E anche a proposito di ciò quante ingiustizie, quanto vessazioni ho dovuto subire. La settimana prossima io mi troverò nella dolorosa necessità di citare tutto il consiglio comunale davanti alla commissione degli arbitri.
BAST. Ma è vero ciò che si dice, che una volta vi siate citato voi stesso dinanzi a tale commissione?
HEJRE. Sì, sì, è vero: ma poi non vi sono comparso.
MONSEN. Ah, ah, non ci siete andato?
HEJRE. Avevo un buon pretesto legale! Bisognava passare il canale; e disgraziatamente era proprio l’epoca in cui Bastiano aveva appena costrutto il ponte.... sapete, quel ponte che poco dopo.... patatrac.... precipitò nelle onde!
BAST. Ah, sì! tutta colpa di quel maledetto!...
HEJRE. Calma, calma, giovanotto. Quanta gente qui tende l’arco fino a che la corda si spezza! Così è accaduto delle arcate del vostro ponte..... Eh, so ben io quel che mi dico!
MONSEN. Sì, sì, bevete intanto. (_A Stensgard_) Lo sentite, eh, il signor Hejre? Egli ha il privilegio, vedete, di dire tutto ciò che gli pare e piace.
HEJRE. Ma per buona fortuna, signor mio! La libertà di pensiero e di parola è l’unico diritto civile al quale io tenga davvero.
STENSG. Ma anche a questo diritto però la legge impone un limite, purtroppo!...
HEJRE. Ah, ah! sicuro, eh? Già vi vien l’acquolina in bocca, non è vero, signor avvocato? Voi già pensate quanto sarebbe piacevole per voi se mi si intentasse un processo per ingiurie verbali? Eh, eh, non crediate di darmela da intendere.... ho dell’esperienza!
STENSG. In fatto d’insolenze, non è vero?
HEJRE. Là, là, non vi riscaldate, giovanotto, sebbene questo faccia onore al vostro cuore; e perdonate se ho detto un po’ troppo liberamente la mia opinione su un amico vostro, assente!...
STENSG. Sopra un amico mio assente?
HEJRE. Sì, sì; il figlio è certamente degno di rispetto e di stima.... la figlia anche. E sapete.... quando io lancio ogni tanto, qualche frecciata al ciambellano....
STENSG. Al ciambellano? Ma credete voi che il ciambellano e la sua famiglia siano i miei amici?
HEJRE. Eh, sicuramente: non si fanno visite ai propri nemici, mi pare!
MONSEN e BAST. Delle visite?
HEJRE. Ahi, ahi, ahi! m’è sfuggita una sciocchezza!
MONSEN. Voi avete fatto visita al ciambellano, dunque?
STENSG. Ma no.... è una ridicola invenzione!
HEJRE. Mi dispiace proprio.... ma come potevo imaginare che fosse un segreto? (_A Monsen_) Del resto non bisogna pigliare alla lettera quello che dico.... Per visite, intendo visite ufficiali, di cerimonia, in frac e guanti gialli....
STENSG. Ed io vi ripeto che non ho mai parlato nè col ciambellano, nè con altri della sua famiglia.
HEJRE. Ah, davvero? Nemmeno la seconda volta siete stato ricevuto? giacchè so benissimo che la prima volta vi fecero dire che non erano in casa.
STENSG. (_a Monsen_). Dovevo consegnargli una lettera da parte di un amico.
HEJRE (_alzandosi_). Ah, questa è proprio grossa! Ecco qua un giovinotto pieno di anima e di vita, ancora inesperto, che va a far visita a un uomo di mondo, a casa sua, che si raccomanda a lui.... L’uomo di mondo gli fa chiudere la porta sul naso! Non è in casa.... già non si è mai in casa quando accomoda d’esser fuori.... Oh quest’è una villania!...
STENSG. Oh Dio, lasciate codeste noiose istorie!
HEJRE. Non era in casa! Egli che dice continuamente: Per le persone come si deve sono sempre in casa!
STENSG. Egli dice così?
HEJRE. Oh, è un modo di dire come un altro! Neanche Monsen non è mai stato ricevuto! Ma per voi poi, non saprei il perchè, ha un’antipatia feroce.... sapete che cos’ha detto ieri?
STENSG. Non m’importa affatto di saperlo.
HEJRE. Allora, punto fermo! Ciò che ha detto non m’ha sorpreso venendo da lui: soltanto non capisco perchè poi ha soggiunto che siete un avventuriero.
STENSG. Un avventuriero?
HEJRE. Sì, e se desiderate saperne di più, vi dico che egli ha dichiarato che voi siete un avventuriero e un cavalier d’industria.
STENSG. (_balzando in piedi_). Che cos’ha detto?
HEJRE. Avventuriero e cavalier d’industria, semplicemente.
STENSG. E voi avete inteso questo?
HEJRE. Io no, perchè se fossi stato presente vi avrei difeso, come meritate.
MONSEN. Ecco ciò che accade, quando....
STENSG. Ah, ma ci vuole una grande imprudenza da parte di quel signore, sapete!
HEJRE. Andiamo, andiamo, non riscaldatevi tanto. Avrà parlato senza dubbio in.... senso figurato! Del resto domani potrete chiedergli una spiegazione, poichè siete stato invitato al banchetto.
STENSG. Io non sono invitato a nessun banchetto!
HEJRE. Come? due visite, e neppure un invito, oh, oh!...
STENSG. Avventuriero e cavalier d’industria! Che intendeva egli dire....?
MONSEN. Guardate! Basta parlar del diavolo perchè se ne vedano le corna! Andiamo, Bastiano. (_Si allontana con Bastiano_).
STENSG. Dunque che cosa intendeva dire il conte, signor Hejre?
HEJRE. Non saprei che rispondervi in proposito, caro avvocato. Ne avete dispiacere?... qua la vostra mano, giovanotto, scusate se sono stato troppo franco! Vedrete, quanta dolorosa esperienza dovrete fare nella vita! Voi siete giovane, ardente, pieno di fiducia.... ciò è nobile, commovente.... ma credete a me: «La fiducia è d’argento, l’esperienza è d’oro.» È un proverbio di mia invenzione. A rivederci. (_Esce_).
SCENA IV.
=Lundestad, Stensgard, Ringdal, Bratsberg, Dora, Fieldbo, Rundholmen, Aslaksen,= Folla.
LUND. (_è sul palco e agita il campanello_). La parola è al signor Ringdal, amministratore delle ferriere.
STENSG. Signor Lundestad, io domando la parola.
LUND. Più tardi.
STENSG. No, subito, immediatamente.
LUND. Non posso: è il signor Ringdal che ha la parola.
RINGD. (_sul palco_). Signori, noi abbiamo l’onore di salutare qui, in mezzo a noi, un uomo dal cuore generoso, dalla mano benefica, che da molto tempo noi consideriamo come padre, che mai non ci ha rifiutato nè i suoi consigli, nè il suo appoggio, che alla gente onorata ha sempre aperto la sua casa, un uomo che.... che.... infine, poichè il nostro ospite ama i lunghi discorsi.... evviva il ciambellano Bratsberg e la sua famiglia. Evviva!
LA FOLLA. Evviva, evviva! (_Gran movimento, Bratsberg stringe la mano delle persone che ha vicino_).
STENSG. (_a parte_). Posso aver la parola, adesso?
LUND. Prego.... il palco è a vostra disposizione.
STENSG. (_salendo sulla tavola_). Ma io improvviso un palco da me!
DEI GIOVANETTI. Bravo! Evviva!
BRATSB. (_a Fieldbo_). Ma chi è dunque quell’uomo dai modi così strani?
FIELDBO. È l’avvocato Stensgard?
BRATSB. Ah, è lui?
STENSG. Ascoltatemi, amici, in questo giorno di festa; ascoltate, voi che col cuore esuberante di gioia, celebrate l’anniversario della vostra libertà. Io sono uno straniero in mezzo a voi....
ASLAK. No....
STENSG. Grazie della gentile parola: ma ancora io mi sento straniero tra voi; eppure che importa? Il mio cuore batte all’unisono col vostro; divide le vostre gioie e i vostri dolori, le vostre lotte e i vostri trionfi.... Ed ora, se mi permettete....
ASLAK. Sì, sì, vi è permesso, signor avvocato.
LUND. Non interrompete; la parola non spetta a voi.
STENSG. Ed a voi meno ancora! Io dichiaro sciolto il Comitato della festa. Libertà! almeno un giorno di libertà!
GIOVANOTTI. Viva la libertà!
STENSG. Ah, si vorrebbe reprimere la libertà di parola, si vorrebbe chiudervi la bocca! Ribellatevi a simile tirannia; io pel primo non vorrei parlare ad una folla servile. La libertà di parola innanzi tutto! dite altrettanto anche voi.
LA FOLLA. Evviva, evviva!
STENSG. Signori, simili feste infruttuose e vane devono finire: bisogna che per l’avvenire la vostra festa di maggio produca dei frutti dorati. Questa è la stagione di seminarli, la stagione dove il dolce succo inonda e benefica la terra. Ai primi di giugno saranno appunto due mesi che abito tra voi, e quante cose grandi e meschine, belle e brutte non ho io già vedute!
BRATSB. Dottore, di che parla costui?
FIELDBO. Il tipografo Aslaksen crede che alluda ai nostri affari locali.
STENSG. Ho certamente constatato delle grandi qualità in questo popolo, ma ho constatato anche come la corruzione pesi sovr’esso e lo avvilisca e lo schiacci: sì, ho veduti degli uomini ardenti e generosi; ma ne vidi anche di quelli che chiusero la loro porta....
DORA. Oh, Dio mio!
BRATSB. Ma che cosa vuol dire?
STENSG. Fratelli, una larva dell’antica schiavitù s’aggira ancora intorno a voi, e getta un’ombra sinistra, là dove la luce e la libertà dovrebbero sole regnare. Via questo fantasma!
LA FOLLA. Evviva, evviva il 17 maggio!
DORA. Padre mio, andiamocene.
BRATSB. Ma dove vuol andar a finire col suo fantasma? di che parla, dottore?
FIELDBO (_rapidamente_). Oh certamente dei.... (_Gli mormora qualche parola_).
BRATSB. Ah, ah! no.... ma davvero?
DORA (_piano a Fieldbo_). Grazie.
STENSG. Se nessun altro avrà il coraggio di troncare gli artigli al drago, ebbene l’avrò io! Ma noi dobbiamo marciare insieme e rimanere strettamente uniti.
MOLTE VOCI. Sì, sì!
STENSG. Noi siamo i giovani: il tempo ci appartiene, come noi apparteniamo al tempo. Il nostro diritto è il nostro dovere: largo a tutti gli spiriti che sentono il loro potere! Se voi lo volete, noi concluderemo un’alleanza. Il regno del sacco di scudi è terminato!
BRATSB. Bravo! (_Al dottore_) Il sacco di scudi, ha detto, non è vero?
STENSG. Mi è arrivato da quella parte un bravo ironico....
BRATSB. No....
STENSG. E che m’importa? Nè la lode nè il biasimo toccano l’uomo che ha la coscienza di ciò che vuole. Ora noi entreremo tutti sotto la tenda, per concludervi subito la nostra alleanza.
LA FOLLA. Evviva, evviva! Portatelo in trionfo! evviva! (_Lo prendono fra le braccia_).
ALCUNE VOCI. Parlate ancora, ancora!
STENSG. Restiamo saldamente uniti. La Provvidenza protegge la Lega dei giovani. Le sorti di questo paese, se noi lo vogliamo, stanno nelle nostre mani. (_Lo portano sotto la tenda con grande entusiasmo_).
RUNDHOL. (_asciugandosi un po’ gli occhi_). Come parla bene! Non è vero che verrebbe la tentazione di abbracciarlo!
HEJRE. Oh, no poi! io non lo abbraccerei certo!
RUNDHOL. Oh, voi! ma lo credo bene!
HEJRE. Voi vorreste forse abbracciarlo, signora Rundholmen?
RUNDHOL. Ma siete proprio un uomo terribile, signor Hejre! (_Entra sotto la tenda con Hejre_).
SCENA V.
=Bratsberg, Dora, Lundestad, Fieldbo, Hejre.=
BRATSB. Fantasma! drago! sacco di scudi! era alquanto sconveniente! ma assai piccante!...
LUND. Me ne è dispiaciuto davvero, Eccellenza.