La guerra europea

Part 2

Chapter 23,596 wordsPublic domain

Ma Sir Grey aveva ragione di essere inquieto e di non voler perdere tempo. Quel medesimo giorno il ministro di Austria e di Ungheria a Belgrado chiedeva i passaporti e partiva. Seguendo i consigli della Russia, della Francia e dell’Inghilterra, la Serbia si era dichiarata pronta a sgozzarsi al cenno dell’Austria con tanta buona volontà, che non si può a meno di pensare essa sapesse già che l’Austria non si accontenterebbe neppure di quell’offerta. L’Austria infatti dichiarò che la Serbia faceva le viste di volersi suicidare con un finto coltello; e sebbene il piccolo regno slavo avesse accettati quasi tutti i capi della «nota», dichiarò che l’aveva respinta (_L. Rosso_, 30). Gli imparziali conchiusero che l’Austria non voleva vendicare la strage di Serajevo, ma accattare un pretesto di guerra (_G. B._, 41). Il momento di fare il passo decisivo per tentare un accordo era dunque giunto.

III.

Il 26 infatti Sir E. Grey diede corso alla proposta ventilata il giorno prima con l’ambasciatore tedesco, e propose in forma ufficiale ai Gabinetti di Roma, di Parigi e di Berlino che gli ambasciatori d’Italia, di Francia e di Germania si unissero con lui a conferenza, per cercar di mettere d’accordo Austria e Russia, chiedendo intanto a Serbi, Russi ed Austriaci di astenersi dalle armi finchè la conferenza sedesse (_G. B._, 36). Lo stesso giorno il Sazonoff tentava di venir di nuovo a trattato con il conte Berchtold; e telegrafava all’ambasciatore dello Czar a Vienna (_L. Arancio_, 25):

«Ho avuto oggi un lungo e amichevole colloquio con l’ambasciatore d’Austria-Ungheria. Dopo avere esaminate con lui le dieci richieste fatte alla Serbia, gli ho dimostrato che parecchie sono addirittura impossibili, anche se il Governo serbo dichiarasse di accettarle. Così, per esempio, le richieste 1 e 2 non potrebbero essere soddisfatte se le leggi serbe sulla stampa e sulle associazioni non fossero rimaneggiate: il che non sarà facile ottenere dalla Scupcina. Quanto alle richieste 4 e 5, potrebbero avere conseguenze pericolosissime e perfino dar luogo ad atti di terrorismo contro i membri della Real Casa e contro Pasich, ciò che non è certo nell’intenzione dell’Austria. Per quel che riguarda gli altri punti, mi sembra che con qualche mutamento non sarebbe difficile trovare un terreno d’intesa, se le accuse si dimostrassero confermate da prove sufficienti.

«Nell’interesse della pace, che, a detta di Szapary, sta a cuore all’Austria non meno che a tutte le Potenze, sarebbe necessario metter fine il più presto possibile alla lotta odierna. A questo scopo mi sembrerebbe molto utile che l’ambasciatore d’Austria-Ungheria fosse autorizzato a trattar con me privatamente per rimaneggiare insieme alcuni articoli della «nota» austriaca del 10 (23) luglio. Ci riuscirà forse a questo modo di trovare una formula che la Serbia potrebbe accettare, pur dando soddisfazione all’Austria quanto alla sostanza delle sue richieste. Pregovi avere una spiegazione prudente e amichevole col ministro degli affari esteri».

(Comunicato agli ambasciatori in Germania, in Francia, in Inghilterra e in Italia).

Inghilterra e Russia si adoperavano dunque per la pace. Disgraziatamente il Grey non si era ingannato prevedendo che la rottura diplomatica tra Serbia e Austria sarebbe seguita da rapidi apparecchi militari nell’impero austriaco e nell’impero russo. Il 26 l’Austria-Ungheria incomincia a chiamare sotto le bandiere una parte delle sue riserve (_L. Arancio_, 24); e la Russia prende le prime disposizioni per essere pronta a mobilizzare sui confini austriaci (_L. Bianco_, 23). Che fa intanto la Germania? Si affretta ad approvare le proposte del Governo inglese, come il Grey aveva chiesto con così viva istanza, e come in quello stesso giorno fece l’Italia? (_G. B._, 35). No. Essa continua tutto il giorno 26 a ripetere che vuol la pace e che il suo amore della pace non è offuscato neppure dalle prime vaghe notizie intorno alla mobilitazione russa, che durante la giornata giungono a Berlino (_L. Bianco_, 6, 7, 8): lavora anche a pro della pace ma per una via molto diversa da quella che l’Inghilterra aveva consigliata, sforzandosi di convincere il Governo francese, il Governo inglese e il Governo russo che, avendo l’Austria dichiarato di non adocchiare territori serbi, la Russia non ha più ragione di intervenire. «Sazonoff ha dichiarato che la Russia non può permettere che la Serbia sia mutilata; ma l’Austria non ci pensa neppure; dunque...» ragiona e conchiude il 26 lo Zimmermann, sottosegretario al Ministero degli esteri, parlando con l’incaricato di affari inglese a Berlino (_G. B._, 33). E il Cancelliere dell’impero incaricava in quel medesimo giorno gli ambasciatori a Parigi e a Londra di tenere lo stesso discorso al Governo francese e all’inglese (_L. Bianco_, 10; _L. Giallo_, 56).

«Oggi l’ambasciatore di Germania — telegrafa il 26 da Parigi l’incaricato d’affari russo — ha fatto al reggente il Ministero degli affari esteri le seguenti dichiarazioni:

«L’Austria ha dichiarato alla Russia ch’essa non aspira a territori e che non minaccia l’integrità della Serbia. Essa vuol solo assicurare la propria tranquillità. Quindi la pace e la guerra sono nelle mani della Russia. La Germania come la Francia vuole mantenere la pace e spera fermamente che la Francia si varrà della propria influenza a Pietroburgo per dare consigli di moderazione.

«Il ministro rispose che la Germania avrebbe potuto dal canto suo fare qualche passo analogo a Vienna, sopratutto considerando che la Serbia ha dato prova di molto spirito di conciliazione. L’ambasciatore rispose che la Germania non poteva far questo passo, avendo deliberato di non intromettersi nel conflitto austro-serbo. Allora il ministro chiese se le quattro Potenze — Inghilterra, Germania, Italia, Francia — non avrebbero potuto tentar qualche passo a Pietroburgo e a Vienna.... L’ambasciatore allegò di non avere istruzioni. Alla fine il ministro rifiutò di aderire alla proposta tedesca».

La Germania, insomma, voleva che la Francia si incaricasse di spiegare e di raccomandare alla Russia questo suo modo di vedere. Nel tempo stesso essa faceva fare dal suo ambasciatore un passo a Pietroburgo: un passo, di cui ci dà chiara notizia non il _Libro Bianco_, ma il _Libro Rosso_ nel dispaccio 28, spedito dall’ambasciatore d’Austria in Russia al conte Berchtold, il quale incomincia così — trascrivo la traduzione italiana ufficiale, per quanto non molto buona:

«Pietroburgo, 26 luglio 1914.

«Correndo voce che la Russia prepari la mobilitazione, il conte Pourtalès ha reso avvertito il ministro russo nel modo più esplicito, che il servirsi di preparativi militari come di mezzi di pressione diplomatica è oggigiorno pericolosissimo, giacchè in tal caso viene a prevalere il punto di vista puramente militare degli stati maggiori e se in Germania si tocca una volta il tasto, la cosa non si lascia più arrestare...».

È chiaro, dunque: la Germania amava così svisceratamente la pace del mondo, che era pronta a farne pagare anche questa volta tutte le spese dalla Russia. Che cosa chiedeva essa infatti con tanta bonarietà il 26, a Londra, a Parigi e a Pietroburgo, se non la capitolazione totale della Russia, come nel 1909? Il Grey pensava a ragione che il principale, anzi il tutto, per conservare la pace, era che la Germania si intromettesse imparziale tra l’Austria e la Russia, invece di porsi a fianco dell’alleata per sostenerne a ogni costo tutte le ragioni buone o cattive; perchè solo a questo modo i Governi di Francia e d’Inghilterra potrebbero a lor volta adoperarsi a Pietroburgo come amici più della pace che della Russia. Ma era chiaro pur troppo che l’atteggiarsi imparziale era cosa difficile alla Germania, quali ne fossero le ragioni. Già il 24 essa aveva fatto balenare contro la Russia e a pro dell’Austria la minaccia degli «effetti incalcolabili»; il 25 aveva sembrato distaccarsi un po’ dal fianco dell’alleata; ma il 26 ritornava a mettersele accanto, per aiutarla a vincere il punto suo, sia pur cercando di avvolger l’aiuto nei veli — ahimè, troppo trasparenti! — di un disinteressato amore della pace. La mossa tedesca fallì. Londra e Parigi rimandarono la Germania a dar consigli di saggezza a Vienna (_G. B._, 46; _L. Arancio_, 28; _L. Giallo_, 56). Il Governo russo dichiarò chiaro ed esplicito all’ambasciatore tedesco che la Russia non aveva ancora chiamato sotto le armi neppure un uomo della riserva; che non avrebbe mai mobilizzato sulle frontiere della Germania; ma che se l’Austria avesse dichiarata la guerra alla Serbia, avrebbe indetta la mobilitazione nei distretti di Kiew, di Odessa, di Mosca e di Kazan (_L. Rosso_, 28; _L. Bianco_, 11). Ma intanto la proposta inglese, e cioè la sola speranza di accordo, pendeva sospesa, mancando l’adesione della Germania; e, quel che è peggio, i propositi mostrati nella giornata non lasciavano grandi speranze che la Germania fosse disposta ad aderire. La giornata del 26 si chiuse tra l’incertezza e l’ansietà.

IV.

Ma la notte parve un’altra volta portar consiglio. Alla mattina del 27 la Germania sembrava disposta ad accettare la proposta inglese, cioè ad interporsi imparzialmente tra la sua alleata e l’alleata della Francia, nell’interesse supremo della pace. «Ho detto al Signor Jagow — telegrafa il giorno 27 l’ambasciatore di Francia a Berlino — che la proposta Grey era un mezzo per salvare la pace. Il signor Jagow mi ha detto che egli era disposto a mettersi per quella via; ma ha aggiunto che se la Russia chiamava a raccolta il suo esercito, la Germania non poteva star ferma a guardarla. Gli ho chiesto se la Germania credeva di dover essa pure mobilizzare, qualora la Russia mobilizzasse solo ai confini austriaci. Mi ha risposto di no; e mi ha autorizzato a riferirvelo» (_L. Giallo_, 67). Lo stesso giorno Sir E. Grey telegrafava all’ambasciatore inglese a Berlino: «L’ambasciatore di Germania mi ha informato che il Governo tedesco accetta in massima la mediazione delle quattro Potenze tra l’Austria e la Russia...» (_G. B._, 46).

Nella giornata la Francia a sua volta aderì alla proposta inglese; e il Governo russo dichiarò che, se non potesse intendersi direttamente con il Governo austro-ungarico, «accoglierebbe la proposta inglese o qualunque altra proposta atta a comporre il dissidio». Ci fu dunque un momento, nella giornata del 27, in cui si potè sperare che prima del tramonto l’accordo tra le quattro grandi Potenze paciere sarebbe stretto e che il dì seguente, l’Europa, da tre giorni in trepidazione, potrebbe trarre un gran respiro di sollievo.... Non mancava più che l’adesione formale della Germania! Invece, quando Sir E. Goschen, ambasciatore d’Inghilterra a Berlino, si recò, nel pomeriggio del 27, al Ministero degli Esteri per ricevere la risposta ufficiale del Governo tedesco alla proposta inglese, oh meraviglia! si sentì risponder chiaro e tondo di no. Il signor Jagow aveva mutato parere, in poche ore. Dichiarò infatti all’ambasciatore inglese che convocando quella tal conferenza si istituirebbe sotto altro nome una vera Corte arbitrale; non potersi dunque citare Austria e Russia innanzi a una Corte arbitrale, se ambedue non ne sollecitavano il giudizio. L’ambasciatore si sforzò di dimostrare, con ogni sorta di argomenti, che la conferenza proposta dall’Inghilterra era tutt’altra cosa che una Corte arbitrale: ma il ministro stette fermo; concesse solo che, poichè Austria e Russia volevano trattare tra di loro la questione, si poteva aspettare che queste trattative fossero terminate, prima di avvisare ad altri espedienti o tentar nuovi passi. In apparenza, insomma, il Governo tedesco si rinchiude di nuovo, come la tartaruga nel guscio, in quel suo ottimismo dilatorio: il pericolo non è urgente, si può dunque aspettare e vedere.... In effetto, invece, la Germania, dopo avere o esitato davvero o fatto mostra di esitare, manda a vuoto la proposta inglese, per aiutar l’Austria a ottenere il suo intento. L’Austria aveva già dimenticate le confidenze fatte il 25 al Governo inglese. L’Austria voleva a tutti i costi fare la guerra alla Serbia, e quello stesso giorno aveva dichiarato alle Potenze di apprestarsi, poichè la Serbia non aveva data risposta soddisfacente, a usare «mezzi energici». L’Austria, quindi, non voleva che la conferenza si interponesse a intralciarne le mosse: ma non voleva neppure rifiutar essa apertamente i buoni uffici dei pacieri. A ringraziar questi, prima ancora che entrassero in ufficio, pensò la Germania.

Il bel castelletto di carte che Sir E. Grey aveva eretto con tanto studio in due giorni era in terra. All’ultimo momento, la Germania ci aveva soffiato su. Tutto di nuovo pendeva incerto; e — quel che era peggio — prendeva forza, nelle Cancellerie della Triplice Intesa, il sospetto che la Germania e l’Austria ponessero ad effetto un piano abilmente concertato, la Germania tenendo a bada senza parere le Potenze dell’Intesa, mentre l’Austria agiva. Difatti, si incominciò a parlar chiaro. Il Grey mandò a chiamare l’ambasciatore d’Austria e gli chiese se il suo Governo si rendeva conto che così, senza parere, bel bello, esso andava preparando nè più nè meno che la guerra universale (_G. B._, 48). L’ambasciatore di Russia a Vienna fece visita al barone Macchio, in quel tempo sotto-segretario di Stato per gli affari esteri: gli disse senza reticenze che se l’Austria dichiarasse la guerra alla Serbia, la Russia interverrebbe e l’Europa andrebbe in fiamme; gli chiese che l’ambasciatore austriaco a Pietroburgo fosse incaricato di trattare con il Sazonoff, il quale a sua volta si studierebbe di persuader la Serbia a concedere all’Austria quanto era giusto (_G. B._, 56; _L. Arancio_, 41). L’ambasciatore di Francia a Berlino propose al signor Jagow che le quattro Potenze facessero insieme almeno un passo a Vienna, pregando il Governo austriaco «di astenersi da qualsiasi atto che potesse aggravar la situazione presente» (_L. Arancio_, 39). Anche l’incaricato d’affari russo fece visita al Jagow e lo pregò di consigliare «con forza» il Governo austriaco ad accettare la proposta dell’ambasciatore russo a Vienna (_L. Arancio_, 38).

L’Austria e la Germania ricevettero dunque nella giornata del 27 avvisi salutari e proposte concilianti in quantità. La Russia non parlò quel giorno ambiguamente o per enigmi: disse e ripetè che voleva la pace, ma aggiunse pure che se l’Austria dichiarasse guerra alla Serbia, essa avrebbe chiamato a raccolta il suo esercito e sarebbe intervenuta. Disgraziatamente le proposte non furono accolte e gli avvisi non furono intesi. Il signor Jagow rispose di no all’ambasciatore francese e di no all’_attaché_ militare russo, protestando di non poter consigliare all’Austria di cedere (_L. Arancio_, 38-39). L’ambasciatore di Germania a Parigi dichiarò al direttore degli affari politici che la Germania non voleva sentir parlare nè di conferenze nè di mediazioni (_L. Arancio_, 34). L’atteggiamento della Germania fu tale che perfino il Governo russo, così deferente fino a quel momento verso il grande impero vicino, perdè la pazienza. «I miei colloqui con l’ambasciatore di Germania — scrive il signor Sazonoff in un dispaccio spedito il 28 all’ambasciatore di Russia a Londra — mi confermano che la Germania approva l’intransigenza dell’Austria. Il Gabinetto di Berlino, che avrebbe potuto impedir dal principio tutti questi guai, non fa nulla. L’ambasciatore trova perfino insufficiente la risposta della Serbia. Questo atteggiamento della Germania è particolarmente inquietante. Mi sembra che, più di qualsiasi altra Potenza, l’Inghilterra sarebbe in grado di tentar di indurre il Governo tedesco a far quel occorre. A Berlino è la chiave della situazione» (_L. Arancio_, 43). Non solo purtroppo Berlino respingeva tutte le proposte concilianti fatte dalla Russia e dalla Francia: ma l’Austria, sorda a tutti i consigli e a tutti gli avvisi, provocava il destino; e il 28 luglio dichiarava la guerra alla Serbia.

V.

Le cose, da cinque giorni in bilico, erano dunque precipitate. L’Austria non aveva voluto sentir ragione! Il mondo volse gli occhi verso la Russia. Che cosa farebbe l’immenso impero, il quale aveva dichiarato a più riprese che non abbandonerebbe mai nelle mani dell’Austria il piccolo regno slavo?

Il 28 luglio, il giorno stesso in cui l’Austria dichiarava guerra alla Serbia, i ministri si riunivano a consiglio in Pietroburgo; e deliberavano di iniziare il giorno seguente la mobilitazione nelle circoscrizioni militari di Odessa, di Kiew, di Mosca e di Kazan; di avvisare per via ufficiale il Gabinetto di Berlino, e di ripetergli che la Russia non intendeva fare alcuna minaccia alla Germania (_G. B._, 70; _L. Giallo_, 95, 96). Questa deliberazione non poteva del resto sorprendere nessuno, poichè fino dal principio la Russia aveva dichiarato che, se la Serbia fosse stata assalita, essa avrebbe chiamato a raccolta le sue riserve sui confini dell’Austria. Nè il furore popolare, concitato dalla provocazione dell’Austria, avrebbe tollerato che il Governo esitasse. Ma la deliberazione del Governo russo fu il solo evento di rilievo, che il giorno 28 dovesse registrare prima di sera. Per alcune ore, dopo la dichiarazione di guerra, tutte le Potenze aspettarono in silenzio e guardinghe, quale sarebbe l’effetto di quell’atto audace. Prima a rompere la perplessità ed il silenzio fu la Germania. Tutto ad un tratto, la sera del 28, il Cancelliere dell’impero tedesco prega l’ambasciatore inglese di recarsi da lui e gli tiene il più savio e il più cordiale discorso che si potesse imaginare: non aver potuto accettare la proposta inglese, non parendogli che fosse effettuabile; la Germania però esser pronta a fare quanto potesse per impedire la guerra: Vienna e Pietroburgo avviassero senza intermezzatori la discussione, e si intenderebbero: egli non avrebbe risparmiata fatica purchè il discorso tra le due grandi Potenze si impegnasse. Aggiunse di nutrir qualche timore per la mobilitazione russa, non gli accrescesse la difficoltà «di predicar la moderazione a Vienna», ma concluse affermando che «una guerra fra le grandi Potenze doveva essere evitata» (_G. B._, 71). Alcune ore dopo, alle 10,45 di sera, l’imperatore di Germania, che nella giornata era tornato a Berlino dal Mare del Nord, spediva allo Czar un dispaccio, amichevole e fiducioso, che terminava così: «Mi rendo conto delle difficoltà in cui il movimento della pubblica opinione ha posto Te e il Tuo Governo. Per la cordiale amicizia che da tanto tempo ci unisce, farò quanto posso per indurre l’Austria a intendersi lealmente e a conchiudere un accordo soddisfacente con la Russia. Spero che Tu mi aiuterai» (_L. Bianco_, 20). Nella notte, infine, dovettero partir da Berlino istruzioni conformi a questi discorsi e a questi propositi, se la mattina del 29 l’ambasciatore di Germania a Parigi confidava al Governo francese, _in via officiosa_, che il Governo tedesco non dismetteva il proposito di «indurre il Governo austriaco a iniziare una discussione amichevole» (_L. Giallo_, 24); e se alla stessa ora a Pietroburgo il signor Sazonoff e l’ambasciatore di Germania si scambiavano le più cordiali assicurazioni sui propositi dei propri Governi. Ecco il tenore della conversazione, secondo il dispaccio del signor Sazonoff stesso, che la riassume:

«L’ambasciatore di Germania mi informa a nome del Cancelliere che la Germania non ha mancato di esercitare a Vienna un’influenza moderatrice e che non desisterà per la dichiarazione di guerra. Fino a stamane non si ha notizia che le truppe austriache abbiano varcata la frontiera serba. Ho pregato l’ambasciatore di trasmettere al Cancelliere i miei ringraziamenti per il tenore amichevole di questa comunicazione. Lo ho informato dei provvedimenti militari presi dalla Russia, nessuno dei quali, gli ho detto, è diretto contro la Germania; ho aggiunto che non significavano nemmeno intenzioni aggressive contro l’Austria-Ungheria, ma si spiegavano con la mobilitazione della maggior parte dell’esercito austro-ungarico. Poichè l’ambasciatore si dichiarava favorevole a spiegazioni dirette fra il Gabinetto di Vienna e noi, gli risposi che ero a ciò dispostissimo, purchè i consigli del Gabinetto di Berlino dei quali egli parlava trovassero un’eco a Vienna.

«Al tempo stesso accennai che noi eravamo anche pronti ad accettare una conferenza delle quattro Potenze, che alla Germania non pareva piacere troppo.

«Dissi che, a mio parere, il miglior modo per impedire la guerra generale erano le trattative per una conferenza a quattro (Germania, Francia, Inghilterra, Italia) e un contatto diretto fra l’Austria-Ungheria e la Russia, al modo stesso circa che era stato fatto nei momenti più critici della crisi dell’anno scorso.

«Dissi all’ambasciatore che dopo le concessioni fatte dalla Serbia non sarebbe stato difficile trovare un compromesso, purchè ci fosse un po’ di buona volontà da parte dell’Austria, e purchè tutte le Potenze si adoperassero per la conciliazione».

(Comunicato agli ambasciatori in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Austria e in Italia).

Finalmente dunque la Germania faceva quel che l’Europa tutta le chiedeva da cinque giorni: metteva la sua autorità a servizio della pace e non dell’Austria. Come si spiega questo mutamento improvviso? Anche questo è un mistero. Andando per congetture, non pare improbabile che il Governo tedesco e il Governo austriaco abbiano cominciato a capire, il giorno 28, che il Governo russo faceva questa volta sul serio. Di ciò troveremmo conferma nel _Libro Rosso_ austriaco, dove si legge un dispaccio spedito il 28 luglio dal conte Berchtold all’ambasciatore austriaco in Berlino e di cui ricopio il testo dalla versione ufficiale italiana:

«Prego V. E. di recarsi _immediatamente_ dal Cancelliere dell’Impero o dal segretario di Stato e di partecipargli, a mio nome, quanto segue:

«Secondo notizie analoghe, pervenuteci da Pietroburgo, Kiew, Varsavia, Mosca e Odessa, la Russia fa ampi preparativi militari. Il signor Sazonoff ha dato veramente, come il ministro della guerra russo, la sua parola d’onore, che finora non fu ordinata alcuna mobilitazione: quest’ultimo però comunicò all’addetto militare tedesco, che le circoscrizioni militari vicine all’Austria-Ungheria, cioè Kiew, Odessa, Mosca e Kazan verrebbero mobilizzate, ove le nostre truppe varcassero il confine serbo.

«Date tali circostanze, vorrei pregare istantemente il Gabinetto di Berlino, che esaminasse l’eventuale opportunità di prevenire _amichevolmente_ la Russia, che la mobilitazione di quei distretti militari significherebbe una minaccia all’Austria-Ungheria e che perciò, se venisse realmente effettuata, tanto la Monarchia quanto l’alleata Germania dovrebbero prendere da parte loro le più vaste contromisure militari.

«Per facilitare alla Russia una eventuale resipiscenza, ci sembrerebbe indicato che un tale passo venisse fatto dapprima dalla sola Germania: pure noi saremmo naturalmente pronti ad associarvici.

«L’essere espliciti mi parrebbe in questo momento il mezzo più efficace per far intendere alla Russia l’intero significato di un contegno minaccioso» (_L. Rosso_, 42).

Il Governo austriaco incomincia dunque già a inquietarsi per gli apparecchi militari della Russia durante il giorno 28, e perciò prega la Germania di ripeter la mossa riuscita così bene nel 1909. Chi ripugni dunque dal voler attribuirgli accorgimenti e piani troppo reconditi, può supporre che la sera del 28 il Governo tedesco si sia accorto, paragonando le notizie di Pietroburgo e quelle di Vienna, che le cose si mettevano al pericolo; e che, spaventato, abbia voluto cercare qualche riparo.

VI.