La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea

Part 23

Chapter 232,082 wordsPublic domain

[128] Cito un solo luogo: «Libertà della filosofia. Essa è Indipendente, e a ciò non osta l'autorità cattolica; perchè _il cattolicismo e il cristianesimo essendo fondati sulla filosofia_ (RAGIONE), questa perciò viene ad essere indipendente e superiore. Vero è che in ordine ai misteri la filosofia dee _famulari_; MA, ubbidendo ad una potenza da sè _costituita_, ubbidisce in effetto a se stessa. A stabilire la maggioranza assoluta della religione vorrebbe abbracciarsi il sistema _assurdo_ del Lamennais sull'autorità; il qual sistema si riduce a quello dell'_ubbidienza cieca de' Gesuiti_». _Riforma Cattolica_, § CLXXIV.

[129] V. questa stessa Lezione, Parte prima.

[130] [Il celebre teologo abruzzese Giovanni Pietro P. (1794-1878), le cui _Praelectiones theologicae_ raggiunsero la 31.ª ed., 1866].

[131] _Riforma Cattolica_, § CL.

[132] [V. dello Spaventa la nota _Spazio e tempo nella prima forma del sistema di G._ (1864) In _Scritti filos._, pp. 153 ss.].

[133] GIOBERTI, _Introd._, vol. III, pag. 5-17.

[134] _Prot._, I, 34, 36, 38, 39, 40, 41; 192-3.

[135] _Prot._, I, 148.

[136] _Rif. cattol._, p. 188 già cit.

[137] [Pelasgi diceva il Gioberti le popolazioni primitive, da cui sarebbero provenuti gli etruschi (e quindi tutti i popoli italici) da una parte e gli elleni dall'altra; e la cui sede originaria («prisca Pelasgia») sarebbero state probabilmente «le falde e le pendici apennine» (v. _Primato_, I.ª ed., II, 53-4). E la civiltà pelasgica (o italo-greca) sarebbe stata la matrice di tutta la moderna civiltà europea: passata una prima volta nell'antichità classica, dall'Italia in Grecia per ritornare quindi in Italia; e poi una seconda volta mossa col cristianesimo da Roma, a cui sarebbe dovuta tornare col nuovo risorgimento del primato italiano].

[138] [Una parte di questo corso di logica lo Spaventa pubblicò infatti nei _Principii di filosofia_ (Napoli, 1867) rimasti incompiuti].

[139] Cfr. ZELLER, _Fil. d. Greci_, 2.ª parte, 2.ª metà, pag. 130 seg.; e PRANTL, _Stor. d. Logica_, sez. IV.

[140] Più comune, in questo senso: _sinagoge_.

[141] V. _Introduz._, Lez. VI [qui sopra pag. 111 e ss.].

[142] Vedi l'_Introduz._, Lez. VIII [qui sopra pag. 150 e ss.].

[143] [Per questo confronto v. pure SPAVENTA, _Da Socrate a Hegel_, pp. 89 e sgg.].

[144] V. _Introduz._, lez. VIII.

[145] V. il mio scritto: _Kant e la sua relazione colla filosofia italiana_ [negli _Scritti filos._ cit.].

[146] V. la _Nota_ in fine [p. 267].

[147] _Einleitung zu seinem Entwurf eines Systems der Naturphil._, pag. 1 [1799; rist. in _Sämmtl. Werke_, I Abth. 3 Bd].

[148] Produttivo = creativo. Produrre qui è mentalizzare, creare; chi produce e l'Intelligenza, l'Io di Fichte come identità.

[149] [HEGEL, _Phänomenologie des Geistes_, ed. Lasson, pag. 19].

[150] Gioberti dice: «riproduzione fedele dell'organismo ideale».

[151] Gioberti dice: «l'unità del logo è rifatta dalla logica».

[152] V. l'_Einleitung_ già cit., pag. 7 e segg. [V. tutta la pagina dello Schelling trad. dallo Spaventa nei _Principii di Etica_, Napoli, Pierro, 1904, pp. 41-3. Pel Krug e la sua pretesa cfr. HEGEL, _Encicl._, § 250; trad. Croce, pp. 202-3].

[153] v. nota prec.

[154] [Allusione ad AUGUSTO VERA (1813-1885), l'altro maggiore hegeliano dell'Università di Napoli, il quale era appunto di quest'avviso. Vedi R. MARIANO, _A. Vera_, Saggio biograf., Napoli, Morano, 1887, pp. 60-61. E riflette appunto il pensiero del Vera il saggio dello stesso Mariano, _La philos. contemp. en Italie_, Paris, 1868 (scritto in opposizione a questo lavoro dello Spaventa). Vedi anche sul proposito, FIORENTINO, _La filos. contemp. in Italia_, Napoli, 1876, pp. 34-5].

[155] [Loc. cit.].

[156] [Vedi la lettera dello Spaventa al fratello Silvio, in data 8 dic. 1861, nell'Appendice di questo volume].

[157] V. _Introduz._, Lez. VI.

[158] _Protologia_, I, 37.

[159] _Prot._, II, 8 segg.

[160] _Protologia_, II, 7.

[161] V. lo _Schizzo_ precedente [pag. 230].

[162] V. _Introduz._, Lez. VI, B), nota.

[163] [SPINOZA, _Eth._, I, Def. 1].

[164] V. _Introduz._, Lez. V.

[165] _Sull'ultima differenza de' sistemi filosofici_, Berlino, 1847.

[166] V. _Introduz._, Lez. V.

[167] K. Fischer [nel I vol. della sua _Gesch. d. neuern Philos._, la cui prima ed. è del 1854-77].

[168] _Dell'infinità dell'attributo_, contro il Mamiani nella Rivista _Il Cimento_, Torino, 1855 [v. i _Saggi critici_, Napoli, 1867, pag. 368 e ss.; e leggi ivi la nota a pag. 373. Vedi anche la lett. dello Spaventa al fratello Silvio del 12 maggio, 1858, nel cit. vol. CROCE, _S. Spaventa, Dal 1848 al 1861_ ecc., pp. 225 ss. e la soluzione originale della famosa controversia tra l'Erdmann e il Fischer intorno al valore dell'attributo spinoziano nella _Filosofia di Giob._, I, 348 ss.: nonchè negli _Scritti filosofici_, pp. 284 ss.].

[169] Prefaz. al _Bruno_ di SCHELLING [nella trad. della Florenzi Waddington, Milano, 1844, pag. 81].

[170] V. _Introduz._, Lez. V.

[171] Vedi le parti che ne abbiamo pubblicate B. CROCE ed io nella _Critica_ del 1906 (IV, 223, 397, 483): _Documenti inediti sull'hegelismo napoletano._

[172] Un tal Francesco Calicchio, sedicente democratico, che era stato fatto arrestare ai primi del 1861 da Silvio Spaventa, consigliere di luogotenenza e ministro di polizia, come pubblico perturbatore. Nel 1865 costui aggredì per via Toledo lo Spaventa; e fu processato e condannato. V. in difesa di lui l'opuscolo di MARZIALE CAPO, _Causa Calicchio-Spaventa_, Napoli, Stamperia del Popolo d'Italia, 1865.

[173] Vedi sopra pp. 5 e seg.

[174] Cfr. nota a p. 7.

[175] Su GIACOMO LIGNANA (1829-1891) vedi la _Commemorazione_ di B. CROCE (Napoli, 1892) negli _Atti_ dell'Accad. Pontaniana, vol. XXII, e la mia nota negli _Scritti filosofici_ di B. SPAVENTA, pp. 279-80.

[176] Vedi sopra pp. 45 e seg.

[177] Si allude al prof. Enrico Pessina. Vedi il _Discorso_ premesso agli _Scritti filos._, pp. XCVI e seg.

[178] Antonio Ciccone, n. in Saviano (Terra di Lavoro) il 7 febbr. 1808, m. il 2 maggio 1894, fu uno dei più cari amici dello Spaventa, e suo compagno d'esilio. L'opera sua più notevole i _Principj di Economia politica_, in 3 voll. Napoli. Vedi su di lui G. MIRABELLI, _Della vita e delle opere di A. C._, in _Atti dell'Accad. delle scienze morali e politiche di Napoli_, del 1897, vol. XXVIII, pp. 133-48.

[179] Luigi Carlo Farini, che fu amico e grande estimatore dello Spaventa.

[180] _Isabella_ Scano († 18 dicembre 1901) e _Millo_ (Camillo) Spaventa, tuttora vivente, furono moglie e figlio di Bertrando; Berenice una delle due sorelle, sposata al Sig. Raffaele Paolucci.

[181] È scritto nell'originale «novembre»; ma, evidentemente, per errore, avendo Bertrando incominciato le sue lezioni, di cui si parla in questa lettera, solo il 28 novembre.

[182] Cfr. sopra pag. 51.

[183] Vedi sopra pp. 52-66.

[184] Giorno in cui B. Spaventa partì in esilio.

[185] Cioè: prima di tornare in patria, a Napoli.

[186] Pasquale Stanislao Mancini, solito a siffatte iperboli. Per l'aneddoto qui accennato v. sopra p. 257.

[187] Alla lezione corrispondente alle prime pagine (67-70) della lezione 3.ª

[188] Cfr. sopra p. 70 «.... Tutte queste determinazioni sono sparse, un po' confusamente, nelle opere de' filosofi nostri e stranieri di quel tempo. Sono semplici indizii, semi e germi, i quali si raccolgono più o meno e hanno maggior vita nella coscienza di Bruno e di Campanella...».

[189] Vedi pure sopra p. 71.

[190] FEDERICO QUERCIA (di Marcianise, prov. di Caserta), n. 23 febbr. 1826, scolaro del Puoti, e in filosofia del Palmieri, come in diritto del Savarese. Fu per molti anni provveditore agli studi. Morì nel 1899. Vedi su di lui l'art, di R. DE CESARE, _Fed. Quercia e la Napoli letteraria di 40 anni fa,_ nella rivista _Flegrea_ di Napoli, II, 6. — GATTI (STANISLAO) è il noto scrittore, critico e giornalista, di cui si hanno due volumi di _Scritti varj di filosofia e letteratura_, Napoli, 1861, Stamp. Nazionale, e parecchi articoli sparsi per le riviste. V. intorno a lui in F. DE SANCTIS, _La letteratura italiana nel secolo XIX_, Napoli, 1898, p. 206, una nota di B. Croce.

[191] Procurati allo Spaventa dal discorso da lui pronunciato al Parlamento l'8 dicembre 1861; v. R. DE CESARE, _S. Spaventa e i suoi tempi_, nella _Nuova Antol._ del 1.º luglio 1893, p. 50.

[192] R. MARIANO scrive invece che quella prolusione fu per molti giovani che erano ad ascoltarla «come una rivelazione», e per lui «proprio la voce dall'alto sulla via di Damasco». _A. Vera, Saggio biografico_, Napoli, Morano, 1887, pp. 37. Essa venne inserita nel _Politecnico_ di Milano, fasc. di maggio 1862 (XIII, 199-222), ed è intitolata: _Della storia della filosofia_. Il VERA la ristampò quindi ne' _Mélanges philosophiques_, Paris, 1862

[193] Scrivendo forse la _Nota alla Prolusione_, pp. 34-41.

[194] Era rettore dell'Università Giuseppe de Luca, insegnante di geografia, e dal 1884 incaricato anche dell'insegnamento della statistica; autore di varii libri di geografia.

[195] M. MONNIER in un suo art. _Le mouvement italien à Naples de 1830 à 1865_, della _Revue dea Deux Mondes_ (15 avril 1865, p. 1038), accenna a «deux petites émentes» che sarebbero state suscitate nel 1861 dai professori privati e qui, n'ayant pu fournir leurs titres, avaient perdu leur gagne-pain» — «La première fut un soulévement d'étudians qui sifflérent leurs maîtres en criant à la fois: _À bas De Sanctis! à bas Hegel! à bas le Pape-roi!_ Le ministre et le philosophe étaient injuriés, comme on volt, en pieus compagnie». — E questa prima (nonostante la discrepanza delle date) deve corrispondere alla dimostrazione di cui parla lo Spaventa in questa e nella VI lettera. Dell'altra, dovuta a un cotal fanatico predicatore della chiesa del Salvatore (vicina all'Università), ricordata anch'essa, più avanti, in queste lettere dello Spaventa, così scrive il MONNIER: «La seconde émeute fut plus grave, elle vint du dehors. Excitée par an prêtre, la populace, armée de pierres et de couteaux, même de pistolets, se rua sur l'université, dont elle envahit les salles. Il y ent des vitres cassés, du sang versé. La garde nationale dut intervenir. On était encore en révolution, et l'on so permettait quelques vivacités de polémique. Le prêtre fut mis en prison; on lui conseilla de ne plus faire de philosophie en chaire, et on l'acquitta». — Questo tumulto avvenne il 15 marzo '62 e vi s'accenna nella lettera di Silvio a Bertrando Spaventa, più sotto riportata, del 20 marzo 1862 (lett. XI), responsiva ad una lettera di Bertrando andata smarrita. Cfr. anche la lett. XII.

[196] Al solito!

[197] Un tal Silvio Verratti, anche lui democratico di professione e autore di libelli contro Silvio Spaventa. È morto or è qualche anno. «Zuppetta» è Luigi Zuppetta, repubblicano e professore pareggiato di diritto penale. «De Boni» sarà il noto Filippo de Boni, di Feltre (1820-1870).

[198] Il Nicotera era tra i capi del partito democratico nell'Italia meridionale; e tra lui e lo Spaventa era odio fierissimo.

[199] Sul motivo di queste dimissioni vedi ciò che lasciò scritto Giovanni Lanza, in TAVALLINI, _La vita e i tempi di G. L._, Torino, Roux e C., 1887, vol. I, pp. 275-6, e la lettera di C. Cadorna al Lanza, ivi, II, 278 e sgg.

[200] Il prof. Andrea Angiulli di Castellana (prov. di Bari), n. il 12 febbraio 1837, m. a Roma il 2 gennaio 1890; il quale potè, mercè l'appoggio dello Spaventa, andare quell'anno a Berlino pel perfezionamento negli studi filosofici. Giacchè l'Angiulli allora era anche lui hegeliano; e da Berlino il 15 dicembre '62 scriveva allo Spaventa: «Qui in generale si avverte una certa reazione contro gli studi filosofici. La cattedra di Trendelemburg è la più numerosa, appunto perchè si crede di restare con lui nel concreto; ma io vedo però che dalla sua scuola escono giovani, i quali di filosofia non sanno che dilettarsi su quistioni di qualche categoria, e, campati in aria così come è campato il movimento del maestro, credono di dare fondo all'universo e di rovesciare il colossale monumento dell'idealismo assoluto. Ogni volta che m'incontra di osservare la leggerezza di qualcuno qui, mi nasce forte nell'animo la speranza, che noi forse potremo riprenderci un dì il primato della filosofia in Europa, presentandola in una forma più compiuta e più armonica. Il che avverrà per mezzo della libera speculazione, di cui siete così degno maestro costì. Chè oramai i vecchi cenci della filosofia pretesca possono spacciarsi coi ferravecchi». Questa lettera ora è stata pubblicata integralmente dal CROCE nella _Critica_, IV (1906), 232. Sull'Angiulli vedi l'art. di G. A. COLOZZA nel _Dizionario illustr. di pedagogia_ di Credaro e Martinazzoli: e l'opuscoletto di F. ORESTANO, _Angiulli_, Roma, 1907 (_nella Bibl. Pedag. de «I diritti della scuola»_).

[201] Francesco Brioschi, allora segretario generale della Pubblica Istruzione.

[202] Per il ministero Rattazzi-Sella-Depretis, costituitosi il 3 marzo 1862.

[203] Gustavo Benso marchese di Cavour, fratello maggiore di Camillo, filosofo rosminiano, in politica moderatissimo. Di lui ci restano un volume di _Fragmens de Philosophie_ (Torino, Fontana, 1841) e un _Saggio sui principj della morale_, nel _Cimento_ del 1852, oltre alcuni altri articoli minori nella stessa Rivista e altrove. Per notizie su di lui vedi D. BERTI, _Cavour avanti il 1848_, Roma, 1886, e il mio _Rosmini e Gioberti_, Pisa, Nistri, 1898, pp. 156-7.

[204] La _Storia Universale_, di cui la prima edizione uscì a Torino, pei tipi del Pomba, negli anni 1838-46, in 35 volumi.

[205] Liborio Romano (1794-1867), ultimo ministro degl'Interni dei Borboni di Napoli, che, dopo aver fatto partire Francesco II, invitò Garibaldi, e aiutò per qualche tempo il dittatore nel difficile governo di Napoli.

[206] Sul Tari v. uno scritto di B. Croce nella rivista _la Critica_, V (1907), 365-6.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Trendelenburg/Trendelemburg e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.