La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea
Part 15
In una Introduzione come la mia, il cui tema principale era la esposizione del pensiero filosofico italiano, io non poteva trattare più ampiamente questa materia della filosofia tedesca. Dissi un po' di Kant; ma quasi niente di Fichte, Schelling ed Hegel. E pure chi non sa il significato di questi filosofi nella storia della filosofia moderna, non può farsi un concetto giusto e adeguato della filosofia italiana di questi tempi.
Nel mio _Corso di Logica_, che fece séguito immediatamente all'Introduzione, io dovei ritornare su questa materia, perchè, volendo giustificare il concetto che io m'era formato di questa scienza, stimai di non poter ciò fare altrimenti che coll'esporre in poche lezioni il suo sviluppo storico; e giacchè un tal concetto si fonda nel nuovo indirizzo della filosofia dopo Kant, questa parte storica dovea versare principalmente nella filosofia tedesca.
Io do qui questa esposizione come appendice all'Introduzione. Avrei potuto abbreviarla anche di più, togliendo quelle parti, che non hanno una relazione diretta col fine, per cui la inserisco in questo volume. Pure l'ho lasciata tal quale, perchè da un lato si veda chiaro tutto il mio pensiero, e dall'altro il lettore abbia come un saggio di questo corso di logica, che forse — quando che sia — mi risolverò di pubblicare[138].
Questa esposizione è una brevissima storia della filosofia (occidentale), considerata da un certo punto di vista: dal punto di vista logico. Anche sotto questo aspetto esso può servire di chiarimento al soggetto principale della Prolusione e dell'Introduzione.
PRELIMINARI.
1. La logica è la scienza delle categorie. Scienza, vuol dire sistema. Il problema della logica è dunque il _sistema delle categorie_.
Ma cos'è, e come è possibile il _sistema_?
Per Aristotele sistema era apodittica (la necessità che dimostra se stessa: la necessità razionale). La sua logica (più esattamente: l'intento principale dei suoi scritti logici) era la esposizione dell'apodittica: una propedeutica scientifica, ovvero un esperimento che il pensiero umano deve fare, appunto nell'apodittica, dell'unità dell'universale e del particolare, la quale viene poi conosciuta ontologicamente come Principio (nella metafisica)[139].
Anche per noi la logica è la esposizione del sistema come tale (della sistematica): cioè _teorica della scienza_. Ma è anche altro; cioè _metafisica_.
Per Aristotele la logica, sebbene avesse in sè un fondamento nella metafisica (nella filosofia prima), pure era semplice avviamento a quella. Era dunque fuori della scienza (del sistema), cioè semplice _analitica_: una teorica dell'apodittica, senza apodittica.
Per noi la logica è la stessa filosofia prima, la stessa metafisica; non propedeutica, ma — come teorica della scienza o sistematica — la scienza fondamentale: non fuori del sistema, ma parte essenziale e principale del sistema.
Dire adunque _scientificamente_ cosa sia scienza o sistema è, per noi, tutta la Logica. La logica finisce nel concetto di sistema; il Logo è il sistema come sistema.
2. Intanto io credo utile far intendere _anticipatamente_ cosa sia sistema. E farò nel modo seguente.
Dimostrerò, che il sistema come tale — la sistematica, e quindi il sistema della logica (la soluzione del problema logico, cioè della unità organica delle categorie) — non è possibile, che secondo il nostro punto di vista; cioè secondo il nostro modo di intender l'essere, il vero essere, e quindi la stessa logica; e che tutti gli _altri punti di vista_ rendono impossibile il _sistema_, e non risolvono il problema della logica. Io farò, brevemente, la critica di questi punti di vista, non per rigettarli assolutamente, ma piuttosto per far vedere che il nostro è il loro risultato necessario, e che esso solo può risolvere il problema; e come non è un punto opposto agli altri, ma contiene in sè gli altri.
Fare la critica di questi punti è fare la storia del problema del concetto e del metodo della logica, e in gran parte della stessa filosofia.
E avere così, mediante la critica, il concetto vero di sistema — il concetto vero della logica —, non è un modo assolutamente estrinseco di giustificare questo concetto. Sistema è in sè sviluppo, critica, storia. La logica, come sistema del semplice pensare, è la storia e direi quasi il dramma del semplice pensare: quella che davvero merita il nome di _storia pura ideale eterna_. A questo modo noi avremo il concetto di sistema come sviluppo di se stesso; cioè in quanto si forma e si fa realmente o storicamente quello che è. La scienza, infatti, è essenzialmente storia, perchè è ragione, assoluta ragione; e la ragione è assoluta, in quanto è risultato necessario di se stessa. In questa natura della ragione si fonda la necessità della storia della scienza: la necessità della storia in generale. La storia, si dice, serve a far conoscere il presente mediante la conoscenza e la critica del passato. Perchè? Perchè il presente, il vero presente, è la verità del passato: è il passato, in quanto _inverato_. Il che vuol dire, che il presente senza il passato è qualcosa d'astratto, e perciò non è assoluta ragione. L'assoluta ragione è appunto questo _continuo presente_, che senza storia non è niente, e la cui concretezza è la storia stessa.
I.
FILOSOFIA ANTICA.
Filosofare è spiegare (conoscere) l'ordine, la connessione, la relazione delle cose.
_a_) La filosofia greca prima di Socrate considera solo l'_ordine naturale_ delle cose, la _natura_, la _natura delle cose_, la _realtà naturale_: in generale, l'_Essere_, l'_essere naturale_.
L'Essere è
1. semplice _essere_ naturale, essere e principio immutabile delle cose: cioè _principio materiale_ (Ionici), _numero_ (Pitagorei), _puro essere_ (Eleati).
2. semplice _divenire_ naturale: principio della mutazione delle cose: cioè _semplice indeterminato divenire_ (Eraclito), _divenire materiale_ (Empedocle, Atomisti), _divenire sopramateriale_ o come intelligenza (Anassagora).
3. _essere cosciente_ naturale. Il principio di Anassagora (il suo Noo), come _intelligenza naturale_, è il soggetto (la _realtà cosciente_) immediato, l'uomo come _individuo_: il principio della Sofistica.
Tutta questa filosofia è filosofia naturale:
1. perchè considera solo la realtà naturale. La realtà cosciente, infatti, è considerata come realtà naturale (aequa, numero, ecc.); non è distinta chiaramente dalla naturale, e molto meno messa sopra la naturale. Così la _giustizia_ pei Pitagorei è un numero, etc.
2. perchè _conosce_, ma senza _riflettere sul conoscere_, sul _processo e autorità del conoscere_, senza _conoscere il conoscere_; cioè senza _conoscenza di sè_.
Conoscere è _realtà cosciente_. Conoscere il conoscere è conoscere la realtà cosciente.
Tutta questa filosofia è dunque semplice conoscenza della _realtà naturale_: dell'_ordine naturale_ delle cose. In essa non era possibile la logica; perchè la logica è _conoscenza della conoscenza_. La stessa Sofistica, avendo per principio il soggetto _individuale_, non _universale_, non poteva aver _logica_, ma solo _rettorica_. La quale pure è già qualcosa: è come il bozzolo della logica.
_b_) Socrate, il primo si eleva all'_orizzonte_ della logica, elevandosi dal conoscere naturale al conoscere a _concetti_, dall'_oggettività_ naturale alla _oggettività ideale_. Questa è insieme l'essenza delle cose e l'essenza del pensiero (è questa, in quanto quella). D'ora innanzi il problema principale della filosofia è la _relazione ideale_ (_logica_) delle cose, non più la _naturale_.
Platone sostanzializza i _concetti_ socratici: le _idee_. Ne fa un mondo, ordinandole mediante la _dialettica_; i cui momenti sono: _scendere_ dalle superiori alle inferiori mediante la _dieresi_ di quelle, e _salire_, al contrario, mediante la _sinagoga_[140] delle inferiori: _dall'uno a' molti, e da' molti all'uno_.
Socrate e Platone attendono più alla forma della universalità che al contenuto. Platone non distingue nettamente i concetti, il cui contenuto è universale e non intuitivo, da quelli il cui contenuto è particolare e intuitivo: i concetti _puri_ dai _rappresentativi_.
Aristotele li distingue: categorie. Mediante le categorie si _intende_, si _concepisce_ la _rappresentazione empirica._ Ma altro è quello, che fa concepire (la categoria); altro è l'_atto del concepire_, del pensare, del ragionare, del provare. Quindi _materia e forma_ del pensare: materia e forma _logica_.
Quindi due parti o elementi della logica: cioè categorie, e forme del pensare (concetto, giudizio, sillogismo: prova). Quella è più metafisica; e val quanto dire si accosta e s'intreccia più colla metafisica aristotelica. Questa è più logica. Non dico già che Aristotele abbia fatto una logica così. Si sa che ciò che si è chiamato _Organo_ non è altro che la _raccolta_ de' suoi scritti logici. Ma quel che voglio dire è, che la distinzione tra materia e forma logica ci è in Aristotele, e che in Aristotele «logica» importa principalmente studio della _forma logica_.
Quel che manca in Aristotele, è la soluzione del problema della relazione tra la categoria, senza di cui niente s'_intende_, e l'atto o la forma del pensare: tra la materia e la forma logica: in altri termini, tra la metafisica e la logica.
La logica aristotelica non è _formale_, nel senso moderno di tal vocabolo; ma si presta a diventar formale. Non è formale, perchè non è opposta alla metafisica; si presta a diventar formale, perchè non determina la relazione tra la materia e la forma del pensare.
Che non si opponga alla metafisica, tutti l'ammettono ora; anzi taluno crede, che non solo non ci sia opposizione in Aristotele tra logica e metafisica, ma invece una unità fondamentale; giacchè il concetto della _sostanza_ è insieme _categoria ontologica suprema_ e l'_essenza_ del sillogismo.
Ora è vero, che il concetto della sostanza ha un tal valore in Aristotele; ma da ciò non segue, che egli abbia determinato la relazione tra la materia e la forma del pensare; come dicendo in generale: lo _stesso essere_ sotto due aspetti[141], non determina davvero la relazione tra questi due aspetti. Dice che sono _uno_; ma, non _traendoli_ dall'uno, non li _distingue_, nè li fa _uno_ davvero. Pare a me che il non determinare quella relazione sia appunto il difetto del sistema aristotelico; e che tal difetto sia quello stesso che si è chiamato dualismo di forma e materia (universale e particolare), la cui unità, — cioè il punto oscuro e non inteso, — è, come si sa, la _sostanza_.
Il concetto della sostanza è _oscuro_; non inteso, ma presupposto. Questa posizione corrisponde a quella della _non unità_ e della _non opposizione_ tra logica e metafisica. Non vi è unità, perchè la sostanza non s'intende; non vi è opposizione, perchè la sostanza è presupposta. Perciò, come ho già detto, questa logica non è formale, ma si presta a diventare formale.
Per la stessa ragione, questa logica non è metafisica, ma si presta ad essere metafisica.
Questa _indifferenza_ ha la sua radice nel dualismo aristotelico di forma e materia.
II.
FILOSOFIA MODERNA.
La filosofia antica è essenzialmente considerazione dell'oggetto (della natura). Lo considera prima _naturalmente_; poi _idealmente_. Nella prima considerazione il naturale è principio del naturale, il fatto del fatto. Nella seconda il principio è l'oggettività ideale, che _trascende_ la naturale; il fare che trascende il fatto.
Originariamente essa non è conoscenza della _realtà cosciente_, come la filosofia moderna. Questo problema nasce in essa per risolverne un altro, che è il principale. Perciò è inteso in altro modo che nella filosofia moderna; è piuttosto il problema della _realtà saputa_, che della _realtà cosciente_.
La filosofia moderna, al contrario, è essenzialmente considerazione del _soggetto_, della realtà cosciente, dello spirito. Si sa come per istinto (per tutta la esperienza da Talete a Cartesio), che, spiegato questo, tutto è spiegato.
Essa procede rispetto alla _realtà cosciente_, al nuovo oggetto, come l'antica procedeva rispetto all'oggetto antico, alla realtà naturale.
Da prima spiega il fatto col fatto; considera la realtà cosciente — la psiche, il conoscere — naturalmente, come qualcosa d'immediato[142]. — Dommatismo.
Poi spiega il fatto col _fare_; studia il fatto intero e assegna come principio ciò che trascende il fatto; considera la realtà cosciente _idealmente_. — Criticismo. — Il fare qui è il _puro conoscere_ trascendentale. — Kant.
Come il _concetto_ socratico (oggettività ideale) _trascende_ la realtà naturale, che si vuol spiegare, è la _realtà pura_, l'Idea; così il _puro conoscere_ kantiano (categorie, intuizione pura, unità sintetica _a priori_) _trascende_ il conoscere, la realtà cosciente come esperienza.
Socrate fonda il trascendentalismo antico; Kant il moderno.
Questa è la ragione, per cui Kant si chiama il Socrate moderno, e Socrate il Kant antico[143]. Ma tra l'antico e il moderno ci è infinita differenza; giacchè la filosofia antica è considerazione prima _naturale_ e poi _ideale_ della realtà naturale; la moderna è considerazione prima _naturale_ e poi _ideale_ della realtà cosciente. Perciò così il naturalismo come l'idealismo antico si diversifica dal naturalismo e dall'idealismo moderno. L'uno e l'altro nell'antichità sono oggettivismo; ne' tempi moderni, soggettivismo. E nello stesso modo il dommatismo antesocratico differisce dall'antekantiano, come il dialettismo socratico dal kantiano.
_A_) Vediamo ora cos'è la logica in questa nuova _posizione_.
Nell'antichità non poteva essere che quel che fu; giacchè, mancando la conoscenza diretta della realtà cosciente, non era possibile la soluzione del problema sulla relazione tra materia e forma.
Ora, come nell'antico naturalismo non fu possibile la logica, e cominciò solo con Socrate, così nel nuovo naturalismo (da Cartesio e Bacone a Kant) non fu possibile la _nuova_ logica, la logica corrispondente alla _nuova posizione_ (problema della _realtà cosciente_); si riprodusse solo e si continuò l'antica logica (modificata più o meno in bene o in male, ma, in sostanza, la stessa sempre).
Il nuovo naturalismo considera la _realtà cosciente_, il _conoscere_, come qualcosa di _naturale_, o un _fatto_; come _essenza, sostanza, causa_: come qualcosa d'_immediato_.
Quindi due tendenze:
Realtà cosciente come _Idea innata_; Realtà cosciente come _Senso_.
Idea innata e Senso sono due _immediati_.
Quindi due metodi, due principii, due indirizzi:
Idealismo ed empirismo; processo a priori e processo a posteriori; assioma o immediato ideale, ed esperienza o immediato sensibile; deduzione (metodo matematico), e induzione; discorso dalla causa all'effetto, dal principio alla conseguenza, e dall'effetto alla causa, dalla conseguenza al principio.
La spiegazione è sempre la relazione causale: il _pensare_ come _causare_[144]. Hume, infatti, nel quale questo naturalismo si dissolve, indirizza il suo scetticismo principalmente contro la _relazione causale_. Negata la causalità, è negata tutta questa filosofia naturale.
È spiegata così la realtà cosciente?
La _coscienza_ non è un _essere naturale_, non un _immediato_ semplicemente; non un semplice _effetto_; non risulta da quel che non è coscienza, da quel che è semplice realtà (il pensare non risulta dall'essere, il fare dal fatto); non risulta dall'_idea innata_; non risulta dall'_impressione sensibile_. Dunque, così non è spiegata.
Come l'antico naturalismo si dissolve nella sofistica, così il nuovo si dissolve nello scetticismo di Hume.
_B_) KANT.
Il conoscere, la realtà cosciente, dice la Sofistica, non può essere spiegato dall'acqua, dall'aria, dal numero, dal puro essere, dal divenire, dallo stesso noo di Anassagora. Dunque, _nego_ il conoscere, l'oggettività del conoscere; giacchè, se deve essere spiegato da que' principii, cioè _naturalmente_, non si può spiegare; e se uno di que' principii, cioè la _natura_, è il vero principio, il conoscere, non potendo essere spiegato da questo principio, non ci è. — Ora, _negare_ il conoscere è già _affermarlo_; è dire: io _conosco_ di non conoscere. La proposizione: _non conosco_, presa dommaticamente, è un giudizio categorico, e perciò _conoscere_. Questa proposizione, dunque, annulla se stessa, se si prende assolutamente. Questa contradizione è la Sofistica. Il conoscere sofistico è un conoscere che non è vero conoscere; è opinione, conoscere individuale, soggetto empirico. — Pure la Sofistica ha un lato vero. Quando essa dice: _non ci è il conoscere_, dice ciò nella sua posizione _storica_, cioè reale, vera; per intendere la Sofistica, non bisogna astrarla da questa posizione. Ora in questa posizione essa, dicendo _non conoscere_, vuol dire _non conoscere_ nel senso della filosofia naturale, e non già _negazione assoluta_ del conoscere; e perciò è una negazione che non è annullamento: non è una negazione _dommatica_ (come quando si dice: non ci è il conoscere, _ut sic_), ma in sè semplicemente _critica_; non è in sè _dommatismo_, ma, se posso anticipare la frase, _criticismo_: la critica della filosofia anteriore. Questo è il lato vero della Sofistica. Il falso è la negazione presa assolutamente, cioè come annullamento; la critica presa come dommatica, cioè come non più critica, il _non essere_ preso come il _niente_, e non già come avviarsi al vero essere; come _annullarsi_ e non già come _inverarsi_.
La critica, come inveramento e non già come annullamento (Sofistica), la critica, come vera critica, è Socrate. Socrate è la verità della Sofistica. Socrate nega la filosofia naturale, come la Sofistica; ma, negandola, pone il nuovo principio: il _concetto_. La negazione _fissata_, cioè presa assolutamente, è l'individuo sofistico; la negazione _risoluta_, cioè come inveramento, è la _coscienza_ e il _conoscere socratico_: il _conoscere a concetti_.
Hume ha, rispetto alla filosofia anteriore da Cartesio e Bacone e rispetto a Kant, la stessa posizione che la Sofistica ha rispetto al naturalismo greco e a Socrate. Lo scetticismo di Hume come proposizione dommatica è la nuova Sofistica; come _critica_ è _inveramento_, è Kant. In Hume la filosofia moderna nega se stessa come _filosofia naturale_; e in Kant afferma se stessa come _filosofia del conoscere_, come filosofia critica, cioè come _filosofia della_ POSSIBILITÀ _del conoscere_.
Socrate, dunque, fonda la filosofia della POSSIBILITÀ _della realtà saputa_, e quindi indirettamente della realtà cosciente: _ontologismo trascendentale_.
Kant fonda la filosofia della POSSIBILITÀ _della realtà cosciente_ direttamente: _psicologismo trascendentale_.
Socrate dice: la possibilità della realtà saputa è il _puro saputo_, il _puro conosciuto_, il _puro intelligibile_, il _concetto_, l'universale, l'oggettività ideale. — Quindi l'Idea platonica (ὄντως ὄν). (quindi l'Idea aristotelica: la Sostanza (οὐσία): unità di materia e forma: non vera unità, appunto perchè Ente.
Kant dice: la possibilità della realtà cosciente è la _pura coscienza_, il _puro conoscere_, il _puro sapere_, il concetto, l'universale, l'idea, ma come _sapere_, come Io, _Io penso_, soggetto, e non già come saputo, non-io, oggetto.
Socrate pone il concetto, l'universale, il _pensare_ come pensato, come _essere_.
Kant lo pone come _pensare_, come _atto_ del pensare che è psiche, dell'_Io penso_, come _forma_ dell'_Io penso_.
Concetto, universale, categoria (determinazione universale delle cose, determinazione ontologica, metafisica) = _forma del pensare_, dell'_Io penso_ (forma logica); cioè _materia logica_ = _forma logica_; _metafisica_ = _logica_: tale è _in sè_ il kantismo.
Ma solo _in sè_. È il nuovo _orizzonte_ della filosofia. Ma Kant — il criticismo kantiano — è inferiore alla sua _potenza_; come il _concetto_ socratico è in sè il platonismo e l'aristotelismo e altro, ma, come attività puramente socratica, è meno della sua _potenza_.
In Socrate il _concetto_ è tutto nell'attività del soggetto filosofante, nell'attività _induttiva_; non è ancora sistema delle idee, cioè _dialettica_ platonica (dialettica dell'Ente stesso); non è ancora _metafisica_ (Aristotele). Dialettica e metafisica sono come assorbite nell'_attività_ socratica, soggettiva, dialogica.
In Kant, più che l'unità della metafisica e della logica, si ha l'assorbimento della metafisica nella logica, nella nuova logica: nella logica dell'_Io penso_ come semplice Io, del soggetto come semplice soggetto (e perciò non vera logica, in quanto non è logica e metafisica). È nuova logica, perchè la categoria è _forma_ (_attività_) dell'_Io penso_; non è vera logica (vera nuova metafisica), perchè la categoria così, come semplice forma dell'Io, del semplice soggetto, non è determinazione della _cosa in sè_ (noumeno), ma solo della cosa _rispetto a noi_, o in quanto conosciuta da noi (fenomeno). La logica kantiana è, come è stato detto, _metafisica del fenomeno_, non dell'Ente.
Qui ci è del vero e del falso. Il vero (il nuovo) è aver posto la categoria come _forma_ (_attività_) dell'Io. Il falso è aver preso il semplice Io, il semplice soggetto, e aver opposto ad esso la _cosa in sè_, distinguendola dalla _cosa per noi_, alla quale sola compete la categoria.
La _cosa in sè_; cioè considerare il puro conoscere come non assolutamente puro; il conoscere trascendentale come non assolutamente trascendentale; il _fare_, non come assoluto fare, ma come ancora _fatto_, e perciò non come assoluta trasparenza; l'Io o la Psiche, non come Io o Psiche assoluta, ma come Io o soggetto finito, semplice _coscienza_, tale è il difetto del kantismo, la sua contradizione: la contradizione colla sua stessa _posizione fondamentale_ (_unità sintetica originaria_).
_Unità sintetica originaria_: questo è il fondamento e la possibilità della nuova logica, di quella che è logica e metafisica; della nuova metafisica (non più dell'_Ente_, nè del solo _fenomeno_, ma della _Mente_).
_C_) FICHTE.
1. Vediamo lo sviluppo della nuova posizione: della posizione kantiana.
Unità sintetica originaria vuol dire: unità che produce e unisce gli opposti. È dunque unità come _assoluto fare_; e, come assoluto fare, è _posizione di se stessa_. È la vera _apriorità_, l'assolutamente Primo, appunto perchè è _prima e dopo_ gli opposti. Come tale è in sè ciclo: sillogismo. L'apriori cartesiano è un falso apriori; è un dato naturale, un a posteriori. L'unità sintetica originaria è unità dell'apriori e dell'a posteriori (Cartesio e Bacone).
Ma Kant stesso non intende l'unità sintetica originaria come assoluta produzione, come produzione di sè: ciclo, sillogismo. La intende come semplice _giudizio_[145].
_Giudizio_ (κρίσις) non è semplice unità, unità meramente immediata, ma _unità che si distingue_ in se stessa, unità nella _forma della distinzione_. L'unità non è annullata, ma permane e si _mostra_ come _distinzione_. Ma non è la vera unità, perchè non è _integrazione_ della distinzione, e perciò _rintegrazione_ di sè stessa. Tale è solo il _sillogismo_. Il _giudizio_ non è assoluto fare, il vero pensare; ma è fare _e_ fatto, pensare _e_ essere. È _pensare_, in quanto _distinzione_; è _essere_, in quanto unità. Distinzione come _pensare_ (nella forma del pensare; distinzione _pensata_), e unità come _essere_ (nella forma dell'essere): tale è il _giudizio_.
Il _giudizio_ è, dunque, unità parziale tra intelletto e senso, soggetto e oggetto. Quindi il soggetto ha un limite nell'oggetto, l'_Io_ nel _non-io_. Questo limite è la _cosa in sè_.
Quindi la _realtà cosciente_ non è per se stessa, ma per qualcosa che non è essa stessa e che la limita: per qualcosa di _naturale_.
Ciò vuol dire, che essa non è _realtà cosciente_; che è _fatto_, non fare, non farsi.
Dunque, così, la realtà cosciente, il conoscere, non è spiegato. E perciò il problema della logica non è sciolto.
Ora Fichte dice: realtà cosciente, in quanto unità sintetica originaria, è _assoluto fare_: è _autocoscienza_, e come tale, _produzione assoluta di sè_.