La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea

Part 14

Chapter 143,336 wordsPublic domain

Questo luogo ed altri simili delle _Postume_ contengono come il punto di conversione o una nuova piega della mente di Gioberti; sono un'ingenua confessione della insufficienza della sua prima maniera di filosofare, e una condanna perentoria di quel che il maestro con tanta enfasi e i discepoli con tanto fracasso hanno chiamato il _puro ontologismo_. Se Gioberti non fosse morto così presto, e avesse avuto il tempo e l'agio di raccogliersi in se stesso e ordinare in una forma scientifica tutto quel gran caos delle _Postume_, sarebbe stato uno spettacolo davvero curioso il vedere l'accoglienza, che tutta la gran folla raccolta sotto la _bandiera dell'Ente_ avrebbe fatto al Sistema del _psicologismo trascendente_. Quante innocenti illusioni sarebbero cadute! Quanti castelli in aria, quante gran riputazioni non sarebbero ora altro che _pulvis et umbra_!

3. La scienza, in quanto ha per oggetto l'Idea, si dice _ideale_. Ora l'Idea ha due lati: l'intelligibile e il sovrintelligibile. Dunque la scienza ideale ha due parti: la filosofia e la teologia; l'una è la scienza dell'intelligibile, e l'altra del sovrintelligibile. E, giacchè il sovrintelligibile è superiore all'intelligibile, la teologia è superiore alla filosofia.

Questa superiorità consiste in ciò, che la _rivelazione_ o la _parola_ (quindi la teologia) è superiore alla _ragione_ (filosofia), e la ragione non è ragione, non è riflessione, senza la parola.

Questa relazione si converte poi in un'assoluta dipendenza della filosofia dall'_autorità esteriore_. Infatti, dice Gioberti, «la rivelazione è _definita e determinata_ dalla Chiesa, e il capo visibile della Chiesa — il principio organico da cui dipende l'unità futura del mondo» (se non dell'Italia!) «è il Papa; tolto il _magisterio autorevole_ e le _formole ecclesiastiche_, la filosofia non saprebbe dove pigliare gli elementi integrali dell'Idea». «Quindi il dovere di conservare questi elementi, quali le vengono suppeditati da quelle formole; perchè la scienza (cattolica; e si dee chiamare così, essendo vano il cercarla fuori della società divina, privilegiata di questo nome) vuol essere _ordinata_, e l'ordine importa _regola ed autorità_. La regola risulta dai _principii_ e dal _metodo_; e la Chiesa» (e quindi il Papa) «mantiene i _veri_ principii e il _vero_ metodo, conservando inalterabile il deposito affidatole delle _verità razionali_, e mettendolo in sicuro co' suoi _oracoli_». Credo che nel medio evo non si sia parlato così chiaro ed aperto! Contuttociò, continua a dire Gioberti, non si deve giudicare, che la filosofia non sia _libera_, e che il vero razionale, che è il suo oggetto, dipenda dall'autorità. Imperocchè, in primo luogo, «senz'_ordine_ non vi ha _libertà_ verace. La libertà richiede che si lasci allo spirito umano l'esercizio _legittimo_ delle sue potenze» (manco male!). «Quindi la scienza (cattolica) è anco libera, perchè il campo della speculazione è amplissimo fra tutti, e _salvo i capi fermati dal magistero legittimo_, l'ingegno umano può spaziarvi a piacimento: _limitazione_ tanto _propria_ alla _libertà_ quanto avversa alla _licenza_; giacchè la scienza non può esser libera, se non è ben _sicura_ della propria esistenza, e se vien piantata in base _incerta e vacillante_. Oltre a ciò, l'uomo è destinato più ad operare che a speculare, e la speculazione vuol essere indirizzata all'azione. Ora, se la scienza avesse il _diritto di porre in dubbio o rigettare la verità_, in cui si fonda ogni vivere pubblico e privato, l'operare diverrebbe impossibile e _crollerebbe tutto il mondo civile_; ecc. ecc. In secondo luogo, la filosofia riceve sì la sua _materia_ dalla parola; ma ricevutala, l'apprende immediatamente per la sua intrinseca luce; l'uomo ammette gl'intelligibili, non già solo in virtù di essa parola autorevole, ma per l'_evidenza lor propria_ (nell'intuito), di cui la parola è l'occasione eccitatrice e non la cagione nè la dimostrazione. L'Idea è veduta immediatamente in se stessa. E in ciò consiste la differenza essenziale tra la filosofia e la teologia; giacchè le verità soprannaturali, che sono oggetto di quest'ultima, dipendono dalla parola rivelata; non la provano, ma ne vengono provate; non s'_intuiscono_, ma si _credono_».

Questo temperamento è una contradizione, e non mitiga punto l'orrore, che ogni libero filosofo deve avere per una simile dottrina. E difatti qui sono da notare due punti principali: l'_evidenza intrinseca_ del vero razionale, e l'_autorità estrinseca_, alla quale spetta il _principio_ e il _metodo_ della filosofia. Come si accordano essi? In filosofia o tutto (e quindi anche, anzi specialmente, il principio e il metodo) deve essere _intrinsecamente evidente_, o la filosofia non è filosofia. Il principio e il metodo sono la filosofia stessa; e ammettere l'evidenza in tutt'altro, fuorchè nel principio e nel metodo, equivale a non ammetterla di nessuna maniera. Questa dottrina — rigettata poi dallo stesso Gioberti[128], e contraria al vero concetto del conoscere[129] — è _illogica_, e _pericolosa_. _Illogica_: perchè la scienza per esser libera, deve provare da sè la propria base ed esistenza. _Pericolosa_: perchè si confonde l'attività _scientifica_ colla _politica_. Io, di certo, non posso negare la legge mediante l'_azione_; ma posso indagare se essa sia razionalmente giusta. La filosofia è _investigazione_, non azione politica, e l'unica autorità che essa deve ammettere è quella, che è riconosciuta tale per intrinseca evidenza. E già a questo s'incammina anche lo Stato; e perciò legge autorevole è solo quella, che è consentita liberamente dal suffragio de' cittadini, che devono eseguirla.

È questo il vero Gioberti? Lo domando a voi. Lascio stare, che con questa dottrina dell'_ordine_ applicata alla filosofia sarebbe giustificato perfino il rogo di Bruno in pieno secolo decimonono. Quel che voglio far osservare, si è che Gioberti qui sottomette la filosofia alla teologia _positiva_, come si suol dire: alla teologia del Padre Perrone[130], e simili organi del _magistero autorevole_ e delle _formole ecclesiastiche_. Ora nel vero Gioberti la teologia, la vera teologia, — non la _volgare_, come dice egli stesso, cioè appunto la _positiva_, — non è altro che filosofia: la _filosofia della rivelazione_. Certamente la filosofia, come l'ultima e suprema attività dello spirito, presuppone e quindi dipende da tutto: _parola, società, Stato, religione_, ecc.: ma contuttociò, anzi appunto perciò, trae la sua luce, la sua autorità, solo da se stessa, cioè, dal libero pensiero, dalla libera riflessione.

A coloro, i quali fanno consistere tutto il progresso nelle conversioni politiche, e che quasi in tutto il resto e principalmente nella filosofia non vanno al di qua nè al di là del medio evo, e in quest'opera, ch'essi chiamano di _conciliazione_, e che è una flagrante contradizione tra la teorica e la pratica, tra la scienza e la politica, si fanno scudo dell'autorità di Gioberti, vorrei raccomandar la lettura di tutti que' luoghi delle _Postume_, ne' quali il nostro filosofo discorre liberamente, senza diplomazia e quasi in veste da camera, della falsità della teologia positiva e della vera relazione tra la fede e la scienza, la religione e la filosofia. Io noto qui solamente, che quel che nel luogo sopra citato è detto _domma, base certa e sicura, autorità_, e simili, ne' nuovi luoghi apparisce appena come _germe, potenza_, o, in quanto determinazione o definizione (positiva), come semplice _opinione_. Quel che è germe o potenza non diventa _base certa e sicura_, se non è _spiegato e determinato_ dal libero pensiero. La fede è quasi senso; la scienza intelletto. Etc., etc.[131] — Questo è il vero Gioberti.

4. La scienza ideale si _divide_ nel modo seguente: La formola consta di tre elementi: soggetto, copula e predicato, cioè Ente, creazione ed esistenza. Nella scienza dell'intelligibile in generale (puro e misto, Ente ed esistente), cioè nella filosofia, 1. al soggetto corrisponde la filosofia pura (ontologia), la quale espone le determinazioni dell'Ente. 2. Alla copula, come processo discensivo dall'Ente all'esistente, corrisponde la filosofia della matematica, che ha per oggetto il tempo e lo spazio[132]; e come processo ascensivo dall'esistente all'Ente, la logica e la morale: delle quali l'una ha per oggetto la scienza o il vero, e l'altra la virtù o il bene. 3. Al predicato corrisponde la filosofia dell'esistente come tale in generale (della natura, dell'universo, del mondo sensato delle esistenze, de' sensibili, esterni o interni, materiali o spirituali), e si suddivide in psicologia, cosmologia, estetica (!) e politica; le quali hanno per oggetto l'animo umano come essere meramente individuale, la natura come tutto, il bello e lo stato. Tutta la filosofia, in quanto consta di queste tre parti, si può anche dire teologia razionale; giacchè, se la prima espone gli _attributi_ più essenziali della Divinità (le determinazioni dell'Ente), e perciò è teologia razionale _pura_, le due altre sono una teologia razionale _mista_, in quanto distinguono e amplificano il concetto delle perfezioni divine, lo avvalorano ed accrescono di precisione e di luce; quella è la cognizione _naturale_ della divinità in se _stessa_, e questa la cognizione naturale della divinità _nelle sue opere_. Similmente nella scienza del sovrintelligibile, cioè nella teologia rivelata. Al soggetto corrisponde la teologia rivelata pura, che espone le determinazioni dell'Essenza; alla copula e al predicato la teologia rivelata mista, cioè a quella la logica della rivelazione (apologetica e critica cattolica) e la morale rivelata (virtù teologali), e a questo l'antropologia e la cosmologia rivelata. E giacchè la doppia teologia razionale (la filosofia) s'immedesima _oggettivamente_ colla teologia rivelata (perchè ciò che si distingue come intelligibile e sovrintelligibile, a rispetto nostro, si compenetra nella unità della natura divina), e questa teologia abbraccia altresì i due ultimi membri della formola, da questa unione nasce una _teologia universale_, che è la scienza compita e perfetta della Divinità conosciuta naturalmente e sovrannaturalmente, così in se stessa, come nelle sue opere; alla qual teologia universale le altre specie menzionate si riferiscono, come le parti al tutto. La teologia universale è l'_ultimo corollario_ e la somma, o vogliam dire la _quintessenza_ dell'enciclopedia, come la teologia schiettamente razionale ne è il principio. Per tal modo, la notizia di Dio è la base e l'apice della piramide scientifica[133].

Lascio stare i difetti formali e materiali di questa divisione. Quel che vi ha in essa di profondamente vero, è questo: l'_unità concreta_ della Scienza, non solo come unità organica delle diverse parti in cui si divide ciascuno de' due lati della scienza ideale (filosofia e teologia), ma come unità oggettiva di questi due lati: di filosofia e teologia: e non nel senso che la filosofia sia assorbita dalla teologia, ma nel senso che la teologia universale non è altro che la stessa filosofia.

Infatti, oggetto della filosofia è l'Idea, e l'Idea è _una_, è Dio stesso. Mondo, Esistenza, Finito, la filosofia li spoglia della loro finità e li considera nella loro infinità, come pensiero divino, come momento della infinità di Dio (_sub specie aeternitatis_). Quindi la filosofia è in ogni _sua parte_ scienza della divinità, o _teologia_.

Ma come Dio non è il vero Dio, nè in quanto semplice Ente, nè in quanto semplice _Esistenza_ (Natura), nè in quanto semplice _Ritorno_ (Spirito), cioè dire, non in quanto una sola di queste tre Unità, di questi tre _Assoluti_, ma in quanto la loro unità assoluta ed unica; così la filosofia non è _veramente teologia_, se non come tutta la Scienza, come tutto il processo della Scienza. Ora Dio, come la unità di quelle tre unità, è l'atto assolutamente creativo, il _Creatore_, lo Spirito: Personalità assoluta.

Quindi la filosofia è teologia, cioè intendimento di Dio (del vero Dio, del Creatore), in quanto intende il Creare: quella unità delle tre unità.

Può intenderla?

Non sono due oggetti: l'uno della filosofia, l'altro della teologia. Il così detto oggetto della filosofia è il _falso_ oggetto: oggetto _sciolto_ e senza _nesso_, non quel che è in sè veramente. _Ente_: unità senza nesso, pura moltipltcità. _Natura_: pura moltiplicità. _Spirito_: pura moltiplicità. Il vero oggetto è quello così detto della Teologia: Nesso de' nessi, unità di unità; il _Creare_.

Può dunque la filosofia intender questo? il vero Dio?

Sì: e Gioberti stesso lo afferma, dicendo: l'intuito (visione dell'atto creativo) è la potenza del conoscere.

O il conoscere è niente, o è conoscenza dell'atto creativo.

Gioberti parla sempre di due filosofie: divina e umana; ma non sempre nello stesso modo. Ora la divina è «fuori e sopra l'atto creativo: quindi impossibile all'uomo». Ora la divina «è l'idea creatrice, e quindi atto puro; e la umana è riproduzione o copia della divina». Questo è il vero Gioberti; quello è il vecchio.

Quello che è «fuori e sopra l'atto creativo» è il Dio falso, astratto, indeterminato: il semplice Ente, quello che è, e non _crea_ nulla. Secondo questo concetto, la vera filosofia è la scienza dell'Ente, l'_ontologia_; e la bandiera l'ontologismo. Nel nuovo Gioberti è tutt'altra cosa. La filosofia è la _protologia_, la scienza di quel che è l'assoluto Primo, il Primo che è anche l'Ultimo; e questo non è l'Ente ma il Creatore. «Il Primo filosofico, avea detto Gioberti nella _Introduzione_, è l'Ente». Si potrebbe, dunque, credere che la protologia fosse la scienza dell'Ente, cioè, la stessa ontologia. Ora Gioberti stesso dice espressamente: «la scienza prima o la protologia non è l'ontologia; l'idea sola dell'Ente _non_ può costituire il principio protologico; questo è la _formola ideale_»; e perciò «la protologia è la scienza di Dio, considerato come Ente _creante_; la scienza dell'_atto creativo_». Ma quale _formola_? quale _atto creativo_? Quella formola che esprime, e quell'atto che è, tutta l'attività creativa, cioè insieme il creare e il ricreare, il Primo e l'Ultimo. E perciò «la protologia _discende_ dall'Ente all'Esistente e risale dall'Esistente all'Ente»; e così è insieme protologia e teleologia: e val quanto dire tutta la filosofia, giacchè la filosofia non è altro che «la scienza di Dio e di tutte le cose _in quanto_ a Dio si riferiscono e con lui si connettono». Dio così, come questa assoluta _relazione_ o _connessione_, è l'assoluta _Psiche_ o la _Mente_ assoluta. E perciò la protologia è detta anche «l'analisi del _principio costitutivo_ dello spirito umano»[134]. Il problema della filosofia è il _problema dello spirito_, e la sua nuova bandiera il _psicologismo trascendente_.

LEZIONE DECIMA.

EPILOGO E CONCLUSIONE.

Il _soggetto_ della mia Introduzione era la esposizione de' principali momenti del pensiero italiano dal Risorgimento sino a Gioberti.

La mia _intenzione_ era di vedere, se il progresso e il risultato del pensiero italiano s'accordano o no col progresso e il risultato del pensiero europeo.

Io volea vincere il pregiudizio, che il nostro pensiero e il pensiero europeo siano in opposizione tra loro.

Io credo aver dimostrato, che la nostra filosofia e la filosofia europea hanno avuto lo stesso progresso, più o meno, e lo stesso risultato.

Ho vinto così quel pregiudizio? Giudicate voi.

Io spero che sì. Io confido ne' liberi ingegni: in quegli ingegni che amano la scienza per se stessa, e non sono preoccupati da altro interesse che quello del Vero.

Ritorniamo rapidamente sulla via che abbiamo percorsa, e fermiamo bene il punto, al quale siamo arrivati; fermiamo bene lo stato della nostra coscienza dopo la Introduzione.

Io ho detto, che il carattere e lo sviluppo della nostra filosofia dopo il Risorgimento è quello stesso della filosofia europea:

_Carattere_ = Ricerca del principio assoluto nella Mente assoluta.

_Sviluppo_ = Esplicazione, opposizione e unità de' due momenti della Mente assoluta: oggettività e soggettività infinita.

I. La nostra filosofia è da prima filosofia del Risorgimento: critica e negazione della Scolastica.

La Scolastica è la negazione dell'oggettività (realtà della natura) e della soggettività (realtà dello spirito).

La filosofia del Risorgimento è l'affermazione dell'una e dell'altra.

Abbiamo visto le nuove determinazioni ne' filosofi del Risorgimento, italiani e stranieri: dal Cusano a Campanella e Bruno.

Queste determinazioni si riassumono in Campanella e Bruno.

Campanella = Principio della soggettività: il _sentire_.

Bruno = Infinità della Natura; Dio come Indifferenza e Coincidenza assoluta: _Sostanza_: Sostanza essenzialmente _Causa_: Causa infinita, effetto infinito; Infinito generante, infinita genitura.

II. Cartesio = il Pensare (Campanella: il Sentire).

Spinoza: è la _chiarezza_ di Bruno.

Bruno: _Coincidenza_ (Punto oscuro).

Spinoza: _Insidenza, Contenenza_ (Punto chiaro: ma _immediato_; quindi, non veramente chiaro).

Pregio di Spinoza e Bruno: Dio = Identità assoluta: Natura. Infinità della Natura, dell'Universo.

Pregio riconosciuto da Gioberti stesso. [«La teologia volgare che dominò finora è finitesimale.... Così un mondo finito; un tempo mondiale finito etc. Meschinissime idee!»[135] — «Tre teologie. 1. Prima e imperfetta: _Iddio è l'Ente_ (l'ente si considera senza l'esistenze). Non dà tutti gli attributi di Dio; è la formola del vecchio testamento» (Puro monoteismo). 2. «Teologia cosmologica: _Iddio è il tutto_» (Bruno, Spinoza): 3. «la perfetta, fondata nella formola cristiana: _l'uomo è in Dio_». _L'uomo è in Dio_ significa: «la libertà è concreazione di Dio; perchè Dio, creando se stesso (mentalità assoluta, Trinità), in quanto l'uomo si accompagna all'atto creativo di Dio, viene a creare esso Dio »][136].

Difetto di Bruno e Spinoza: Dio semplice Sostanza Causa; cioè, teologia semplicemente _cosmologica_. Naturalismo, meccanismo: non _differenza_ de' due universi.

III. Vico pone la differenza reale: le due provvidenze: il mondo umano.

Unità non più come Sostanza-causa, ma come spirito (Unità dello Spirito): _Sviluppo_.

Vico esige una _nuova metafisica_, e non si appaga più di quella dell'Ente.

Esigenza fatta prima del tempo, cioè della dissoluzione della vecchia Metafisica.

Con questa esigenza finisce la filosofia da Cartesio a Kant, e comincia la nuova.

Questa esigenza _storica_ è Kant. — Si dice: Vico non ha metafisica. Vero e non vero ciò. L'ha, ma _incorporata_ colla _Scienza Nuova_. Voler comprendere Vico colla sua vecchia metafisica (_Italorum sapientia_) è non capirne niente. Quindi l'oscurità.

IV. La _chiarezza_ di Vico è la filosofia dopo Kant. Problema del _conoscere_.

_a_) Kant studia _tutto_ il fatto del conoscere e spiega il fatto non più col fatto, ma col _fare_ (Potenza del conoscere). — _Trascendentalismo_: _Puro conoscere_. Pregio di Kant: _Unità sintetica originaria_. Difetto: Il suo _puro conoscere_ non è assolutamente _fare_, ma _fare parziale_. Categoria: fare e fatto. Intuizione pura: fare e fatto.

_b_) Fichte: Puro conoscere — assoluto fare — mentalità o soggettività pura — autocoscienza come produttività delle categorie: _assoluta_.

_c_) Schelling: Se assoluta, richiede identità di natura e spirito assoluta: _Ragione_.

_d_) Hegel: Ragione conscia di sè o assoluto spirito come Principio assoluto.

Puro conoscere = Potenza _infinita_ del conoscere. Niente si conosce, se tutto non si conosce.

_a'_) Galluppi: Puro conoscere = _Unità sintetica originaria_ dello spirito (_fondo proprio_ dello spirito, da cui provengono le idee d'_identità_, _diversità_, etc., cioè le vere idee, le _categorie_, non le rappresentazioni); giudizii sintetici _a priori_ pratici; idea dell'_universo_ e di Dio; la sensibilità come _pura_ cognizione (la _forma_ della coscienza).

_b'_) Rosmini: Puro conoscere — _unità sintetica originaria _(ragione, sentimento fondamentale). Poi: semplice _Ente possibile, idea innata_.

_c'_) Gioberti: Puro conoscere o possibilità del conoscere = assoluto spirito (creare e ricreare = _Creare_ assoluto). Potenzialità del conoscere = _Potenzialità infinita_.

Il Principio assoluto è l'assoluto Spirito o la Mente assoluta; i cui momenti sono l'oggettività (natura) e la soggettività (spirito) infinita: il creare e il ricreare: i due cicli. La loro unità è l'Idea vera giobertiana.

La vera Idea giobertiana non è l'_essere_, ma il _creare_, non l'_Ente_, ma lo _Spirito_.

Atto creativo è dialettica, assoluta dialettica; e dialettica è l'organismo o vita ideale. La filosofia, come _riproduzione fedele_ di tale organismo, è dunque essa stessa dialettica; è, a suo modo, _creare_.

Questo ripensare, che è creare, è il vero _pensare_: la scienza.

La scienza è la pienezza dell'atto creativo: la realtà assoluta dello spirito.

V. Tale è il grado, a cui è salito in Gioberti il pensiero italiano. È lo stesso grado del pensiero tedesco in Hegel. Ma tra i due gradi vi ha una profonda differenza, quando si considera non il nudo risultato, ma tutto il processo del pensiero. In Italia, checchè si voglia dire in contrario, manca il vero processo storico; da Bruno e Campanella a Vico vi ha, storicamente, quasi un salto; e similmente da Vico a Gioberti. I due indirizzi della speculazione dopo Cartesio si sviluppano originalmente fuori d'Italia, e il nuovo problema del conoscere è il campo chiuso della filosofia tedesca. Se da una parte lo stesso anacronismo di Vico dà maggior risalto alla sua originalità, non è meno vero d'altra parte, che Galluppi, Rosmini e Gioberti seguono una via già tenuta, per non dire aperta e spianata, da altri, e sono costretti dalla forza stessa delle cose ad essere imitatori e ripetitori, anche quando dicono di fare il contrario. So bene che questo discorso non piace, e si ha come un'offesa all'originalità dell'ingegno italiano. So questo e altro; ma io devo dire quel che penso. Questo ingegno italiano, tanto adulato e imbalsamato, e spesso così mal servito dai suoi medesimi adulatori, non ha niente a temere in tutta questa faccenda; e non è screditare l'originalità di nessuno il dire che chi vien dopo è preceduto da chi è venuto prima. Siamo arrivati tardi, dopo essere stati i primi: ecco tutto. Ma di chi la colpa? Di coloro, che ci hanno legato i piedi e le braccia, e non ci hanno lasciato fare. La colpa, in parte, è degli stessi imbalsamatori. Non ci è peggio, che il falso concetto dell'originalità. Si crede, che essere originale vuol dire troncare ogni relazione colla realtà e col processo storico, e fare da sè solo senza tempo e spazio, e creare un nuovo mondo a piacere e a ogni momento. Di tali _originali_ io ne conosco molti.

Il processo del pensiero tedesco, è naturale, libero, consapevole di sè: in una parola, _critico_. Quello del pensiero italiano è spezzato, impedito e _dommatico_. Questa è la gran differenza. Ora l'Alemagna è entrata in un nuovo periodo critico, più ampio e vigoroso del precedente, e al quale succederà una nuova costruzione del reale. E noi altri italiani, prima di rimetterci davvero in via, e dar corso a tutta l'originalità precoce, che non ci cape in seno, abbiamo l'obbligo di rientrare ancora in noi medesimi, di orizzontarci, di guardarci anco attorno, di vedere e conoscere ciò che gli altri hanno fatto da sessant'anni in qua, e specialmente ciò che stanno facendo. Solo così noi faremo nel mondo del pensiero, come abbiam quasi fatta nel mondo politico, un'Italia che duri, non un'Italia immaginaria, pelasgica[137], pitagorica, scolastica, e che so io, ma un'Italia storica: un'Italia che abbia il suo degno posto nella vita comune delle moderne nazioni.

III. SCHIZZO DI UNA STORIA DELLA LOGICA

APPENDICE ALLE LEZIONI.

AVVERTENZA.

Nella Lezione nona ho detto: «I momenti storici del puro conoscere sono in Alemagna la Coscienza, l'Autocoscienza, la Ragione e lo Spirito; cioè Kant, Fichte, Schelling ed Hegel».