La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea
Part 11
Questo è il nuovo _Cogito ergo sum_, la _nuova unità_. Non è una unità _vuota_, A = A, _pensare è pensare_, come pare considerando solo l'ultimo giudizio. È una unità _piena, concreta_, perchè è il risultato di due mediazioni; il pensare (il _risultato_) a cui si ritorna, è l'attualità assoluta del pensare da cui si comincia.
Questa unità non è, dunque, una semplice e monotona ripetizione di sè (A = A); non è l'Uno che produce l'Altro, e si degrada, si perde; ma è l'Unità che produce se stessa come Unità, come vera Unità. L'Unità qui è il prodursi come Unità; e perciò è produrre se stessa, _producendo i suoi opposti elementi e unendoli_.
Questo è il vero _punto della unione_: il vero _unire e trarre il contrario_ INSIEME.
Produrre se stesso, _producendo e riducendo_ i suoi proprii elementi opposti, è _svilupparsi_ (_spiegarsi_). L'unità kantiana — il _conoscere_ — il nuovo _Cogito_, è dunque l'_unità dello spirito_ di Vico, l'unità come _Sviluppo_ o _Spiegamento_: come _Processo_.
Questa unità è ciò che Kant chiama _unità sintetica a priori, originaria_, della coscienza. In essa è la possibilità e il _vero_ significato del _giudizio sintetico a priori_.
Kant vuol spiegare la conoscenza empirica, reale, concreta: la _esperienza_. Ora la spiegazione della conoscenza empirica non può essere la stessa conoscenza empirica; ciò non sarebbe una spiegazione. La spiegazione del conoscere empirico è il _puro_ conoscere: il conoscere, come dice Kant, _trascendentale_.
Conoscere puro o trascendentale è il conoscere, che è la possibilità del conoscere; che è in fondo a ogni conoscere; il _concetto_ del conoscere, senza il quale il conoscere non sarebbe tale. Il _giudizio sintetico a priori_ è la possibilità di ogni giudizio, il giudizio come giudizio, il giudizio puro, trascendentale.
Il giudizio puro, sintetico a priori, non è un dato giudizio, un giudizio empirico. Esso si fonda nella unità sintetica originaria; è (nel vero senso) questa stessa Unità, e come questa non consta di elementi empirici.
Esso non è, come si crede, l'unità di due _concetti_, de' quali l'uno non è contenuto nell'altro. È l'unità della _intuizione_ e del _concetto_, del senso e dell'intelletto. Ed è l'unità, non di una _data_ intuizione e di un _dato_ concetto, ma della intuizione come intuizione e del concetto come concetto. Se il conoscere è la unità — quella tale unità già spiegata innanzi — del senso e dell'intelletto, spiegare il conoscere è spiegare questa unità: è far vedere come senso e intelletto fanno uno, cioè il conoscere: il senso come senso, come puro senso, e l'intelletto come intelletto, come puro intelletto: cioè intuizione pura, concetto puro. (Prima di Kant non si pensava alla intuizione _pura_, e nè meno al concetto _puro_ nel vero senso. — Gran merito di Kant è la scoperta del _puro_, specialmente della intuizione pura[99]). Ora la _intuizione pura_ è il _tempo_, e quindi lo _spazio_; il _concetto puro_ è la _categoria_. Quindi _Estetica_ e _Logica trascendentali, pure_. Adunque il problema è: Come è possibile l'unità del tempo e della _categoria_ (della intuizione pura e del concetto puro)?
Tale è il significato della quistione: Come è possibile il giudizio sintetico a priori? È lo stesso che domandare: come è possibile il _conoscere_? Cioè: come è possibile quella _unità sintetica originaria_? L'Unità come _Sviluppo_?
Infatti, non è già che _senso_ ed _intelletto_ siano dati così come opposti, come l'uno la negazione dell'altro, e si tratti di _unificarli_; nè che sia data la _Unità_, e si tratti semplicemente di _trarre gli opposti_. Si tratta invece della Unità che pone se stessa, ponendo e unendo gli opposti: della Unità come _Sviluppo_.
Sviluppo; quindi in altri termini: come l'unità (il conoscere) si pone da prima come _senso_, per porsi poi come _intelletto_, cioè come vero conoscere?
Intelletto (conoscere) è senso Senso è intelletto (conoscere). Intelletto (conoscere) è intelletto (conoscere).
Questo è il problema: come l'intelligibile si fa sensibile, e il sensibile intelligibile, e perciò l'intelligibile, vero intelligibile? — Come l'intelligente si fa senziente, e il senziente intelligente, e perciò l'intelligente vero intelligente? — Come la pura idea si fa natura, e la natura spirito, e perciò lo spirito vero spirito? È il problema della creazione: il nuovo problema. È il problema dello spirito, che in Kant si presenta come problema del _conoscere_.
La Critica di Kant è dunque _psicologismo_; ma psicologismo _trascendentale_. Il suo difetto, come si vedrà poi[100], è di non essere veramente trascendentale, di essere poco trascendentale.
_B_) Il problema del _conoscere_ è il problema de' due nostri filosofi Galluppi e Rosmini. Tutti e due pigliano questo problema da Kant; e senza saperlo, forse, essi rispondono alla _esigenza_ di Vico.
Come rispondono?
Galluppi scrive una _Critica della conoscenza_[101], nella quale mostra grandissima erudizione e molto acume. Conosce assai bene la storia della filosofia da Cartesio a Kant: non così i greci e i tedeschi. Manca della conoscenza del fondamento e della corona dell'edifizio della storia della filosofia. Quindi non conosce _bene_ quel che conosce.
Pare pretto empirista, un nuovo Locke, puro psicologista. Procede empiricamente, colla semplice osservazione; nega il _giudizio sintetico a priori_, e non intende il senso di questo problema, come l'ha bene inteso il Rosmini; pare insomma di tutt'altro _infetto_, che di kantismo.
E con tuttociò è kantista; è kantista quasi senza saperlo, quasi suo malgrado, per una forza superiore alla sua volontà[102].
Egli dice: _sensibilità interna_ (la coscienza) e _sensibilità esterna_; e su questa doppia base che, come sensibilità, è una sola, edifica tutto l'edifizio del sapere, mediante l'intelletto _vuoto_, senza _forma_, e il volere. La sensibilità dà i materiali; l'intelletto e il volere fanno il resto. Così Galluppi dalla percezione sensibile si eleva gradatamente sino a Dio. E di Dio sa solo _che è_, ma non sa _cos'è_: l'Essere _supremo_. Così Galluppi pare lockiano: anche Locke comincia dal _senso_, che dà il materiale, lavora questo coll'_intelletto_ e col _volere_, che sono vuoti, senza _forma essenziale_, e riesce all'_astratto_ Essere supremo.
Ma già, in primo luogo, il _volere_ di Galluppi non è perfettamente vuoto. Come volere _etico_, esso ha una _forma_, una _originalità_: quindi i così detti _giudizii sintetici a priori pratici_. Questi gli ammette. Essi scaturiscono dalla _potenza produttiva_ della ragione; dall'_unità sintetica_ dello spirito.
In secondo luogo, è vero che noi ci eleviamo dalla percezione a Dio. Ma noi non potremmo elevarci a Dio e nè meno al concetto dell'_universo_ come tale, come _cosmo, ordine, sistema_, se lo spirito non creasse dal suo _proprio fondo_ alcune idee, cioè non fosse una _unità sintetica originaria_. Così, oltre alcune _idee semplici, identità, diversità_, etc., la stessa idea di _unità_ deriva, secondo Galluppi, dall'_unità sintetica_ dello spirito.
In terzo luogo, egli chiama la coscienza in generale dell'Io e del Non-io (_me e fuor di me_), _sensibilità_; la quale afferra la sostanzialità dell'Io e del Non-io immediatamente, direttamente; e perciò è _senso_, non _giudizio_ (non intelletto); _ricettività_, non _spontaneità_. Galluppi non s'accorge che la sua _sensibilità_ è tale solo di nome, e che quella _sostanzialità_ dell'Io e del Non-io è tutt'altro che percezione sensibile, e non è altro che il contenuto _necessario e originario_ della coscienza di sè (Kant e Fichte), cioè il puro conoscere: quel conoscere, che Galluppi vuol appunto combattere col suo realismo fondato nella _percezione_.
Infatti, Galluppi distingue tre cose: la _sensazione_, la _percezione della sensazione_ o la _coscienza_, e l'_oggetto della sensazione_. Egli dice: «la coscienza di qualunque sensazione è inseparabile dalla coscienza del me». Ciò è vero, ma questa coscienza, e in generale la coscienza, non è _senso interno_, e Galluppi stesso la distingue dalla sensazione come tale: essa è intelletto, o senso divenuto intelletto. Come va, dunque, che Galluppi chiama la _coscienza_ anche _sensibilità interna_? Ammesso che la _coscienza_ della sensazione sia inseparabile dalla _autocoscienza_, ne segue forse che la stessa sensazione come tale sia quest'autocoscienza? La sensazione come tale non è coscienza; cioè la coscienza non è _sensibilità_. Qui dunque Galluppi sbaglia, e si contradice. Si contradice, perchè, se la coscienza è la stessa sensibilità interna, coscienza e sensazione devono essere la stessa cosa. Se la sensazione è distinta dalla coscienza della sensazione, e la coscienza è sensibilità, cioè sensazione, dobbiamo avere una sensazione della sensazione. Ma la così detta sensazione della sensazione non è sensazione (è intelletto), e Galluppi sbaglia tenendola per tale. Ciò vuol dire, che il puro senso, la pura sensazione, non è l'Io; l'Io è essenzialmente un _a priori_; non è posto da altro, ma pone se stesso. Galluppi potrebbe derivare dalla sensazione come tale quello che egli chiama il sentimento della sensazione, cioè la coscienza?
Oltre a ciò, Galluppi dice: «la sensazione è di sua natura _oggettiva_; è la percezione _immediata_ dell'oggetto, etc.». Ma quale sensazione? La sensazione come tale, ovvero la sensazione in quanto percepita, cioè la coscienza stessa della sensazione? Galluppi scambia la seconda colla prima e attribuisce alla prima ciò che è proprio solo della seconda, cioè non più della sensazione, ma della coscienza, dell'intelletto. Non è la sensazione come tale che percepisce l'oggetto (Rosmini ha ragione: la sensazione non ha oggetto, ma termine soltanto), ma sì la coscienza della sensazione: cioè la sensazione come _oggetto della coscienza_ (Galluppi stesso dice: l'oggetto della coscienza è la sensazione) diventa essa stessa l'_oggetto_ (l'oggetto reale). In altre parole, l'_oggettività_ non appartiene alla sensazione, ma all'_autocoscienza_. Se Galluppi avesse ben posto mente alla sua distinzione di sensazione e coscienza della sensazione, sarebbe entrato nella buona via; avrebbe attribuito l'oggettività non alla sensazione come tale, ma alla sensazione in quanto _intesa_. E il fatto curioso è, che l'oggettività ch'egli vuol vendicare alla sensazione non è altro che l'oggettività in generale, quella appunto che consiste nell'autocoscienza; ciò ch'egli chiama il _fuor di me_ non è altro che il Non-io in generale, non è l'_esteso_, non è il _corpo_, etc. Ma se si tratta di ciò, perchè combattere quelli che parlano di oggettività _reale_ e la provano col ragionamento? Galluppi dicendo: la sensazione è la _percezione immediata dell'oggetto_, — ha ragione se per sensazione si intende la coscienza, e per oggetto l'oggettività in generale, il _Non-io_ come tale; giacchè nell'autocoscienza l'Io e il Non-io sono posti immediatamente; il ragionamento fondato nel principio di _causa_, di _ragione sufficiente_, etc., non ci entra. Quelli che Galluppi vuol confutare, perchè non attribuiscono alla sensazione l'oggettività, parlano di oggettività _reale_, ed hanno ragione; giacchè, se è vero, che senza la sensazione non si ha l'_oggetto reale_, senza l'intelletto non solo non si ha l'_oggetto_, ma senza l'intelletto stesso come ragionamento dalla _causa_, ecc., non si ha l'oggetto _reale_, un Non-io _reale_.
Gioberti critica così Galluppi: «Il concetto di corpo inchiude due elementi, la sostanza intima o forza, e le proprietà o modificazioni. La _sensazione_ del Galluppi ci porge il secondo elemento, che consiste nei sensibili, ma non il primo, che è schiettamente intelligibile»[103]. Questa critica vale contro la sensazione in generale, ma non contro la sensazione del Galluppi; giacchè quella che il Galluppi chiama impropriamente _sensazione_ ci porge il semplice _fuor di me_ (il non-Io in generale), cioè un elemento intellettivo, e non già un elemento sensibile[104].
Adunque Galluppi pone, o meglio presuppone l'_unità sintetica originaria_, la _nuova unità_. Questa è il suo _Deus ex machina_, a cui egli ricorre ne' casi difficili. Ma non se ne avvede; non la comprende. È kantista suo malgrado, ripeto, e quasi senza saperlo. Ei pone la _unità nuova_ nella forma immediata, cioè come _sensibilità_. E non è Locke; non è l'antico empirista, ma il nuovo. Questo empirismo, che contiene in sè la nuova unità, è la negazione dell'empirismo astratto.
Rosmini è kantista con maggior coscienza. Anzi crede di esser più kantista di Kant. A udirlo, il giudizio sintetico _a priori_ l'ha scoperto lui, non Kant; quel di Kant è un giudizio posticcio.
Ciò si vedrà nella lezione seguente.
LEZIONE OTTAVA.
ANTONIO ROSMINI.
SOMMARIO.
_A_) Difetto di Kant, e sviluppo del kantismo in Alemagna — _B_) Galluppi e Rosmini; L'Ente; il puro conoscere; unità sintetica originaria; passaggio a Gioberti.
Rosmini, e, come abbiamo visto, lo stesso Galluppi, non s'intende bene senza Kant. Kant compendia in sè tutto il pensiero europeo anteriore; il nuovo pensiero comincia da lui. Vediamo come questo pensiero si sia esplicato in Alemagna; poi come sia stato compreso in Italia. La prima posizione dà lume alla seconda.
_A_) Il nuovo problema della filosofia è il problema del _conoscere_.
Il conoscere nella sua realtà, il conoscere reale, è la notizia del mondo oggettivo; in generale, la _esperienza_. Quel problema è, dunque, lo stesso che questo: come è possibile l'esperienza?
La esperienza[105], il conoscere reale, è un _fatto_ che consta di due elementi: l'intuizione e il concetto, il senso e l'intelletto. Essa non è nè il semplice senso senza l'intelletto, nè il semplice intelletto senza il senso. Semplice senso e semplice intelletto non sono il _fatto_, il conoscere reale, ma due _astratti_: non il conoscere reale, ma le semplici potenze del _conoscere_.
Spiegare l'esperienza, il conoscere reale, è adunque spiegare la _unità_ della intuizione e del concetto, del senso e dell'intelletto: la unità come _fatto_, il fatto della unità.
Questa spiegazione non può essere essa stessa un fatto, una esperienza, un conoscere reale, empirico: se fosse un _fatto_, una esperienza, avrebbe bisogno di essere spiegata, e perciò non sarebbe una spiegazione.
La spiegazione del conoscere, non potendo essere il _fatto_ stesso del conoscere, deve essere l'_idea_ (essenza, possibilità reale) del conoscere: il _puro_ conoscere, il conoscere _trascendentale_.
Sino a Kant i filosofi non aveano compreso il problema del conoscere; non l'aveano posto, come dovea esser posto. Aveano preso per il conoscere un elemento del conoscere, non il _fatto_ del conoscere; e questo elemento, preso per il fatto del conoscere, per tutto il conoscere, questo fatto falso, cioè monco, valeva per la stessa spiegazione del conoscere. L'_intellettualismo_ piglia per conoscere il semplice pensare (il concetto), e questo fatto, questo _dato_ immediato, è per esso la spiegazione del fatto. L'_empirismo_ piglia per il conoscere il semplice _percepire_, e questo fatto è per esso la spiegazione del fatto.
_Pensare, percepire, conoscere_ non sono la semplice _realtà_, ma la realtà _cosciente_, la realtà come _psiche_: la _Psiche_. Così tutta la filosofia moderna da Cartesio sino a Kant, in quanto le sue stazioni e quindi i suoi problemi sono il pensare, il percepire, il conoscere, — in quanto il suo universale problema è la Psiche, — si può dire _psicologismo_. Ma l'intellettualismo e l'empirismo sono psicologismo immediato, imperfetto, falso; e ciò per due ragioni: 1.º perchè pigliano per la psiche (per la _realtà cosciente_) un fatto monco, e quindi falso; 2.º perchè pigliano questo fatto stesso come spiegazione del fatto, di tutto il fatto.
Kant, all'opposto, studia il _fatto_ (la psiche) nella sua integrità, come conoscere; e cerca la spiegazione del _fatto_ non in un fatto, ma in ciò che _trascende_ il fatto, e che per ciò è la spiegazione del fatto. La spiegazione del conoscere è il _puro_ conoscere. Con Kant comincia dunque il vero e nuovo psicologismo, il _psicologismo trascendentale_.
Confondere i due psicologismi, e chiamare Kant psicologista come i cartesiani e i wolfiani, è non conoscere la profonda differenza che corre tra quello e questi.
Il _puro_ conoscere e quella _nuova unità_ (il nuovo pensiero, il _nuovo Cogito_[106]) che è il puro conoscere, non è il conoscere e la unità come fatto, come esperienza, ma il conoscere e l'unità come _fare, farsi, fare se stesso_. Il _fare o farsi trascende il fatto_: è la ragione, l'idea, la spiegazione del fatto. Il _fatto_, preso così per sè, senza il _fare_, è come il corpo senz'anima.
Ora il _conoscere_ (la realtà _cosciente_, la Psiche) è tal fatto, che il _fare_ o _farsi_ non può essere semplice _fare_ o _causare_, ma _fare_ che è _Sviluppo_. Aver visto ciò — sebbene non _chiaramente_, come mostrerò più innanzi —, tale è il gran merito di Kant. Cartesio e Locke non aveano ben compreso il _fare_, che è la Psiche. Cartesio l'avea compreso come semplice _causare_, come attività immediata, come qualcosa d'_innato_ (di naturale); Locke come il _fare_ di _altro_, e perciò come semplice _effetto_ (risultato della impressione degli oggetti). Kant, invece, concepisce la Psiche — il conoscere — nè come _fare_ che è semplice _causa_, nè come fare che è fare di _altro_ o semplice effetto: ma come _causa e effetto_ insieme di altro, e perciò causa vera di se stessa: come _Sviluppo_. Cartesio avea detto semplicemente: _pensare è essere_; Locke: essere è pensare. Kant dice: Pensare (intuizione, immaginazione, concetto) è Pensare[107].
La Psiche, la realtà _cosciente_, il _Cogito ergo sum_, non più come giudizio, ma come _sillogismo_: tale è il significato dell'_unità sintetica a priori_; di quella unità che è il puro conoscere, e perciò la spiegazione del conoscere.
Questa unità sintetica originaria, che è in sè Sviluppo, è il _fatto_ del conoscere come fare.
Ma Kant non comprese bene questo fare che è _Sviluppo_, cioè la sua stessa _unità sintetica originaria_, e perciò non comprese bene la Psiche, la _realtà cosciente_. La chiara intelligenza di questa Unità e perciò la soluzione del problema della Psiche, è il cómpito de' filosofi posteriori. Questi filosofi sono il _vero_ Kant.
Kant comprese questa unità — che in sè non è nè semplice intelletto nè semplice senso, nè il loro semplice risultato, ma sempre tutta se stessa, cioè spirito, intelletto, pensiero, che si fa senso, e come senso si fa intelletto, e perciò vero e reale intelletto (_coscienza_, cioè coscienza di sè, che si fa coscienza di altro, e come coscienza di altro si fa coscienza di sè, e perciò vera coscienza di sè); — Kant comprese questa _Unità_ come uno de' suoi opposti, come semplice _Io penso_, come semplice intelletto, come semplice _categoria_; o, meglio, separò di nuovo l'intelletto e il senso, la categoria e l'intuizione, e fece consistere l'_unità_, il conoscere, nell'applicazione — direi quasi esterna — della categoria all'intuizione. Così comprese la unità — il conoscere — come semplice _risultato_: come risultato di questa applicazione. Ovvero, se la comprese come _principio_, la identificò come principio colla semplice categoria, quale attività _unificatrice_ del vario della intuizione dato fuori della unità stessa e non prodotto da essa. L'unità kantiana non era, dunque, ciò che esigeva il suo stesso concetto, cioè _assolutamente fare_ (Sviluppo); ma _parzialmente fare_, cioè ancora un _fatto_. Era _fare_, in quanto l'_Io penso_, la categoria, come attività _unificatrice_, movendo da sè, cioè spontaneamente, _apprendeva_ il molteplice della intuizione e lo riduceva a se stesso: se lo assimilava, lo faceva suo, cioè _uno_, e così era movimento da sè a sè, relazione verso se stesso. Era _fatto_, in quanto l'_Io penso_, la categoria come attività unificatrice, non era la unità sintetica originaria che produce se stessa, ma solo un elemento di questa attività, come un _dato_, e quindi un _presupposto_; e il molteplice della intuizione similmente non era il prodotto della unità originaria sintetica, ma anche un _dato_, fuori dell'unità unificatrice, cioè dell'intelletto, e quindi anche un presupposto.
Così senso e intelletto, intuizione e concetto sono nel kantismo di nuovo separati, e accade qui quello stesso che abbiamo osservato della Unità cartesiana: _pensare è essere_. Pensare ed essere, appunto perchè immediatamente _uno_, non erano veramente _uno_; si separavano, e si avea il pensare come pensare, e il pensare come essere (il concetto e la percezione). Ma la categoria e la intuizione kantiana non sono più il concetto e la percezione, quali risultano dal principio di Cartesio; sono altro di più, appunto perchè l'unità kantiana è altro, in sè, più che la cartesiana. Quel concetto e quella percezione conservavano in sè la loro unità originaria, cioè il pensare come unità _immediata_ del pensare e dell'essere, e perciò si distinguevano dal concetto e dalla percezione _antica_; erano due modi del pensare come semplice _immediatezza_. All'opposto la categoria e la intuizione kantiana, appunto perchè conservano l'unità loro originaria, manifestano, così come possono nella loro separazione, questa unità: giacchè la categoria non è pura _immediatezza_, ma unità che funziona come unità, cioè _unifica_, e così è relazione verso se stessa; e la intuizione come tale, la pura intuizione, è anche a suo modo tale unità, cioè relazione, in quanto è tempo e spazio. Categoria e intuizione sono _due attività_ sintetiche originarie a priori, come l'unità sintetica originaria, da cui devono rampollare.
Ora questo difetto di Kant è notato e posto in chiaro da Fichte. Kant avea detto: senza il _puro_ conoscere, il conoscere è impossibile, e gli elementi del puro conoscere sono la categoria o il concetto puro e la pura intuizione; questi elementi _formano_ ogni conoscenza. Fichte, rinnovando e comprendendo meglio il concetto della Unità sintetica originaria della coscienza, dice: «Senza questa unità come produzione di se stessa non si ha il conoscere, e quindi nè meno gli elementi del conoscere. Questa unità, come _posizione di se stessa_, è l'_Io_, la coscienza di sè, l'_autocoscienza_. Adunque, così la categoria come la intuizione sono impossibili senza un'_autocoscienza_ che le produca (producendo se stessa). Ora non è possibile un'autocoscienza — un'autocoscienza produttiva — siffattamente produttiva — se non è assoluta»[108].
Così per Fichte l'Autocoscienza è _assolutamente fare_ (_Thathandlung_); la Psiche kantiana è semplice _coscienza_.
Ma, continua Schelling, questa _assolutezza_ dell'autocoscienza è impossibile, se lo _spirito_ e la _natura_ non sono identici.
Questa _identità_ — la Ragione — conclude finalmente Hegel, non può esser _saputa_, se l'universale e assoluto Principio non è la _Ragione conscia di sè_, cioè lo spirito.
Tale è il processo necessario del pensiero da Kant ad Hegel. L'Unità kantiana, — posta come semplice _coscienza_, poi come _Autocoscienza_, poi come _Ragione_, — diventa finalmente _assoluto Sapere_.
_B_) Questo processo, sebbene non nella sua integrità, ma con una certa fretta e a salti, si ripete nella filosofia italiana: almeno il risultato, se ben si considera, è, quanto all'essenza, lo stesso.