Part 13
— Un canotto vi aspetta nella savana tremante; andate, partite, siete liberi.
— Grazie, — dissero i tre spagnuoli.
— Prima però di lasciare questo tempio, — riprese Yopi, dopo un istante di silenzio, — giuratemi sul vostro Dio di non ritornare più mai in questi luoghi, nè di additare mai a nessun uomo bianco la via che conduce alla Città degli ultimi figli del Sole.
— Io lo giurerò, ma ad una condizione, — disse don Raffaele.
— Parla.
— Lasciami, pur da lontano, mirare per un istante solo la Città dell’Oro. Noi non siamo qui venuti per depredarla delle sue ricchezze, ma per vederla ed accertarne l’esistenza.
— E tu giurerai di non additare a nessun altro bianco il luogo ove l’hai veduta?
— Te lo giuro, Yopi.
— E lo giuriamo anche noi, — dissero Alonzo ed il dottore.
— Ebbene, seguitemi sulla montagna!
Si sbarazzò del manto e uscì dal tempio seguito da Manco e dai tre spagnuoli.
La vasta piazza che s’apriva in mezzo alla foresta, poco prima brulicante di popolo, era deserta. Quegli indiani erano di già tutti ritornati a Manoa o si erano radunati altrove?
Yopi procedeva con passo rapido salendo i primi pendii della grande montagna, la quale spingeva la sua vetta a sei o settemila piedi d’altezza. Don Raffaele ed i suoi compagni penavano non poco a tenergli dietro, essendo le salite assai erte ed interrotte da boschi di cespugli assai fitti e da torrenti, i quali pareva che tutti si scaricassero in un luogo situato verso l’est, dietro a profondi precipizi.
Verso le dieci del mattino, mentre stavano per inoltrarsi sull’orlo d’un burrone tagliato a picco, giunsero ai loro orecchi delle grida acute, strazianti.
— Da dove vengono queste grida? — chiese don Raffaele fermandosi, in preda ad una vaga inquietudine.
— Dal fondo dell’abisso, — rispose Yopi con voce cupa.
— Ma cosa succede?
— Si punisce l’uomo che tradì il segreto secolare della Città dell’Oro.
— Yaruri?...
— Sì.
— Grazia per lui, Yopi.
— Mai!...
— Lo condurrò con me e non tornerà più mai.
— No.
— Sei inflessibile?
— I traditori si uccidono.
Poi il re della Città dell’Oro s’avanzò sull’orlo dell’abisso, gridando:
— Figli del Sole, è l’ora della vendetta!...
Don Raffaele ed i suoi compagni si erano lanciati innanzi, pallidi per l’emozione.
Sotto di loro, a quattrocento metri di profondità, s’apriva uno stagno le cui acque nere erano popolate da giganteschi caimani. All’intorno le sponde erano gremite d’indiani. Don Raffaele, Alonzo ed il dottore, videro confusamente precipitare qualche cosa di oscuro dall’alto d’una rupe cadente a picco e piombare nello stagno con un sordo tonfo.
Poco dopo videro emergere da quelle acque un grosso tronco d’albero e scorsero, legato solidamente a quello, il traditore Yaruri.
I caimani, vedendo quella preda, si erano precipitati innanzi. Per alcuni istanti si videro azzuffarsi sopra Yaruri, si udirono due o tre grida strazianti, poi non si vide galleggiare che il solo albero.
— Giustizia è fatta! — disse Yopi. — Venite!...
E riprese la marcia con maggior lena, salendo la montagna. I tre bianchi, ancora atterriti per quel dramma svoltosi sotto i loro occhi, l’avevano seguito come se avessero fretta di fuggire da quel luogo.
A mezzodì toccavano la vetta della montagna.
Yopi s’arrestò e tese un braccio verso l’est dicendo:
— Guardate: ecco la Città dell’Oro, ecco Manoa!...
I tre uomini bianchi si erano precipitati innanzi: là, in mezzo ad una vallata racchiusa da immense rocce tagliate a picco, appariva una grande città i cui tetti d’oro e le cui colonne dorate scintillavano sotto i raggi del Sole.
Un grido di meraviglia, di stupore, irruppe dalle loro labbra. Fecero atto di slanciarsi innanzi, ma Yopi con un gesto energico li arrestò e additando a loro la savana tremante, le cui acque bagnavano la base della montagna, disse con voce quasi minacciosa:
— Ed ora partite e non ritornate più mai!...
Conclusione.
Cinque ore dopo don Raffaele, Alonzo ed il dottore, giungevano sulle sponde della savana tremante e s’imbarcavano in un canotto che Yopi aveva fatto preparare per loro.
Il re degli ultimi figli del Sole, se non aveva concesso a quegli uomini bianchi di entrare in quella famosa città fondata dagli Inchi, aveva però voluto dare una prova della ricchezza del suo popolo, poichè nel canotto aveva fatto imbarcare, oltre grande copia di provvigioni, un gran numero di doni: uccelli d’oro massiccio, pesci e piccoli animali dello stesso prezioso metallo, pel valore di cento e più mila piastre.
I nostri viaggiatori, doppiamente contenti di aver salvato le loro vite e di ritornare ricchi, non mancarono alla parola data. Diedero un addio a quei luoghi abitati dai discendenti degli antichi peruviani e scesero l’Orenoco.
Un mese dopo sbarcavano sani e salvi alla piantagione, ricevuti dal fedele Ibara.
Il giuramento fatto non fu rotto e mai più osarono ritornare sull’alto Orenoco, come a nessun altro confessarono, per lunghi anni, il luogo ove avevano veduto, dall’alto della montagna, quella famosa Città dell’Oro, visitata tre secoli prima da Giovanni Martinez e con tanto accanimento cercata, ma senza frutto, da Quesada, da Barreo, da Domingo Vera, dal cavalier Raleigh e Keymis ed anche da tanti altri audaci esploratori di quest’ultimo secolo.
FINE.
INDICE.
I. Yaruri Pag. 3 II. La leggenda dell’Eldorado 16 III. Una fuga misteriosa 36 IV. L’Orenoco 48 V. Un fuoco sospetto 62 VI. I mangiatori di terra 79 VII. La caccia al «Jacarè» 95 VIII. Le testuggini dell’Orenoco 109 IX. Una freccia mortale 124 X. Fra i pecari e le mosche-cartone 138 XI. Una emigrazione di formiche fiamminghe 102 XII. Smarriti nella foresta vergine 168 XIII. I succhiatori di sangue 184 XIV. I lamantini dell’Orenoco 199 XV. Ancora i segnali misteriosi 213 XVI. La cateratta d’Ature 229 XVII. L’agguato degl’indiani 240 XVIII. L’assalto dei caimani 259 XIX. Il pane degli indiani 272 XX. La prima minaccia dei figli del sole 287 XXI. L’incantatore di serpenti 304 XXII. Un esercito di rettili 320 XXIII. Il tempio del sole 335 XXIV. Il supplizio del traditore 350 Conclusione 362
DEL MEDESIMO AUTORE:
_La Scimitarra di Budda_, racconto illustrato L. 5 — _I Pescatori di Balene_, racconto illustrato 4 50 _I Naufraghi del «Poplador»_, racconto illustrato 3 —
NOTE:
[1] Lamantino.
[2] Amuleto.
[3] Specie di _tafià_ che si estrae dalla canna da zucchero.
[4] 325,000 lire italiane.
[5] Foglie d’un albero che cresce nell’Indocina e che si masticano mescolate a noci d’_arecche_ e ad un po’ di calce.
[6] Medico.
[7] Acquavite.
[8] Queste gallerie esistono tuttora.
[9] Gli Inchi erano famosi in questi lavori.
[10] Era il dio adorato dagli antichi Peruviani.
[11] Governatori delle provincie.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Le illustrazioni della versione originale non sono state incluse in questo ebook.