La baraonda

Chapter 3

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--Vi trovo qui ancora, voi?... E vi ho proibito di venire dalle mie figliuole quando non sono in casa!

Il giovanotto, in quel momento, e in presenza d'altre persone, non si aspettava il rimprovero; rimase un po' sconcertato.

--Ma.... avevo da parlarle....

--Ragione di più per venire all'ufficio.

--Ma....

--Basta così! Ormai ci siete: per questa volta passi! Vi serva di regola in avvenire!... E i fiori?... Gioconda!... Gioconda!... Voi, Pietro, che avete la passione dei fiori, fatene un bel mazzo per la mia Eleonora! Ahuf! Non ne posso più! È una giornata delle più tremende!... Ah, povero Fara-Bon! È un chiodo fisso qui,--e rivolgendosi al Brunetti si picchiava forte l'indice teso contro la fronte,--un chiodo qui! qui! qui!

Poi, appena uscito il Laner in cerca dei fiori, andò a baciare Evelina, correndo coll'occhio sulle cartelle.

--Il marchese Duranti? Niente Duranti! Sospeso! Teniamolo in sospeso! Gli ho scritto e non mi ha risposto: l'ho incontrato e ha finto di non vedermi! Ah, ah! Ma io gli domanderò alla prima occasione:--È diventato orbo lei, o è diventato asino?...--Ah, Brunetti, quanta ingratitudine! Tutta gente fatta da me, creata da me, che io ho messo all'onore del mondo! Mi credono un uomo finito, morto, perchè ho avuto le mie buone ragioni per far morire il _Rinnovatore_! Ma io sono ancora vivo! Ve ne accorgerete, signori! Alle otto e trenta,--guardò l'orologio,--parto per Roma.

--Parte?... Per Roma?...--esclamò il Brunetti.

--Se vi occorre qualche cosa, siamo a vostra disposizione!--rispose Matteo, socchiudendo gli occhi e inchinandosi leggermente, con un sorriso olimpico di protezione.

--Parte per Roma?... E la cambiale?

--Precedetemi nel mio studio. Faccio vedere qui al signor Vergani come mi ha servito colla camera da letto, e sono subito da voi.

Ma nel voltarsi per chiamare il Vergani, che a quelle parole era rimasto attonito, si trovò faccia a faccia col fattorino della Faré.

--Voi chi siete? Che volete? Cosa fate qui?

Il pover'uomo, intimidito, gli presentò il conto nella busta gialla.

--Trenta lire?... Ma questa signora Faré è sull'orlo del fallimento, se ha bisogno di trenta lire! Ma io devo pagarne trentamila, centomila delle lire, e ho diritto di non essere seccato, molestato per simili pezzenterie! Gioconda! Ma Gioconda!--gridò più forte,--perchè mi lasci venire fra i piedi tutta questa gentaglia? Passate al giornale! Andate dal Bizzarelli! Andate dal mio amministratore! Via!

E il fattorino corse via davvero, senza farselo dire due volte.

Cantasirena, sbuffando, teneva una mano sul pancione ansante, come per rimetterlo in calma, e coll'altra, preso un fazzoletto, si asciugava il sudore.

--Seccatori insistenti! Morti di fame!--Poi avvicinandosi, ancora colla voce rotta, oppressa, chiamò il tappezziere:--Sono con lei.... signor Vergani....--ma quando fu sull'uscio si fermò d'un tratto per raccomandare al Brunetti di non andarsene.--Sentirete! Una grande idea!... Aspettatemi nello studio!

--Non vado via, no!--rispose l'altro di malumore, quasi con minaccia.

Ma oramai anche il Brunetti non era più quello di prima. Erano tutti più quieti, più calmi. Il bel faccione aperto, geniale, simpatico, la sicurezza di Cantasirena, la sua alterezza, le sue espansioni, le sue minacce, le sue collere, avevano ottenuto il solito effetto.

Tutti credevano di trovarlo avvilito, disfatto, supplichevole, e invece non si era mostrato dolente altro che per la morte del capitano Fara-Bon; e un uomo che si dispera per un amico morto, non può essere lui stesso _in extremis_!--Ma che! Matteo Cantasirena era sempre vivo, sempre forte! Aveva troppo talento! Conosceva i segreti di troppa gente!

E anche quei pacchi e pacchetti e cartocci di ghiottonerie, contribuivano pure a tranquillare gli animi, sebbene ognuno fosse sicuro che li aveva presi senza pagare. Tutta quella roba l'avrebbe mangiata il Direttore, ma faceva bene e riconfortava anche i suoi creditori.

E poi, il viaggio a Roma?...

Anche il tappezziere che gli aveva venduto il mobilio della camera da letto e aspettava da un anno senza aver visto il becco d'un quattrino, avrebbe aspettato, diamine! il suo ritorno da Roma. Anzi, si scusò per il tarlo che qua e là cominciava a farsi vedere.

--Che vuole? Anche noi siamo i primi ad essere ingannati!--Gli promise che gli avrebbe mandato subito uno de' suoi migliori operai e che in un paio di giorni gli avrebbe rimesso tutto a nuovo.

E Matteo Cantasirena, sorridente, bonario, godeva a perdersi in chiacchiere con quel brav'uomo e gli domandava il prezzo, l'ultimo prezzo di un salottino "completo" che voleva regalare a Eleonora per la sua festa.--Ma di colpo, si ricordò che aveva ancora da pagare il brum, e allora lasciò andar via il tappezziere per correre in cerca della Gioconda.

La Gioconda era in cucina; aveva già assaggiato e riposto il pasticcio, e mangiava adagio una fetta di presciutto, colorita e sottile come una foglia di rosa. Appoggiata col dorso alla finestra, si godeva nel sentirsi scaldare a poco a poco dal sole tepido d'aprile e cogli occhi imbambolati guardava Pietro Laner.

Com'era bravo nel preparare i mazzi di fiori! Ma il giovanotto pareva insensibile all'ammirazione della serva: era serio e triste.

Oh, in quei fiori quante memorie delle sue Alpi, quanti ricordi della sua vita semplice e tranquilla!... Oh le larghe felci strane e selvagge e il capelvenere gentile! Quando era ragazzo, nella solennità del mese di Maria, aiutato dalla zia Angela e dalla zia Rosa egli adornava, copriva di felci e di capelvenere tutto il piccolo Santuario della Crodarossa!... Oh i bei ciclamini.... Come ne erano fiorite le stradicciuole ombrose e fresche di Selvapiana!...

--Gioconda!... Paga il brum!

La Gioconda lo guardò, rise, e gli rispose mangiando:

--Aspettavo anch'io il suo ritorno, signor padrone, per andare a far la spesa.

Matteo si fermò di colpo e la guardò maravigliato.

--Possibile?...

L'altra, senza esser vista dal Laner, che intento ai fiori le voltava le spalle, si soffiò adagio sul palmo della mano, come aveva fatto prima colla signorina Nora.

--Voi, Pietro,--esclamò vivamente Cantasirena:--Datemi degli spiccioli, della moneta! Non ho avuto tempo di passare dal mio amministratore.

Il povero giovane si sentì venire i sudori freddi. Lasciò il mazzo sul tavolo e gli corse vicino, balbettando colle labbra pallide, tremanti e colle lacrime nella gola:--Non ho più niente! Ho la padrona.... l'affitto, tutto da pagare, e non ho più niente! Non ho più che questo!--E quasi a testimoniare le sue angustie, la sua miseria, si levò dal taschino il biglietto sudicio, ripiegato:--Non ho più altro che dieci lire!--Cantasirena glielo prese al volo, colle dita rapide come la linguetta del rospo.

--Eh, credete che ce ne vogliano cento per pagare il brum?... Prendi, Gioconda; gli dai due lire colla mancia.

E la Gioconda, intascate le dieci lire, se la svignò con insolita prestezza.

--Voi,--disse Cantasirena a Pietro Laner,--aspettatemi pure. Vado un momento dal Brunetti; poi vi darò due righe per il Bizzarelli--fece per andarsene; l'altro l'afferrò per un braccio.

--Che Bizzarelli! Che amministratore! Ma vuol darla ad intendere anche a me? Il povero Bizzarelli è un suo creditore come gli altri! Lei lo ha rovinato come gli altri!

--Diventate matto?--esclamò Cantasirena. Così, all'improvviso, era rimasto spaventato dal pallore, dagli occhi torvi, dalla collera di Pietro Laner; ma riprese subito il sopravvento, e divincolandosi con forza, riuscì a sciogliersi dalla stretta e a buttare Pietro Laner due o tre passi lontano.

--Osate mancarmi di rispetto?... Badate a voi! Sarà la mia Eleonora, lei stessa, che vi scaccerà da questa casa!... Malcreato!--e soffiando e sbuffando, maestoso nel suo sdegno, nel suo disprezzo, Matteo Cantasirena voltò le spalle al povero diavolo rimasto come annichilito, spaventato, andò nello studio a raggiungere il Brunetti, e gli comparve dinanzi sorridente e più espansivo che mai.

--Caro amico, da un grande dolore, una grande idea!--e siccome l'altro, stizzito, voleva interromperlo, voleva dirgli prima il fatto suo, gl'impose di tacere scotendo le due mani aperte, con una gravità solenne e misteriosa.

--Ssst! Da un gran dolore una grande idea! Voi lo meritate; mi siete sempre stato amico, ho sempre trovato in voi un gentiluomo, vi offro una fortuna. Nessuno potrà mai disconoscere due grandi qualità a Matteo Cantasirena: la memoria e il cuore. Così non avessi avuto cuore e ideali troppo alti!--Avrei dei milioni, invece di avere dei.... nemici!--Ma basta! Avanti i giovani a disfare l'Italia che noi abbiamo fatta, con tanti sacrifici, guadagnando, per conto mio, che cosa?... un rimorso!--Il rimorso, se crepo domani, di lasciare le mie figliuole senza un soldo! Ho lavorato abbastanza per gli altri e quando l'ingratitudine del mio partito....

--Finiamola--interruppe il Brunetti seccato, irritato.--Lei mi ha fatto una porcheria!

E rotto il freno per la stessa violenza della parola bassa, triviale che gli era sfuggita, accendendosi in viso, ricordando a un tratto la ragione della sua collera e perciò a mano a mano infuriandosi sempre di più,--lei mi ha truffato,--gli gridò colla voce soffocata, strozzata,--mi ha truffato!... Ladro!

Matteo Cantasirena alzò le braccia barcollando, come un uomo sul quale è stata tirata una schioppettata, e trascinandosi andò a cadere di peso sul seggiolone della scrivania soffiando, singhiozzando, gemendo, con un sordo mugolìo del pancione ansimante.

--Anche voi!... Mi coprite di fango!... Anche voi!... L'amico!... La mia fede ultima.... superstite!--Guai ai vinti! Guai!--Poi, a un tratto si riscosse, si rianimò, come avesse preso una terribile risoluzione, e cominciò a cercare, a frugare nei cassetti....--So!... So!... So che cosa mi resta a fare!--Tutto è pronto!--e trovato un _revolver_ glielo mostrò.--Vedete? È un dono, una memoria di Nino Bixio! Povero Nino! Se avesse potuto immaginare che il suo Matteo, colui che lo ha sempre difeso strenuamente....--E a questo punto non potè più contenersi, e scoppiò in lacrime, in vere lacrime.

Il Brunetti gli si avvicinò; credeva, non credeva, ma anche senza volerlo si sentiva commosso.

--Coll'ammazzarsi non si pagano i debiti,--brontolò col suo modo burbero.

--Ma in eredità a quelle due disgraziate lascierò un nome intemerato!

--Sono spropositi; cogli spropositi non si paga nessuno!

--Siete voi che non mi lasciate nè il modo nè il tempo di pagare! Io ero disposto a rendervi il cento per cento! Siete voi che mi avete ammazzato, con una parola! Ladro! Il colonnello Cantasirena!... ladro!

E improvvisamente impugnò di nuovo il _revolver_: ma il Brunetti fu pronto e glielo strappò di mano.

--È anche il suo modo di trattare che mi ha offeso, che mi ha fatto andare in bestia. Tante preghiere, tante promesse, tanti giuramenti per aver la firma, e dopo non farsi più vivo! Almeno avvertirmi che non poteva pagare!

--Ho sempre sperato.... fino all'ultimo momento.

--E se mi protestavano la cambiale?

--Dopo il protesto ci sono ancora cinque giorni.

--Grazie! Ma il discredito è la rovina per chi è nel commercio! Io ho bisogno di farmi una posizione! Ho una famiglia, dei figli....--e anche al povero signor Brunetti venivano le lacrime agli occhi.

L'altro lo guardava attonito.

--Ma l'avete pagata sì o no?

--Sicuro, che l'ho pagata!

--E allora di che cosa vi lamentate, santissimo Iddio!--esclamò Cantasirena con un'alzata di spalle.--Non correte più nessun pericolo!

--Ma l'ho dovuta pagare io e toccava a lei!--replicò il Brunetti sbalordito dalla logica del Direttore.--Io ho dovuto correre come un matto per trovare le diecimila lire e farmi strozzare.

--Tranne per il disturbo che vi siete preso, e del quale vi sono gratissimo, per tutto il resto voi non dovete perdere nemmeno un centesimo.--Io vi farò subito un nuovo effetto che voi potrete scontare.

--Sicuro, se ci metterò la mia firma; come l'altro. E per essere da capo con lo spavento di un protesto! No, no; lei mi rilascierà una cambiale e la terrò io nel mio portafoglio: ma si ricordi, alla scadenza non voglio chiacchiere!

--Come volete,--rispose Cantasirena, affermando anche col capo, con gentile accondiscendenza.--Del resto, caro Brunetti, credete ai vecchi! Il commercio, non è un giuoco d'azzardo: bisogna mantenersi calmi per essere avveduti. Voi siete troppo diffidente, e vi lasciate troppo impressionare. Ma pensate, benedett'uomo, quanti dolori, quante disgrazie vere ci piombano addosso tutti i giorni, senza andarne a pescare delle immaginarie e farci del cattivo sangue anche per quelle che ci potrebbero capitare! È il vostro difetto; è un difetto che vi fa danno, appunto per il credito del quale dite di aver bisogno. Vi vedono spaventato? Anche gli altri si spaventano. È naturale!--Poi, cambiando tono di voce e avanzandosi sul seggiolone gli domandò a bruciapelo:--Volete guadagnare centomila lire?

--Io?

--Sì, voi. E mettere il vostro nome in evidenza? E concorrere ad un'opera colossale, che formerà la ricchezza e sarà la gloria del paese?

--Lei, tutti i giorni, ne inventa una nuova!--brontolò il Brunetti con un atto di stizza; ma invece di andarsene, sedette sopra uno sgabello che era accanto alla scrivania, vicino al Direttore. Questi, sdraiandosi, allungandosi nel seggiolone e con un colpo forte battendo il palmo delle mani grasse sui bracciuoli, ripetè ancora, socchiudendo gli occhi, sorridendo con un fare da milionario, da Rothschild:--Cento-mila-lire!

--Tutti i giorni ne inventa una nuova!--tornò a ripetere il Brunetti a mezza voce, allungando il collo: non voleva credere, ma voleva sentire.

Cantasirena si voltò, si rivoltò, rimanendo lungo sdraiato come fosse in letto, e guardò il Brunetti senza parlare; poi cominciò a fare i suoi sfoghi, le sue confidenze:

--Il giornale, omai, era ridotto un semplice notiziario, una serie di dispacci. Non lo si faceva più col talento, ma coi denari: poteva avere ancora una grande diffusione, ma aveva perduta ogni influenza.--In politica?... Appassionarsi? Lottare? Combattere? Per chi?--Piccoli galantuomini, poveri d'ingegno, piccoli marioli privi d'audacia. Non un popolo di liberi, ma di liberti, sempre in cerca di un nuovo padrone.--E la rappresentanza nazionale? Non più un Desmoulins, appena qualche Mirabeau senza eloquenza!--E in arte? La macchinetta delle fotografie istantanee, sostituita ai voli, alle creazioni del genio!--Caro Brunetti, io mi ritiro dal giornalismo, dalla politica: sono vecchio e non ho più tempo da perdere. Voglio migliorare la mia condizione; lasciare uno stato alle mie figliuole, e il mio nome alla gratitudine di un popolo.

Ci fu un momento di pausa, poi rizzandosi a un tratto più alto, più largo, più maestoso:

--Volete stare con me? Da un grande dolore..., una grande idea. Il mio povero Fara-Bon è morto: dobbiamo essere noi, i raccoglitori e gli esecutori della sua grande eredità intellettuale?--E soggiunse sottovoce, parlando con una lentezza grave, mettendogli una mano sul braccio e stringendolo sempre più forte.

--Dobbiamo essere noi?.... _Noi due soli_, i padroni del campo?

Il Brunetti rimaneva muto; ma si vedeva la sua mano muoversi nervosamente nella tasca dei pantaloni.

--Dunque?

--Dunque, che cosa?

--Sì o no?

--Intanto.... io non so nemmeno di che si tratta!--rispose il Brunetti con un'alzata di spalle. Aveva paura di Matteo Cantasirena.... ma aveva anche paura di perdere una buona occasione....--E prima di tutto, intendiamoci bene,--esclamò con forza.--Io non anticipo un soldo! assolutamente! Non anticipo un soldo!

Il Direttore sorrise crollando il capo, in atto di compatimento; poi, restando sempre sulla poltrona, si avvicinò quanto gli fu possibile, faccia a faccia al Brunetti, e cominciò con un grosso sospiro:

--È destino comune degli uomini di genio, Aristide, l'Alighieri, Camoens, Fulton, Fara-Bon, che le loro grandi idealità, le loro grandi scoperte, le loro grandi invenzioni, debbano imporsi e trionfare soltanto dopo la loro morte!--E continuò a parlare, a parlare, a parlare sempre faccia a faccia col Brunetti, fissandolo negli occhi, magnetizzandolo, ipnotizzandolo collo sguardo vivo, acuto, sfavillante, accarezzandolo, lusingandolo colla blandizie del sorriso amabile, confidenziale, ammaliandolo quasi coll'incanto della voce morbida, insinuante, tentatrice.

Cantasirena non aveva letta una sola parola, non aveva un dato qualunque che potesse riferirsi al grandioso progetto "colossale!" del compianto Fara-Bon; ma parlò, parlò, continuò a parlare con calore, con persuasione, con convinzione, con entusiasmo delle _vie acquee_ e delle nuove _correnti commerciali_; del Po messo in comunicazione col Lago Maggiore e col Lago di Garda; del Porto di Venezia che sarebbe diventato il primo del mondo, perchè sarebbe stato necessariamente il grande punto di congiunzione e di partenza fra la navigazione interna e la navigazione marittima, fra l'Oriente, il Quarnero, le Bocche di Cattaro e le tre grandi vie delle Alpi: il Brennero, il Gottardo, e il Cenisio.

--E.... i milioni?--balbettò il signor Brunetti stordito, sbalordito.

--Il concorso immancabile del Governo, delle Provincie, dei Comuni: poi una grande società per azioni, della quale io sarò l'anima, la mente, e voi il braccio.

--E il progetto è in mano sua?... Lo ha lei?

Matteo Cantasirena sorrise appena e battè le dita con lentezza solenne sopra uno dei cassetti del tavolo:--Qui.

--Una cosa sola ci occorre per lanciare l'operazione: un uomo, un gran nome; un nome che s'imponga!... Una bestia magari, ma un nome di moda per metterlo alla testa del comitato.

--Sicuro.... un gran nome!--ripetè attonito il Brunetti.--Ma come trovarlo?

--Ci sarà.... C'è!--rispose Cantasirena, socchiudendo gli occhi e sdraiandosi nel seggiolone come Giove che si riposa sicuro, nella propria onnipotenza.

--Chi?... Chi?

Non lo poteva dire: era il suo segreto. Domani avrebbe potuto parlare. Oggi no: aveva data la sua parola. Solamente, senza tanti preamboli, gli occorrevano altre cinquecento lire. Aveva piccoli impegni fastidiosi, ai quali non poteva, non voleva mancare; voleva provvedere, in certo modo, a' suoi redattori che per la morte del giornale restavano in mezzo alla strada. Pietro Laner sopratutto, il Bardo Trentino! era solo a Milano e non poteva tornare presso la sua famiglia perchè l'Austria lo avrebbe arrestato e processato. E poi anche lui, insomma, non voleva aver l'aria di un morto di fame.

Il Brunetti, sulle prime, si era messo a gridare, a protestare, arrabbiandosi, infuriandosi di nuovo. Lo aveva detto, dichiarato, non voleva più anticipare nemmeno un soldo! No! No! Assolutamente, no! E poi.... non aveva vergogna a confessarlo: lo avesse anche voluto, non avrebbe potuto! Era alla fine del mese, aveva troppi impegni ed era diventato matto anche per trovare le altre diecimila lire.

No! No! Era impossibile, impossibilissimo!--Quel giorno, in cassa, non aveva nemmeno cento lire!--Era proprio vero! Poteva giurarlo! Lo giurava sulla testa delle sue creature!--Ma a poco a poco, l'altro continuava a parlare, a pregare, a tentare, e il povero signor Brunetti aveva finito col cedere, prima trecento, poi quattrocento, poi tutte le cinquecento.

--In fine, cos'erano cinquecento lire, in confronto di tutte le altre che gli doveva il Direttore? E poi, adesso, non si trattava del giornale,--il pozzo di San Patrizio!...--Era una grande speculazione!... Erano milioni che sarebbero stati messi in giro! Ma.... c'era un altro ma. Cinquecento lire subito, sul momento, il signor Brunetti non le aveva davvero. Però gliele avrebbe procurate dall'oggi al domani: senza fallo.

--Senza fallo!--ripetè il Direttore, con una serietà grave, minacciosa.--Si ricordi bene di non promettere e poi farmi aspettare secondo il solito.

L'altro tornò ad assicurare, a protestare continuando a ripetere: Senza fallo! Senza fallo; farò tutto il possibile. Senza fallo!

--Bravo. Siamo intesi!--e il Direttore, che pareva stanco e un po' seccato, gli diede la mano per congedarlo, col solito fare di benevola degnazione.

Era diventato lui adesso, Matteo Cantasirena, il creditore del signor Brunetti!

IV.

Pietro Laner, riavutosi dal primo sbalordimento, se n'era andato gridando, sbattendo gli usci e senza voler rispondere alla Gioconda e nemmeno all'Evelina, che gli erano corse dietro fin sulle scale.

--Non avrebbe più rimesso i piedi nè lì, nè in ufficio.--Canaglia! Canaglia!

Era furibondo per l'insulto, e più ancora per la minchionatura.

--Di volo, zaff!... e le dieci lire erano sparite!... E Nora?--E rifece il verso del Direttore con stizza:--E-le-oo-nòò-ra?--La mia cara figliuola!--Come l'altra, la gobbina!--Che figliuola! Che figliuole! Chissà dove è andato a pescarle, per viverci alle spalle, per sfruttarle, come ha sfruttato gli amici, l'Italia, il mondo intero!--Quel pancione Dulcamara è la gran piovra di Vittor Hugo!--

Pure il nome di Nora, evocatore dell'immagine adorata, dissipava le ire e gli suscitava in cuore, a poco a poco, mille inquietudini.

--Se Nora non era sua figlia, era tenuta come tale; era nelle mani di quel cannibale, vero mangiatore d'uomini!--Ebbene, egli avrebbe parlato a Nora, a tu per tu.--Subito!--Dov'era? Dove poteva trovarla? Evelina gli aveva detto, dalla Schönfeld.--Sì, sì, dalla Schönfeld!

L'aspetterò in istrada, e _aut aut_: poche parole!

Ma pensando, ripensando le "poche parole" che dovevano fare impressione sull'animo dell'innamorata, tornava ad infervorarsi, a camminare in fretta, a gestire. La gente per la strada si voltava a guardarlo.

--Senti, Nora, Norina mia: quella canaglia, dopo avermi rubato tutto, ha avuto il coraggio d'insultarmi: io ho pensato a te; per questo non l'ho strozzato! Però in casa vostra, non ci metto più i piedi; mai più.--Tu mi vuoi bene?--Sì?--e allora, oggi stesso, stassera, si prende il volo. Ti porto a casa mia, dalle zie; fino al giorno del nostro matrimonio. Domattina si arriva a Trento, poi una vettura e in poche ore saremo a Crodarossa....

Ma.... i danari? La pigione? I danari per pagare la padrona di casa? I danari per il viaggio?...

Si fermò di colpo, su due piedi. Oh, quella faccia della sua padrona di casa!--Finchè non ho da pagarla, non mi fo più vedere!... E per pagarla, dove li trovo?

Pietro Laner si cacciò le mani nelle tasche del paltò, e riprese a camminare, ma assai più lentamente.

La padrona, vedendo che l'ospite trentino non si faceva vivo per il conto, glielo aveva fatto trovare in camera, sotto il calamaio. Lui, s'intende! aveva finto di non vederlo. Ma la sera lo trovò sul tavolino accanto al letto, spiegato sotto il candeliere; e il secondo giorno disteso, diritto, sulla padellina di cristallo, appoggiato alla candela. E d'ora in ora, quella faccia della padrona, già così larga di sorrisi e di cerimonie, non esprimeva più altro che un gran punto interrogativo:--Mi paga?...

--Come fare? Tornare dal Direttore? Sottomettersi? Pregare, cercare colle buone di ottenere un piccolo acconto?...

--Se Nora volesse?... Se volesse parlarne allo zio Matteo! Ma bisognava vederla subito. Invece di aspettarla giù, dinanzi alla porta, sarebbe salito a cercarla dalla signora Schönfeld: l'avrebbe fatta chiamar fuori.--Ho da parlarti: di gran premura!

--Che male c'è? Non dev'essere mia moglie? Non è omai saputo da tutti?... Da tutti no.... Le zie?

La zia Angelica e la zia Rosina non ne sapevano niente. Esse credevano che il loro Pierino a Milano, non fosse intento altro che a guadagnar denari e a diventare un grand'uomo!

Che direbbero, che farebbero la zia Angelica e la zia Rosa, quando fosse capitato a Crodarossa senza le ventimila lire, senza un soldo.... e invece colla sposa?... Una signorina in cappellino e che non sapeva far altro che suonare e cantare?... Dio! Dio!... Ma come non ci aveva mai pensato? E Nora? Se anche Nora dicesse di no?