Chapter 2
--So anch'io, più di te, che cosa potrei aspettarmi anche con Pietro Laner! Per questo.... C'è tempo! Lascio fare allo zio Matteo!--E Nora tornò a ridere.--Ah! Ah! Ah! Lo zio!... Portentoso lo zio!... Intanto ha scoperto il decoro, la riputazione delicata delle sue care figliuole, per metter Pietro fuori della porta!
Evelina aveva cessato di scrivere; stava attentissima, e la sua ansia, per quanto volesse dissimulare, era così viva, che non sarebbe certo sfuggita a Nora, se questa appena le avesse badato. Ma Nora era troppo intenta alla finestra.
--Lo zio Matteo,--seguitò Evelina per farla parlare,--non ha avuto torto. Un giovane, in pensione nella stessa casa con due ragazze.... Non era conveniente.
L'altra si voltò per fissarla.
--Cos'è successo? Mi diventi diplomatica! Sai anche tu perchè lo zio Matteo si era tirato in casa Pietro Laner! C'erano ventimila lire! E sai anche tu, meglio di me, perchè adesso, lo zio, colla scusa del decoro, lo ha mandato fuori dei piedi!
--In ogni modo, ti sposi o no, le ventimila lire sono sue e gli si devono restituire!--borbottò Evelina con un accento strano, come di cupidigia. Poi soggiunse, guardandola bene, attentamente, quantunque Nora, sempre in piedi, alla finestra, le voltasse le spalle.--Ma e tu, non vuoi bene al signor Laner?
--Questo non ti riguarda!
Gli occhi di Nora si erano fatti più vivi, sfavillanti di contentezza e di trionfo, mentre cantarellava la Carmen con più espressione e si accompagnava suonando il tamburino colle dita sui vetri.
"L'amour est enfant de Bohème.... Il n'a jamais connu de toi...."
Poi, a un tratto, cessò di cantare, corse allo specchio, si accomodò in un attimo il berrettino, premendolo, allargandolo colle due mani sulla massa confusa, attortigliata dei capelli; si aggiustò la cravatta di seta lilla, che rendeva più delicata la freschezza rosea del suo colorito, abbottonò la giacchetta, guardandosi, voltandosi e rivoltandosi, stirandola bene sulla pienezza precoce dell'anca, poi, in fretta, preso l'ombrellino e un rotolo di musica, si avviò per uscire.
--E il signor Laner?--le gridò dietro Evelina.
--L'ho detto alla Gioconda! Ritorni dopo le quattro!--E via di corsa come un lampo.
Il _tirolese_ che aspettava in anticamera, non ebbe tempo di vederla, di salutarla, che già gli era sparita dinanzi, e la sentiva scendere le scale col fruscìo leggiero delle vesti e il battere risonante dei piedini veloci.
Evelina, appena Nora se ne fu andata, posò la penna sul calamaio, si alzò, si avvicinò alla finestra mettendosi il _pince-nez_ e rimase a osservare, a spiare nella strada, studiando di tenersi ben nascosta dietro le tendine.
In quel punto passava sotto la finestra, guardando in su, un signore tutt'altro che giovane, alto, secco, ma dall'aspetto, dalla figura molto aristocratica, dall'eleganza ricercata, coi baffi e i capelli di quella tinta un po' falsa dei vecchi biondi.
Un omino piccoletto, segaligno, tutto contorto e sciatto nell'abito nero, coi baffi tinti e coi capelli quasi bianchi, lunghi e crespi di sotto alla tesa del vecchio cappello a tuba, gli camminava accanto, saltellando nel tenergli dietro, saltellando nel gestire, nel parlare, anche lui guardando in su, verso la finestra.
Evelina continuava a spiare: la sua curiosità si faceva più viva, e gli occhi fissi, che diventavano acutissimi dietro il _pince-nez_, luccicavano di meraviglia beffarda.
--Che cosa spera quella matta?--pensava fra sè.
A un tratto, il signore alto, quello dall'aria nobile, ebbe come una scossa e toccò vivamente il braccio del compagno.
Nora usciva allora di casa, attraversando la strada, seria seria, facendo uno studio per non voltarsi e per non far capire ai due che li aveva veduti, e passando via, quasi sorvolando, andò a mettersi dinanzi a loro, camminando agile, leggera, sullo stesso marciapiede.
Evelina, sicura ormai che nessuno si sarebbe più voltato a guardare in su, aprì a mezzo la finestra, e cacciò fuori la testa, puntandosi sui piedi per vederci quanto più poteva lontano.
Nora, coi due che le tenevano dietro, camminava sempre ritta, composta, senza mai voltarsi, col passo ritmico e sicuro, col rotolo della musica sotto il braccio, alzando un po' le vesti colle piccole mani inguantate, mostrando i piedini, che parevano lunghi tanto erano sottili, nella scarpettina elegante, scoprendo a quando a quando, fra il rapido volteggiare delle sottane bianche, il morbido assottigliarsi della gamba nella calzetta nera.
Dava nell'occhio e tutti si voltavano a guardarla.
Nora sentiva intorno a sè quel calore di ammirazione e di desideri: lo sentiva e lo godeva nel cuore e nel sangue.
Camminava sempre diritta, sempre composta, senza mai voltarsi, ma il suo passo si faceva più ardito e la sua bellezza più rigogliosa....
Evelina rimase alla finestra finchè potè seguirla coll'occhio; poi richiuse i vetri, e quietamente tornò a sedersi al solito posto.
--Che cosa spera quella matta?...
Ricominciò a scrivere, ma continuando a pensare a Nora e ai due che le tenevano dietro.
--Che cosa spera quella matta?...
A un tratto si riscosse, trasalì alzando il capo, e rimase assorta, colla penna fra le dita lunghe, d'un leggero colorino d'ambra.
_Numa_, ch'era saltato di nuovo sulla tavola, accoccolatosi sopra un librone sgangherato, faceva, leccandosi con grazia, la toeletta delle zampe.
Evelina gli teneva gli occhi fissi addosso, ma non lo vedeva. Vedeva invece il giovanotto lungo e magro, quello che portava gli occhiali colle suste: Pietro Laner.
--Pietro Laner!... Scoperto il tradimento di Nora, che cosa avrebbe fatto?... Che colpo!... Sarebbe diventato pazzo di dolore, di collera.... Oh, ma non ci sono io?--pensava Evelina.--Col tempo, piangendo con lui, disperandosi con lui, non sarebbe riuscita a calmarlo, a confortarlo?...--E s'abbandonò riversa sulla poltrona, chiudendo gli occhi, sorridendo....
Cominciava la sua estasi, il suo incanto: una casetta tranquilla, ordinata; il pranzo e la colazione sempre a quell'ora; un marito buono, economo; guadagnare abbastanza da poter vivere senza il tormento dei debiti; far tutto lei e far tutto a suo modo; preparare per suo marito piattini squisiti che avrebbero mangiato insieme: e i figliuoli, anzi uno solo, una bambina....--Le bambine sono più affettuose, più docili....
--E il tenente Calafà?
Si riscosse di nuovo, si rizzò, appoggiandosi coi gomiti sulla tavola, premendo il capo fra le mani.
E il tenente Arturo Calafà? Il siciliano bruno, che era stato uno dei primi amori di Nora, e che adesso era diventato il suo?
Quello "spencer" spelacchiato che portava Evelina, e che aveva avuto da Nora, Nora se l'era fatto fare appunto per mostrare il suo amore e il suo attaccamento al tenente Calafà e alla sua batteria. Ma poi il Calafà era partito; lo spencer aveva perduto il pelo, era arrivato Pietro Laner, e Nora, che a scrivere si seccava, aveva ceduto ad Evelina la corrispondenza e lo spencer.
Però, anche Evelina non era molto soddisfatta del regalo. Pazienza per lo spencer; ma dal tenente Calafà cosa c'era da sperare?
Essa gli aveva scritto una prima lettera assai patetica, a nome di Nora, pregandolo, supplicandolo di "non pensarci più."--"Lo zio Matteo ha scoperto tutto e ha imposto a Nora di troncare sul momento, ogni e qualsiasi relazione."
Il Calafà, subito, aveva risposto furibondo, minacciando vendette, tragedie. Ed Evelina, al solito, per calmarlo, un'altra letterina, poi un'altra ancora, e così via via, tutte più tenere, più malinconiche, e con maggior numero di parole sottolineate:
".... Rinnega la fede, lei, signor Arturo? Rinnega di credere, di sperare?... Rinnega la vita?... Ma lei, almeno, può vivere del _suo_ dolore! La suprema, la beata gioia di amare e di _sentirsi_ amato, lei, signor Arturo, l'ha provata, l'ha goduta, sia pure per un giorno, sia pure per un'ora!...--Ma chi nella solitudine profonda del suo cuore ignorato, non ha memorie, non ha ricordi; chi sa, chi _sente_ che non potrà mai essere amato, mai, _mai_, perchè _sa_ di _non poter piacere_, di non poter interessare, perchè _sente_ di non essere mai stato nemmeno osservato, nemmeno _veduto_.... Oh, come vorrei, _come vorrei_, come invidio lo spasimo della sua anima, l'atroce e grande ricchezza sua, _sua_!"
"Lei, signor Arturo, ha sentito il suo cuore vivo, vibrante, palpitare sotto una mano adorata! Ma.... e io? e io? _e io?!_--Ah, no! No! No! Dimentichi tutto!--Che cosa ho scritto?--Sono pazza! Mi deve giurare sul suo onore di gentiluomo, di distruggere, di abbruciare questa lettera, subito, _subito_.--Pietà di me!... Ah, Dio, Dio, Dio, _quanto_ sono infelice!..."
E allora, anche il Calafà aveva cominciato--sempre per lettera--a consolare dopo essere stato consolato; ed Evelina sognava, la notte, di essere a far la spesa nella piazza di una guarnigione, con dietro un'_ordinanza_ che le portava la sporta.
--Ma e poi?...
Il tenente Calafà, che non aveva avuto un soldo per la cauzione quando si trattava di Nora, come avrebbe potuto trovarne adesso per lei?...
--E dunque?...
Si udì a un tratto il campanello dell'anticamera: la Gioconda passò per andare ad aprire, poi ritornò subito, chiudendosi dietro l'uscio.
--Un altro come sopra!--Vuol aspettare anche lui il signor direttore, _assolutissimamente_.
--Chi è?
--Un altro _tirolese_: questo è positivo!
Gioconda tirò fuori la mano dalla saccoccia, nella quale andava frugando, e accomodati sul palmo due o tre chicchi di caffè tostato, se li fece saltare in bocca d'un colpo solo.
--Quest'oggi dev'essere un'invasione!
Si udì un'altra suonata di campanello.
--Ecco!... L'ho detto!--esclamò ridendo fra lo scricchiolare dei denti, e andò un'altra volta ad aprire.
--Sarà il signor Laner,--pensò Evelina.--Si lisciò in fretta colle due mani i capelli, si accomodò bene il _foulard_ sulle spalle, e tornò a scrivere, ma tenendosi su, ritta e piegando la testina verso la spalla che aveva un po' più tonda dell'altra, riuscendo a nascondere con una grazietta la sua imperfezione.
Era proprio Pietro Laner. Lo sentì che parlava con un altro nell'anticamera.
--Lo aspetteremo al varco, il signor Direttore! È una canaglia! Questo si chiama assassinare la gente!
--Si calmi, signor Brunetti!--diceva Pietro Laner.
--È una truffa! una vera truffa!
--Si calmi: il signor direttore aggiusterà ogni cosa.
--Oh! se non aggiusta lui.... lo aggiusto io!
Ci fu un momento di silenzio, poi si udì ancora Pietro Laner che diceva, come per congedarsi:--Se permette, signor Brunetti, ho da parlare colle signorine....--E quasi subito, entrava nella saletta.
--Chi è questo signor Brunetti?--domandò Evelina con voce assai commossa a Pietro Laner.
--È il rappresentante della cartiera di Maslianico. Quello che forniva la carta per il _Rinnovatore_.
Il giovanotto parlava colla voce rauca, imbronciato; gli occhi rossi e lividi infossati nella faccia smunta.
Si avvicinò alla tavola, ancora col paltò indosso, sbottonato, il bavero ritto sul collo, e accarezzando _Numa_ che si allungava, distendendosi sotto lo striscio della mano leggera, soggiunse balbettando per la collera, per l'imbarazzo di ciò che voleva dire:
--Ha ragione il signor Brunetti!... Si chiama proprio a.... assassinare.
--Anche lei?--esclamò Evelina, alzando gli occhi timorosi, che si facevano più grandi, più lucenti, mentre cercavano e fissavano, come per raccomandarsi, gli occhi del giovane.--Anche lei, signor Laner?
--Ho da pagare la pigione e il conto del mese alla padrona. Ho da mangiare e non ho altro che dieci lire!
E mostrò un biglietto sudicio, ripiegato, che ricacciò subito nel taschino del _gilet_.--Non posso più aspettare anche per Nora. Voglio sposarla e andarmene!
--Andar via?... Via da Milano?--domandò Evelina, con un tremito negli occhi, nella voce piena di lacrime.
--Voglio ritornare a Trento, a casa mia! a casa mia!--ripetè Laner battendo il pugno forte sulla tavola.
_Numa_ sparì di colpo sotto il canapè, poi di nuovo saltò sopra una seggiola, in un angolo lontano, e là, al sicuro, ricominciò a leccarsi più forte e più in fretta.
--E di me? Cosa sarà di me?--mormorò la povera ragazza, e sospirando, fatto un po' di posto sulla tavola, si preparò vicino, stendendolo adagio, colle due mani, il fascio delle bozze.--Mi vorrebbe aiutare, signor Pietro?
--Come?... Nora?... Non c'è?... È fuori anche stamattina?--esclamò il Laner con un crescendo di stupore e di stizza ad ogni interrogazione. Egli sapeva bene che Evelina non avrebbe osato di tenerlo presso di sè, qualora Nora fosse stata in casa.
--È andata dalla Schönfeld.
--La Schönfeld! Ogni giorno la Schönfeld!--gridò l'altro sempre più stizzito.
--Per amor di Dio!--supplicò Evelina, con un gesto verso l'anticamera.--Non si faccia sentire. Nora sarà di ritorno per le quattro: ritorni alle quattro.
Pietro Laner prese una seggiola, ma prima di sedersi la sbattè, con un colpo forte, sul pavimento; poi, sempre con indosso il paltò, col bavero alzato sul collo, cominciò a leggere le bozze, borbottando, a correggerle con grossi segnacci, facendo scricchiolare la penna, spruzzando la carta d'inchiostro. Per qualche tempo nè l'uno nè l'altra non dissero una parola.
--Io credo,--cominciò poi Evelina, lentamente, interrompendosi, perchè pareva più che mai intenta ed affrettata nello scrivere,--io credo che Nora alle tre avrà finito colla Schönfeld.... ma poi vanno tutt'e due o a fare un giro sui _bastioni_ in carrozza.... o a passeggiare ai Giardini. Perchè non....--e qui l'interruzione fu più lunga: Evelina scartabellò cercando una parola nel Dizionario.--Perchè non va ad aspettarla? E poi.... quando la vede uscire colla Schönfeld.... finga come di passare per caso.... Le saluta e ci va insieme.
--Già! sicuro! posso fare così!--esclamò il buon ragazzo, rasserenandosi subito.
--Lei sa dove abita la Schönfeld?
--In piazza Cavour.
--Al ventisette,--rispose Evelina. E poi riprese, dopo un'altra pausa.--Ma lei, non la conosce ancora la signora Schönfeld?
--Mi farò presentare da Nora!--e sorrise--dalla mia sposa!
Evelina alzò ancora gli occhi lucenti in viso al giovanotto, ma fissandolo questa volta con una grande espressione di tenerezza e d'inquietudine, come una mammina che tremi per il figliuolo troppo buono e troppo illuso.
--Perchè mi guarda così?--domandò l'altro vivamente.
--Io, signor Laner?--No, niente. Sono io tanto.... tanto infelice! Io che resterò qui sola, sempre sola.... Io che non ho nessuno.... nessuno!
Evelina sospirò e si asciugò le lacrime con una mano. Era commossa e piangeva, piangeva davvero; ma pure pensava, sotto quelle lacrime, pensava in fondo al cuor suo che Pietro Laner, aspettando Nora sulla porta della Schönfeld, avrebbe forse potuto vedere o scoprire qualche cosa di nuovo....
A ogni modo lei, come lei, non gli aveva detto niente!
III.
--Ohè, ce n'è un altro: il tappezziere che aspetta sul portone!--avvertì la Gioconda cacciando dentro il capo nella saletta e ridendo.--Metto fuori la bandiera?
Era questo un segnale convenuto: quando Cantasirena, ancora da lontano, vedeva la bandiera alla finestra, faceva di colpo un _dietro-front_.
Ma Pietro Laner, al quale premeva come agli altri di non lasciar scappare il Direttore, si oppose risolutamente.
--Ed io?...--esclamò con stizza tornando a tirar fuori e a mostrare fra le dita il famoso biglietto da dieci lire.--Ed io?... Come fo colla padrona di casa?
Piuttosto gli sarebbe andato incontro, per avvertirlo di girare di bordo, e intanto lo avrebbe messo alle strette per il matrimonio, per riavere le sue ventimila lire.... e per le due o trecento che gli occorrevano al momento.
--Se vuole, le ha!--pensava il giovanotto.--Se vuole, può _far saltar fuori_ le trecento e poi anche le ventimila!
Era credenza generale che Matteo Cantasirena, per quanto fosse rovinato, avesse la bacchetta magica per far saltar fuori i quattrini.
--Se vuole le ha!--ripeteva Pietro Laner fra sè. Ma lo turbava l'idea di trovarsi da solo a solo col Direttore. Costui avrebbe cominciato a gridare, a strapazzare, oppure a piangere, ed egli sentiva che avrebbe finito col lasciarsi abbindolare o col lasciarsi commuovere.
In casa, alla presenza di Evelina, della Gioconda sarebbe stato più forte....
--_Se vuole, le ha!_--pensava pure il signor Brunetti, che aspettava in anticamera, cominciando a sospettare di essere preso in giro.--Si raccontavano certe farsette inventate da Matteo Cantasirena per burlarsi dei creditori!
--Ah! Ah! ma con lui non c'era da scherzare! Non voleva perderci dieci mila lire e far ridere la gente!--
Quasi a confermare i suoi dubbi, anche il fattorino della Faré si era messo a brontolare: Aspetta, aspetta, accidenti! e mai non torna! Il portinaio mi ha assicurato che era in casa!
L'altro lo guardò di traverso.
--In casa?
--Sissignore!
--In casa?... Per Dio!...--E con impeto, dopo aver bussato forte all'uscio, si precipitò nella saletta:
--C'è o non c'è?
--Lo zio Matteo? Non è ancora tornato.
--Il portinaio, invece, assicura che c'è.
--No, non c'è!
--Eppure, lo ha ripetuto, adesso, anche al fattorino della Faré!
--Allora vuol dire che si sarà sbagliato,--rispondeva Evelina con calma.
--Io mi sono sbagliato! Io sono stato un asino a fidarmi! Ad accettare la firma del Direttore!--continuava il Brunetti gridando.--Se io non facevo presto a pagare, avevo la cambiale protestata; ero compromesso, rovinato!... Sono cattive azioni!... È una vergogna! Ma questa volta o mi paga, o mi vendico!--e il pover'uomo, s'infuriava anche di più perchè lo lasciavano dire senza troppo inquietarsi.
Infatti Evelina continuava a scrivere, Pietro Laner a correggere le bozze, e la Gioconda lo stava a guardare col faccione tondo, beatamente stupido.
--Mi vendicherò! Sì! Voglio vendicarmi! È una vergogna! È un'indegnità! È un'infamia!--E la sua rabbia, la sua collera contro il Direttore era arrivata a un punto tale che già gli dava dell'imbroglione, del ladro, minacciandolo persino di farlo metter dentro, quando, a un tratto, spalancatosi l'uscio dell'anticamera, ecco Matteo Cantasirena, proprio lui, in persona, seguito dal fattorino della Faré, e da quell'altro--il tappezziere--che gli faceva la posta sul portone.
--Ah, finalmente! Sono due ore che vi aspetto!--Gli occhi del signor Brunetti erano ancora stravolti dall'ira, ma il tono della voce era già cambiato.
Matteo Cantasirena, acceso in volto, il cappello all'indietro, l'ampio soprabitone svolazzante, era tutto pieno di pacchi e pacchetti e cartocci di roba; e nella stessa mano che teneva la canna dal pomo d'argento, aveva un bel mazzo di fiori.
Egli rimase muto un istante, guardandosi attorno come smarrito, come invocando un conforto, poi a un tratto esclamò con grande dolore e insieme con grande espansione:
--Ah, Brunetti, Brunetti mio! Non sapete la disgrazia? Evelina, Evelina! Sai chi è morto?
Tutti, meno Evelina, rimasero sorpresi, guardando il Direttore.
Chi era morto?
Il signor Brunetti, borbottò con un'alzata di spalle:--Altro che i morti! Con voi, sono i vivi da compiangere!
Ma lì per lì, anche il signor Brunetti era rimasto interdetto e aspettava ansioso la gran notizia.
--Adesso, all'ufficio del giornale, ho ricevuto il dispaccio da Roma!... Dal Presidente della Camera!...
E Cantasirena dopo consegnato il bastone e i fiori alla Gioconda, colla mano rimasta libera cercava il dispaccio nelle tasche, senza mai riuscire a trovarlo.
--È una perdita incalcolabile! Uno dei grandi lutti della patria!... Lo amavo come un fratello!... Lo veneravo come un secondo padre!
--Eh! avanti!--borbottò di nuovo il signor Brunetti. Ma intanto, per via di quel dispaccio del Presidente della Camera, pensava che a Roma il Direttore, era sempre potente.
--Fuori!
Cantasirena aspettò: voleva prima raccogliere tutto il suo dolore, tutta la sua forza, poi:--È morto il capitano Fara-Bon,--tuonò col vocione rotondo, sonoro, e lanciò quel _Bon_ proprio come una cannonata!
Pietro Laner, il Brunetti, il tappezziere, il fattorino si guardarono l'un l'altro sbalorditi.
Il capitano Fara-Bon?... Chi era il capitano Fara-Bon?
--Un magnanimo! Uno dei più gentili e forti patriotti d'Italia! Nell'epoca memoranda dei processi, siamo scappati insieme. Nel 66 è stato ferito in vece mia, per miracolo! D'ideali sinceramente repubblicani, accettò con lealtà la monarchia, e sdegnando l'inerzia passiva degli inoperosi, andò ad occupare un posto eminente al Ministero dei Lavori Pubblici. Era uno dei più illustri discepoli del massimo Paleocapa. Io conservo un suo progetto: La _Navigazione Cisalpina_!--Brunetti! Caro Brunetti! Ecco una grande idea!... Morto! Malattia di cuore!... Mah, il cuore, il cuore!... Non perdona ai generosi!
Cantasirena non tuonava più, sospirava, gemeva, era commosso, aveva le lacrime agli occhi, e mentre tesseva gli elogi dell'anima grande del compianto Fara-Bon, si vuotava le tasche dei pacchi, dei pacchetti, dei cartocci di roba, e a mano a mano li ammucchiava nel grembiule che la Gioconda gli teneva spiegato davanti.
Era una formetta di cacio, una scatoletta di presciutto, un mezzo pasticcio di Strasburgo, poi ancora dell'altra roba, avvolta nella bella carta rosa e gialla, coi nastrini azzurri.... _Numa_, riconoscente, passava, ripassava fra le gambe del Direttore, strisciando, sfiorandole colla schiena e rizzando la coda.
Il capitano Fara-Bon era realmente esistito ed era morto in quei giorni; ma Cantasirena non aveva ricevuto il dispaccio al _Rinnovatore_ e tanto meno gli era stato mandato dal Presidente della Camera. Quella mattina egli non s'era fatto vedere all'ufficio; non voleva cadere in mano ai nemici, ai "tirolesi". Taddeo, una specie di portiere e di fattorino, che con una gamba di legno arrivava sempre in ritardo e che egli perciò chiamava _Teddeum_, gli aveva portato le lettere, i giornali al Circolo dei Superstiti; e appunto colà gli era capitata sott'occhio la notizia nel dare un'occhiata al _Fracassa_.
--Povero Fara-Bon! Un bell'originale!
E si ricordò pure di un certo progetto del capitano, di una serie di articoli che gli aveva mandato sulle _Vie acquee dell'Italia Settentrionale_ e che non aveva mai potuto pubblicare per mancanza di spazio.
La _Navigazione Cisalpina_! Perchè no?... Potrebbe essere una grande idea per far denari! Trovare un bel nome da mettere alla testa del Comitato.... e avanti!... Povero Fara-Bon!...
Ma poi non ci pensò più. Aveva tanti fastidi, tante seccature; la macchina della tipografia sotto sequestro.... Quanta ingratitudine nella _Costituzionale_!
Come fare?... Restar chiuso in casa?... Sì; non farsi vedere da nessuno e far rispondere ai seccatori:--Il Direttore è partito per Roma!--Intanto avrebbe mandato in giro _Teddeum_ con parecchie lettere dai patriotti viventi, dagli amici politici.... qualcheduno avrebbe risposto! E poi non ci doveva essere al "Manzoni" l'opera nuova di un nobile veronese?
Si cacciò in un brum e andò a fare le sue provviste per la colazione e per il pranzo. Chi sa? Avrebbe potuto cavarsela bene!--E il suo viaggio a Roma?... Perchè non ci sarebbe andato davvero?... Sicuro! Domani!
A poco a poco aveva cominciato a rianimarsi, aveva già ripreso un po' del suo buon umore, quando, fatalità, si accorse troppo tardi per poter tornare indietro, che i tirolesi invece di aspettarlo al _Rinnovatore_ lo aspettavano a casa....
La carrozza si era fermata proprio dinanzi alla porta e il tappezziere gli era corso incontro aiutandolo a smontare.
--Grazie, caro Vergani! Sono tutto sconvolto! Ah, che disgrazia!--Su di corsa per le scale, e l'altro dietro. Ma di sopra non c'era quell'ignorante maleducato del Brunetti?... Quel seccatore indiscreto di Pietro Laner?...
--Ah, che disgrazia! Ah, povero Fara-Bon!
E dopo che la Gioconda, seguita da _Numa_, era tornata in cucina colle provviste, quando tutti stavano per riaversi dal primo sbalordimento di quella gran notizia, Matteo Cantasirena ebbe un impeto di collera contro Pietro Laner: