Chapter 21
Nora, pallidissima, si sentiva oppressa dal tono perentorio del ragioniere.
--Non si potrebbe aspettare... almeno... almeno qualche mese?--balbettò colla voce soave, insinuante, piena di lacrime.--Se il Vigliani avesse voluto, avrebbe potuto salvarla,--pensava. E avvicinandosi vivamente al ragioniere, lo fissò coi bellissimi occhi, imploranti.
--Impossibile, signora duchessa. Abbiamo le cambiali del Kloss. La prima, non ricordo bene la data, ma deve certo scadere fra pochissimi giorni. Per tale scadenza occorre la somma; questa al momento non si può trovare; ci penserò io.... come per le altre. Ma deve camminare di pari passo l'alienazione degli stabili.
"Se il Vigliani avesse voluto, avrebbe potuto salvarla"--pensava Nora, e continuava a guardarlo, a fissarlo, a supplicarlo cogli occhi, senza parlare.
--Le domanderei soltanto di aspettare qualche mese...--balbettò infine.--Lei così buono, che ha sempre avuto tanta affezione.... per noi.... Pensi al mio amor proprio: Ho tanti nemici! Riderebbero di me!... Invece, lasciando passare qualche mese, preparando la notizia a poco a poco, farebbe minor impressione. Lei è tanto buono; ha sempre avuto tanta affezione per mio marito; ne abbia un po' anche.... per me!
E la duchessa gli si avvicinò ancora di più, col bel viso acceso, molle di lacrime.
Quel vecchio ragioniere dai baffi e dalle fedine tinte, quel vecchio grasso, volgare e sudicio, gocciolante; un sudore untuoso, non le destava nè ribrezzo, nè repulsione. Era l'uomo che poteva conservarle, almeno per qualche tempo, il palazzo di Milano, la villa di Casalbara, la sua grandezza, il suo sfarzo!...
Ma non aveva fortuna! Il Vigliani rimaneva affatto insensibile: meglio ancora, non vedeva niente, non capiva niente. Il Vigliani era un uomo d'affari, non aveva in mente altro che i debiti, le cambiali... e il poco tempo che aveva da perdere.
Quando sospirò e guardò la duchessa con un certo intenerimento, fu soltanto per dirle:
--Un buon cerusico dev'essere senza pietà. Se non ha mai voluto ascoltarmi suo marito, mi ascolti lei, che ha tanta intelligenza. Parlo per il bene di entrambi. Oggi, infine, non c'è da disperarsi. Se non il lusso, le rimane ancora una certa agiatezza, che moltissimi le invidierebbero. Domani, sarebbe certo una rovina estrema, irreparabile.
Ma la signora duchessa continuava a tacere, a gemere, a guardarlo, a fissarlo... e non si moveva: allora egli lanciò un'ultima occhiata all'orologio e si fece coraggio, alzandosi di colpo.
--Devo correre al tribunale, per un consiglio di famiglia.... Sono già in ritardo.--E facendole mille scuse, domandandole mille perdoni, accompagnando la signora duchessa fin sulla scala, tornò a profondersi in inchini, in proteste, in complimenti.
Nora, quando uscì dalla casa del ragioniere, era furente.
--Vuol costringerci a vendere, perchè avrà il suo interesse: È per il suo interesse che non vuol perdere le buone occasioni!
E Nora, lì per lì, pensò di consigliare e di imporre a suo marito di affidarsi ad un altro amministratore.
Quando rientrò nel suo palazzo, il maestoso portiere dalla lunga barba bianca, si era messo in gran livrea.
Nora sospirò. Anche quel magnifico portiere avrebbe perduto! Eppure era stata una delle tante attrattive del duca di Casalbara, una delle attrattive che l'avevano indotta a sposarlo!
Non era con quel palazzo dal grande giardino ch'essa aveva cominciato a fare all'amore? Col palazzo dall'antico cancello di ferro, dallo stemma dorato e la corona ducale e il magnifico portiere che pareva il re della contrada?
Quante volte era passata di là!... Quante occhiate furtive dentro a quel portone, sotto l'atrio a colonne o nel cortile immenso! E quanti sorrisi di compiacenza, di orgoglio pensando: Sarò io la duchessa! Sarò io la padrona!
Invece doveva venderlo! Non poteva goderlo, in pace, nemmeno per un giorno! E perchè? Perchè suo marito si era rovinato col giuoco, colle donne, col Kloss.
Che trionfo per il Laner... e per quel mostro di Evelina!...
Si fermò, ancora sospirando, sul ripiano del grande scalone di marmo, dal morbido tappeto, colle pareti a specchi, a stucchi dorati, coi fiori olezzanti nei vasi enormi!...
Tutto le pareva ancor più bello, più ricco, più grande! Che dolore! Che dolore! E che desiderio, che brama di tutto conservare! Avrebbe dato una parte del suo sangue, della sua vita! Come si vendicava quel Kloss, per non aver essa mai voluto saperne delle sue licenze, delle sue confidenze, de' suoi abbracci!... E dire che essa lo aveva sempre creduto uno straccione in confronto del duca di Casalbara!...
Invece.... tutto il contrario....
Nora non sospirava più. Pensava, rifletteva, attraversando adagio adagio tutte le sale del vasto appartamento.
Invece.... tutto il contrario....
Se il Kloss non fosse stato in collera, avrebbe continuato a rinnovar le cambiali, non li avrebbe spinti a quel precipizio....
Si avvicinò a una finestra: guardò il giardino, il cortile, il magnifico portiere che passeggiava sotto l'atrio, e tornò a sospirare.
D'un tratto corrugò la fronte, un rossor vivo, un fuoco le salì alla faccia.
--Si...! Si!--bisbigliò,--tutto per tutto. Bisogna tentare col Kloss!
E corse subito nel suo gabinetto di toelette, passando dinanzi alla camera del duca, ma senza nemmeno fermarsi per salutarlo.
Scrisse al Kloss, in fretta, su due piedi, col lapis, e appena gli ebbe mandato la lettera alla banca, si sentì più tranquilla, più sicura.
Certo il Kloss, sarebbe corso da lei, subito!
Infatti il bigliettino era pressante:
"Ho gran bisogno di parlarle. Mio marito è a letto ammalato. Temo ne avrà per molti giorni. E proprio in questo momento in cui sono oppressa da mille imbrogli di affari e d'interessi, che non arrivo nemmeno a capire!
"Del nostro ragioniere non ho certo a lodarmi.... e mi persuade fino a un certo punto! Sono sola, non so che cosa fare, nè a chi rivolgermi. Procuri di venir subito: sentirà, vedrà, mi potrà dare qualche consiglio. Sto in casa apposta ad aspettarla."
Nora calcolò il tempo che poteva impiegare il servitore ad andare.... e il Kloss a venire.... e intanto si cambiò di vestito perchè colla corsa della mattina e col caldo si era tutta sciupata. Pensò, guardò, scelse e indossò una sua veste da camera leggerissima, morbida, tutta di crespo rosa e di merletti, e per aver più fresco, per riposarsi, allentò un poco i capelli, tanto che scrollando il capo con forza si sarebbero sciolti sulle spalle come un'onda d'oro.
Francesco Kloss era alla banca: vista appena la lettera, a buon conto, fece dire al servitore che era fuori:--poi la lesse, la rilesse, accendendosi in volto, cogli occhietti torvi, da satiro, che luccicavano.... Intravvide il pericolo e fissò immediatamente il suo piano, facendo un saltetto e una sghignazzata, per scuotersi, per stordirsi.
--_Mi andassi supito a Carlsbad tomani mattina: ma per cuella matama mi partissi stasera!_
Pure bisognava rispondere. _"Cuella matama"_ al presente, era la duchessa di Casalbara, era la moglie di un suo amico, gli aveva scritto, stava a casa apposta ad aspettarlo e bisognava rispondere.
Rilesse la lettera....--_sentirà, vedrà, mi potrà dare qualche consiglio....--Penissimo_!--In questo posso servirla!
E fece chiamare il signor Galli.
Il Kloss non aveva mai detto niente al suo procuratore delle cambiali del Casalbara. Erano piccoli affaretti del portafoglio particolare. E come al suo procuratore non ne aveva parlato prima, tanto meno ne parlò adesso!...
Il Kloss pregò soltanto il Galli di volersi recare il giorno dopo, in vece sua, dalla duchessa di Casalbara: gli disse che la duchessa voleva essere consigliata, aiutata nella sua amministrazione, perchè aveva il marito ammalato ed era malcontenta del suo ragioniere, e concluse galantemente:
--_Tranne tanee, tutt coss a sua tisposizion!_
Rimasto solo, tornò a fregarsi le mani.
--_Matama_ ha bisogno di un _racioniere? Penissimo! Le mandassi il mio!_--E scrisse subito alla signora duchessa--per non farla restare in casa inutilmente--una lettera molto gentile.
"Essendo quel giorno occupatissimo per un'importante seduta alla banca e dovendo partire alle 5.50 per Carlsbad era spiacentissimo di non poterla vedere. Ma la mattina dopo sarebbe venuto da lei il suo procuratore generale, il signor Ambrogio Galli, coll'ordine espresso di mettersi in tutto e per tutto a sua disposizione. Il signor Galli era una persona molto seria, e di molto valore. La signora duchessa poteva fidarsene interamente. Avrebbe avuto tutti gli schiarimenti e tutti i consigli, e tutto l'aiuto che sarebbe stato del caso." Il Kloss la pregava di salutare, a suo nome, il caro amico Giovanni, che sperava di trovare al suo ritorno pienamente ristabilito, le riconfermava i sensi della sua profonda stima e devota amicizia, dichiarandosi sempre pronto "all'onore di servirla in tutto ciò che la signora duchessa potesse desiderare" e finiva col baciarle ossequiosamente la mano.
Nora, leggendo quella lettera, impallidì, con un'espressione sinistra, iraconda.
--Villano!...
Ma poi si calmò.
Le mandava il suo procuratore generale?... Con quali istruzioni?... Certo coll'ordine, almeno, di rinnovare le cambiali.
"Avrebbe avuto tutti gli schiarimenti, tutti i consigli; tutti gli aiuti che sarebbero stati del caso...." Almeno le cambiali sarebbero state rinnovate!
E Nora si sentì consolata, scacciò tutte le ansie con una alzata di spalle e per quel giorno non volle pensarci più.
Ma bisognava avvertire anche Giovanni, di quella visita del signor Galli, procuratore del Kloss. Si recò direttamente nella camera del marito, senza nemmeno pensare al modo di spiegare e di fargli accettare quel fatto: era troppo sicura di sè!
Il duca spasimava: in seguito alla reumatica e alla infreddatura intensa, contratta durante il viaggio, gli si era manifestata un'acuta nevralgia: il _chiodo solare_, come gli aveva detto la cameriera.
La stanza era completamente buia. Nora, appena entrata, schiuse una delle imposte.
Il Casalbara, sepolto sotto le coperte, volse il capo vivamente, con un gemito.
--E così?--gli domandò Nora, restando sempre presso la finestra.--Vuoi che faccia chiamare il medico?
--No.... no... grazie....--rispose l'altro colla voce fioca.
Nora gli si avvicinò.
Il Casalbara, steso sul letto, sotto le coperte pesanti, aveva la testa affondata nei cuscini e ravvolta in un _foulard_. Non lo si vedeva nemmeno.
--Cara....--bisbigliò quando Nora si fermò in piedi accanto al letto; e i suoi poveri occhi gonfi, lacrimanti, pure nell'ombra, sotto le coperte, sotto il _foulard_ ebbero un raggio di tenerezza.... un'espressione viva e dolente che domandava amore e pietà.
--Vuoi mangiare qualche cosa?--gli domandò Nora, mettendogli la mano sulla fronte per sentire se scottasse.
--No.... no.... grazie,--risposo prostrato con un senso di commozione.
--Vuoi una tazza di tè?...
--Grazie, cara.... adesso soffro troppo.... Grazie.... più tardi.
Nora notò che al malato dava fastidio anche quella luce è andò a chiudere di nuovo la finestra; la camera rimase ancora tutta buia.
--Sono stata dal ragioniere Vigliani,--disse poi colla voce sicura.--E mi sono convinta che ha il suo tornaconto nell'obbligarci a vendere.
Dal letto rispose appena un gemito fievole.
Vi fu qualche minuto di silenzio; poi Nora ripigliò sempre impassibile:
--Più tardi, quando appunto ritornavo dal Vigliani, ho incontrato il Kloss, sul Corso, e mi ha detto di salutarti.
Il letto scricchiolò. Il Casalbara, di colpo, si era alzato diritto a sedere.
Nora, pur nel buio, ne vide l'immagine bianca.
--Parte stasera per Carlsbad,--continuò.
Il letto scricchiolò ancora; il Casalbara si era lasciato ricadere disteso.
Nora gli andò vicino, gli tirò le coperte fin quasi sugli occhi, gli accomodò il _foulard_, poi ripigliò:
--Gli ho detto che non mi fidavo molto del nostro ragioniere, che tu eri malato, che avrei avuto bisogno di qualcuno per aiutarmi, per vedere un po' come davvero stanno le cose. Il Kloss mi manderà domani mattina il suo procuratore, un bravissimo uomo, il signor Galli.
Nora non poteva vedere le lacrime che cadevano silenziose dagli occhi del duca.
Nella camera si soffocava: dopo un momento essa domandò:
--Vuoi che socchiuda l'uscio per lasciar passare un po' d'aria?
--No.
--Vuoi del ghiaccio?
--No.
--Ti alzerai più tardi?
--No.
--Per l'ora del pranzo?
Questa volta il malato non rispose nemmeno.
--Allora, buona notte!--esclamò Nora, dopo un momento. E se ne andò.
In fondo all'appartamento, dopo il suo spogliatoio, v'era un'altra piccola stanza da letto: Nora la fece preparare per sè.
E intanto che ordinava, che faceva preparar la camera, Nora si godeva a visitare il lungo guardaroba dagli armadi solidi, pesanti, colmi delle telerie, delle fiandre antiche e preziosissime di casa Casalbara; si godeva a visitare i forzieri dell'argenteria, le grandi scansie a vetri delle porcellane e delle maioliche.
--Certo.... le cambiali sarebbero state rinnovate!...
Si godette a desinare sola soletta nel bel stanzone da pranzo, dalle finestre che davano nel giardino, tutte verdi per lo sfondo degli abeti.
Dio! Era il primo giorno che non aveva l'oppressione di quell'uomo, delle solite moine, dei soliti discorsi!...
Dopo pranzo andò a fare una buona scarrozzata.
--In ogni modo, quando fosse stato il momento, si si sarebbe potuto vendere soltanto Casalbara!
I bastioni erano deserti: tra le fila cupe degli ippocastani, le nottole e i grossi farfalloni danzavano attorno ai globi della luce elettrica.
Ritornando, scendendo da Via Manin, Nora rivide la piccola stradetta dietro il Museo dove aveva avuto la gran scena col Laner.
--Povero Pietro!...--e sospirò; sospirò con un'espressione di malinconia inconsapevole, ma tenera, soave....
--Povero Laner!
--Ah!... che piacere quell'aria fresca, frizzante! Era la prima volta che girava sola in carrozza, senza "quel peso!" Che piacere!
D'un tratto, in via Santa Margherita, mentre Nora pensava ancora alla stradetta dietro il Museo, e alle furie dell'innamorato, ecco... ecco appunto Pietro Laner! Pietro Laner e l'Evelina!
Evelina andava innanzi urtata dalla folla, più gobba, più goffa che mai! Pietro Laner le teneva dietro, a testa bassa....
Quando Nora passò loro accanto colla carrozza, finse di non vederli; ma le attraversò il cuore un impeto di collera, un impeto strano di gelosia e di rimpianto!
Adesso Nora lo sentiva, lo capiva: aveva avuto altre simpatie, oltre il tenente Calafà, ma il suo primo amore, il suo vero amore, era stato il Laner.
E se il Vigliani la spuntava e le faceva vender tutto? Se il Kloss non avesse voluto rinnovare le cambiali?
--A casa!--ordinò al cocchiere.
Era stanca; aveva bisogno di riposare il corpo e la mente.
Appena arrivata fece le scale di corsa, slacciandosi i nastri del cappellino per fare più presto a svestirsi: non vedeva l'ora di buttarsi in letto, di dormire.
--Ah!... finalmente!
Sull'uscio dello spogliatoio si fermò perplessa, inquieta. Non doveva passare da Giovanni? Era già arrabbiato.... Non lo avrebbe fatto arrabbiare un po' troppo, piantandolo solo a quel modo, senza neppure la buona notte? Ma cacciò via le inquietudini con un'alzata di spalle.
--Potrò sempre calmarlo domani!--e chiuse l'uscio a chiave.
--Ah! Un po' di riposo!... Un po' di libertà!
E continuava a ridere, svestendosi in fretta, buttando di qua, di là, allegramente, i vestiti, le scarpette, le calze.... e ridendo saltò nel letto e continuò a ridere, con fremiti di piacere, allungandosi, rivoltandosi sotto le lenzuola leggere, freschissime.
--Ah! Che gioia! Che gioia!... Che felicità!... Dopo tanto tempo era sola, era sola.... sola finalmente!
V.
Il giorno dopo, alle undici precise, il signor Ambrogio Galli si faceva annunziare alla duchessa di Casalbara. Il procuratore della banca Kloss aveva indossato il vestito nero e messo il cilindro nuovo, che portava soltanto la domenica, quando accompagnava la moglie a messa, a San Carlo, e a colazione al Trenk. Le mani gli penzolavano lungo i fianchi, strette, legate nei guanti color sangue.
Molto volontieri avrebbe fatto a meno di quella visita! Per le sue idee di rivendicazione e di giustizia sociale, non voleva confessare di patire ancora certe debolezze, certe timidezze affatto borghesi. Si sentiva intimidito.... molto impacciato, propriamente e solamente perchè doveva presentarsi a una "duchessa".
Lei, come lei, la signora duchessa, glielo avevano detto, era la figlia, la nipote, una parente qualunque di Matteo Cantasirena. Ma era diventata duchessa di Casalbara.... E il signor Galli ripeteva quel nome, come per abituarsi, allungando lo dita nei guanti color sangue:
--Duchessa di Casalbara!... Mah! Gli uomini,--pensava,--restano sempre quello che sono; le donne, invece sono.... quello che diventano!
Aveva anche sentito che la signora duchessa era bellissima....
--Le avranno detto almeno che sono sordo? Saprà di parlar forte?--borbottava fra sè, con una certa stizza.
Il signor Ambrogio era stato altre volte, per affari, in case aristocratiche, ma era entrato soltanto nello studio dell'amministrazione, aveva parlato soltanto con uomini.
--Auff! Che seccatura!--E attraversando l'anticamera dietro il servitore che lo precedeva per annunziarlo, mandava a quel paese il signor Kloss e si pentiva di non essersi almeno informato di certe regole più elementari dell'etichetta.
Aveva lasciato il cappello in anticamera. Aveva fatto male? Doveva tenersi i guanti? Come doveva chiamarla?... Signora duchessa?... Altezza?... Che altezza! Non ce n'erano più di altezze! Tutti eguali, tutti fratelli!... Ma tratteneva il respiro, attraversando quelle sale grandi, silenziose, cupe.... Era intimidito dal rumore delle sue scarpe grosse sui _parquets_.
Quando si trovò dinanzi alla duchessa, s'inchinò profondamente, senza parlare, e quando essa gli offrì la mano, il signor Ambrogio, con un tremito stese la sua diritta, come se sfiorasse la piletta dell'acqua santa.
Nora lo guardò e gli parlò sorridendo, con grande affabilità, come se lo conoscesse da un pezzo.
--Il signor Kloss è stato molto buono con me, procurandomi il piacere di questa sua visita. Ma non vorrei avesse abusato della sua gentilezza.
L'altro continuava a inchinarsi senza dire di no: cercando la parola e non trovandola.
--In tal caso, le domando perdono per me e per il signor Kloss.
La voce di Nora era alta e chiara; ma il Galli non intese queste ultime parole: non tanto perchè fosse sordo, quanto perchè era troppo confuso.
S'inchinò un'altra volta, poi balbettò:
--Sono a' suoi ordini, signora....--e non ebbe il fiato, il coraggio di aggiungere: duchessa.
Nora sedette nella sua poltroncina presso la scrivania, in un angolo del salottino, sotto la finestra, e fece sedere il signor Ambrogio in un'altra poltrona dinanzi a lei.
--Mio marito le fa tante scuse. Non può alzarsi. È stato ripreso da un accesso nevralgico: soffre assai e non può sopportare la luce.
Il signor Galli, seduto, fece un altro inchino, sporgendo il capo. Questa volta Nora aveva parlato nervosamente, in fretta; egli non aveva proprio capito nulla.
Nora aveva avuto quelle notizie dalla cameriera. Era stata fin sull'uscio della camera del duca, ma non era entrata: erano bastate quelle poche ore: sentiva per suo marito un senso quasi invincibile di repulsione.
Intanto, essa aveva presa una sigaretta per sè e ne aveva offerta una al signor Galli, che, ringraziando, disse una delle poche bugie della sua vita:
--Grazie, non fumo.
In quel momento sarebbe stato troppo imbrogliato coi guanti, la sigaretta, il cerino.
Nora, sempre sorridente e cacciando il fumo dalla bocca, movendo le labbra come se volesse dar dei baci, continuava a parlare, ma l'altro continuava a non capir bene.
Allora si sentì ridicolo, ritrovò la propria fierezza, e, per mettersi al suo posto, per fissare nettamente che non era lì nè per fumar sigarette nè per far complimenti alle duchesse, ma soltanto quale un vecchio uomo d'affari, esclamò colla voce forte:
--Non so se il signor Kloss ha avvertito la signora duchessa che io sono un po' sordo.
Nora lo guardò co' suoi grand'occhi dolcissimi, dai quali spirava la più viva simpatia, mista alla maraviglia.
--No.... davvero! E non ce n'era di bisogno dal momento.... dal momento che non me ne sono accorta!--E sorrise ancora: sorrise schiettamente, con una grazia, un incanto quasi infantile.
Il signor Ambrogio era un uomo serio, semplice, buono; ma ci pativa d'essere sordo, e non potè a meno di sentirsi lusingato da quelle parole.
--È proprio una vera signora!--pensò tra sè.
Nora aveva tenuto fin allora sulle sue ginocchia un grosso fascio di carte: l'estratto, il riassunto dei bilanci fatti dal Vigliani: diventando seria, malinconica, sospirando, li porse al signor Galli.
--Veda lei, mi dica lei cosa si deve fare: il signor Vigliani mi ha tanto spaventata,--e stendendogli con abbandono e con fiducia la manina rosea, trasparente, mormorò:--Mio marito è ammalato.... io non capisco niente....
Il signor Galli prese le carte, cominciò a sfogliarle, a esaminarle; ma da quelle carte non poteva capirne un gran che e lo disse subito alla signora duchessa.
Desiderava vedere tutti i bilanci per esteso; desiderava un abboccamento col ragionier Vigliani. Lo conosceva, era un galantuomo. Pregava soltanto la signora duchessa di avvertirlo con un biglietto, che la mattina dopo si sarebbe trovato al suo studio. Così, su due piedi, non poteva certo formarsi un giudizio, un criterio dello stato reale del patrimonio. Occorreva un po' di tempo, un po' di quiete. Bisognava esaminare le cause del dissesto.... e studiare i provvedimenti da consigliarsi..
--Ecco, precisamente!--esclamò Nora trionfante.--È quello che dicevo anch'io al Vigliani, e che il Vigliani _non vuol capire_.--E Nora marcò molto le ultime parole.
--Il ragionier Vigliani si sarà già formata la sua idea e potrà dare il suo parere in proposito,--rispose calmo il Galli, continuando a sfogliare le carte.
Nora, lo fissava attentamente. Il procuratore non le aveva nemmeno portato i saluti del Kloss, non aveva fatto nessunissimo accenno che potesse riferirsi alle istruzioni ricevute.... Cominciava ad essere inquieta. Il Galli badava soltanto alle sue carte.... e troppo poco a lei. Non faceva nessun accenno, nessuna promessa....
--Che cosa lo aveva mandato a fare il Kloss?
La duchessa ebbe un lampo di collera, gittò la sigaretta, ma poi tornò a calmarsi, a sorridere, e allungando le braccia, congiungendo le mani sulle ginocchia, si chinò, si allungò, si avvicinò verso il signor Ambrogio.
Questi sentì quella vampa calda, quel "_suo_" odor di bionda e di _lilas de Perse_, e abbassando gli occhi, le vide attorno al collo, fra i merletti della veste da camera che nel chinarsi le si apriva sul petto, una piccola catenella d'oro che si moveva, si alzava, scendeva, si sprofondava ad ogni respiro, ad ogni movimento.
Nora gli si appressò ancora, per parlargli proprio vicino all'orecchio.
Il signor Galli, che alla vista della catenella d'oro era fuggito via cogli occhi e aveva arrossito, parendogli quasi di aver commesso una colpa, accennò lentamente di no col grosso testone e la guardò, la fissò in volto attentamente, per capir meglio.
--Il signor Kloss,--soggiunse Nora esitando.... arrossendo a sua volta....--il signor Kloss.... non le ha parlato.... particolarmente di mio marito?
L'altro continuò a scrollare il capo, e la guardò più attentamente.
--Sa, nevvero, di certi impegni urgenti.... per provvedere ai quali siamo tornati apposta da Nizza?
--No.... niente, signora duchessa,---rispose il Galli, maravigliato.
Nora si alzò in piedi, scattando, e il Galli lentamente, sempre guardandola maravigliato, si alzò in piedi egli pure.
--Le cambiali?--gli disse Nora chiaramente, ma all'orecchio, per paura che di là la cameriera, il domestico potessero sentire.